20/01/2010
Obama, dura sconfitta in Massachusetts Un repubblicano nel seggio dei Kennedy
Obama, dura sconfitta in Massachusetts Un repubblicano nel seggio dei Kennedy
A rischio il passaggio della riforma sanitaria al Congresso. Scott Brown va in Senato al posto del 'vecchio leone' Ted. Critiche alla Casa Bianca dallo staff di Martha Coakley
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| Martha Coakley (Ap) |
WASHINGTON - Il repubblicano Scott Brown è il nuovo senatore del Massachusetts: ha battuto la rivale democratica Martha Coakley con il 52%, ereditando il seggio che per quasi 60 anni era stato monopolio della famiglia Kennedy, ultimo il "vecchio leone" Ted, morto ad agosto. Una sconfitta bruciante per Barack Obama, che si era impegnato in prima persona in favore della Coakley. Il presidente ha perso così la maggioranza qualificata di 60 voti al Senato, che gli consentiva di evitare qualsiasi forma di ostruzionismo da parte dei repubblicani: ora potrebbe complicarsi la strada verso l’approvazione della riforma sanitaria.
TERZA SCONFITTA - Il presidente ha riconosciuto la sconfitta, telefonando a Brown per congratularsi. Anche la Coakley, data per sicura vincitrice fino a poche settimane fa, ha chiamato il vincitore. «Ho il cuore infranto dai risultati e so che voi provate la stessa cosa - ha detto ai suoi sostenitori - Domani mattina ci alzeremo e riprenderemo la battaglia». Per i repubblicani è il 41° senatore, per i democratici invece è la terza batosta consecutiva dopo New Jersey e Virginia. Un fatto da non sottovalutare, come sottolinea Celinda Lake, esperta in sondaggi della campagna della Coakley: «Come partito dobbiamo capire cosa fare prima che questa ondata arrivi alle elezioni di metà mandato a novembre». La Lake ha attaccato duramente la Casa Bianca per aver sottostimato la rabbia degli elettori del Massachusetts e per l'incapacità di affrontare la crisi che, a suo parere, ha attirato sui democratici la rabbia degli elettori indipendenti preoccupati per lo stato dell'economia: «Se Scott Brown vince è perché è diventato il candidato del cambiamento. Gli elettori votano per il cambiamento come nel 2008, ma lo vogliono vedere. E adesso pensano che Washington abbia fatto la politica di Wall Street, non quella di Main Street». Lo stratega della Casa Bianca David Axelrod ha risposto indirettamente alle accuse dello staff della Coakley: «La Casa Bianca ha fatto tutto il possibile. Se ci avessero interpellato prima, avremmo risposto prima».
GLI INDIPENDENTI - «Cercherò di essere un successore degno di Ted Kennedy - ha detto Scott Brown ai suoi sostenitori, che lo hanno accolto al grido di "41! 41!" -. Stanotte la voce indipendente del Massachusetts ha parlato». Il neo senatore, che in campagna elettorale ha fatto leva sulla rabbia dei cittadini per le conseguenze della crisi, ha detto di essere pronto ad andare a Washington al più presto. Il Massachusetts conta oltre quattro milioni di elettori iscritti e i democratici sono più del doppio dei repubblicani. Tuttavia, secondo gli esperti, Brown sarebbe riuscito a conquistare il voto degli indipendenti, e questo avrebbe fatto la differenza. Per il presidente del Comitato nazionale del Partito repubblicano, Michael Steel, si tratta di una vittoria storica: «Scott Brown ha battuto Martha Coakley nel cuore di un feudo del Partito democratico e diventa il primo senatore repubblicano proveniente dal Massachusetts dopo più di 30 anni. I democratici sono ormai ufficialmente avvertiti».
Redazione online
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11/10/2009
Democratici, oggi il congresso Ma la vera partita sarà alle primarie
Democratici, oggi il congresso Ma la vera partita sarà alle primarie
E Fioroni ammonisce il segretario: non bastano antiberlusconismo e «nuovismo». D’Alema: se vincesse Franceschini sarebbe paradossale, non so cosa farebbero gli iscritti
| Manifesti nel metrò di Milano invitano a votare alle primarie del Pd (Fotogramma) |
ROMA — Quanta gente ci sarà oggi all’hotel Marriott? Per ora è l’unica domanda che si pongono i dirigenti del Pd, rinviando a dopo gli interrogativi che riguardano la politica. La Convenzione nazionale del Partito democratico (si chiama così, che chiamarla congresso, visto che dura solo qualche ora, sembrava pretenzioso) sembra un evento già scritto. Già: tutto è stato deciso, parleranno solo i tre candidati, cioè Franceschini, Bersani e Marino, gli altri big non saliranno sul palco, la finalissima si gioca alle primarie del 25, e allora perché partecipare all’appuntamento di oggi?
La probabilità che i mille delegati del Pd non arrivino tutti è alta (non a caso è stata affittata la sala di un albergo e non quella di ben altre dimensioni della Fiera di Roma). E comunque diserteranno la convenzione personaggi come Romano Prodi (che si limiterà a un messaggio) e Walter Veltroni (che non farà campagna elettorale per Franceschini). Potrebbe essere assente anche Francesco Rutelli, mentre molti altri faranno una comparsata, tanto per farsi vedere. Tutti gli occhi sono dunque già puntati alle primarie.
Massimo D’Alema è convinto che in quelle consultazioni «Bersani avrà una percentuale maggiore di quella ottenuta nei congressi dei circoli» e al Riformista spiega che se invece vincesse Franceschini ci si troverebbe di fronte a «uno scenario paradossale», essendo queste le regole, aggiunge l’ex ministro degli Esteri, «certamente i dirigenti le rispetteranno. Gli iscritti non so. Ma adesso l’importante è che si impegnino a essere protagonisti anche delle primarie». Ed è su quel «gli iscritti non so», che si è aperto un nuovo fronte polemico nel Pd, dove il veltroniano Enrico Morando accusa D’Alema di volere la scissione.
E a D’Alema risponde anche Beppe Fioroni, che dice: «Non si possono cambiare gli elettori perché non fanno quel che vogliamo noi». Ma Fioroni in realtà non ha grande voglia di far polemiche con gli avversari interni. Anzi. L’ala ex ppi del Partito democratico sembra prepararsi a un’eventuale vittoria di Bersani e tenta di frenare Franceschini. Sull’antiberlusconismo, innanzitutto: «Se la nostra azione politica si limita a questo, rischiamo di produrre l’effetto inverso rispetto a quello voluto e di non conquistare quegli elettori che votano Pdl perché il premier racconta loro che fuori c’è l’orda rossa». Ma Fioroni invita Franceschini alla prudenza anche rispetto allo scontro interno: «Non esiste la storia del vecchio e del nuovo, o dei giovani e meno giovani. Ed è sbagliato alzare il tono del confronto perché il giorno dopo le primarie non ci dobbiamo dividere, anzi, deve esserci un segretario che si assuma la responsabilità di fare la sintesi di tutte le altre posizioni». Un messaggio indiretto a Bersani perché non metta ai margini del partito gli ex popolari.
M. T. M.
Fonte: Corriere.it
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16/05/2009
Elezioni in India, vince Sonia Gandhi
Elezioni in India, vince Sonia Gandhi
I partiti regionali, come quello di Mayawati, sono stati bocciati dagli elettorI. Inaspettato trionfo del partito del Congresso e della coalizione Upa sul partito nazionalista indu Bjp
NEW DELHI - Il conteggio dei 428 milioni di voti elettronici non è ancora terminato, ci vorrà ancora qualche ora, ma la vittoria del partito del Congresso, guidato da Sonia Gandhi e dominato da decenni dalla «prima famiglia d’India» a cui appartiene, sta già festeggiando per le strade di New Delhi la massiccia vittoria che assolutamente nessuno si aspettava. Non solo la soglia dei 145 seggi delle ultime elezioni è stata superata (dovrebbe attestarsi sui 196), ma l’unico vero rivale a livello nazionale, il partito indu-nazionalista Bjp, ha perso decisamente dai precedenti 138 deputati, a una cifra indicata attualmente di 119. «Abbiamo sbagliato qualcosa, siamo ben sotto alle nostre aspettative ma accettiamo il verdetto», ha dichiarato il portavoce del Bjp, Arun Jaitley, ammettendo la sconfitta.
LA COALIZIONE - Per arrivare ai 272 seggi necessari per governare, il Congresso dovrà appoggiarsi agli storici alleati della sua coalizione, la Upa, con cui già governa dal 2004 e che in queste elezioni raggiunge in tutto 253 seggi, contro i soli 163 della alleanza Nda guidata dagli indu-nazionalisti. Mancherà ancora qualche seggio, ma il Congresso potrà ricorrere a formazioni regionali meno importanti ed evitare di negoziare l’appoggio di alleati ingombranti e scomodi, dai comunisti che guidano il «Terzo Fronte» (andati decisamente male), alla «regina degli intoccabili» Mayawati (crollata nei voti).
L'«EFFETTO RAHUL» - Tra i motivi dell’inattesa vittoria, secondo i commenti rilasciati in mattinata dai vertici del partito nel quartiere generale a Delhi a fianco della casa di Sonia (che forse parlerà in serata), «la buona politica economica seguita in sei anni di governo, e l’effetto Rahul», il figlio 39 di Sonia che si è impegnato a fondo nella lunga campagna elettorale, imponendo scelte strategiche risultate vittoriose e ora probabile ministro nel nuovo governo, in attesa di diventare in futuro premier. Come primo minstro, nonostante l’età e la malattia, si prevede la riconferma di Manhoman Singh.
Cecilia Zecchinelli
16:07 Scritto in CRONACA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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27/03/2009
Nasce il Pdl, la parola ai giovani Applausi e standing ovation per il premier
Nasce il Pdl, la parola ai giovani Applausi e standing ovation per il premier
Seimila delegati e un Maxi-palco con «sorpresa». Al via il congresso alla nuova Fiera di Roma. In prima fila Berlusconi con Schifani, Fini e Bossi
| Silvio Berlusconi saluta la platea di delegati al congresso del Pdl alla Fiera di Roma (Ansa) |
ROMA - Prima l’Inno alla Gioia di Beethoven e l’Inno di Mameli, cantati da un coro di cento voci sul palco, poi l'intervento di Anna Grazia Calabria, 26 anni, la più giovane deputata del Pdl. È iniziato così il congresso di fondazione del Popolo delle Libertà, in programma da venerdì fino a domenica alla Fiera di Roma. Attraverso la baby-deputata, il congresso ha salutato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, «il garante supremo della Costituzione - ha detto la Calabria - dell'unità nazionale e della solidarietà tra i cittadini». «Un punto di riferimento - ha aggiunto - al quale l'intera comunità nazionale guarda con fiducia e rispetto». Poi la parola è passata a Gianni Alemanno. Il sindaco della Capitale ha dato il benvenuto a nome suo e della città ai seimila delegati presenti, venuti da ogni parte d'Italia.
IL PREMIER CON SCHIFANI, FINI E BOSSI - Applausi e standing ovation per Silvio Berlusconi, al suo arrivo alla nuova Fiera di Roma. Il premier è rimasto in attesa vicino a un paravento, ascoltando il discorso del primo cittadino di Roma, poi è andato a sedersi nella prima fila della platea accanto al presidente del Senato Renato Schifani e del presidente della Camera Gianfranco Fini. Anche il leader della Lega Umberto Bossi è al congresso. Annunciato dal palco, il ministro delle Riforme si è alzato in piedi e la platea gli ha dedicato un lungo applauso. È «il nostro alleato più importante», ha detto Anna Grazia Calabria svolge il ruolo di speaker al congresso. Bossi ha preso posto in prima fila accanto al presidente della Camera.
«BERLUSCONI E FINI SONO EROI» - Dopo Alemanno, hanno preso la parola sul palco quattro giovani del Pdl. «Vogliamo e possiamo dare molto al partito e al Paese» ha detto Giada. «Noi non siamo bamboccioni - ha detto la ragazza - come ci ha definiti un grigio tecnocrate di sinistra (Padoa Schioppa, ndr) che faceva parte del peggior governo della storia della Repubblica italiana». Sul palco anche un giovane di Acerra, che ha ringraziato Berlusconi per aver «risolto il problema dei rifiuti in Campania». Il premier e Gianfranco Fini, ha aggiunto «sono i nostri eroi e noi siamo piccoli eroi». Proprio i più giovani hanno scelto di essere i protagonisti del congresso: hanno scalzato i parlamentari dalle prime file, occupando la parte della platea più vicina al palco degli oratori. Il padiglione 8 del nuovo Palafiera di Roma è quasi completamente pieno. Anche l'allestimento è dedicato «ai giovani», con un «linguaggio giovane», per un partito che «vuole parlare ai giovani». Tutto deciso da Silvio Berlusconi in persona (come ha spiegato l’architetto Mario Catalano, già autore delle scenografie di tutti gli eventi più significativi della storia di Forza Italia), che pochi giorni fa ha compiuto un sopralluogo al padiglione 8 della Fiera.
CODE E KIT - Già dalle prime ore di venerdì pomeriggio si erano formate lunghe code all'ingresso della Fiera di Roma, dove sono arrivati delegati e giornalisti. Ognuno dei delegati ha ritirato poi il suo "kit": una valigetta contenente una spilla del Pdl, una chiavetta Usb con il logo del congresso, un'edizione patinata della Carta dei valori del nuovo partito e una medaglia dorata con il simbolo dell'evento.
Uno dei seimila presenti alla nuova Fiera di Roma mostra il kit del delegato (Ansa)
Il contenuto della valigetta-kit: una spilla del Pdl, una chiavetta Usb con il logo del congresso, un'edizione patinata della Carta dei valori del nuovo partito e una medaglia dorata con il simbolo dell'evento (Ansa)
MEGA PALCO - Il reggente di An, Ignazio La Russa, e il coordinatore di Fi, Denis Verdini, hanno presentato in anteprima ai giornalisti la scenografia del congresso: un enorme palco di 600 metri quadrati che richiama l'immagine di un ponte, sovrastato da un videowall di 500 metri quadrati: uno schermo centrale da 100 metri quadri su cui andranno le immagini dell’oratore di turno, e due schermi laterali da 200 metri quadri l’uno su cui scorreranno immagini evocative.
SORPRESA - Solo dopo le 18 prenderà la parola Silvio Berlusconi, e prima Ignazio La Russa promette "una sorpresa" assolutamente top secret. Sabato l’intervento clou sarà quello di Gianfranco Fini, previsto per le 12,30, mentre il presidente del Senato Renato Schifani interverrà alle 17,30. Sempre sabato prenderanno la parola i capigruppo parlamentari e i ministri. Domenica la conclusione sarà ovviamente di Silvio Berlusconi, dopo essere stato eletto alla presidenza del partito.
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21/03/2009
An addio, il giorno dello scioglimento
An addio, il giorno dello scioglimento
Congresso a roma. La destra verso la fusione nel Pdl con Forza Italia
ROMA - La settimana della «fondazione» del Pdl comincia con lo scioglimento di An, che alla Fiera di Roma, oggi e domani, chiude il percorso ella destra cominciato a Fiuggi. Nel prossimo weekend ci sarà congresso fondativo del Pdl, con la fusione tra An e Forza Italia. Ma certamente è sul versante più a destra del nuovo partito che si muovono sentimenti e opinioni più forti alla vigilia del passo decisivo. «An e Forza Italia stanno cofondando un nuovo partito che sará il più grande partito del centrodestra d'Europa. Noi come Alleanza nazionale porteremo in questo grande partito di centrodestra tutte le identitá, tutti i valori, tutta la storia, tutta la spiritualitá di questo grande partito della Destra italiana. In realtá non è che noi ci andiamo a sciogliere, in realtá andiamo a fare il grande partito del centrodestra» dice il ministro delle Politiche Ue, Andrea Ronchi. Parole che sottolineano l'idea dell'obbiettivo da raggiungere. Ma che non possono prescindere dal fatto che alle spalle ci sono il Movimento Sociale, la svolta di Fiuggi e 14 anni con una nuova identita che ora scompare.
PONTE - Sul palco a forma di ponte che porta verso il Pdl, dovrebbe salire un coro di ragazzini per intonare l’Inno di Mameli e, probabilmente, Enrico Ruggeri per cantare "Si può dare di più". Poi sarà la volta del reggente Ignazio La Russa, chiude domani Gianfranco Fini: suo ovviamente l'intervento più atteso, nonostante il suo ruolo attuale non sia quello di leader del partito. La platea di 1.800 delegati chiamati a salutare Alleanza nazionale dovranno votare sulla mozione presentata dall’ufficio di reggenza che sancisce il l'unificazione con Forza Italia. Lo slogan scelto per l’occasione è : «Nasce il partioto degli italiani»
11:18 Scritto in POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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