12/09/2009

Il commercialista di Rossi: «Non ha saldato il conto»

Il commercialista di Rossi: «Non ha saldato il conto»

 

Lo studio che si è occupato del patteggiamento con il fisco: «Con noi ha risparmiato 170 milioni»

 

 

Valentino Rossi (LaPresse)
Valentino Rossi (LaPresse)

ROMA — Dopo il patteggiamento con il fisco, andato a buon fine nel 2007, sarebbe ora lo studio di commercialisti pesaresi Cesaroni-Cappellini a vantare un credito nei confronti di Valentino Rossi. Lo studio si è occupato degli affari del campione di Tavullia con il fisco, ma al momento del pagamento della parcella, il pilota non avrebbe saldato. «Siamo molto amareggiati — afferma il dottor Tasini dello studio di Pesaro —. Dal febbraio 2008 manteniamo il basso profilo per non ledere l’immagine di Rossi, ma lunedì in un comunicato spiegheremo nei dettagli la vicenda». La cifra? «Siamo riusciti a far risparmiare a Rossi circa 170 milioni: fate voi una proporzione».

PARCELLA - La parcella dovrebbe essere intorno all’1-1,5% (tra 1.7 e 2.5 milioni) ma secondo fonti vicine al pilota lo studio pesarese avrebbe chiesto 4 milioni. Da qui il ritardo nel pagamento e il nuovo contenzioso.


23/07/2009

Stangata in tintoria: conto da 614 euro

Stangata in tintoria: conto da 614 euro

 

Pessima sorpresa per un milanese all'estero: contenzioso con il titolare di una lavanderia della zona Castello, il cliente ha deciso di non ritirare i capi lavati: «Mi conviene ricomprarli»

 

MILANO - In vacanza da amici, affida la biancheria sporca al portie­re del condominio di via Bor­gonuovo dove abita, perché lo aiuti a trovare una tintoria. Ma quando gli mettono in ma­no il conto salato preferisce abbandonare la biancheria dal tintore e rivolgersi a un av­vocato. E pensare che la tinto­ria gli ha fatto anche omaggio del lavaggio di due paia di cal­zini. E che in calce alla fattura da «614 euro per dieci cami­cie, sette T-shirt e due paia di jeans», c’è scritto a chiare let­tere che è omaggio anche il «servizio di presa e consegna da Milano a Varese».

E’ stato uno choc per Luca Giussani, imprenditore che da tempo si è trasferito a Mia­mi e nella sua città ritorna so­lo qualche settimana d’estate, scoprire che quelle vecchie magliette colorate era meglio ricomprarle nuove di zecca piuttosto che farle lavare e sti­rare. Al costo 30 euro l’una. Solo 3 euro meno di quanto ri­chiesto per una camicia. La tintoria, prestigioso ne­gozio in zona Castello, respin­ge ogni addebito. «Chiarire­mo davanti al giudice». I prez­zi, nel bel negozio che non sembra risentire della crisi, non saranno esposti in vista in una tabella ma l’anziana che ti accoglie alla cassa è ge­nerosa in spiegazioni: «Un completo da uomo? 74 euro. Le camicie? Non le trattia­mo».

Ma il turista Giussani chiarisce: «Quando il portiere mi ha consegnato il preventi­vo, per poco non mi è venuto un colpo. Mi sono precipitato in tintoria, ho detto che non se ne faceva più niente, che non ero disposto a pagare una simile cifra e che mi ripor­tavo via la biancheria. Ma era già lavata. Non ho avuto alter­nativa e l’ho lasciata lì. Mi co­sta meno ricomprarla nuo­va». I prezzi esposti in fattura, precisa l’avvocato, «sono die­ci volte superiori a quelle di mercato. Ma non è questo il nocciolo della questione, ab­biamo mandato la messa in mora, cioè la contestazione prezzo, perché non è autoriz­zata alcuna prestazione senza previa presa visione del pre­ventivo». Dura la reazione del titolare della lavanderia: «Cau­sa civile? Non escludiamo di andare per vie penali».

Paola D’Amico


30/06/2009

Pieni poteri ai medici Inps contro le false invalidità

Pieni poteri ai medici Inps contro le false invalidità

 

Che cosa cambia per gli assegni previdenziali. Contenzioso a quota 320 mila cause. Via ai controlli


ROMA - Pensioni d’invalidità civile, tutto il potere all’Inps. Lo prevede l’arti­colo 20 del decreto legge anticrisi appro­vato venerdì scorso dal consiglio dei mi­nistri. Articolo che sotto il titolo «Contra­sto alle frodi in materia di invalidità civi­li » accentra l’intera gestione di questo capitolo, dalla presentazione delle do­mande alle visite mediche, sotto l’istitu­to di previdenza guidato da Antonio Ma­strapasqua. Che ieri ha incontrato a Pa­lazzo Chigi il sottosegretario Gianni Let­ta proprio per approfondire le questioni legate a questa riforma.

Le pensioni d’invalidità sono circa 2,6 milioni, per una spesa annua di quasi 15 miliardi di euro (in media, l’assegno è at­torno ai 450 euro al mese). Nonostante le ricorrenti campagne di controllo il nu­mero delle invalidità civili è in costante crescita: circa il 30% in più rispetto al 2004, tanto che la spesa prevista per il 2009 è di 16,2 miliardi. La diffusione sul territorio di queste pensioni presenta notevoli differenze. La massima concen­trazione si raggiunge nella provincia di Nuoro dove risulta invalido quasi il 9% della popolazione. Tassi elevati anche a Benevento e Lecce, col 6%, mentre per esempio a Milano, Verona o Bergamo non si supera il 2,5%. Da tre mesi l’Inps sta effettuando una campagna di verifi­che mediche, prevista dall’ultima legge finanziaria, su un campione di 200 mila titolari di questa prestazione. Finora so­no già state revocate il 13% delle pensio­ni, con punte di quasi il 22% in Sardegna e Sicilia, del 19% in Calabria e del 15,5% in Campania e Puglia. Anche se lo stesso Inps spiega che le revoche sono spesso dovute al venir me­no dei requisiti sanitari (regresso della malattia invalidante in seguito a cure mediche) restano non pochi casi dove l’annullamento del beneficio è dovuto a una valutazione che era stata troppo ge­nerosa da parte delle Als, cui la legge ha affidato finora le visite per la concessio­ne di questo tipo di pensioni. Per non parlare delle vere e proprie truffe. Non a caso l’Inps incrocerà la propria banca da­ti con quella della Motorizzazione civile per scovare, per esempio, i ciechi con la patente. Alla luce di tutto ciò e per rifor­mare l’intera materia il governo intervie­ne con l’articolo 20 del decreto legge.

Dal primo gennaio del 2010, stabili­sce la norma, le commissioni mediche delle Asl che visitano i cittadini che pre­sentano domanda di «invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e di­sabilità», saranno «integrate da un medi­co dell’Inps quale componente effetti­vo ». Non solo. «In ogni caso — dispone l’articolo 20 — l’accertamento definitivo è effettuato dall’Inps», che avrà quindi l’ultima parola, attraverso i suoi medici, sulla concessione o meno del sussidio. E sarà sempre l’istituto di previdenza a ac­certare «la permanenza dei requisiti sa­nitari » nelle visite di richiamo per i tito­lari delle invalidità. In caso di revoca per insussistenza degli stessi requisiti, in cui vengano rilevati elementi di respon­sabilità per danno erariale, i prefetti so­no tenuti ad inviare copia del provvedi­mento alla Corte dei conti per le eventua­li azioni di sua competenza. Le domande di pensione non si pre­senteranno più all’Asl ma all’Inps, che poi le trasmetterà, «in tempo reale e per via telematica», alle Aziende sanitarie lo­cali. Le modalità attraverso le quali l’Inps prenderà in carico la gestione del­le invalidità civili saranno contenute in un accordo tra il ministro del Welfare e la Conferenza Stato-Regioni da conclu­dere «entro novanta giorni».

Nei sessan­ta giorni successivi le Regioni stipuleran­no con l’Inps le necessarie convenzioni per dare attuazione alla riforma. L’artico­lo 20 del decreto affronta poi il proble­ma del contenzioso, visto che le cause pendenti sulle invalidità civili sono ben 320 mila. Si stabilisce che nel caso in cui il giudice nomini un consulente tecnico d’ufficio, per esempio per valutare chi abbia ragione sulla sussistenza o meno dei requisiti sanitari, alle indagini assi­sta sempre anche un medico legale del­l’Inps. Infine, la vera stretta sulle invali­dità civili potrebbe arrivare dall’ultimo comma dell’articolo: entro trenta giorni è nominata dal ministro del Welfare, di concerto con l’Economia, «una Commis­sione con il compito di aggiornare le ta­belle indicative delle percentuali dell’in­validità civile, già approvate con decre­to del ministro della Sanità del 5 febbra­io 1992, e successive modificazioni. Dal­la attuazione del presente comma non devono derivare oneri aggiuntivi per la finanza pubblica».

Enrico Marro