08/09/2010

Torino: Bonanni contestato alla festa del Pd e costretto a lasciare il palco

Torino: Bonanni contestato alla festa del Pd e costretto a lasciare il palco

Enrico letta ai contestatori: «Voi non avete niente a che fare con la democrazia». Fumogeni e volantini contro il segretario della Cisl che, colpito di striscio ad un fianco, non è riuscito a parlare

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Unicredit, Biasi indagato per bancarotta

Unicredit, Biasi indagato per bancarotta

L'azienda di radiatori era stata dichiarata fallita nel 2008. Al presidente della fondazione Cariverona, maggiore azionista della banca guidata da Profumo, contestato il reato per il fallimento della Bluterma

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19/07/2010

Manovra, sciopero dei camici bianchi

Manovra, sciopero dei camici bianchi

Sospesi 40 mila interventi, garantite solo le urgenze. Sit-in alla Camera. Medici, veterinari, sanitari e amministrativi incrociano le braccia per 24 ore contro i tagli alla sanità

 

MILANO - Camici bianchi in sciopero dalla mezzanotte contro la manovra economica del governo e i tagli alla sanità. Uno stop di 24 ore interesserà medici, veterinari, sanitari e amministrativi. A Montecitorio si sono radunati da mezzogiorno, per un sit-in di protesta, decine di medici tra bandiere, striscioni e vuvuzela. Sospesi 40 mila interventi e migliaia di visite specialistiche e prestazioni diagnostiche. Saranno comunque garantite le urgenze. E mentre anche i medici pronunciano con forza il loro no al provvedimento economico, il governo non cede e blinda il testo, alla vigilia dell'iter alla Camera ma annuncia di essere pronto a un «patto con le Regioni» per stabilire «modalità e contenuti» dei tagli.

«IN GIOCO IL BENE DELLA SANITÀ PUBBLICA» - sindacati che rappresentato i medici si scusano con i cittadini: «Scusate per i disagi» ma è in gioco «il bene prezioso della sanità pubblica», ha detto Massimo Cozza, segretario nazionale Fp-Cgil Medici. Intanto è botta e risposta a distanza tra Governo e opposizione. Il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha ribadito che «non si prevede blocco del turn over nelle Regioni con i conti a posto e si pensa ai contratti a tempo per valorizzare il merito». I ricambi del personale verranno congelati, ha assicurato, «solo nelle quattro Regioni in profondo rosso». La manovra, ha sottolineato poi il ministro «non ha toccato la sanità. Non ha previsto ticket e neppure tagli. Piuttosto si deve cercare di azzerare gli sprechi dove ancora esistono« anche perchè »dove si spende di più, l'assistenza è peggiore». Dal canto suo Ignazio Marino, senatore Pd e presidente della Commissione d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale ha detto di trovare «davvero superficiale la posizione del ministro della Salute che ha liquidato le conseguenze della manovra economica sull'efficienza del Sistema sanitario nazionale con un giro di parole. Non si tratta affatto di lotta agli sprechi ma di veri e propri tagli che indeboliranno i nostri ospedali e i servizi vitali che essi rendono ai cittadini. Per questo domani mi unirò allo sciopero dei medici». Di fatto, secondo Marino «per ogni cinque medici che andranno in pensione sarà possibile assumerne solo uno e questo produrrà un impatto molto negativo sui servizi e sull'assistenza». Sul fronte sindacale «la nostra protesta - ha spiegato domenica il segretario nazionale della Fp-Cgil Medici, Cozza - è per difendere chi crede nella sanità pubblica e chi quotidianamente opera in condizioni sempre più disagiate negli ospedali e nei servizi territoriali per garantire il diritto alla salute per tutti i cittadini» e «domani ci vogliamo far sentire, con il primo sciopero nazionale unitario da quando è in carica il governo Berlusconi». «La carenza di 30.000 medici nei prossimi 4 anni e il licenziamento della metà dei precari impegnati in attività fondamentali a partire dal Pronto Soccorso - hanno sottolineato i sindacati delle professionalità del Ssn - si rifletterà in una caduta qualitativa e quantitativa delle prestazioni erogate, con le liste di attesa destinate a misurarsi in semestri». (Fonte Ansa)


29/05/2010

Comunali: non ha avversari, si fa sfidare dai familiari

Comunali: non ha avversari, si fa sfidare dai familiari

A Ribera Carmelo Pace (Udc) corre contro il suo migliore amico, la madre e la sorella, iscritti in una lista "civetta", creata per non incappare nel quorum previsto in caso di candidato unico. Ma il Pd chiede verifiche e annuncia ricorsi

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Corre per la poltrona di sindaco contro se stesso, Carmelo Pace. O meglio, sfida il suo “migliore amico”. E anche sua madre, sua sorella e suo cognato, che sono in lista con lui. Ma non ci si lasci ingannare: non si tratta di una resa di conti familiare. Bensì di un favore (un “sacrificio”), che Pace ha chiesto all’amico Calogero Smeraglia e ai parenti più stretti, perché rischiava davvero di correre da solo alle elezioni. E allora avrebbe dovuto combattere contro un pericoloso quorum richiesto dalla legge in caso di candidato unico (il 50% più uno dei cittadini aventi diritto al voto), rischiando di non farcela. Con la lista civetta presentata in extremis, invece, il risultato sembra già scritto. Le urne aperte il 30 e 31 maggio non potranno che proclamare Pace nuovo sindaco di Ribera, comune di 20 mila anime in provincia di Agrigento. Ma c’è chi lancia l’allarme sulla validità della lista "fantoccio". E il Partito democratico annuncia fin d’ora ricorso.

“Ci troviamo a fare una campagna elettorale purtroppo da soli. Ma non è colpa nostra”, sostiene Pace, che è anche
vicepresidente della provincia di Agrigento, ai microfoni dell’emittente locale Tele Radio Monte Kronio. Il candidato dell’Udc, che è sostenuto da otto liste di centrodestra (con una componente proveniente dal Pd), accusa i suoi (mancati) avversari di non aver presentato di proposito una coalizione alternativa, “perché volevano invalidare” le elezioni, prevedendo il mancato raggiungimento del quorum. E quindi ammette di essersi creato da sé una lista che lo sfidasse, “con sacrificio del mio migliore amico, che si chiama Lillo Smeraglia e che è ex capogruppo dell’Udc”. Insomma, ostenta tranquillità il trentanovenne candidato sindaco. Tutto alla luce del sole, assicura.

Ma che le cose vadano bene così, in molti non lo pensano affatto. Un
“Comitato SOS democrazia” si è costituito per chiedere il ritiro della candidatura di Pace. E sono nati alcuni gruppi Facebook di protesta, come quello che, parafrasando una nota pubblicità, manda un messaggio al futuro sindaco: “Ti piace vincere facile”. Intanto il Partito democratico, che non ha presentato un proprio candidato, chiede ai suoi elettori di non votare in consultazioni “fasulle, taroccate e inutili”. E annuncia che “promuoverà tutte le azioni necessarie ad annullare o invalidare” il voto.

A una settimana dall’apertura delle urne, inoltre, l’eurodeputato Rosario Crocetta e il senatore Giuseppe Lumia, entrambi del Pd, hanno chiesto al ministero dell’Interno un’ispezione immediata su quella che sostengono essere “una situazione di inaudita gravità, perché dimostra l’assenza totale di pluralismo nella competizione elettorale”. Non solo. I due parlamentari invocano anche un accertamento sulla presenza “di possibili elementi di condizionamento mafioso sulle elezioni”. La vita politica di Ribera, insomma, potrebbe far parlare ancora di sé.


18/05/2010

Carla Fracci attacca Alemamno: «Vergogna, mai ricevuta in due anni»

Carla Fracci attacca Alemamno: «Vergogna, mai ricevuta in due anni»

LA CONTESTAZIONE. L'ex direttrice del corpo di ballo del Teatro dell'Opera contro il sindaco, fischiato dai lavoratori dello spettacolo

ROMA - Carla Fracci contro il sindaco Gianni Alemanno. Una contestazione a gran voce e col viso rosso di rabbia. Alemanno ha appena concluso il suo intervento al teatro dell'Opera di Roma dove si sono radunati centinaia di lavoratori dello spettacolo per protestare contro il decreto sulle Fondazioni liriche recentemente approvato dal Governo. E l'etoile ha appena ricevuto un'ondata di applausi dopo aver accennato qualche passo di danza in platea.

EX DIRETTRICE - L'ex direttrice del corpo di ballo del Teatro dell'Opera ha atteso che Alemanno si sedesse in platea dopo il suo intervento. Quindi l'etoile si è alzata dal suo posto avvicinandosi a meno di un metro dal sindaco, additandolo e urlando. «Vergogna, in due anni non mi hai mai ricevuto». Rossa in volto, la ballerina che da poco non ricopre più il ruolo di direttrice del corpo di ballo del teatro dell'Opera, ha continuato ad additare il sindaco, prima parlandogli da distanza, poi avvicinandosi ad Alemanno, e additandolo con le dita: «È colpa tua», dice a gran voce. Poi torna a sedersi al suo posto, dall'altro lato della sala. «Non è una questione personale - ha precisato dopo la Fracci -. Per due anni gli ho chiesto un incontro che non mi ha concesso, in cui volevo parlargli non certo del suo futuro ma di quello del teatro».

APPLAUSI & FISCHI - «La lirica è una relatà che voglio difendere», aveva esordito nel suo intervento Alemanno, in qualità di presidente della Fondazione dell'ente lirico romano, dal palco dominato da uno striscione con su scritto: «Tutti in coro contro il decreto ammazzamusica», mentre tutto il teatro era pieno di manifesti e striscioni. Esordio applaudito. Applausi anche quando ha affermato di «non condividere una scelta che faccia ricadere solo sui lavoratori le difficoltà della crisi». I primi fischi sono arrivati quando il sindaco ha parlato, anziché del ritiro del decreto Bondi che i sindacati vorrebbero, di «una seria fase negoziale che permetta di modificarlo». La contestazione vera e propria è arrivata invece quando Alemanno ha sostenuto che «la volontà del ministro Bondi è stata quella di porre la questione in maniera molto dura proprio per attivare un confronto» e che «da qui devono partire contro-proposte per rendere più efficiente la gestione degli enti lirici».

LE REAZIONI - Solidale con il sindaco di Roma il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro, che in una nota spiega: «Il clima è troppo incandescente, perchè qualcuno, invece di cercare soluzioni condivise e soprattutto praticabili, si ostina a gettare benzina sul fuoco, e fra questi non è certamente il governo». Chiede invece le scuse di Alemanno all'etoile il senatore del Pd Vincnzo Vita che, entrando nel merito della vicenda chiede che il decreto di riforma delle fondazioni liriche venga «ritirato». Vita, vicepresidente della commissione cultura di Palazzo Madama, tra i politici intervenuti questo pomeriggio a Roma al Teatro dell'Opera alla kermesse organizzata dai sindacati, che sottolinea: «siamo decisi all'ostruzionismo, al Senato abbiamo pronti 4-500 emendamenti». Arriva a chiedere le dimissioni di Carla Fracci da assessore della Provincia di Firenze» il gruppo Pdl in Palazzo Medici Riccardi, sede della Provincia di Firenze. «Il gruppo Pdl in Provincia di Firenze - dichiara il capogruppo Samuele Baldini - condanna l'atteggiamento dell'assessore Fracci contro il sindaco Alemanno, tanto più improprio perchè l'assessore stava rappresentando, a nostro modo inopportunamente, la Provincia al Teatro dell'Opera a Roma in difesa anche del Maggio Musicale Fiorentino. L'assessore ha inveito contro il sindaco di Roma per motivi esclusivamente personali e di ordine professionale che sembrano interessarle di più della sua funzione nell'interesse del nostro territorio. Per questo - conclude il gruppo del Pdl - crediamo inaccettabile che possa continuare a svolgere il suo mandato all'interno della giunta provinciale e ne chiediamo subito le dimissioni».

Fonte: Corriere della Sera


16/11/2009

Nuovo «alt» di Fini: la maggioranza non può cambiare le regole a piacimento

Nuovo «alt» di Fini: la maggioranza non può cambiare le regole a piacimento

 

Il presidente della camera contestato da un piccolo gruppo di leghisti. Intervento in Consiglio comunale a Prato: «Immigrati, non vi può essere integrazione se non c'è la legalità»

 

Gianfranco Fini con il sindaco di Prato Roberto Cenni (Ansa)
Gianfranco Fini con il sindaco di Prato Roberto Cenni (Ansa)

MILANO - La maggioranza, anche se al governo, non può riscrivere le regole a proprio piacimento. Da Gianfranco Fini arriva una nuova indicazione ad uso e consumo dei colleghi del Pdl. «Sarebbe certamente un momento difficile per il nostro Paese quello in cui dovesse affermarsi il principio che in una democrazia dell'alternanza ogni maggioranza modifica a proprio piacimento quelle che sono le regole del vivere civile, le regole che devono impegnare tutti gli italiani - ha detto durante un intervento alla seduta straordinaria del Consiglio comunale di Prato, in occasione dei 720 anni della realizzazione della sala consiliare -. Riscrivere le regole deve necessariamente comportare l'impegno per una riscrittura che sia quanto più possibile condivisa. Perché le regole riguardano tutti, perché le istituzioni della Repubblica sono le istituzioni di ogni italiano». Secondo il presidente della Camera «è proprio la nostra Costituzione a indicare con chiarezza le modalità attraverso le quali è possibile modificare la Costituzione. È certamente possibile farlo avvalendosi di maggioranze ordinarie, ma in quel caso si è sottoposti all'assenso dell'unico soggetto che in una democrazia è sovrano: il corpo elettorale».

La manifestazione dei leghisti (Ansa)
La manifestazione dei leghisti (Ansa)

IMMIGRAZIONE E LEGALITA' - Il presidente della Camera ha poi affrontato il tema dell'immigrazione, sottolineando che «non ci può essere integrazione senza legalità». «Ci si integra solo se si è disposti a vivere in condizioni di rispetto della legalità. Se è doveroso da parte dell'Italia rispettare la cultura d'origine e le identità delle donne e degli uomini che vengono a partecipare con il loro lavoro alla crescita della nostra società, dobbiamo anche chiedere loro di rispettare le nostre leggi, parlare la nostra lingua, mandare i figli nelle nostre scuole, far proprio il valore della dignità della persona che è alla base della nostra cultura - ha sottolineato -. Non si possono reclamare solo diritti senza essere pronti ad adempiere ad altrettanti precisi doveri». Davanti al Comune un piccolo gruppo di leghisti ha atteso il presidente della Camera, con indosso magliette nere con scritto «No al voto agli immigrati» e «Ora di Islam a scuola, no grazie». Fini si è fermato brevemente per uno scambio di battute con i manifestanti affermando che «sul tema la pensiamo in maniera diversa». La contestazione, pacifica, si è conclusa poco dopo.


14/08/2009

Grignani, fischi e malore sul palco

Grignani, fischi e malore sul palco

 

Gli spettatori: «Ha steccato spesso». E L'esibizione finisce su youtube. Il cantante sviene durante il concerto in provincia di Potenza. Il vicesindaco: «Uno show indegno»

 

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POTENZA - Qualche «stecca» di troppo, i fischi del pubblico e lo svenimento sul palco. Una vera e propria serataccia, per Gianluca Grignani. Il cantante si è esibito la notte scorsa a Viggianello (Potenza), paese nel Parco del Pollino, al confine tra Basilicata e Calabria, davanti a circa 2000 persone. Secondo quanto riferito da molte persone che hanno assistito allo spettacolo, il cantante ha spesso «steccato» e ha eseguito solo parte delle canzoni in scaletta. A un certo punto, c'è stato il malore. Grignani è stato soccorso dalla Croce Rossa che era presente nel campo sportivo e poi è stato accompagnato dai Carabinieri in un albergo, ma - secondo quanto si è appreso - le sue condizioni non sono gravi. Il concerto era inserito nella quinta edizione del Merkurion Music Live.

«SHOW INDEGNO» - Tra fan che erano presenti al concerto c'è stata preoccupazione e amarezza. «Tanta solidarietà umana a Gianluca Grignani per quello che è accaduto - afferma il vicesindaco di Viggianello, Francesco Rizzo - ma era irriconoscibile. Mi è sembrato difficile capire che fosse lui - dice - non era il cantante che ho potuto ascoltare in radio, sembrava proprio un'altra persona. È salito sul palco già turbato, non era assolutamente in forma e non so il perché. Non ha cantato, si può dire che urlava. È un peccato perché c'erano duemila persone che volevano vederlo ed ascoltarlo. Poi, dopo un'oretta, dopo che era risalito sul palco, c'è stato questo episodio. Lo abbiamo visto e sentito cadere per terra, ora non so dire se è stato un mancamento o se è inciampato in qualche filo. La Croce rossa lo ha subito soccorso». La delusione è stata tanta tra gli spettatori che hanno pagato un biglietto di 10 euro. «Mi dispiace umanamente ma finché è stato sul palco lo spettacolo sinceramente lo giudico indegno - aggiunge il vicesindaco Rizzo -. Adesso i nostri legali valuteranno se intraprendere delle azioni perché un danno c'è stato all'immagine della Pro Loco e del Comune che hanno organizzato il concerto. In più sembra che ci sia anche qualche richiesta di rimborso del biglietto».

«FORTE STRESS» - Dallo staff del cantante fanno intanto sapere che il malore avuto la notte scorsa, «è dovuto a un forte stress da lavoro». Alcuni collaboratori che l'hanno accompagnato in Basilicata hanno riferito che «Grignani era arrivato a Viggianello già molto provato, ma ha comunque deciso di salire sul palco». Il cantante sta adesso valutando se confermare alcune tappe del suo tour estivo.


28/05/2009

«Non ho mai avuto rapporti piccanti con Noemi. Lo giuro sui miei figli»

«Non ho mai avuto rapporti piccanti con Noemi. Lo giuro sui miei figli»

 

Il premier: «altrimenti mi sarei dimesso un minuto dopo». Berlusconi e il caso della diciottenne di Portici: «Ho da subito risposto alla domanda. E ho detto no»

 

Il premier Silvio Berlusconi (Ansa)
Il premier Silvio Berlusconi (Ansa)

ROMA - E ora il presidente del Consiglio smentisce le ricostruzioni della stampa. «Io non ho mai più detto niente di niente. Ho risposto da subito alla sola domanda se avessi mai avuto rapporti piccanti. E ho risposto: assolutamente no. Ci ho messo anche il carico del giuramento sui miei figli. Non ho mai più detto assolutamente niente. E invece guardate che cosa tocca leggere su certi giornali...».

INCALZATO DALLA STAMPA - Il premier Silvio Berlusconi, davanti alle telecamere ammesse a palazzo Chigi alla firma di un protocollo per l’Abruzzo, commenta sorridente l’incalzare della stampa sulla "vicenda Noemi". «C’è qualcuno che ha domande da farmi?» è stata la domanda retorica usata dal Premier per introdurre la sua dichiarazione in cui ha poi smentito ogni «rapporto piccante» con Noemi. Il Cavaliere ha tra l'altro chiarito che nel caso in cui fosse accaduta una cosa del genere si sarebbe dimesso «immediatamente».

NUCLEI DI VELINE - Successivamente il premier durante l'assemblea nazionale di Confesercenti ha ironizzato anche sulle accuse della stampa straniera (in particolare il Financial Times): «Mussolini aveva nuclei di camicie nere mentre io, secondo i giornali che sono sotto il tappeto della sinistra, ho nuclei di veline...almeno è un po' meglio».

FRANCESCHINI - Intanto il leader del Pd Dario Franceschini ha ribadito di non avercela con i figli di Berlusconi. «Vorrei dire che mi dispiace davvero se i figli del presidente del Consiglio si sono sentiti offesi. Loro non c'entrano» ha detto Franceschini spiegando che ieri «non ho mai parlato dei figli di Berlusconi, non lo farei mai perchè è lontano mille miglia dal mio modo di fare politica l'idea di coinvolgerli nello scontro politico». «Io - ha sottolineato il leader Pd - ho parlato dei nostri figli e dei valori che un uomo pubblico, con i suoi comportamenti e le sua parole, trasmette alle giovani generazioni».


27/05/2009

Franceschini: «Fareste educare i figli da Berlusconi?». L'ira della famiglia

Franceschini: «Fareste educare i figli da Berlusconi?». L'ira della famiglia

 

Il Pdl va all'attacco. Il Pd replica. Pier Silvio: «Ma come si permette?». Marina: «Dovrebbe vergognarsi». Luigi: «Orgoglioso dei valori familiari»

 

Franceschini (Lapresse)
Franceschini (Lapresse)

ROMA - Prima l'intervento di Franceschini: «Fareste educare i vostri figli a un uomo come Silvio Berlusconi?». Poi la replica dei figli del premier:
«Ma Franceschini come si permette? Forse sbaglio a prendere sul serio una battuta di così pessimo gusto. Ma anche alla campagna elettorale c'è un limite» ha detto Pier Silvio Berlusconi. Infine ancora Franceschini: «Ho visto la reazione indignata di Pier Silvio Berlusconi e mi dispiace che abbia male interpretato le mie parole. Se le riascolta vedrà che non ho mai espresso, nè lo farò, alcun giudizio su di lui e la sua famiglia. Ho parlato di valori che un uomo pubblico deve trasmettere al paese».

MARINA: «IO ORGOGLIOSA» - L'intervento di Franceschini, pronunciato a margine di un appuntamento elettorale in Liguria, ha scatenato la reazione degli esponenti politici del centrodestra, che a più voci hanno chiesto che il leader del Pd si scusasse con il Cavaliere. Ma sono state soprattutto le dichiarazioni dei figli del premier a tenere banco dopo le parole del leader del centrosinistra. Perché non è stato solo Pier Silvio a parlare. Anche la sorella Marina, presidente di Fininvest e Mondadori, ha diramato una dichiarazione tramite le agenzie di stampa: «Franceschini dovrebbe vergognarsi. Chi gli dà il diritto di giudicare Silvio Berlusconi come padre? Con le sue parole offende anche me come figlia. Una figlia profondamente orgogliosa del padre che ha e dei valori che mi ha trasmesso. Sarei felice per i figli di Franceschini se avessero un padre come il mio».

I FIGLI DI VERONICA - E successivamente è arrivata anche la replica di Luigi Berlusconi, l'ultimogenito del Cavaliere, nato dal matrimonio con Veronica Lario: «Sono contento e orgoglioso dell'educazione che ho ricevuto e dei valori che mi sono stati trasmessi dalla mia famiglia. Non vedo perchè la politica si permetta di giudicare Silvio Berlusconi come padre. Si tratta di piani diversi che non dovrebbero essere mai sovrapposti». Luigi, in tarda serata, ha anche rilasciato una dichiarazione congiunta con Barbara, Eleonora, le altre due figlie del premier e di Veronica Lario. «Non tutto - sottolinea la nota- si può sottoporre ad un sondaggio. Alla domanda se un padre sia capace ad educare un figlio gli unici in grado di rispondere sono i figli stessi. La politica non dovrebbe sconfinare in giudizi relativi al ruolo di padre, che con la politica nulla hanno a che vedere. Riteniamo di essere stati cresciuti ed educati in un ambiente famigliare equilibrato e ricco di valori».

FRANCESCHINI - In mattinata il leader Pd, durante un tour elettorale in Liguria, sì era espresso con queste parole: «Non c'è dubbio che Berlusconi sia un imprenditore e un politico di successo, ricco, furbo e potente. Ma alle italiane e agli italiani vorrei rivolgere una semplice domanda: fareste educare i vostri figli da quest'uomo? Chi guida un Paese ha il dovere di dare il buon esempio, di trasmettere valori positivi».

LA REPLICA - «Io, proprio io - continua Pier Silvio -, sono stato educato da Silvio Berlusconi.

PierSilvio e Marina Berlusconi (Eidon)
PierSilvio e Marina Berlusconi (Eidon)

E i miei valori sono i suoi. Amore per il lavoro, generosità, tenacia e rispetto per gli altri. Quel rispetto che Franceschini dimostra di non conoscere». In precedenza, Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, aveva parlato di calunnie come modello educativo del Pd mentre Capezzone aveva ravvisato nelle parole di Franceschini «odio e violenza». Bonaiuti, portavoce del premier, parla di «battuta pesante. Il segretario del Pd chieda scusa al premier e ai figli».

IL PD - Il centrodestra attacca Franceschini perché il segretario del Pd è «efficace». Così interpreta la reazione del Pdl il presidente della fondazione Italianieuropei Massimo D’Alema: «Questi attacchi contro il segretario del Pd promossi dalla destra sono la risposta ad una campagna elettorale nella quale, in modo assai efficace, Franceschini ha ridato slancio all’azione del Partito democratico».


Maldini amaro: «Che brutto il silenzio del Milan»

Maldini amaro: «Che brutto il silenzio del Milan»

 

Il capitano rossonero contestato dagli ultrà. «La società non si è ancora dissociata, pensavo che un suo atto pubblico fosse dovuto»

 

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Paolo Maldini, quello che è accaduto domenica, in occa­sione del suo addio a San Si­ro, è davvero stupefacente.
«In effetti. Uno pensa di ave­re visto tutto e invece...».

Amareggiato?
«È stata una domenica sur­reale. Così bella all’inizio, con lo stadio pieno. Davvero stu­pendo. Poi però c’è stata quel­la bravata di 100-200 persone che non va sopravvalutata ma che non deve neppure passare sotto silenzio. Io ho sbagliato, ho offeso i contestatori con un gesto istintivo e tante parolac­ce. Me ne assumo la responsa­bilità. Però l’ho fatto per reagi­re contro una cosa organizza­ta, preparata e pensata senza che io potessi rispondere. Pur­troppo, questo è il calcio in Ita­lia ».

Lei non ha un grande fee­ling con gli ultrà.
«È vero. Non ho mai cercato un rapporto con loro ma non l’ho fatto per snobismo. È che ho sempre puntato sulle mie forze, cercando di meritarmi tutto sul campo: il rispetto dei miei tifosi e quello del mondo del calcio. Per il cognome che porto mi sono sempre dovuto fare un mazzo così. Nessuno mi ha mai regalato niente».

Perché invece tanti calcia­tori hanno rapporti privile­giati con le curve?
«Ti avvicini a loro perché ti senti più protetto. Ti fanno i cori a favore, ti fanno gli stri­scioni. Ma sa qual è stata la persona che ha rafforzato le mie convinzioni? Franco Bare­si. Mi ripeteva: fai tutto in cam­po, non cercare aiuti esterni. Ero capitano da 6 mesi e già mi contestavano: Maldini non sei degno di essere capitano».

Ma cos’è successo esatta­mente tra lei e gli ultrà?
«Da quello che alcuni di lo­ro sono andati a dire in tv, io gli avrei dato dei pezzenti ma una parola del genere non ap­partiene al mio vocabolario. In tutti questi anni ci sono stati soltanto due motivi di frizio­ne. Nel 2005, di ritorno dalla fi­nale di Istanbul, all’aeroporto mi si avvicina uno di vent’an­ni e mi dice: ci dovete chiede­re scusa. Cosa? Io gioco da vent’anni e devo chiedere scu­sa a un ragazzino dopo una fi­nale perduta ma dominata sul piano dello spettacolo? Ma sia­mo matti?».

L’altro episodio?
«Supercoppa europea di Montecarlo contro il Siviglia, nel 2007. In curva stavano tut­ti zitti, volevano picchiare chi provava a tifare. Non so cosa li spingesse a non tifare, se que­stioni economiche o di potere. Allora io, in un’intervista, dis­si: la squadra non è contenta, San Siro per il Milan è uno sta­dio magico ma sta perdendo la sua magia. Giancarlo, uno dei capi, dice che l’ho chiama­to per chiedere scusa ma non è vero: non ho neppure il suo numero di telefono. Abbiamo chiarito tutto un giorno: li ho incontrati per strada, è stato un confronto pacato».

Dopo quello che è succes­so non sarebbe il caso di un nuovo chiarimento?
«Io sono a posto così. Non devo chiarire niente con nessu­no ».

Accetterebbe delle scuse?
«Per carità. Le scuse non le voglio».

Quali sono i messaggi di solidarietà che le hanno fatto più piacere?
«Esclusi quelli provenienti dal mio ambiente e dalla mia famiglia, e già facciamo un centinaio di persone, ne potrei citare tanti. Platini, che mi ha mandato una lettera bellissi­ma prima della partita; Frey, che mi ha detto che la festa me la fa lui domenica; De Biasi, un allenatore che conosco poco; Ciro Ferrara, che avrà avuto an­che i cavoli suoi; Fiorello, che è pure interista. E poi Stefano Borgonovo, Meneghin, Panca­ro, Javier Zanetti, Serena, Al­bertini... Comunque c’è un pa­radosso...».

E quale sarebbe?
«Lo striscione affettuoso che mi ha dedicato la curva dell’Inter nell’ultimo derby e quello di domenica della cur­va del Milan».

Ma è vero che ha litigato con Leonardo?
«Ridicolo. Lui mi ha detto in un orecchio di lasciare per­dere e io gli ho risposto che non ci pensavo nemmeno, che un uomo deve essere un uo­mo fino in fondo. Quando ci è stato riferito che secondo alcu­ni avremmo litigato, ci siamo messi a ridere».

Paolo, c’è ancora amarezza dentro di lei?
«Devo dire che, pur essen­do passate più di 48 ore da quell'episodio, la società non ha ancora preso posizione. Il Milan avrebbe anche potuto dissociarsi e invece non l'ha fatto».

Chi sarebbe dovuto interve­nire? Berlusconi? Galliani?
«Il presidente l'ho visto un minuto... Galliani gira con la scorta... Bastava un dirigente qualsiasi. Pensavo che una pre­sa di posizione pubblica fosse dovuta».

Alberto Costa


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