04/11/2009

Bruxelles sulla sentenza della Corte dei Diritti umani: decidano i singoli

 

"Crocifisso competenza dei vari Stati"

 




BRUXELLES - La commissione europea non commenta la sentenza della Corte europea per i diritti dell’uomo sul crocifisso in aula, in quanto la questione ricade esclusivamente nelle competenze degli Stati membri. E sottolinea con forza che non bisogna confondere l’Ue con il Consiglio d’Europa (di cui la Corte dei diritti è parte), in quanto organismo del tutto indipendente e scollegato dalla Comunità.

Ad esprimere la posizione di Bruxelles è stato Michele Cercone, portavoce del commissario alla Giustizia Jacques Barrot. «Vorrei anzitutto invitare i media -ha detto Cercone- a chiarire ai propri lettori che il Consiglio d’Europa è un organismo internazionale indipendente che non ha niente a che fare con l’Unione europea». Fatta questa premessa, Cercone ha spiegato che «la Commissione non ha commenti da fare al giudizio della Corte di Strasburgo, che appunto non è un’istituzione dell’Ue. E quanto alla presenza di simboli religiosi in edifici pubblici vige il principio di sussidiarietà, e dunque ricade interamente nelle competenze degli Stati membri».

Il portavoce a Bruxelles ha inoltre ricordato che «non vi è alcuna normativa Ue» che regoli la materia e «anche le norme comunitarie contro la discriminazione escludono il riferimento ai simboli religiosi attribuendone la competenza agli Stati membri». Per questo, ha concluso, «la Commissione europea non commenta sia sul profilo del giudizio della Corte sia del contenuto». Tuttavia Pia Ahrenkilde, portavoce del presidente della Commissione Josè Manuel Barroso, ha spiegato che per il capo dell’esecutivo Ue «resta valido sottolineare l’importanza delle radici cristiane dell’Europa, ma in generale. In questo specifico settore (quello dei simboli religiosi) non abbiamo commenti da fare».

«Via il crocefisso dalle scuole» Vaticano: «Sentenza miope»

 

Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo. Accolta la richiesta di un'italiana di origine finlandese. Il governo presenta ricorso. La Cei: «Sentenza ideologica»

 

 

 

 

 

 

(Emblema)
(Emblema)

MILANO - «La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni». Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo accogliendo il ricorso presentato da una cittadina italiana. Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini in una nota annuncia che «il governo ha presentato ricorso contro la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo». Se la Corte accoglierà il ricorso, il caso verrà ridiscusso nella Grande Camera (organo della Corte chiamato a pronunciarsi su un caso che solleva una grave questione relativa all’interpretazione o all’applicazione della Convenzione o dei Protocolli, oppure un’importante questione di carattere generale). Qualora invece il ricorso non dovesse essere accolto, la sentenza diverrà definitiva tra tre mesi, e allora spetterà al Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa decidere, entro sei mesi, quali azioni il governo italiano deve prendere per non incorrere in ulteriori violazioni. Il Vaticano ha espresso «stupore e del rammarico» per una sentenza «miope e sbagliata». Netta la presa di posizione della Cei che boccia la sentenza parlando di «visione parziale e ideologica».

LA RICORRENTE - La cittadina che ha fatto ricorso alla Corte di Strasburgo è Soile Lautsi Albertin, cittadina italiana originaria della Finlandia: nel 2002 chiese all'istituto comprensivo statale Vittorino da Feltre di Abano Terme (Padova), frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocefissi dalle aule in nome del principio di laicità dello Stato. Dalla direzione della scuola arrivò risposta negativa e a nulla valsero i ricorsi della Lautsi. A dicembre 2004 il verdetto della Corte Costituzionale, che ha bocciato il ricorso presentato dal Tar del Veneto. Il fascicolo è quindi tornato al Tribunale amministrativo regionale, che nel 2005 ha a sua volta respinto il ricorso, sostenendo che il crocifisso è simbolo della storia e della cultura italiana e di conseguenza dell'identità del Paese, ed è il simbolo dei principi di eguaglianza, libertà e tolleranza e del secolarismo dello Stato. Nel 2006, il Consiglio di Stato ha confermato questa posizione. Ma ora la storia si ribalta: i giudici di Strasburgo, interpellati dalla Lautsi nel 2007, le hanno dato ragione, stabilendo inoltre che il governo italiano dovrà versarle un risarcimento di cinquemila euro per danni morali. Si tratta della prima sentenza della Corte di Strasburgo in materia di simboli religiosi nelle aule scolastiche. «Ora lo Stato italiano dovrà tenere conto della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo» hanno dichiarato i coniugi di Abano.

LA SENTENZA - «La presenza del crocefisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche - si legge nella sentenza dei giudici di Strasburgo - potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso. Avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione». Tutto questo, proseguono, «potrebbe essere incoraggiante per gli studenti religiosi, ma fastidioso per i ragazzi che praticano altre religioni, in particolare se appartengono a minoranze religiose o sono atei». Ancora, la Corte «non è in grado di comprendere come l'esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica così come è stata concepita dalla Convenzione europea dei diritti umani, un pluralismo che è riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana». I sette giudici autori della sentenza sono Francoise Tulkens (Belgio, presidente), Vladimiro Zagrebelsky (Italia), Ireneu Cabral Barreto (Portogallo), Danute Jociene (Lituania), Dragoljub Popovic (Serbia), Andras Sajò (Ungheria), e Isil Karakas (Turchia).

VATICANO - Il Vaticano considera sbagliata e miope la decisione della Corte europea di Strasburgo. Lo ha detto il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi che, in un breve intervento alla Radio Vaticana e al Tg1, ha riferito dello «stupore e del rammarico», con cui - nella città pontificia - è stata accolta la decisione del tribunale del Consiglio D'Europa. «Il Crocifisso - ha spiegato - è stato sempre un segno di offerta di amore di Dio e di unione e accoglienza per tutta l'umanità. Dispiace che venga considerato come un segno di divisione, di esclusione o di limitazione della libertà. Non è questo, e non lo è nel sentire comune della nostra gente». «In particolare, è grave - ha aggiunto - voler emarginare dal mondo educativo un segno fondamentale dell'importanza dei valori religiosi nella storia e nella cultura italiana. La religione dà un contributo prezioso per la formazione e la crescita morale delle persone, ed è una componente essenziale della nostra civiltà. È sbagliato e miope volerla escludere dalla realtà educativa», ha sottolineato. E poi ha aggiunto: «Stupisce che una Corte europea intervenga pesantemente in una materia molto profondamente legata all' identità storica, culturale, spirituale del popolo italiano».. «Non è per questa via - ha concluso - che si viene attratti ad amare e condividere di più l'idea europea, che come cattolici italiani abbiamo fortemente sostenuto fin dalle sue origini».

COMMENTI - A livello politico sono numerose (e bipartisan) le perplessità espresse in merito alla decisione della Corte di Strasburgo. «Mi auguro din d'ora - è l'auspicio del presidente della Camera Gianfranco Fini - che la sentenza non venga salutata come giusta affermazione della laicità delle istituzioni che è valore ben diverso dalla negazione, propria del laicismo più deteriore, del ruolo del cristianesimo nella società e nell'identità italiana». Per il ministro Mariastella Gelmini (Pdl) «la presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo della nostra tradizione». E anche il neo-leader del Pd Pierluigi Bersani esprime dubbi sulla decisione della Corte di Strasburgo: «Io penso che un'antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno» ha detto il segretario dei democratici. Secondo Sandro Bondi, ministro dei Beni culturali e coordinatore del Pdl «queste decisioni ci allontanano dall'idea di Europa di De Gasperi, Adenauer e Schuman. Di questo passo il fallimento politico è inevitabile». Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc la sentenza «è la conseguenza della pavidità dei governanti europei, che si sono rifiutati di menzionare le radici cristiane nella Costituzione europea. Il crocefisso è il segno dell'identità cristiana dell'Italia e dell'Europa». «Spero che la sentenza sia semplicemente orientativa, che si collochi cioè nel rispetto delle credenze religiose» dice Paola Binetti (Pd). Esulta invece Raffaele Carcano, segretario nazionale dell'Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, parlando di «un grande giorno per la laicità italiana». «Esprimo un plauso per la sentenza: uno Stato laico deve rispettare le diverse religioni, ma non identificarsi con nessuna» sostiene Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista. Per Massimo Donadi, capogruppo di Italia dei valori alla Camera «la sentenza di Strasburgo non è una buona risposta alla domanda di laicità dello Stato, che pure è legittima e condivisibile». Duro Adel Smith, presidente dell'Unione musulmani d'Italia: «I sostenitori del crocefisso in aula dovevano aspettarselo: in uno Stato che si definisce laico non si possono opprimere tutte le altre confessioni esibendo un simbolo di una determinata confessione».

16/09/2009

Terremoto, Berlusconi a Onna «Ecco le case, guardate al futuro»

 

PEZZOPANE: «Quelle strutture non le ha fatte il governo». bertolaso: «no alle polemiche». Il premier depone una corona di fiori per le vittime del sisma. Applausi e striscioni di protesta

 

Le nuove case a Onna (Ap)
Le nuove case a Onna (Ap)

L'AQUILA - Silvio Berlusconi ha inaugurato a Onna il villaggio costruito a poche decine di metri dal paese abbattuto dal terremoto del 6 aprile e ha consegnato le prime villette agli sfollati. Il premier è entrato in una delle case di legno, dove si è intrattenuto con il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso e le autorità locali, e ha poi deposto una corona di fiori davanti alla lapide che ricorda le vittime del sisma. Quindi il premier ha inaugurato l'asilo dedicato a Giulia Carnevale, la studentessa morta nella Casa dello Studente che aveva realizzato il progetto della struttura. Infine ha consegnato le chiavi di casa a una delle famiglie di sfollati di Onna: «Consegno a lei la chiave - ha detto alla padrona di casa - con l'augurio che questo sia un nido d'amore per una nuova vita e per guardare avanti. Qui avete tutto quello che potrà servirvi per crescere i vostri figli, speriamo per poco, finché non sarà ricostruita Onna». «Guardate al futuro - è stata l'esortazione del premier - sia questo un luogo d'amore, per stare insieme e guardare avanti con speranza e serenità». «In queste case c'è tutto - ha aggiunto Berlusconi mentre risaliva sulla macchina -. Ci sono i bicchieri, le pentole, gli asciugamani, il sapone e nel frigorifero ogni ben di Dio. La promessa è mantenuta, ardita lo sapevamo, ma grazie a Dio è mantenuta». Il premier ha confermato che il prossimo 21 settembre riapriranno tutte le scuole: «Assolutamente - ha detto rispondendo ai giornalisti - e sarà un grande risultato».

IL VESCOVO - Durante la visita a Onna il capo del governo ha incontrato anche il vescovo de L'Aquila, Giuseppe Molinari: «Gli abruzzesi sono stanchi delle chiacchiere sterili e della politica dell'odio», gli ha detto quest'ultimo. Con il premier c'erano il sindaco de L'Aquila, Massimo Cialente, la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane, e il presidente della Regione, Gianni Chiodi.

(LaPresse)

Il premier Silvio Berlusconi nella camera da letto della prima casa consegnata a una delle famiglie terremotate di Onna, località distrutta dal sisma del 6 aprile scorso (Ansa)

Il premier Silvio Berlusconi nella camera da letto della prima casa consegnata a una delle famiglie

terremotate di Onna, località distrutta dal sisma del 6 aprile scorso (Ansa)


Non sono mancati gli striscioni di protesta (Ansa)

(Emmevi)

APPLAUSI E PROTESTE - Berlusconi è stato accolto al suo arrivo da applausi, ma anche da proteste. Alcune persone hanno esposto uno striscione con scritto: «Tempera, dove andremo a settembre? No alla deportazione». I cittadini lamentano che, a seguito dell'abbandono delle tendopoli, non sanno dove verranno spostati. Anche un gruppo di cittadini di Castelnuovo ha protestato esponendo uno striscione davanti alla scuola materna con la scritta: «Bene le case di Onna, ma gli altri?». Su un altro striscione si leggeva: «Altro che Porta a Porta, non tenemo le case». Un riferimento alla presenza di Bruno Vespa e alla sua trasmissione su Raiuno (già finita al centro di polemiche per la parallela cancellazione delle edizioni di Ballarò e Matrix). Alcune decine di manifestanti in rappresentanza dei comitati spontanei di cittadini sorti dopo il 6 aprile hanno posto altri striscioni all'ingresso dell'abitato: «Una sola grande opera: ricostruire L'Aquila dal basso» e «L'Aquila riparte con i cittadini sparsi in ogni parte?». I membri del comitato hanno consegnato dei volantini a tutte le persone che sono intervenute all'inaugurazione. Ai manifestanti non è stato possibile accedere nella frazione. Tra le persone presenti alla cerimonia di consegna dei moduli abitativi di Onna c'era anche Sabina Guzzanti: l'attrice-regista sta girando da due mesi un documentario sulla ricostruzione e sulla gestione del post-sisma con testimonianze, video e commenti dei principali protagonisti dei mesi della ricostruzione.

LE POLEMICHE - Decine di operai tecnici hanno lavorato fino all'ultimo per terminare i 94 nuovi alloggi e l'asilo realizzati dalla Provincia autonoma di Trento e finanziati dalla Croce Rossa. A tal proposito, Bertolaso replica alle polemiche nate attorno al ruolo dei vari soggetti nella realizzazione delle strutture: «Sono otto anni che cerco di spiegare che la Protezione civile è una struttura complessa, proprio perché Onna è un simbolo abbiamo voluto coinvolgere tutta la nostra struttura. Avremmo potuto fare tutto da soli, ma abbiamo voluto coinvolgere la protezione civile trentina, abbiamo chiesto alla Croce rossa di pagare, ma tutto con il coordinamento del Dipartimento nazionale. È un successo del Sistema Italia di cui dovremmo tutti essere orgogliosi». Bertolaso assicura dal canto suo che «tra sabato e domenica la tendopoli di Onna sarà chiusa e smontata. Ed entro dicembre tutti gli sfollati avranno un tetto sulla testa e allora la Protezione civile lascerà i poteri agli enti locali». Le prime vere e proprie case, sottolinea Bertolaso, saranno consegnate il 29 settembre a Bazzano.

PEZZOPANE: «PIU' SOBRIETA'» - Ma il presidente della Provincia dell'Aquila, Stefania Pezzopane, non ci sta: «La consegna delle prime case per gli sfollati è un fatto importante e va sottolineato, ma va rigettato un certo tono di enfasi e di autoreferenzialità: questa case non erano previste e sono state individuate dopo una mobilitazione dei cittadini di Onna che non volevano spostarsi, non sono le case del progetto, non è merito del governo». «Continuerò - ha aggiunto la Pezzopane intervistata da "Red Tv" - a chiedere a Berlusconi sobrietà, rigore e interventi concreti, perché se in alcuni momenti siamo stato assecondati, in altri siamo stati usati e strumentalizzati, gente che soffre portata in vetrina per esibire potere e forza di un governo che in molti momenti ha mostrato debolezza».

IL PD: «UNO SHOW» - Critiche anche dal Pd: «Dispiace che il presidente del Consiglio si intesti meriti che non ha: è squallido fare la "ruota" sulle disgrazie di tante persone e su meriti altrui. Le case di Onna non facevano parte del progetto di ricostruzione del governo. Il finanziamento, infatti, è della Croce rossa, l'esecuzione è opera della provincia di Trento e la funzionalità urbana del comune dell'Aquila» sottolinea in una nota il responsabile Giustizia del Pd Lanfranco Tenaglia. «La consegna delle case di Onna - afferma- è sicuramente un fatto importante e positivo, frutto però dell'opera del Paese intero. Dispiace quindi che il presidente del Consiglio ne approfitti per mettersi al centro della scena. Non vorremmo poi che l'enfasi odierna serva solo per considerare anche la ricostruzione dell'Aquila come un risultato raggiunto. Invece ora si tratta di cominciare ad affrontare il problema fondamentale della ricostruzione della città e del suo centro storico. In tutti i casi viste la tempistica e le modalità della vicenda crediamo si tratti di un'abile opera di distrazione voluta per distogliere l'attenzione degli italiani dalla guerra intestina che sta squassando il centrodestra».

 

Ecco alcune delle 94 casette in legno realizzate a Onna e consegnate agli sfollati a poco più di cinque mesi dal terremoto in Abruzzo del 6 aprile scorso (foto di Valerio Simeone)

Ecco alcune delle 94 casette in legno realizzate a Onna e consegnate agli sfollati a poco più di cinque mesi dal terremoto in Abruzzo del 6 aprile scorso (foto di Valerio Simeone)

(foto di Valerio Simeone)

(foto di Valerio Simeone)

(foto di Valerio Simeone)

(Inside)

(foto di Valerio Simeone)

12/06/2009

La Camera approva il ddl intercettazioni Ed è bagarre. Idv: «Proteggete i ladri»

 

Il testo passa all'esame al Senato. napolitano: «mi riservo di esaminare il testo». Berlusconi presente alla seduta. Scrutinio segreto, 17 voti a favore dall'opposizione. Dai banchi del Pdl: «Buffoni»

(Ansa)

La protesta dei deputati dell'Italia dei Valori nell'Aula della Camera durante la votazione sul disegno di legge sulle intercettazioni. Nei cartelli si legge: «Libertà di informazione cancellata», «Pdl: proteggiamo delinquenti e ladri», «Vergogna», «Morta la libertà di informazione, uccisa dall'arroganza del potere» (Ansa)

 

ROMA - La Camera dice sì al ddl sulle intercettazioni, dopo che il governo ha ottenuto la fiducia. I sì sono stati 318, 224 i no, un solo astenuto. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato. E si riaccendono le polemiche, magistrati e giornalisti in testa. Il presidente Napolitano, interpellati sull'argomento, ha chiesto tempo: «Mi riservo di esaminare il testo approvato dalla Camera, di seguire il successivo iter parlamentare e poi di prendere le decisioni che mi competono».

VOTO A SCRUTINIO SEGRETO - La votazione finale si è tenuta a scrutinio segreto: lo ha indicato il presidente della Camera Gianfranco Fini, spiegando che la richiesta è stata avanzata dal gruppo del Pd. Silvio Berlusconi è stato presente a tutta la seduta, accanto al ministro della Giustizia Angelino Alfano. «Ora chiederemo una rapida lettura da parte del Senato - ha assicurato il Guardasigilli -. Crediamo di aver prodotto un testo che dopo un anno di lavoro ha raggiunto un punto di equilibrio ragguardevole tra la tutela della privacy e delle indagini, l'articolo 15 e l'articolo 21 della Costituzione».

CARTELLI DELL'IDV: «VERGOGNA» - Dopo la lettura dei risultati del voto, in Aula è scoppiata la bagarre. Dai banchi dell'Italia dei Valori tuona la protesta e i deputati mostrano cartelli come «Libertà di informazione cancellata», «Vergogna», «Oggi è morta la libertà di informazione uccisa dall'arroganza del potere», «Pdl: protegge i delinquenti e ladri». Immediato l'intervento dei commessi, mentre il presidente Fini dichiarava sospesa la seduta. Dai banchi del centrodestra si è levato un coro: «Buffoni, buffoni!». Già prima un «testa vuota» era volato dai banchi della Lega, durante l'intervento del capogruppo Idv Massimo Donadi, che anche oggi ha usato parole di fuoco per bocciare il disegno di legge. «Gli insulti della Lega sono lo strumento per mascherare l'assoluta mancanza di argomenti nel giustificare il voto favorevole a un provvedimento criminogeno come la legge sulle intercettazioni - ha replicato Silvana Mura, deputata dell'Idv -. La Lega sa bene che sta tradendo i suoi elettori e rendendo lettera morta i provvedimenti sulla sicurezza di Maroni». Per il Carroccio parla il presidente dei deputati Roberto Cota: «La legge andava fatta perché ci sono abusi e sprechi da tanto tempo. Questo testo assicura l'uso delle intercettazioni come strumento di indagine, non pone alcun limite di utilizzo per i reati più gravi e garantisce i cittadini contro violazioni indebite della loro vita priva».

«VENTI VOTI DALL'OPPOSIZIONE» - Il ministro Alfano si è detto soddisfatto per l'esito del voto. «Abbiamo preso 20 in più dei nostri. Il voto segreto ci ha premiato, visto che nel computo dei voti a favore ci sono 20 voti in più rispetto a quelli della maggioranza. Significa che circa il 20% dell’opposizione condivide le nostre tesi». E il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto: «La Camera ha confermato la scelta del governo sulle intercettazioni anche con il concorso di un settore dell'opposizione. Questo allargamento della maggioranza è avvenuto perché anche in settori dell'opposizione c'era coscienza dell'insostenibilità di una situazione marcata da molte irregolarità e c'è stata anche una reazione di rigetto alla subalternità del Pd alla linea truculenta e forcaiola dell'Idv». Dai tabulati risulta che all'opposizione sono mancati 17 voti. Se tutti i deputati avessero votato compatti secondo le indicazioni dei gruppi e contando l'astensione del deputato delle Minoranze Karl Zeller, il provvedimento sarebbe dovuto passare con 301 sì e 242 no, a fronte degli effettivi 318 sì e 224 no.

PD: IMPOSSIBILE ANTITERRORISMO - Ma il Pd attacca. «Il ddl toglie alla magistratura uno dei più efficaci strumenti di indagine - dice la deputata Olga D'Antona -. Se questa legge fosse stata già in vigore gli arresti, avvenuti tra la scorsa notte e questa mattina nell'ambito dell'azione antiterrorismo, non sarebbero stati possibili. Mi auguro che al Senato ci possa essere un ripensamento». Dal mondo dell'informazione arriva un nuovo appello, dopo quello lanciato alla vigilia del voto alla Camera: «La Fieg e la Fnsi si uniscono ancora per rinnovare al Parlamento, ora in particolare al Senato, e a tutte le forze politiche l'appello a scongiurare l'introduzione nel nostro ordinamento di limitazioni ingiustificate al diritto di cronaca e di sanzioni sproporzionate a carico di giornalisti ed editori. Le previsioni del ddl approvato con ricorso al voto di fiducia violano il fondamentale diritto della libertà d'informazione».

24/05/2009

Relazioni pericolose e web-dipendenti Nasce il partito dei nemici di Facebook

 

Il fenomeno. Contestata la superficialità dei rapporti. E in molti decidono di cancellare il proprio profilo dalla Rete. I «no» ai social network. Scaparro: solo una vetrina per mettersi in mostra

 

MILANO — «Qual è il vantaggio di mettersi in mostra su una piazza virtuale con il pretesto di fare incontri interessanti?», chiede Fulvio Scaparro. L'amore ai tempi di Facebook è malato, se un comico finisce in carcere con l'accusa di violenza sessuale nei confronti di una tredicenne conosciuta sul social network. E lo psicologo insiste: «Amicizia e amore acquisiscono valore con la riservatezza. La loro prova è nel quotidiano, nel frequentarsi, nel litigare: sono qualcosa di prezioso che presuppone lentezza. Ricevo molte lettere di genitori e insegnanti preoccupati».

L'entusiasmo, però, sta scemando. E i fanatici della prima ora cominciano a ricredersi. Perché trovato l'ex fidanzato, rintracciato quello che non ti filava al liceo e che adesso ha la pancia (ben gli sta), fatta «amicizia» con il cantante preferito, cosa resta di Facebook? Noia, direbbe il Califfo. Cioè: persone che non sentivi prima e che continui a non sentire dopo; presunti «amici» ai quali non hai mai mandato nemmeno un messaggio, ma che sono lì a mostrare a tutto il «Facebookmondo» che la tua rete sociale è ricchissima. Fino all'assurdo: i gruppi «Io non sono su Facebook» e «Io odio Facebook», cliccatissimi in inglese, che qualcosa vogliono dire, al di là dell'ossimoro, visto che si trovano sul «Librofaccia».

Nicola Savino non scherza. «Sottotitolo di Facebook: ci sarà un motivo se non ci vediamo da 30 anni, caro ex compagno di scuola...». E quando parla della sua esperienza con il social network ammette: «La scimmia dura tre settimane. Poi ti rimane quella sensazione strana: sì, hai trovato chi non sentivi dalle elementari, ma scambiate le domande di rito cos'altro gli dici? E poi non vorrei fare il brunettista, però Facebook è l'apoteosi del fannullone».

Il risultato è che sempre più utenti decidono di «suicidarsi», come si dice in gergo, cancellando il proprio profilo dalla Rete. Oppure sospendono l'attività, come Daria Bignardi, che su Vanity Fair ha scritto: «Non sono fatta per amare a metà... Ma con 4.959 amici e 7.096 in attesa di essere accettati, capite che mi sta venendo l'angoscia?».

Il partito dei detrattori cresce. «Ho provato a farci un giro sotto le mentite spoglie di mio fratello. Ma quando ho visto l'ex fidanzata del mio fidanzato "amica" del mio ex migliore amico, che a sua volta era "amico" del mio ex psicologo, sono rimasta sconvolta da quanto fosse facile il concetto di amicizia», racconta la scrittrice Chiara Gamberale.

Scoraggia anche il fenomeno del furto di identità. Lo spiega il Premio Campiello Opera Prima 2006. «Su Facebook ci sono quattro Marco Missiroli e nessuno di quelli sono io. Così sono diventato lo scrittore stronzo che non risponde ai messaggi. Non è solo un discorso di privacy. Non mi piace forzare i legami, accelerare le mie emozioni. Facebook è un illusionista: è una vetrina sociale di rapporti falsi. Ha fatto aumentare tradimenti, divorzi, violenze. Sono l'unico a scrivere le lettere come una volta?». Ha in mente relazioni autentiche la iena Paolo Kessisoglu, antidivo della tv generalista: «Ci ho provato, ma non mi ha preso: Facebook è un mezzo che assicura la quantità e non la qualità. Per me il progresso è tornare indietro, a un modo di vivere più semplice, che ha a che fare con i rapporti umani e con il sentirsi parte della natura».

E mentre parla al telefono, l'autore barbaricino Salvatore Niffoi è davanti a una montagna di lettere scritte a mano. «Rispondo a tutte, per email. Ma Facebook no, è una forma di guardonismo micidiale: è come imparare a fare l'amore leggendo i giornaletti porno».

Elvira Serra

27/04/2009

RIFIUTI: BERLUSCONI A NAPOLI, VERTICE SU IMPIANTO ACERRA

 

Due abruzzesi al premier, ci stai rovinando


NAPOLI - "Acerra funziona benissimo, l'inquinamento è vicino allo zero. Abbiamo lì un prototipo che é molto utile, che dovremo riedificare in tante altre regioni d'Italia". Così il premier Silvio Berlusconi si era espresso, parlando con alcuni giornalisti, prima di partecipare a una riunione in Prefettura a Napoli a un mese dall'inaugurazione del termovalorizzatore di Acerra.

Sono a Napoli "per continuare nel lavoro che deve portare all'appalto di altri quattro termovalorizzatori in Campania e a discutere sul fatto se non sia il caso di varare una legge che impedisca di lordare i luoghi pubblici e fare scritte sui muri", ha continuato Berlusconi, incontrando alcuni giornalisti prima di partecipare al vertice in Prefettura a Napoli. "Sono qui - ha aggiunto - per fare il punto sull'appalto degli altri quattro termovalorizzatori che servono alla Campania". "Non dobbiamo avere ritardi. Siccome è un po' di tempo che non riesco ad avere conferme sulle date - ha aggiunto - ho ritenuto di far venire qui Bertolaso, occupatissimo come me per la gestione del dopo terremoto che non ci deve far dimenticare le vicende e le necessità della Campania e il percorso degli appalti per il termovalorizzatore".

"Dobbiamo intervenire ancora con la promozione della differenziata attraverso le scuole, gli oratori, i giornali, le televisione. Siamo molto lontani dal rush finale: la differenziata non deve rimanere a questi numeri, deve arrivare molto molto più su".

GIANNINI, A FINE MAGGIO APRIRA' DISCARICA TERZIGNO
A fine maggio aprira' la discarica di Terzigno (Napoli). E' quanto ha assicurato il generale Franco Giannini, vice del sottosegretario all'emergenza rifiuti Guido Bertolaso, al termine del vertice svolto oggi in prefettura
dente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi. Il generale Giannini ha assicurato che i lavori di allestimento sono in dirittura di arrivo.a Napoli con il presi

Secondo quanto confermato dalla Digos sono stati due trentenni dell'Abruzzo ad aver rivolto urla di protesta nei confronti del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, alla sua uscita dalla prefettura di Napoli. I due sono stati identificati e non hanno precedenti. Alle forze dell'ordine hanno riferito di essere venuti a Napoli appositamente per la visita del premier al quale hanno anche detto: "Non devi venire in Abruzzo. Ci stai rovinando".


30/03/2009

Mutui, Antitrust multa Barclays

 

La replica della banca: «valuteremo azioni da intraprendere». Oltre un milione di euro per «pratiche commerciali scorrette»

 

ROMA - L'Antitrust ha multato Barclays Bank per complessivi 1.015.000 euro per pratiche commerciali scorrette in materia di mutui. In particolare, si legge nel Bollettino dell'Authority, le condotte contestate e sanzionate sono tre.

PORTABILITA' - Per l'Autorità la banca ha innanzitutto impedito o reso parzialmente oneroso per i consumatori la portabilità attiva. La banca, nell'offrire alla clientela il prodotto mutuo di surrogazione, ha addebitato in parte al consumatore i costi notarili, contravvenendo alle norme in materia di portabilità gratuita dei mutui, prevista dal dettato normativo. In altre occasioni la banca ha negato la portabilità ma ha offerto la soluzione più costosa della sostituzione del mutuo. La sanzione per questa pratica scorretta è di 335 mila euro. In base agli accertamenti istruttori condotti dall'Autorità, Barclays Bank ha anche adottato comportamenti tesi a ostacolare o rendere più oneroso per i propri clienti il trasferimento ad altri istituti bancari dei mutui da essa concessi.

OMISSIONI E RITARDI - Tra le condotte contestate l'omissione o il ritardo della banca nel fornire riscontro alle richieste dei consumatori, facendo così modo che il perfezionamento dell'accordo sia intervenuto anche dopo 7 o 8 mesi dall'avvio della prima raccomandata. La sanzione per questa pratica scorretta è di 410.000 euro.

RETE DI ASSISTENZA - L'Autorità ha infine giudicato scorretta l'assenza di un'adeguata rete di assistenza ai consumatori che intendano ottenere informazioni sul contratto di finanziamento o esercitare altri diritti contrattuali, prevedendo come unica forma di comunicazione tra i mutuatari e la banca il numero telefonico a tariffazione elevata del Customer Care 899.899.039, e imponendo così alla clientela un onere economico aggiuntivo, che si è risolto nella frapposizione di un ostacolo all'esercizio di facoltà previste dal contratto. Dagli atti, infatti, è emersa l'impossibilità per i consumatori di ottenere un riscontro dalla banca, o di ottenerlo in tempi accettabili, attraverso l'utilizzo degli strumenti alternativi al Customer Care indicati dal professionista e ciò anche quando si trattava di esercitare diritti contrattuali La sanzione per questa pratica scorretta è di 270.000 euro. Secondo l'Autorità, le tre pratiche di comportamento accertate sono in contrasto con il dovere di diligenza professionale previsto dal Codice del Consumo. Si tratta di pratiche idonee a falsare in misura apprezzabile le scelte economiche dei consumatori, in quanto attengono ad aspetti essenziali o a informazioni relative ai servizi offerti, impedendo l'adozione di una decisione economica consapevole o l'esercizio di diritti contrattualmente previsti. L'istruttoria era stata avviata alla luce di numerose segnalazione, ricevute anche tramite il Call Center dell'Autorità.

LA REPLICA DELLA BANCA - Non si è fatta attendere la replica della banca britannica in relazione alla decisione dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato. In merito alla decisione dell' Antitrust che ha comminato una multa per pratiche commerciali scorrette in materia di mutui, Barclays, scrive in una nota, «si riserva di analizzare attentamente tutte le motivazioni per valutare eventuali azioni da intraprendere».

26/03/2009

Allarme caschi difettosi Altroconsumo: omologati ma pericolosi

 

VA AVANTI L'OPERAZIONE «NON CI CASCO». Quattro modelli non hanno superato i test. E la Gdf continua il sequestro di altri prodotti a rischio

 

Alcuni dei caschi difettosi sequestrati dalla Gdf (Ansa)

ROMA - Attenzione al casco che avete in testa. L'associazione Altroconsumo ha segnalato al ministero dei Trasporti e a quello dello Sviluppo economico quattro caschi integrali in vendita in Italia che non hanno superato i test previsti per l'omologazione, nonostante avessero la certificazione che sostiene il contrario. Altroconsumo ne ha chiesto il ritiro dal mercato.

I MODELLI - Si chiamano Bieffe Syntek (codice di omologazione E3-052426, omologato in Italia), Mds Edge (E11-050057, omologato nel Regno Unito), Suomy Trek (E3-0558441, omologato in Italia), Vemar Vsrev (E1-05300039, omologato in Germania): sono i quattro caschi integrali a rischio che non hanno superato i test in un'indagine di Altroconsumo che ha effettuato prove di impatto, di resistenza dei materiali e della visiera, di tenuta del cinturino su 18 modelli presenti sul mercato italiano. Perciò l'associazione chiede al ministero di intervenire per una campagna di richiamo dei quattro modelli già venduti e per sospenderne la vendita sul mercato.

L'OPERAZIONE DELLA GDF - Già nei giorni scorsi, le Fiamme gialle del comando provinciale di Genova avevano lanciato l'allarme caschi insicuri nell'ambito dell'operazione «Non ci casco» e hanno scoperto nuovi numeri di omologazione che non rispondono ai requisiti di legge. I caschi con i numeri di omologazione E24050006, E24050007 e E13050134 non hanno superato le prove di conformità. Perciò la Gdf ha avviato una nuova fase di sequestri in tutta Italia, esortando i motociclisti a non utilizzare i caschi pericolosi e a consegnarli ai vari reparti della Guardi di Finanza.

08/10/2008

Nobel per la chimica assegnato per la proteina fluorescente


Premiati Shimomura, Chalfie e Tsien per la scoperta e lo sviluppo della «Gfp», osservata in una medusa, è divenuta fondamentale per la bioscenza contemporanea

 

Osamu Shimomura (Afp)
Osamu Shimomura
STOCCOLMA- Il premio Nobel per la chimica è stato assegnato allo scienziato giapponese Osamu Shimomura e agli americani Martin Chalfie e Roger Y. Tsien.

LA MOTIVAZIONE - L'Accademia reale svedese delle scienze ha deciso di assegnare a ciascuno un terzo del premio per la scoperta della proteina fluorescente Gfp, osservata per la prima volta nel 1962 in una medusa, e diventata uno dei più importanti strumenti usati nella bioscienza contemporanea. Con l'aiuto della Gfp, i ricercatori hanno messo a punto modi di osservare processi che prima erano invisibili, come lo sviluppo delle cellule nervose nel cervello o la crescita delle cellule tumorali. Shimomura, nato in Giappone, lavora al Marine Biological Laboratory e alla Boston University Medical School, gli americani Chalfie alla Columbia University di New York e Y. Tsien all'University of California, San Diego, La Jolla.

CHE COS'È LA GFP - La «Green Fluorescent Protein» (Gfp), in italiano proteina fluorescente verde è presente in natura nella medusa Aequorea victoria. Grazie alla sua fluorescenza naturale, alle ridotte dimensioni e soprattutto alla possibilità di modificarne le caratteristiche spettroscopiche, la GFP è diventata negli ultimi decenni «il più diffuso strumento» per evidenziare, «marcare», le cellule oggetto dello studio distinguendole dalle altre. La Gfp, se colpita e eccitata da una radiazione a una specifica lunghezza d'onda, è in grado di emettere luce di colore verde intenso ed è molto usata nello studio delle cellule tumorali, nella degenerazione di quelle del cervello nell'Alzherimer o nella crescita e sviluppo dei batteri nocivi.

 

 

 

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Nobel, l'amarezza dei fisici italiani

REAZIONI AL PREMIO. Nicola Cabibbo è il «padre» delle idee sviluppate dai 2 fisici giapponesi premiati ma il comitato del premio lo ha escluso

Il fisico italiano Nicola Cabibbo
Il fisico italiano Nicola Cabibbo
ROMA - Si chiama Matrice Cabibbo-Kobayachi-Maskawa (o matrice Ckm, dalle iniziali dei tre ricercatori) il contributo che è stato premiato con il Nobel per la Fisica ai giapponesi Makoto Kobayashi e Toshihide Maskawa. Nessuna menzione, da parte del Comitato che assegna il Nobel, dell'italiano Nicola Cabibbo, nonostante la comunità scientifica internazionale gli attribuisca senza dubbio la paternità delle idee successivamente sviluppate dai due fisici premiati martedì.

UNA STORIA INIZIATA NEL 1963 - La prima versione della matrice è stata elaborata nel 1963 da Cabibbo e successivamente completata da Kobayashi e Maskawa con l'introduzione di tre nuove famiglie di quark. La matrice descrive il modo in cui i "mattoni" della materia, i quark, si mescolano per andare a formare le particelle. In pratica la matrice Ckm è stata ed è ancora il riferimento per comprendere anche l'esistenza dell'asimmetria, ossia la cosiddetta violazione di simmetria Cp (la violazione di una simmetria quasi esatta delle leggi di natura sotto l'effetto dello scambio tra particelle e le corrispondenti antiparticelle). Grazie a queste ricerche è anche stato possibile studiare una delle quattro forze fondamentali della natura, l'interazione debole. Capire quest'ultima significa poter studiare un fenomeno importante come la reazione di fusione nucleare che avviene all'interno del Sole e delle altre stelle, o le reazioni che avvengono all'interno delle centrali nucleari.

L'AMAREZZA DEI FISICI ITALIANI - C'è tanta amarezza nella comunità dei fisici italiani per la mancata assegnazione del Nobel a Nicola Cabibbo, presidente della Ponteficia Accademia delle Scienze. Emerge chiaramente dalle dichiarazioni di Roberto Petronzio, presidente dell'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn). «Sono lieto che il premio Nobel sia stato attribuito a questo settore della fisica . Tuttavia, non posso nascondere che questa particolare attribuzione mi riempie di amarezza». Penso che questo nobel sia stato un grosso errore» dice Giorgio Parisi (ascolta l'audio), docente di Fisica Teoretica all’Università di Roma "La Sapienza".

PIOGGIA DI E-MAIL DAL CERN - «È una discriminazione, soprattutto per Nicola», «la tripletta Cabibbo-Kobayachi-Maskawa non può essere separata», e volano parole come «oltraggiato»: una vera e propria pioggia di e-mail sta arrivando all'università di Roma La Sapienza, da tutto il mondo, in particolare dal Cern di Ginevra, culla della ricerca sulla fisica delle particelle. «La maggior parte delle e-mail chiedono perchè Cabibbo è stato escluso, come sia potuto accadere», dice il direttore del dipartimento di Fisica, Giancarlo Ruocco. E la polemica sul mancato Nobel a Cabibbo varca i confini nazionali e le fa eco uno dei principali settimanali scientifici britannici: nella sua edizione online, il New Scientist si domanda perché sia stato snobbato il fisico italiano.

NO COMMENT DI CABIBBO - Il tono è gentile, ma Nicola Cabibbo è irremovibile: «Preferisco non fare dichiarazioni», ha detto riferendosi al Nobel. Fonti vicine a Cabibbo dicono che il fisico italiano è molto amareggiato. Già lo scorso anno, a pochi giorni dall'assegnazione del Nobel per la fisica 2007, circolavano con insistenza nell'ambiente scientifico fra Tokyo e Chicago voci che davano per sicuro il Nobel a Cabibbo, Kobayashi e Maskawa. Tutti, insomma, erano convinti non soltanto che le ricerche inaugurate da Cabibbo sarebbero state premiate, ma che il premio Nobel sarebbe stato condiviso dai tre ricercatori. È poi accaduto che il Nobel 2007 è stato assegnato a ricerche di tipo sperimentale e applicativo. Quest'anno sarebbe quindi stata la volta della fisica teorica. Il campo di ricerca premiato è quello atteso, a detta di molti manca però uno dei protagonisti.

UN ALTRO ITALIANO ESCLUSO - Oltre a Nicola Cabibbo, c'è anche un altro italiano ad essere stato escluso dal Nobel: come quelle di Cabibbo, anche le ricerche di Giovanni Jona-Lasinio «sono indissolubilmente legate a quelle dei vincitori». Lo rileva il direttore del dipartimento di Fisica dell'università di Roma La Sapienza, Giancarlo Ruocco, dove entrambi i ricercatori italiani lavorano. Così come il nome e il contributo di Cabibbo è indissolubilmente legato a quello dei colleghi giapponesi premiati, Makoto Kobayashi e Toshihide Maskawa, il contributo di Jona-Lasinio è strettamente legato a quello del terzo premiato, l'americano di origine giapponese Yoichiro Nambu».

 

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