03/11/2010
Hermès, la famiglia contro Arnault
Hermès, la famiglia contro ArnaultI dirigenti della casa di moda contrari all'ingresso nel capitale del leader di Lvmh: «Faccia passo indietro»
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11/07/2010
Udc nel governo, la Lega dice no
Udc nel governo, la Lega dice noMaroni e Bossi contrari ad allargamenti della maggioranza ai centristi. Il ministro dell'Interno: "Meglio il voto". Casini smentisce di avere ricevuto proposte da Berlusconi alla cena da Bruno Vespa
Maggioranza in fibrillazione per l’ipotesi di allargamento all'Udc dopo la cena di giovedì scorso a casa di Bruno Vespa con Casini e Berlusconi.
“E' stata una serata piacevole io vado a cena spesso con chi lavora come me nelle istituzioni. Dialogo con Bersani e D'Alema non vedo perché non dovrei dialogare con il presidente del Consiglio. Detto questo, non mi è stata formulata alcuna offerta né quella sarebbe stata la sede”, chiarisce il leader Udc Pier Ferdinando Casini. Ma dalla Lega arriva una chiusura netta. Il leader Umberto Bossi non lascia spazio a fraintendimenti. "Se ci siamo noi, non ci possono essere loro", dice parlando con ‘La Padania’. Anche Gianfranco Fini, a quanto si apprende da autorevoli fonti della maggioranza, era stato invitato alla cena, ma il presidente della Camera ha declinato.
Per festeggiare i suoi 50 anni di attività professionale il conduttore di 'Porta a Porta' aveva riunito attorno a uno stesso tavolo il premier Silvio Berlusconi, il segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi e il presidente di Generali Cesare Geronzi. Secondo indiscrezioni di stampa sul tavolo ci sarebbe stata un'offerta per portare, in autunno, i centristi nell'esecutivo con l'obiettivo di farne uscire Fini. “Il problema del rimpasto di governo - sottolinea il leader dell'Udc in un' intervista a SkyTG24 - non mi riguarda, non è una cosa cui io possa essere né direttamente né indirettamente interessato, e poi è una competenza del presidente del Consiglio, è un problema della maggioranza, non certo di chi come me fa l'opposizione”, rimarca Casini. “Qui non servono atti di trasformismo di qualcuno che saltabecca da una parte all'altra: qui serve una fase nuova di corresponsabilità nazionale”. Quindi Casini, parlando al Giornale Radio Rai, lancia un appello sia alla maggioranza (“la vostra sindrome di autosufficienza non serve”) sia alle altre forze politiche dell'opposizione (“non sediamo sull'Aventino”) per lavorare ad una “fase politica nuova”
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30/06/2010
Intercettazioni, il Pdl accelera I dubbi di Fini: «È irragionevole»
Intercettazioni, il Pdl accelera I dubbi di Fini: «È irragionevole»Cicchitto: «Il via libera ad agosto è nell'ordine delle cose. Il ddl alla Camera il 29 luglio, dopo l'esame della manovra. Il Pd: «Una forzatura sbagliata»
| Gianfranco Fini (Ansa) |
ROMA - Alla vigilia della manifestazione a Roma contro la "legge-bavaglio", il Pdl accelera sulle intercettazioni: il disegno di legge arriverà infatti alla Camera il prossimo 29 luglio, dopo l'esame della manovra economica. Ma la decisione, presa dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio, oltre che sgradita all'opposizione, non soddisfa neanche il presidente della Camera Gianfranco Fini. Calendarizzare a fine luglio di ddl «è irragionevole», secondo il leader di Montecitorio, visto che il voto finale è probabile che finisca comunque a settembre, considerato che alla Camera probabilmente ci saranno modifiche. Fini avrebbe ribadito questo concetto dopo la riunione dei capigruppo, sottolineando anche che mettere in calendario quel testo a fine luglio «è solo un puntiglio». Tuttavia, ha precisato Fini secondo quanto viene riferito da chi era presente alla conversazione, questo ragionamento politico non lo autorizzava a mettere il testo direttamente nel calendario di settembre: facendolo sarebbe, infatti, «venuto meno al proprio dovere istituzionale» visto che la maggioranza dei gruppi chiedeva l'esame del testo a luglio.
SCONTRO PD-PDL - La decisione di calendarizzare il ddl intercettazioni alla fine di luglio è stata assunta dalla presidenza della Camera davanti alla richiesta dei gruppi di maggioranza ed al no dell'opposizione. I tempi non saranno contingentati trattandosi di primo calendario. «Questo vuol dire - spiega il capogruppo del Pd Dario Franceschini - che il testo non verrà assolutamente votato a luglio ma che sarà necessario arrivare alla prima settimana di agosto. È una cosa non logica: serve solo a comprimere l'esame della manovra per un testo che comunque sarà modificato e dovrà tornare al Senato. Insomma, è una forzatura sbagliata». E dall'Udc Michele Vietti lancia un appello al Pdl: «fare una questione di puntiglio significa far spegnere la voglia di dialogare anche in chi quella voglia ha sempre dimostrato di averla». Ma la maggioranza respinge l'accusa al mittente. «Nessuna prova di forza ed è assolutamente improprio parlare di forzature», spiega il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto. «Quel testo - sostiene - è stato 14 mesi alla Camera, poi parecchi mesi al senato e ora torna in terza lettura e in commissione si stanno facendo pure le audizioni. Andare a chiuderne l'esame entro la prima settimana di agosto è nell'ordine delle cose».
Redazione online
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04/02/2010
Nucleare, il governo contro le Regioni
Nucleare, il governo contro le Regioni
L'esecutivo intende aprire nuove centrali, il veto dei governatori lo ostacolerebbe. Impugnate le leggi con cui Puglia, Campania e Basilicata hanno detto no a nuovi siti. Realacci: «Debole ritorsione»
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| La centrale nucleare mai entrata in funzione di Trino Vercellese |
ROMA - Il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare dinnanzi alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che impediscono l'installazione di impianti nucleari nei loro territori. Lo riferiscono fonti governative. La decisione è stata presa su proposta del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, e d'intesa con il ministro per gli Affari regionali, Raffaele Fitto.
CONFLITTO GOVERNO-REGIONI - Il governo ha più volte ribadito l'intenzione di riavviare un programma nucleare per l'Italia, dopo che la vittoria del referendum del 1987 aveva di fatto bloccato ogni possibilità in tal senso frenando anche i progetti già avviati a Montalto di Castro e Trino Vercellese. Ma alcune regioni avevano deciso di opporsi vietando con delle proprie leggi la destinazione del proprio territorio all'eventuale insediamento di nuovi siti nucleari. L'esecutivo chiede ora alla Consulta di dichiarare illegittimi quei provvedimenti che, di fatto, comporterebbero - soprattutto se poi seguiti da iniziative analoghe da parte delle altre regioni - l'impossibilità per il governo di individuare luoghi adatti alla costruzione delle nuove centrali.
LE MOTIVAZIONI - «L'impugnativa delle tre leggi è necessaria per ragioni di diritto e di merito», ha spiegato il ministro Scajola. «In punto di diritto - ha aggiunto - le tre leggi intervengono autonomamente in una materia concorrente con lo Stato (produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica) e non riconoscono l'esclusiva competenza dello Stato in materia di tutela dell'ambiente, della sicurezza interna e della concorrenza (articolo 117 comma 2 della Costituzione). Non impugnare le tre leggi avrebbe costituito un precedente pericoloso perchè si potrebbe indurre le Regioni ad adottare altre decisioni negative sulla localizzazione di infrastrutture necessarie per il Paese». «Nel merito - ha continuato il ministro - il ritorno al nucleare è un punto fondamentale del programma del Governo Berlusconi, indispensabile per garantire la sicurezza energetica, ridurre i costi dell'energia per le famiglie e per le imprese, combattere il cambiamento climatico riducendo le emissioni di gas serra secondo gli impegni presi in ambito europeo». Il ministro Scajola ha inoltre ricordato che «al prossimo Consiglio dei Ministri del 10 febbraio ci sarà l'approvazione definitiva del decreto legislativo recante tra l'altro misure sulla definizione dei criteri per la localizzazione delle centrali nucleari». Scajola ha poi preannunciato che «il governo impugnerà tutte le eventuali leggi regionali che dovessero strumentalmente legiferare su questa materia, strategica per il Paese».
«RITORSIONE DEBOLE» - La prima reazione politica è di Ermete Realacci, deputato Pd ed ex presidente di Legambiente: «È una debole ritorsione, visto che già il governo è di fronte alla Corte Costituzionale per l'inaccettabile legge che impone, unico caso in un paese occidentale, anche attraverso la militarizzazione dei siti, la costruzione delle centrali nucleari contro il volere delle regioni e dei territori. Quello del governo - ha aggiunto l'esponente democratico - è un approccio che rischia di condurci solo in un vicolo cieco; non sarà con la forza che si farà digerire agli italiani una scelta costosa e sbagliata». Per il presidente dei Verdi, Bonelli «la decisione di impugnare le leggi delle tre Regioni che avevano detto no al nucleare è un atto fascista e fuori dalla democrazia. E' sempre più evidente, ormai, la volontà di mettere i cittadini italiani davanti al fatto compiuto rispetto alla costruzione delle centrali nucleari, imponendole con l'esercito ed ignorando completamente la democrazia e le scelte delle regioni. Viene da chiedersi dov'è finito il tanto declamato federalismo di cui una delle forze della maggioranza, la Lega, ha fatto il proprio oggetto sociale».
Redazione Online
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10/12/2009
Cosentino, la Camera dice no all'arresto
Cosentino, la Camera dice no all'arresto
Hanno votato contro il provvedimento 360 deputati, 226 i voti favorevoli. Negata l'autorizzazione chiesta dalla Procura di Napoli che indaga il sottosegretario per rapporti con la camorra
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| Il sottosegretario Nicola Cosentino (Ansa) |
ROMA - L'aula della Camera ha negato l'autorizzazione all'arresto di Nicola Cosentino, sottosegretario all'Economia e candidato in pectore per il Pdl alla guida della Regione Campania, accusato di rapporti con la camorra nell'inchiesta sui rifiuti. I voti contrari sono stati 360, quelli favorevoli 226. «Prendo atto che c'è stato un voto che ha oltrepassato tutti gli schieramenti, al di là della stretta maggioranza» è stato il primo commento dello stesso Cosentino. Il quale, a risultato ottenuto, dice di «non aver avuto timore del voto segreto» perchè «sapevo, visto l'appoggio che ho avuto dai colleghi, che non poteva finire che con il diniego» alla richiesta di arresto per «un provvedimento che io continuo a ritenere abnorme» e che contiene «accuse infamanti».
IL NODO DELLA CANDIDATURA -Già la giunta per le autorizzazioni aveva dato parere negativo all'arresto. Nel pomeriggio l'assemblea di Montecitorio dovrà esprimersi sulle mozioni di sfiducia presentate dalle opposizioni che chiedono sostanzialmente al governo di sfiduciare il sottosegretario indagato (e che nel caso improbabile fosse sfiduciato ha già annunciato le proprie dimissioni). Resta ora da vedere quale sarà la posizione dell'ala «finiana» della maggioranza, visto che lo stesso presidente della Camera aveva definito «inopportuna» la candidatura di Cosentino quale portacolori del centrodestra. Secondo alcune indiscrezioni, una volta incassata la fiducia della maggioranza attraverso il no alla Procura, Cosentino potrebbe essere disposto a fare autonomamente un passo indietro, revocando la propria candidatura alla carica di Governatore.
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21/10/2009
Berlusconi: «Io sto con Tremonti, posto fisso e partite Iva sono un valore»
Berlusconi: «Io sto con Tremonti, posto fisso e partite Iva sono un valore»
E il ministro dell'economia precisa: «Ma dico no ai fannulloni». Cgil: «Si apra un tavolo». Il premier: «Lo dimostrano i provvedimenti del governo». No della Marcegaglia: «Ritorno al passato»
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| Emma Marcegaglia (Ap) |
ROMA - «La polemica della sinistra sulle dichiarazioni di Tremonti e sul posto fisso è l'ennesima conferma della malafede di molti esponenti della sinistra. Confermo la mia completa sintonia con il ministro Tremonti. Per noi, come dimostrano i provvedimenti presi in questi mesi a tutela dell'occupazione, è del tutto evidente che il posto fisso è un valore e non un disvalore. Così come sono un 'valore' le cosiddette partite Iva». Lo afferma il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. «Il governo - aggiunge il premier - è a fianco dei milioni di italiani che lavorano come collaboratori dipendenti così come è a fianco di milioni di italiani che intraprendono, rischiano e producono ricchezza per sé e per i loro collaboratori, nell'interesse dell'Italia». «Il governo lavora per una società fatta di libertà, di sviluppo economico e di solidarietà. A questi principi dell'economia sociale di mercato - dice il presidente del Consiglio - si ispira anche la tutela della famiglia come prezioso elemento di stabilità sociale ed economica, in piena sintonia con la Carta dei Valori del Popolo della Libertà, Carta che è esattamente la stessa della grande famiglia della libertà e della democrazia in Europa che è il Partito del Popolo Europeo».
MARCEGAGLIA CONTRARIA - Il premier si schiera dunque con il responsabile dell'Economia. Poco prima, invece, erano stati gli industriali a dire no alle idee di Tremonti sul valore ancora attuale del posto fisso nel mondo del lavoro. «Riteniamo che la cultura del posto fisso è un ritorno al passato non possibile, che peraltro in questo Paese ha creato problemi» ha detto il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. «Ovviamente nessuno è a favore della precarietà e insicurezza in un momento come questo, in particolare. Però noi siamo per la stabilità delle imprese e dei posti di lavoro che peraltro non si fa per legge» ha aggiunto.
FLESSIBILITA' REGOLATA - Per le imprese, dunque, il problema è duplice: «da una parte serve fare riforme per rendere le imprese più competitive, dall'altra serve una flessibilità regolata e tutelata come quella fatta con Treu e Biagi che ha creato 3 milioni di posti di lavoro», ha aggiunto la Marcegaglia. «Noi siamo quindi dell'idea che bisogna investire in ammortizzatori, formazione e in un migliore incontro tra domanda e offerta come indicato nel libro bianco del ministro Sacconi», ha detto la presidente di Confindustria, ancora sottolineando comunque che il grosso del precariato non arriva dall'industria «dove il lavoro è più stabile», ma è da cercare nell'università, nella pubblica amministrazione e nella scuola. «È a questo che dobbiamo dare una risposta», aggiunge. «La forza di questo Paese - ha concluso - non è la cultura del posto fisso ma proprio come dice Tremonti sta nei 5 milioni di imprenditori piccoli e medi che rischiano, vanno sui mercati e cercano di fare tutto il possibile anche in un momento come questo».
CGIL - Nel frattempo la Cgil chiede al governo l'apertura di un tavolo: «Se il governo è davvero interessato al superamento della precarietà - afferma il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani - apra un tavolo di confronto. È necessario affrontare questi temi senza perdere altro tempo».
TREMONTI: «MA NO AI FANNULLONI» - Poi è stato lo stesso Tremonti a tornare sulla questione: «Non è che se uno dice sì al posto fisso dice sì ai fannulloni» ha precisato ricordando che anche in un paese come l'America «ora si cerca la stabilita». «Io non sono un fanatico che vede nella mobilità un valore in sè», ha poi aggiunto. Tremonti ha detto inoltre di aver raccolto ieri l'assenso dell'ex ministro Tiziano Treu quando ha affermato che «il precariato è stato portato dalla globalizzazione, ma le leggi lo definiscono con elementi di stabilita. Con la legge non puoi abolire in lavoro precario - ha scandito il ministro - ma puoi fare in modo che sia meno duro e ansiogeno». Il ministro insiste: «Se uno vi chiede se preferite stare al caldo o al freddo mi pare una cosa molto normale rispondere al caldo». Tutto questo per spiegare che la sua valutazione non è assolutamente una novità: «L'ho scritto - dice - anche nel mio libro di due anni fa».
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26/07/2009
Sanatoria per le multe, comuni divisi
Sanatoria per le multe, comuni divisi
Contrari a Milano e a Bologna: «Sarebbe un torto ai cittadini più onesti». Roma e Napoli favorevoli alla riscossione senza sanzioni delle vecchie contravvenzioni non ancora pagate
| Una manifestazione contro le «multe pazze» a Roma (Benvegnù-Guaitoli) |
MILANO - Comuni divisi in vista della mini-sanatoria per le multe fino al 2004, contenuta nel decreto anti-crisi. La misura prevede che le sanzioni, comprese quelle per le quali sia già stata emessa l'ingiunzione di pagamento, potranno essere sanate senza il pagamento degli interessi, ma con un tasso del 4% per l'agente di riscossione a titolo di rimborso. Il Comune di Roma è soddisfatto. Del resto, è stato proprio l'assessore al Bilancio e deputato Pdl Maurizio Leo, a presentare l'emendamento originario. Così, ha detto il sindaco della Capitale, Gianni Alemanno, «si apre una via d'uscita all'annosa questione delle multe arretrate nella nostra città, i cui mancati pagamenti derivavano non tanto dall'inadempienza dei nostri concittadini, quanto a quella dell'amministrazione».
IL CASO ROMA - La sanatoria a Roma interessa ben 2,7 milioni di verbali, che, secondo prime stime, riguarderebbero tra i 400 e i 600 mila romani. «Nel passaggio tra la riscossione affidata ai privati, ovvero il Monte dei Paschi di Siena, e il pubblico, la Gerit - ha spiegato l'assessore Leo - c'era stata una penalizzazione del cittadino. Se ci fosse stata, invece, una riscossione efficiente il cittadino avrebbe pagato subito senza altri oneri». Proprio in questo passaggio a Roma si è creato il problema delle «cartelle pazze» che hanno costretto molti cittadini ad interminabili file negli uffici della Gerit per contestare somme superiori alla realtà oppure sanzioni già pagate. Ora, ha aggiunto Leo, «i romani possono andare in vacanza tranquilli: se c'è stata prescrizione ovviamente non dovranno pagare nulla, mentre se non c'è stata, al loro ritorno pagheranno soltanto la sanzione base come se la stessero onorando entro i 60 giorni».
IL NO DI MILANO E BOLOGNA - Contrario al mini-condono, invece, l'assessore al Bilancio del Comune di Milano Giacomo Beretta. «Questo è un provvedimento che non ci piace - ha affermato Beretta - perchè tende a premiare chi ha fatto il furbo e quindi penalizza tutti quei cittadini onesti che invece pagano regolarmente le sanzioni. Sono proprio questo genere di misure che alimentano la disaffezione dei cittadini verso la politica». Sulla stessa linea di Milano si trova Bologna. Tanto che per l'assessore al Bilancio Villiam Rossi, il sindaco Flavio Delbono potrebbe anche decidere di non avvalersi della norma. «Personalmente sono contrario eticamente alle sanatorie», ha spiegato Rossi, secondo cui, comunque, la misura«non inciderebbe più di tanto sul bilancio cittadino, perchè le multe vengono inserite solo quando è accertato il pagamento, senza contare che il recupero delle multe è già stato fatto negli anni precedenti, quindi non si tratterebbe di grosse cifre». Napoli è invece sulle posizioni di Roma. La misura, secondo il presidente della commissione consiliare al bilancio del Comune, Saverio Cilenti, «potrebbe aiutare il recupero di fondi per il Comune. Soprattutto per quanto riguarda quella parte cospicua di multe che l'amministrazione, non riuscendo a recuperare, ha dovuto togliere dal bilancio». Un provvedimento positivo, quindi, che Cilenti spera possa contribuire a fare ordine nel caos di pagamenti dovuti e mancati.
10:16 Scritto in GIUSTIZIA | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
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09/05/2009
«Votateci, fermeremo Berlusconi» Silvio infiamma le elezioni finlandesi
«Votateci, fermeremo Berlusconi» Silvio infiamma le elezioni finlandesi
La polemica per il racconto di una presunta visita a una chiesetta: «Non c'è mai stata». Il partito Keskusta contro le ultime dichiarazioni del leader italiano: «No a chi racconta frottole»
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| Il manifesto elettorale finlandese |
HELSINKI - Come tutte le campagne elettorali finlandesi, anche quella per il Parlamento europeo del prossimo 7 giugno finora era stata condotta quasi in sordina. Si preannunciava qualche comizio, qualche dibattito in tv dove i vari candidati avrebbero risposto, una alla volta senza interrompersi uno con l'altro, alle domande del moderatore. Insomma, una campagna elettorale ben diversa dai canoni italiani.
MANIFESTO - A surriscaldare la temperatura elettorale è stato un manifesto del 'Keskusta' (Partito di centro), il partito del Premier Matti Vanhanen. Il titolo non poteva essere più esplicito: «Berlusconi è contro la Finlandia». Il testo fa riferimento alla fantomatica chiesetta in legno del '700 ed alla altrettanto fantomatica visita ufficiale del Presidente del consiglio italiano durante la quale andò ad ammirarla dopo tre ore di viaggio. Come dichiarato dal portavoce del ministro degli Esteri finlandese, Alexander Stubb, Berlusconi non è mai stato in visita ufficiale nel Paese nordico. Nel 1999 fu in Finlandia in visita privata, per partecipare ad una riunione del Partito Popolare Europeo al quale Forza Italia aveva aderito l'anno prima. In quella occasione, dice sempre il ministero degli esteri finlandese, Berlusconi non fu accompagnato dai dirigenti del 'Kansallinen Kokoomus' (Alleanza nazionale, in italiano), che fa parte del PPE, in nessuna chiesetta di legno.
POLEMICA POLITICA - Il testo del manifesto del Keskusta (fino al 1988 si chiamava 'Partito agrario' ed il suo leader era Urho Kekkonen, presidente della Finlandia dal 1956 al 1982) dice che bisogna impedire l'arrivo al Parlamento europeo di tipi usi a parlare a ruota libera, a dire sciocchezze e a raccontare frottole. Il Parlamento, invece, è un luogo in cui si prendono importanti decisioni che incidono sulla vita dei cittadini europei, sia quelli che vivono in villaggi con chiese di legno sia quelli della città dove c'è il Colosseo. Il Keskusta, insomma, accusa in modo indiretto il partito del Kokoomus di fare comunella, in Europa, con tipi come Silvio Berlusconi, il quale ha un indice di gradimento -in Scandinavia- non certo del 75% come in Italia. Anzi. C'è da prevedere, nei prossimi giorni, un aumento della lotta politica in Finlandia sulla base delle dichiarazioni di Berlusconi riguardo alle ragazze finlandesi, purché maggiorenni.
PROTAGONISTA - I tre partiti maggiori, Keskusta, Kokoomus, Partito socialdemocratico, hanno circa il 25% dei voti a testa. Ogni variazione anche minima può essere decisiva per essere il partito più votato e, dunque, quello incaricato di formare, quando verrà il momento, la coalizione governativa. E' sotto questa luce che la lotta per le elezioni europee oltre ai temi classici (crisi economica, ambiente, normative comunitarie) adesso ha un nuovo e strano - almeno per i finlandesi - protagonista: Silvio Berlusconi e le sue battute.
Paolo Torretta
20:54 Scritto in POLITICA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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