21/09/2011
"Lei mi tradisce" e lui si vendica in pubblico e molla la sposa sull'altare
"Lei mi tradisce" e lui si vendica in pubblico e molla la sposa sull'altareIl plateale rifiuto nella basilica di Monopoli. Poi l'uomo invita i suoi parenti a festeggiare il ritorno al celibato
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30/10/2010
Alle Maldive nozze con insulti. La coppia di svizzeri non se ne accorge
Alle Maldive nozze con insulti. La coppia di svizzeri non se ne accorgeNegli hotel dell'arcipelago i matrimoni-bis per sposi in luna di miele. Smascherato da Youtube l'episodio in un resort. E il ministro degli Esteri apre un'inchiesta
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01/08/2010
Imma sta bene: «Sotto le macerie ho pensato a mamma e papà»
Imma sta bene: «Sotto le macerie ho pensato a mamma e papà»IL CROLLO DI AFRAGOLA. La piccola sopravvissuta: «Non sono contenta di come è andata a finire». I medici: potrebbe essere dimessa presto
NAPOLI - Ha passato una notte tranquilla in ospedale. E al suo risveglio, ha ricordato quelle ore terribili sotto le macerie. «Ho pensato a mamma e papà. E anche a mio fratello gemello. Con lui stiamo insieme, giochiamo e qualche volta litighiamo pure». La piccola Imma, la bimba di 10 anni unica sopravvissuta al crollo della palazzina di Afragola costato la vita a tre persone, parla dal lettino dell'ospedale Santobono di Napoli dove è ricoverata. «Oggi non è un bel giorno - ha aggiunto - anche se è tutto passato». La bimba - che è stata estratta viva dai soccorritori dopo aver passato 15 ore sotto le macerie - ancora non sa che la nonna, con la quale si trovava nell'appartamento al momento del crollo, è morta. Ma forse comincia a realizzare e aggiunge: «Non sono contenta di come è andata a finire».
LE SUE CONDIZIONI - Nonostante il trauma addominale e lo schiacciamento di un piede, le condizioni della piccola sono giudicate complessivamente buone dai sanitari dell'ospedale napoletano «Le sue condizioni sono migliorate - afferma Eduardo Rotolo, vicedirettore sanitario del Santobono. - La bambina ha riposato tranquillamente, è sotto terapia e sotto l'effetto degli antidolorifici. Resterà comunque sotto osservazione per le prossime 24 ore per il trauma addominale che ha riportato e per verificare eventuali complicanze che al momento non ci sono». Per Imma la prognosi è di trenta giorni, ma la piccola - questo almeno è l'auspicio dei medici - in assenza di complicazioni potrebbe essere dimessa prima. E magari tornare a casa da papà e mamma per Ferragosto.
| La palazzina crollata (Laporta) |
IL PALAZZO - Intanto emergono nuovi particolari sulle pessime condizioni della struttura. A quanto pare, il cancello della palazzina in via Calvanese 8 non chiudeva bene e gli abitanti dell'edificio stavano pensando di sostituirlo. Non si rendevano conto che era un segnale del cedimento strutturale. Il particolare emerge dalle testimonianze dei vicini, e trova riscontri nei primi rilievi dei tecnici del comune, impegnati nella messa in sicurezza delle strutture pericolanti accanto alla palazzina crollata. Le ruspe lavorano alacremente per portare via detriti e calcinacci, la strada è transennata, qualcuno degli sgomberati alla spicciolata porta via masserizie nelle buste della spesa, e qualcuno ha lasciato ceri e fiori attaccati alle transenne di protezione. Rose rosse in particolare a Pasquale e Katia, sposati l'8 maggio dello scorso anno, dalla zia Patrizia, che nel biglietto scrive che «il Signore ha voluto a se due angeli». «C'è stato un cedimento strutturale, credo - dice Antonio Esposito, geometra dell'ufficio tecnico comunale - l'edificio doveva essere stato ristrutturato negli anni '60, come indicano le strutture in ferro liscio trovate nel cemento armato vecchio. Non è collassato su di sé, ma in avanti, e avrà collaborato qualche infiltrazione copiosa d'acqua. Del resto i cadaveri sono stati trovati 5 metri più avanti della linea del cancello, che lì sotto è sprofondato di un metro in avanti anch'esso».
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31/07/2010
Napoli, crolla una palazzina. Tre morti, si salva una bimba
Napoli, crolla una palazzina. Tre morti, si salva una bimbaImma, 10 anni, è stata estratta viva dopo esser rimasta intrappolata per ore sotto le macerie dell'abitazione di tre piani del comune di Afragola. Era andata a dormire dalla nonna, una delle vittime. Morta anche una coppia di giovani sposi.
Uno schianto nella notte: poco dopo l'1.30 di venerdì notte una palazzina di tre piani situata in via Calvanese, ad Afragola, comune a nord di Napoli è crollata, probabilmente a causa di infiltrazioni d'acqua provocate dal violento nubifragio che si è abbattuto su Napoli e provincia.
La gente di Afragola (Napoli), i volontari della Protezione civile e i vigili del fuoco hanno scavato tutta la notte e a mani nude e solo dopo nove ore sono stati estratti i corpi senza vita di due sposini, Pasquale ed Enrica, e di Anna Cuccurullo, di 75 anni.
E' invece salva la piccola Imma, di 10 anni.
Imma, è stata portata in ospedale - Un applauso liberatorio di tutti i soccorritori ha salutato l'estrazione dalle macerie della piccola Imma. Caricata su un'ambulanza è stata portata in ospedale. La piccola è in buone condizioni.
Gli strumenti dei Vigili del Fuoco hanno intercettato il pianto di Imma che la notte scorsa dormiva insieme con la nonna Anna Cuccurullo di 75 anni, una delle tre vittime. La notizia ha scatenato la gioia e gli applausi di un centinaio di persone che affollano via Calvanese e che stanno seguendo dalla notte scorsa le operazioni di scavo. Nel crollo la palazzina di due piani è sprofondata di circa 2 metri al di sotto del livello stradale e nel punto in cui è stata localizzata la bimba si sono formate delle bolle d'aria.
Le vittime - Pasquale Zanfardino, di 33 anni, e la moglie Enrica Tromba, di 29, sono stati trovati abbracciati nel loro letto e tirati fuori a fatica: erano rimasti incastrati tra le pietre di tufo e il cemento armato.
Poco dopo è stato ritrovato anche il corpo senza vita di Anna Cuccurullo, di 75 anni.
A lungo si è ritenuto che tra i dispersi potessero esserci anche tre immigrati, provenienti dal Marocco e dal Ghana, che risultano all'anagrafe abitanti nell'edificio distrutto. Tuttavia, secondo le ultime informazioni raccolte di carabinieri, almeno due degli stranieri sicuramente non si trovavano nell'edificio al momento del crollo.
Le proteste: gente bloccata nelle case - Alcuni residenti di via Calvanese, la strada di Afragola dove è crollata la palazzina, hanno protestato con le forze dell'ordine, sostenendo che molte persone si trovano bloccate nella loro abitazioni, in edifici vicini a quello crollato.
Le strutture attigue, infatti, sono state tutte evacuate durante la notte, ma lo sgombero non ha riguardato alcuni edifici che non si affacciano sulla strada. "Mia madre ha 92 anni, devo assolutamente andare a liberarla - dice un uomo che come molte altre persone è bloccato dalle transenne collocate lungo la piccola strada del centro storico - in quel palazzo ci sono almeno altre venti persone che non possono né entrare né uscire da ieri notte".
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31/03/2010
«È nato Andrea»: il blog annuncia la nascita del bebè di Anna e Gigi
«È nato Andrea»: il blog annuncia la nascita del bebè di Anna e Gigi
Dal sito del cantante: «nato il primo figlio della coppia». Arriva la cicogna per D'Alessio e Tatangelo
NAPOLI - «È nato Andrea!». Il blog ufficiale di Gigi D'Alessio spara in homepage la notizia della nascita del primogenito di Anna Tatangelo e D'Alessio, coppia consolidata, che attendeva l'arrivo della cicogna proprio in questi giorni. Il tam tam in rete è partito subito tanto che altri siti hanno ripreso la news. Anche se al momento non ci sono conferme ufficiali. Anna, cantante originaria di Sora diventa mamma a soli 23 anni. Andrea, se la notizia sarà confermata, viene alla luce dopo una prima gravidanza interrotta spontaneamente: un dramma dal quale la coppia ha saputo riprendersi velocemente. Le paure e le angosce del passato sono state spazzate via dai primi vagiti del piccolo Andrea. Per il cantante napoletano sarebbe addirittura il quarto figlio: i primi tre sono nati dal matrimonio con la ex moglie Carmela Barbato.
Al. Ch.
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26/03/2010
Bimbo morto, il Dna sul piede del piccolo appartiene al compagno della madre
Bimbo morto, il Dna sul piede del piccolo appartiene al compagno della madre
Genova - confronto «duro e teso» tra i due davanti agli inquirenti. Svolta nelle indagini. Caterina Mathas, accusata di aver ucciso il figlio, urla a Rasero: «Ti farò prendere 30 anni»
| Caterina Mathas condotta in Procura a Genova (Ansa) |
GENOVA - Svolta nelle indagini dell'infanticidio del piccolo Alessandro, il bimbo di 8 mesi ucciso a Genova. Il Dna rinvenuto sul piede del bambino appartiene a Giovanni Antonio Rasero, il compagno della madre del piccolo, Caterina Mathas (entrambi sono accusati del delitto). «Elemento decisivo - spiega in una nota il procuratore aggiunto Vincenzo Scolastic - è stato il rinvenimento sul piede del bambino, dove sono stati trovati i segni di un morso, del dna di Giovanni Antonio Rasero in considerazione degli ulteriori elementi di accusa già raccolti a suo carico. Resta da valutare la posizione della donna alla luce di questo nuovo dato che sembra escludere la sua partecipazione materiale al delitto». Il piccolo Alessandro è morto la notte del 15 marzo scorso nel locale di Giovanni Antonio Rasero durante una notte a base di cocaina con Aikaterini Mathas.
CONFRONTO - Intanto i due accusati si sono trovati faccia a faccia davanti al pm Marco Airoldi e agli investigatori della squadra mobile Gaetano Bonaccorso e Alessandra Bucci. Un confronto durato un'ora e mezzo circa, «emotivamente duro» dice uno degli inquirenti, «violento» lo definisce uno dei due difensori di Rasero, l'avvocato Giuseppe Nadalini, «teso» è l'aggettivo scelto invece da uno dei legali della donna, l'avvocato Igor Dante. Katerina Mathas si sarebbe rivolta a Rasero, urlandogli: «Te la farò pagare. Vedrai che ti faccio prendere 30 anni». Un confronto già più di una volta ipotizzato e sempre rimandato fino alla notte scorsa, quando all'una, al termine di circa dieci ore di interrogatori, il sostituto procuratore ha ritenuto che i tempi fossero maturi. Intanto Rasero in carcere ha scritto un memoriale, che nei giorni scorsi è stato consegnato al pm, in cui racconta che quella notte si era svegliato «mentre la donna gli metteva le mani in bocca».
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24/03/2010
Troppo poveri per seppellire la loro bimba
Troppo poveri per seppellire la loro bimba
AL PRONTO SOCCORSO DI CASSINO (FROSINONE). Una giovane coppia non può pagare la sepoltura della piccola morta durante il parto: la lasciano in ospedale
CASSINO (Frosinone), 24 mar. - Poveri, talmente poveri, da essere costretti ad abbandonare il corpicino della loro bimba nata morta all'obitorio dell'ospedale di Cassino (Frosinone) e a chiedere ai medici di occuparsi loro della sepoltura. Una storia quella di due ragazzi romeni che ha straziato il cuore di quanti, presso l'Ospedale Civile, hanno vissuto insieme a loro una tragedia senza fine.
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| L'ospedale di Cassino |
LA MORTE - Venti anni lui, 18 lei sono arrivati al pronto soccorso qualche giorno fa. La ragazza in preda alle doglie, lui preoccupato ma raggiante per l'arrivo della loro prima bambina. Nessuno poteva immaginare che le cose sarebbero poi finite in maniera così tragica. Durante il parto i medici si sono accorti che il feto era in sofferenza, anzi non aveva più battiti e purtroppo il sospetto è divenuto realtà quando la bimba è venuta alla luce. Priva di vita. Tragedia nella tragedia, i due genitori - una volta che i medici hanno consegnato loro il corpicino per dargli sepoltura - hanno spiegato tra le lacrime e in uno stentato italiano che loro quell'angioletto appena nato proprio non potevano portarlo a casa. Senza soldi e senza possibilità, né di offrirgli un funerale né di poterlo riportare nella terra d'origine, in Romania. La salma della bimba è ora presso l'obitorio di Cassino in attesa che qualcuno si faccia carico della sepoltura. (fonte Agi)
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21/03/2010
Genova: convalidato l'arresto della mamma di Ale e del suo compagno
Genova: convalidato l'arresto della mamma di Ale e del suo compagno
I GIUDICI: «LA COPPIA, A CAUSA DELLA COCA, PRIVA DI CAPACITA' DI CONTROLLARE L'AGGRESSIVITA'». «Piangeva per fame, ucciso per zittirlo»
| Katerina Mathas (Ap) |
GENOVA - Restano in carcere Katerina Mathas, 26 anni, la madre del piccolo Alessandro, e Giovanni Antonio Rasero, 29 anni, accusati di aver ucciso il bimbo di otto mesi in una notte di sballo, fra cocaina e hashish. Il gip di Genova Vincenzo Papillo ha confermato l’arresto e la custodia in carcere richiesta dal pm Marco Airoldi ma non ha sciolto il nodo delle due versioni contrastanti, l’uomo e la donna infatti si accusano a vicenda. Il gip ritiene responsabili entrambi. I due, scrive nell’ordinanza, erano sotto l’effetto della coca e non sopportavano il pianto per fame del bambino: «in questa situazione di esasperazione gli indagati, verosimilmente in momenti successivi, con condotte e intensità crescente, delle quali non sono stati in grado di comprendere la gravità, usarono violenza nei confronti di Alessandro, dal morso al pizzicotto allo scuotimento fino ai colpi inferti alla testa, per indurlo al silenzio».
Restano quindi in carcere per «la gravità straordinaria del reato e la personalità degli indagati privi della capacità di controllo dei propri impulsi aggressivi». Mathas e Rasero sono rimasti aggrappati alle loro opposte versioni. Lei ha detto di essersi assentata da mezzanotte all’una e mezza dal residence per cercare droga, la circostanza è confermata dalle telecamere della sorveglianza ai cancelli. Indirettamente accusa l’uomo di aver ucciso il bambino in quel periodo. Rasero dichiara di essersi svegliato fra le 2 e le 2 e 15 e di aver visto la donna «in piedi davanti al divano mentre sollevava il bambino in alto con le braccia (col volto del bambino rivolto verso di lui) e quindi lo scagliava a terra». Rasero sostiene di aver detto alla donna «Che c. stai facendo? smettila o chiamo i carabinieri» e di essere tornato a dormire dopo che lei lo aveva rassicurato. Solo la mattina, dopo essere uscito a fare colazione, avrebbe visto che il piccolo era «freddo e rigido». La morte del piccolo, si ritiene, è avvenuta in un arco di tempo che va dall’ora in mezza in cui era solo con Rasero fino all’ora e mezza successiva, quando la coppia era assieme. L’unica circostanza che si può escludere è che Alessandro sia rimasto solo con la mamma per più di cinque minuti (il tempo impiegato per comprare le sigarette alla stazione di Nervi). Un altro testimone, Bruno I., ha dichiarato di aver telefonato più volte quella notte a Katerina Mathas pregandola di andare via dal residence insieme col bambino e di raggiungerlo a Rapallo. Ma lei «piangendo mi disse che non poteva venire via». Poi Bruno I. non avrebbe più risposto alle chiamate di Katerina, l'ultima alle 2 e 45 minuti. Probabilmente Alessandro era già morto.
Erika Dellacasa
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17/03/2010
Bimbo morto, fermati madre e compagno "Raptus della follia dovuto all'uso di coca"
Bimbo morto, fermati madre e compagno "Raptus della follia dovuto all'uso di coca"
La coppia ha ammesso l'uso di droghe ma si è detta innocente. e lui accusa lei. La posizione degli inquirenti sull'omicidio a Genova di Alessandro, seviziato e ucciso a soli otto mesi
| Posto sotto sequestro il monolocale dove si ì consumato l'infanticidio (Ansa) |
GENOVA - Un raptus della follia dovuto all'uso di cocaina: sarebbe questo, secondo gli inquirenti, il movente dell'omicidio di Alessandro, il bimbo di otto mesi morto martedì a Genova a causa di un trauma cranico. Per il decesso del piccolo, sono stati arrestati nella notte, con l'accusa di omicidio volontario, la madre del bambino, Katerina Mathas, disoccupata 26enne, e il suo compagno, Gian Antonio Rasero, di 34 anni, broker alle dipendenze di un'agenzia di yacht, entrambi genovesi. L'uomo non è il padre del bambino. La coppia ha ammesso di aver fatto uso di sostanze stupefacenti ma ha negato, nel corso dell'interrogatorio, di aver commesso il delitto. Rasero tuttavia ha puntato il dito contro la madre del bambino. «Mi sono svegliato e ho visto Katerina che sbatteva il figlio a terra. Mi ha detto che era tutto a posto, mi sono fidato», ha raccontato il 34enne. Secondo quanto emerso, inoltre, sul corpo del piccolo sono state riscontrate fratture plurime sulla parte posteriore del cranio, bruciature da sigaretta in un padiglione auricolare, e lividi sul collo, provocati probabilmente da pizzicotti. Dai riscontri effettuati dalla squadra mobile, risulta che Alessandro era rimasto con la madre ed il suo compagno dalla sera prima, fino all'arrivo al pronto soccorso. Non è ancora chiaro chi dei due abbia compiuto materialmente il gesto, ma gli investigatori ritengono certo il coinvolgimento di entrambi nell'infanticidio. È possibile che la donna, che nel corso dell'interrogatorio si è professata innocente, abbia rimosso l'accaduto, e questo potrebbe essere dovuto sia all'uso della droga, sia alla gravità del fatto. «È un delitto efferato che lascia una traccia in noi» ha detto il questore di Genova Filippo Piritore. «Le dichiarazioni rilasciate dai due arrestati ci lasciano perplessi e devono essere approfondite», ha aggiunto.
ESAMI TOSSICOLOGICI - Il medico legale genovese Marco Salvi sta lavorando ad una vera e propria «carta di identità genetica» di Katerina Mathas e del compagno. I due sono stati sottoposti a prelievi di sangue, delle urine e del Dna, per stabilire quando sia avvenuta l'assunzione di sostanze stupefacenti. Il pm Marco Airoldi, titolare dell'inchiesta, ha concesso quindici giorni per depositare i risultati di questi esami. Per il momento il magistrato non ha ancora presentato richiesta di convalida dell'arresto dei due.
AVEVANO CONSUMATO COCAINA - Durante il lungo interrogatorio condotto dal pm e dal capo della sezione omicidi della Squadra Mobile di Genova, Katerina e il compagno, ora rinchiusi nelle carceri di Marassi e di Pontedecimo, avrebbero dichiarato di avere consumato cocaina la sera prima del decesso del piccolo, di essersi addormentati e di aver trovato il bambino ferito al loro risveglio. Avrebbero tentato di soccorrerlo, portandolo al pronto soccorso del Gaslini. I medici, insospettitisi immediatamente per le lesioni riscontrate sul corpo del bambino, hanno segnalato il decesso agli agenti di polizia all'interno dell'ospedale. I due giovani sono stati allora avvicinati dagli investigatori della sezione omicidi della Mobile genovese e condotti in questura, dove sono stati sottoposti a serrati interrogatori tesi a ricostruire le ultime ore di vita del bambino. Nella notte, l'arresto. La piccola salma è stata trasferita all'istituto di medicina legale dell'ospedale San Martino di Genova dove sarà sottoposta ad autopsia.
LUI ACCUSA LEI - «Mi sono svegliata e mio figlio giaceva lì immobile. Non so che cosa sia successo, io non ho fatto nulla» avrebbe detto quasi subito la donna, secondo quanto riporta Il Secolo XIX. Tra le righe, una accusa implicita nei confronti del compagno. Il silenzio impenetrabile di lui, incrinato solo dall'ammissione dell'uso di cocaina, si sarebbe poi rotto solo a notte fonda: «Mi sono svegliato e ho visto Katerina che sbatteva il figlio a terra. Mi ha detto che era tutto a posto, mi sono fidato».
LA SEGNALAZIONE - Il piccolo Alessandro era stato trasportato nella tarda mattinata di martedì dalla coppia al pronto soccorso dell'ospedale pediatrico Gaslini con un grave trauma cranico. Era già morto, ma i sanitari avevano tentato una disperata manovra di rianimazione che non aveva dato esito positivo. Constatato che la ferita non era compatibile con una caduta (di caduta aveva parlato inizialmente la madre del bambino), i medici avevano avvertito la polizia. Katerina Mathas, che risiede con i genitori nel quartiere di San Fruttuoso, aveva trascorso la notte nel monolocale preso in affitto un paio di mesi fa da Rasero in un lussuoso residence di Nervi.
Redazione online
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19/10/2009
Clooney-Canalis, amore senza baci
Clooney-Canalis, amore senza baci
Il caso mediatico - Le foto in posa o con il broncio alimentano i dubbi. Tutti gli indizi di una «coppia finta»
ROMA — Elisabetta Canalis e George Clooney, mediaticamente, sono senza dubbio la coppia dell’anno. La sensazione è stata precisa, ieri l’altro, al tramonto, sul red carpet del Festival del Cinema di Roma. C’era una bella folla eccitata che li acclamava. C’era un cospicuo — raro? — tasso di glamour. Avrete visto le foto, le immagini in tivù: i due, insieme, rasentano davvero la perfezione estetica (e anche umana: perché lui è veramente simpatico, rapido, generoso; e lei pure: divertente, furba, allegra).
Detto questo, il sospetto era e resta che sia tutta una commedia organizzata per cercare di fugare i sospetti sull’omosessualità di Clooney. I cronisti mondani, ormai senza indugi, fanno notare come Rupert Everett abbia pagato duramente la sua ammissione d’essere gay: Hollywood non gradisce, poi non fa lavorare; anche certe storie omosex avute da Paul Newman, per dire, si sono apprese solo dopo la sua morte. Ma non solo: i cronisti di gossip ricordano poi come già due anni fa accanto a Clooney comparve improvvisamente una ballerina di lap-dance, tale Sara Larson, che con lui sfilò addirittura sul red carpet di Venezia.
Improvvisa, a ripensarci, anche la comparsa della Canalis. Che, una sera di luglio, arriva alla reception dell’hotel Majestic, in via Veneto. «Sono attesa al ristorante... ». L’ha chiamata il suo amico Manuele Malenotti, patron della Belstaff (suo il giubbotto indossato da Brad Pitt in «Bastardi senza gloria»), che è a tavola con George Clooney e il segretario Giovanni Zequireya. Intorno alle 2 di notte, il gruppo esce. E, guarda caso, fuori sono appostati i paparazzi: chi li ha chiamati? E ancora: di chi è il telefonino con cui, poco prima, è stata scattata la foto della cena?
La storia del presunto amore decolla, ufficialmente, da qui. Ma da qui cominciano ad accavallarsi anche altri sospetti. Perché la Canalis, nelle prime foto che la ritraggono sulle strade del lago di Como in moto con George, è sempre cupa, accigliata? Perché mai, tra i due, una carezza? Che razza di innamorati sono?
Passa qualche giorno e il settimanale Chi pubblica un lungo servizio fotografico con una serie di foto esclusive. Alcune ritraggono la coppia mentre scherza sul bordo della piscina che Clooney ha sul lago: sono anni che Clooney possiede quella magnifica dimora; e perché, solo adesso, anche se da anni vi trascorrono periodi di vacanza i più celebri divi del pianeta, perché solo adesso è stato possibile violarne la privacy?
Mistero. Così come non si comprende l’uscita di Brad Pitt. Che, intervistato sulla storia d’amore del suo carissimo amico George, dice: «Sarebbe tempo che George facesse outing, dichiarando tutto l’amore che prova per il suo compagno...».
Passa qualche settimana e, al Festival di Venezia, Antonello Sarno di Studio Aperto chiede a Matt Damon: «Cosa ne pensi della storia del tuo vecchio amico George con la velina italiana? ». E Damon, prima sorride, poi serio fa: «Sì, sarebbe bello che George venisse a Venezia con il suo vero fidanzato». Pitt e Damon due burloni? Damon per precisare che si trattava «solo di una battuta», pochi giorni dopo compare addirittura davanti a David Letterman, nel popolare show televisivo americano. Un po’ troppo, forse, per smentire uno scherzo.
Intanto lei, la Canalis, tace. Muta. Sembra aver perso la parola. Lui, Clooney, dal Festival di Toronto, a chi gli chiede perché ha una mano fasciata, spiega (cercando d’essere ironico): «Ho dato un pugno a Pitt, per aver detto quelle cose. E un altro a Matt, per averci ricamato su».
E siamo a Roma. In albergo, con camere separate. Riflette però Cristiana Caimmi, l’esperta capo ufficio stampa del Festival: «Personalmente sono rimasta molto colpita dal gesto di pura galanteria di Clooney che, l’altra sera, prima di fermarsi con i giornalisti, ha concesso alla Canalis di sfilare con lui per l’intero red carpet». Certo, vero, tutto vero: ma perché quei due non si danno mai un bacio?
Fabrizio Roncone
Corriere.it
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