24/10/2010
«Do il mio seme per coppie lesbiche» Due donne senesi accettano l'offerta
«Do il mio seme per coppie lesbiche» Due donne senesi accettano l'offertaL'uomo, un disabile di Cortona, ha aperto un sito web
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03/09/2010
Maddie, pedofilo rivela: "Rapita da zingari e rivenduta"
Maddie, pedofilo rivela: "Rapita da zingari e rivenduta"In una lettera di cui riferisce il 'Sun' l'uomo, sospettato per il rapimento della piccola, dice: "Fu presa da una banda di nomadi, su commissione, per una coppia che non poteva avere figli"
30/10/2009
L’ingegnere e la mamma in coda per il metadone
L’ingegnere e la mamma in coda per il metadone
La Milano «normale» al Sert: «Le ville? Vendute per la cocaina». Anestesisti, televenditori, coppie sposate. Sono 90 i pazienti passati in 5 ore dalla struttura del centro
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| Strisce di cocaina (Fotogramma) |
MILANO - «Una mia amica era incinta e continuava a pippare. 'Sei matta, non ci pensi al bambino?' domandavo. Rispondeva: 'Tranquilla. Al massimo esce più piccolo'. Quando ho saputo di aspettare la mia Ale, ho smesso. Ha nove mesi. Dico, giurano, che è nata sanissima. Però ho usato cocaina per cinque anni... Ogni dieci minuti, specie la notte, la ispeziono. La visito, proprio come fossi un medico. Ho paura di trovare arti spostati, gli occhi che non si aprono, i riflessi spenti. Una ossessione. Io ho 29 anni».
«Mi guardi. Si vede che, insomma, vivo bene, una vita di un certo livello. Mi ci vede a finire dai marocchini in stazione Centrale a cercare l’eroina? Ci andavo ogni sera. Avevo schifo. E le parla uno che è ingegnere, ha cinquant’anni, ha passato una vita a costruire di tutto in Africa, conosce gente di livello, mia sorella, per dirle, lavora a... e io giravo a comprare l’eroina».
La mamma di Ale è una, l’ingegnere è un altro, e siamo appena a due. Ieri mattina, al Sert di via Conca del Naviglio, il Centro servizi per le tossicodipendenze che serve il centro città, a ritirare il metadone sono passati in novanta. In cinque ore. Dalle 7.30 alle 12.30. Il Sert, che a Milano qualcheduno del Comune vorrebbe chiudere, ancora si porta dietro il ricordo e le immagini dei decenni passati. Code di scheletri spolpati dall’eroina; chi sveniva, chi vomitava, chi cadeva a terra e ci rimaneva.
Nel primo semestre dell’anno il Sert ha seguito 3.466 persone. Si sono visti un marito e una giornalista che si bombardavano di coca per ritrovare l’intesa sessuale. È transitato un tipo comparso nelle televendite. Si è fermato un anestesista che ogni giorno ha in mano i destini di tanti di noi (l’ospedale è tra i più importanti). E si sono moltiplicati i distinti signori che, invitati ad andare in bagno per il prelievo dell’urina, dalla tasca della giacca hanno tirato fuori un campione di pipì di un amico. Per camuffare l’alta concentrazione di droga. A riprenderli, la telecamera interna alla toilette. Lo sanno che esiste, ci mancherebbe, vengono avvisati, è per la legge sulla privacy. La telecamera l’hanno messa per evitare che si imbrogli.
Il Sert, diretto dalla dottoressa Paola Sacchi, cura malati, e ci tiene che in giro si sappia. Non è un angolo buio di reietti; piuttosto, è uno dei salotti di Milano. Dentro, si affollano gli invitati, insospettabili prigionieri di un male che la città ha diagnosticato eppure trascurato. Per vergogna o per superbia.
Riccardo Gatti studia la tossicodipendenza da sempre. È stato a New York nel biennio ’89-’90: la droga invadeva le classi agiate. «Qui l’invasione», dice, «è già iniziata. Quasi nessuno sembra volersene accorgere. Anzi, chi denuncia questi problemi dà fastidio. Noi proviamo a leggere cosa avverrà in futuro. Incrociamo i dati, studiamo. Sta tornando l’eroina. Cresceranno i consumatori. Si abbasserà l’età media. Mi chiede se ci sarà una presa di coscienza? Non lo so. Mi domanda se devono scapparci i morti? Ma se si muore ogni giorno! Quanti giovanissimi sono colpiti da infarto?».
Un 17enne di un liceo scientifico del centro è stato beccato dalla polizia che comprava cocaina. È finito al Sert. Ha confidato alla dottoressa che l’ha seguito: «Questa vicenda è stata un’occasione. Mamma e papà si sono accorti di me. Sono finalmente riuscito a spiegare loro perché da bambino avevo rifiutato quel corso sportivo che insistevano a farmi frequentare».
Al Sert, il grosso dei pazienti ha tra i 35 e i 40 anni; poi vengono i trentenni e i ragazzini. Cocaina, hashish, acidi, pasticche, e l’eroina, inalata o fumata.
L’ingegnere che emigrava in stazione Centrale dice: «Avevo dolori muscolari cronici. Il medico mi prescrive un farmaco. Divento dipendente. Fin quando esce dal mercato. Cerco sostituti. Non funzionano. Provo l’eroina. Funziona. E allora continuo. Non mi crede?».
La mamma della piccola Ale è figlia di un imprenditore (marchio noto); i suoi divorziarono, lei andò a vivere da sola; posto in banca, noia, voglia di cambiare, e così discoteche e locali (i soliti noti nomi) per fare la ballerina e la barista. «Al bancone mi pagavano un cocktail direttamente con una dose».
In certe feste, a casa sua, «giravano i vassoi, quelli delle tartine, pieni di strisce di polvere. Ho iniziato perché volevo provare. Tanto smetto appena voglio, mi dicevo. Ho avuto amici che per la coca hanno venduto tutto: uno aveva una villa spaziale non lontano da quella di Jovanotti e ora fa il barbone. Vivevo per la coca, pensavo alla coca. Io e le mie amiche. Due, brasiliane, alle feste si prostituivano, servivano soldi. Affittavo una delle mie stanze, in salotto si ballava, di là si faceva sesso. Un’altra amica era incinta ». Le è morto il bambino e «se l’è tenuto dentro per una settimana. Non voleva andare in ospedale. Aveva paura che la ricoverassero insieme ai tossici. Io sono stata una tossica. Sono finita in comunità. Ho bisogno di un lavoro. Ti lascio il curriculum, posso? Guarda che faccio anche le pulizie».
Andrea Galli
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25/04/2009
Coppietta aggredita dal branco Lui picchiato, lei violentata
Coppietta aggredita dal branco Lui picchiato, lei violentata
CACCIA A UNA BANDA DI QUATTRO PERSONE. De Corato: «Stranieri dell'Est». Orrore venerdì sera a Sesto San Giovanni, hinterland di Milano. I fidanzati erano appartati in auto
| Polizia sul luogo dello stupro (Newpress) |
MILANO - Li hanno sorpresi appartati nella loro auto, li hanno immobilizzati e poi a turno hanno violentato la ragazza. È caccia a Milano a una banda di slavi che venerdì sera, intorno alle 23, ha rapinato e violentato una giovane in via Muggiasca all'angolo con via Isola a Sesto San Giovanni, nell'hinterland a nord di Milano.
LO STUPRO - La ragazza, 27 anni, era in compagnia del fidanzato 29enne quando alcuni stranieri, pare quattro, si sono avvicinati alla loro auto ferma in una zona isolata. Gli stranieri hanno picchiato lui, che ha riportato una frattura al naso e diverse ferite, poi si sono accaniti su di lei: più di uno l'ha violentata. Solo quando la banda era ormai lontana i ragazzi sono riusciti a raggiungere un locale poco distante e a far scattare l'allarme. La coppia è stata medicata e ora sul caso indaga la Squadra mobile di Milano.
DE CORATO: «STRANIERI DELL'EST» -Il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato riferisce: «Dalle prime indagini sembra che i componenti della banda fossero slavi. Fatto che non stupirebbe, perché troppo violenze con finalità predatorie o sessuali sono commesse da stranieri dell'Est. Secondo il rapporto del Viminale romeni, albanesi e marocchini sono ai primi tre posti per numero di denunciati o arrestati. Ed erano sempre albanesi, clandestini e già espulsi, i rapinatori che hanno picchiato il povero orefice a Cinisello».
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15/10/2008
Caritas, emergenza povertà per 15 milioni di italiani
Caritas, emergenza povertà per 15 milioni di italianiIl Rapporto elaborato dalla Caritas Italiana in collaborazione con la Fondazione Zancan. Non ci sono solo i 7,5 milioni di persone sotto la soglia della povertà: altrettanti «si collocano poco sopra»
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| Un clochard dorme |
CITTA' DEL VATICANO - In Italia «l'emergenza sociale riguarda 15 milioni di persone», quindi non solo i 7,5 milioni di persone ufficialmente sotto la soglia della povertà, ma altrettanti che «si collocano poco sopra, e quindi sono da considerare ad alto rischio». Lo afferma il Rapporto sulla povertà in Italia elaborato dalla Caritas Italiana in collaborazione con la Fondazione Zancan.
COME COMBATTERLA - «Si può dare risposta alla povertà senza aumentare la spesa pubblica complessiva per la protezione sociale (366.878 milioni di euro) e senza aumentare la spesa per l'assistenza sociale (circa 47 miliardi di euro nel 2007)». In proposito, durante una conferenza stampa, il direttore della Fondazione Zancan ha indicato alcune direttici: «è possibile - ha spiegato - destinare ad un diverso utilizzo parti rilevanti della spesa per assistenza sociale, oggi destinata alla persone non autosufficienti e alle famiglie di lavoratori con figli». Anche se, sottolinea Vecchiato, «non è per niente facile, perché chi oggi beneficia dei trasferimenti pubblici e ne ha fatto una fonte di reddito non è disposto a rimettere in discussione i diritti acquisiti, anche se ragioni di equità portassero a riconoscere il contrario».
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09/10/2008
Coppia separata taglia a metà la casa
Coppia separata taglia a metà la casa

DIVORZIO SALATO - Secondo i vicini, la coppia ha tagliato in due la vecchia abitazione perché era il modo più efficiente e meno costoso di dividere i proprio destini, in un Paese in cui le spese per il divorzio possono essere molto elevate. «Abbiamo tentato di convincerli e farli ragionare, considerato che erano sposati da più di quarant'anni, ma non ne hanno voluto sapere», ha racconto un vicino. Prima di ricostruire la metà mancante, il marito ha deciso di tornarsene a vivere con mamma e papà.
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30/09/2008
Allarme povertà, in aumento i senza tetto
Allarme povertà, in aumento i senza tettoSettimo rapporto della Caritas ambrosiana. Sono 5mila in città. Disoccupazione e redditi bassi i problemi di chi è in difficoltà: per il 70 per cento donne, tre quarti stranieri
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Cresce la povertà nella Diocesi di Milano, un territorio che comprende il capoluogo lombardo, Lecco e Varese oltre alle rispettive province. E' quanto emerge dal settimo rapporto della Caritas ambrosiana presentato martedì mattina. Ricerca che «non ha la pretesa della completezza» - è stato spiegato - ma che punta su un solido campione: quasi 16 mila persone che si sono rivolte a 61 centri di ascolto nel 2007. Fra le principali preoccupazioni di chi è in difficoltà permangono l'occupazione e l'abitazione e in questo senso si parla proprio di «precari della casa», tanto che il rapporto è stato chiamato «Case senza abitanti e abitanti senza casa». Nella sola Milano - ha spiegato il direttore di Caritas ambrosiana, don Roberto Davanzo - circa 5.000 persone non hanno abitazione e si avvalgono di strutture di accoglienza e 85 mila, secondo una ricerca dell'Università Bicocca, sono da considerare vulnerabili, cioè basta poco per precipitarli in una condizione di bisogno.
| Presentato il rapporto sulla povertà 2008 |
Tra i bisogni che hanno spinto i componenti del campione a rivolgersi alla Caritas il problema dell'occupazione (58,9%) è al primo posto seguito da un redditto non sufficiente (33,3%) e, come già ricordato, dal disagio rispetto all'abitazione (15%). A fronte della difficoltà in cui versano sempre piu famiglie, Caritas e Fondazione San Carlo (che ha contribuito all'indagine) denunciano la presenza a Milano di moltissime case di proprietà tenute vuote. «Sappiamo che non sono i privati a poter rispondere all'emergenza - ha detto Giuseppe Sala della Fondazione San Carlo - ma se molte famiglie cogliessero l'invito del Cardinale Tettamanzi nella sua lettera pastorale a "mettere a disposizione le loro proprietà dandole in locazione a prezzi accessibili", qualcosa potrebbe cambiare».
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17/09/2008
BRUNETTA LANCIA I "DIDORE"
BRUNETTA LANCIA I "DIDORE"
E Brunetta lanciò i «DiDoRe»:coppie di fatto, diritti ma senza costi «una riflessione da professore che porto avanti con rotondi». Il ministro: «Lo Stato tuteli gli altri legami, non mi interessa se etero oppure omo»
| Il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, con la fidanzata |
«Se invece ne nascono divisioni e lacerazioni, la straccio. Abbiamo ben altre cose da fare. Però...». Però ai «Didoré», come li chiama, Brunetta non ha ancora rinunciato. Non vorrebbe parlarne. La prima preoccupazione è evitare polemiche, non replicare alle critiche del mondo cattolico, espresse prima da Avvenire e ora da Famiglia Cristiana. Però il ministro della Funzione pubblica non rinuncia a chiarire meglio il suo progetto. «Né Dico, né Pacs. Con il pretesto dei diritti, la sinistra intendeva puntare alla roba. Assalire la diligenza del welfare. In particolare, le pensioni di reversibilità; su cui l'Italia ha già le norme più generose al mondo, che però non affondano il sistema perché di solito un coniuge sopravvive all'altro di una manciata di anni. Ma con i Dico il superstite avrebbe percepito la pensione per venti o trent'anni: un disastro. Al contrario, i Didoré — DIritti e DOveri di REciprocità dei conviventi — non prevedono oneri per lo Stato. Non un solo euro a carico del contribuente. Non welfare; diritti individuali. La sinistra, nascondendosi dietro le coppie omosessuali, aveva progettato un colpo grosso, un imbroglio. Paradossalmente, meglio Zapatero, per cui le due tipologie di convivenza si equivalgono. Per me, così non è, così non può essere e non voglio che sia».
«Ecco l'altro punto importante: nessuna mimesi, nessuna imitazione riduttiva del matrimonio. La mia visione della famiglia è quella dell'articolo 29 della Costituzione, e non può prescindere dal matrimonio tra un uomo e una donna. La famiglia è un bene pubblico, e come tale destinatrice di welfare. Lo stesso vale per una coppia con figli. Ciò non toglie esistano altri legami che non sono beni pubblici, ma possono essere considerati beni meritevoli. Cioè beni che meritano l'attenzione e la tutela dello Stato. A me pare che in questa categoria rientrino legami di affettività, di reciprocità solidaristica, di mutua assistenza; a prescindere dal sesso. Da buon laico, non voglio uno Stato che si infili in camera da letto e guardi sotto le lenzuola. Se due persone decidono di vivere insieme — non mi interessa se vadano a letto o no, se siano etero o omo; purché si scambino affettività e solidarietà —, credo possa essere considerato positivo».
Da qui l'idea — «dell'economista», precisa Brunetta — di un testo unico che possa migliorare la vita di molti cittadini senza spese per lo Stato. Prevedendo il diritto, in caso di malattia, di visitare il convivente e accudirlo. Di designarlo come rappresentante per le decisioni in materia di salute, donazione degli organi, trattamento del corpo e celebrazioni funerarie. Di succedergli nel contratto di locazione. Diritti, ma anche doveri: ad esempio, gli alimenti, per un periodo proporzionale alla durata della convivenza. È una proposta su cui Brunetta non cerca lo scontro, anzi. «Semplicemente, alla teoria del piano inclinato, per cui qualsiasi spiraglio può aprire una deriva che si sa come comincia e non come finisce, preferisco la teoria della barriera. Della diga. Di qua la famiglia. Di là una situazione diversa, disciplinata da poche e chiare regole, che sono pur sempre meglio dell'impasse, dell'ipocrisia, del caos di oggi. Se si può creare un terreno di convergenza tra laici e cattolici, bene. Non sono credente. Ma credo nel rispetto reciproco, nel confronto, nella collaborazione. Se invece si va alla rottura, io rinuncio. Il paese ha ben altri problemi, e il lavoro non ci manca».
Quel che gli sta davvero a cuore, dice Brunetta, è proseguire le riforme. «Questo governo rappresenta la più grande coalizione riformatrice della storia repubblicana. Il vero erede della tradizione di centrosinistr ». Addirittura? «Forza Italia mette insieme tutte le anime riformiste del vecchio centrosinistra: noi socialisti lib-lab, i repubblicani di La Malfa, i liberali di Biondi, i socialdemo-cratici, i cattolici liberali. Insomma, il centrosinistra che ha governato il boom economico e poi il pentapartito che ha salvato il paese dall'inflazione ai tempi di Craxi e in seguito di Amato e Ciampi. Dopo il diluvio di Tangentopoli, Berlusconi ha avuto la geniale intuizione di allearsi con il riformismo padano, che porta al federalismo fiscale, e con il riformismo nazionale della nuova destra di Fini, che ha fatto un lavoro straordinario, pur se è troppo generoso quando rinuncia a ribadire che molti antifascisti non erano democratici. Di là ci sono la sinistra democristiana, le frange extraparlamentari e gli ex comunisti. Che sono sempre stati dalla parte opposta al riformismo: contro la Nato, contro l'Europa, contro lo Statuto dei lavoratori, contro il decreto di San Valentino, contro la politica dei redditi. Quando sento D'Alema definirsi socialista mi vengono i brividi. Non a caso, votano per noi i colletti blu e le partite Iva: l'Italia che lavora e quella che rischia. Votano per la sinistra i settori protetti, in particolare pezzi di pubblico impiego, e la rendita. Per troppi anni i salari del settore privato non sono cresciuti, e di conseguenza è calata la produttività; la dinamica salariale è stata vivace solo nei settori protetti. La Cgil ha scambiato moderazione salariale con potere politico. Noi dobbiamo liberare i salari dalla moderazione. Una parola che a me non piace».
La prossima settimana, anticipa Brunetta, è in arrivo un'altra novità. «Tutto in rete. Il primo accordo sarà con la Gelmini: la scuola. Il secondo con Alfano: la giustizia. Poi toccherà alla Lombardia e alla Campania, quindi a Milano e a Napoli. Alla fine la pubblica amministrazione farà sessanta convenzioni — con gli altri ministeri, con le Regioni, con i comuni capoluogo — per digitalizzare e collegare tutti in rete. Addio carta; via mail si faranno pratiche, certificati, licenze; andranno su Internet anche la pagelle ». E la crisi Alitalia? Quanti licenziati fineranno sul groppone dello Stato? «Neanche uno. La pubblica amministrazione deve diventare un'eccellenza, non fare da ammortizzatore sociale. Mi rifiuto di credere che il mercato non possa assorbire 3200 esuberi. Se ne arriva uno solo, me ne vado io. Ma Berlusconi ha già detto che non accadrà».
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