13/09/2010
Falò del Corano, morti in India Assalto a una scuola cristiana
Falò del Corano, morti in India Assalto a una scuola cristianaIl vaticano: violenza irragionevole. Almeno 14 persone uccise nel Kashmir nelle proteste contro il rogo del libro sacro minacciato da pastore Usa
23:21 Scritto in ESTERI | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: esteri, india, proteste, falò, corano, violenze, morti, feriti, scontri, cristiani, musulmani, kashmir, rogo del libro sacro | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
10/09/2010
Rogo del Corano, Stati Uniti con il fiato sospeso
Rogo del Corano, Stati Uniti con il fiato sospesoTorna l'allarme per l'iniziativa di Terry Jones legata all'anniversario dell'11 settembre. Il reverendo ricambia idea: «Brucierò il Corano», «Avevano promesso che nessuna moschea sarebbe stata costruita vicino a Ground Zero ma non è vero»
10:30 Scritto in ESTERI | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: steri, usa, ogo del corano, barack obama, islam, corano, al qaeda, 11 settembre | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
09/09/2010
Obama: bruciare il Corano sarebbe un aiuto per Al Qaeda
Obama: bruciare il Corano sarebbe un aiuto per Al QaedaIl presidente Usa condanna la proposta del pastore evangelico della Florida di mettere al rogo il testo scacro dell'Islam. E avverte: potrebbe portare a "gravi violenze" contro le truppe americane in Iraq e Afghanistan
16:29 Scritto in ESTERI | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: barack obama, islam, corano, al qaeda, 11 settembre, mondo | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
17/11/2009
Il tour di Gheddafi: cappuccino in centro e notte con le ragazze
Il tour di Gheddafi: cappuccino in centro e notte con le ragazze
IL VERTICE DI ROMA. «Solo» mezz’ora di ritardo con Berlusconi
ROMA — Un piatto di pasta tricolore, ieri sera a Palazzo Chigi, col suo «caro amico Silvio Berlusconi», baciato davanti ai fotografi all’arrivo, mentre un po’ infreddolite dall’altra parte della città, nella villa di via Caldonazzo, l’aspettavano fiduciose altre 200 modelle dell’agenzia Hostessweb, pronte a sorbirsi la lezione di Corano. Secondo giorno di Gheddafi a Roma per il vertice Fao: non sono mancate le sorprese. La tenda beduina questa volta non c’è, è rimasta in Libia, rivelano a mezza bocca in ambasciata. Il leader per due notti di seguito avrebbe dormito nella residenza vicino a via Cassia. Lo dimostrano anche le imponenti misure di sicurezza: il quartiere è blindato ormai da 48 ore. Nome in codice: Personalità. I Nocs e circa 50 agenti dell’Antiterrorismo vigilano in queste ore su Gheddafi. Quando passa la sua «carovana» (almeno venti macchine di scorta con i mitra nel bagagliaio) un cono d’ombra elettronico isola i percorsi: telefonini, gps e telecomandi diventano inutilizzabili, il campo sparisce, cadono le chiamate.
Gli esperti del settore la chiamano la «Bolla», una barriera trasparente ma invulnerabile. È la valigetta del Jammer. Una misura a prova di attentato. Ma il raís è davvero imprevedibile, per gli uomini della sicurezza i piani cambiano di continuo. L’ultima volta che è stato a Roma, a giugno per il G8, il Colonnello libico scese dalla sua limousine a largo Goldoni, era venerdì sera, e cominciò a camminare per via Condotti, piazza di Spagna, via del Babuino, fino a piazza del Popolo, mandando in tilt le guardie che lo seguivano. Anche ieri è andata così. Dopo la mattinata trascorsa alla Fao, nel pomeriggio il raís (biancovestito) ha deciso di prendersi un cappuccino da Teichner in piazza San Lorenzo in Lucina, mentre un elicottero lo seguiva dall’alto. Grande agitazione tra gli uomini della scorta (una trentina) ma anche divertita curiosità dei passanti e degli altri avventori del bar. Cappuccino e bicchiere d’acqua. Foto, saluti e poi via verso Palazzo Chigi, per la cena con Berlusconi, accolto da un picchetto d’onore e dalla banda dell’Arma dei carabinieri in divisa storica, che ha suonato gli inni nazionali dei due Paesi. Il nostro premier, comunque, è stato fortunato: solo mezz’ora di ritardo da parte del Colonnello, praticamente niente rispetto alle due lunghissime ore che a giugno fecero infuriare a tal punto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, da fargli annullare il previsto dibattito a Montecitorio sulla politica estera nel Mediterraneo. Lo strappo fu ricucito a stento. Malgrado la security, però, qualcuno l’altra sera è riuscito comunque a bucare le maglie della rete: una cronista si è finta hostess anche lei e si è trovata così a tu per tu con Gheddafi impegnato nel sermone. Lo scoop le è valso un’intervista della Bbc.
Ma ieri, nella villa di via Caldonazzo, in occasione del secondo appuntamento con le modelle dell’agenzia Hostessweb, è cambiata completamente la musica: controlli dei documenti come alla frontiera, per evitare il rischio di nuove infiltrate. Le duecento ragazze partite da via Veneto con i pullman alle otto di sera hanno dovuto lasciare malvolentieri all’ingresso anche cellulari e borsette. Poi è incominciata per loro la lunga attesa. Quasi tre ore. Mai far aspettare una signora: non si diceva così una volta? Stavolta, però, c’era almeno il buffet. Acqua, tramezzini e pizzette: non esattamente una cena di gala, comunque le hostess hanno potuto ristorarsi rispetto al digiuno della prima sera. Dentro, rivolte al raìs, tante domande su religione, adulterio, violenza sessuale. C’erano pure Rea Beko e Francesca Grasso, invitate di nuovo dall’ambasciata libica avendo mostrato, domenica, un certo interesse per l’Islam. Solo a una domanda il Colonnello non ha risposto. È stato quando una ragazza gli ha chiesto se fosse al corrente delle feste a Villa Certosa dell’amico Silvio Berlusconi. Gheddafi l’ha guardata negli occhi, le ha sorriso, poi s’è messo un dito sulle labbra. Silenzio.
FOTO GALLERY DELLE DUECENTO RAGAZZE
Fabrizio Caccia
15:47 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: roma, politica, berlusconi, incontr, gheddafi, tour, vertice, fao, hostess, lezione, corano, villa, via caldonazzo | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
20/09/2009
La lingua del Corano inganna i musulmani
La lingua del Corano inganna i musulmani
Il mondo islamico fatica a essere democratico. Fatica a scindere la politica da una religione invasiva, che odia il presente e predica l’eterno ritorno alla umma coranica (l’originaria, e mitica, unità dei credenti). E tutto questo non per colpa di un passato colonialista di marca occidentale (che ha semmai altre responsabilità), ma a causa di una struttura culturale chiusa e, da secoli, volta a bloccare la creatività per sottoporla al controllo dei potenti, dei «profeti di Dio» di turno, che si sforzano di controllare e reprimere ogni dissenso intellettuale.
La manciata di concetti che abbiamo scritto in queste poche righe, nonostante sia suffragata da un gran numero di prove, esplosive e sanguinose, è sufficiente a scandalizzare la maggior parte dei ben pensanti che predicano l’equivalenza delle civiltà e sono sempre disposti a scaricare sull’Occidente la colpa primigenia di tutte le nequizie del nostro pianetino, sempre più globale. Espresse nella loro semplicità, queste idee bastano a farsi tacciare di razzismo culturale, a vedersi ricordare con piglio furioso che la Cordoba musulmana aveva diversi chilometri di illuminazione pubblica quando Londra era un tugurio fangoso.
Peccato che a ricordarci che la situazione è descrivibile proprio in questi termini, sperando magari che l’Occidente abbia un atteggiamento più consapevole, sono proprio i più avveduti e i più laici degli intellettuali nati all’ombra della Mezzaluna. Come, a esempio, Moustapha Safouan, eminente psicologo egiziano (ha tradotto L’interpretazione dei sogni di Freud in arabo) che sarà oggi al festival Pordenonelegge per discutere proprio dei legami tra cultura politica e libertà nel Medio Oriente (a Pordenone al Palazzo della provincia alle 10,30). Le sue idee in questo campo sono nettissime. Per rendersene conto basta sfogliare il suo Perché il mondo arabo non è libero. Politica e terrorismo religioso (Spirali, pagg. 200, euro 30). Uno di quei libri politicamente scorretti che molti non leggono o fanno finta di non leggere.
Parlando dei Paesi di lingua araba, il professore non ha dubbi sul fatto che la mancanza di libertà derivi da una censura intellettuale connaturata alla storia del Medio Oriente. «La storia politica europea si è costituita sul modello greco, la sovranità, il potere deriva dal consenso dalla gente... In Medio Oriente il modello è rimasto un altro. È quello degli antichi egizi, dei sumeri, la sovranità viene da Dio... Con il tempo il divino ha smesso di essere il monarca, è diventato il libro del Corano». E quindi la parola scritta è diventata una delle ossessioni dei governanti o dei gruppi politici musulmani: «Controllando la scrittura, dividendo con forza l’arabo classico, dei colti, dalla lingua parlata si è riusciti a impedire qualsiasi contagio delle idee». E questa non è una realtà ancestrale, ma qualcosa che accade anche ai giorni nostri: «La lingua parlata è nei Paesi arabi diversissima da quella scritta dai giornalisti e dagli scrittori. Moltissima gente resta esclusa. Semplicemente non è in grado di leggere i libri che vengono tradotti a uso e consumo delle sole élite. Da pochissimo la diffusione dei media come la televisione ha iniziato a cambiare questo stato di cose. Ma la maggior parte della popolazione è ancora “muta” e “sorda”, senza possibilità di imparare».
Tanto che lo stesso Safouan già da diversi anni combatte una battaglia per tradurre testi e per tenere le sue conferenze utilizzando l’arabo parlato (che sta a quello classico come l’italiano sta al latino). «Molti anni fa tradussi in arabo classico il Discorso sulla servitù volontaria di Étienne de La Boétie. È uno dei grandi classici occidentali in difesa della libertà degli individui. Circolò solo tra gli intellettuali del Marocco. Succede così a moltissimi libri... Ed è ovvio che dietro a una situazione del genere c’è un interesse politico». Questo non è certo un retaggio del colonialismo. Dice sempre Safouan: «Gli occidentali, come tutti i colonizzatori, hanno imposto un’ulteriore livello linguistico e spesso hanno badato al proprio interesse economico. Però va detto che nei territori occupati dalla Francia è stato creato un sistema di istruzione molto solido che ha aperto a molti una finestra sul mondo. Gli inglesi sono stati meno efficienti, però hanno creato al loro passaggio un sistema universitario di alto livello».
Retaggi di apertura che il terrorismo o i governi autoritari cercano di eliminare esattamente come cercano di mantenere l’arabo vivo e parlato assolutamente lontano dallo spazio della scrittura. In modo che i più restino esclusi dal mondo. Che ai più resti solo la frase meno bella del Corano: «Questo è il libro su cui non ci sono dubbi».
12:14 Scritto in CULTURA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: corano, musulmani, inganni, religione, lingue, libertà, pensiero, modelli, battaglie, terrorismo | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
19/10/2008
Videogioco con dentro versetti del Corano sulla guerra: sfiorato un caso diplomatico
Videogioco con dentro versetti del Corano sulla guerra: sfiorato un caso diplomaticoImmediatamente richiamato da Sony. ricercatissime le poche copie in circolazione. L'utente è accompagnato da una nenia per bambini, che in realtà e in libanese e riporta delle frasi inquietanti
MILANO - È possibile che un videogioco per ragazzi possa rendersi inconsapevolmente responsabile di un incidente diplomatico di portata internazionale, con possibili ripercussioni potenzialmente pericolose? Sì, se nell’incedere scanzonato del gioco la colonna sonora vi propone dei versetti del Corano. È ciò che accade in «Little Big Planet», sviluppato da Sony per la sua Playstation 3. Nel corso del primo livello del terzo mondo di gioco, l’utente è accompagnato da un’allegra nenia per bambini, in una lingua sconosciuta che solo ora scopriamo essere libanese. Il contenuto non è affatto per bambini, e neppure allegro: la traduzione letterale riporta che «Ogni anima assaggerà la morte» e pure «Ogni cosa nel mondo morirà».
![]() |
| Un personaggio di «Little Big Planet» |
AZIONE RIPARATORIA - Un comunicato ufficiale della multinazionale giapponese riporta che durante una sessione di prova del gioco, prima della sua uscita, è stato rilevato che in uno dei brani della sua colonna sonora, utilizzato sotto licenza di una casa discografica, vi erano dei versi del Corano. E prosegue porgendo sincere scuse da parte di Sony a chiunque si sia risentito e offeso dall’accaduto, promettendo un’immediata azione riparatoria. La versione dell’accaduto riportata nella Rete diverge da quanto riportato ufficialmente e narra che negli Stati Uniti alcuni negozianti abbiamo messo in vendita il gioco prima della data prevista e che sia stato proprio un giocatore, acquistata la sua copia, a capire il significato di ciò che stava ascoltando.
COLLEZIONISTI A CACCIA - Inutile aggiungere che già ora, le poche copie incriminate ancora in circolazione siano ricercatissime e stiano vedendo il loro valore collezionistico incrementarsi esponenzialmente. Impossibile per Sony correggere il problema attraverso un aggiornamento del software da scaricare attraverso Internet perché non tutti, almeno non ancora, utilizzano la console da salotto collegata alla Rete. Indispensabili e giuste, quindi, le drastiche misure addottate. Per rispetto. Ma anche per paura, paura di ripercussioni per l’azienda e per possibili rivendicazioni estremiste. Un caso fortuito, quello in cui è incappato «Little Big Planet», ma estremamente rappresentativo del momento storico in cui viviamo. Quella in cui anche un bambino, con il suo videogioco, è costretto a imparare ad avere paura.
16:56 Scritto in giochi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: videogioco, corano, versetti, diplomazia | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook






