06/05/2010

Coppa Italia, finale con rissa. Vince l'Inter, Totti espulso

Coppa Italia, finale con rissa. Vince l'Inter, Totti espulso

I nerazzurri si aggiudicano il trofeo nazionale grazie allo straordinario gol di Milito al 40'. Match nervoso: tanti falli, ammonizioni a raffica e il rosso diretto al capitano giallorosso. Tensione e spintoni al triplice fischio.

 

 

 

La prima volta di Mou - Coppa Italia all'Inter, niente stella d'argento per la Roma. Finisce 1-0 all'Olimpico e i nerazzurri mettono in bacheca per la sesta volta il trofeo grazie alla rete del Principe. Diego Milito decide la finale Tim Cup edizione 2009-2010 infilando Julio Sergio con uno splendido diagonale di destro al minuto 40 del primo tempo.

Il primo tempo
- Partita durissima in campo, macchiata nel finale dall'espulsione di Totti per un brutto e inutile fallo su Balotelli, ma corretta sugli spalti. L'Inter vince con merito e sogna la tripletta, il primo trofeo è in bacheca, adesso bisognerà superare il Bayern in Champions League e resistere ancora alla Roma per vincere anche lo scudetto. Per la squadra di Ranieri niente stella d'argento e record di successi in Coppa Italia, volevano la decima Totti e compagni, ma questa Inter non rinuncia a nulla. Si comincia con Mourinho che recupera in extremis Sneijder e schiera il 4-3-1-2 con Eto'o e Milito in attacco. In difesa coppia Cordoba-Materazzi con Samuel in panchina. Sorpresa nella Roma, Ranieri lascia fuori capitan Totti e si affida a Toni, terminale offensivo nel 4-2-3-1 che prevede Taddei, Perrotta e Vucinic sulla trequarti.

Subito scontri duri e grande agonismo in campo, Mourinho perde dopo 6 minuti Sneijder, al suo posto Balotelli. La partita la fanno i nerazzurri, al 12' pericolosi con Maicon e al 17' in gol con Milito, ma la rete viene annullata per un off-side millimetrico. La Roma si fa vedere in contropiede, al 26' azione Vucinic-Taddei-Toni, ma è bravo Julio Cesar ad anticipare l'attaccante. Si fa vedere anche Balotelli, la Roma risponde con Perrotta. Gara viva e molto accesa (scintille Mexes-Materazzi, mentre Burdisso rischia il rosso) che si sblocca al 40' con un gran gol di Milito che di destro batte Julio Sergio e porta in vantaggio l'Inter. Un paio di azioni da rivedere nell'area nerazzurra (a terra Burdisso e Toni) e poi

tutti negli spogliatoi.

Il secondo tempo
- Nella ripresa subito dentro Totti che al 9' impegna Julio Cesar su punizione, Juan di testa non riesce a ribadire in rete. Al 12' replica Balotelli, al 17' Totti entra duro su Milito e rischia il rosso. L'Inter si difende bene e riparte in contropiede. La Roma ci prova con i tentativi di Riise al 32' (alto) e al 34' (Julio Cesar). Al 37' Vucinic spreca di destro. All'88' espulso Totti per un bruttissimo fallo su Balotelli: il capitano della Roma, che in precedenza aveva colpito duramente Milito, è autore di una vera caccia all'uomo ai danni dell'interista. Pessima figura del numero 10, che chiude nel peggiore dei modi la serata della Roma. Sfatato lo spauracchio del 5 maggio, l'Inter fa festa.

Rissa al triplice fischio
- Parapiglia  dopo il triplice fischio dell'arbitro Rizzoli. Alla tensione fra giocatori (c'erano state scintille tra Maicon e Taddei fermati dai compagni di squadra) è seguita l'invasione di campo di un tifoso che è si è rivolto verso Cambiasso. L'invasore è stato subito fermato, mentre dalla panchina giallorossa sono arrivati segnali di fair play con Ranieri e De Rossi che stringevano le mani degli avversari.


05/05/2010

Cori e clacson, tifosi della Roma sotto l'albergo dell'Inter

Cori e clacson, tifosi della Roma sotto l'albergo dell'Inter

Alla vigilia della finale di Coppa Italia le forze dell'ordine hanno disperso una cinquantina di supporters giallorossi radunatisi sotto l'hotel in cui alloggiano i nerazzurri con l'intento di disturbarne il sonno con urla e schiamazzi vari


roma_tifosi.jpg

A Roma come a Barcellona: le notti di vigilia dell'Inter non finiscono mai, tra clacson, trombette, cori ostili e grida di tifosi avversari, questa volta non blaugrana ma giallorossi. Stanotte sono saliti in una cinquantina sulla collina di Monte Mario dove l'Inter è alloggiata in un grande albergo in vista della finale di Coppa Italia con la Roma. Il campionario è stato quello solito per creare fastidi ai giocatori in ritiro, solo che stavolta, a differenza della Catalogna, sono intervenute prontamente le forze dell'ordine.

Una cinquantina tra poliziotti e carabinieri hanno infatti convinto in maniera decisa perlomeno altrettanti tifosi romanisti, desiderosi di attentare alla quiete di Mourinho e dei tanti suoi campioni, ad andarsene. Per la verità l'allenatore nerazzurro se lo aspettava, come da dichiarazioni della conferenza stampa del pomeriggio. Ma dall'Inter la segnalazione era evidentemente arrivata in questura. Fatto sta che il primo contropiede della finale assai travagliata, realizzato dalle forze dell'ordine, è andato a segno. E adesso, a Monte Mario, tutto tace, tranne il fontanone del mega hotel capitolino.


23/11/2009

Anche Fini si mobilita per Balotelli: «Lippi lo porti ai Mondiali»

Anche Fini si mobilita per Balotelli: «Lippi lo porti ai Mondiali»

 

IL CASO. «Balotelli al Mondiale contro gli insulti». Il periodico di Fini "Farefuturo": «È l'attaccante perfetto. Ma per alcuni tifosi ha il difetto di essere nero»

 

Mario Balotelli (Afp)
Mario Balotelli (Afp)

MILANO - Dopo i cori dei tifosi juventini contro Balotelli, Ffweb Magazine rilancia la proposta di Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera: portare Mario Balotelli al mondiale di calcio. «Marcello Lippi sa bene come gestire le risorse: e lo ha dimostrato già» scrive il periodico della Fondazione Farefuturo (vicina a Gianfranco Fini). Però l'idea di avere Balotelli «ai campionati del mondo sarebbe davvero mettere con le spalle al muro chi crede che non possa indossare la nostra casacca per via di un fatto meramente biologico». Il giovane attaccante nerazzurro di origine ghanese «tecnicamente non si discute. Fisicamente è mostruoso. Classe ne ha da vendere. Sfacciataggine sotto la porta ne ha per dieci. L'attaccante di calcio perfetto, si potrebbe dire. Però un difetto ce l'ha: è nero. E per giunta è anche italiano. No, Mario Balotelli proprio non lo vogliono. Ma chi? I tecnici? Ma no, farebbche, nel privato, i tifosi che lo fischiano e lo contestano ogni domenica. Perché a non volerlo sono loro: alcune fero di tutto per averlo. Così come i presidenti di calcio, e siamo sicuri anrange di tifosi (pubblicamente) ma anche altri, però nel privato della propria coscienza». «È successo sabato a Bologna, ieri a Torino, ma a dire il vero succede in molti campi - si legge ancora - dove l'attaccante dell'Inter (era l'unico italiano per la sua squadra in campo sabato!) mette piede. Fischi, urla ('Se saltelli muore Balotelli'), contro il ragazzo di origine ghanese che, a dire la verità, non fa nulla per farsi piacere. Perché non crede di avere qualcosa da farsi perdonare. Soprattutto se si parla del colore della sua pelle».

I CORI - La presa di posizione di Farefuturo arriva dopo quello che è avvenuto domenica sera all'Olimpico. La Juventus giocava con l'Udinese (il match è finito 1 a 0 a favore dei padroni di casa), ma a un certo punti si sono levati cori contro l'attaccante dell'Inter: «Se saltelli muore Balotelli». Poi al giocatore sono stati rivolti altri insulti. Un comportamento criticato dallo stesso Ciro Ferrara: «È il caso di finirla con gli insulti - ha ribadito il tecnico juventino ai microfoni della Rai - sia che si tratti di Balotelli o di qualsiasi altro giocatore di colore. La nostra cultura è totalmente sbagliata. Io sono contro ogni tipo di offesa a chi in campo fa il proprio dovere. Ma ho l'impressione che sia una dura battaglia».


19/11/2009

Lippi contro tutti: «C’è chi sobilla la gente ma tento di portare la Coppa anche a loro»

Lippi contro tutti: «C’è chi sobilla la gente ma tento di portare la Coppa anche a loro»

 

Il c.t. ancora polemico. Capitolo Cassano: «Si è chiuso? Io per la verità non l'ho mai aperto»


Marcello Lippi (Reuters)
Marcello Lippi (Reuters)

CESENA — Altri fischi per il c.t., altri cori per Cassano. Anche questa volta Lippi non ci sta e contrattacca: «Di quello che fa la gente a me non frega niente. Se qualcuno vuol fischiare chi gli ha portato la Coppa del mondo faccia pure. Io proverò a regalargliene un'altra. Però comincia a venirmi il sospetto che chi ci sia qualcuno che va sotto la curva a sobillare i tifosi...». Si è chiuso il capitolo Cassano? «Io per la verità non l'ho mai aperto» taglia corto il c.t., mentre il presidente Abete chiosa: «Su questo argomento ormai stiamo scivolando verso la goliardia...».

Lippi dribbla poi i microfoni sul suo futuro («Di queste cose ne parlo con il presidente») ma sul percorso e sulle scelte che porteranno l’Italia in Sudafrica dà qualche indizio in più: «Le indicazioni che arrivano dalle qualificazioni contano poco, pochissimo. Ho un gruppo variegato e lo devo completare: se qualche giocatore non l'ho potuto prendere in considerazione per diversi motivi, perchè non dovrei farlo se ci sono le condizioni? Quanto al passaporto di Amauri, il c.t. ribadisce che «ci sarà tempo per parlarne». E Pazzini? «Ha detto una cosa giustissima e normalissima: oggi Amauri è brasiliano quando sarà italiano se ne riparlerà». Lippi archivia poi con soddisfazione la vittoria sulla Svezia: «È stata una partita positiva, con attacchi da una parte e dell’altra. E noi, anche se c’erano tanti giocatori nuovi, non abbiamo accusato cambiamenti». Giorgio Chiellini, autore del gol partita, torna sul caso Amauri: «Per ora Pazzini ha ragione. Se poi a marzo Amauri sarà italiano toccherà al mister decidere e noi rispetteremo le sue scelte. Purtroppo può portarne in Sudafrica solo 23: è dura tener fuori qualcuno».

a.b.


07/06/2009

Balotelli insultato a Roma: tifosi giallorossi gli lanciano banane

Balotelli insultato a Roma: tifosi giallorossi gli lanciano banane

 

I TIFOSI FUGGONO. IL GIOCATORE AI CARABINIERI: «EPISODIO DA NULLA». E NON SPORGE DENUNCIA. L'attaccante era con altri giocatori dell'Under 21 quando è stato avvicinato da un gruppo di ultrà giallorossi

 

Mario Balotelli (Image)
Mario Balotelli (Image)

ROMA - Sfottò, qualche coro e due banane lanciate a mo' di scherno. Il giocatore dell'Inter e dell'Under 21, Mario Balotelli, è stato oggetto sabato sera a Roma, in zone Ponte Milvio, di una contestazione da parte di un gruppo di tifosi giallorossi.

«EPISODIO DA NULLA» - L'attaccante nerazzurro era in compagnia di altri giocatori della Nazionale Under 21, tra cui Domenico Criscito e Sebastian Giovinco per prendere parte ad un evento, quando è stato avvicinato da alcuni tifosi giallorossi che lo hanno preso di mira con cori e il lancio di due banane facendo poi perdere le loro tracce. Ai carabinieri della Compagnia Trionfale, giunti dopo pochi minuti, il calciatore ha spiegato che si è trattato di un episodio «da nulla» e che non intende sporgere denuncia. In passato tra il giovane attaccante e i tifosi della Roma c'erano state delle ruggini per alcuni atteggiamenti tenuti dal calciatore nel corso delle partite tra l'Inter e la Roma. Balotelli e gli altri azzurri sono in ritiro alla Borghesiana e partiranno domani per partecipare agli Europei di categoria che si svolgeranno in Danimarca.


01/05/2009

CONI: ALTA CORTE GIUSTIZIA, JUVE-LECCE COL PUBBLICO

CONI: ALTA CORTE GIUSTIZIA, JUVE-LECCE COL PUBBLICO

 

ROMA - La Juventus giocherà domenica contro il Lecce con il pubblico sulle tribune dello stadio Olimpico di Torino: lo ha deciso stasera l'Alta Corte di Giustizia dello Sport del Coni.
"L'Alta Corte di Giustizia, composta dal Presidente, dott. Riccardo Chieppa, e dai componenti, dott. Alberto de Roberto e prof. Roberto Pardolesi - afferma un comunicato - uditi in camera di consiglio i difensori della parte ricorrente - F.C. Juventus - Avv. ti Luigi Chiappero, Michele Briamonte, Maria Turco, ed i difensori della parte resistente - Federazione Italiana Giuoco Calcio - Avv. ti Luigi Medugno, Letizia Mazzarelli e Federico Freni, ritenuto opportuno acquisire la motivazione della decisione della Corte di Giustizia Federale della Figc, pubblicata solo nel dispositivo, non essendo decorso il termine relativo; considerato che la complessità della questione proposta consiglia che l'esecuzione avvenga solo dopo che questa Alta Corte possa emettere una pronuncia dopo l'acquisizione della motivazione anzidetta; riservata ogni pronuncia definitiva cautelare; SOSPENDE l'esecuzione della decisione impugnata fino al 15 maggio 2009; FISSA l'udienza per l'esame della sospensiva e del merito al 14 maggio 2009 ore 18.30; DISPONE la comunicazione della presente ordinanza alle parti tramite i loro difensori".


24/04/2009

La curva nerazzurra si schiera con i tifosi della Juventus

La curva nerazzurra si schiera con i tifosi della Juventus

 

Balotelli accolto con freddezza, nuove accuse a Zoro. E uno striscione contro la squalifica inflitta ai bianconeri

 

(Afp)

MILANO — Ma allora non era solo un’impressione. Ma allora il freddo non era solo quello del clima che in tre ore ha spostato Milano dal Nord Africa alla Svezia. Mario Balotelli entra in campo per il riscaldamento e San Siro, in teoria il suo stadio, non gli riserva un applau­so particolare, non grida il suo nome, non fa nessuna differenza con gli altri 10 titolari al momento dell'annuncio della formazione. Il massimo che capita di sentire è qualche urletto quando il ra­gazzo dal numero 45 segna (a porta vuo­ta) poco prima di rientrare negli spo­gliatoi per l’inizio della partita. Ma quel­la è la beata ingenuità dei ragazzini. Sì, perché al secondo anello della curva Nord stavolta non ci sono gli ultrà, ma mille studenti tra i 10 e i 13 anni della Provincia di Milano. Li ha riuniti l'Asso­ciazione Nuova di don Gino Rigoldi, do­po tre incontri sul «Tifo positivo» in col­laborazione con la Provincia di Milano e la Gazzetta dello Sport.

Per i primi 20’'ci si può anche illude­re che il pubblico pensi davvero alla par­tita, in fondo ci sono 13 mila doriani che tifano come ossessi (pure loro igno­rando del tutto Balotelli) e bisogna bi­lanciarne l'impatto. Mario sta facendo il suo. A destra nel 3-4-3, parte un po' contratto: qualche falletto, qualche ap­poggio sbagliato, poi però è il primo in­terista a fare qualcosa di pericoloso. Va via sulla destra e mette in mezzo un bel pallone per Ibra, senza fortuna. È in quel momento che gli ultrà dell’Inter espongono il loro striscione n˚ 1: «Non è una questione di pelle / Balotelli uno di noi. Zoro uomo di merda». Come di­re: la prova che non siamo razzisti sta nel fatto che consideriamo Mario uno di noi, mentre Zoro (bersaglio di insulti a Messina) è solo uno che si è inventato delle accuse. Neanche il tempo di do­mandarsi a chi si riferiscano gli ultrà nello scrivere «noi», che arriva pronta la risposta. Striscione n˚ 2: «Juve-Lecce a porte aperte». Questa sì, che è bella: solidarietà agli ultrà (anzi no, a tutti i tifosi) della grande nemica che sabato sera a Balotelli avevano cantato e urlato di tutto.

A pensarci bene non c’è da stupirsi, trattandosi della curva che a ogni derby canta «Rossoneri ebrei» ai cuginetti del Milan.
Ma di solito negli stadi vige una legge piuttosto tribale: prima la maglia, poi tutto il resto. Per cui, ad esempio (e non a caso gli ultrà juventini l’hanno ci­tata come prova in questi giorni), ai ne­ri della propria squadra non si urla buu­uu, ma a tutti gli altri sì. Be’, niente. Se c’è da fare brutta figura, la solidarietà fra curve è più forte anche della più for­te delle rivalità del calcio italiano. Ma gli ultrà italiani non sarebbero quello che sono se non regalassero la chicca fi­nale. Al 38’ del secondo tempo Balotelli litiga con Stankevicius. E alla curva do­riana non pare vero. Il coretto sulla mamma di Mario, trattenuto per quasi un'intera partita, finalmente può parti­re. Ogni cosa a suo posto.

Tommaso Pellizzari


21/04/2009

Lapo Elkann e il caso Balotelli: «Basta usare la Juventus come capro espiatorio»

Lapo Elkann e il caso Balotelli: «Basta usare la Juventus come capro espiatorio»

 

Azionista e appassionato, sabato era all’Olimpico con la fidanzata. L'illustre tifoso bianconero: «Cori ingiusti, Mario scorretto»

 

Lapo Elkann (a sinistra) allo stadio olimpico durante Juve-Inter (LaPresse)
Lapo Elkann (a sinistra) allo stadio olimpico durante Juve-Inter (LaPresse)

MILANO — Ha lasciato la giacca scozzese bianconera e i jeans strappa­ti, perfetti per un sabato sera nel pri­vé dell’Olimpico con la fidanzata Bian­ca e il fratello John, a Torino. Oggi La­po Edovard Elkann è vestito da amba­sciatore della Triennale di Milano, dal­la bolgia del calcio al silenzio ovattato dell’arte moderna. Senza dubbio pre­ferirebbe commentare l’allestimento del museo del design, però Juve-Inter è ancora incandescente due giorni do­po, l’eco di quei venticinquemila in­sulti razzisti lontana dallo spegnersi e una certa juventinità congenita del­l’ambasciatore, quel segno particola­re che si è trovato stampato 31 anni fa sull’atto di nascita, autorizzano un cambio, improvviso, di soggetto.

Lapo, lei, torinese e juventino, era all’Olimpico. Confessi: cosa ha pensato alla prima, alla seconda, al­la terza, all’ennesima bordata di in­sulti a Balotelli?

«Ero dispiaciuto. Per lui, perché un ambiente del genere non porta se­renità al match. E per me personalmente, da uomo e da tifoso, perché tutti a questo mondo ab­biamo il diritto di essere messi in condizione di competere lealmente».

Belle parole. Però da quel far west sono usci­te una brutta partita e una brutta figura.

«Io dico che non ci può essere amore tra Ju­ventus e Inter. Parlo da tifoso, non da azionista bianconero. Non è strut­turalmente possibile. E tutti sappiamo perché».

Scontate ancora i po­stumi del fallo di Iulia­no su Ronaldo?

«Tra Juve e Inter ci può essere ri­spetto, che è doveroso in qualsiasi competizione e in qualsiasi combatti­mento, di business o di sport. Ma tut­ti sanno perché tra Juve e Inter non può esserci amore. E noi bianconeri lo sappiamo meglio di loro, perché siamo andati in B».

Nel calcio non si prescrive pro­prio nulla, vero?

«Se lo vince, e ribadisco se lo vin­ce, per me questo sarà il primo scu­detto dell’Inter di Moratti. L’ha detto anche Mourinho».

Ma Balotelli cosa c’entra?

«Balotelli c’entra perché sul campo non mi è sembrato un professionista. Mi è sembrato un giocatore scorretto. Legrottaglie dopo la partita ha parla­to chiaro. E’ giovane, ha 18 anni e da giovani si è focosi e irruenti, si posso­no commettere tanti errori e io ho ti­tolo per dirlo perché ne ho commessi anch’io. Ma qualsiasi calciatore po­trebbe confermare che Balotelli è scorretto».

I tifosi, però...

«All’Olimpico sabato sera è succes­so qualcosa di ingiusto e indegno. La pelle non conta, bianca o nera è la stessa identica cosa. Anzi, riuscire per chi è di colore è tre volte più difficile rispetto a chi non lo è, nello sport e nella vita. Questa è la realtà dei fatti, togliamoci il prosciutto dagli occhi».

Non sembra un alibi per Balotelli, però.

«Che è un gran giocatore, lo am­metto, però ha i suoi difetti. Scorret­to, ma di altissima qualità. Io credo che se avrà un’educazione sportiva e umana all’altezza del suo enorme po­tenziale, Balotelli farà una strepitosa carriera. Lo dico da italiano, non cer­to da juventino. Mi farebbe piacere per l’Italia e per l’Inter».

Mourinho è l’educatore appro­priato?

«Non lo so e non mi interessa. A me interessa solo la Juve. Balotelli non è un problema mio».

Resta la sanzione di una partita a porte chiuse per la Juve.

«Un’assurdità, perché Balotelli è fi­schiato ovunque, capita ogni domeni­ca anche a Sissoko e prendono la Juve come capro espiatorio. Questo mi dà fastidio».

E i cori per novanta minuti non le hanno dato fastidio?

«Non c’era bisogno dei cori. Gli in­sulti sono inutili, sviliscono gli uomi­ni e il calcio. Sono cattivi esempi per i giovani. Sono un segnale di carenza di stile, cuore e umanità. Balotelli, Vieira, Seedorf, il nostro Sissoko: a tutti capita di riceverne. E poi, ai fini del risultato, non servono. La Juve ha dimostrato di poter pareggiare anche con un uomo in meno. C’era molto nervosismo, sul campo e fuori. Tra le tifoserie di Juve e Inter c’è troppo odio: i rancori sportivi non li scuso, però li capisco».

Torino è una città razzista?

«Se si vuole fare polemica su Tori­no, non ci sto. È una città di grande creatività e apertura e l’ha dimostrato ospitando l’Olimpiade, dove c’era tut­to il mondo. I cori razzisti non ci sono solo a Torino e la Juve è una squadra multirazziale. Anche se più italiana dell’Inter».

Balotelli un domani alla Juve. È ipotizzabile?

«È ipotizzabile Balotelli un domani nella nazionale italiana. Mi piacereb­be. Va tutelato. Lo dico da amante del bel calcio».

Gaia Piccardi


20/04/2009

Razzismo, mano dura del giudice Una gara a porte chiuse per la Juve

Razzismo, mano dura del giudice Una gara a porte chiuse per la Juve

 

La decisione del giudice sportivo Gianpaolo Tosel. Per i cori razzisti rivolti dai tifosi bianconeri nei confronti del giocatore dell'Inter Mario Balotelli

 

(LaPresse)
(LaPresse)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MILANO - Il giudice sportivo Gianpaolo Tosel ha condannato la Juventus a disputare un turno a porte chiuse a causa dei cori razzisti rivolti dai tifosi bianconeri nei confronti del giocatore dell'Inter Mario Balotelli.

IL REFERTO - Nel suo referto il giudice sportivo ha sottolineato come i cori razzisti si siano verificati «in molteplici occasioni» e «in vari settori dello stadio» e ha sottolineato «l'assenza di qualsiasi manifestazione dissociativa da parte di altri sostenitori ovvero di interventi dissuasivi da parte della società». Quindi, dopo aver esaminato «la dettagliata ed esaustiva relazione dei collaboratori della Procura federale», ha deciso di punire la Juventus con un turno a porte chiuse perchè «in molteplici occasioni, sostenitori della società ospitante, in vari settori dello stadio, intonavano cori costituenti espressione di discriminazione razziale nei confronti di un calciatore della squadra avversaria». Il giudice ha tenuto conto della «gravità del fatto, per la pervicace reiterazione di tali deplorevoli comportamenti, che nulla hanno a che vedere con la passione sportiva», e ha inoltre «preso atto dell'assenza di qualsiasi manifestazione dissociativa da parte di altri sostenitori ovvero di interventi dissuasivi da parte della società».