26/05/2010

«La crisi? Tornante della storia»

«La crisi? Tornante della storia»

NEL POMERIGGIO IL MINSITRO PRESENTA LA MANOVRA. «SALVA LA COESIONE SOCIALE». Tremonti al forum dell'Ocse a Parigi: «Due pilastri per la ripresa, uno tecnico e l'altro giuridico»

 

Il ministro Giulio Tremonti (Ansa)
Il ministro Giulio Tremonti (Ansa)

MILANO -«Siamo a un tornante della storia, non siamo in una congiuntura economica». Lo ha detto Giulio Tremonti, parlando al forum dell'Ocse a Parigi. «L'intensità dei fenomeni che vediamo - ha aggiunto il ministro dell'Economia, che sarà nel pomeriggio a Roma per presentare con Silvio Berlusconi la manovra approvata martedì dal Cdm - è storica e sta modificando la predisposizione dell'esistenza, dell'economia e della politica».

«CORREGGERE GLI SQUILIBRI IN TERMINI DI REGOLE» - Il futuro dopo la crisi deve essere costruito su due pilastri, secondo il titolare dell'Economia, quello «tecnico» e tecnologico, ma anche quello «giuridico». «I grandi cicli dell'economia - ha spiegato Tremonti - sono sempre stati legati alla tecnologia, dalla macchina a vapore al motore a scoppio, dai computer all'intelligenza artificiale». Ma i passi avanti della tecnologia, ha proseguito, non bastano se non vengono corretti gli «squilibri» in termini di regole. La crisi, ha dichiarato ancora Tremonti, «ha mostrato uno scollamento tra il mercato e le regole: il primo è diventato globale, mentre le seconde sono rimaste locali. E questo è stato fonte di grossi problemi».

LA MANOVRA - Per Tremonti, infatti, è fondamentale «salvaguardare la coesione sociale». «La scelta fatta ieri in Italia - ha spiegato il ministro in merito alla manovra da 24 miliardi approvata dall'esecutivo - è stata quella di conservare i livelli fondamentali di stato sociale, quindi di non ridurre la sanità o gli aiuti, prevedendo però una forte riduzione della spesa dei governi centrali e locali». «Pensiamo - ha aggiunto Tremonti - che si possano incorporare molte funzioni pubbliche locali nei ministeri, e che i ministeri debbano scegliere con una certa flessibilità cosa e come spendere sulla base del budged loro assegnato».

Redazione online


30/01/2010

Hacker cinesi, Google va al contrattacco «Non supporteremo più Explorer 6»

Hacker cinesi, Google va al contrattacco «Non supporteremo più Explorer 6»

 

Dal 1° marzo. Dopo le infiltrazioni in caselle di posta, il portale corre ai ripari: alcune applicazioni non potranno più essere usate

 

Google va al contrattacco. Dopo le infiltrazioni di hacker in account di posta elettronica cinesi e la conseguente minaccia di lasciare il Paese,poi rientrata, il colosso di Mountain View ha deciso comunque di correre ai ripari: dal 1° marzo non supporterà più il sistema operativo Internet Explorer 6, considerato l'anello debole che ha permesso gli attacchi alle caselle Gmail. Nei giorni scorsi anche i governi francese e tedesco hanno invitato i propri cittadini a cambiare sistema operativo, almeno finché la Microsoft non avrà apportato i necessari correttivi.

USATO DAL 20% DEGLI UTENTI - E l'azienda ha in effetti provveduto a effettuare un upgrade di sicurezza tre settimane prima della data programmata. Tuttavia Google ha deciso di ritirare gradualmente il supporto del sistema: alcune funzionalità delle applicazioni - come Google Docs o Google Sites - non funzioneranno più con IE6, uscito nove anni fa ma ancora utilizzato dal 20% degli utenti internet comprese numerose pubbliche amministrazioni. I cyberattacchi effettuati contro account di posta elettronica di Google hanno fatto sì che la casa statunitense abbia minacciato il ritiro dal mercato cinese: decisione criticata dal patron Bill Gates, secondo cui la censura del governo di Pechino sulle risorse internet sarebbe «limitata e facilmente aggirabile».

 

 

Redazione online


03/08/2009

Crisi, Napolitano firma la legge e il decreto correttivo

Crisi, Napolitano firma la legge e il decreto correttivo

 

Dopo le rassicurazioni di Palazzo Chigi circa la tassa sull'oro. Il capo dello Stato promulga la manovra ed emana le correzioni apportate dall'esecutivo

 

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il premier Silvio Berlusconi (Emmevi)
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il premier Silvio Berlusconi (Emmevi)

ROMA - Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha firmato il decreto legge correttivo di alcune disposizioni della manovra anti-crisi varata dal governo lo scorso primo luglio. Il capo dello Stato ha quindi promulgato il disegno di legge di conversione del decreto legge n. 78 del 2009, avendo anche preso atto della dichiarazione resa dal presidente del Consiglio dei ministri che subordina «l'applicabilità della norma sulle disponibilità auree della Banca d'Italia al conseguimento del parere favorevole della Banca centrale europea, oltre che del parere conforme della stessa Banca d'Italia». Il presidente della Repubblica ha successivamente emanato il decreto legge correttivo, che entrerà in vigore contestualmente alla legge di conversione del decreto anti-crisi.

TASSA SULL'ORO E UE - Dalla Commissione Europea al momento non arriva «nessun commento» sulla norma del pacchetto anti-crisi che prevede una tassa sulle riserve auree della Banca d'Italia. «Anche perché - come spiega la portavoce della Commissione Europea, Amelia Torres, responsabile dell'economia, rispondendo a precisa domanda in sala stampa - si prevede l'accordo della Banca centrale europea, che si è già fatta sentire più volte». «La Bce ha già diffuso i suoi commenti e credo che il governo italiano li terrà in considerazione» ha aggiunto la Torres.


02/08/2009

Dal ponte sullo Stretto allo scudo fiscale: ecco il piano di rilancio

Dal ponte sullo Stretto allo scudo fiscale: ecco il piano di rilancio

 

Le misure: vademecum. Un pacchetto di 25 articoli che vale come una manovra

 

ROMA - Dalle agevolazioni fiscali alle imprese, agli in­centivi economici per chi as­sume; dalla sanatoria per colf e badanti allo scudo fiscale per il rientro dei capitali dal­l’estero; dalla mini-riforma delle procedure di indagine della Corte dei conti, alle nuo­ve norme che regolano l’ac­credito della valuta degli asse­gni, accorciando i tempi a vantaggio dei clienti delle banche. Sono questi alcuni dei contenuti del pacchetto anti-crisi approvato ieri con il combina to del decreto vara­to in via definitiva dal Senato e delle correzioni subito ap­portate a Palazzo Chigi con un altro decreto, per aggirare una nuova lettura del testo al­la Camera.

Si tratta di venticinque arti­coli, centinaia di commi e tantissime norme: quasi una piccola manovra sia per la va­rietà della materia trattata, sia per il valore economico degli interventi. Il gettito complessivo non è stato con­teggiato nel dettaglio. Ma si tratta comunque di somme ingenti. Il solo scudo fiscale, secondo stime prudenti (e non ufficiali) dei tecnici del­l’Agenzia delle entrate, po­trebbe portare al rientro in Italia di almeno 50 miliardi di euro, permettendo al Fisco di incassare così 2,5 miliardi sotto forma di «aliquota sosti­tutiva ». Inoltre i capitali emersi, è questa almeno la speranza del ministro Tre­monti, possono contribuire a finanziare la ripresa economi­ca, anche se c’è il rischio, se­condo alcuni, di alimentare spinte speculative qualora vengano investiti su rendite di posizione piuttosto che su attività produttive. Il decreto anticrisi introduce anche no­vità per la lotta all’evasione: gli ispettori del Fisco potran­no accedere ai dati acquisiti della Banca d’Italia, del­­l’Isvap (che vigila sull’attività delle imprese assicuratrici) e della Consob (l’organismo che vigila sui mercati finan­ziari).

Un’altra misura considera­ta dal governo importante, e non solo dal punto di vista sociale, è la sanatoria di colf e badanti, che tecnicamente consiste in una regolarizza­zione contributiva. Secondo le previsioni delle associazio­ni che operano nel settore, potrebbero aderire almeno 300 mila persone, che emer­gerebbero così dal lavoro ne­ro, portando dunque in futu­ro importanti flussi di soldi sia nelle casse dell’Inps (co­me contributi previdenziali), sia in quelle del fisco (come tassazione sul reddito).

Paolo Foschi


21/04/2009

Madame Bovary, su Internet il manoscritto originale di Flaubert

Madame Bovary, su Internet il manoscritto originale di Flaubert

 

L'iniziativa lanciata dalla Biblioteca Municipale di Rouen. Pubblicati su Internet i fogli originali del romanzo, comprese le correzioni e le modifiche.

 

Una pagina originale di Madame Bovary con la trascrizione a fianco
Una pagina originale di Madame Bovary con la trascrizione a fianco

PARIGI - I brani originali. Le correzioni. Le annotazioni. In pratica, tutti i 4500 brogliacci scritti da Flaubert durante i sei anni di stesura del romanzo: il manoscritto integrale di «Madame Bovary» è adesso sul web. Il sito Internet (www.bovary.fr) creato appositamente dalla Biblioteca Municipale di Rouen, città natale dello scrittore, permette di leggere i fogli originali del romanzo (compresi quelli scartati e modificati), appositamente trascritti grazie al lavoro volontario di 130 persone di 12 nazionalità.

L'INIZIATIVA - La consultazione dei contenuti consentirà agli studiosi di penetrare all'interno della laboriosa stesura del romanzo, esaminare con attenzione le diverse versioni e osservare le correzioni e le aggiunte successive. La Biblioteca Municipale di Rouen, che possiede i manoscritti di Flaubert dal 1914 quando furono donati dalla nipote dello scrittore, ha lanciato l'iniziativa perché così intende mettere a disposizione dei navigatori del web e degli specialisti di letteratura «un prezioso materiale autografo e uno straordinario esempio di laboratorio creativo», ha precisato Danielle Girard, responsabile del progetto di digitalizzazione. «Finora a uno studioso per leggere una sola pagina manoscritta occorrevano anche tre ore perché la scrittura di Flaubert è di difficile decifrazione, ma grazie alla minuziosa trascrizione dei volontari adesso gli autografi potranno essere letti con estrema facilità», ha aggiunto Girard.

MATERIALI - Il sito offre anche materiale sul successo del romanzo presso il pubblico («Madame Bovary» fu pubblicato a puntate sulla «Revue de Paris» a partire dalla fine dell'ottobre 1856 e l'anno successivo fu raccolto in volume. Il romanzo procurò allo scrittore francese grande fama) e sul processo con l'accusa di oltraggio alla morale e alla religione da cui Flaubert fu poi assolto.