10/01/2012

Rifiuti, Italia condannata da Strasburgo. E il ministro Clini: «Lunedì il piano»

Rifiuti, Italia condannata da Strasburgo. E il ministro Clini: «Lunedì il piano»

18 cittadini di somma vesuviana avevano chiesto i danni materiali allo stato. La Corte dei Diritti dell'uomo riconosce la violazione dal 1994 fino al 2009. Legambiente: condivisibile

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06/06/2011

Consulta, Quaranta nuovo presidente «Referendum? Non penso a nostro alt»

Consulta, Quaranta nuovo presidente «Referendum? Non penso a nostro alt»

CORTE COSTITUZIONALE - Era il favorito dopo l'annunciata rinuncia di Maddalena. È stato eletto con dieci voti favorevoli e tre schede bianche. È il 35esimo della storia

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28/04/2011

Clandestini in carcere, la Corte Ue dice no Maroni: «Perché censurano solo noi?»

Clandestini in carcere, la Corte Ue dice no Maroni: «Perché censurano solo noi?»

«Rischia di compromettere la politica di allontanamento». Favorevole la Santa Sede. Bocciata la normativa italiana che prevede la reclusione per gli immigrati irregolari che non rimpatriano

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01/03/2011

Si uccise per il troppo lavoro. Mazda condannata a risarcire la famiglia

Si uccise per il troppo lavoro. Mazda condannata a risarcire la famiglia

Venne ridicolizzato e accusato di inefficienza. L'azienda automobilistica dovrà versare 560 mila euro

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05/01/2010

F1: Briatore assolto dalla corte di Parigi

F1: Briatore assolto dalla corte di Parigi

 

La decisione del tribunale di grande istanza. L'ex team manager della Renault ha visto annullata la squalifica a vita inflittagli dalla Fia

 

Flavio Briatore (Ansa)
Flavio Briatore (Ansa)

PARIGI (FRANCIA) - Flavio Briatore ce l'ha fatta. L'ex team principal della Renault ha visto annullato dal tribunale di Grande Istanza di Parigi, la squalifica a vita inflittagli dalla Fia (la Federazione internazionale dell'automobilismo) per il cosiddetto «Singaporegate», contro la quale aveva presentato ricorso. La giustizia francese ha giudicato «irregolare» la decisione della Fia, presa lo scorso 21 settembre, di squalificare a vita l'ex direttore della scuderia Renault. Secondo la Fia Briatore organizzò proprio durante il Gp di F1 di Singapore del 2008 l'uscita di strada di Nelson Piquet jr, per far entrare in pista la safety car e quindi favorire l'altro pilota della Renault Fernando Alonso che avrebbe poi vinto la gara.

RICORSO - Briatore si era rivolto al Tribunale di Grande Istanza di Parigi lo scorso 24 novembre, chiedendo la sospensione della sua radiazione e un milione di euro di danni alla Fia. Oltre a Briatore, che si è rivolto con successo alla giustizia ordinaria, la Fia ha punito anche Pat Symonds: l'ex direttore tecnico della Renault è stato squalificato per 5 anni.


31/10/2009

Berlusconi: se mi condannano non lascio

Berlusconi: se mi condannano non lascio

 

Il cavaliere: «Resisterò al mio posto per difendere la democrazia e lo stato di diritto». Il premier: ho fiducia nei magistrati seri, ma se ci fosse una condanna sarebbe sovvertimento della verità

 

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi (Eidon)
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi (Eidon)

ROMA - «Ho ancora fiducia nell'esistenza di magistrati seri che pronunciano sentenze serie, basate sui fatti. Se ci fosse una condanna in processi come questi, saremmo di fronte a un tale sovvertimento della verità che a maggior ragione sentirei il dovere di resistere al mio posto per difendere la democrazia e lo stato di diritto». Lo afferma il premier Silvio Berlusconi, in una dichiarazione contenuta in Donne di cuori, il libro di Bruno Vespa di prossima uscita e di cui è stata diffusa un'anticipazione, in riferimento ad alcuni processi in corso a suo carico.

«MILLS, CI PENSERA' LA CASSAZIONE» - «È una sentenza che certo sarà annullata dalla Corte di Cassazione» dice ancora Berlusconi rispondento a Vespa che gli ricorda che l'avvocato Mills è stato condannato anche in appello. E quanto alla campagna internazionale che si è scatenata su di lui, il leader del Pdl se la prende con Repubblica e L'Espresso, da cui secondo Berlusconi sarebbe partito tutto. «E su sollecitazioni di questo gruppo - sottolinea il premier - si è estesa ai giornali e ai giornalisti "amici". Per gettare fango su di me ha finito col gettare fango sul nostro Paese e sulla nostra democrazia».

«ANCHE OBAMA NEL MIRINO DEI MEDIA» - Berlusconi ricorda poi che «da mesi negli Usa è polemica ferocissima tra Fox News, una rete televisiva del gruppo Murdoch, e il presidente Obama. Non mi pare che ne derivi un problema grave per gli Stati Uniti». Quanto all'ipotesi che le posizioni critiche assunte dal Times, quotidiano britannico del gruppo Murdoch, nei confronti del premier italiano siano conseguenza degli scontri di natura commerciale tra Mediaset e Sky, «la coincidenza - evidenzia Berlusconi- fa riflettere, ma sono cose che io non farei mai, e quindi sono portato a credere che non le facciano neppure gli altri».


27/10/2009

Mills: in appello confermata la condanna a 4 anni e sei mesi

Mills: in appello confermata la condanna a 4 anni e sei mesi

 

Accolta la richiesta del procuratore generale di Milano. Il legale dell'avvocato inglese: «Decisione ingiusta, ricorreremo in Cassazione»

 

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MILANO - La seconda sezione della Corte d'appello di Milano ha confermato la condanna di primo grado a quattro anni e sei mesi nei confronti dell'avvocato inglese David Mills per corruzione in atti giudiziari. Dopo le repliche del sostituto procuratore generale di Milano, Laura Bertolè Viale, che ha chiesto la conferma della condanna, e dei difensori, si erano riuniti da quattro ore in camera di consiglio.

RICORSO - L'avvocato Alessio Lanzi, del collegio di difensori di Mills, ha annunciato il ricorso in Cassazione. «Il nostro commento non può che essere amaro ed esprimere una sensazione di diasgio. Credo che questa sia una decisione che mette a dura prova la nostra fede nella giustizia. Non c'erano ragioni per condannare Mills». Gli avvocati difensori avevano chiesto l'assoluzione o in subordine la prescrizione del reato. «Non è finita qui», ha aggiunto l'altro difensore Federico Cecconi. «Abbiamo elementi forti che, qualsiasi sarà la motivazione di questo verdetto, potranno portare a una riforma della sentenza in Cassazione». Cecconi ha aggiunto di condividere le affermazioni di Mills, secondo il quale Berlusconi è estraneo alla vicenda. «Anche Mills non c'entra nulla, perché non c'è stata corruzione. Le conseguenze politiche della vicenda non ci riguardano, anche se ci sono circostanze oggettive che le testimoniano».

GHEDINI - In una nota Niccolò Ghedini, parlamentare Pdl e avvocato di Berlusconi, afferma: «La decisione della Corte d'appello di Milano è del tutto illogica e nega in radice ogni risultanza in fatto e in diritto. Un processo svolto in tempi record negando qualsiasi prova e rifiutando qualsiasi possibilità di difesa. Tale decisione non potrà che essere annullata dalla Cassazione. Comunque, ancora una volta si conferma che a Milano non si possono celebrare processi quando, ancorché indirettamente, vi sia un collegamento con Berlusconi». Mills è coimputato con Silvio Berlusconi per corruzione in atti giudiziari nei processi All Iberian e Guardia di finanza. Per il premier il processo era stato sospeso grazie del lodo Alfano, poi bocciato dalla Corte costituzionale. Mills è stato condannato per essere stato corrotto da Berlusconi con almeno 600 mila dollari affinché dicesse il falso o fosse reticente in due processi.

PRESCRIZIONE - Secondo l'accusa il reato di corruzione avvenne nel 2000 e quindi la prescrizione scatterebbe all'inizio di aprile 2010. Secondo gli avvocati di Mills, la corruzione avvenne nel 1998 e quindi il reato sarebbe «abbondantemente prescritto». Ci sono buone probabilità che per Mills si arrivi a una sentenza definitiva in Cassazione nell'aprile 2010. I giudici d'appello non hanno infatti concesso i termini per il deposito delle motivazioni del verdetto proprio per accelerare i tempi. Entro 15 giorni, quindi, verranno rese note le ragioni che hanno portato a confermare la condanna in primo grado. Poi gli avvocati di Mills avranno 30 giorni per presentare il ricorso in Cassazione. A quel punto mancheranno 4 mesi prima dello scoccare delle lancette della prescrizione. Se dovesse essere condannato in via definitiva, Mills comunque grazie all'indulto non andrà in carcere. Il processo a carico di Berlusconi, sospeso per il Lodo Alfano, dovrebbe riprendere tra dicembre e gennaio. La prescrizione per il premier scatterà nell'aprile 2011.


 


17/08/2009

Pirate Bay viene clonata

Pirate Bay viene clonata

 

I fan del sito peer to peer hanno gia scaricato l'intero contenuto per condividerlo

 

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Il sito di file shering "PIRATE BAY" fra qualche giorno,come annunciato qalcune settimane fa passerà ai nuovi proprietari, la società svedese Global Gaming Factory diventanto legale a tutti gli effetti, e a pagamento cosa che i fan, di cui il sito conta 4 milioni in tutto il mondo, non accettano volentieri il fatto di dover pagare fil, musica e applicazioni, presenti nei server del sito. Molti di loro temono, infatti che, con il passaggio alla nuova proprietà molti dei file torrent vengano rimossi diventanto inaccessibili. Da qualche giorno sui blog e siti specializzati, come TorrentFreak, è scattato una sorta di tam tam per scaricare l'intero contenuto della baia in modo da poterlo condividere sotto forma di clone del sito madre e scttino così le restrizioni delle major che detengono il marchio.Anche sullo stesso Pirate Bay è stata caricata una copia del sito da 21 Gigabytes contenente 900mila file dei server collegati. L'utente anonimo, che ha pubblicato il sito clone, rivela che: essendo molto grande, l'archivio bisogna avere pazienza per poterlo scaricare. Il meccanismo della condivisione sarebbe possibile grazie al tracker di openbittorent.com.

In questo modo ogni utente avrà a disposizione una propria Baia dei Pirati. Non c'è stata nessuna reazione fino ad ora da parte della società acquisitrice del marchio. Staremo a vedere cosa succederà tra pochi giorni. Vi terremo informati.


18/04/2009

«Inondiamo i discografici di mail» La protesta riparte dai blog

«Inondiamo i discografici di mail» La protesta riparte dai blog

 

In difesa del «libero download». Su Facebook in 126 mila per «Free the Pirate Bay». L'attore Fry su Twitter: sto con loro


MILANO — Innanzitutto la solidarietà, perché i ragazzi di Pirate Bay «sono simpatici» e «rappresentano una nuova idea di rivoluzione». Poi la protesta, perché «cercare di imporre regole alla rete è un po' come pretendere di violare le leggi della fisica». A seguire la voglia di reagire con un'azione eclatante, in stile net strike, la protesta elettronica collettiva: «Inondiamo di mail le case discografiche che ora gongolano». Infine il ritorno alla realtà: «Non cambierà nulla, già oggi in rete ci sono molti altri spazi e altre piattaforme per chi vuole condividere file e documenti». La sentenza di condanna per i «Pirati» ha messo in movimento il web.

SOCIAL NETWORK - Nei principali social network, non appena la notizia si è diffusa, è diventata l'argomento più gettonato. Il motore di ricerca di Facebook, digitando il nome del motore di ricerca incriminato, recupera 425 voci. E tra queste, in cima alla lista, piazza «Free The Pirate Bay», un gruppo che è arrivato a sfiorare i 126 mila iscritti, di cui più di 3.500 aggiuntisi ex novo solo nella giornata di venerdì. Su Twitter, il sito di microblogging che consente agli utenti di pubblicare messaggi lunghi fino a 140 caratteri, i minipost dedicati alla sentenza di Stoccolma si sono susseguiti a ciclo continuo nella timeline generale, facendo sì che Peter Sunde e la sua ciurma raggiungessero presto la vetta dei «trending topics», gli argomenti più in voga del momento, scalzando dal top Susan Boyle, la «bruttina dalla voce d'usignolo» (una donna inglese che ha ottenuto un successo planetario partecipando a uno show in stile Corrida) che da alcuni giorni stava letteralmente facendo impazzire il web. E non è tutto: la video conferenza stampa messa online dai curatori del sito ha toccato le 210 mila visualizzazioni nello spazio di poche ore. Numeri ancora parziali, che per questioni di fuso orario ancora non tengono conto di tutte le reazioni dagli States. Ma che danno comunque il senso della portata della decisione dei giudici svedesi.

FUORI DAL CORO - Ci sono anche le voci fuori dal coro, quelle di chi dice che in fondo, pur se perpetrato in nome del «diritto alla cultura», il download di film e brani musicali in barba ai diritti d'autore è comunque un furto. Ma la sentenza, per quanto fosse attesa, sembra avere provocato perlopiù la rabbia dei cybernauti. In Gran Bretagna, Paese dove il pronunciamento dei giudici ha avuto una significativa eco, è sceso in campo anche il Times che nella sua edizione online ha subito pubblicato un'analisi di Tom Whitwell, giornalista esperto di musica e di rete, esaustiva già nel titolo: «La sentenza non è un deterrente». Perché coloro che scaricano abitualmente file dal web «non si sentono fuorilegge», perché non fanno opera di copiatura con l'intento di delinquere, bensì perché questo «è solo il modo più semplice» per acquisire musica e video. «La sola vera minaccia alla pirateria online — fa notare Whitwell — negli ultimi anni non è arrivata da azioni legali o campagne educative, bensì dal successo di iTunes», il sito lanciato da Apple per scaricare legalmente a basso costo singoli brani musicali o interi cd, il cui esempio è stato poi imitato da diverse altre piattaforme. Proprio l'elevato costo di dvd e cd è il pretesto rivendicato in molti blog e nei commenti a margine dei pezzi pubblicati dai media online per giustificare il download illegale di file da Internet. «Perché non posso comprare a 2 euro Barry Lyndon di Kubrick del 1975 completo di sottotitoli in varie lingue — si chiede ad esempio pockerdassi71 sul Corriere.it —? Anche questo è rendere fruibile la cultura». «La vittoria — aggiunge Archangelsk — sta nell'abbassare i prezzi: l'altro giorno al centro commerciale c'erano innumerevoli dvd con film anche recenti che costavano 7-8 euro. Ecco il vero scacco alla pirateria». Ma c'è anche chi, come Teddy P. sull'edizione internazionale di Wired, rivista specializzata nelle nuove tecnologie, vede nel peer-to-peer (lo scambio, appunto, di file tra computer connessi alla rete) un modo per non trovare sgradite sorprese: «Scarico regolarmente musica attraverso i torrents (i programmi che permettono lo scambio, ndr) e lo faccio come preview: se i brani del cd mi piacciono, poi lo compero. Altrimenti rinuncio».

L'ATTORE CHE DIFENDE I «PIRATI» - Ma non saranno in molti a pensarla come lui: chi scarica un brano musicale o un film senza pagare un centesimo di solito si sente semplicemente in diritto di farlo. Stephen Fry, attore britannico noto per avere interpretato Oscar Wilde nell'omonimo film e per una parte in Harry Potter e il calice di fuoco, ha preso le difese di Pirate Bay e lo ha fatto con un messaggio via Twitter: «Poveri pirati! Facendo parte di questa industria ed essendo titolare di copyright non dovrei tifare per loro. E invece lo faccio. Dare loro dei "ladri" non aiuta. Anche io ho "rubato" nell'era delle cassette». Mal gliene incolse, come lui stesso ha spiegato in un secondo post, a breve distanza dal primo: «Adesso sono in seri guai con i miei colleghi, le tv mi stanno già chiamando per commentare». Anche Mike Skinner, il rapper uk dei The Streets, era un «sorvegliato speciale» della rete, essendo un twitter di lungo corso e avendo provveduto, proprio attraverso al microblogging, a diffondere gratuitamente alcuni suoi brani. Ma chi si aspettava prese di posizione a favore del download assoluto è rimasto deluso: «Penso che l'idea che la musica debba essere gratuita sia sbagliata. Gli artisti devono vendere musica, seppure a prezzi bassi» ha scritto ai suoi oltre 21 mila followers.

BEPPE GRILLO - Ma siamo solo agli inizi. I principali blog di opinione non hanno ancora incominciato a occuparsi sul serio delle conseguenze della vicenda. In Italia c'è chi chiede aiuto a Beppe Grillo e per farlo infila qualche commento nel blog del comico genovese a margine di post che riguardano tutt'altro. Come Alfonso Baroni: «Inizia l'era della santa inquisizione cibernetica, spariamo tutti i byte che abbiamo sulle case discografiche»; o un utente che si firma Pirate Bay supporter: «Seguiamo questa cronaca di limitazione delle libertà, dove chi pubblica un link viene costretto a chiudere per sottostare a leggi illogiche».

Alessandro Sala


Pirati condannati

Pirati condannati

 

 


EU_SWEDE.JPGLa corte svedese ha emesso il verdetto: gli ormai famosi "quattro di Pirate Bay" sono stati riconosciuti colpevoli di aver infranto la legge nazionale sul copyright e dunque condannati in primo grado. Gottfrid Svartholm Warg, Peter Sunde (due dei fondatori, nella foto a sinistra), Fredrik Neij e Carl Lundstrom, i responsabili del sito di scambio di file - anche film, musica e videogiochi protetti da copyright - negli anni diventato il più famoso e cliccato, secondo la corte di Stoccolma dovranno passare un anno in carcere e pagare una cifra complessiva di 30 milioni di corone (2,7 milioni di euro) a diverse compagnie che producono contenuti di intrattenimento. Tra queste le cosiddette "quattro sorelle", le major musicali e non solo: Warner Bros, Sony Music Entertainment, Emi e Columbia Pictures.

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Il sito di peer to peer, tuttora online dopo il sequestro dei server (uno dei quali è finito ieri in mostra in un museo della capitale svedese, nella foto a destra) e un breve oscuramento, è arrivato a gestire secondo le ultime stime ben 22 milioni di utenti. La difesa dei quattro imputati aveva puntato la sua linea sul fatto che The Pirate Bay non ospitava fattivamente alcun materiale protetto da copyright, ma che era un forum sul quale gli utenti potevano trovare informazioni su come e dove scaricare questi contenuti (attraverso i cosiddetti file Torrent). La corte ha invece giudicato gli imputati colpevoli di aiutare gli utenti a violare la legge sul copyright fornendo un sito web con "sofisticate funzioni di ricerca" e di fatto un semplice aiuto per arrivare a scaricare il file protetti. Si attende ora l'appello, annunciato dai quattro qualora fossero stati riconosciuti colpevoli, così come è stato.

Immediata anche la reazione della Fimi, Federazione industria musicale italiana, che ricorda come il sito sia sotto inchiesta anche in Italia a seguito delle denunce dell'industria musicale italiana. "Il tribunale  di Stoccolma sembra aver accolto in pieno le prove, tra le quali anche i dati sui danni provocati da Pirate Bay a produttori ed artisti italiani, dando un efficace segnale che l'illegalità non è tollerata", ha dichiarato  Enzo Mazza, il presidente Fimi.

A questo link trovate la conferenza stampa in video di Pirate Bay. Come si legge sul sito, è ironico il commento al verdetto del tribunale svedese: "Come in tutti i buoni film, l'eroe all'inizio perde ma poi nel finale riesce a raggiungere una vittoria dai toni epici".