13/01/2011
La Consulta boccia in parte il legittimo impedimento
La Consulta boccia in parte il legittimo impedimentoLa decisione della Corte Costituzionale: "Valuti il giudice sugli impegni". Cade dunque parzialmente lo "scudo" che congela i tre processi in cui il premier è imputato. Ghedini: "C'è un equivoco ma rispettiamo". Il Popolo Viola festeggia
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Legittimo impedimento, sì al referendum
Legittimo impedimento, sì al referendumAlle urne solo se lo «scudo» non verrà bocciato giovedì dai giudici costituzionali. La Consulta ha dato il via libera allo svolgimento della consultazione. Ma c'è attesa per il verdetto sulla legge
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«Scudo» al premier, il giorno del verdetto
«Scudo» al premier, il giorno del verdettoGià arrivato il via libera all'eventuale referendum per cancellare la legge. La Consulta si esprime sul legittimo impedimento. Il premier: nessuna ripercussione sul governo
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17/12/2010
La Corte Costituzionale dichiara illegale un articolo del «pacchetto sicurezza»
La Corte Costituzionale dichiara illegale un articolo del «pacchetto sicurezza»Per la Consulta non è punibile l'immigrato indigente che non lascia l'Italia nonostante abbia ricevuto l'ordine
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06/10/2010
Fecondazione, la legge 40 rinviata alla Consulta
Fecondazione, la legge 40 rinviata alla ConsultaIl tribunale di Firenze ha sollevato il dubbio di costituzionalità sulla norma che vieta alle coppie di ricorrere alla metodica eterologa. Deciderà la Corte costituzionale
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08/06/2010
Processo Sismi: sul segreto di Stato giudice rinvia gli atti alla Consulta
Processo Sismi: sul segreto di Stato giudice rinvia gli atti alla ConsultaI due accusati devono rispondere di peculato. Il Gup di Perugia ha sollevato un conflitto di attribuzione nel dibattimento che vede alla sbarra Pollari e Pompa
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| Niccolò Pollari (Eidon) |
ROMA - Sarà la Corte costituzionale a pronunciarsi sulla legittimità della conferma, da parte del governo, del segreto di Stato, opposto dall'ex numero uno del Sismi Nicolò Pollari e dall'ex funzionario Pio Pompa, nel corso delle indagini sul presunto archivio riservato trovato in via Nazionale a Roma. Lo ha deciso il gup di Perugia nel corso dell'udienza preliminare nella quale i due sono accusati, fra l'altro, di peculato.
CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE - Il giudice ha infatti sollevato un conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato. Ha quindi sospeso il procedimento e inviato gli atti alla Consulta. La decisione è stata illustrata dal giudice stamani in aula. Pollari e Pompa hanno sempre rivendicato la correttezza del proprio operato, sostenendo però che per potersi difendere dalle accuse contestate dalla procura di Perugia avrebbero dovuto far riferimento a circostanze, fatti e documenti che a loro avviso sono invece coperti dal segreto di Stato. Questo è stato quindi confermato dal governo.
Lunedì Pollari e Pompa erano stati prosciolti dall'accusa di violazione della privacy nei confronti di magistrati, giornalisti ed altre persone i cui nomi erano contenuti negli archivi. Resta in piedi l'accusa di peculato, per difendersi dalla quale, come detto, Pollari e Pompa hanno chiesto di rivelare fatti e circostanze che il governo ha confermato essere coperti dal segreto di Stato. Da qui il conflitto di attribuzione che la Consulta dovrà sciogliere.
Redazione online
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08/10/2009
Lodo, premier contro Consulta e Colle
Lodo, premier contro Consulta e Colle
"Italiani vedranno di che pasta sono io"

ROMA - La mattina dopo è lo stesso. Silvio Berlusconi non si sposta di una virgola: la sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano per il premier arriva da sinistra. Dalla "minoranza di toghe rosse organizzatissime". E non cala nemmeno la sua rabbia contro Napolitano, il Capo dello Stato che aveva garantito la legge con la sua firma. E poi il Cavaliere affronta di petto le future vicende giudiziarie: "Mi difenderò nelle aule e in tv, gli italiani vedranno dic he pasta sono fatto".
Avanti con più grinta Berlusconi va "avanti tranquillamente e serenamente, possibilmente con più grinta". Intervistato dal Gr Rai, il presidente del Consiglio conferma punto per puntole critiche a Consulta, opposizione, stampa e Capo dello Stato. E precisa: questo esecutivo "si sente assolutamente necessario alla democrazia, alla libertà e al benessere del Paese. Meno male che Silvio c’è - afferma - altrimenti saremmo completamente nelle mani di questi signori della sinistra che hanno una minoranza di magistrati che usa il potere giudiziario a fini di lotta politica, più del 70% della stampa, con in testa Repubblica, i programmi di approfondimento della tv pubblica pagati con i soldi di tutti e un Capo dello Stato di sinistra, nonché una Consulta con 11 giudici di sinistra che non è un organo di garanzia, ma politico".
Napolitano di sinistra All’indomani della bocciatura del lodo Alfano, la legge che gli garantiva la sospensione dei suoi processi penali, il premier torna ad attaccare il Capo dello Stato perché di sinistra e perché avrebbe contribuito a formare una Corte Costituzionale di sinistra. "Il presidente della Repubblica è stato eletto da una maggioranza di sinistra, ha radici totali nella sua storia di sinistra e anche il suo ultimo atto di nomina di uno dei giudici della Corte Costituzionale dimostra da che parte stia", ha detto al Gr1. L’ultimo giudice di nomina presidenziale è stato Paolo Grossi, professore di storia del diritto italiano, nel febbraio 2009. Dei 15 giudici della Consulta cinque sono nominati dal Quirinale, cinque dal parlamento e cinque dalle alte magistrature dello Stato. Il premier ha promesso affronterà gli impegni di governo e i due processi in cui è imputato a Milano, che si riparono per lui dopo la bocciatura del lodo, "se possibile con ancora più grinta".
La difesa Pronto a difendersi nelle aule di tribunale e "andando in televisione" per dimostrare "di che pasta sono fatto": lo ha detto il presidente del Consiglio. "Ci sono due processi farsa, risibili, assurdi che - ha detto il premier - illustrerò agli italiani andando anche in tv, mi difenderò io stesso anche nelle aule del tribunale facendo esporre al ridicolo gli accusatori e mostrando agli italiani di che pasta sono fatti loro e, se mi consente di che pasta sono fatto io".
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07/10/2009
Berlusconi attacca la Corte e Napolitano
Berlusconi attacca la Corte e Napolitano
Alfano: «non faremo legge costituzionale, immunità parlamentare non in agenda». Il premier: «La Consulta è di sinistra, io vado avanti». Affondo sul Quirinale: «Sapete da che parte sta»
ROMA - «Mi sento preso in giro, Napolitano non mi interessa». Da Silvio Berlusconi piovono pietre sul Quirinale dopo la bocciatura del Lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale. Poco prima il premier, riferendosi a Napolitano, aveva detto «sapete da che parte sta». Immediata la replica del Colle: «Il presidente sta dalla parte della Costituzione, con assoluta imparzialità». Quindi il nuovo attacco del premier, mentre rientra a palazzo Grazioli: «Non mi interessa quello che ha detto il capo dello Stato, non mi interessa... Mi sento preso in giro e non mi interessa. Chiuso».
«CONSULTA DI SINISTRA» - Il presidente del Consiglio sposa la tesi del giudizio politico: «Siamo assolutamente convinti dell'indispensabilità dell'essere noi qui a salvaguardare l'Italia e gli italiani di fronte a questa sinistra che si è impadronita della Corte Costituzionale e che ha prodotto una sentenza assolutamente politica» ha detto in serata. E poco prima, commentando a caldo il verdetto: «La Consulta è di sinistra, io vado avanti. Dobbiamo governare cinque anni, con o senza Lodo. Non ci ho mai creduto perché con una Corte Costituzionale con undici giudici di sinistra era impossibile che approvassero questo». Un Berlusconi visibilmente irato, mentre si dirigeva a Palazzo Venezia per la mostra «Il potere e la grazia», se la prende anche con il capo dello Stato facendo l'elenco di una certa Italia tutta in mano alla sinistra: «La sintesi qual è? Meno male che Silvio c’è. Se non ci fosse Silvio con tutto il suo governo, con un supporto del 70% degli italiani, saremmo in mano a una sinistra che farebbe del nostro Paese quello che tutti sapete. Quindi va bene così». E giù con l’elenco della presenza della sinistra in media e istituzioni: «Abbiamo una minoranza di magistrati rossi che è organizzatissima e che usa la giustizia a fini di lotta politica. Il 72% della stampa è di sinistra, gli spettacoli di approfondimento della tv pubblica pagata con i soldi di tutti, sono di sinistra, ci prendono in giro anche con gli spettacoli comici».
ATTACCO AL CAPO DELLO STATO - Poi l’accenno a Napolitano: «Il capo dello Stato sapete voi da che parte sta. Abbiamo giudici della Corte costituzionale eletti da tre capi dello Stato di sinistra, che fanno della Corte costituzionale non un organo di garanzia ma politico». Dopo la visita alla mostra «Il potere e la grazia» Berlusconi ha avuto un breve incontro privato con il segretario di Stato vaticano, cardinal Tarcisio Bertone, a palazzo Venezia. Poco prima Berlusconi aveva fatto una battuta: «La mostra è bellissima, ho detto a Sua Eminenza che c'è una grande lacuna, manca il ritratto di San Silvio da Arcore che fa sì che l'Italia non sia in mano a certi signori della sinistra...».
LA NOTA DI PALAZZO CHIGI - Da Palazzo Chigi arriva una nota, dai toni sempre duri ma più equilibrati: «Non posso non rispettare il responso della Corte Costituzionale nel quadro di un sistema democratico. Prendo atto tuttavia che questo sistema, soprattutto per le modalità con cui vengono eletti i membri della Corte, rischia di alterare nel tempo un corretto equilibrio fra i poteri dello Stato, i quali traggono tutti origine dalla sovranità del popolo - sottolinea il premier -. La solidità di questo governo non è in alcun modo intaccata da questo pronunciamento nè tantomeno la mia volontà di proseguire con determinazione nel mandato ricevuto dal popolo e rinnovato in tutte le più recenti competizioni elettorali. Una volontà che si rafforza e che riceve ogni giorno il sostegno compatto e solidale della volontà politica della maggioranza che sostiene l'attuale governo». «Per il resto, non ho il minimo dubbio che le accuse infondate e risibili che ancora mi vengono rivolte - conclude la nota diffusa da Palazzo Chigi - cadranno sotto il vaglio di magistrati onesti, indipendenti e ossequienti alla legge e alla propria coscienza».
ALFANO: «CONFLITTO PREMIER-CITTADINO» - «È una sentenza che sorprende, e non poco, per l'evocazione dell'articolo 138 della Costituzione. La Corte Costituzionale dice oggi ciò che avrebbe potuto e, inevitabilmente, dovuto dire già nel 2004 nell'unico precedente in materia» ha commentato il ministro della Giustizia Alfano. «Con la bocciatura del lodo si crea un problema: da una parte c'è Silvio Berlusconi premier, legittimato da milioni di voti, che ha diritto di governare, e, dall'altra, vi è il cittadino Silvio Berlusconi, che ha il diritto di difendere se stesso nelle aule di tribunale - ha detto in serata il ministro, ospite di Porta a Porta -. Non abbiamo intenzione di seguire la via della legge Costituzionale. Questo aprirebbe il campo a un'ipotesi di immunità parlamentare che non è nella nostra agenda. Comunque sulle valutazioni faremo il punto giovedì quando è convocato un ufficio politico del Pdl».
FINI - Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha chiamato invece il premier, dopo che era stata resa nota la sentenza della Consulta sul Lodo Alfano, rassicurandolo, secondo quanto si è appreso in ambienti parlamentari, sulla volontà di andare avanti in questa legislatura. La maggioranza è quella uscita dalle urne ed è solida, avrebbe tra l'altro detto Fini al presidente del Consiglio.
BOSSI: «PRONTI ALLA GUERRA» - Minacciosi i toni di Umberto Bossi: «Se si ferma il federalismo facciamo la guerra. Andiamo avanti, non ci piegano». E, parlando del suo incontro con Silvio Berlusconi: «Nemmeno lui vuole le elezioni anticipate. L'ho trovato forte e questo mi ha fatto molto piacere, l'ho trovato deciso a combattere».
GASPARRI: «CORTE NON PIÙ ORGANO DI GARANZIA» - Maurizio Gasparri, presidente del gruppo Pdl in Senato, spara invece ad alzo zero contro i giudici che hanno bocciato il Lodo Alfano: «La Corte, un tempo costituzionale, da oggi non è più un organo di garanzia, perché smentendo la sua giurisprudenza ha emesso una decisione politica, che non priverà il Paese della guida che gli elettori hanno scelto e costantemente rafforzato di elezione in elezione. È una giornata buia per che segna il tramonto di una istituzione che ha obbedito a logiche di appartenenza politica e non a valutazioni di costituzionalità».
GHEDINI: «PROCESSI EVANESCENTI» - «Con questa decisione si pretende - secondo Niccolò Ghedini, deputato Pdl e avvocato di Berlusconi -, contro la volontà popolare, che il presidente del Consiglio anziché occuparsi dei problemi nazionali e internazionali, sia costretto quotidianamente a seguire evanescenti processi». «Riprenderemo questi processi - ha annunciato il deputato Pdl - nella consapevolezza che con un giudice super partes sarà certamente riconosciuta l'estraneità di Silvio Berlusconi da qualsiasi ipotesi di reato».
TREMONTI E SACCONI - Attestato di stima al premier anche da parte del ministro dell'Economia Giulio Tremonti: «Fare parte del governo presieduto da Silvio Berlusconi è stato, è e sarà per me un grandissimo onore». E il ministro del Welfare Maurizio Sacconi: «Sono certo che, come me, la gran parte degli italiani esprime un immediato sentimento di solidarietà con il presidente del Consiglio democraticamente eletto, di fronte a una non casuale somma di azioni rivolte a destabilizzare il governo nel mezzo della grande crisi». Il presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni: «Esprimo la massima solidarietà, la massima vicinanza e il mio grandissimo affetto al presidente Berlusconi».
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La Corte Costituzionale si è pronunciata «Il Lodo Alfano è illegittimo»
La Corte Costituzionale si è pronunciata «Il Lodo Alfano è illegittimo»
PECORELLA: «Il risultato non cambia il quadro politico». Violati articoli 138 (ricorso a una legge costituzionale) e 3 (uguaglianza). La decisione presa a maggioranza: 9 a 6
| La Corte Costituzionale |
ROMA - Il Lodo Alfano è illegittimo. Così si sono pronunciati i 15 giudici della Corte Costituzionale. La legge che sospende i processi delle quattro più alte cariche dello Stato (i presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera e del Consiglio) è stata bocciata dalla Consulta per violazione dell'articolo 138 della Costituzione, vale a dire l'obbligo di far ricorso a una legge costituzionale e non ordinaria, e dell'articolo 3, ovvero il principio di uguaglianza (leggi il verdetto). La decisione è stata presa a maggioranza (9 giudici contro 6) e avrà come effetto immediato la riapertura di due processi a carico del premier Silvio Berlusconi: per corruzione in atti giudiziari dell'avvocato David Mills e per reati societari nella compravendita di diritti tv Mediaset.
ACCOLTI RICORSI - La Corte Costituzionale, chiamata a decidere sulla legittimità costituzionale del provvedimento varato dal Parlamento a luglio 2008, ha accolto i rilievi mossi dai giudici milanesi impegnati nei processi Mediaset-diritti tv e caso Mills che vedono imputato Berlusconi. La Consulta ha invece dichiarato «inammissibili le questioni di legittimità costituzionale della stessa disposizione proposte dal gip del Tribunale di Roma». Un ricorso sollevato nell’ambito dell’inchiesta della Procura capitolina sulla presunta compravendita di senatori eletti all’estero nella passata legislatura, all’epoca del governo Prodi: i pm romani avevano chiesto l’archiviazione delle accuse per il presidente del Consiglio, mentre secondo il gip il lodo Alfano va applicato anche nella fase delle indagini preliminari. Da qui la decisione del giudice Orlando Villoni di trasmettere il fascicolo alla Consulta.
CAMERA DI CONSIGLIO - I giudici si erano riuniti martedì pomeriggio a Palazzo della Consulta. La camera di Consiglio si era aperta alle 17, dopo che il relatore Franco Gallo aveva esposto i termini della questione di incostituzionalità. Alla relazione erano seguiti gli interventi degli avvocati Niccolò Ghedini, Piero Longo e Gaetano Pecorella in rappresentanza del premier e di Glauco Nori per l'Avvocatura dello Stato. Non ammesso al dibattimento, invece, il costituzionalista Alessandro Pace in rappresentanza dei pm milanesi, secondo una consuetudine consolidata della Corte. La camera di Consiglio, sospesa una prima volta alle 19.30 di martedì, si è riaperta mercoledì mattina alle 9 e, dopo una seconda sospensione, tra le 13 e le 16, è ripresa fino alla sentenza arrivata alle 18.
POLEMICHE - Sentenza che è stata accolta con ira da parte del premier Silvio Berlusconi e della maggioranza degli esponenti di Pdl e Lega. Nella sua prima reazione a caldo poi il presidente del Consiglio ha innescato una polemica con il capo dello Stato Giorgio Napolitano. Alle accuse di Berlusconi il Quirinale ha risposto con una nota. Diverso, ovviamente, il parere dell'opposizione, per la quale la sentenza della Corte Costituzionale va rispettata.
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Lodo Alfano, attesa per il verdetto
Lodo Alfano, attesa per il verdetto
Giustizia e politica. I giudici tornano a discutere sulla legge che sospende i processi delle 4 alte cariche
| Il Palazzo della Corte Costituzionale |
ROMA - Mentre i giudici della Corte Costituzionale hanno sospeso la camera di consiglio senza alcun verdetto sul «Lodo Alfano» (la decisione è attesa in serata), Umberto Bossi surriscalda gli animi dell'agone politico: «In caso di bocciatura del Lodo Alfano? Trascineremo il popolo», dice il ministro. «Il popolo ce l'abbiamo - aggiunge - Ma io sono per la saggezza: chi è che vuole sfidare l'ira dei popoli?».
DISCUSSIONE - Intanto la Corte si è aggiornata alle 15.30-16.00, per riprendere la discussione, a porte chiuse, sulla legittimità della legge che sospende i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato. Dopo il primo «giro d'orizzonte», quella di oggi dovrebbe essere la giornata decisiva per la sentenza.
ATTESA - L'atteso «verdetto» sotto le telecamere puntate è ormai questione di ore, un paio di giorni al massimo assicurano i bene informati. Una dead line c’è: giovedì pomeriggio alcuni giudici dovranno partire per il Portogallo, dove saranno impegnati con i colleghi portoghesi e spagnoli. Ecco perché gli avvocati difensori del premier si aspettano che la decisione sul "lodo" sia presa entro giovedì mattina. Non è un mistero che la scelta divide anche i giudici.
COMMENTI - Una bocciatura del lodo Alfano potrebbe spingere Silvio Berlusconi a «reagire in un modo poco democratico» ha affermato il leader del Pd, Dario Franceschini, parlando a Ballarò. Tra i legali del Cavaliere, è sembrato però diffondersi un certo ottimismo; lo stesso Niccolò Ghedini avrebbe spiegato di considerare gli attacchi ricevuti da Pd e Idv per la sua arringa un segno di nervosismo dell'opposizione, una specie di sensazione che il vento spira a favore di Palazzo Grazioli. Non a caso è stato proprio lui, in serata, a descrivere l’umore del premier come «eccellente», mentre il vicecapogruppo del Pdl alla Camera, Italo Bocchino, si spinge addirittura a dire che è «alle stelle, come i sondaggi».
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