17/11/2010
Lombardia: la 'ndrangheta influenza la vita politica, sociale ed economica
Lombardia: la 'ndrangheta influenza la vita politica, sociale ed economicaLa relazione al Parlamento della Direzione investigativa antimafia. Pubblici amministratori e tecnici hanno agevolato l'assegnazione di appalti alle cosche
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29/10/2010
Blitz contro la 'ndrangheta, 34 arresti
Blitz contro la 'ndrangheta, 34 arrestiDiverse le accuse: omicidio, estorsione e associazione per delinquere di stampo mafioso. Operazione della polizia a Reggio Calabria e in provincia contro le principali cosche della criminalità organizzata
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14/07/2010
'Ndrangheta, così nel Santuario si scelgono i capi:
'Ndrangheta, così nel Santuario si scelgono i capi:E' il momento della riunione annuale in cui i boss scelgono i propri vertici. E' il 2 settembre 2009. I carabinieri li filmano e li ascoltano: "Il crimine non è di nessuno è di tutti"
L'operazione 'Crimine' condotta da carabinieri e polizia coordinati dalle Dda di Milano e Reggio Calabria svela il nuovo volto della 'ndrangheta: un'organizzazione che ha la testa in Calabria e braccia nel nord Italia, in Europa, Nord America, Canada e Australia, in grado di controllare la vita "sociale, amministrativa ed economica" del territorio dove opera, di infiltrarsi "negli ambienti più diversi, compresi quelli investigativi", di condizionare politica e appalti pubblici. Una consorteria mafiosa in cui chi sgarra paga: Carmelo Novella fu ucciso a Milano nel luglio 2008 proprio su disposizione di 'don Micu' Oppedisano; si era messo in testa di rendere autonomo il 'mandamento' della Lombardia. Un'organizzazione mafiosa molto simile a Cosa Nostra, dunque, come dimostrano le centinaia di intercettazioni telefoniche e ambientali che gli investigatori hanno raccolto. Consapevole che l'unione tra le 'ndrine è ormai una necessita'. "Sapete come andiamo a finire - spiega Nicola Gattuso, capo di una delle cosche di Reggio Sud - ve lo dice il sottoscritto, da qua ad un altro anno, due, tutto quello che abbiamo diventera' zero".
Il volto nuovo della più potente organizzazione criminale italiana nasce nel luogo più antico della sua storia, il santuario della Madonna di Polsi. E' lassù sull'Aspromonte - dove da sempre la 'ndrangheta prende le decisioni che contano - che il primo settembre 2009 cessa di essere un insieme di cosche, famiglie o 'ndrine "scoordinate e scollegate tra di loro, salvo alcuni patti federativi di tipo localistico", e si trasforma in un'organizzazione di "tipo mafioso, segreta, fortemente strutturata su base territoriale, articolata su più livelli e provvista di organismi di vertice" che prendono e ratificano le decisioni piu' importanti. Ed è sempre a Polsi che, in quello stesso giorno, le 'ndrine scelgono Domenico Oppedisano come loro capo supremo, il 'grande vecchio' che prendeva le decisioni e dava gli ordini all'ombra degli aranci nel suo agrumeto di Rosarno.
E' stato fissato per mercoledi 14 luglio, intorno alle 15 l'interrogatorio davanti al Gip di Milano, Andrea Ghinetti, di Carlo Chiriaco, il direttore sanitario dell'Asl di Pavia arrestato nell'ambito dell'inchiesta della Dda di Milano e Reggio Calabria che ha decapitato i vertici della 'Ndrangheta, portando oltre 300 persone in carcere. Chiriaco, difeso dall'avvocato Maria Teresa Zampogna, è accusato di associazione mafiosa e concorso in corruzione elettorale.
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08/06/2010
Affari sui lavori della Salerno-Reggio 50 arresti tra le cosche della 'ndrangheta
Affari sui lavori della Salerno-Reggio 50 arresti tra le cosche della 'ndranghetaImposta una tangente del 3% sui lavori, tagliate fuori le imprese sane. Operazione della dda calabrese: le famiglie coinvolte erano riuscite ad avere appalti per l'autostrada infinita
REGGIO CALABRIA - Una cinquantina di arresti sono stati eseguiti dalla squadra mobile di Reggio Calabria in un inchiesta coordinata dalla direzione distrettuale antimafia della città dello Stretto contro presunti affiliati a potenti cosche della ’Ndrangheta che operano nella zona di Palmi e che erano riuscite a infiltrarsi negli appalti per i lavori di ammodernamento dell’autostrada A3. Le famiglie colpite dall’operazione sono quelle dei Gallico-Morgante-Sgrò-Sciglitano e Bruzzise-Parrello contrapposte in una sanguinosa faida tra gli anni ’80 e ’90 e anche più recentemente.
I REATI CONTESTATI - Agli indagati sono contestati, a vario titolo, i reati di associazione mafiosa, omicidi ed estorsione. Le cosche, secondo quanto si e’ appreso, grazie ad alcune imprese collegate agli affiliati erano anche riuscite ad ottenere alcuni lavori di ammodernamento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della squadra mobile reggina, le cosche della ’ndrangheta di Palmi imponevano una tangente del 3% alle imprese appaltatrici e la fornitura del calcestruzzo presso aziende compiacenti. Grazie, quindi, ad imprese collegate direttamente alle famiglie, la ’ndrangheta palmese era così riuscita a mettere le mani sugli appalti per i lavori sulla A3. Un sistema che andava a discapito dell’economia sana, completamente tagliata fuori dalle imprese colluse che approfittavano del potere mafioso che era alle loro spalle per ottenere i lavori di subappalto, per questo in manette sono finiti anche diversi imprenditori.
DALLA FAIDA AGLI APPALTI - I lavori in questione sono quelli del quinto macrolotto che interessano il tratto compreso tra Gioia Tauro e Scilla. L’arrivo dei lavori nella zona di Palmi e gli appetiti per gli affari che ciò comportava, tra l’altro, secondo quanto emerso dalle indagini degli uomini di Renato Cortese, aveva portato a una ripresa dei focolai di violenza tra le cosche della zona, contrapposte, negli anni ’80 e ’90, in una sanguinosa faida che aveva provocato decine e decine di morti. Tra le persone arrestate stamani, infatti, secondo quanto si e’ appreso, vi sarebbero mandanti ed autori di una decina di delitti compiuti tra gli anni ’80 e ’90, quando la faida raggiunse il massimo della violenza, ma anche più recentemente. Lo scontro tra le cosche Gallico-Morgante-Sgrò- Scigliano da una parte e Bruzzise-Parrello dall’altra, ha provocato decine e decine di morti. Secondo gli investigatori, gli appetiti delle due consorterie per gli appalti dei lavori di ammodernamento della A3 avevano portato, recentemente, ad una riacutizzarsi della tensione con nuovi delitti. L’inchiesta è stata coordinata dal procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, dall’aggiunto Michele Prestipino e dal pm Giovanni Musarò. Magistrati ed investigatori illustreranno i particolari dell’operazione nel corso di un incontro con i giornalisti in programma alle 11 in Questura a Reggio Calabria. (Fonte: Apcom)
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01/12/2009
Maxi blitz contro cosca pugliese: in manette boss e colletti bianchi
Maxi blitz contro cosca pugliese: in manette boss e colletti bianchi
Tra le accuse associazione a delinquere, tentato omicidio, usura, riciclaggio. Oltre ai boss Parisi e Di Cosola coinvolti direttori di banca, professionisti, amministratori pubblici e avvocati
ROMA - Bari messa sottosopra con un blitz all'alba, con oltre mille finanzieri che hanno eseguito quasi un centinaio di arresti disposti dalla Dda di Bari, a carico di affiliati ad una cosca mafiosa pugliese - completamente smantellata. Sono stati sequestrati beni per 220 milioni di euro, compresa la holding imprenditoriale del clan operativa anche all'estero. Le accuse sono quelle di associazione a delinquere di stampo mafioso, tentato omicidio, usura, riciclaggio, turbativa d'asta, e traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Tra i destinatari delle misure eseguite dal Gruppo Investigativo sulla Criminalità Organizzata delle Fiamme Gialle di Bari, vi sono anche alcuni «colletti bianchi».
GLI ARRESTATI - I destinatari dei provvedimenti restrittivi sono 83 persone (53 sono state poste in carcere, 30 ai domiciliari): tra questi figura il capoclan barese "Savinuccio Parisi", assieme a suoi luogotenenti e gregari, e il boss Antonio Di Cosola, egemone dell'omonimo clan contrapposto agli Strisciuglio. Parisi, tornato il libertà da qualche tempo dopo aver scontato in carcere una pena definitiva, è ritenuto da anni dagli inquirenti il capo carismatico di una frangia della mafia barese attiva soprattutto nel rione Japigia di Bari che nei primi anni Novanta era il market della droga.
AMMINISTRATORI PUBBLICI - Nell'indagine della Guardia di finanza sono coinvolti anche amministratori di alcuni Comuni del barese e professionisti. I primi sono indiziati di aver rilasciato autorizzazioni amministrative per favorire l'attività imprenditoriale apparentemente lecita del clan Parisi, gli altri di aver offerto la propria consulenza per favorire gli affari illeciti del boss.
Nell'inchiesta sono coinvolti - a quanto è dato sapere - direttori di banca, professionisti, amministratori pubblici e avvocati. Per la prima volta - viene fatto rilevare - l'indagine «fotografa» il coinvolgimento di persone della Bari bene in indagini sulla criminalità organizzata. A sostegno di questa ipotesi accusatoria vi sarebbero non solo intercettazioni telefoniche e ambientali, ma anche filmati video ritenuti dagli inquirenti particolarmente significativi.
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