08/09/2011
Sì al pareggio di bilancio in Costituzione
Sì al pareggio di bilancio in CostituzionePALAZZO CHIGI. Via libera dal Consiglio dei ministri. Decisa anche la soppressione delle province
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08/06/2011
Senato, governo battuto due volte sul ddl anticorruzione
Senato, governo battuto due volte sul ddl anticorruzioneIntanto la lega dice no all'obbligo delle autorità di giurare sulla costituzione. Bocciato comitato presieduto da premier, opposizione per l'Authority. Bersani: «Maggioranza senza prospettive»
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20/04/2011
Il Pdl: «Si modifichi la Costituzione: Il Parlamento conti più di tutti gli altri»
Il Pdl: «Si modifichi la Costituzione: Il Parlamento conti più di tutti gli altri»Proposta di legge del deputato Remigio Ceroni. Nel mirino anche Consulta e Quirinale. «Le Camere vengono prima di altri organi». Ironico Bersani: «Perché non fondarla su Scilipoti?»
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09/02/2011
Berlusconi: «L'Italia ha un debito alto, ma i suoi cittadini sono "ricchi"»
Berlusconi: «L'Italia ha un debito alto, ma i suoi cittadini sono "ricchi"»Annunciato un codice delle leggi fiscali. Il governo approva il decreto sugli incentivi e le modifiche agli articoli 41,97 e 118 della Costituzione
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22/06/2010
Padania, Fini: “C’è solo l’Italia”. Bossi non ci sta
Padania, Fini: “C’è solo l’Italia”. Bossi non ci staIl presidente della Camera torna sulla polemica: “Non è solo il Nord a pagare le tasse”. Secca la replica del leader del Carroccio: “Ci sono 10 milioni di persone pronte a battersi per la Padania”. Frattini prova a smorzare: "Slogan innocuo della Lega"
MILANO - «Ci sono grosso modo dieci milioni di persone disposte a battersi per la Padania, vuol dire che esiste. Non c'è uno Stato padano, ma la Padania esiste». Umberto Bossi risponde a muso duro a Gianfranco Fini. La frase del presidente della Camera («La Padania non esiste, è un'invenzione che va contro l'unità del Paese») non è piaciuto per niente ai leghisti. Se Fini ha detto che andrà più spesso al Nord, non potrà contare su Bossi: «Io non vado ad accogliere uno che spara a zero contro di noi. Ha le gambe e la capacità di prendere il treno da solo, faccia da solo». In fondo, aggiunge, «quella contro la Padania è una polemica che non fa bene alla salute di Fini, perché è difficile che lui prenda i voti dalla nostra parte. Dica quello che vuole: tanto i voti ce li lascia tutti a noi».
CALDEROLI - E così, dopo le repliche a caldo del ministro Calderoli («Noi lavoriamo a mille per il federalismo, mentre altri si dedicano alla filosofia...»), del presidente del Veneto Luca Zaia («Se la Padania è un'invenzione allora lo sono anche il Sud e la questione meridionale») e del presidente della regione Piemonte, Roberto Cota, arriva quella del Senatùr in persona. «Fini può dire quello che vuole, ma la Padania esiste - ha detto Cota -. È sempre esistita nella storia; esiste nella realtà socio-economica e la controprova sono i nostri consensi, che aumentano sempre di più». Bossi, in un'intervista a Repubblica, aveva già bollato le frasi del presidente della Camera come «parole senza senso di chi da noi non prende voti».
FINI - Non si fa attendere la contro-replica di Fini. «Ho avuto modo di dire quello che tanti pensano, anche al Nord, anche nella tua Brianza - scrive il presidente della Camera sul sito di Generazione Italia, rispondendo a una lettera di Stefano Basilico, giovane iscritto lombardo dell'associazione «finiana» interna al Pdl. - La Padania non esiste, come ci ha ricordato anche la Società geografica italiana. C'è solo la nostra Italia. Che avrà problemi, differenze tra Nord e Sud, ma è la nostra Nazione. E dobbiamo esserne fieri, non solo quando gioca la Nazionale». Per Fini «non si può dire che è 'Padania' quella parte del paese che lavora e paga le tasse. Per due motivi: non è solo il Nord a lavorare e pagare le tasse e non tutti i cittadini del Nord che lavorano e pagano le tasse si sentono 'padani'. Sono pronto a scommettere». «Perdere tempo a discutere di una cosa che non esiste (la Padania) ci mette fuori strada - continua il presidente della Camera - Se poi, per conservare il primato (indiscusso) del Nord, per poter continuare a gridare contro "Roma ladrona", per insistere con la favola della Padania, si vuole lasciare tutto cosi com'è, questo è un altro discorso. Ma non è il mio». «Infine, caro Stefano, tu mi chiedi di essere più presente al Nord. Accetto la sfida - dice Fini - insieme a tutti gli amici che credono nell'Italia, nel senso di appartenenza ad una comunità nazionale, a un'idea di Nazione, a una storia antica, dolorosa ma affascinante», conclude il presidente della Camera.
IL PDL - Franco Frattini prova a smorzare le polemiche. La Padania, sostiene il ministro degli Esteri, è «uno slogan che la Lega ha inventato tempo fa ed è efficace agli occhi della loro gente e se la si considera in questo senso non mi offende per niente». Il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto ribadisce poi che «non bisogna mai dimenticare che l'attuale maggioranza si fonda sull'intesa fra il PdL e la Lega. L'alleanza ha delle serie ragioni di fondo ed è anche evidente che essa tiene sulla base di un senso di reciproca responsabilità: la Lega Nord sceglie il federalismo e scarta il secessionismo, il PdL lavora per una linea politica di equilibrio fra Nord e Sud, al netto di eccessi in un senso e nell'altro». «Si tratta - riconosce - di un'alleanza non facile, ma che non ha alternative. Tutto ciò implica anche che, a fronte del federalismo in corso d'opera, la Lega non si deve inventare l'emigrazione in giro per l'Italia dei ministeri, operazione francamente improponibile».
FAREFUTURO - Da segnalare anche la posizione di Ffwebmagazine, rivista online della fondazione Farefuturo (vicina al presidente della Camera): «In realtà - si legge in un corsivo del direttore Filippo Rossi - i leghisti danno sostanzialmente ragione a Fini, smentendo il loro Dna culturale e derubricando la Padania a semplice area socio-culturale». «Basta leggere la risposta di Luca Zaia - afferma. - "La Padania intesa come area socio-culturale, economica e politica - dice il governatore del Veneto - è una realtà censita a livello nazionale e internazionale dai più autorevoli osservatori". Un'apparente risposta a Fini diventa in realtà la più forte smentita della vulgata leghista: nelle parole di Bossi e dei suoi uomini la Padania finisce di essere una nazione e rientra nei ranghi di una regione. Come d'altra parte ha confermato senza rendersene conto lo stesso Zaia, pensando di segnare a porta vuota: "se la Padania è un'invenzione - ha detto - allora lo sono anche il Sud e la questione meridionale". Qualcuno forse ha negato l'esistenza di un Nord e di una questione settentrionale? Quello che è stato detto - conclude il corsivo - è che la Padania come identità nazionale non esiste. E da oggi sappiamo che anche i leghisti sono d'accordo».
Redazione online
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10/06/2010
Berlusconi contro la Costituzione: "E' difficile governare"
Berlusconi contro la Costituzione: "E' difficile governare"All'assemblea annuale di Confartigianato, il premier propone la revisione dell'art. 41 della Carta: "E' molto datata, governare così è un inferno". Sulle intercettazioni: "Solo una piccola lobby di toghe e giornalisti è contraria".
"Se non avessi avuto il 'no' di Emma, avrei proposto anche a te di fare il ministro, ma ne parleremo in separata sede...". Con questa battuta il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi si è rivolto al numero uno di Confartigianato Giorgio Guerrini durante l'assemblea annuale dell'associazione. "Non c'è un punto - ha aggiunto il premier - della tua relazione che non mi trovi d'accordo. Una relazione completa, concreta propositiva e piena di entusiasmo".
"GOVERNARE E' UN INFERNO" - Nel suo intervento, Berlusconi è poi tornato a puntare l'indice sull'eccesso di burocrazia e di pesantezza dello Stato: "governare e fare le leggi, visto da dentro è un inferno - ha detto - e non certo per mancanza di progetti ma a causa della nostra architettura istituzionale. Lo Stato si è sviluppato in maniera eccessiva".
"Fare leggi con la nostra architettura istituzionale - ha detto il presidente del Consiglio - è un inferno".
INTERCETTAZIONI - Berlusconi è poi tornato sul tema delle intercettazioni: "Questa legge non risolve tutti i problemi, è un primo passo, cercheremo di migliorarla più avanti". Il presidente del Consiglio ha poi aggiunto che chi si oppone al provvedimento è solo "una piccola nomenclatura e lobby di magistrati e giornalisti. Bisogna andare avanti decisi in questa direzione perchè il diritto alla riservatezza e all'inviolabilità della comunicazione è in cima ai diritti dei cittadini. L'attuale ddl non risolve tutti i problemi ma è un primo paso improtante, cercheremo di migliorarlo più avanti. Su questa legge - ha proseguito il premier- c'è stata molta baraonda sui giornali. A favore delle intercettazioni c'è solo una piccola lobby di magistrati e giornalisti. La grandissima maggioranza è stanca di non poter usare il telefono per paura di essere spiata".
"COSTITUZIONE DATATA" - "La Costituzione è molto datata. Si parla molto di lavoratori e quasi mai di impresa e di mercato", ha detto Berlusconi sottolinenado nuovamente la necessità di aggiornarla anche attraverso la revisione dell'articolo 41 della Carta. "La Costituzione è nata in un momento in cui era forte la contrapposizione tra capitale e lavoro e democristiani e comunisti dovettero trovare dei compromessi su ogni articolo: mi chiedevo stanotte per quanto tempo un'impresa potrà vivere e crescere su compromessi di matrice cattocomunista". La risposta datela voi!".
"TERREMOTO, NESSUNA CRICCA" - "Io non ho partecipato ad alcun appalto, non ho raccomandato alcuna azienda - dice Silvio Berlusconi intervenendo all'Assemblea di Confartigianato - ma vi posso dire il modo in cui ho visto la gente lavorare e quale gente lavorava: professori universitari che venivano gratuitamente da tutta le università d'Italia. E in tutti gli appalti non c'è stata nessuna cricca, niente di meno che positivo. Se ci fosse stato qualcosa di meno che positivo gli esclusi da uno dei 390 appalti avrebbero protestato - sottolinea ancora il premier - e invece non c'è stata una sola azione di protesta da parte di un solo degli imprenditori che hanno partecipato agli appalti e hanno perso".
"BASTA CON LO STATO PADRONE" - "Vogliamo arrivare a un nuovo sistema in cui non si debbano chiedere più permessi, autorizzazioni, concessioni o licenze" ha detto il presidente del Consiglio durante il suo intervento. "Per me - ha prosdeguito - sono un linguaggio e una pratica da Stato totalitario, da Stato padrone che percepisce i cittadini come sudditi". Entro l'autunno, ha poi promesso il premier, lo Statuto degli imprenditori sarà legge. "Quello che va bene alle imprese va bene all'Italia".
LE REAZIONI - “Ho apprezzato l'impegno di Berlusconi per la semplificazione delle imprese, anche attraverso la modifica dell'articolo 41 della Costituzione". E’ questo il commento del presidente di Confindustria, Emma Marceglia, aggiungendo che ha "pienamente condiviso la relazione di Guerrini".
Diverso, il tenore delle dichiarazioni di Antonio Di Pietro: "Se Berlusconi davvero pensa che siano solo quattro gatti a essere contrari al ddl sulle intercettazioni si sbaglia di grosso", confermando l’idea di promuovere un referendum per abrogare la legge, quando sarà approvata: "Gli dimostreremo che non sono certo quattro gatti, ma milioni, i cittadini che hanno capito che questo provvedimento blocca le indagini, copre gli affari di mafiosi e truffatori, imbavaglia la stampa calpestando palesemente il diritto di informare ed essere informati.
"Il Ddl sulle intercettazioni è una legge da ventennio che il governo Berlusconi vuole approvare con metodi da ventennio" è invece il commento del presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli. Per il segretario del Pd Bersani "se Berlusconi è contrario alla Costituzione se ne vada a casa".
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02/01/2010
Brunetta: «Cambiare l'art.1 della Carta» Insorgono Pd e Idv, frenano Pdl e Lega
Brunetta: «Cambiare l'art.1 della Carta» Insorgono Pd e Idv, frenano Pdl e Lega
Bonaiuti: «il confronto sulle riforme è possibile». Di Pietro: «Dai un dito e ti fregano un braccio». No di Chiti. Calderoli: «A voler fare tutto si rischia il nulla»
| Il ministro Brunetta (Eidon) |
ROMA - Prove di dialogo sulle riforme. Dopo l'appello di Giorgio Napolitano nel discorso di fine anno, maggioranza e opposizione (con qualche distinguo) provano a riannodare l'esile filo del confronto politico. «Da contatti informali - confermano in una nota congiunta il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, e il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri - abbiamo tratto l'impressione che sia possibile riavviare un confronto partendo da molte proposte giacenti nella commissione Affari costituzionali del Senato e, in particolare, dalla cosiddetta bozza Violante. Anche se occorre a nostro parere ridiscutere a fondo i poteri e l'elezione del premier e diversi altri aspetti che non ci lasciano pienamente persuasi, soprattutto in riferimento alla soluzione di legge elettorale indicata». I due esponenti del Pdl concludono: «Convinti però come siamo che con le chiacchiere non si vada lontano, restiamo aperti a un confronto soltanto ed esclusivamente sui fatti, partendo anche da basi limitate, per arrivare poi con il tempo, se prevarrà la buona volontà, a risultati maggiori».
ARTICOLO 1 - «Basi limitate», sottolineano Bonaiuti e Gasparri. Forse una risposta indiretta alla proposta lanciata dal ministro Brunetta in un'intervista a Libero: secondo il ministro della Pubblica amministrazione, le riforme non dovranno riguardare solo la seconda parte della Costituzione, «ma anche la prima, a partire dall'articolo 1: stabilire che l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro non significa assolutamente nulla». Parole che provocano le immediate reazioni di Pd e Italia dei Valori. Secondo il vicepresidente del Senato, Vannino Chiti, «l'uscita del ministro Brunetta, l'ennesima da parte della maggioranza che dice cose diverse e spesso opposte, conferma la necessità di un chiarimento condiviso sugli obiettivi e le finalità che ci si propongono». «La modifica della prima parte della Costituzione - aggiunge Chiti - non è all'ordine del giorno. Non siamo disponibili. Anzi, le modifiche nella seconda parte devono essere assolutamente coerenti con i principi guida della Costituzione. Se la linea della destra è quella di Brunetta - conclude il vicepresidente del Senato - il discorso sulle riforme diventa non possibile intesa ma sicuro scontro». Insorge anche Antonio Di Pietro: «Come volevasi dimostrare: dai un dito e si fregano il braccio - dichiara il leader dell'Idv. - All'indomani dell'invito del Presidente della Repubblica a collaborare per riformare la seconda parte della Costituzione, subito la maggioranza, a cominciare dal ministro Brunetta, si affretta a chiedere di cambiare addirittura l'articolo 1 della Costituzione». «È il solito disegno di stampo piduista portato avanti dal governo Berlusconi e dalla sua maggioranza - rincara la dose l'ex pm - hanno cominciato dalla giustizia, depenalizzando ciò che prima era reato e proponendo leggi ad personam, per continuare con il lavoro, visto che non riescono a garantire quello che avevano promesso a centinaia di migliaia di lavoratori che oggi si ritrovano in uno stato di assoluta povertà». La Cgil parla invece di «demagogia reazionaria». «Brunetta - afferma Carlo Podda, Segretario Generale dell'Fp-Cgil - inaugura il 2010 con un'altra delle sue bordate eversive»
PDL E LEGA - Lo stesso Bonaiuti, in un'intervista a SkyTg24, non pare persuaso dalla proposta di Brunetta: «Io sono del parere che non bisogna mai mettere troppa carne al fuoco - dice - però tutto si può vedere». È dello stesso avviso il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli: «Io non sono un entusiasta dell'art. 1 della Costituzione, ma esso fa parte della nostra storia e penso che se si vogliono fare le riforme adesso bisogna limitarsi a cambiare la seconda parte della Costituzione». «C'è poi un rischio grave - aggiunge il coordinatore delle segreterie della Lega - ed è quello che a voler far tutto si finisce con il far nulla. Visto che sta emergendo un desiderio diffuso, che pare sincero, di cambiare le cose, io dico: limitiamoci a cambiare la seconda parte della Costituzione».
PD - E sempre a proposito di riforme, in un'intervista al Riformista è Enrico Letta a dettare le condizioni del Pd: «Noi possiamo discutere di tutti i temi, e siamo aperti al confronto più ampio senza pregiudizi. Ma il Pdl e Berlusconi devono assolutamente ritirare il provvedimento sul processo breve, che è dichiaratamente una legge ad personam concepita per risolvere i suoi problemi giudiziari. Ribadisco che il Pd non è disponibile ad alcun baratto o scambio».
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01/01/2010
Napolitano chiede riforme per l'occupazione
Napolitano chiede riforme per l'occupazione
Tradizionale messaggio di fine anno del presidente della Repubblica. "Nel 2010 a rischio soprattutto il lavoro". Dura condanna del razzismo. Sulla Costituzione: "Può essere rivista con equilibrio".
L'Italia ha pagato un prezzo alto alla crisi e nel 2010 a rischio " è soprattutto l'occupazione". Giorgio Napolitano traccia un bilancio di questa anno di crisi economica nel discorso di fine d'anno:" C'é stata una pesante caduta della produzione e dei consumi; ce ne stiamo sollevando; si è confermata la vocazione e intraprendenza industriale dell'Italia; ma ci sono state aziende, soprattutto piccole e medie imprese, che hanno subito colpi non lievi". Napolitano ha aggiunto:" Si è fatto non poco per salvaguardare il capitale umano, per mantenere al lavoro forze preziose ma anche nelle aziende in difficoltà, e si è allargata la rete delle misure di protezione e di sostegno; ma hanno pagato, in centinaia di migliaia, i lavoratori a tempo determinato i cui contratti non sono stati rinnovati e le cui tutele sono rimaste deboli o inesistenti; e indubbia è oggi la tendenza a un aumento della disoccupazione, soprattutto giovanile".
Le riforme istituzionali e la riforma della giustizia "non possono essere ancora tenute in sospeso". E ' uno dei passaggi centrali del discorso di fine anno del Capo dello Stato Giorgio Napolitano. ''Da esse - afferma il presidente della Repubblica - dipende un più efficace funzionamento dello Stato al servizio dei cittadini e dello sviluppo del paese".
"La Costituzione può essere rivista, come d'altronde si propone da diverse sponde politiche, nella sua seconda parte. Può essere modificata, secondo le procedure che essa stessa prevede", aggiunge Napolitano.
La società italiana, dice il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo messaggio di fine anno, ha reagito alla crisi "con intelligenza, duttilità, senso di responsabilità". E le istituzioni, nonostante siano stati vissuti "mesi molto agitati sul piano politico" hanno realizzato "anche momenti di impegno comune e di positiva convergenza". Perciò, sottolinea Napolitano, "guardiamo con fiducia, con più fiducia del 31 dicembre scorso, al nuovo anno".
Dura condanna del razzismo nel discorso di fine anno del presidente della Repubblica. Dopo aver richiamato al dovere dell'accoglienza verso chi viene in Italia "per svolgere un onesto lavoro", Napolitano sottolinea che "le politiche volte ad affermare la legalità e a garantire la sicurezza, pur nella loro severità, non possono far abbassare la guardia contro il razzismo e la xenofobia, non possono essere fraintese o prese a pretesto da chi nega ogni spirito di accoglienza con odiose preclusioni" .
Napolitano nel suo messaggio di fine anno al Paese mette in primo piano, tra le riforme indispensabili, quella degli ammortizzatori sociali e quella fiscale. La prima è chiamata a dare finalmente risposte di sicurezza e tutela a coloro che lavorano in condizioni di estrema flessibilità e precarietà, dice. Ma non servono "rattoppi", aggiunge. Nel dibattito -prosegue il Capo dello Stato -ci deve essere anche una "rinnovata" presa di coscienza del "problema durissimo del debito dello stato".
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14/10/2009
Fini: «Pm non sottoposti ad altri poteri»
Fini: «Pm non sottoposti ad altri poteri»
E sull'immagine dell'Itala all'estero: «Dipende da tutti, non solo dai Media». Il presidente della Camera: un conto è la separazione delle Carriere, ma la Costituzione va rispettata
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| Il presidente della Camera, Gianfranco Fini (Ansa) |
MILANO «Un conto è la separazione delle carriere dei magistrati, un altro è che il pm sia sottoposto ad altri poteri se non a quello dell'ordine giudiziario»: lo dice il presidente della Camera Gianfranco Fini, a Francoforte per inaugurare la fiera del libro, riferendosi alle ipotesi di riforma della giustizia su cui «si valuterà strada facendo».
«LA COSTITUZIONE VA RISPETTATA» - Ricordando che in Parlamento sono pendenti diverse proposte di riforma dell'ordinamento giudiziario, Fini ribadisce: «Su un tema di cui si è discusso come l'ipotesi di carriere separate per i magistrati non ho cambiato opinione sul fatto che la Costituzione va rispettata quando parla di indipendenza assoluta di tutti i magistrati».
LE ALTRE RIFORME - Quanto al resto delle Riforme, Fini ha detto di ritenere che esse possano essere effettuate già in questa legislatura. «Sulla fine del bicameralismo perfetto, sulla riduzione dei parlamentari e su nuove forme di equilibrio tra potere esecutivo e legislativo - ha precisato - si possono fare riforme che siano approvate con una larga maggioranza quale è quella prevista dall'articolo 138 della Costituzione, indispensabile per evitare l'ipotesi non automatica ma già attivata in passato di un referendum confermativo». Fini ha ricordato che «la Costituzione prevede esplicitamente le modalità per fare riforme che non penso siano state inserite a caso dai padri costituenti. Le recenti esperienze dimostrano che quando una maggioranza dà corso a riforme costituzionali contando solo sui voti di cui essa dispone in Parlamento compie un'azione perfettamente legittima dal punto di vista costituzionale che, tuttavia, come in passato è accaduto determina inconvenienti politici come, ad esempio, l'attivazione del referendum».
«UNANIME CONVERGENZA» - «Io da sempre auspico che in questa legislatura non si perda l'occasione per riformare le istituzioni portando a compimento un iter molto ricco - ha aggiunto il numero uno di Montecitorio -. Ci sono le condizioni politiche perchè ciò avvenga, sulla base di una larga o addirittura unanime convergenza su alcune questioni. Ad esempio, sulla necessità di portare a compimento il processo federalista in corso, indispensabile perchè abbia un modello istituzionale che gli offra uno sbocco». «Non credo che in Parlamento - ha detto ancora Fini - ci sia alcuna forza politica contraria o ostile a questa riforma, e si discute anche sulla opportunità di una democrazia autenticamente governante, con un equilibrio tra poteri e raccordo tra governo e Parlamento; così come c'è la consapevolezza che 945 parlamentari rappresentino un numero ampio».
L'IMMAGINE DELL'ITALIA - Il presidente della Camera ha affrontato anche la questione dell'immagine dell'Italia all'estero, più volte ribadita dal premier Silvio Berlusconi che ha accusato i media stranieri di dare del nostro Paese una descrizione distorta. «E' una cosa che dipende da tutti - ha chiosato Fini -, non solo dai media». «E' data da tanti fattori - ha evidenziato -, certamente anche da quello che scrivono i giornali internazionali, ma non in modo determinante. Penso sia sufficiente questa constatazione per dire che tutti devono impegnarsi: dalle istituzioni al mondo dell'editoria fino allo sport».
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23/07/2009
Csm: il ddl Alfano sul processo penale viola alcuni principi costituzionali
Csm: il ddl Alfano sul processo penale viola alcuni principi costituzionali
Il plenum boccia le norme chiave del provvedimento e approva così il parere della VI commissione, contro il disegno di legge hanno votato tutti i togati, i laici del centrosinistra e Mancino
ROMA - Viola principi costituzionali, come l'obbligatorietà dell'azione penale e la ragionevole durata dei processi, e avrà effetti «gravi» sull'efficacia delle indagini, il ddl del ministro Alfano sulla riforma del processo penale. Il plenum del Csm ha approvato con qualche piccola modifica il parere della VII commissione, che boccia le norme chiave del provvedimento. A favore hanno votato tutti i togati, i laici del centrosinistra, il vicepresidente del Csm Nicola Mancino. Contrari i laici di centrodestra; astenuto il laico dell'Udc Ugo Bergamo.
MANCINO - Tuttavia, secondo Mancino, l'approvazione del documento non è di fatto una bocciatura da parte del Csm del ddl di riforma del processo penale, semmai un «parere articolato» sul provvedimento proposto dal governo. «Non si può parlare di bocciatura, - ha detto il vicepresidente del Csm - ma di un parere articolato, perchè il Consiglio superiore non approva e non boccia nulla».
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