30/11/2010
Veneto, le mani della mafia sull'edilizia
Veneto, le mani della mafia sull'ediliziaLa criminalità si espande anche nel Nord-est. A lanciare l'allarme imprenditori e operai, per la prima volta uniti, che il 1 dicembre manifesteranno a Roma per chiedere più risorse per uscire dalla crisi
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28/11/2010
Crisi, scendono in piazza anche i costruttori edili
Crisi, scendono in piazza anche i costruttori ediliIl primo dicembre manifestazioni di tutte le sigle del settore. Solo in quest'anno persi 250mila posti di lavoro. E in Veneto si affaccia il rischio di infiltrazioni mafiose
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24/08/2010
Germania, il Pil alle stelle
Germania, il Pil alle stelle
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24/07/2010
L’Italia delle case fantasma Due milioni non denunciate
L’Italia delle case fantasma Due milioni non denunciateImmobili - L’evasione. Scoperte con le foto aeree. In vetta Salerno, Roma e Cosenza
ROMA — Nell’ordine: Salerno, Roma, Cosenza, Napoli, Avellino, Lecce, Palermo, Catania, Bari, Vicenza, Reggio Calabria, Agrigento, Caserta, Potenza, Cuneo. Bisogna arrivare al decimo posto e poi al 15esimo per trovare due nomi del Nord nella classifica delle province con più «immobili fantasma», le case cioè che per il catasto non esistono, ma sono state scoperte grazie alle foto aeree. Un lavoro che ha fatto l’Agenzia del Territorio (ministero dell’Economia) su quasi tutti i comuni italiani. Nella classifica elaborata dalla stessa Agenzia, su 101 province le prime 13 del Mezzogiorno (quindi senza Vicenza) collezionano da sole ben 703.150 fabbricati fantasma su un totale di 2.077.048 finora scoperti, cioè uno su tre (il 33,8%). Che la casa sia al primo posto nei pensieri degli italiani è risaputo. Non per niente il 75% delle famiglie possiede l’abitazione in cui vive. Poi ci sono le seconde case, per vacanza e investimento. Insomma, un popolo di proprietari. Ma anche di evasori, come noto. Soprattutto nel Sud, in questo caso.
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| Roma: prima e dopo la costruzione di due fabbricati |
ROMA BATTE MILANO 16-1 - Vediamo qualche esempio. Nella provincia di Salerno sono stati «verificati » 139 comuni e sono saltate fuori ben 93.389 case fantasma. Nella provincia di Bergamo la caccia ha fruttato meno: in 165 comuni, trovati 17.874 immobili sconosciuti al catasto. Nell’area di Roma l’indagine ha riguardato 114 comuni per una scoperta di 68.779 edifici. In quella di Milano 129 municipi, ma le case fantasma riportate alla luce non più di 4.241, 16 volte meno. Nella provincia di Cosenza sono stati stanati 61.672 fabbricati in 154 comuni. In quella di Udine 7.944 in 122 municipi. Le differenze sono enormi anche restringendo il campo di osservazione ai singoli comuni. A Torino solo 56 immobili fantasma, a Napoli 6.891. A Milano 22, a Roma 6.372. In parte dipende, spiegano i tecnici, dal fatto che nelle città è molto più difficile individuare case costruite dal nulla, mentre sono più diffuse sopraelevazioni e aumenti di cubature non rilevabili con le foto aeree. Ma è chiaro che molto pesa la diversa propensione a evadere. Nella città di Genova sono stati scovati 717 immobili fantasma, a Reggio Calabria 6.237. A Treviso 1.300, a Taranto 2.103.
SCOPERTI CON LE FOTO AEREE - L’operazione è stata condotta dall’Agenzia del Territorio guidata da due anni da Gabriella Alemanno, in seguito al decreto legge 262 del 3 ottobre 2006 (governo Prodi). Come sono riusciti a individuare uno ad uno gli immobili fantasma? Il meccanismo è apparentemente semplice, anche se richiede tecnologie sofisticate. Il territorio italiano è stato completamente fotografato dall’alto e le immagini aeree digitali, con un altissimo grado di risoluzione (in grado di riconoscere un oggetto sul terreno con un margine di errore di appena 50 centimetri), sono state sovrapposte alle mappe catastali attraverso un software ad hoc che ha immediatamente individuato gli «oggetti emergenti dal terreno» non presenti sulle carte. Sono stati quindi scartati quelli diversi dagli immobili (alberi, pali, cumuli di terra e altro) e identificati i nuovi «corpi di fabbrica». A quel punto, bisognava risalire al proprietario. Si sono quindi prese le particelle del catasto terreni sul quale l’immobile sorge e si è individuato il titolare. Le liste delle particelle di terreno sulle quali stanno gli immobili fantasma, comune per comune, sono state quindi pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale e consegnate agli stessi municipi (oltre che pubblicate sul sito dell’Agenzia).
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| Una casa spuntata nella campagna romana |
FINO A UN MILIARDO DI RENDITA - Una volta scoperto, il proprietario poteva accatastare spontaneamente l’immobile oppure, passati 7 mesi, subiva l’accertamento dell’Agenzia e infine l’accatastamento d’ufficio, contro il quale eventualmente ricorrere. Al 30 aprile scorso erano già stati messi in regola 531mila edifici, 209mila dei quali volontariamente, per una rendita catastale emersa di 257 milioni di euro. Al 30 giugno il dato complessivo è salito a 864.065 immobili accatastati per un rendita totale di 452 milioni di euro, dicono all’Agenzia del Territorio. Insomma, quasi la metà degli immobili fantasma è stata regolarizzata, con le buone o le cattive. Di questo passo non è irragionevole prevedere che il risultato finale potrebbe avvicinarsi a un’emersione della rendita vicina al miliardo di euro. La cautela è d’obbligo, dicono i tecnici, perché una parte dei presunti immobili fantasma potrebbe rivelarsi composta di baracche o altre strutture non accatastabili, ma alla fine questi casi dovrebbero comunque essere una minoranza. E un forte aumento del gettito è sicuro. Sulle nuove rendite catastali si pagano infatti le relative imposte, nazionali e comunali, dall’Irpef all’Ici alla Tarsu, la tassa sullo smaltimento dei rifiuti. Il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, si è spinto a dire che si potrebbero ottenere fino a 5 miliardi di euro in più all’anno. Stime più prudenti, di fonte tecnica, parlano di 3 miliardi.
L'ULTIMA OPPORTUNITÀ - Con questo obiettivo in testa, il governo ha utilizzato la manovra economia (in dirittura d’arrivo alla Camera) per dare una spinta alla regolarizzazione della restante parte di immobili fantasma, concedendo fino al 31 dicembre di quest’anno per l’accatastamento spontaneo, pagando il costo della pratica di regolarizzazione, oltre agli oneri di costruzione (concessione edilizia) e alle imposte dovute (Ici, Tarsu) per i cinque anni precedenti, che dovrebbero essere richieste dai comuni. Per chi non si metterà in regola, dal primo gennaio 2011, l’Agenzia del Territorio procederà all’attribuzione di una rendita catastale presunta, con maggiori spese per il proprietario. Senza contare che in questo caso le sanzioni aumentano.
UNA SFIDA PER I COMUNI - Per ora il nuovo gettito viene diviso tra Stato ed enti locali, ma è chiaro che con il federalismo fiscale, tutta questa partita diventerà di competenza dei comuni. Il decreto legislativo sull’autonomia impositiva degli enti locali, che il governo dovrebbe varare la prossima settimana, prevederà infatti, al termine di un percorso graduale di almeno tre anni, il passaggio della titolarità delle imposte immobiliari ai comuni, magari con l’accorpamento degli stessi (l’ipotesi dell’Imu, l’imposta immobiliare unica). È interesse dei municipi, quindi, che tutte le case fantasma vengano alla luce e sarà compito degli stessi rifarsi di tutte le imposte e tasse dovute. Ci vorrà insomma competenza, efficienza degli uffici, volontà di combattere l’evasione. Per non parlare dell’aspetto urbanistico, che è tutto un altro capitolo. L’operazione immobili fantasma, infatti, riguarda la regolarizzazione col catasto, per il pagamento delle relative imposte. Ma poi bisogna vedere se la casa emersa è a posto dal punto di vista dei vincoli urbanistici. Il governo sottolinea questo aspetto per dimostrare che non c’è alcun nuovo condono edilizio. Se per esempio una casa fantasma è stata costruita su una spiaggia o in un parco naturale, spetta al Comune demolirla e da questo punto di vista nulla è cambiato. Il decreto della manovra dice infatti che l’Agenzia del Territorio gira ai comuni i dati sui nuovi accatastamenti «per i controlli di conformità urbanistico-edilizia », perché, aggiunge lo stesso articolo 19, «restano fermi i poteri dei comuni in materia urbanistico-edilizia e l’applicabilità delle relative sanzioni ». Li eserciteranno? Al Sud come al Nord?
Enrico Marro
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06/02/2010
L'appartamento-termos I gradi si regolano sottoterra
L'appartamento-termos I gradi si regolano sottoterra
Made Expo. In Toscana i primi edifici di edilizia economica che sfrutta per il caldo e il fresco la geotermia a bassa entalpia
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| I condomini in costruzione a Follonica |
Energia catturata dalle viscere della terra per riscaldare d'inverno e raffreddare d'estate, mura realizzate con la paglia, vetri energetici, impianti fotovoltaici, pannelliadercoleadercole solari, mini impianti eolici. Eccole le case del futuro, bioenergetiche ed ecocompatibili. In Toscana ne stanno nascendo a decine, uniche nel suo genere. Come il residence «Il Giardino dei piccoli» che si sta costruendo a Figlineci sentiamo domani ora sono impegnato Valdarno (Firenze), oppure i venti appartamenti di edilizia economica e popolare che saranno inaugurati a giorni a Follonica (Grosseto) e non faranno spendere ai proprietari una lira di bolletta. E ancora la biblioteca di Rosignano (Livorno), l'unica struttura pubblica che sarà realizzata utilizzando 85 mila balle di paglia per un isolamento energetico e acustico straordinari. Progetti, differenti, uniti da stessi obiettivi: non inquinare, limitare al massimo il consumo energetico e rilanciare il mercato edilizio.
Una delle tecnologie più rivoluzionarie utilizzate a Figline e a Follonica è la «geotermia a bassa entalpia». «Si trivella il terreno per un centinaio di metri—spiega Giacomo Biserni, geologo dello studio Ecogeo tra i progettisti degli edifici ecologici — e poi si utilizzano sonde dal diametro massimo di 15 centimetri collegate alla centrale termica. Infine il calore viene spinto nelle serpentine collocate sotto il pavimento ».
Riscaldamento discreto: guarda come funziona
La cosa più interessante dell' impianto è la doppia funzione. Dopo un onesto lavoro da «riscaldatore » d'inverno, in estate il sistema raffredda la temperatura di ogni stanza. «Questo perché nella zona dove costruiamo il sottosuolo ha una temperatura intorno ai 18-20 gradi e può arrivare sino ai 25, ottima per tutte le stagioni». La geotermia a bassa entalpia garantisce i tre quinti del fabbisogno energetico della casa, un quinto arriva dal fotovoltaico e il resto dai biomateriali ad alta efficienza energetica.
I costi di costruzione? Leggermente superiori a quelli di un edificio tradizionale (circa il 15%), ma i soldi spesi anticipatamente sono un investimento per il futuro. Non solo perché le norme in materia di bioedilizia garantiscono contributi governativi ma perché la bolletta è vicina allo zero. A Follonica sono stati costruiti venti appartamenti di edilizia economica e popolari a prezzi convenzionati. Gli appartamenti di 75 e 80 metri quadrati quasi ultimati dalla Cooperativa edile l'Avvenire sono stati venduti a 255 mila euro l'uno con garage e giardino. Anche in questo caso insieme all'uso della geotermia a bassa entalpia, i tecnici hanno utilizzato impianti fotovoltaici. E per far diventare realtà una totale autarchia energetica i costruttori hanno impiegato materiali particolari. «Come speciali mattoni ad alta efficienza energetica, isolanti naturali per il tetto e le pareti — spiega Giorgio Romagnoli, geometra e presidente della cooperativa —. Con queste tecniche le case sono diventate simili a termos e dunque basta poca energia per riscaldarli e raffreddarli. Negli appartamenti non c'è gas e dunque non si paga la bolletta e il fotovoltaico produce più dell'energia elettrica. In più l'energia eccedente sarà venduta all'Enel e dunque i proprietari non dovrebbero pagare neppure la bolletta per il consumo degli elettrodomestici ».
A Rosignano Solvay, a sud di Livorno e a due passi dalla Castiglioncello resa celebre dal Sorpasso di Dino Risi, sono appena iniziati i lavori di una supebiblioteca da 6,2 milioni di euro costruita interamente con la paglia. Voluto da Comune e Regione, il progetto ricorda a canone inverso la novella dei Tre Porcellini. Il bello è che stavolta è la casa di paglia ad essere più resistente, calda e accogliente. Le 8500 balle di paglia serviranno secondo i tecnici a progettare architetture capaci di conservare il caldo di inverno e il fresco in estate.
«Il progetto prevede l'utilizzo di tecniche innovative di ventilazione naturale — spiega Andrea Immorali, ingegnere, dirigente dei Lavori pubblici del Comune -, un sistema geotermico di preriscaldamento degli interni, impianti solari termici per la produzione di acqua calda e un impianto fotovoltaico ». Non solo. La superbiblioteca avrà un tetto verde, cioè ricoperto da terra e piante e naturalmente ancora paglia, un po' come i tetti-giardino del Nord Europa ottimi per isolare il calore. C'è poi chi in Toscana la casa ecologica se l'è costruita da sé. Come ad Arezzo il presidente della Commissione Sanità della Regione, Fabio Roggiolani: «Ho utilizzato legno, calore dalla terra, impianti fotovoltaici, materiali bioenergetici. Non inquino, risparmio emi sento in pace con il cielo e con la terra».
Marco Gasperetti
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| Tag: scienze, ecologia, casa, costruzioni, abitare, abitazioni, edilizia economica, fotovoltaico | OKNOtizie |
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20/07/2009
Box, ritardi e prezzi raddoppiati Il Comune: no agli aumenti
Box, ritardi e prezzi raddoppiati Il Comune: no agli aumenti
Govone, Risorgimento, Darsena: centinaia i proprietari sulla carta. Costruttori in liquidazione e cantieri infiniti. I clienti: una truffa, per fare il rogito ci chiedono sempre più soldi.
| Il cantiere infinito in piazza XXV Aprile (Newpress) |
MILANO - Proprietari, ma «precari». I 267 cittadini che hanno comprato un box in via Govone, zona Mac Mahon, aspettano da gennaio 2007 di firmare l’acquisto di fronte a un notaio. Dopo due anni e 3 mesi di ritardo sui lavori, oltre 40 mila euro già pagati e una richiesta d’aumento dei prezzi del cento per cento, possono usare il loro garage. Ma ne hanno preso possesso secondo l’inedito equilibrismo giuridico della cessione «a titolo precario». Altri 23 cittadini, che contestano il rincaro dei prezzi, non hanno neppure ritirato le chiavi. Va anche peggio in piazza Risorgimento: qui altri acquirenti, che si sono rifiutati di cedere ad aumenti di prezzo del loro garage (aumenti giudicati illegittimi dal Comune), sono stati esclusi dalla cooperativa. «E ora andremo in Tribunale», dicono.
Poi c’è piazza XXV Aprile, dove il costo dei box è già salito da 26 a 33 mila euro. Prima ancora dell’inizio dei lavori. La politica dei parcheggi interrati ha disseminato la città di crateri prima, di contenziosi e battaglie legali oggi. I casi di Govone, Risorgimento e XXV Aprile sono tutti legati alla stessa azienda, la Vfv Consultecno della famiglia Villoresi. Una galassia di cooperative raggruppate nel consorzio edilizio «Il Quadrello». E due Spa, tra cui quella che dovrà scavare per costruire 700 posti auto sotto la Darsena. Lì sui Navigli, il cantiere non è neppure partito. E da tre anni l’antico porto di Milano è ridotto a una discarica, in cui gli unici a godersela sono i topi che sguazzano tra fango e immondizia. Le nuove perizie spiegano come è stato impostato l’«affare box»: dal 2001 l’«interesse pubblico» di ridurre il traffico ha dato il via a oltre duecento cantieri per parcheggi sotterranei, un giro d’affari da oltre un miliardo di euro, finito per lo più in mano a 5 grossi gruppi di costruttori. Con un sistema di regole che garantiva sentieri e scorciatoie.
Funzionava così: il Comune metteva a bando un’area, si faceva la gara, se l’aggiudicava quasi sempre la prima azienda ad essersi proposta. A quel punto veniva fissato un prezzo medio a cui vendere i box, i cittadini accorrevano e pagavano, poi spuntavano una miriade di lavori «imprevisti» in corso d’opera e i prezzi salivano del 10, 20, 50 per cento. E anche di più. Con il cambio della giunta, da Albertini a Moratti, e con la città martoriata da lavori infiniti e proteste, è arrivata una stretta sulle regole. Il caso di via Govone è emblematico: a maggio 2004 l’area viene concessa alla società «Il Quadrello», a patto che costruisca il parcheggio in 540 giorni e venda i posti auto a un costo medio di 19.930 euro. I cittadini firmano e pagano. I lavori dovrebbero terminare a novembre 2005, ma il parcheggio viene concluso oltre 2 anni dopo, a dicembre 2007. Ma la vera sorpresa è il prezzo: la richiesta per un box (come riportato dalla perizia «arbitrale» depositata il 30 giugno scorso) sale a 36.238 euro. Perché? L’azienda elenca una serie di improbabili «imprevisti», come l’obbligo di doversi adeguare in corso d’opera alle leggi antincendio (che ovviamente dovevano essere già rispettate nel progetto iniziale).
In più chiede un aumento di quasi 3 milioni di euro (spese da distribuire tra chi ha comprato i box) per i due anni e tre mesi di ritardo. Risponde il Comune (il 3 ottobre scorso): «Si ritiene che l’operatore non possa avanzare richieste di danni a fronte di prolungamenti » dovuti a «una sua carente organizzazione del cantiere». In sintesi: aziende che prima avevano mano libera nell’allungare i lavori e alzare i costi, oggi si trovano di fronte il muro di Palazzo Marino. Che, in Govone, riconosce un prezzo di vendita di 21 mila euro a box (il perito «arbitro» ha infine stabilito il prezzo finale a 24 mila). Risultato: due anni di braccio di ferro e rogiti non ancora firmati. Proteste: «Questo tirare in lungo è una sorta di ricatto». Ma oggi c’è un’incognita peggiore. Perché una delle imprese che stava lavorando in XXV Aprile, la Cega, è in liquidazione dopo aver accumulato oltre 180 protesti in sei mesi. È la stessa che ha costruito il parcheggio di via Govone, con i box che i cittadini hanno pagato senza diventarne proprietari. Gli acquirenti «precari» oggi hanno paura: «Se i nostri box venissero pignorati, perderemmo tutto».
Gianni Santucci
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14/05/2009
Come saranno le case su Marte
Come saranno le case su Marte
PENSARE IL FUTURO. I progettisti si preparano a costruire case per mondi più leggeri del nostro

Sulla Luna ci siamo stati per la prima volta giusto 40 anni fa. Non so di preciso quando arriveremo su Marte. Ma il bambino, più probabilmente la bambina, che camminerà per prima su Marte è già nata, anche se è ancora piccola e non sappiamo chi sia. E sulla Luna ci torneremo presto, forse per restarci. Non che la Luna o Marte siano posti divertenti per una vacanza: niente spiagge con palme o chalet svizzeri, non c’è neanche l’aria per respirare e niente bikini, fa un freddo terribile. Ma la gravità di entrambi i corpi celesti è molto minore di quella della Terra, un sesto sulla Luna e un terzo su Marte. E così, mentre noi scienziati spaziali costruiamo le missioni per andarci, si progettano case extraterrestri.
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| L'architetto Hans-Jurgen Rombaut, dell’Accademia di Architettura di Rotterdam, che ha ideato un hotel di lusso sulla Luna |
UN HOTEL «LUNARE» - Hans-Jurgen Rombaut, dell’Accademia di Architettura di Rotterdam, ha pensato un hotel di lusso sulla Luna, che sfrutta, anzi esalta le condizioni di bassa gravità: una vera macchina per sensazioni. Due grandi torri inclinate da 160 metri (non solo bassa gravità, ma niente vento né terremoti sulla Luna !), di materiale locale: in fondo la Luna è solo un vecchio pezzo di Terra. Ovviamente, le torri saranno pressurizzate, così i turisti lunatici potranno fare free climbing alla grande e provare l’emozione del volo umano con degli speciali vestiti da pipistrello, ideale per tonificare i pettorali. Per riposarsi, Rombaut a pensato a romantiche capsule indipendenti, fatte a goccia e appese a mezz’aria, per dare l’impressione di essere ancora in una astronave.
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| Il numero di Bravacasa in edicola |
CASE MARZIANE - Marte è ancora più attraente della Luna: il giorno dura circa 24 ore (mentre sulla Luna la notte dura due settimane…) e ci sono dei tramonti bellissimi, col Sole pallido che cala sulle sabbie rosse. Se i greci fossero stati su Marte, la nostra bambina, diventata astronauta, al suo sbarco potrebbe vedere dei templi bellissimi. Eleganti come il Partenone, ma molto più arditi per lo slancio delle colonne e la leggerezza ed arditezza degli architravi. Per non parlare delle Cariatidi, che terrebbero su tutto con un dito. Purtroppo, non è facile che Ulisse sia andato su Marte a fare templi, nè il Bernini a farvi colonnati, ma è divertente immaginarli. Deprimente invece pensarli su Giove dove, con gravità quasi tre volte quella della Terra, le impossibili colonne sarebbero basse e grasse. Come scienziato, propongo di progettare le case marziane secondo i canonici tre criteri di Vitruvio: firmitas, utilitas, venustas. La solidità (firmitas) è facile: bassa gravità e assenza di grossi terremoti. Il materiale da costruzione è disponibile in abbondanza, in un caldo color mattone. L’utilità (utilitas) è ovvia: non si può stare tanto all’aperto su Marte, in una continua pioggia di radiazioni di tutti tipi. Meglio stare in casa, la cui venustas (la bellezza, l’estetica) oltre che dallo slancio delle linee, sarebbe assicurata da una cupola astronomica per guardare passare le due piccole, velocissime lune marziane e poi quel puntino blu lontano, la Terra.
Giovanni Bignami
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06/05/2009
Usa: banca distrugge ville. «I proprietari non pagano e ci costa mantenerle»
Usa: banca distrugge ville. «I proprietari non pagano e ci costa mantenerle»
In California nella contea di San Bernardino. Nel 2007 quando vennero costruite valevano 325 mila dollari, ora meno della metà
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| Una delle case distrutte a Victorville (da Los Angeles Times) |
WASHINGTON – Prima o poi doveva capitare. Per non perdere altri soldi, una banca ha fatto abbattere sedici sontuose nuove ville di cui si era rimpossessata. Gli acquirenti non erano riusciti a onorare i contratti, e la banca, impossibilitata a trovarne altri, ha deciso di limitare i danni. Mantenere le case in periodo di crisi le sarebbe costato vari milioni di dollari. Con poche centinaia di migliaia di dollari, ha risolto il problema.
RUSPE - Sotto gli occhi di una folla sorpresa e infuriata, le ruspe hanno spianato gli edifici. L’incredibile episodio è avvenuto a Victorville, città di centomila abitanti circa a 150 km circa a nord di Los Angeles, nella provincia di San Bernardino in California. Nel settembre del 2007, quando la Guaranty Bank del Texas aveva dato il via alla costruzione, il prezzo medio di vendita di una villa era di 325 mila dollari. Ma adesso è sceso di più della metà. Ha dichiarato Yvonne Herter, la portavoce della banca: «Non avevamo più scelta. Nessuno compra. Badare alle case, ai giardini, alle strade ci sarebbe costato troppo». La Guaranty Bank ha realizzato qualche soldo vendendo a prezzi stracciati le suppellettili delle ville, dai tavoli di marmo ai vasi di fiori. Un muratore, Curtis Forrester, che le aveva costruite con i compagni, ha trascorso quasi due settimane a trattare coi clienti. «Non ero mai vissuto in tanta agiatezza», ha ammesso. «Distruggerle è un vero peccato». E abbandonarle? «Impossibile», ha spiegato Yvonne Herter, «lo vietano i regolamenti comunali e a poco a poco avrebbero inquinato l’ambiente».
SETTORE FERMO - L’idea di assegnarle pro tempore ai senza tetto non ha sfiorato nessuno. Non è escluso che l’episodio si ripeta. In California, sono stati sospesi i lavori su quasi 10 mila ville e altri edifici adibiti ad abitazione, e altri Stati, l’Arizona, il Nevada, la Florida, si trovano in situazioni analoghe. In America a marzo, le vendite delle case già esistenti sono salite del 3,2 per cento, un salto inaspettato. Ma la crisi dei mutui subprime o ad alto rischio continua e il settore immobiliare è tuttora in panne. Per evitare che il cattivo esempio della Guaranty Bank venga seguito da altre banche bisogna che gli Stati intervengano. Ma come? In America, l’edilizia pubblica è sempre stata molto debole.
Ennio Caretto
07:08 Scritto in CRONACA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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13/04/2009
Onna, le case anti-sismiche che hanno resistito
Onna, le case anti-sismiche che hanno resistito
Le poche abitazioni anti-sismiche non hanno ceduto alla violenza del terremoto di lunedì scorso
Questa casa, a Onna, ha resistito al violento sisma che ha devastato l'Abruzzo nonostante si trovasse sopra la faglia che ha spaccato il terreno. Da una vecchia fornace fu ristrutturata in abitazione seguendo rigorosamente le norme antisimiche. I danni riguardano solo il comignolo e i vasi di fiori esterni (Simeone)
Il proprietario di questa casa, sempre a Onna, ha raccontato a Sky che la sua famiglia si è salvata perché, dopo la scossa di mezzanotte che ha preceduto il sisma devastante, ha deciso di trasferirsi nella nuova abitazione nonostante non fosse ancora completa: la vecchia casa è andata completamente distrutta, loro si sono salvati (Graffiti)
Un'altra casa rimasta intatta a Onna (Massimo Abordi)
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11/04/2009
«Arresteremo responsabili dei crolli»
«Arresteremo responsabili dei crolli»
L'INCHIESTA SUL TERREMOTO
Via ai primi rilievi. Nel mirino i materiali degli edifici crollati. Il procuratore: «Si cerchi la verità»
| Macerie in Abruzzo (Ap) |
L'AQUILA - Il procuratore della Repubblica dell'Aquila, Adriano Rossini, che ha aperto un'inchiesta sui crolli e le morti del terremoto, assicura: «Molto probabilmente non ci saranno indagati, perché gli indagati saranno anche arrestati». E conferma che s'indaga anche sull'ipotesi che sia stata usata in qualche caso sabbia marina mescolata al cemento: «se dovesse risultare - afferma - avremmo già avuto un risultato quasi definitivo, perché è notorio che la sabbia marina corrode il cemento che non regge per niente». Dopo l'apertura formale dei fascicoli, sabato è stato dato il via alle verifiche condotte dai carabinieri. L'inchiesta del procuratore Rossini e dei suoi sostituti muove i primi passi sulle macerie provocate dal sisma: pezzi di intonaco, sassi, mattoni, che verranno sequestrati perché potrebbero contribuire all'accertamento delle eventuali responsabilità dell'accaduto. Il procuratore dell'Aquila spiega di voler «indagare fino in fondo, procedendo con tutto il rigore che questa insostenibile situazione comporta».
Oggetto dell'inchiesta, spiega Rossini, è «accertare i motivi per cui sono crollati questi palazzi, per cui di conseguenza sono morte tutte queste persone. E vedere naturalmente se questo dipende solamente dal terremoto oppure dipende dalle manine degli uomini che hanno costruito male, hanno usato cattivi materiali, hanno fatto cattive progettazioni e magari hanno anche speculato sul cemento, mettendoci del cemento che non avrebbe mai potuto reggere». Il procuratore ha intanto affidato ai carabinieri la delega per compiere, insieme ad alcuni tecnici, le prime acquisizioni di documenti e le prime verifiche su alcuni edifici. Tra questi vi sarebbero la casa dello studente, l'ospedale e la Prefettura, diventati luoghi simbolo del sisma, ma anche lo stabile dello stesso tribunale.
La priorità dovrebbe essere data agli edifici pubblici, poi si passerà agli stabili privati, a cominciare da quelli completamente crollati e in cui si sono avuti più morti, come alcuni palazzi di via XX Settembre. Gli accertamenti, secondo quanto è stato possibile apprendere, riguarderanno tutto l'iter della costruzione: dall'assegnazione degli appalti alla progettazione, dall'edificazione dell'immobile ai controlli successivi, con particolare riguardo alla verifica della rispondenza alle leggi antisismiche. Particolare attenzione sarà riservata ai materiali utilizzati, come cemento, sabbia, materiale edilizio.
L'indagine si annuncia, dunque, come particolarmente complessa, anche perchè in gran parte basata sul materiale documentario - come progetti e autorizzazioni - di immobili che, come nel caso della casa dello studente, sono stati costruiti tra gli anni Sessanta e Settanta. Più recente, anche se è durata molti anni, la realizzazione dell'ospedale San Salvatore che è stato gravemente lesionato ed è inagibile. Oltre all'acquisizione di tutti i verbali dei sopralluoghi, potrebbero anche essere sequestrati campioni delle macerie dei palazzi; e non è escluso che presto si proceda al sequestro di aree o di fabbricati per verificare quali sono stati i materiali usati per la costruzione dei fabbricati crollati. Il fascicolo aperto dalla procura è contro ignoti, cioè senza iscrizioni, finora, nel registro degli indagati. Tra i reati ipotizzati dagli inquirenti quello di disastro colposo.
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| Tag: inchiesta, responsabili, costruzioni, terremoto, abruzzo, crolli, verifiche, abitazioni, materiali, edifici | OKNOtizie |
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