11/07/2010

Arrestata per una pallina da cricket lanciata da dei bambini nella sua villetta

Arrestata per una pallina da cricket lanciata da dei bambini nella sua villetta

Si è rifiutata di restituirla anche ai poliziotti così la donna è finita in manette e ha passato cinque ore in una cella è successo vicino Southampton in Gran Bretagna

 

Lorretta Cole (da
Lorretta Cole

LONDRA - Ha pazientato per mezz’ora, mentre quella maledetta pallina da cricket continuava ad arrivare nel suo giardino, restituendola per ben sette volte agli invadenti vicini. Ma quando l’ennesimo lancio sbilenco ha colpito lo specchietto retrovisore dell’auto della suocera, mandandolo in frantumi, Lorretta Cole ha deciso di averne abbastanza e, per dare una lezione ai tre maleducati ragazzini, ha trattenuto la pallina incriminata, rifiutandosi di restituirla non solo al padre degli indisciplinati giocatori, ma anche ai poliziotti, che si sono presentati per ben tre volte a casa sua, una villetta in un vicolo tranquillo di Nord Baddesley, vicino Southampton, per convincerla alla restituzione. Risultato: la donna è finita in manette e ha passato cinque ore in una cella della centrale di polizia di Lyndhurst, nell’Hampshire, dove è stata interrogata e le hanno preso le impronte digitali e persino un campione del Dna, prima di rilasciarla su cauzione. Ora rischia l’incriminazione per furto, reato punibile con una condanna ai lavori sociali (community order), una multa o addirittura la reclusione fino a 18 settimane.

«NESSUNA RASSICURAZIONE» - «Quando la polizia si è presentata a casa mia – ha raccontato la Cole ai giornali – ho chiesto agli agenti se, restituendo la pallina, avrei avuto la rassicurazione che loro avrebbero parlato con i genitori. Ma questa rassicurazione non l’ho avuta, così ho tenuto la pallina. Comunque, quanto mi è successo è davvero un oltraggio, io stavo solo cercando di far capire a quei ragazzini che dovevano stare più attenti con la pallina da cricket, visto che l’auto di mia suocera era stata danneggiata e io temevo che quei lanci avrebbero potuto causare altri danni, ancora più gravi, e, invece, sono stata trattata come una criminale. È assolutamente ridicolo che il denaro dei contribuenti venga sprecato per arrestare una persona come me». Gli agenti della polizia dell’Hampshire si sarebbero difesi sostenendo di aver offerto alla Cole diverse possibilità per restituire la pallina, presentandosi tre volte a casa sua, ma inutilmente. «Sarebbe bastato un minimo di buon senso da parte di tutti – ha spiegato il sergente Steve Wildridge – . La signora Cole sapeva che rischiava un’incriminazione per furto e se avesse ridato indietro la palla non sarebbe successo nulla, ma il suo atteggiamento ostruzionista non ci ha lasciato altra scelta. Quanto al test del Dna e alle impronte digitali, quello fa parte delle normali procedure in caso di arresto». Ironia della sorte, i maldestri ragazzini non potranno più giocare a cricket con la loro pallina preferita, visto che questa è stata trattenuta dagli inquirenti come prova.

Simona Marchetti


22/08/2009

I figli degli immigrati regalano l'oro all'Italia nel cricket: «Per Bossi»

I figli degli immigrati regalano l'oro all'Italia nel cricket: «Per Bossi»

 

Battuta in finale l'isola di man. La squadra è composta quasi interamente da figli di extracomunitari asiatici

 

Esulta la squadra italiana (da Icc-europe.org)
Esulta la squadra italiana (da Icc-europe.org)

ROMA - L'Italia non va molto bene in atletica leggera, va malissimo nel basket, così così nel calcio ma si scopre una potenza europea del cricket (!). Tanto che il presidente della Federazione fa una dedica speciale per il campionato europeo divisione II appena vinto dalla nazionale dei ragazzini sotto i 15 anni: il titolo è dedicato al leader della Lega Nord Umberto Bossi. Simone Gambino, presidente del Federcricket è un leghista convinto? Tutt'altro. La decida è dovuta in quanto la squadra azzurra è composta quasi totalmente da figli di immigrati dall'Asia (Sri Lanka, Bangladesh, India e Pakistan).

DEDICA - «È il primo titolo europeo nella storia del cricket italiano», esulta Gambino per il successo in finale contro l'isola di Man per 163 a 59. «Quattro anni fa Man ci ha battuto di cento punti. Dedico il titolo a Bossi perché questa vittoria dimostra che non è vero che gli extracomunitari danno solo guai, ma danno anche lustro all'Italia. E credo anche che i ragazzi conoscano l'inno di Mameli».

EUROPEI - All'Europeo, svoltosi nel Bolognese, hanno partecipato otto squadre: Italia, Belgio, Francia, Germania, Gibilterra, isola di Man, Israele e Svizzera. Dei tredici azzurrini (ma le squadre in campo sono composte da undici giocatori) solo uno è italiano al 100% (sardo), gli altri sono tutti figli di emigrati: due sono anglo-italiani, cinque sono bengalesi, due pakistani, due indiani e uno dello Sri Lanka. «Un pakistano e lo srilankese sono già cittadini italiani, gli altri lo saranno nei prossimi anni. E tra loro parlano più il dialetto che l'italiano», precisa Gambino. La «star» dei giovani azzurri è un sikh indiano di Mondovì (Cn) che gioca a Varese. Più che una nazionale italiana sembra una nazionale padana, infatti delle nove società di appartenenza tre sono di Bologna, due di Milano, una di Trento e una di Venezia. «A livello seniores siamo 27mi al mondo su 116», spiega il presidente federale. «Il rugby siamo pieni di oriundi, discendenti di emigranti italiani. Il nostro invece è il primo grande risultato dal lato immigratorio».


23/05/2009

Brescia e la disfida del cricket Vietato lo sport dei pachistani

Brescia e la disfida del cricket Vietato lo sport dei pachistani

 

Al bando le partite nei parchi. Gli immigrati: è l’ennesimo schiaffo. Il vecesindaco: tanta gente si lamenta

 

BRESCIA — Ci mancava so­lo la disputa del cricket. Dopo le moschee, il kebab, i phone center, i bonus bebè, l’ultimo punto di attrito tra italiani ed extracomunitari è diventato il gioco che gli inglesi esportaro­no nel XIX secolo nelle loro co­lonie asiatiche. Il nuovo rego­lamento di polizia urbana in discussione a Brescia, se appli­cato alla lettera, renderebbe impraticabile nelle aree verdi della città il cricket. Il detta­glio nella stragrande maggio­ranza delle città italiane fini­rebbe nella cartelletta delle no­tizie bizzarre; non a Brescia, dove la comunità straniera più numerosa è quella dei pa­chistani, per i quali il cricket è l’equivalente del nostro cal­cio.

(Cavicchi)
(Cavicchi)

A Campo Marte, nel quartie­re di San Polo, al parco Tarello e in qualunque area verde di Brescia l’immagine di giocato­ri con la pelle scura impegnati a lanciarsi la pallina e a respin­gerla con la caratteristica maz­za piatta è ormai una consue­tudine. Consuetudine che il puntiglioso regolamento co­munale in gestazione rischia di cancellare. Su tutta la penisola soffia un vento di divieti e prescri­zioni, di sindaci dall'ordinan­za facile e il documento in di­scussione a Brescia sta nel bel mezzo di questo mainstream. Viene vietato l’uso delle altale­ne ai maggiori di 14 anni, vie­ne regolamentato il modo di parcheggiare la bicicletta e vie­ne vietata la pratica di qualun­que sport (tutti, anche il cal­cio) in ogni area non apposita­mente attrezzata.

Messa così sembra una norma equanime e inattaccabile, se non fosse che a Brescia abbondano cam­pi di calcio, di tennis, di palla­volo, ma non ci sono spazi per il cricket. E questo ha messo in subbuglio la comunità dei 2.200 pachistani residenti in città, ai quali occorre aggiun­gere 1.200 cittadini del Bangla­desh e 1.000 dello Sri Lanka, tutti accomunati dalla passio­ne per il medesimo sport. Il contestato articolo sem­bra dettato da un criterio di buon senso, ma Fabio Rolfi, vi­cesindaco leghista con delega alla sicurezza, fa intendere che il cricket c’entra parec­chio: «I nostri vigili ricevono decine di telefonate di perso­ne nei parchi infastidite dai praticanti del cricket o che vengono colpite dalla pallina. Ma non c’è nulla di discrimi­natorio: il regolamento proibi­sce anche il gioco della lippa che era un divertimento mol­to in voga a Brescia tanti anni fa». Non si lascia convincere da queste parole Sayad Shah, por­tavoce dei pachistani di Bre­scia: «È l’ennesimo schiaffo in faccia che riceviamo dalla giun­ta di centrodestra. L’alloggio, il rilascio di certificati, la possi­bilità di pregare: fan­no di tutto per render­ci difficile il raggiungi­mento dei nostri diritti fino a farci desistere. Per il cricket abbiamo più volte chiesto che ci mettessero a disposizione un’area, non ci hanno mai ri­sposto. Ma fosse solo un pro­blema sportivo...». «Il divieto di fare sport nei parchi — prova a mediare Emilio Del Bono, capogruppo Pd in Comune — è dettato dal buon senso: il problema è semmai quello degli impianti sportivi, che devono tener conto anche delle nuove esi­genze ». Il 3 giugno prossimo il nuovo regolamento verrà approvato in commissione, il sì del consiglio comunale arri­verà prima dell’estate. Poi per far pace tra italiani e pachista­ni, si può sempre sperare in una partita di cricket riconci­liatrice. In fondo anche Nixon e Mao ricominciarono a parlar­si davanti a un tavolo da ping-pong.

Caludio Del Frate