18/03/2010

Affondo di Bossi: la Lombardia è in crisi

 

«La regione non decolla, votate Lega». E sul premier: farebbe meglio a non parlare al telefono

 

Umberto Bossi (Ansa)

MILANO — «Ne abbiamo piene le scatole di una regione che non riesce a decollare». Con chi se la prende Umberto Bossi? Di quale regione parla? Sorpresa: è la «sua» Lombardia. Il leader leghista è a Vigevano, dove i militanti ascoltano uno dei comizi più «laburisti» da molto tempo a questa parte: il lavoro (anzi: la sua mancanza) ne è il filo conduttore. Senza dimenticare l’attualità: «Berlusconi? Farebbe meglio a non parlare per telefono». E Fini? «Mi pare che discuta troppo: secondo me non si può cambiare niente in un Paese se tutti i giorni si fanno discussioni e si mette in dubbio tutto». E c’è anche un momento per la commozione, quando Bossi saluta la madre, quasi novantenne, che abita a poca distanza dalla piazza del comizio.

Ma è sulle Regionali che arriva una generosa spolverata di peperoncino. Sarà il vento di sorpasso elettorale che soffia dal Veneto, fatto sta che le parole di Bossi, se non son schiaffoni, poco ci manca: «Una croce sul guerriero—proclama Bossi — vuol dire un voto perché finalmente in Lombardia il consiglio metta le ali. Ne abbiamo piene le scatole di una regione che non riesce a decollare». Non è una frase uscita male. Di lì a poco, infatti, Bossi rincara: «La Lombardia è in crisi, manca il lavoro». Insomma: «È tempo di cambiare». Perché «adesso la regione è senza un progetto». La tonalità, ormai, è quella. E così, anche la chiamata all’arruolamento si trasforma in accusa: «Venite a far politica nella Lega. Non andate negli altri partiti dove si scannano. Ci sono partiti dove se non gli dai la poltrona ti sparano». Bossi alterna bastone e carota: «Non c’è una partita con il Pdl. Anche se diventiamo noi il primo partito, saremo seri e non inizieremo a ricattare». Tuttavia non passa un minuto ed eccolo spiegare che «la giustizia è uno di quei motivi per cui Berlusconi ha bisogno dei voti della Lega. Quindi più ha bisogno di voti, più il federalismo è sicuro ».

C’è ancora tempo per una sortita in cui è difficile non leggere un riferimento al recente patteggiamento dell’ex assessore formigoniano Piergianni Prosperini, che proprio dal Carroccio, in anni lontani, era uscito: «Io sono un segretario molto cattivo. Da noi chi viene preso a rubacchiare viene mandato subito via. Certe cose nella Lega non succedono perché io conosco tutti e chi sgarra viene cacciato». Da Roberto Formigoni, nessuna risposta: mentre Bossi è sul palco a Vigevano, lui è sul palco nella natia Lecco. Ma il suo staff ricorda: che in Lombardia il rapporto con la Lega è saldissimo, che in 10 anni le decisioni sono state tutte prese all’unanimità. E, anche, che mentre da Roma arrivava l’ordine di cancellare le comunità montane, la Lombardia si è mossa a loro difesa, così come ha lanciato un patto di stabilità regionale per sostenere i comuni messi in difficoltà da quello nazionale.

Marco Cremonesi

16/03/2010

La crisi colpisce la salute degli italiani: due su tre «evitano» il dentista

 

IL RAPPORTO OSSERVASALUTE 2009. Al nord più soddisfazione per il servizio sanitario rispetto al sud, dove costa di più. Aumenta il consumo di antidepressivi. Solo una persona su cinque fa sport

 

ROMA - La crisi economica colpisce soprattutto la bocca degli italiani, sia nel senso che vanno molto meno dal dentista sia per ciò che mangiano, sempre più lontano dalla dieta mediterranea e sempre più causa di problemi di salute come l'obesità soprattutto al sud. La fotografia è scattata dal rapporto Osservasalute, giunto alla settima edizione, presentato a Roma al policlinico Gemelli.

SI RISPARMIA SU DENTISTA E ALIMENTI - A trascurare la salute della bocca sarebbero quasi i due terzi degli italiani, si legge nel documento, mentre solo il 39,7% si è potuto permettere di sedersi dal dentista. Sul fronte della dieta gli italiani sembrano costretti a dover fare economia, e consumano poca frutta e verdura: solo il 5,6% mangia le cinque porzioni raccomandate al giorno.

MENO SPORT PIÙ ANTIDEPRESSIVI - Questo dato, unito al fatto che solo un italiano su cinque pratica uno sport regolarmente, rende i cittadini del bel Paese sempre più grassi: oltre uno su tre è in sovrappeso. In forte aumento invece è il consumo di farmaci antidepressivi, che è salito del 310% dal 2000 al 2008. Diverse sono le conferme del divario tra nord e sud che emergono dal rapporto: gli abitanti delle regioni settentrionali sono ad esempio più attenti alla salute, meno grassi e sedentari.

CRESCONO I TUMORI AL SUD - Il Sud, invece, presenta crescenti fattori di rischio per malattie cardiovascolari e tumori, che infatti, proprio nelle regioni meridionali registrano un aumento di incidenza. Il divario è confermato anche dai giudizi sulla sanità da parte dei cittadini, molto migliori al nord. Il documento, che fa un check up della sanità italiana e dello stato di salute dei cittadini è frutto del lavoro di 176 ricercatori distribuiti su tutto il territorio che collaborano con l'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, che ha sede presso l'Università Cattolica di Roma.

SANITÀ: SUD SPENDE DI PIÙ, MA CITTADINI INSODDISFATTI- Il divario Nord-Sud sul fronte della sanità si sta allargando, ed è testimoniato dal gradimento dei cittadini, sempre più basso nelle regioni meridionali. Secondo il rapporto Osservaslute 2009 se in Trentino Alto Adige si arriva quasi al 70% di soddisfatti, in Calabria la percentuale è del 14%. A riportare un giudizio maggiormente positivo sono infatti le Province Autonome di Bolzano e Trento e la Valle d'Aosta con la quota di coloro che esprimono un punteggio elevato (voto da 7 a 10) pari rispettivamente al 68,5%, 60,2% e 59,8% per gli uomini e 68,5%, 57,7% e 59,1% per le donne. Decisamente inferiore è la quota di cittadini soddisfatti di Calabria, Sicilia e Campania: rispettivamente 14,6%, 21,2% e 22,8% per gli uomini residenti in queste regioni e 15,9%, 21,6% e 23,0% per le donne. Secondo i dati del rapporto, stilato dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, alla maggiore soddisfazione non corrisponde una maggiore spesa. Per quanto riguarda la spesa sanitaria pubblica rispetto al PIL, si osserva un marcato gradiente Nord-Sud, con un minimo di 4,97% della Lombardia ad un massimo di 10,58% della Sicilia. Il Nord denuncia una percentuale della spesa sanitaria pubblica corrente media rispetto al PIL pari al 5,56%, il Centro pari al 6,61% e il Mezzogiorno (Sud ed Isole) pari al 9,73%. «Il Rapporto anche quest'anno conferma una progressiva divaricazione tra le diverse aree del Paese, con le regioni del Centro-Sud che appaiono sempre più in difficoltà - osserva Walter Ricciardi, direttore dell'Osservatorio - E le premesse per il futuro non sono rosee, perchè all'aggravarsi dei fattori di rischio non fa fronte nè un'adeguata strategia preventiva, nè una di diagnosi precoce e pronta risposta terapeutica da parte delle Regioni più in difficoltà».

ANZIANI SEMPRE PIÙ SOLI, LO È UNO SU QUATTRO - Oltre un anziano su quattro in Italia vive da solo, ma non sempre ha l'adeguata assistenza per la sua condizione, soprattutto al Sud. È la provincia di Trento ad avere il primato (33,4%) mentre fanalino di coda è la Basilicata (22,9%). Il rapporto Osservasalute 2009, in cui sono stati elaborati dati Istat, afferma che il 27,1% degli over 65 vive in un nucleo monofamiliare, con una schiacciante maggioranza per le donne: 36,9% contro il 13,6%, soprattutto per la più alta speranza di vita. A questo fenomeno non sempre corrisponde però un adeguato aiuto: il dato nazionale dell'Assistenza domiciliare integrata, pari a 34,3 casi trattati, è in aumento rispetto al 2006 (31,9 per 1.000), ma la probabilità per un anziano del Sud di essere assistito è pari a meno della metà rispetto a un anziano del Nord (19,3 per 1.000 abitanti contro 43,8). Anche per la presenza di strutture ltc (long term care) si nota un netto gradiente Nord-Sud. Il tasso complessivo è pari a 11,2 strutture ogni 100 mila abitanti. In tutto sono 223 mila gli anziani ospiti nei presidi residenziali di ltc. Particolarmente elevato appare il tasso di strutture nella Provincia Autonoma di Trento ed in Valle d'Aosta. Tra le regioni del Centro e del Sud, solo Toscana, Marche e Molise presentano un valore superiore alla media nazionale. La differenza è evidente considerando l'offerta di posti letto: tutte le regioni del Nord presentano un tasso di posti letto per 100.000 abitanti più elevato della media nazionale (511,5), mentre al Centro-Sud solo Marche e Molise superano tale valore. «Sebbene vi siano disomogeneit… geografiche l'assistenza agli anziani sembra supportata da una rete di servizi socio-sanitari territoriali, sia domiciliari che residenziali in continuo sviluppo - ha dichiarato Antonio de Belvis, ricercatore dell'Istituto di Igiene dell'Universit… Cattolica del Sacro Cuore di Roma - Non sappiamo però quanto questo sviluppo sia realmente corrispondente ai bisogni socio-assistenziali degli anziani e in che misura l'assistenza risponda a criteri di appropriatezza ed efficienza». (Fonte Agenzia Ansa)

25/02/2010

Grecia paralizzata dallo sciopero generale Nuovi scontri tra manifestanti e polizia


La protesta contro il piano di austerità del governo per far fronte alla crisi. Gli agenti usano i gas lacrimogeni contro gruppi di giovani che hanno vandalizzato negozi e lanciato pietre

 

(Epa)

 

ATENE - La Grecia, paralizzata dallo sciopero generale di 24 ore contro il piano di austerità deciso dal governo per far fronte alla crisi, fa i conti anche con una nuova ondata di proteste in piazza, sfociate in violenti faccia a faccia tra manifestanti e polizia. Decine di migliaia di persone hanno invaso Atene, Salonicco e altre città urlando slogan come «non pagheremo noi per questa crisi». Nel centro di Atene gli agenti hanno usato gas lacrimogeni contro gruppi di giovani che hanno vandalizzato banche e negozi e lanciato pietre. Diffusi volantini anarchici inneggianti alla «guerra contro lo Stato e le banche».

DUE FOTOGRAFI FERITI - Nella capitale sono scesi in piazza 30mila manifestanti. Gli incidenti sono cominciati nella centrale piazza Syntagma quando una cinquantina di giovani ha cercato di fare irruzione in alcuni hotel di lusso. La polizia ha lanciato i gas lacrimogeni mentre altri 250 giovani lanciavano pietre e bottiglie incendiarie contro gli agenti. Due fotografi sono rimasti feriti e tre persone sono state arrestate.

TRASPORTI IN TILT - Mentre una task force congiunta Ue-Fmi ha cominciato a vagliare se le misure annunciate dal governo siano sufficienti per fronteggiare la crisi, un milione e mezzo di lavoratori ha incrociato le braccia. Fermi aerei, treni, navi, scuole, uffici, banche, ospedali, tribunali. L'adesione dei giornalisti ha provocato anche un black out di informazione. La Borsa e molti negozi sono aperti e gli autobus urbani sono solo parzialmente coinvolti dalla protesta per consentire ai manifestanti di raggiungere i posti di raduno, ma le manifestazioni paralizzano il resto dei trasporti. Lo sciopero, convocato dal sindacato del settore privato Gsee, ha trovato l'adesione della confederazione dei dipendenti pubblici Adedy e del sindacato comunista Pame, che avevano già incrociato le braccia il 10 febbraio. È il primo sciopero generale dopo l'arrivo al potere di Papandreou, con il Partito comunista che ha invocato «una grande rivolta contro le barbare misure» del governo.

 

Redazione online

13/02/2010

Draghi: «Fuori dalla crisi con un tasso di crescita basso e disoccupati in aumento»

 

«Finchè la flessione dell'occupazione non s'inverte resta rischio di ripercussioni sul Pil». Il governatore: «Stiamo ora uscendo dalla crisi con un tasso di crescita basso, ai minimi europei»

 

MarioDraghi (Eidon)
MarioDraghi (Eidon)

MILANO - «Alla fine dello scorso anno vi erano in Italia oltre 600 mila occupati in meno rispetto al massimo del luglio 2008. La quota di popolazione potenzialmente attiva che è al momento forzatamente inoperosa è elevata e crescente. Finchè la flessione dell'occupazione non s'inverte permane il rischio di ripercussioni sui consumi, quindi sul Pil». Lo ha detto il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi al Forex leggendo la sua relazione.

CRESCITA - «Stiamo ora uscendo dalla crisi con un tasso di crescita basso, ai minimi europei» ha aggiunto Draghi, mettendo in evidenza come «una crescita economica sostenuta sia base di benessere» e come per questa «ne siano condizione le riforme strutturali, la cui mancanza ha segnato la perdita di competitività del Paese che dura da un quindicennio».

LA CRISI GRECA - L’Italia dei primi anni novanta era in condizioni economiche «peggiori» di quanto non lo sia attualmente la Grecia, eppure è riuscita ad uscire dalla crisi con le proprie forze. È quanto ha rilevato «a braccio» il governatore nel corso del suo discorso al congresso. «Non ci dimentichiamo - ha detto - che eravamo in condizioni più drammatiche, ma siamo stati in grado di uscire da soli dalla crisi».

GOVERNO ECONOMICO DELL'UE- «L'euro è saldo», sottolinea il governatore della Banca d'Italia, anche se è venuto il momento, specifica, che l'Unione europea abbia anche un «governo economico» saldo e univoco: «Occorre che nell'Unione europea si formi la volontà comune di estendere alle strutture economiche e alle riforme di cui necessitano, la stessa attenta verifica, lo stesso energico impulso che sono stati esercitati negli ultimi anni sui bilanci pubblici. Dieci anni fa - afferma Draghi - all'avvio della moneta unica si levarono voci a richiedere anche un governo economico dell'Unione; furono sovrastate dai cori entusiasti che celebravano la meta raggiunta insieme all'impegno a resistere a ogni ulteriore integrazione».

SCUDO FISCALE - «Le operazioni di rimpatrio dei capitali in regime di "scudo fiscale" devono essere attentamente esaminate dagli intermediari, al fine di individuare e segnalare operazioni sospettabili di riciclaggio» ha spiegato ancora Draghi aggiungendo che «le banche devono impegnarsi di più a uno scrutinio attento delle operazioni di rimpatrio». Finora - ha aggiunto il governatore - «sono giunte poco più di 50 segnalazioni di possibili reati connessi con operazioni di emersione di disponibilità all'estero. È un numero esiguo, spiegato solo in parte dal fatto che la legge esclude l'obbligo di segnalazione per diverse fattispecie di reato».

SUPERBONUS BANCARI - Poi Draghi si è soffermato sul tema dei superbonus bancari sottolinenando come le prossime assemblee dei soci delle banche dovranno fornire «informazioni esaurienti e dati puntuali» sull'adeguamento delle regole su bonus e stipendi ai nuovi standard internazionali. Il governatore della Banca d'Italia ha chiesto anche ai sei maggiori gruppi di verificare la coerenza dei loro sistemi di incentivazione e remunerazione anche con le linee guida dell'Fsb di cui lo stesso Draghi è presidente.

REDDITIVITA' DELLE BANCHE - La redditività delle banche italiane è nettamente peggiorata «di pari passo con il deterioramento della qualità dei loro prestiti» ha spiegato ancora Draghi. Nei primi nove mesi del 2009 gli utili si sono dimezzati rispetto allo stesso periodo del 2008 per i maggiori accantonamenti e rettifiche sui crediti. Il rendimento del capitale e delle riserve si è ridotto in ragione d'anno, nota Draghi, dal 9% al 4,2%. Il flusso di nuove sofferenze, inoltre, nel terzo trimestre ha superato il 3%, valore più elevato degli ultimi dieci anni. «Secondo prime elaborazioni - aggiunge Draghi - il peggioramento della qualità del credito sarebbe proseguito anche nell'ultima parte dell'anno con probabili effetti sui risultati del quarto trimestre». L'aumento degli incagli e di rate non pagate prefigura ulteriore peggioramento nei mesi a venire.

Redazione online

02/02/2010

L'Unione petrolifera: «Crisi raffinerie, sono a rischio 7.500 lavoratori»

 

L'ALLARME. De Vita: «Quattro o cinque impianti rischiano la chiusura. Bisogna affrontare il problema»

 

(Ansa)
(Ansa)

MILANO - Allarme dell'Unione petrolifera: 7.500 lavoratori delle raffinerie rischiano il posto di lavoro a causa della riduzione dei consumi e del calo della domanda mondiale. A rischio chiusura anche quattro-cinque dei sedici impianti italiani, secondo a la previsione fatta dal presidente dell'Unione petrolifera (Up), Pasquale De Vita, nel corso della conferenza stampa sul consuntivo dei consumi del 2009.

POSTI A RISCHIO - «In Italia ci sono 4 o 5 raffinerie a rischio chiusura. Una raffineria ha in media 4-500 dipendenti più l'indotto che conta per tre o quattro volte. Fa 1.500 persone a impianto, se si moltiplica per 4 o 5 il conto è fatto», ha detto De Vita. L'Up cita anche i nomi degli impianti in crisi: Livorno e Pantano in cerca di compratori; Falconara che ha 92 esuberi; Taranto e Gela dove l'attività è provvisoriamente ferma. Le raffinerie italiane subiscono, secondo l'Up, anche la concorrenza dei Paesi mediorientali, dove «i costi sono più bassi e non bisogna rispettare obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti». L'Up non chiede al governo sovvenzioni economiche, ma sollecita il varo di un quadro normativo meno severo, soprattutto sul fronte ambientale. Secondo le stime dell'associazione, il settore ha chiuso il 2009 con perdite complessive per circa un miliardo di euro.

BASTA ATTACCHI - Poi De Vita denuncia gli «attacchi» che da varie parti - «voci alimentate artificiosamente dalle sssociazioni dei consumatori, alle quali spesso si uniscono rappresentanti governativi e dello stesso ministero dello Sviluppo economico» - colpiscono un settore in crisi: «Non è più tollerabile che si continui con questi attacchi che danneggiano irreversibilmente il settore e che stanno generando, soprattutto nelle aziende multinazionali ma non solo, l'orientamento a non investire nel nostro Paese e se possibile di abbandonarlo».

Redazione online

31/01/2010

La crisi e quelle valigie di documenti ammassate nell'ufficio legale della Cgil

 

Una giornata nell’ufficio vertenze della Camera del lavoro di Milano. Tantissime le richieste di consulenze: «Nel 2008 sono state 10mila, recuperato salario per circa 55 milioni»

 

La Camera dei Lavoro di Milano (Craighero)
La Camera dei Lavoro di Milano (Craighero)

MILANO - Aziende, consorzi, cooperative che aprono e chiudono in continuazione. Stabilimenti che abbassano le saracinesche da un giorno all’altro senza dare preavviso, senza lasciare nessuna traccia. Dipendenti che restano mesi senza stipendio. Sono queste alcuni degli scenari più gravi rivelati dall’osservatorio della Cgil che ne ha calcolato il peso: vertenze e contenziosi nel 2009 sono saliti del 40% a livello territoriale e nazionale. Per non parlare dell’Istat che denuncia quasi 400.000 posti di lavoro in menol'aumento della disoccupazione giovanile con un tasso del 26,5% nella fascia tra i 15 e i 24 anni a fronte del 21% medio registrato nella zona euro. Questo vuol dire che la crisi sta interessando il lavoro interinale, a termine e con tutte le modalità di collaborazione. Ecco perché aumentano le vertenze e i contenziosi. rispetto a un anno fa e un tasso di disoccupazione ai massimi dal 2004. Ma c'è anche un altro dato da sottolineare:

Documenti presentati all'ufficio legale della Cgil (Craighero)
Documenti presentati all'ufficio legale della Cgil (Craighero)

9.500 VERTENZE - «Già nel corso del 2008 gli uffici vertenze hanno sviluppato un’intensa attività che ha portato a recuperare salario per circa 55 milioni di euro - sottolinea Gualtiero Biondo, coordinatore degli uffici vertenze della Cisl in Lombardia -. Le vertenze aperte sono state 9.500 e hanno interessato 14mila lavoratori». Da almeno due anni il menù della crisi è davvero variegato. A maggior ragione nel 2009, quando gli uffici dell’assistenza sindacale che si occupano della consulenza legale hanno aumentato notevolmente il loro carico di lavoro. Per rendersene conto basta analizzare i dati territoriali diffusi dalle tre organizzazioni sindacali principali - Cgil, Cisl e Uil - e considerare ogni regione come una lampadina che forma una plafoniera generale.

CAMERA DEL LAVORO - Siamo andati a vivere una giornata nell’ufficio vertenze e contenziosi legali della Camera del Lavoro di Milano. Scatole, faldoni, scrivanie prese d’assalto da pratiche di richiesta di intervento, telefoni che squillano il continuazione. C’è fibrillazione. E ci sono code. Lunghe code fin dalle prime ore del mattino. Non sono più solo immigrati, ma coppie di cassaintegrati, disabili, anziani, donne, donne in stato interessante e uomini di ogni età. Ognuno con il suo borsello. Fardello verrebbe da dire. Molti hanno delle valigie o dei trolley con la documentazione. «Ne vediamo di tutti i colori - dice Corrado Mandreoli, responsabile dell'ufficio politiche sociali della Cgil milanese -, però quel che colpisce durante la crisi è il proliferare di situazioni illecite da parte delle aziende con la conseguente perdita dell’identità aziendale. Ci sono le grandi società che fino a dieci, vent’anni fa erano delle entità solide e ora sono frantumate in appalti, subappalti, uffici esterni e chi ne ha e più ne metta. Per non parlare delle migliaia di piccole realtà che non hanno neanche il delegato sindacale interno; o dei consorzi che continuano a cambiare nome passando da una società all’altra. E durante i cambi di proprietà o la chiusura repentina senza preavviso, il lavoratore accetta ogni decisione per paura di perdere il lavoro. Poi cosa succede? Arrivano da noi quando non ce la fanno più».

AMAREZZA - C’è grande rabbia, unita alla rassegnazione. Si aspetta pazientemente il proprio turno. Tra i giovani soprattutto c’è amarezza per non poter costruire un futuro. E se a formare un nucleo familiare sono due precari, la vita si fa dura. «Con questo meccanismo contorto del lavoro precario unito alla crisi - dice Annalisa Rosiello, avvocato dello Sportello consulenze e mobbing della Camera del lavoro di Milano - c’è un disorientamento generale e un clima di sfiducia, congiuntamente alla presa di coscienza che se qualche anno fa il lavoro era un punto saldo della nostra vita, ora non lo è più. E l’idea della famiglia a questo prezzo è un’utopia».

Ambra Craighero

09/12/2009

I CONTI CON LA CRISI

 

Grecia, la bomba del debito, smentito dal governo il fallimento dello stato

 

 

 

Chiusura in calo per le principali piazze asiatiche sull'onda della crescita minore delle previsioni del Pil giapponese  del terzo trimestre, dei timori sul debito di Dubai World  e della crisi in Grecia. Segno meno anche sulle principali piazze europee con perdite intorno a mezzo punto. La Borsa di Atene perde nelle prime contrattazioni circa il 2%. Questa mattina intanto, il ministro delle Finanze greco George Papaconstantinou ha detto che «non c'è assolutamente nessun rischio» di default del debito pubblico.

Non era mai successo che il giudizio sul debito di una nazione dell’area dell’euro scivolasse sotto il livello A, quello che garantisce una buona affidabilità. Non era successo fino all’8 dicembre 2009, il giorno in cui l’agenzia di rating Fitch ha tagliato il suo giudizio sul debito della Grecia da A- a BBB+, con «prospettive negative». Notizia che, combinata con "le ultime da Dubai", ha generato una nuova corrente di sfiducia capace di fare crollare i mercati europei: Londra, Madrid, Milano e Francoforte hanno perso tutte circa 1,6 punti percentuali. Parigi poco meno (-1,4%).

George Papaconstantinou, che ha il poco invidiabile ruolo di ministro delle Finanze dell’economia più fragile della zona euro, ha ammesso come stanno le cose: per gli investitori la Grecia «non è credibile», dopo che, a ottobre, il governo ha corretto i dati sui conti pubblici comunicando un deficit di bilancio raddoppiato fino al 12,7% del Pil. Le ultime, violente, giornate delle piazze di Atene, poi, peggiorano la situazione. Fitch lo ha scritto: il giudizio è stato tagliato a causa della «bassa credibilità delle istituzioni finanziare e del clima politico».

Adesso ci si chiede cosa farà l’Europa. Intanto Atene «non rischia la bancarotta» ha assicurato ieri il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, ribadendo il concetto che il giorno prima aveva espresso il collega della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet. Se l’economia pubblica greca fosse davvero sul punto di esplodere, l’Unione europea «non ha una clausola di salvataggio» ha chiarito Anders Borg, lo svedese che presiede il consiglio dei ministri delle Finanze dell’Ue.

Eppure, nell’area dell’euro, «le difficoltà di uno Stato membro è una questione che riguarda tutti» ha detto Joaquìn Almunia. Quindi, ha aggiunto il commissario del’Ue agli Affari economici, la Commissione è «pronta ad assistere il governo greco nel mettere a punto un programma di risanamento e di riforme complessivo».

Il governo greco potrebbe presentare una Finanziaria straordinaria nei prossimi giorni. Attorno, la situazione sta degenerando. I credit default swap – l’assicurazione contro il mancato rimborso di un debito – dei bond greci sono saliti di altri 20,5 punti, fino a quota 211. Il differenziale tra il premio dei buoni di Stato di Atene e quello dei bund tedeschi è cresciuto a 230 punti base. La Borsa di Atene è crollata del 6,1%. I titoli delle banche sono franati, perché un rapporto di Standard & Poor’s ha definito il sistema bancario greco come quello «più a rischio» d’Europa e Fitch lo ha confermato, tagliando il rating di 5 grandi banche elleniche. Timori «esagerati» ha risposto il governatore della Banca centrale greca, George Provopoulos.

30/11/2009

Juve, ultima chiamata contro l'Inter Diego: «Altrimenti campionato chiuso»

 

SERIE A. Delusione nello spogliatoio dopo il ko di Cagliari. Galliani: «Sono pronto a tifare per i bianconeri»

 

Diego (Ap)
Diego (Ap)

TORINO - Gli entusiasmi estivi si sono raffreddati nel giro di pochi mesi. È stata una doppia doccia gelata - quattro gol beccati e zero realizzati tra Bordeaux e Cagliari - a sospingere la Juve verso la peggiore delle spiagge: l'ultima. Dicembre è appena alle porte e i bianconeri si trovano già nella scomoda condizione di giocarsi in quattro giorni le poche fiches rimaste nelle mani di Ciro Ferrara. Prima in campionato (contro l'Inter) e poi in Champions League (contro il Bayern Monaco).

DIEGO - Il ko di domenica, arrivato proprio alla vigilia del big match con i nerazzurri, ha gettato nello sconforto i tifosi bianconeri. Visto il distacco in classifica, neanche un mezzo miracolo contro l'Inter potrebbe bastare a riaprire del tutto il campionato. La temperatura all'interno dello spogliatoio è pessima: -8. Lo stesso Diego - che dopo un avvio scintillante è incappato in una specie di involuzione tecnico-tattica - ammette che il discorso scudetto rischia di concludersi troppo presto. «Abbiamo perso contatto con l'Inter, il che è una cosa negativa perché il campionato potrebbe già essere chiuso per noi - dice il brasiliano - sebbene ancora nella prima fase della stagione». Per questo l'ex Werder Brema sprona i compagni a riprendersi subito: «Dovremo lavorare duro questa settimana per correggere i nostri errori e, una volta scesi in campo, dovremo mostrare un gioco differente. Il risultato contro il Cagliari ha complicato i nostri piani di portarci in testa alla classifica. Già dalla prossima gara, però, dovremo riprendere il cammino».

GALLIANI - Tra l'altro la Juve è stata scavalcata in classifica anche dal Milan. I rossoneri, rigenerati da Leonardo, si propongono ora come principale antagonista dei cugini. E Adriano Galliani si concede pure una confidenza, in vista del prossimo turno di campionato: «Se ci fosse la possibilità di sedersi tranquilli in poltrona, al segreto, avendo battuto la Samp, cosa comunque difficile, certamente tiferei per la Juve». Davvero? «Come tutti i monzesi che non si sentono milanesi da ragazzo - afferma l'amministratore delegato - c'erano molte simpatie juventine da parte mia, la Brianza è sempre stata così. Ma l'altra squadra che seguivo era il Milan. Mai l'Inter».

28/11/2009

Crisi, Confindustria: economia pronta ad accelerare da fine anno

 

IL BOLLETTINO MENSILE. Il Centro studi dell'associazione degli industriali: «Tra fine 2009 e inizio 2010 il consolidamento della ripresa»

 

ROMA - Dopo il rimbalzo più forte dell'atteso del Pil mondiale nel terzo trimestre, gli indici congiunturali puntano al consolidamento della ripresa tra fine 2009 e inizio 2010. Lo si legge nell'analisi mensile del centro studi di Confindustria.

INDICATORI IN RECUPERO - L'indice Pmi manifatturiero negli Usa, si legge nell'analisi di novembre del Csc, a ottobre è salito ai massimi dal giugno 2007; nell'Eurozona a novembre è al top da marzo 2008. Il recupero è esteso anche al terziario, ma nell'industria il divario rispetto ai valori pre-crisi rimane molto più ampio e lungo da colmare, a fronte dell'accresciuta concorrenza internazionale sia tra paesi industriali che si trovano nelle medesime condizioni sia dagli emergenti. La persistente debolezza del dollaro, cui è agganciato lo yuan cinese, rende più arduo lo scenario competitivo per l'Eurozona, osserva il Centro studi di Confindustria. Il rialzo delle materie prime, se conferma la migliorata domanda globale di manufatti, erode i margini di profitto già compressi nei sistemi, come la Germania e l'Italia, dove la crisi ha provocato una più marcata caduta della produttività.

ITALIA - Guardando all'Italia, il balzo estivo della produzione industriale (+4%) ha lasciato il posto a una graduale risalita in ottobre-novembre, mentre restano deboli ordini e fatturato; le attese di produzione delle imprese puntano a nuovi incrementi nei prossimi mesi, partendo da livelli sempre molto bassi. Nei Bric (Brasile, Russia, India e Cina) la crescita è sostenuta dai consumi, deboli solo in Russia. Le aziende italiane si orientano con decisione verso quei mercati più dinamici, ma spesso è ampio il distacco con la Germania. È diffuso il miglioramento degli acquisti di macchinari, ostacolati però da credito difficile e ampia capacità inutilizzata. Bce e Fed, ricorda il Csc, stanno ritirando l'espansione non convenzionale, terranno fermi i tassi ufficiali a lungo.

27/11/2009

La crisi di Dubai si fa sentire, Borse giù

 

Tokyo chiude in forte calo -3,22%. negative tutte le borse asiatiche. Piazze europee in apertura trascinate al ribasso dal rischio fallimento di Dubai World, poi c'è il recupero

 

Un operatore alla Borsa di Tokyo (Reuters)
Un operatore alla Borsa di Tokyo (Reuters)

La crisi di Dubai World, con il congelamento per sei mesi dei pagamenti sui debiti (59 miliardi di dollari) della holding, porta giù prima le Borse asiatiche e poi, in apertura, e per il secondo giorno consecutivo, anche quelle europee. Lo scossone è forte e si teme un nuovo crack finanziario. Tokyo ha terminato gli scambi in caduta libera, a -3,22%, trascinata anche dal sostenuto rafforzamento dello yen che in apertura di seduta è sceso sotto quota 85 sul dollaro toccando i minimi dal 1995. L'indice Nikkei è sceso a 9.081,52 punti, 301,72 in meno della chiusura di giovedì.

PIAZZE EUROPEE - Dopo l'ondata di ribassi provenienti dall'Asia toccava all'Europa. Tutti in calo in apertura i listini del Vecchio Continente: a Parigi l'indice Cac in avvio di seduta segnava -1,79% a 3.614,51 punti mentre a Londra il Ftse segnava -1,74% a 5.103,78 punti. In calo anche Francoforte (-1,6%). Non si discostava dal trend ribassista anche Piazza Affari che all'esordio vede l'Ftse Mib arretrare del 2,33% a 21.433,62 punti, mentre l'All Share perdeva il 2,12% a 21.887,23 punti. Successivamente però le Borse del Vecchio Continente recuperavano terreno anche se si confermavano pesanti le banche e i titoli delle società più esposte verso la città-Stato. Attualmente Francoforte guadagna lo 0,12%, Parigi lo 0,16%, mentre Londra cede lo 0,26%. Resta negativa, anche se di poco, Milano dove il Ftse Mib arretra dello 0,22%, e il Ftse All Share dello 0,23%.

BORSE ASIATICHE - Male, oltre a Tokyo, anche tutte le altre piazze asiatiche. A Seul il Kospi è caduto del 4,7% a 1.524,50, minimo da quattro mesi, a Hong Kong l’Hang seng ha segnato un calo del 5,1% a 21.088,55. «Gli operatori temono un crack finanziario a Dubai - commenta un operatore - e si stanno rifugiando nell'oro, titoli pubblici e perfino nel dollaro». E c'è attesa per il dato dell'apertura di Wall Street, dopo la chiusura di giovedì per il Giorno del Ringraziamento: una giornata nera, come detto, quella di giovedì per l'Europa, che ha perso 152 miliardi di euro di capitalizzazione in una sola seduta.

LO SPETTRO DELLA CRISI - Le difficoltà di Dubai hanno alimentato ipotesi di possibili effetti contagio in tutta l’area del Medio Oriente e delle economie emergenti, e richiamato lo spettro della crisi finanziaria asiatica della metà degli anni '90. La moratoria sui bond della Dubai World riguarda un gruppo complessivamente indebitato per circa 60 miliardi di dollari: l’emirato sta accusando un drammatico crollo dei prezzi immobiliari, che hanno subito cali dell’ordine del 50% dopo che negli anni scorsi aveva acquistato notorietà mondiale come polo finanziario dell’area che fa sfoggio di innumerevoli grattacieli, tra cui il più alto del mondo. La Dubai World, a controllo statale, è a capo del progetto per la creazione della gigantesca isola artificiale nel Golfo a forma di palma.

LA BANCA D'ITALIA - A rasserenare gli animi, almeno per quanto riguarda l'Italia, ci pensava però successivamente il direttore generale della Banca d'Italia Fabrizio Saccomanni: «Per quanto riguarda il sistema Italia non ci sono problemi - ha detto - l'esposizione verso Dubai è molto contenuta, non c'è alcuna preoccupazione».

CONSOB - «Stiamo facendo approfondimenti, ma allo stato c'è serenità assoluta»: ha detto invece il presidente della Consob, Lamberto Cardia.

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