16/02/2010
Haiti, crolla scuola: tre bambini morti
Haiti, crolla scuola: tre bambini morti
Nella città di Cap-Haïtien. Nel Paese già colpito dal terremoto il dramma non ha fine. L'edificio collassato a causa delle violente piogge
PORT-AU-PRINCE - Una scuola è crollata ad Haiti uccidendo tre bambini: lo riporta la Fox News citando fonti della Croce Rossa. I bambini erano a scuola nella città di Cap-Haïtien quando verso mezzogiorno è crollato un muro che li ha sepolti, ha detto un portavoce della Croce Rossa. La regione di Cap Haitien è stata colpita da forte piogge e nella notte la popolazione ha avvertito una scossa di terremoto che però non è stata registrata dai sismografi del servizio geologico americano. (Fonte Ansa)
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10/02/2010
Haiti, nuovo crollo al mercato. Almeno otto le vittime
Haiti, nuovo crollo al mercato. Almeno otto le vittime
Durante le operazioni di soccorso una ruspa, di una società francese che era impegnata nella rimozioni delle macerie al Carribean Market, ha provocato un nuovo crollo seppellendo sotto le macerie alcuni “sciacalli”
La sfortuna continua a flagellare l’isola caraibica di Haiti. Durante un’operazione di rimozione delle macerie una escavatrice francese ha provocato un nuovo crollo al Carribean Market. Alcune persone che tentavano di recuperare un po’ di viveri, sono rimaste sotto le macerie.
Usando sofisticate apparecchiature e microfoni ultrasensibili, i soccorritori hanno cercato segni di vita delle persone - tra cinque e otto - intrappolate tra le macerie del crollo.
Il mezzo pesante, a sua volta, è finito in un cratere profondo sei metri, ma il manovratore si è salvato. "C'erano alcuni sciacalli all'opera" ha detto Meir Vaknin, responsabile della società che stava rimuovendo i detriti per recuperare i cadaveri del terremoto di quasi un mese fa, "stavo cercando di cacciarli quando l'edificio è crollato, alcuni di loro erano ancora dentro".
Intanto il governo di Haiti ha corretto al rialzo il bilancio dei morti causati dal sisma del 12 gennaio scorso: le vittime sono circa 230.000, ha annunciato il ministro delle Comunicazioni, 18.000 in più della stima precedente. Lo riferisce la Bbc online.
Il ministro, Marie-Laurence Jocelyn Lassegue, ha precisato che la stima è ancora parziale. Nel conto non rientrano i cadaveri sepolti privatamente o cremati dai parenti. I feriti sono almeno 300.000. Il bilancio dei morti causati dal sisma di Haiti rischia così di raggiungere e superare quello dello tsunami del 2004, che in Asia causò oltre 250.000 vittime. Accaparrandosi così il triste record della catastrofe naturale più grave del XXII secolo.
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31/01/2010
Haiti, volevano far espatriare 33 bambini ma sono arrestati
Haiti, volevano far espatriare 33 bambini ma sono arrestati
Dieci americani, membri di una chiesa battista, sono finiti in manette dopo aver tentato di condurre illegalmente, nella Repubblica Dominicana, una trentina di minori. Cresce, intanto, nell'isola caraibica il rischio di adozioni illegali
Dieci cittadini americani sono stati arrestati ad Haiti, poiché accusati di aver tentato di far espatriare illegalmente 33 bambini. Si tratta di membri di una chiesa battista dell'Idaho, che hanno dichiarato di aver voluto solo aiutare bimbi rimasti orfani o abbandonati in seguito al terremoto.Il gruppo aveva intenzione di portare i minori nella Repubblica Dominicana, dove aveva progettato di trasformare un albergo in orfanotrofio. Nel frattempo il governo haitiano, per aggirare il rischio di adozioni illegali, ha imposto controlli più severi, tanto che solo il primo Ministro può autorizzare l'espatrio di un minore.
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30/01/2010
Medici ubriachi e in posa con il mitra Scandalo sui soccorritori di Haiti
Medici ubriachi e in posa con il mitra Scandalo sui soccorritori di Haiti
I media latinoamericani contro gli atteggiamenti goliardici a due passi dalle vittime. La squadra è originaria del Portorico, le foto pubblicate su Facebook (poi rimosse) creano imbarazzo nel Paese
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| Una delle foto goliardiche postate su Facebook |
PORT-AU-PRINCE - A pochi passi da loro probabilmente si respira ancora l'odore della morte. Dopo il terribile terremoto che ha sconvolto Haiti è scattata la solidarietà internazionale e squadre di soccorso sono partite alla volta dell'isola caraibica. Tra queste c'era anche la loro, quella di un gruppo di medici portoricani accorsi per dare manforte ai colleghi che abitualmente operano nel Paese. Fin qui nulla di male. Se non fosse che, forse per stemperare la tensione, a margine dei loro interventi a favore dei feriti hanno trovato anche il modo di brindare, scherzare e perfino di assumere atteggiamenti goliardici mettendosi sorridenti in posa per alcune foto ricordo con fucili e mitra prestati loro dai soldati che presidiano il territorio. Una situazione al limite del buon gusto, tanto più che quegli scatti sono poi stati pubblicati su Facebook. Dalla messa online delle immagini all'esplosione di un vero e proprio scandalo il passo è stato davvero breve.
«INSENSIBILITA' INCREDIBILE» - Le foto non sono passate inosservate e sono state subito riprese da quasi tutti i media latinoamericani. Grande eco hanno avuto anche negli Stati Uniti, dove la notizia risulta la più cliccata tra quelle del portale della Cnn. In patria, a Portorico, la cosa ha creato novevole imbarazzo, soprattutto negli ambienti istituzionali. «Quelle immagini sono di una crudezza ed insensibilità incredibile», ha reagito il presidente del senato portoricano, Thomas Rivera, che ha assicurato ad una radio locale che verranno prese le misure del caso.
SCATTI IMBARAZZANTI - Le foto mostrano vari medici che, ridendo, bevono, fumano, brandiscono armi prestate loro da soldati dominicani e perfino una sega, presumibilmente per amputare arti. Altre foto mostrano haitiani seminudi con arti amputati. Secondo la denuncia di una giornalista locale, le immagini, almeno un migliaio, sono state postate su Facebook dal gruppo 'Salvemos a Haiti (Senado de Puerto Rico)'. Dopo lo scandalo che ne è seguito, fanno sapere i media latinoamericani, sarebbero state ritirate. Sono però tuttora presenti sui siti web di molti blog e siti informativi online.
Redazione Online
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Haiti, spari contro gli sciacalli. Guarda le immagini
Haiti, spari contro gli sciacalli. Guarda le immagini
La situazione a Port au Prince è sempre più difficile. I marines fanno fatica a mantenere la situazione sotto controllo. Le security private sparano ormai ad altezza uomo contro i saccheggiatori. Tre morti negli scontri
E' caos nell'isola caraibica sconvolta dal sisma. Le guardie private e i marines hanno sempre più difficoltà a tenere sotto controllo la situazione. Una tremenda sparatoria si è svolta al centro della Capitale. Le guardie private ormai non esitano più a sparare ad altezza d'uomo contro i saccheggiatori. E i marines hanno sempre più difficoltà nel mantenere l'ordine pubblico. Negli scontri di oggi almeno tre morti. L'inviata di SKY TG24 ha documentato gli scontri con delle immagini spettacolari. Scene di guerra nel centro della città ferita a morte dal sisma di oltre due settimane fa.
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28/01/2010
Haiti, salvata dalle macerie una 16enne
Haiti, salvata dalle macerie una 16enne
Allarme onu per la bande criminali e le esecuzioni sommarie di presunti ladri. Trovata nel college dove studiava. Era in una nicchia, completamente disidratata e con una gamba ferita
PORT-AU-PRINCE - Continua a crescere il bilancio ufficiale delle vittime del terremoto di Haiti (170mila, ha riferito il presidente René Préval), ma la speranza di trovare dei sopravvissuti non è ancora finita. Una ragazza di 16 anni è stata tirata fuori dalle macerie del College St. Gerard, a 15 giorni dal sisma: profondamente disidratata, sotto choc e con una gamba ferita. «Non so come sia riuscita a resistere tanto a lungo» ha detto uno dei soccorritori. Era in una nicchia circondata dal cemento: i team francesi stavano scavando tra le macerie quando hanno sentito una voce. Una volta estratta, la ragazza ha detto solo «grazie». «Era completamente disidratata e non in condizioni di uscire da sola» ha spiegato il portavoce della Protezione civile francese Samuel Bernes. «Parla, dice di essere felice - ha aggiunto il medico che l’ha visitata -. Ha 16 anni, è viva e ha tutta la vita davanti». Sono circa 135 le persone ritrovate in vita sotto le macerie dal sisma del 12 gennaio. Martedì pomeriggio un uomo di 31 anni è stato estratto dalle macerie dall’esercito americano nel centro della capitale.
ONU: ALLARME CRIMINALITÀ - Il presidente Préval ha anche fornito un bilancio delle devastazioni materiali: 225.000 abitazioni e 25.000 edifici commerciali sono stati rasi al suolo. Ha quindi annunciato che le elezioni legislative in programma il 28 febbraio sono rinviate a data da destinarsi e che alla scadenza del suo mandato (a febbraio 2011) non si ripresenterà. Nelle strade di Port-au-Prince intanto cresce la disperazione, con saccheggi ormai sistematici. Gli sfollati - oltre un milione secondo le ultime stime - sono radunati sotto il sole cocente nei campi di soccorso. Ovunque cartelli, in francese, inglese o spagnolo: «Abbiamo bisogno di aiuto, cibo, acqua e medicine». Il governo ha annunciato lunedì di avere installato 400.000 tende, che possono ospitare tra le cinque e le dieci persone ciascuna. L'Alto commissario per i diritti umani dell'Onu, Navy Pillay, ha lanciato l'allarme sulla minaccia rappresentata dai leader delle gang criminali evasi dalle carceri del Paese - nel complesso gli evasi sopravvissuti al crollo delle prigioni sarebbero oltre 6.000 -, dai trafficanti di uomini, dalle esecuzioni sommarie di presunti ladri. E l'Unicef denuncia che la «situazione attuale ad Haiti favorisce i trafficanti di bambini».
Redazione online
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24/01/2010
Bertolaso: «Ad Haiti gli Usa confondono l’intervento militare con l'emergenza»
Bertolaso: «Ad Haiti gli Usa confondono l’intervento militare con l'emergenza»
«Si viene qui, si dà un po’ da mangiare, bere e il problema per loro è risolto,». Il capo della Protezione civile: «Situazione patetica, manca un coordinamento. Troppi show per la tv»
| Bertolaso in visita all'ospedale Saint Damien Fondazione Rava a Port-au-Prince (Ansa) |
«Ci sono enormi organizzazioni coinvolte e moltissimo da fare, ma la situazione è patetica, e tutto si sarebbe potuto gestire molto meglio». Il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, critica duramente la gestione degli aiuti dopo il terremoto di Haiti. E, durante la trasmissione "In mezz'ora" su Raitre, spiega che «il mondo poteva dare prova di poter gestire al meglio una situazione come questa, ma finora non ha funzionato». Riguardo alla massiccia presenza di forze militari Usa, Bertolaso ha aggiunto: «Era inevitabile e indispensabile una forte presenza dell’esercito americano, anche se i 15mila uomini non sono utilizzati in modo migliore. Le navi ospedale, le portaerei, non hanno rapporti stretti con il territorio, con le organizzazioni umanitarie che sono presenti sul posto. Ognuno fa la sua parte, ma in modo svincolato».
TECNICA D'INTERVENTO - «Gli americani - ha aggiunto - tendono a confondere l’intervento militare con quello di emergenza. Manca una capacità di coordinamento, utile per non disperdere gli aiuti che sono stati inviati. È stato fatto uno sforzo impressionante, encomiabile, ma non c’è una leadership. Serve un uomo, serve un Obama che gestisca le emergenze». Ed anche «Clinton che scarica le cassette della frutta» non è servito. «Sarebbe stata la svolta se lui avesse gestito l’emergenza in prima persona, invece se n’è andato». La «tecnica d’intervento» ad Haiti applicata dagli Usa, secondo Bertolaso, è quella già usata in passato a Goma, Ruanda e Cambogia. «Si viene qui, si dà un po’ da mangiare, bere e il problema per loro è risolto, ma è una contraddizione se non si pongono le basi per la vita futura».
BELLA FIGURA - «Troppo spesso - rileva Bertolaso - una volta arrivati sul luogo di un disastro, si pensa subito a mettere un grande manifesto con lo stemma della propria organizzazione, a fare bella figura davanti alle telecamere, piuttosto che mettersi a lavorare per portare soccorso a chi ha bisogno».
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23/01/2010
Haiti, allarme negli ospedali per i ladri di orfani
Haiti, allarme negli ospedali per i ladri di orfani
L'Unicef: 15 bambini sono scomparsi dagli ospedali. L'Onu decide lo stop alle ricerche dei superstiti. Ma vengono estratte vive due donne di 69 e 84 anni e un giovane di 22
Ormai non si scava più. Nonostante i "miracoli", come quelli di due donne, una di 69 anni e una di 84 e di un giovane di 22, estratti vivi da sotto le macerie a dieci giorni dal terremoto senza acqua né cibo, o i bambini anche piccolissimi ritrovati in vita a distanza di sette, otto, nove giorni dalla scossa che ha devastato l'isola, le Nazioni Unite hanno deciso che le speranze di ritrovare ancora qualche sopravvissuto sono troppo flebili perché le energie delle squadre di soccorso continuino a concentrarsi sulle operazioni di ricerca.
Intanto è allarme minori sull'isola caraibica. "Abbiamo informazioni su 15 bambini scomparsi dagli ospedali" ha affermato un responsabile dell'Unicef. Intanto fonti europee fanno sapere che saranno circa 250 i gendarmi del Vecchio continente che parteciperanno alla missione Onu ad Haiti, Minustah, e tra questi i carabinieri inviati dall'Italia saranno 50. Lunedì al Consiglio dei ministri degli esteri a Bruxelles si discutera' della seconda fase di aiuti per le popolazioni colpite dal sisma.
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22/01/2010
L'Onu: stop alla ricerca dei superstiti Via alle new town per ricostruire Haiti
L'Onu: stop alla ricerca dei superstiti Via alle new town per ricostruire Haiti
Nuova scossa nella notte. la russia: usa non traggano vantaggio dalla situazione. Il piano del governo e delle Nazioni Unite prevede la creazione prima di campi tendati e poi di nuove cittadine
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| Haiti: gente in preghiera per le strade (Reuters) |
C'è ancora molta paura ad Haiti. Ma da oggi non si scava più per cercare eventuali superstiti. L'isola colpita il 12 gennaio scorso da un fortissimo terremoto del settimo grado della scala Richter che ha provocato circa 200.000 morti e 250.000 feriti, oltre a 3 milioni di sfollati, è da giorni bersaglio di nuove scosse, l'ultima nella notte di intensità pari a 4,8 gradi della scala Richter. Ma intanto, mentre gli aiuti continuano ad arrivare con difficoltà, si pensa già alla ricostruzione. Le squadre di soccorso impegnate ad Haiti «si concentrano» infatti sull'assistenza alle tre milioni di persone sfollate, dopo dieci giorni di ricerche intense per ritrovare superstiti sotto le macerie. Lo annuncia un portavoce Onu. Il piano del governo di Haiti e dell'Onu, secondo quanto scrive il New York Times, per la sistemazione degli sfollati dopo il sisma prevede nella prima fase la creazione di una dozzina di campi attrezzati con tende, mentre nella seconda imprese private costruiranno appartamenti con l'aiuto degli stessi sfollati. A dare dei consigli per la futura sistemazione dei senza tetto arriva oggi dall'Italia anche il capo della Protezione civile Guido Bertolaso.
CAMPI - I funzionari che si stanno occupando del piano temono che i campi possano divenire permanenti, quindi valutano con molta attenzione i luoghi ove realizzarli. Alla periferia della capitale, nei pressi del sobborgo di Croix des Bouquets, le truppe brasiliane dell'Onu hanno iniziato i lavori di scavo per preparare un campo con una capacità di accogliere 30.000 persone. Cibo e aiuti stanno arrivando a Port-au-Prince ma ancora molti sono privi degli elementi basilari per sopravvivere, a dieci giorni dal terribile terremoto. Le Nazioni Unite hanno contato circa 450 accampamenti di senzatetto soltanto nella capitale e hanno esortato il governo a concentrarli su un flusso di rifornimenti alimentari. Il focus si sposta ora sulle attività della vita quotidiana. Piccole drogherie, saloni di barbieri e farmacie hanno iniziato a riaprire, alcuni facendo credito ai clienti a corto di contanti. I servizi bancari dovrebbero ripartire nel fine settimana, dando alla maggior parte degli haitiani accesso ai contanti per la prima volta da quando il terremoto ha devastato il Paese.
DONAZIONI - Intanto si moltiplicano le iniziative di solidarietà per Haiti. La più importante sarà sicuramente quella di sabato a cui parteciperanno alcuni tra i più famosi cantanti del mondo. Ultime arrivate Madonna da New York e Beyoncé da Londra che si aggiungono alla lista degli artisti che si esibiranno sabato durante il telethon per le vittime del terromoto. Lo rende noto Mtv, che trasmetterà lo show-concerto «Hope for Haiti now» su tutti i suoi canali nel mondo. Non mancano le donazioni delle celebrità di tutto il pianeta. Ultimo l'attore Leonardo Di Caprio che ha donato un milione di dollari a favore delle popolazioni terremotate.
I DUBBI DELLA RUSSIA - L'afflusso massiccio di aiuti e di truppe dagli Stati Uniti ad Haiti comincia però ora a generare le prime polemiche internazionali. La Russia auspica che gli Stati Uniti si limitino all'aiuto umanitario e non cerchino di trarre vantaggio dalla situazione di Haiti per altri scopi ha detto il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov.
Redazione online
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20/01/2010
Haiti: ville, Suv e mercati di fiori È rimasta intatta la città dei ricchi
Haiti: ville, Suv e mercati di fiori È rimasta intatta la città dei ricchi
Un italiano aveva due gelaterie: «una è sotto le macerie, l'altra non ha un graffio». Aperti i bar in stile coloniale e i ristoranti. E al resort sulla spiaggia lo staff serve champagne da 153 dollari
PORT-AU-PRINCE - La fortuna ha sempre buona mira. Perché non è vero, alla fine, che il più tremendo terremoto della storia di Haiti l’ha distrutta tutta: un pezzettino della capitale Port-au-Prince si è salvato. Al cento per cento. Come ci fosse un vetro antiurto in mezzo: fin qui macerie, morte e distruzione ovunque; poi giri un angolo, e da lì in poi niente. Non nel senso che non ci sono vittime: non è caduta una tegola. I bar stile coloniale sono aperti, i ristoranti pure, persino il sottilissimo campanile della chiesa di Saint Pierre è intatto fino alla cima. E i più fortunati tra i fortunati continuano ad aprire il cancello ai visitatori mandando avanti un gentile cameriere in divisa: né più né meno che prima di una settimana fa.
Benvenuti nella «upper» Petionville: quella dei ricchi, degli stranieri, delle ville col parco e dei Suv. Sotto di loro, a perdita d’occhio in fondo alla valle, Port-au-Prince è una tendopoli con mezzo milione di disperati in cerca di vita. Ma nella Petionville alta no: qui la vita continua. Senza scosse. Non è stata questione di edilizia ricca o povera: altri quartieri se non altro benestanti della capitale, per esempio la upper Turgeau, la loro razione di distruzione l’hanno democraticamente ricevuta. E la parte bassa della stessa Petionville, una collina che in pratica chiude la città a sud-est, è sbriciolata come tutto il resto. È proprio che il sisma, per un gioco orografico dei suoi, sembra essere rimbalzato indietro prima di arrivare in cima: e così, lassù, tutti salvi. Uno di loro è un italiano con una sua storia. Si chiama Edilio Cipriani, ha settant’anni, e a Port-au-Prince arrivò nel ’98 con due soci per mettere a frutto, dopo disavventure familiari complesse, la sua esperienza precedente coi gelati: la sua vecchia ditta italiana è quella che forniva la miscela, a suo tempo, per fare la panna del più popolare cornetto del mondo. Adesso divide la proprietà della più grande gelateria dietro Place Saint Pierre: il Fior di Latte.
«Ne avevo appena aperta una uguale anche giù in basso, all’inizio di Petionville. Ma quella è rimasta sotto le macerie: questa qui invece non ha un graffio. Una bella fortuna». Non gli era andata sempre così: sua figlia, che lo aveva raggiunto qualche anno fa, si è vista ammazzare un amico di fianco nel 2004 ed è scappata da Haiti il giorno dopo. «Allora - dice Cipriani - erano cose all’ordine del giorno anche quassù. Adesso va molto meglio. Peccato per tutti quei poveretti rimasti sotto il terremoto...». Il grande giardino della piazza è occupato da una folla che solo apparentemente è simile all’umanità dolente di tutta l’altra Port-au-Prince: certo, dai quartieri vicini sono venuti in molti per cercare anche in questo grande spiazzo un posto dove stare, e accendere un fuoco. Ma la connotazione complessiva resta quella di prima: un mercato. La bancarella più grande vende mazzi di fiori. Bellissimi. Diversi li comprano. Anche il grande complesso di La Clos, su un altro fronte della vallata, se l’è cavata un po’ meglio di altri: anche se la serie di ville del parco, come mostra il proprietario Frantz Liautaud, avrà bisogno di qualche ristrutturazione. Ingegnere civile nato a Haiti ma cresciuto tra Europa e Usa, è uno di quelli che pur avendone tutti i mezzi non se ne andrà: «Forse questo disastro, per quanto doloroso, era l’unico modo per dare ad Haiti un futuro. Ora è tabula rasa: c’è una chance di ripartire».
Nel parco, tra i campi da tennis e la piscina, sono accampati altri che abitavano appena più giù, e che la casa l’hanno persa. Come Joseph Slow, giovane economista della Soge Bank: «Per Haiti è finita - dice - almeno per i prossimi anni». Fuori da Port-au-Prince, costeggiando il mare, anche i piccoli villaggi della pianura si succedono al ritmo di uno ogni dieci-quindici chilometri, con le loro puntuali case distrutte: dove esistevano case e non baracche. Fino a Kaliko Beach, il resort extralusso - per gli standard di qui - dove i funzionari dell’Onu e gli stranieri venivano a rilassarsi tra un impegno e l’altro: neanche un graffio neppure quello, anche il Veuve Clicquot è lì al suo posto, per 153 dollari la bottiglia, così come staff e concierge in divisa. «Da martedì scorso però - spiega il manager Joel Thebaud - i clienti sono effettivamente pochi. Se non cambia qualcosa dovremo chiudere».
PAOLO FOSCHINI
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