03/05/2010
Gli iniettano liquido di contrasto prima di una Tac e muore sul colpo
Gli iniettano liquido di contrasto prima di una Tac e muore sul colposanita' | il caso. Nel Centro Sdn di via Gianturco a Napoli improvviso decesso di un fabbro di 69 anni. Indagini della polizia

NAPOLI - Gli avevano appena iniettato il mezzo di contrasto per effettuare una tac quando ha avvertito un malore ed è morto. È accaduto a Napoli, nel Centro di medicina Sdn. Nella struttura di via Gianturco è deceduto così un uomo di 69 anni. Sia il personale medico che operatori del 118 hanno cercato in tutti i modi di rianimarlo ma non c’è stato nulla da fare. Sul fatto indaga la polizia.
In una nota, la direzione dell’istituto Sdn di Napoli ricorda che «il pronto intervento dell’anestesista e di tutti i presidi idonei non ha potuto evitare il tragico evento, la cui causa sarà accertata con l’autopsia». «È noto - conclude la nota - che i mezzi di contrasto danno luogo a una mortalità di un caso su 55mila. Dalle prime indagini interne il decesso sembra doversi attribuire a un arresto cardiocircolatorio».
«Una persona sana, con solo qualche problema alla prostata» un’amica di famiglia parla così di Carlo Sansiviero, morto oggi a Napoli, al Centro di Medicina Sdn. Sansiviero, tre figlie, un passato da fabbro e ora pensionato, secondo quanto riferisce l’amica di famiglia non aveva patologie. «Aveva fatto numerosi esami per questo problema alla prostata e la tac di oggi doveva essere l’ultimo - racconta - già altre volte aveva fatto la tac con mezzo di contrasto. Non sappiamo oggi cosa è successo». Accompagnato dalla moglie, il signor Carlo ha ricevuto il mezzo di contrasto e poi il malore, cinque-dieci minuti dopo. «È entrato e non è più uscito - aggiunge l’amica - e i medici non hanno al momento fornito alcuna informazione ai familiari». La famiglia Sansiviero si sarebbe già rivolta a un avvocato e starebbe valutando di denunciare la struttura medica. Intanto la salma sarà sottoposta a esame autoptico.
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Patente privilegiata per le auto blu
Patente privilegiata per le auto bluIl privilegio previsto da un emendamento approvato in commissione al Senato. Agli autisti dei politici non verranno tolti punti per le infrazioni
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| (Olycom) |
ROMA— Rocco Mastrogiulio è l’autista del presidente della provincia di Matera. Guida un’auto blu e due anni fa è rimasto senza patente: «Faccio 100 mila chilometri l’anno, prendere una multa non è difficile. Una volta la cintura, una volta la corsia preferenziale... Avevo finito i punti». Ha dovuto rifare l’esame, il signor Rocco. Ma se non ci saranno inversioni ad u in Parlamento, si risparmierà pure questa seccatura. A lui ed ai suoi colleghi la riforma del codice della strada all’esame del Senato regala la doppia patente. Oltre a quella privata, da usare nel tempo libero, avrà quella professionale, da tenere nel cruscotto quando guida per lavoro. Un privilegio per chi ogni giorno si mette al volante del simbolo del Privilegio. La patente professionale non è una novità assoluta. In Italia c’è già per gli autisti di camion ed autobus. Visto il tempo che passano al volante loro hanno una dote aggiuntiva di punti: oltre ai 20 che abbiamo tutti noi, altri 20 per le multe prese sul lavoro. Lo stesso meccanismo potrebbe essere utilizzato per gli autisti della auto blu. Ma non è detto. Finora la commissione del Senato ha solo introdotto il principio generale, a scendere nei dettagli sarà un decreto del ministero delle Infrastrutture. Gli autisti dei politici sono in attesa. E riuniti nell’apposita associazione, il Sindacato italiano degli autisti di rappresentanza di cui il nostro signor Rocco è vice presidente, sono convinti di incassare molto di più. Guidano senza cintura, superano i limiti di velocità? Pagano la multa (salvo ricorso) ma se viaggiano per lavoro di punti non ne perdono neanche uno. Nemmeno la scocciatura di trovare una zia pronta al sacrificio, come molti continuano a fare. Per loro, solo per loro, lo spauracchio dei punti sarebbe cancellato di colpo. Quante persone avrebbero questo privilegio?
Nella prima versione si parlava genericamente degli «autisti addetti ad organi istituzionali». Praticamente tutti, compresi quelli delle comunità montane (sì, ci sono) o del piccolo comune di provincia. Davvero troppo, pure in Senato l’hanno capito. Limatura, allora: solo gli autisti dei ministri. Ma dopo le proteste del sindacato di categoria, si è arrivati alla mediazione. Dentro ci sono gli autisti delle «alte cariche costituzionali» e poi dei presidenti di Regione, Provincia e dei Comuni capoluogo di provincia. In tutto 1.500. Tra loro c’è pure il nostro signor Rocco che tocca ferro. Non siamo al primo tentativo, infatti. Sono almeno cinque anni che il sindacato degli autisti prova a portare in Parlamento le sue richieste. Durante l’ultimo governo Prodi, lo staff dell’allora ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi aveva assicurato più volte il suo sostegno. Le lettere sono tutte lì, orgogliosamente sul sito internet del sindacato. Poi non se ne fece nulla. «Ma solo perché cadde il governo— assicura il signor Rocco — stavolta invece... ».
Lorenzo Salvia
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08/04/2010
Deceduta la moglie del regista Rosi
Deceduta la moglie del regista RosiEra ricoverata in condizioni disperate. Aveva ustioni di terzo grado sul 100% del corpo. Aveva preso fuoco il suo abito a causa di una sigaretta
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| Giancarla Mandelli con il mrito Francesco Rosi (Agf) |
ROMA - È morta Giancarla Mandelli, moglie del regista Francesco Rosi, ricoverata da mercoeldì nel reparto grandi ustionati dell'ospedale sant'Eugenio di Roma. Lo si apprende da fonti sanitarie che hanno effettuato tutte le terapie possibili per scongiurare il decesso, ma le condizione della donna, con ustioni di terzo grado sul 100% del corpo, erano state giudicate da subito disperate. La sorella della stilista Mariuccia Mandelli, in arte Krizia, si era ustionata perché aveva preso fuoco il suo abito a causa di una sigaretta che aveva lascaito accesa mentre si era assopita. L'incidente è accaduto mentre era nella sua abitazione a Roma. (fonte: Ansa)
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12/02/2010
Inchiesta appalti, oggi gli interrogatori
Inchiesta appalti, oggi gli interrogatori
Gli atti trasmessi alla procura di Perugia. BERSANI: «ANDAZZO INACCETTABILE». Balducci, Anemone e Della Giovampaola dal gip Lupo, De Santis a Milano non risponde. Gli indagati sono 28
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| Angelo Balducci (Ansa) |
ROMA - Sono cominciati nel carcere di Regina Coeli gli interrogatori di garanzia di tre dei quattro arrestati nell'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi. Davanti al gip fiorentino Rosario Lupo compaiono il presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci, già soggetto attuatore per le opere alla Maddalena, l'ingegner Mauro Della Giovampaola, che ha lavorato nella struttura di missione per il G8 in Sardegna ed è coordinatore dell'unità tecnica di missione per la realizzazione delle infrastrutture per i 150 anni dell'Unità d'Italia, e l'imprenditore romano Diego Anemone.
IN RITARDO PER NEVE - Gli interrogatori, fissati per le 10.30, sono cominciati con due ore di ritardo a causa della neve che ha bloccato per strada il gip. Il primo a comparire davanti al magistrato è Della Giovampaola. Poi vengono ascoltati Balducci e Anemone. Quest'ultimo dovrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere. Balducci, invece, ha annunciato che intende dare la propria versione dei fatti. Per il quarto arrestato, l'ingegnere Fabio De Santis, attuale provveditore alle opere pubbliche della Toscana e successore di Balducci come soggetto attuatore per le opere del G8 alla Maddalena, l'interrogatorio era previsto per rogatoria nel carcere milanese di San Vittore davanti al gip Vincenzo Tutinelli, ma De Santis, difeso dall'avvocato Remo Pannain, si è avvalso della facoltà di non rispondere.
L'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Firenze (pdf)
GLI ATTI A PERUGIA - Il procuratore di Firenze Giuseppe Quattrocchi ha spiegato che sono 28 gli indagati nell'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi: il G8 alla Maddalena, i Mondiali di nuoto a Roma e le celebrazioni per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Intanto gli atti, una quarantina di faldoni, sono stati trasmessi alla procura di Perugia, competente in quanto uno degli indagati è il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, accusato di rivelazione di segreto d'ufficio. I pm del capoluogo umbro, quelli di Roma e di Firenze stanno comunque valutando come dividersi i vari tronconi d'indagine. A occuparsi del fascicolo a Perugia sono il procuratore facente funzioni Federico Centrone insieme ai sostituti Sergio Sottani e Alessia Tavernese. Nella procura di Firenze le bocche sono cucite: nessun rischio di sequestro dei cantieri, è l'unica cosa che dice il procuratore capo Giuseppe Quattrocchi.
L'ANALISI DEI DOCUMENTI - Due giorni dopo le perquisizioni, gli arresti e gli avvisi di garanzia, i magistrati fiorentini - Luca Turco, Giuseppina Mione e Giulio Monferini - sono impegnati nell'analisi dei documenti («interessanti», si limitano a dire gli investigatori) sequestrati nella sessantina di perquisizioni. Fra gli indagati c'è il capo della Protezione civile Guido Bertolaso, che in un'intervista al Corriere della Sera si difende respingendo l'accusa di corruzione: «Non ho tradito gli italiani, sono vittima dell'invidia». I nomi più altisonanti sarebbero quelli usciti in questi giorni, ma il gip scrive che l'«insidiosità» del sistema messo in piedi dagli arrestati si comprende anche «dal coinvolgimento a vario titolo, e in gran parte ancora da definire nei suoi contorni, di personaggi di grossa levatura istituzionale».
BERSANI: ANDAZZO INACCETTABILE - Sul fronte politico, Pier Luigi Bersani sottolinea che nel caso di Bertolaso eventuali responsabilità personali saranno stabilite dalla magistratura ma c'è un «andazzo non accettabile»: «Nessuno si mette a fare il giudice, però esiste un fatto oggettivo, una responsabilità oggettiva - ha detto il segretario del Pd -. Queste procedure assolutamente discrezionali danno luogo a rischi enormi e il governo sta proponendo in questi giorni in Parlamento di triplicare queste procedure. È un'assurdità, noi ci batteremo contro. Bisogna che la maggioranza rifletta: non possiamo buttarci in un pozzo. Non possiamo chiamare emergenza i campionati di nuoto piuttosto che il piano carceri». Commentando le dichiarazioni del premier, che ha definito l'operato dei magistrati vergognoso, Bersani ha aggiunto: «Bisogna tirar le somme, credo che queste frasi di Berlusconi siano totalmente fuori luogo».
MOZIONE DI SFIDUCIA DELL'IDV - L'Italia dei Valori chiede le dimissioni del capo della Protezione civile. Antonio Di Pietro ha presentato una mozione di sfiducia contro di lui: «Bertolaso dimettiti, altrimenti ti sfiduciamo noi. Sono proprio curioso di vedere se il nostro Bertolaso ha un po' d'onore, oppure anche lui è come il sottosegretario Cosentino, il quale, nonostante un provvedimento di cattura confermato dalla Cassazione che gli pende addosso, insiste a rimanere al governo» afferma il leader Idv. Al contrario, il gruppo parlamentare di «Noi Sud» presenterà alla Camera una mozione a sostegno di Bertolaso. «Ribadiamo la nostra solidarietà, convinti come siamo della sua totale integrità morale - dice il segretario Arturo Iannaccone -. Lo invitiamo a non dimettersi e a continuare a guidare la Protezione civile». È contrario alla mozione di sfiducia il leader dell'Udc Casini: «Non accettiamo la decapitazione di Bertolaso come vorrebbe l'onorevole Di Pietro, ma nel contempo riteniamo che la Protezione civile non possa essere al di sopra della legge e abbia bisogno di regole certe».
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