10/09/2009

Nuovo look per l'uomo dell'11 settembre

Nuovo look per l'uomo dell'11 settembre

 

L'immagine era stata scattata dalla Croce Rossa e rilanciata dall'antiterrorismo Usa. Barba lunga e veste bianca: diffusa la foto di Khaledi Sheik Mohammed, ritenuto la mente degli attentati

 

Khaled Sheikh Mohammed nella foto diffusa dalla Croce Rossa
Khaled Sheikh Mohammed nella foto diffusa dalla Croce Rossa

WASHINGTON – Barba lunga, keffyah, lunga veste bianca. Un’immagine ben diversa da quello che lo mostrava in canottiera e arruffato dopo la cattura. Parliamo di Khaled Sheikh Mohammed, presunta mente dell’attacco dell’11 settembre: mercoledì è stata diffusa una nuova foto scattata in luglio nel campo di prigionia americano di Guantanamo (Cuba).

FOTO PER I PARENTI - E’ stata la Croce rossa internazionale a fotografare Mohammed in base ad un accordo con le autorità militari americane. Poi l’immagine è finita sui siti jihadisti e da qui nelle mani di esperti di terrorismo americani che l’hanno rilanciata. Oltre a quella di Ksm, come è conosciuto in codice, circolano le foto di altri detenuti di Guantanamo. Il Pentagono avrebbe autorizzato la Croce Rossa a «riprendere» i militanti per mostrarli poi ai loro parenti.

Ksm come appariva al momento della cattura (Ap)
Ksm come appariva al momento della cattura (Ap)

TORTURE E CONFESSIONE - Mohammed, ritenuto il responsabile operativo di Al Qaeda, è uno degli alti dirigenti jihadisti che ha subito torture e pressioni psicologiche dopo la cattura in Pakistan. Per questo la sua confessione, con l’assunzione di responsabilità dell’11 settembre e di altri attentati, è stata accolta con molta prudenza. Se non vi è dubbio che Ksm è stato un elemento fondamentale del qaedismo, è difficile in quanti complotti ha avuto un ruolo determinante.

Guido Olimpio


22/04/2009

Filippine, via al blitz per liberare l'ostaggio italiano Vagni

Filippine, via al blitz per liberare l'ostaggio italiano Vagni

 

Offensiva contro i militanti islamici che hanno sequestrato l'operatore della Croce Rossa, scontri in corso sull'isola di jolo

 

Eugenio Vagni (Ansa)
Eugenio Vagni (Ansa)

MANILA - È iniziata l'offensiva contro i militanti islamici che tengono in ostaggio nelle Filippine l'operatore italiano della Croce Rossa Eugenio Vagni: la polizia si sta scontrando con 30-50 uomini armati del gruppo Abu Sayyaf nel territorio di Talipao sull'isola di Jolo. I militanti, ritenuti legati al network terroristico di al Qaida, hanno sequestrato Vagni il 15 gennaio scorso.

«È MALATO» - Abdusakur Tan, governatore della provincia di Sulu, di cui fa parte Jolo, aveva annunciato di aver ordinato a più di mille soldati e agenti di polizia di trarre in salvo l'ostaggio italiano. Il governatore si è detto preoccupato del peggiorato stato di salute di Vagni, che soffre di ipertensione ed ernia. Secondo l'esercito filippino le condizioni di salute dell'operatore italiano della Croce Rossa sono peggiorate: l'operatore umanitario 62enne «avrebbe bisogno di essere operato a un'ernia, non riesce più a camminare», ha affermato un portavoce, il tenente colonnello Edgar Arevaldo, in un comunicato. «Secondo le nostre informazioni, sta bene, ma non riesce più a camminare», ha indicato Arevaldo, precisando che l'ostaggio «è vivo, ma sotto stretta sorveglianza». «Abbiamo preso questa decisione per via delle condizioni di salute di Vagni - ha aggiunto al telefono ad Ap - Lo scopo principale è di salvarlo». Ma il colonnello ha ammesso che l'operazione è rischiosa, anche se a suo avviso non ci sono alternative per salvarlo.

GLI ALTRI OSTAGGI - Vagni è l'ultimo di tre dipendenti del Cicr rapiti sull'isola di Jolo, nel sud delle Filippine, ancora in mano ai ribelli islamici. Il 18 aprile è stato tratto in salvo l'altro operatore della Croce Rossa internazionale, lo svizzero Andreas Notter, 38 anni. Il terzo ostaggio, la filippina Mary Jean Lacaba, è stato liberato il 2 aprile.