05/11/2009
Ignazio La Russa interviene a rai uno
Ignazio La Russa interviene a rai uno
Il ministro La Russa intervistato alla vita in diretta su Rai uno sulla sentenza della corte europea di togliere il crocifisso dalle aule delle scuole italiane
In un'intervista del presentatore Lamberto Sposini al ministro della difesa Ignazio La Russa, ospite alla vita in diretta su rai uno, si scalda e non poco alla notizia della corte europea che sentenzia che il crocifisso nelle aule scolastiche va tolto per non offendere le altre religioni non cattoliche in uno sfogo a dir poco esasperato contro chiunque, nel nostro paese voglia dettare legge. Non commento basta guardare il video per rendersi conto che non ha tutti i torti se accettiamo imbecilli nel nostro paese, li ospitiamo ed alla fine che cosa ci ritroviamo che voglio addirittura comandare ed imporre a noi italiani le loro culture e tradizioni. Non credo che debbano insegnarci come si vive anzi credo che loro stessi debbano apprendeere da noi, che siamo un popolo aperto a tutte le culture e religioni, come si possa vivere integrandosi con altre culture. La signora finlandese che ha chiesto di togliere il crocifisso dalle scuole per non offendere i propri figli può pure andarsene nel su paese se crede che questo la possa offendere. A noi non dispice se ci togliamo di mezzo certi elementi che non fanno altro che agitare le masse contro le nostre culture.
17:28 Scritto in CULTURA | Link permanente | Commenti (2) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: televisione, intervista, ignazio, la russa, la vita in diretta, polemica, crocifisso, sentenza, corte europea | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
04/11/2009
Bruxelles sulla sentenza della Corte dei Diritti umani: decidano i singoli
Bruxelles sulla sentenza della Corte dei Diritti umani: decidano i singoli
"Crocifisso competenza dei vari Stati"
![]() | |
Ad esprimere la posizione di Bruxelles è stato Michele Cercone, portavoce del commissario alla Giustizia Jacques Barrot. «Vorrei anzitutto invitare i media -ha detto Cercone- a chiarire ai propri lettori che il Consiglio d’Europa è un organismo internazionale indipendente che non ha niente a che fare con l’Unione europea». Fatta questa premessa, Cercone ha spiegato che «la Commissione non ha commenti da fare al giudizio della Corte di Strasburgo, che appunto non è un’istituzione dell’Ue. E quanto alla presenza di simboli religiosi in edifici pubblici vige il principio di sussidiarietà, e dunque ricade interamente nelle competenze degli Stati membri».
Il portavoce a Bruxelles ha inoltre ricordato che «non vi è alcuna normativa Ue» che regoli la materia e «anche le norme comunitarie contro la discriminazione escludono il riferimento ai simboli religiosi attribuendone la competenza agli Stati membri». Per questo, ha concluso, «la Commissione europea non commenta sia sul profilo del giudizio della Corte sia del contenuto». Tuttavia Pia Ahrenkilde, portavoce del presidente della Commissione Josè Manuel Barroso, ha spiegato che per il capo dell’esecutivo Ue «resta valido sottolineare l’importanza delle radici cristiane dell’Europa, ma in generale. In questo specifico settore (quello dei simboli religiosi) non abbiamo commenti da fare».
16:23 Scritto in CULTURA | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: corte europea, sentenza, crocifisso, scuole, strasburgo, diritti dell'umo, polemiche, contestazioni, vaticano, accolta, richiesta, italiana, finlandese | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
«Via il crocefisso dalle scuole» Vaticano: «Sentenza miope»
«Via il crocefisso dalle scuole» Vaticano: «Sentenza miope»
Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo. Accolta la richiesta di un'italiana di origine finlandese. Il governo presenta ricorso. La Cei: «Sentenza ideologica»
| (Emblema) |
MILANO - «La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni». Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo accogliendo il ricorso presentato da una cittadina italiana. Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini in una nota annuncia che «il governo ha presentato ricorso contro la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo». Se la Corte accoglierà il ricorso, il caso verrà ridiscusso nella Grande Camera (organo della Corte chiamato a pronunciarsi su un caso che solleva una grave questione relativa all’interpretazione o all’applicazione della Convenzione o dei Protocolli, oppure un’importante questione di carattere generale). Qualora invece il ricorso non dovesse essere accolto, la sentenza diverrà definitiva tra tre mesi, e allora spetterà al Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa decidere, entro sei mesi, quali azioni il governo italiano deve prendere per non incorrere in ulteriori violazioni. Il Vaticano ha espresso «stupore e del rammarico» per una sentenza «miope e sbagliata». Netta la presa di posizione della Cei che boccia la sentenza parlando di «visione parziale e ideologica».
LA RICORRENTE - La cittadina che ha fatto ricorso alla Corte di Strasburgo è Soile Lautsi Albertin, cittadina italiana originaria della Finlandia: nel 2002 chiese all'istituto comprensivo statale Vittorino da Feltre di Abano Terme (Padova), frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocefissi dalle aule in nome del principio di laicità dello Stato. Dalla direzione della scuola arrivò risposta negativa e a nulla valsero i ricorsi della Lautsi. A dicembre 2004 il verdetto della Corte Costituzionale, che ha bocciato il ricorso presentato dal Tar del Veneto. Il fascicolo è quindi tornato al Tribunale amministrativo regionale, che nel 2005 ha a sua volta respinto il ricorso, sostenendo che il crocifisso è simbolo della storia e della cultura italiana e di conseguenza dell'identità del Paese, ed è il simbolo dei principi di eguaglianza, libertà e tolleranza e del secolarismo dello Stato. Nel 2006, il Consiglio di Stato ha confermato questa posizione. Ma ora la storia si ribalta: i giudici di Strasburgo, interpellati dalla Lautsi nel 2007, le hanno dato ragione, stabilendo inoltre che il governo italiano dovrà versarle un risarcimento di cinquemila euro per danni morali. Si tratta della prima sentenza della Corte di Strasburgo in materia di simboli religiosi nelle aule scolastiche. «Ora lo Stato italiano dovrà tenere conto della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo» hanno dichiarato i coniugi di Abano.
LA SENTENZA - «La presenza del crocefisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche - si legge nella sentenza dei giudici di Strasburgo - potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso. Avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione». Tutto questo, proseguono, «potrebbe essere incoraggiante per gli studenti religiosi, ma fastidioso per i ragazzi che praticano altre religioni, in particolare se appartengono a minoranze religiose o sono atei». Ancora, la Corte «non è in grado di comprendere come l'esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica così come è stata concepita dalla Convenzione europea dei diritti umani, un pluralismo che è riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana». I sette giudici autori della sentenza sono Francoise Tulkens (Belgio, presidente), Vladimiro Zagrebelsky (Italia), Ireneu Cabral Barreto (Portogallo), Danute Jociene (Lituania), Dragoljub Popovic (Serbia), Andras Sajò (Ungheria), e Isil Karakas (Turchia).
VATICANO - Il Vaticano considera sbagliata e miope la decisione della Corte europea di Strasburgo. Lo ha detto il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi che, in un breve intervento alla Radio Vaticana e al Tg1, ha riferito dello «stupore e del rammarico», con cui - nella città pontificia - è stata accolta la decisione del tribunale del Consiglio D'Europa. «Il Crocifisso - ha spiegato - è stato sempre un segno di offerta di amore di Dio e di unione e accoglienza per tutta l'umanità. Dispiace che venga considerato come un segno di divisione, di esclusione o di limitazione della libertà. Non è questo, e non lo è nel sentire comune della nostra gente». «In particolare, è grave - ha aggiunto - voler emarginare dal mondo educativo un segno fondamentale dell'importanza dei valori religiosi nella storia e nella cultura italiana. La religione dà un contributo prezioso per la formazione e la crescita morale delle persone, ed è una componente essenziale della nostra civiltà. È sbagliato e miope volerla escludere dalla realtà educativa», ha sottolineato. E poi ha aggiunto: «Stupisce che una Corte europea intervenga pesantemente in una materia molto profondamente legata all' identità storica, culturale, spirituale del popolo italiano».. «Non è per questa via - ha concluso - che si viene attratti ad amare e condividere di più l'idea europea, che come cattolici italiani abbiamo fortemente sostenuto fin dalle sue origini».
COMMENTI - A livello politico sono numerose (e bipartisan) le perplessità espresse in merito alla decisione della Corte di Strasburgo. «Mi auguro din d'ora - è l'auspicio del presidente della Camera Gianfranco Fini - che la sentenza non venga salutata come giusta affermazione della laicità delle istituzioni che è valore ben diverso dalla negazione, propria del laicismo più deteriore, del ruolo del cristianesimo nella società e nell'identità italiana». Per il ministro Mariastella Gelmini (Pdl) «la presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo della nostra tradizione». E anche il neo-leader del Pd Pierluigi Bersani esprime dubbi sulla decisione della Corte di Strasburgo: «Io penso che un'antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno» ha detto il segretario dei democratici. Secondo Sandro Bondi, ministro dei Beni culturali e coordinatore del Pdl «queste decisioni ci allontanano dall'idea di Europa di De Gasperi, Adenauer e Schuman. Di questo passo il fallimento politico è inevitabile». Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc la sentenza «è la conseguenza della pavidità dei governanti europei, che si sono rifiutati di menzionare le radici cristiane nella Costituzione europea. Il crocefisso è il segno dell'identità cristiana dell'Italia e dell'Europa». «Spero che la sentenza sia semplicemente orientativa, che si collochi cioè nel rispetto delle credenze religiose» dice Paola Binetti (Pd). Esulta invece Raffaele Carcano, segretario nazionale dell'Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, parlando di «un grande giorno per la laicità italiana». «Esprimo un plauso per la sentenza: uno Stato laico deve rispettare le diverse religioni, ma non identificarsi con nessuna» sostiene Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista. Per Massimo Donadi, capogruppo di Italia dei valori alla Camera «la sentenza di Strasburgo non è una buona risposta alla domanda di laicità dello Stato, che pure è legittima e condivisibile». Duro Adel Smith, presidente dell'Unione musulmani d'Italia: «I sostenitori del crocefisso in aula dovevano aspettarselo: in uno Stato che si definisce laico non si possono opprimere tutte le altre confessioni esibendo un simbolo di una determinata confessione».
11:29 Scritto in CULTURA | Link permanente | Commenti (3) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: corte europea, sentenza, crocifisso, scuole, strasburgo, diritti dell'umo, polemiche, contestazioni, vaticano, accolta, richiesta, italiana, finlandese | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
21/03/2009
Rimosso il crocifisso con profilattico
Rimosso il crocifisso con profilattico
Eseguito il provvedimento voluto dal sindaco Iervolino: «pessimo gusto». L'opera dell'artista Sebastiano Deva era esposta alla mostra al Pan di Napoli
![]() |
| Il crocifisso avvolto con il profilattico (Press Photo) |
NAPOLI - E' stato rimosso dagli organizzatori della mostra al Pan di Napoli il crocifisso avvolto in in priofilattico, che venerdì aveva creato polemiche e malumori nella giunta comunale (l'artico in fondo uscito venerdi). Il sindaco Rosa Russo Iervolino aveva ordinato di toglierlo ma non era mai arrivato il diktat ne' alla curatrice della mostra, Iulia Draganovic, ne' all'artista, Sebastiano Deva.
PRIMA LO SPOSTAMENTO, POI LA RIMOZIONE - Venerdì era stato solo spostato in una sala ed era stata spenta la telecamera che lo proiettava su una parete del museo. Sabato pomeriggio invece è scattata la decisione «per rispetto degli altri artisti che partecipano al format». La conferma di questo provvedimento è stata data dallo stesso Deva ad Agr.
L'articolo di venerdi
Il sindaco prende posizione. Iervolino: l'opera di Deva è di pessimo gusto. Oddati elimini questo sconcio. Il primo cittadino tuona contro il Cristo «velato» dal condom esposto al Pan: quello che manca è l'arte. Rosa Russo Iervolino spara a palle incatenate contro l'opera di Sebastiano Deva, esposta al Pan che rappresenta un crocefisso coperto da un condom. «È chiaro che, quando manca l'ispirazione artistica - dice il sindaco di Napoli riferendosi chiaramente alla contesta opera dell'artista napoletano - si tenta di far parlare di sé anche con operazioni artistiche di pessimo gusto e che non rispettano - come si dovrebbe - il sentimento religioso dei cittadini. Naturalmente, quando chiedo il rispetto del sacro, mi riferisco a tutte le religioni e non intendo comprimere la libertà dell'arte. Ma, lo ripeto, in questo caso, quello che manca è proprio l'arte, mentre regna sovrano il pessimo gusto. Sono sicura - conclude la prima cittadina lanciando così un chiaro messaggio al suo assessore - che la saggezza dell'assessore Oddati eliminerà questo sconcio, senza naturalmente che il Pan e l'arte abbiano a soffrire».
17:35 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: crocifisso, profilattico, rimosso, proteste, sindaco, napoli, jervolino, opera, artista, arte | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
27/02/2009
Studenti bruciano crocifisso in aula
Studenti bruciano crocifisso in aulaVandalismo a scuola: a Rho danno fuoco al crocefisso e mettono il filmato su Youtube
Internet o Youtube non rendono stupidi. Danno solo visibilità alla stupidità come dice giustamente chi lavora nel settore. Ennesimo caso di video demenziale girato a scuola (e messo appunto su Youtube) che mostra atti di vandalismo.
Oh che ridere. Un crocifisso che brucia. Cosa hanno da ridere lo sanno solo gli autori del gesto. Questi simpatici umoristidell'istituto tecnico Cannizzaro, a Rho, prendono di mira il crocifisso appeso al muro e cercano di dargli fuoco durante un cambio dell'ora evidentemente molto noioso. Su Youtube ci sono molti altri video girati con il telefonino che mostrano sedie distrutte, bottiglie gettate dalla finestra e quant'altro.
Il preside Sergio Breda ha già individuato i responsabili
"Il fatto è successo prima di Natale. Tutti i ragazzi sono già stati sospesi e sembra incredibile che ora abbiano deciso di caricare i video in Internet"
L'istituto deve decidere che provvedimenti prendere e tra le proposte c'è l'obbligo per gli studenti di aiutare i bidelli a pulire la scuola o di lavorare in biblioteca per catalogare i libri.
Dato che gli atti vandalici compiuti nelle scuole ogni anno costano alla Provincia 200mila euro (soldi dei contribuenti), basterà qualche pomeriggio in biblioteca per far svegliare le loro cellule cerebrali?
In teoria come spiega Repubblica dovrebbero essere i genitori dei vandali a pagare, ma in pratica pagano le scuole e se la cifra è imponente paga direttamente la Provincia.
Giusto per dare l'idea dal 2004 a oggi la direzione Edilizia Scolastica ha speso 800mila euro per le riparazioni. 600mila sono andati per installare impianti anti-intrusione (telecamere, grate alle finestre, cancelli elettrici e sistemi di allarme) in 114 scuole e ci sono da aggiungere gli stipendi ai guardiani notturni.
12:01 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: studenti, scuola, milano, bruciato, crocifisso, religione, aula, alunni | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
17/02/2009
Annullata la condanna al giudice che non voleva il crocifisso in aula
Annullata la condanna al giudice che non voleva il crocifisso in aula
La decisione della Sesta sezione penale della Cassazione. Luigi Tosti era stato condannato a 7 mesi di reclusione ma per i giudici «il fatto non sussiste»
![]() |
IL FATTO NON SUSSISTE - All'inizio dell'udienza la difesa del giudice Tosti aveva rinnovato la richiesta di rimuovere, non solo in Cassazione ma in tutte le aule di giustizia, i crocifissi ed ogni simbolo appartenente alla religione cattolica. Ma la Sesta sezione penale ha respinto l'istanza e portato avanti il processo vista l'assenza di simboli religiosi nell'aula. Il sostituto pg della Cassazione, Vincenzo Geraci, aveva chiesto l'annullamento con rinvio della sentenza di condanna di Tosti ritenendo che occorreva riformulare il reato a carico del magistrato. Secondo Geraci, infatti, poiché le udienze dopo il rifiuto del magistrato si erano tenute lo stesso, attraverso la nomina di un sostituto, non si sarebbe configurata un' omissione di atti d'ufficio, piuttosto un turbamento dell'attività giudiziaria. I giudici della Sesta sezione penale, presieduta da Giorgio Lattanzi, hanno invece deciso per l'annullamento della sentenza senza però rinvio, ritenendo che «il fatto non sussiste» e quindi non ci sarebbe stata omissione d'ufficio da parte di Tosti.
O ME O I CROCIFISSI - «La sentenza della Corte di Cassazione è un passo importante, ora abbiamo eliminato l'aspetto penalistico, aspettiamo quindi il procedimento disciplinare in corso su di me e se tornerò in aula a fare il giudice è ovvio che continuerò la mia battaglia "o me o i crocifissi in aula"». Questo è il commento del giudice Luigi Tosti alla notizia dell'annullamento della sua condanna. Il giudice Tosti ha comunque sottolineato che continuerà la sua battaglia per far togliere in tutte le aule dei tribunali d'Italia il crocifisso e che il rispetto alla sua coerenza, se mai tornerà al lavoro, dopo la sospensione della sua attività che dura ormai da tre anni da parte del Csm, si rifiuterà di tenere udienza ogni qualvolta si troverà di fronte un simbolo della religione cattolica. «La mia battaglia - ha detto Tosti - è per il rispetto del principio di laicità che in Italia è violato soltanto dalla religione cattolica, mentre tutte le altre religioni lo rispettano. Infatti gli unici simboli che ricorrono sono quelli della religione cattolica, non abbiamo mai visto, ad esempio, simboli islamici o buddisti».
16:30 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: condanna, crocifisso, annulata, giudice, aula giudiziaria, decisione | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook









