03/11/2011

Cane sepolto vivo, salvato dopo 2 giorni

Cane sepolto vivo, salvato dopo 2 giorni

A DESENZANO. Jerry adesso sta bene. Il «padrone» è stato denunciato

Continua...


15/10/2011

«Il tumore di Jobs poteva essere curato»

«Il tumore di Jobs poteva essere curato»

Polemiche in rete dopo le dichiarazioni di Ramzi Amri. La denuncia di un oncologo: «Non era di quelli più pericolosi, se avesse seguito le cure giuste sarebbe vivo»

Continua...


01/06/2011

Batterio killer, la Germania fa dietrofront

Batterio killer, la Germania fa dietrofront

Morta anche una donna in Svezia. I tedeschi «assolvono» i cetrioli spagnoli. Resta ignota la causa dell'infezione. Grave un uomo nei Paesi Baschi

Continua...


13/06/2010

Strategie della speranza: i futuri farmaci per battere il cancro

Strategie della speranza: i futuri farmaci per battere il cancro

Oncologia. Tutte le novità dal congresso mondiale di Chicago: Cure più diversificate e cocktail terapeutici

 

(Grazia Neri)

CHICAGO — Siamo entrati nella terza era delle cure anticancro: quella della diversificazione. Dopo la chemioterapia, che agisce impedendo la moltiplicazione delle cellule tumorali (ma anche di quelle sane), dopo la targeted therapy, la terapia cosiddetta personalizzata, che va a colpire bersagli molecolari del tumore (ma che spara un pò nel mucchio e tanto personalizzata, finora, non è), la lotta al cancro prende nuove rotte. E diventa sempre più complessa per chi la deve gestire (i medici) e per chi dovrebbe capirne la portata (i pazienti, il pubblico in generale e anche gli amministratori che devono pensare ai costi). All'Asco, il congresso annuale più importante al mondo per gli oncologi, appena concluso a Chicago, sono emerse le nuove tendenze delle cure, con la presentazione di farmaci già in via di registrazione, perché hanno superato le verifiche degli studi clinici, e di composti ancora nella «pipeline» delle aziende farmaceutiche, in fase, cioè, di sperimentazione più o meno avanzata, che diventeranno i farmaci del futuro. Le nuove molecole (tantissime, nell'ordine delle centinaia) sono il prodotto di ricerche che partono da filosofie diverse di lotta al cancro.

BLOCCARE I RIFORNIMENTI - Uno degli approcci terapeutici più originali ha come obiettivo non tanto quello di colpire il tumore, ma quello di agire sull'ambiente che lo circonda. Avanguardia di questa strategia sono stati i composti anti-angiogenesi: bloccano la proliferazione dei vasi sanguigni e privano il tumore di ossigeno e nutrienti per la crescita. Ora sta arrivando sul mercato un farmaco anti-melanoma, l'ipilimumab, un anticorpo monoclonale che agisce sul sistema immunitario dell'organismo e in particolare sui linfociti (globuli bianchi) togliendo un «blocco» che impedisce a queste cellule di aggredire il tumore: è la nuova immunoterapia. Il principio è simile a quello della vaccinazione, un altro approccio che si sta facendo strada in campo oncologico e il primo vaccino contro il tumore alla prostata è stato appena registrato negli Stati Uniti. La seconda linea strategica, molto più complessa, sfrutta specifiche caratteristiche metaboliche o genetiche del tumore, che stanno alla base della sua crescita incontrollata, andando a colpirne i punti-chiave, meglio se contemporaneamente. «Le vie che attivano la proliferazione delle cellule sono diverse — spiega Filippo de Braud che lavora all'Istituto Europeo di Oncologia a Milano ed è membro dell'Aifa, l'agenzia italiana del farmaco — e ognuna è caratterizzata da una successione di eventi innescati da uno stimolo. Ecco allora che è possibile bloccare, con i farmaci, queste vie sia orizzontalmente che verticalmente. Orizzontalmente quando vado a colpire più punti da cui hanno origine gli stimoli proliferativi. Oppure verticalmente, quando blocco lo stimolo iniziale e di conseguenza impedisco la cascata di eventi successivi che portano alla proliferazione».

FARMACI MULTIFUNZIONE - L'idea, dunque, è quella di «farmaco multifunzione», capace cioè di aggredire il tumore su più fronti in contemporanea: ce ne sono tanti in sperimentazione, ma nessuno è in commercio. «I più interessanti - aggiunge de Braud - sono le cosiddette "piccole molecole" (small molecules)». Interessanti perchè sono piccole e possono essere prodotte da batteri (e non da cellule umane come gli anticorpi monoclonali), sono formate da singole catene e si possono allungare e accorciare con facilità, non danno reazioni allergiche e possono essere «caricate» alle due estremità con altre molecole antitumorali. In attesa di questi nuovi composti, gli oncologi si stanno sempre più orientando, in clinica, verso i cocktail di farmaci (anche di anticorpi monoclonali, quei composti il cui nome termina in -mab) per potenziarne l'effetto. Una ricerca condotta da Luca Gianni, oncologo dell'Istituto Tumori di Milano sul tumore al seno, ha dimostrato, per esempio, che la combinazione di due anticorpi monoclonali non solo è efficace sul tumore, ma attiva anche il sistema immunitario. Altro bersaglio delle nuove terapie sono i geni o i prodotti di geni. «L'Emea (l'ente europeo per l'approvazione dei farmaci, ndr) — dice Giorgio Scagliotti, pneumologo e oncologo all'Università di Torino — ha registrato un farmaco, il gefitinib (già in Italia, ndr), per il tumore al polmone cosiddetto non a piccole cellule in fase avanzata, sulla base di una specifica mutazione di un gene». La mutazione riguarda il gene Egfr (cioè il recettore per il fattore di crescita dell'epidermide) e fa sì che la cellula proliferi più attivamente: il farmaco, che si somministra per bocca, funziona soltanto nei pazienti che presentano questa alterazione. «La vicenda del gefitinib è interessante — commenta Pierfranco Conte, oncologo all'Università di Modena — . Il farmaco sembrava funzionare poco e ci sono voluti sette o otto anni per capire che può invece essere molto efficace su certi pazienti, quelli appunto con la mutazione. I farmaci, che abbiamo oggi, offrono vantaggi limitati a tanti pazienti, in futuro offriranno grandi vantaggi a pochi pazienti. Per fare questo è indispensabile ricorrere alla diagnostica molecolare, alla ricerca delle caratteristiche specifiche per ogni singolo tumore». Altro esempio di mutazione per il tumore al polmone non a piccole cellule: questa volta è il gene Alk (produce un enzima, chiamato chinasi, isolato per la prima volta nei linfomi) che si fonde con un altro gene e dà origine a una proteina di fusione capace di stimolare la crescita cellulare; su quest'ultima, secondo studi preliminari presentati a Chicago, funziona bene un nuovo farmaco, il crizotinib. «È l'inizio della storia - continua Scagliotti - occorre proseguire sulla strada del sequenziamento totale dei geni del tumore alla ricerca di quali e quante mutazioni sono correlate alla malattia e su queste informazioni progettare farmaci specifici». È questa la vera personalizzazione del trattamento. Ultimo capitolo: le cellule staminali cancerose, quelle che «seminano» metastasi e nuovi tumori. I ricercatori stanno cercando di identificare alcuni loro enzimi specifici (della classe delle chinasi) contro cui indirizzare i farmaci, comprese le «piccole molecole». C'è solo da chiedersi se questo futuro sarà sostenibile da parte dei sistemi sanitari o dalle tasche dei cittadini.

Adriana Bazzi


15/04/2010

L'uomo che sussurra ai conigli.

L'uomo che sussurra ai conigli.


Un sessantenne della Cornovaglia li addormenta con l'ipnosi

 

Cliff Penrose addormenta un coniglio (da Dailymail.co.uk)
Cliff Penrose addormenta un coniglio (da Dailymail.co.uk)

Del Robert Redford «che sussurrava ai cavalli», il signor Cliff Penrose non ha davvero nulla. Eppure anche lui, come il celebre attore nella trasposizione hollywoodiana del romanzo di Nicholas Evans, ha un rapporto speciale con gli animali, in questo caso si tratta di conigli. Già, perché questo sessantenne baffuto originario di St. Austell, un paesino della Cornovaglia, è il primo rabbit whisperer del mondo: insomma, sussurra ai conigli e li addormenta con l’ipnosi. Una tecnica che l’uomo ha affinato quando, andato in pensione dopo 30 anni di lavoro a causa di un’operazione di triplo bypass, ha potuto trascorrere più tempo con i suoi adorati animaletti (ne ha una cinquantina, fra cui Sonny, un coniglio gigante che pesa 9,5 chilogrammi) e ha imparato a riconoscere i vari stati d’animo delle bestiole.

IPNOSI IN DIRETTA - «I conigli sono animali estremamente intelligenti», ha spiegato al Daily Mail, «e sanno capire la nostra paura o la nostra felicità e comportarsi di conseguenza. Infatti, ho scoperto che se io ero nervoso, anche i conigli diventavano indisciplinati, mentre se ero calmo e rilassato, lo erano pure loro». Essendo salito alla ribalta lo scorso 1° aprile, durante un programma di Radio Cornovaglia della Bbc, inizialmente molti ascoltatori hanno pensato che si trattasse del classico pesce d’aprile, ma la stazione radio si è subito affrettata a spiegare che la storia era assolutamente vera e Penrose ha confermato il tutto ipnotizzando il suo coniglio Tammy in diretta. «La prima cosa da fare è cominciare ad accarezzarlo», ha detto il terapista, «per mantenere un contatto costante con l’animale. Io riesco a capire quando il coniglio è completamente rilassato dalla presenza o meno di vibrazioni nel suo corpo. A quel punto, bisogna mettere la mano destra sotto al corpo e la sinistra sulla schiena e portarlo fino al petto, facendogli un piccolo massaggio: così il coniglio è totalmente rilassato e chiude le palpebre».

RILASSATI - Lo stato di trance dura una decina di minuti, il tempo necessario a Penrose (che offre gratuitamente i suoi servigi ai veterinari della zona), per controllare l’animale, visto che è a pancia all’aria. Ma oltre che preparare i conigli per gli interventi chirurgici, il signor Cliff viene spesso chiamato anche dai proprietari (ha istituito una sorta di hotline a loro dedicata), per calmare qualche esemplare un po’ troppo esuberante. E, a suo dire, in questi casi, l’ipnosi farebbe davvero miracoli. «La gente prende spesso i conigli senza davvero sapere come siano. Quando escono dallo stato di trance, gli animali sono molto più rilassati e tranquilli».

RILASCIO DI ENDORFINE - A dire il vero, qualcuno ha storto il naso di fronte alle abilità ipnotiche di Penrose, sostenendo che i coniglietti in realtà stessero solo fingendo di essere morti, come se fossero stati attaccati da un predatore (in questo caso, l’uomo), ma in difesa del terapista ha parlato al Times Fiona Rawlings, chirurga veterinaria a St. Austell. «Se così fosse, i conigli non si sarebbero mai messi pancia all’aria, perché quella è una parte molto vulnerabile del corpo, ma si sarebbero piuttosto messi tutti rannicchiati. Il lavoro di Penrose è davvero di grandissima importanza. Cliff usa una tecnica di rilassamento che induce il rilascio di endorfine, facendo sentire i conigli più rilassati, e questo ci consente di visitarli meglio ed è anche un validissimo aiuto per curare quegli esemplari che hanno problemi comportamentali, perché li fa sentire meno stressati».

Simona Marchetti


08/04/2010

Cucchi, i medici legali: «Poteva essere salvato»

Cucchi, i medici legali: «Poteva essere salvato»

Non è morto per disidratazione, ma perchè, pur in condizioni cliniche difficili, non è stato curato

 

Stefano Cucchi
Stefano Cucchi

ROMA - Fa ancora discutere la morte di Stefano Cucchi il geometra di 31 anni morto dopo 6 giorni dall'arresto, il 22 ottobre scorso all'Ospedale Sandro Pertini. «La vita di Cucchi si sarebbe potuta salvare. Se fosse stata posta in essere un'idonea terapia si sarebbe potuto scongiurarne la morte». Così Paolo Arbarello, direttore dell'istituto di Medicina legale dell'università La Sapienza nel corso di una conferenza stampa in cui ha illustrato le conclusioni di una consulenza elaborata da un pool di esperti da lui guidati per far luce sulla morte di Stefano Cucchi, il detenuto morto il ottobre scorso al Sandro Pertini. «Stefano Cucchi non è morto per disidratazione. La sera prima del decesso aveva assunto tre bicchieri d'acqua ed erano stati fatti dei prelievi di urina da cui è emersa una corretta funzionalità renale».

LA MORTE - Stefano Cucchi non è morto per disidratazione, ma perchè, pur in condizioni cliniche estremamente difficili, non è stato curato. A questa conclusione è giunto il professor Paolo Arbarello, responsabile dell'istituto di medicina legale e a capo di una equipe medica nominata dal pm che conduce l'inchiesta sulla morte di Cucchi. Il fascicolo di 145 pagine è stato consegnato mercoledì ai magistrati.

Redazione online


24/03/2010

«All'Isola dei Famosi mi hanno rotto la schiena e non mi hanno curato»

«All'Isola dei Famosi mi hanno rotto la schiena e non mi hanno curato»

 

Intervista di Luca Ward a "Sorrisi e Canzoni". La casa di Produzione smentisce. L'attore racconta che, dopo il lancio dall'elicottero sbagliato sul fondale basso, è stato assistito poco e male

 

 

 

Luca Ward e Simona ventura (La Pressse)
Luca Ward e Simona ventura (La Pressse)

MILANO - L'attore Luca Ward racconta, a "Tv Sorrisi e Canzoni", il suo esordio fantozziano all'Isola dei Famosi, e scoppia il caso. Lo hanno lanciato dall'elicottero, sul fondale troppo basso: qualche distratto non aveva tenuto conto della bassa marea. Il precedente era appunto il tuffo del ragionier Fantozzi, che si esibiva tentando una posa plastica in una piscina "tragicamente" vuota. Paolo Villaggio a quel punto simulava poi sul fondo qualche bracciata, prima di perdere i sensi. Tutt'altro stile, rispetto all'Isola dei Famosi. Qui, secondo Ward, c'era poco da ridere: «Ho rischiato di rimanere paralizzato a causa del tuffo dall'elicottero nella prima puntata dell'Isola. È stato un incidente, ma dovuto alla leggerezza di chi ha organizzato l'operazione: non è stata considerata la bassa marea. Sono molto arrabbiato. Queste cose si organizzano con esperti di sicurezza in mare».

Luca Ward con stampelle (da Sorrisi e canzoni)
Luca Ward con stampelle (da Sorrisi e canzoni)

DAL TUFFO ALLE VIE LEGALI - L'attore racconta la sua verità sull'incidente che l'ha indotto a ritirarsi dal reality e, ora, a scegliere di prendere le vie legali. «Ho fratture vertebrali, l'osso sacro e il coccige rotto: stampelle e un busto da portare giorno e notte. Non riesco a vestirmi da solo, nè prendere in braccio i miei figli. Non posso guidare, nè stare seduto in posizione eretta. Simona Ventura non mi ha chiamato e non ho ricevuto telefonate dalla Magnolia. Anzi, all'inizio pensavano che stessi recitando. Nessuno della produzione mi ha chiamato per chiedermi come sto. Questo silenzio da parte della Magnolia mi sorprende e mi spaventa». Ward annuncia quindi l'intenzione di passare a vie legali: «Non era inizialmente nelle mie intenzioni, ma a questo punto ho chiesto al mio avvocato di contattare la società di produzione e di valutare la strada più opportuna per tutelarmi».

LA CASA DI PRODUZIONE SMENTISCE TOTALMENTE - L'altra campana suona in modo diverso: Magnolia, la casa che produce l'Isola dei Famosi, smentisce Luca Ward. «Contrariamente a quanto dichiara nell'intervista rilasciata a Tv Sorrisi e Canzoni - afferma Magnolia in una nota - Luca Ward è stato costantemente assistito dalla produzione dell'Isola dei Famosi, immediatamente dopo la prima puntata e successivamente al suo ritiro». Magnolia precisa che «l'attore è stato accompagnato all'ospedale di Managua e sottoposto ad accertamenti medici, che hanno escluso la presenza di fratture. Al suo rientro in Italia Ward ha parlato con il Produttore esecutivo del programma ed è stato sottoposto, a cura di Magnolia, ad un'ulteriore visita neurologica ed ortopedica presso il Centro Diagnostico di Milano. Successivamente - prosegue la nota - la produzione si è costantemente tenuta in contatto con l'agente di Ward, che ha avanzato richieste economiche da parte dell'attore. Visto il contenuto diffamatorio dell'intervista rilasciata a Tv Sorrisi e Canzoni - conclude la nota - Magnolia ha dato incarico ai propri legali di procedere a tutela della propria reputazione».

Redazione online


02/03/2010

Tumore dello stomaco, dieta sbagliata per sei italiani su 10

Tumore dello stomaco, dieta sbagliata per sei italiani su 10

 

SONDAGGIO. Dominano mancanza di informazione e cattive abitudini. La metà degli intervistati non si cura della prevenzione e poi incolpa l'inquinamento atmosferico

 

MILANO - Metà degli italiani è convinta, erroneamente, che lo smog sia un fattore di rischio più importante della dieta nello sviluppare il tumore dello stomaco. A dirlo è un sondaggio condotto dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) su più di 600 persone intervistate nel dicembre scorso in centri commerciali di Roma e Milano, «con l’obiettivo – spiega Carmine Pinto, coordinatore del progetto e responsabile dei Trattamenti integrati dei tumori del tratto gastro-enterico dell’Oncologia medica del Policlinico S.Orsola-Malpighi di Bologna - di sondare il livello di consapevolezza dei cittadini su una patologia particolarmente aggressiva che colpisce ogni anno circa 13mila persone».

IL QUARTO BIG KILLER – Causa di 10.620 decessi nel 2006 e circa 13mila nuovi casi nel 2008, il tumore dello stomaco rappresenta il quarto big killer (dopo polmone, seno e colon retto) nel nostro Paese. Eppure il 93 per cento degli intervistati non ha mai sentito parlare di questa neoplasia, il 57 per cento non sa se esistano esami in grado di individuarlo precocemente, l’84 per cento non ha mai letto nessun articolo sull’argomento, sebbene il 78 per cento vorrebbe saperne di più su come prevenire e affrontare questa malattia. Inoltre, il 79 per cento ritiene che il carcinoma gastrico non sia guaribile. «anche se si stanno registrando importanti progressi nelle terapie», sottolinea Francesco Di Costanzo, direttore dell’oncologia medica del Policlinico Careggi di Firenze.

CHI È A RISCHIO - Purtroppo, la diagnosi precoce per questo tipo di tumore è tutt’ora difficoltosa, perchè i sintomi sono generici (come cattiva digestione o dolore alla parte alta dello stomaco) e spesso compaiono in modo evidente quando la malattia è già in fase avanzata. Ulcera gastrica, gastrite atrofica, infezione batterica da Helicobacter pylori e esofago di Barrett però, sono fattori di rischio noti, perché possono portare la mucosa dell’organo a un progressivo deterioramento e, infine, al tumore. Ecco perchè dove se c’è un sospetto - aggiungono gli esperti – andrebbero fatte in tempi brevi una gastroscopia seguita da una biopsia. Il tumore dello stomaco poi è correlato a fumo, obesità e abitudini alimentari.

ATTENTI A COSA METTETE NEL PIATTO – Purtroppo, gli esiti del sondaggio per quanto riguarda la tavola degli italiani di non sono confortanti: soltanto il 10 per cento degli intervistati assume frutta e verdura abitualmente, mentre il nove per cento consuma insaccati o carne rossa alla brace tutti i giorni e più della metà (56 per cento) tre o quattro volte alla settimana. Nonostante queste cattive abitudini, il 70 per cento non pensa di essere a rischio e solo il 42 individua nell’alimentazione scorretta e nella mancanza di attività fisica potenziali fattori nocivi. Una dieta ad alto tenore di frutta e verdura fresca, e soprattutto di vitamina C, può aiutare a prevenire il danno al rivestimento dello stomaco che può portare al carcinoma gastrico, mentre andrebbe limitato il consumo di cibi salati e di carne conservata.

NUOVE TERAPIE IN ARRIVO - La chirurgia, possibile solo negli stadi iniziali di malattia, è al momento l’unica terapia con intento curativo. «Oggi, però – prosegue Di Costanzo – abbiamo finalmente a disposizione delle cure anche quando la malattia è già progredita. Nei giorni scorsi, ad esempio, l’anticorpo monoclinale trastuzumab, ha ottenuto dall’Agenzia europea del farmaco (Emea) l’approvazione, in combinazione con la chemioterapia tradizionale, per il trattamento del tumore gastrico in stadio avanzato Her2 positivo, perché ha dimostrato di allungare la sopravvivenza dei malati». Altri farmaci biologici a bersaglio molecolare sono in corso di valutazione, «ma le caratteristiche biologiche delle cellule neoplastiche sono anche essenziali per identificare i pazienti che possono beneficiare di specifici trattamenti di chemioterapia» conclude Giuseppe Viale, ordinario di Anatomia patologica all’Università di Milano.

Vera Martinella
(Fondazione Veronesi)


16/02/2010

Tumori: un super-raggio per «bruciarli» con i protoni

Tumori: un super-raggio per «bruciarli» con i protoni

 

SARA' PIENAMENTE OPERATIVO NEL 2013. Apre il centro di adroterapia di Pavia. È il quarto al mondo. Servirà nei casi non operabili

 

 

MILANO - È un super-raggio invisibile che arriva fin dentro il Dna delle cellule del tumore e lo distrugge. A produrlo è un complicato sistema di macchine acceleratrici e di linee di trasporto che portano, direttamente sul paziente in sala operatoria, fasci di particelle subatomiche, capaci di aggredire anche quel 5 per cento di tumori non operabili o resistenti alle normali radioterapie. La nuova terapia è adesso disponibile anche in Italia, a Pavia, dove è stato inaugurato ieri, alla presenza dei ministri Ferruccio Fazio, Giulio Tremonti e Umberto Bossi, il primo Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (gli adroni sono appunto le particelle utilizzate, protoni e ioni di carbonio), il quarto al mondo, dopo quelli di Chiba e Hyogo, in Giappone, e di Heidelberg, in Germania.

SINCROTRONE - A produrre e ad accelerare gli adroni è un sincrotrone realizzato dall’Istituto italiano di fisica nucleare. «Si tratta di un acceleratore di particelle — spiega Sandro Rossi, direttore tecnico della Fondazione Cnao — con due sorgenti che generano ioni carbonio e protoni. Questi ioni girano nel sincrotrone a una velocità iniziale di circa 30 mila chilometri al secondo e vengono, poi, accelerati fino all’energia desiderata, scelta dal medico in base alla profondità del tumore». Il fascio viene poi avviato alla sala di trattamento (ce ne sono tre, mentre una quarta servirà per la ricerca): in quella centrale si trova «sospeso» un magnete di 150 tonnellate che serve a curvare di 90 gradi il fascio di particelle e a dirigerlo, dall’alto, sul paziente. Possono bastare 2-3 minuti per l’irradiamento e, in media, una decina di sedute per completare il ciclo di terapia. «Questo trattamento, però — ricorda Roberto Orecchia, direttore scientifico della Fondazione Cnao — non sostituisce la radioterapia convenzionale, ma è un’arma in più». Alcune delle forme «difficili» che si potranno trattare con la adroterapia sono i sarcomi, i tumori del sistema nervoso centrale, quelli della testa e del collo, i melanomi dell’occhio, ma anche tumori cosiddetti non a piccole cellule del polmone o le neoplasie primitive del fegato. A oggi, in tutto il mondo, 50 mila pazienti sono stati trattati con protoni e oltre 6 mila con ioni carbonio con ottimi risultati. Una particolarità di questa terapia è, infatti, la capacità di penetrare in profondità, ma salvaguardando i tessuti sani. Il centro pavese avvia ora la sua fase di sperimentazione, che si concluderà nell’ottobre del 2011, e da allora comincerà la vera e propria attività di cura routinaria. Lavorerà a pieno regime nel 2013, quando sarà in grado di curare circa 3000 pazienti in un anno.

Adriana Bazzi


07/11/2009

Sospetta influenza A: due bambini morti a Napoli a poche ore di distanza

Sospetta influenza A: due bambini morti a Napoli a poche ore di distanza

 

SONO ATTESI I RISULTATI DEL TAMPONE. Avevano, rispettivamente, quattro e otto mesi. Per entrambi si attende la conferma dell'infezione da H1/N1

 

NAPOLI - Due bambini morti a Napoli a poche ore di distanza probabilmente a causa della nuova influenza. Un piccolo di 4 mesi è deceduto nella terapia intensiva all'ospedale «Annunziata» del capoluogo campano. Il bambino era stato portato con grosse difficoltà respiratorie dai genitori in pronto soccorso alle 11 di sabato mattina; una radiografia aveva mostrato una polmonite interstiziale in atto. Il bimbo non aveva febbre ed è stato trasferito subito nel reparto di terapia intensiva neonatale, dove è stato sottoposto a ventilazione assistita e intubato. È morto alle 12. I genitori hanno autorizzato l'autopsia, che consentirà anche di capire se c'è stato un contagio da virus A H1N1.
L'altra piccola vittima è morta sabato mattina alle 10:30. Aveva otto mesi ed era ricoverata da venerdì all'ospedale Cardarelli per sospetta influenza A. La causa del decesso è una polmonite bilaterale gravissima. Ancora non sono stati resi noti i risultati del tampone a cui la bimba, giunta al Cardarelli dall'ospedale Fatebenefratelli in gravissime condizioni, era stata sottoposta ieri alle 17. Ieri il direttore sanitario del Cardarelli, Franco Paradiso, aveva detto: «Vi sono tutti i presupposti perchè la bambina sia positiva all'H1N1». La bambina era nata da parto trigemellare e già dieci giorni fa era stata ricoverata per problemi respiratori. Le sue condizioni si sono poi ulteriormente aggravate e la famiglia ne ha disposto, in accordo con i sanitari, il trasferimento nell'ospedale Cardarelli dove la piccola è stata subito ricoverata nella rianimazione polmonare e intubata. Le sue condizioni erano state definite già venerdì gravissime.

A TORINO MUORE 75ENNE - Un altro decesso per la nuova influenza a Torino, dove è deceduto uno dei quattro ricoverati all'ospedale Molinette di Torino affetti dal virus H1/N1. L'uomo, di 75 anni, era già in fase terminale per un mieloma che lo aveva colpito. Era stato ricoverato venerdì scorso in condizioni gravissime.