13/11/2010
Duomo, ok all'albero di Tiffany La Curia: contrari, non vogliamo soldi
Duomo, ok all'albero di Tiffany La Curia: contrari, non vogliamo soldiDavanti alle telecamere del Chiambretti Night il sindaco aveva bocciato la boutique. Offerta per i restauri della Cattedrale. Monsignor Manganini: «No, stravolto un simbolo religioso»
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03/06/2010
Il vescovo e il palazzo «svenduto» a Lunardi
Il vescovo e il palazzo «svenduto» a LunardiL’inchiesta - L’attuale vertice della curia di Napoli nel 2004 gestiva gli immobili di Propaganda Fide. Il pm: il ministro avrebbe pagato un quarto del prezzo. Parla Zampolini: Sepe convinto da Balducci. «Un altro monsignore diede le case a Di Pietro»
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| Il cardinale Sepe (Ansa) |
ROMA — C’è un monsignore che gestiva le case in affitto per conto della congregazione Propaganda Fide ed era in contatto con Angelo Balducci e Diego Anemone. A parlare di lui davanti ai magistrati di Perugia è stato l’architetto Angelo Zampolini, al quale i due avevano affidato il compito di curare le operazioni immobiliari. «Si occupava delle assegnazioni, mentre i contratti di vendita erano firmati dal cardinale Crescenzio Sepe. Nel 2004 fu proprio lui a cedere all’allora ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi il palazzo di via dei Prefetti», ha raccontato. Uno stabile che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato acquistato a un quarto del suo valore effettivo. Un «favore» che l’alto prelato—attualmente arcivescovo di Napoli — avrebbe fatto anche su pressione dello stesso Balducci, da lui stesso inserito nel comitato dei saggi dell’istituto religioso. Lunardi ha sempre smentito di aver ottenuto sconti o trattamenti privilegiati, ma su quell’acquisto si continua a indagare visto che fu proprio Zampolini a curare la trattativa.
I prelati e gli affitti
L’inchiesta sulla gestione degli appalti per «Grandi Eventi» continua dunque a puntare verso il Vaticano. Perché è proprio da Propaganda Fide che politici e potenti funzionari statali avrebbero ottenuto appartamenti a prezzi stracciati. Dimore che Diego Anemone provvedeva poi a ristrutturare, come risulta anche dalla lista dei clienti trovata dalla Guardia di Finanza nel computer di una delle sue aziende. In quell’elenco ci sono pure gli stabili di via della Vite e di via Quattro Fontane, lì dove, racconta l’architetto, «Antonio Di Pietro prese due appartamenti». Nel primo c’era la sede del giornale dell’Italia dei Valori e ora si sta accertando se, come emerge dai primi accertamenti, il canone versato fosse inferiore a quello dichiarato nei documenti ufficiali. Nell’altro vive il tesoriere del partito Silvana Mura. In calce al suo contratto c’è la firma di monsignor Francesco Di Muzio, capo dell’ufficio amministrativo della Congregazione. Potrebbe essere proprio lui il prelato cui ha fatto riferimento Zampolini, ma gli inquirenti vogliono verificare anche il ruolo avuto in questo tipo di trattative da monsignor Massimo Cenci, nominato proprio da Sepe sottosegretario e dunque delegato alla gestione del patrimonio da affidare in locazione.
La manutenzione delle case
Sono numerosi i contratti che Guardia di Finanza e carabinieri del Ros stanno esaminando per ricostruire la mappa dei favori concessi da Anemone e Balducci attraverso gli amici della Santa Sede. Del resto Zampolini racconta che «anche Di Pietro chiedeva al Provveditore di essere introdotto in Vaticano e so che lui andò via dal ministero proprio perché diceva di essere pressato su questo». Il leader dell’Idv è stato già interrogato come testimone nei giorni scorsi ed è possibile che venga ascoltato nuovamente quando saranno terminate le verifiche su quanto è emerso sino ad ora. Oltre alle dichiarazioni rilasciate da Zampolini, nelle sedi delle imprese di Anemone sono stati infatti acquisiti tutti i contratti ottenuti per la manutenzione degli stabili e uno degli incarichi più remunerativi era certamente quello assegnato al giovane imprenditore da Propaganda Fide. Le buone entrature di Balducci presso la Santa Sede sono note e dimostrate anche dal fatto che fosse stato nominato Gentiluomo di Sua Santità. A raccontare che anche Anemone era ben introdotto negli stessi ambienti è stato invece il suo ex autista, il tunisino Laid Ben Hidri Fathi, quando ha rivelato che «lui si occupava delle ristrutturazioni delle case di politici e prelati ed ero io ad accompagnarlo da monsignor Francesco Camaldo». L’incrocio delle testimonianze rilasciate da Fathi e da Zampolini ha consentito ai pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi di ricostruire le operazioni immobiliari che entrambi hanno gestito. A Fathi era stato infatti affidato il compito di prelevare i contanti sui conti correnti di Anemone che venivano poi consegnati a Zampolini e trasformati in assegni circolari. Titoli utilizzati per acquistare appartamenti per l’ex ministro Claudio Scajola, per il generale dei servizi segreti Francesco Pittorru e per il genero del manager delle Infrastrutture Ercole Incalza.
I nuovi conti
L’esame dei depositi bancari affidati dall’imprenditore ad alcuni prestanome — tra gli altri il suo commercialista Stefano Gazzani e la segretaria Alida Lucci — avrebbe già portato la Guardia di Finanza sulle tracce di altri «favori» concessi a chi poteva agevolare Anemone nell’assegnazione degli appalti. Le verifiche effettuate avrebbero infatti consentito di accertare il percorso dei soldi e la destinazione finale, in alcuni casi estera. In attesa di fissare l’interrogatorio dell’ex ministro Claudio Scajola, i magistrati si stanno concentrando sulla ricostruzione degli altri contratti per legare ogni «favore» concesso da Anemone alla contropartita poi ricevuta.
Fiorenza Sarzanini
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13/05/2010
Suore sfrattate dal convento del '600 La Curia: «La colpa è del Vaticano»
Suore sfrattate dal convento del '600 La Curia: «La colpa è del Vaticano»Sabato mattina l'ordine esecutivo. Le «cappuccinelle»:«Ci hanno detto che ci toglieranno anche l'abito»

CASERTA – La Curia di Aversa ha dato lo sfratto esecutivo al convento delle Cappuccinelle, fondato nel 1599 e diventato luogo di clausura nel 1680. La notizia ha fatto indignare tutti gli aversani: sabato mattina alle otto i carabinieri eseguiranno lo sfratto allontanando dalla loro casa le suorine . Secondo alcune indiscrezioni le suore si sono rivolte ad un avvocato dopo che hanno capito che il vescovo don Mario Milani non aveva intenzione di recedere dall’intenzione di mandare via dalla storica abitazione le suore, quasi tutte anziane, molte di loro malate, e che vivono delle donazioni delle cittadini. Al cronista, che le conosce da sempre e cerca di contattarle, tra le lacrime una di loro sostiene: «Ci hanno detto che ci toglieranno anche l’abito».
LA CURIA - La Curia smentisce di avere qualcosa a che fare con lo sfratto delle suore: la decisione è stata presa direttemente dal Vaticano anche in considerazione del fatto che le ecclesistiche sono appena una decina. Qual che è certo è che cinque di loro saranno trasferite, mentre per le altre non è chiara la destinazione. La vicenda dai contorni ancora poco chiari, alla quale si stanno interessando fedeli di tutta la provincia, arriva in un periodo difficile per la curia aversana, finita al centro delle critiche per atteggiamenti giudicati troppo morbidi nei confronti della camorra permettendo nozze, battesimi e comunioni fastosi di componenti dei clan e dei loro figli, e accettando senza batter ciglio una donazione della famiglia Passerelli, il cassiere dei clan dei casalesi al quale è stato sequestrato un ingente patrimonio, secondo i giudici realizzato riciclando i proventi dei clan.
LA MOBILITAZIONE - Le suore sostengono che dal 17 febbraio scorso, da quattro mesi circa, non possono scende in parlatorio e non posso incontrare amici e parenti. Molte delle suore delle cappuccinelle sono entrate in convento appena adolescenti: qualche hanno fa, quando doveva essere restaurato il coro ligneo delle chiesa chiesero ai funzionari della Soprintendenza ai monumenti di farsi tutte insieme una foto: molte di loro non avevano visto mai una macchina fotografica. E mentre monta la protesta dei cittadini aversani che vedono tranciare di netto un’altra fetta della loro storia c’è chi sussurra che una parte del convento fa gola a qualcuno. Sabato si sta preparando un a mobilitazione per impedire lo sfratto, il tam tam è cominciato. Riuscirà a impedire lo sfratto?
UN GRUPPO SU FACEBOOK- La protesta dei fedeli e non arriva anche su facebook dove per oggi giovedì, verrà messo in rete un sito per difendere le suore del convento delle cappuccinelle che fanno parte della storia della città. Si sta anche organizzando una manifestazione per impedire lo sfratto esecutivo delle suore di clausura dal loro convento.
Redazione online
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