07/07/2011
P4, chiesto l'arresto per Milanese: soldi in cambio di notizie segrete
P4, chiesto l'arresto per Milanese: soldi in cambio di notizie segreteTANGENTI: arresti domiciliari per Carlo Barbieri, sindaco di Voghera. Le accuse contestate: corruzione, rivelazione di segreto d'ufficio e associazione per delinquere
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02/12/2010
Arresti per droga, in manette colonnello dei carabinieri
Arresti per droga, in manette colonnello dei carabinieri'Ndrangheta. Nella sua abitazione a Bolzano sono state trovate armi da guerra ed esplosivo
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27/09/2010
Tanzi va arrestato, pericolo di fuga
Tanzi va arrestato, pericolo di fugaL'imputato è troppo vecchio solo per scontare la pena non la custodia cautelare. Il Pg di Milano chiede al tribunale del riesame di mandare in carcere l'ex patron della Parmalat
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23/06/2010
‘Ndrangheta, 42 arresti in tutta Italia
‘Ndrangheta, 42 arresti in tutta ItaliaI Carabinieri hanno sgominato una cupola “mafiosa” calabrese. 42 ordinanze di custodia sono state eseguite su tutto il territorio nazionale. Le accuse mosse sono di associazione mafiosa, estorsione, turbativa degli incanti
I carabinieri hanno eseguito, in Calabria, Lombardia, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna, un'ordinanza di custodia cautelare emessa su richiesta della procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria, nei confronti di 42 affiliati alle più importanti cosche 'ndranghetiste del capoluogo e dei comuni limitrofi, indagati per associazione mafiosa, estorsioni, turbata libertà degli incanti ed altri reati.
Le indagini hanno ricostruito gli assetti criminali del capoluogo calabrese, documentando gli accordi tra le cosche "Condello" e "De Stefano-Libri", un tempo sanguinosamente contrapposte ed oggi alleate per il perseguimento di comuni interessi. Accertata anche la costituzione di un organismo decisionale, al vertice del quale erano Pasquale Condello, detto il supremo e Giuseppe De Stefano. Inoltre è stato eseguito un provvedimento di sequestro dei beni, per un valore di oltre 100 milioni di euro, nella disponibilità delle cosche indagate.
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21/04/2010
Cocaina on line, 10 arresti
Cocaina on line, 10 arrestiAcquisti di cocaina con pagamenti on line. Questo quanto accertato dalla Direzione investigativa antimafia di Bari che all'alba ha eseguito dieci ordinanze di custodia cautelare in carcere
L'operazione contro lo spaccio di sostanze stupefacenti condotta dalla Direzione Investigativa Antimafia di Bari ha portato oggi all'arresto di 10 persone. Per loro, l'accusa è di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Le indagini, durate oltre un anno e inserite in un contesto investigativo ben più ampio, hanno permesso di stroncare un gruppo criminale, con base a Cerignola (Foggia) e Canosa di Puglia (Barletta), dedito allo spaccio di sostanze stupefacente su tutto il territorio nazionale. Nel corso dell'operazione è stata sequestrata cocaina proveniente dalla Calabria e destinata a rifornire la piazza canosina, quella dei comuni limitrofi nonché il mercato del Centro Italia.
Dall'indagine sono emerse nuove modalità di pagamento della sostanza stupefacente mediante paypal o vaglia postali on line.
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06/03/2010
Piscicelli e Cerruti in arresto Fusi no, la procura fa ricorso
Piscicelli e Cerruti in arresto Fusi no, la procura fa ricorso
Grandi opere.Due nuove ordinanze di custodia cautelare per la scuola dei Marescialli: arresti anche per l'imprenditore Piscicelli e l'avvocato Cerruti, quest'ultimo ai domiciliari
FIRENZE - L'inchiesta sugli appalti e le grandi opere, almeno a Firenze dove sono rimasti il filone che riguarda la questione della scuola Marescialli di Castello, la costruzione dei Grandi Uffizi e dell’auditorium del Maggio, arriva ad una prima svolta sulla scuola Marescialli. Due le nuove ordinanze di custodia cautelare spiccate dalla procura di Firenze nella notte: in manette sono finiti Francesco De Vito Piscicelli, l'imprenditore che secondo gli atti dell'inchiesta, sarebbe l'anello di collegamento tra la Ferratella e la Btp (e quello che rideva insieme al cognato del terremoto all'Aquila) e l’avvocato romano Guido Cerruti, dello studio legale che curava gli affari della scuola dei Marescialli e dei Nuovi Uffizi grazie ai suoi rapporti con il Ministero. Insieme a loro, il gip di Firenze ha disposto un'ulteriore misura cautelare, notificata in carcere all’ex presidente del Consiglio dei lavori pubblici Angelo Balducci e a Fabio De Santis, ex funzionario della Ferratella diventato poi provveditore alle opere pubbliche della Toscana.
IL RUOLO DI FUSI E LA RICHIESTA DELL'ARRESTO - Il gip ha respinto invece, la richiesta di misura cautelare in carcere per l’imprenditore Riccardo Fusi, ex presidente della Btp. In base a quanto si apprende, la richiesta era stata formulata dalla procura fiorentina a dicembre, insieme a quelle eseguite la scorsa notte e parallelamente a quelle eseguite il 10 febbraio, dopo che una fuga di notizie ne aveva accelerato l’esecuzione. Nel frattempo, secondo il giudice, sarebbero venute meno le esigenze cautelari per Fusi. Il procuratore della Repubblica di Firenze, Giuseppe Quattrocchi, ha firmato però l’impugnazione del provvedimento con cui il gip, Rosario Lupo, ha respinto la richiesta di misura cautelare in carcere per l’imprenditore Riccardo Fusi, ex presidente della Btp, in relazione alla vicenda della scuola marescialli dei carabinieri. Sull’impugnazione deciderà il tribunale del riesame di Firenze.
LA VICENDA SCUOLA MARESCIALLI - Per tutti l’accusa è di corruzione. Nel documento di 342 pagine il giudice Rosario Lupo, lo stesso che ha firmato l’ordinanza di arresto prima di trasferire la competenza a Perugia, racconta i passaggi della complicatissima vicenda partita nel lontano 2001, quando la Baldassini Tognozzi vinse l’appalto di 456 milioni di vecchie lire. Il colosso delle costruzioni guidato da Riccardo Fusi, ora indagato per corruzione, perde l’appalto nel 2006. Quello che accade da quel momento in poi è il tentativo di riconquistare il cantiere perduto. Fusi comincia a lavorare su più fronti: quello politico, grazie all’amico di sempre Denis Verdini (anche lui indagato per concorso in corruzione) che cerca di metterlo in contatto con il ministro Altero Matteoli (del tutto estraneo alla vicenda), e poi sponsorizzando la nomina di De Santis al Provveditorato alle opere pubbliche della Toscana; ma anche quello imprenditoriale, grazie al rapporto con l’imprenditore De Vito Piscicelli, l’uomo che doveva lanciarlo nel mondo dei grandi appalti.
I NUOVI ARRESTI - L’avvocato romano Guido Cerruti si trova agli arresti domiciliari. Nell’ambito dell’inchiesta Cerruti compare in più intercettazioni telefoniche con vari indagati. Per quanto riguarda Firenze il suo ruolo emerge, oltre che nell’appalto per la nuova Scuola marescialli dei carabinieri, anche per un interessamento per i lavori per l’ampliamento della Galleria degli Uffizi. Un’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dalla magistratura di Firenze anche nei confronti dell’imprenditore Francesco Piscicelli, già indagato per corruzione nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti. Al momento dell’emissione del provvedimento l’imprenditore si trovava all’estero ed è rientrato appositamente a Roma per costituirsi.
NEGLI ATTI - Sulla scuola marescialli di Castello le trattative per fare rientrare la Baldassini e Tognozzi nel cantiere andavano avanti da mesi. Alla fine del 2008 la situazione sembrava arrivata a una fase di stallo. Era arrivata la sospensiva del lodo che dava ragione alla Baldassini-Tognozzi-Pontello (Btp). Si ferma tutto di nuovo e Riccardo Fusi, patron del colosso delle costruzioni Btp, si lamenta con Francesco Giuffrida, consigliere delegato Btp: «Noi siamo arrivati al precetto, loro hanno fatto ricorso chiedendo la sospensiva. Primo caso nella vita che è stata accettata e l’hanno rimandata al 2012. L’hanno pilotata, il giudice ha dato la sospensiva». Ma poi qualcosa inizia a muoversi. A gennaio di quest’anno cambia tutto: arriva l’atto di precetto per l’esecuzione del lodo favorevole alla Btp. E Fabio De Santis, provveditore alle opere pubbliche della Toscana, si agita, vuole accelerare le pratiche per concludere tutto in fretta. L’avvocato Guido Cerruti, che sta seguendo la pratica della scuola grazie ai suoi rapporti con il ministero, teme che con il riconoscimento di un danno economico sia all’Astaldi che alla Grandi Lavori Fincosit, si arrivi a un «bagno di sangue» per le casse dello Stato: «Se non ci si mette d’accordo qui si rischia veramente, che lo Stato, l’Erario piglia un bagno di sangue che non finisce più». Il 21 dicembre De Santis chiede di proporre al vice capo di gabinetto del Ministero di nominare una terza commissione «per rilasciare in breve tempo un autorevole ed insindacabile parere per sbloccare la questione nell’ottica di arrecare meno danno possibile a tutte le parti in causa».
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«ENTRO MARZO RIAVRO' IL CANTIERE» - Il 27 gennaio Fusi esulta all’uscita di una riunione al Provveditorato, dove gli hanno chiesto di rinunciare al lodo arbitrale. Al telefono dice a Giuffrida che gli hanno assicurato che entro marzo riavrà il cantiere della scuola marescialli di Castello: «Insomma son contento perché si sta facendo un lavoro nell’interesse dello Stato ma che potrebbe riportare il cantiere a Firenze e quindi fare una cosa fatta bene per tutti perché qui si parlerebbe di riprendere il cantiere, loro parlano dei primi di marzo». Fusi spiega gli è stato proposto il riaffidamento del cantiere con gli stessi termini contrattuali originari del 2001 a cui vanno aggiunti «una serie di adeguamenti» su cui bisogna fare particolare leva: «Noi si sta parlando di riprendere il contratto del 2001. Se ci si mette ora a fare il computo perché poi non si finisce più perché tra l’altro ci hanno già detto che noi si ritorna in origine del contratto originario poi ci sono tutta una serie di adeguamenti e lavoreremo lì». Qualche giorno prima De Santis e Maria Pia Pallavicini (dirigente del ministero delle Infrastrutture) stanno già parlando della posizione di 7 liberi professionisti destinatari di incarichi per la scuola marescialli. Pallavicini: «Allora io ho l’elenco dei 7 liberi professionisti per Firenze, tu li hai verificati tutti? Albanesi, Carpenzano, Ciminna, Schena, Frasca, Albanesi e Zaninelli?». De Santis conferma che sì, «c’è tutta la relazione di Fittipaldi sulla congruità, sul taglio rispetto alle parcelle, sulla convenienza».
Alessandra Bravi
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19/12/2009
Violentano per mesi due ragazzine Arrestati quattro minori a Brindisi
Violentano per mesi due ragazzine Arrestati quattro minori a Brindisi
L'indagine è partita dalle insegnanti, che avevano notato segnali di disagio. Le vittime hanno 13 e 14 anni: i «bulli» le avevano terrorizzate per poter abusare di loro
BRINDISI - Gli abusi sessuali sono andati avanti per mesi, da febbraio a giugno, ma le due ragazzine di terza media - una di 13, l'altra di 14 anni - non trovavano la forza di denunciare i loro coetanei. Sono state le loro insegnanti ad accorgersi che qualcosa non andava e a far partire le indagini. Sabato mattina sono scattate le manette ai polsi di quattro minorenni, dai 15 ai 17 anni, arrestati alla Polizia di Brindisi in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare. Agli arrestati sono stati contestati i reati di violenza sessuale aggravata in concorso.
L'AIUTO DELLE INSEGNANTI - I quattro minorenni, amici tra di loro, sono stati arrestati a casa. Le due vittime hanno 14 anni e gli abusi sarebbero avvenuti più volte dal febbraio al giugno scorsi, quando le ragazzine frequentavano la terza media in una scuola di Brindisi. Sono state le insegnanti delle due a cogliere alcuni segnali del dramma che le giovani stavano vivendo, quando hanno visto da parte loro atteggiamenti di chiusura e un rendimento scolastico che andava peggiorando. Raccolte le prime indicazioni, le professoresse si sono rivolte direttamente alla Procura di Lecce, che ha dato il via alle indagini poi svolte dalla squadra mobile di Brindisi con l’assistenza di un gruppo di psicologi.
UNA VITA NEL TERRORE - Così si è capito che i quattro «bulli» erano riusciti a terrorizzare le due ragazzine al punto da costringerle più volte a rapporti orali, consumati in una viuzza del popolare quartiere Paradiso. Sono emersi diversi episodi: una delle due ragazze ha subito le violenze, in momenti diversi, da tutti e quattro gli arrestati, la seconda da due di loro, sempre in tempi diversi. Le ragazze conoscevano i loro violentatori, dal momento che vivono tutti nello stesso quartiere. Gli arresti sono stati compiuti in esecuzione di provvedimenti restrittivi emessi dal giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Lecce per i minorenni Addolorata Collento, su richiesta del pubblico ministero Simona Filoni.
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25/11/2009
Cosentino, la Camera dice no all'arresto
Cosentino, la Camera dice no all'arresto
Al voto l'Udc si divide. Il Pdl fa quadrato per il no. Il Pd aveva dato via libera. Respinta dalla giunta per le autorizzazioni la richiesta del tribunale di Napoli
| Il sottosegretario all'Economia, Nicola Cosentino (Emblema) |
ROMA - La giunta per le autorizzazioni di Montecitorio ha detto no alla richiesta di arresto nei confronti del sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino, accusato di concorso esterno in associazione camorristica.
I VOTI - La proposta del relatore Nino Lo Presti di negare l’autorizzazione al Tribunale di Napoli è infatti stata approvata con 11 voti a favore, 6 contrari e un astenuto, il radicale del Pd Maurizio Turco. Il resto dei democratici, compreso il presidente della Giunta Pierluigi Castagnetti, ha respinto la proposta del relatore aderendo quindi alla richiesta di arresto, mentre i due componenti dell’Udc hanno espresso voti diversi fra loro: Domenico Zinzi contrario all’arresto, Pierluigi Mantini favorevole così come l’Idv Federico Palomba. Bruno Cesario, campano, ex Pd, da ieri con il movimento di Francesco Rutelli, era assente.
PAROLA ALL'AULA - La delibera della Giunta ora approderà in aula entro il 10 dicembre, termine entro il quale, come da regolamento, devono essere esaminate le richieste di arresto per un deputato. L'ultima parola su Cosentino spetta dunque all'assemblea di Montecitorio. Al Senato, invece, oggi è il giorno della mozione di sfiducia contro il segretario presentata da Pd e Idv. Il vicecapogruppo dei senatori del Pdl, Gaetano Quagliariello, ha invitato la maggioranza a fare quadrato in difesa dell'esponente del governo spiegando che, diversamente, si finirebbe col creare le condizioni per colpire anche Silvio Berlusconi.
«FUMIS PERECUTIONIS» - Intanto il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchito denuncia la gravità del comportamento di politici dell’opposizione che alimentano «insulti e aggressioni» alla Giunta per le immunità della Camera per il no all’arresto di Nicola Cosentino. «E’ evidente che per Di Pietro e qualche altro - scrive Cicchitto in una nota- l’unica linea possibile è quella della manette. La maggioranza dei componenti della Giunta per le Autorizzazioni è stata di diverso parere e ha rilevato l’esistenza di un fumus persecutionis; non per questo va insultata e aggredita. C’è chi sta cercando di creare un pessimo clima nel nostro Paese. Va in questo senso anche la sollecitazione di chi a livello politico sostiene che tutto ciò che i magistrati affermano o deliberano va accettato a scatola chiusa».
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11/11/2009
Il pentito e i nomi dei politici Spuntano Landolfi e Bocchino
Il pentito e i nomi dei politici Spuntano Landolfi e Bocchino
L'INCHIESTA - LE CARTE. L’imprenditore dei Casalesi: Cosentino è il mio padrone
| Nicola Cosentino |
NAPOLI - «Sappi che il mio padrone è Nicola Cosentino, e più di quello nessuno ti poteva raccomandare... fai conto che sei già dentro». Così diceva l’imprenditore in odore di camorra al giovane che aspettava l’assunzione nel consorzio Eco4, nato per gestire lo smaltimento dei rifiuti nell’area casertana. E lui, Nicola Cosentino, confermava: «L’Eco4 è una mia creatura, l’Eco4 song’io ! ». È la storia di questo consorzio già al centro di altre indagini antimafia che porta il sottosegretario all’Economia, nonché coordinatore del Pdl in Campania, all’accusa di concorso esterno in associazione camorristica, con la richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dalla procura di Napoli al giudice per le indagini preliminari. I capi di imputazione contro Cosentino sono pesanti. «Contribuiva, sin dagli anni Novanta, a rafforzare vertici e attività dei gruppi camorristi Bidognetti e Schiavone, dai quali riceveva puntuale sostegno elettorale». Inoltre, negli anni avrebbe «garantito il permanere dei rapporti tra imprenditoria mafiosa e amministrazioni pubbliche». E la richiesta di arresto viene giustificata anche con «la persistenza del debito di gratitudine» che il sottosegretario avrebbe verso i clan di Casal di Principe.
Il tessuto criminale
L’inchiesta si basa sulle dichiarazioni di sei collaboratori di giustizia. Il ruolo centrale è quello di Gaetano Vassallo, un imprenditore legato, per sua stessa ammissione, alla cosca di Francesco Bidognetti. Il nome dell’esponente politico del Pdl Vassallo lo fa ai magistrati per la prima volta l’1 aprile del 2008, raccontando di un incontro tra il sottosegretario e Sergio Orsi, l’imprenditore che definiva Cosentino «mio padrone», e che con il fratello Michele (ucciso a Casal di Principe nel giugno del 2008) gestiva l’Eco4. «Posso dire che la società Eco4 era controllata dall’onorevole Cosentino e anche l’onorevole Landolfi (Mario Landolfi, parlamentare e vicecoordinatore del Pdl in Campania; ndr ) aveva svariati interessi in quella società. Presenziai personalmente alla consegna di cinquantamila euro in contanti da parte di Orsi Sergio all’onorevole Cosentino, incontro avvenuto a casa di quest’ultimo a Casal di Principe». In un’altra deposizione, Vassallo riferisce quanto gli avrebbe raccontato uno degli esponenti della famiglia Bidognetti nel corso di un summit: «Ricordo che si fecero i nomi anche di alcuni politici nazionali. In particolare, Bidognetti Raffaele (...) riferì che gli onorevoli Italo Bocchino (vicecapogruppo del Pdl alla Camera; ndr ), Nicola Cosentino, Gennaro Coronella (senatore Pdl; ndr ) e Landolfi facevano parte del 'nostro tessuto camorristico'».
La camorra
L’Eco4 era un’azienda che il gip definisce «pura espressione della criminalità organizzata». Va ricordato che si tratta di società a capitale misto, quindi anche pubblico, governata di fatto da personaggi detti «Zio» (soprannome di Francesco Bidognetti), «Panzone» e «Gigino o’ drink» e dove aveva un ruolo anche un personaggio come Emilio Di Caterino (poi pentito), uno degli autori del massacro di Castelvolturno, in cui il gruppo stragista dei Casalesi uccise sette immigrati. Nel 2002, Eco4 entra nel progetto per la realizzazione del termovalorizzatore nella provincia di Caserta. La sede viene scelta a Santa Maria La Fossa, attraverso una procedura che passa dal Commissariato straordinario per i rifiuti, all’epoca gestito da Antonio Bassolino, il quale, chiamato a testimoniare, «non sapeva fornire ragioni» sull’ordinanza firmata dal suo vice Giulio Facchi, nome che appare più volte nelle intercettazioni telefoniche dei «dirigenti» di Eco4. A quel tempo, Santa Maria La Fossa non è però sotto il controllo dei Bidognetti ma degli Schiavone, il più potente clan dei casalesi. Quindi Vassallo, che nella società è il referente dei Bidognetti, viene messo da parte: «L’onorevole Cosentino mi spiegò quali erano le ragioni della mia esclusione dal consorzio. Mi spiegò che ormai gli interessi economici del clan dei casalesi si erano focalizzati, per quanto riguarda il tipo di attività in questione, nell’area geografica controllata dagli Schiavone (...) e che pertanto il gruppo Bidognetti era stato 'fatto fuori' perché non aveva alcun potere su Santa Maria La Fossa. Ne derivava la mia estromissione. In poche parole l’onorevole Cosentino mi disse che si era adeguato alle scelte fatte 'a monte' dal clan dei casalesi».
I nipoti del cardinale
Dell’Eco4 e di Cosentino parla ai giudici anche Michele Orsi, in una deposizione del giugno 2007: «Circa il 70 per cento delle assunzioni che vennero operate per la Eco4 erano inutili ed erano motivate per lo più da ragioni politico- elettorali, richieste da Valente (Giuseppe Valente, presidente del consorzio; ndr ), Cosentino e Landolfi (...) Ricordo ad esempio le assunzioni di Picone Nicola, vicesindaco di Trentola, e quella di Oliviero, consigliere di Villa Literno, entrambe richieste dall’on. Cosentino. Sempre Cosentino ci richiese l’assunzione di due nipoti del Cardinale Sepe, da noi regolarmente attuate».
Fulvio Bufi
Marco Imarisio
corriere.it
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22/10/2009
Scandalo assunzioni in campania:«L'onorevole chiede di quel contratto» I nomi dei politici e i 655 «segnalati»
Scandalo assunzioni in campania:«L'onorevole chiede di quel contratto» I nomi dei politici e i 655 «segnalati»
Sequestrato l'elenco degli sponsor: spuntano Bassolino, De Mita e un consigliere Pdl. Qualcuno usava gli sms
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| Clemente e Sandra Mastella (Di Vita) |
NAPOLI - Aveva raccomandato tante persone e alla fine qualcuno sfuggì al controllo. E così, al telefono con il direttore generale dell’Arpac, l’Agenzia regionale per l’ambiente, l’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella chiedeva: «Scusa, ma questo Massaccese di Casoria chi è?». Giuseppe Capobianco lo rassicurava: «È uno dei privati che dobbiamo riconfermare, non è nostro... È uno dei Ds. Ho avuto indicazioni da Giggino e mi ha detto che venivano da te».
I fax dai politici
Fa impressione leggere l’elenco degli aspiranti lavoratori segnalati dai politici. Ma fa ancora più effetto il risultato ottenuto tra il 2005 e il 2008 grazie alle pressioni esercitate. Perché, come sottolinea il giudice nella sua ordinanza, «al maggio 2008 i raccomandati/ imposti rappresentavano il 90 per cento della forza lavoro 'precaria' dell’Ente. Insomma soltanto uno su dieci non risultava segnalato». I conti sono presto fatti. Nel file che Tiziana Lamanna, segretaria di Capobianco, custodiva nel computer ci sono 655 nomi. Le persone assunte con contratto di collaborazione continuativa, dunque escludendo chi ha invece ottenuto consulenze, sono 294. La signora era molto precisa, quasi maniacale. La tabella è divisa in tre colonne. Nella prima ci sono i nomi in ordine alfabetico, accanto la qualifica oppure il titolo di studio, nell’ultima il «segnalatore». La guardia di Finanza ha effettuato un controllo su tutti i fascicoli personali di chi ha ottenuto il contratto e ha scoperto che «molti dei soggetti segnalati dal singolo politico avevano inviato il loro curriculum dal fax in uso al politico stesso; in altri casi sul curriculum era stato scritto a matita il nome del politico di riferimento». Recordman delle raccomandazioni è Luigi Nocera, l’ex assessore regionale all’Ambiente che - evidentemente in forza del suo ruolo «collegato» all’Agenzia - vanta ben 100 segnalazioni. Segue a ruota l’ex presidente dei senatori dell’Udeur Tommaso Barbato con 43 e subito dopo in questa specialissima classifica c’è Antonio Fantini, ex segretario regionale dello stesso partito con 36. La famiglia Mastella non si è evidentemente sottratta a questa allegra gestione. L’ex ministro della Giustizia ne avrebbe fatte 26, sua moglie Sandra 16, il cognato Pasquale Giuditta - all’epoca dei fatti parlamentare - ben 35. Non erano gli unici, anche se gli altri politici elencati sembrano avere pretese più modeste: due segnalazioni sarebbero arrivate dal governatore Antonio Bassolino, una dall’ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio, una dall’ex braccio destro dello stesso Bassolino, il diessino Isaia Sales, una anche il consigliere regionale di Forza Italia Fulvio Martusciello.
Il messaggio
C’era chi telefonava, chi scriveva mail o lettere. E addirittura chi utilizzava il metodo più rapido degli sms. Il 10 maggio 2007 l’onorevole Giuseppe Maisto - consigliere regionale della Campania per l’Udeur, espulso dal partito nel febbraio dell’anno successivo - manda un messaggio a Capobianco: «Ricordati di convocare ...» e poi aggiunge nome e numero di cellulare del suo candidato. Quanto forti e frequenti fossero le pressioni si capisce bene due mesi dopo quando Capobianco riceve una telefonata dalla sua segretaria.
Lamanna: «Lucià, scusami! Ti volevo dire che ha telefonato l’onorevole Iossa. Vuole notizie di L.R., se ha il contratto triennale».
Capobianco: «Cosa?».
Lamanna: «Ha detto che doveva avere un contratto triennale».
Capobianco: «Ma chi... Vabbè lasciamo stare per telefono, ti richiamo».
Lamanna: «No, lo so. Dico, no, vuole essere chiamato da me per sapere se l’ha avuto o non l’ha avuto. Io mi dovrei...».
Capobianco: «Ma tu non puoi permetterti di chiamare a nessuno ».
Lamanna: «Appunto, ciao».
Alla segretaria era stato assegnato un ruolo chiave in questa vicenda, ma non risulta tra gli indagati. È stata interrogata per chiarire come mai custodisse il file nonostante, come evidenzia il giudice, «l’ufficio non aveva alcun compito istituzionale nella raccolta, ricezione e valutazione dei curricula essendovi un apposito ufficio del personale». Lei ha candidamente affermato: «Succedeva che il giovane aspirante consegnava un curriculum finalizzato a instaurare un rapporto con l’Arpac dicendo che veniva a nome di tizio o caio». Una millanteria, dunque, ma quando il magistrato le ha contestato che si trattava di un’affermazione non credibile ha replicato: «Effettivamente capitava assai spesso, nella maggioranza dei casi, che l’arrivo dell’aspirante fosse preceduto da una telefonata».
Lo sfogo dell’assessore
Il 19 marzo del 2007 l’allora assessore regionale alle risorse umane Andrea Abbamonte chiama Carlo Camilleri, il consuocero dei coniugi Mastella proprio per affrontare il problema delle raccomandazioni.
Abbamonte: «Mi sono fatto una di quelle incazzate con Nocera e Capobianco che non potevi... Capobianco non se la scorda questa giornata».
Camilleri: «Veramente guaglio’... eppure tu eri così legato a lui...».
Abbamonte: «Non si deve più permettere di dire, ma quella... la tua dirigente ha scritto... ho detto: 'guarda, tu sei stronzo tre volte perché ti avevo avvisato io e ti ho convocato. Ti ho detto stai attento ai co.co.co che tu passi un guaio e te l’ho detto io. Tu hai fatto la delibera, hai chiesto il parere della Funzione Pubblica quando io ti avevo detto che non ti dovevi permettere di chiedere il parere della Funzione Pubblica perché è pericolo. E mi hanno detto anche che sei l’elemento debole, perché i miei li tengo sotto la palla, perché sono co.co.co confessati e comunicati. Non ti devi permettere di andare dall’assessore a fare una cosa di questo genere quando sei tu che hai creato il casino».
Fiorenza Sarzanini
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