23/02/2010
Red tv, la creatura dalemiana soffre per la cassa integrazione
Red tv, la creatura dalemiana soffre per la cassa integrazione
Taglio dei fondi dell'editoria. A rischio 14 dipendenti. Il presidente: «Misura cautelativa, non chiudiamo»

«Questa è l'ultima settimana di lavoro a Red Tv, dalla prossima settimana tutti i lavoratori del canale satellitare figlio di Nessuno Tv saranno in cassa integrazione, resterà acceso pro forma solo il segnale». Un grido d'allarme, quello lanciato da Mario Adinolfi, attraverso il suo blog. La questione è l'imminente cassa integrazione per i 14 lavoratori del canale televisivo tematico dedicato principalmente all'informazione politica, di cui Adinolfi è vice direttore. A spingere lungo il viale del tramonto la la giovanissima tv (il battesimo il 4 novembre del 2008) voluta da Massimo D'Alema è il decreto Milleproproghe, che prevede il taglio dei fondi dell'editoria per i media non profit, di partito o di cooperative. Sul suo blog, Adinolfi denuncia quanto sta avvenendo e punta il dito anche contro l'esponente pd: «Massimo D'Alema in questi giorni di difficoltà - scrive - non si fa né sentire né vedere. Forse potrebbe passare, dire una parola a un gruppo di ragazze e ragazzi (quattordici dipendenti, quattro contrattualizzati senza tutele, almeno venticinque tra collaboratori e tecnici) che finiranno in mezzo a una strada».
«QUALCUNO MI SPIEGHI» - Più in generale, secondo Adinolfi, «la responsabilità di questa chiusura» è «certamente di Giulio Tremonti e dei suoi tagli al fondo sull'editoria. Ma qualcuno mi deve ancora spiegare perché Red Tv, la tv di Massimo D'Alema, sia l'unica delle testate coinvolte dal taglio a mandare subito i suoi dipendenti in cassa integrazione - accusa Adinolfi -. Anche qui una spiegazione tecnica c'è: gli "imprenditori" che in questi anni hanno lavorato sul meccanismo fondi pubblici - anticipazione bancarie per via del diritto soggettivo, in assenza di tale diritto non vogliono mettere a rischio dei denari loro per tenere in vita e in efficienza il canale. E allora, via alla cassa integrazione».
«CIG, MA NON CHIUSURA» - A fare un po' di chiarezza interviene successivamente Luciano Consoli: «Red tv non chiude - spiega il presidente del Cda della creatura dalemiana -. La scelta di chiedere la cassa integrazione per i 14 dipendenti è stata presa in accordo con i sindacati come misura cautelativa qualora il governo non mantenesse gli impegno assunti sul ripristino del diritto soggettivo». Comunque vada, aggiunge Consoli, «nelle prossime settimane i nostri programmi proseguiranno sul canale 890 di Sky grazie alle produzioni inedite realizzate in questi mesi. Ci auguriamo che nell'approvazione finale del Milleproroghe venga accolto quanto richiesto da 348 deputati di tutti i gruppi così da non rendere necessario il ricorso alla cassa integrazione». Nel «Milleproroghe» è previsto il taglio dei fondi dell'editoria per i media non profit, di partito o di cooperative. «In accordo coi lavoratori e con il sindacato, avevamo chiesto la cassa integrazione già a gennaio. In teoria l'abbiamo assegnata dal 15 febbraio, ma non l'abbiamo attuata perché abbiamo fiducia che la norma venga corretta» ha detto Consoli alla Reuters.
«DIRITTO SOGGETTIVO» - Una norma del cosiddetto «Milleproroghe», che deve essere approvato in seconda lettura dalla Camera entro il 28 febbraio per la conversione in legge, prevede la diminuzione dei contributi all'editoria, attraverso l'eliminazione del cosiddetto "diritto soggettivo". Secondo la Federazione nazionale della stampa - il sindacato dei giornalisti - il rischio è che la norma produca il taglio di 4.000 posti di lavoro in un centinaio di testate che sopravvivono grazie al contributo. Esponenti della maggioranza di centrodestra e del governo hanno evocato nei giorni scorsi una correzione da parte del Consiglio dei ministri, che però finora non è stata varata.
«CI ASPETTIAMO UNA CORREZIONE» - «Red tv non chiude. Siamo in uno stato di difficoltà perché viviamo del contributo, ma stiamo provando a resistere. Ci aspettiamo una correzione o un altro tipo di intervento. Il governo non può chiudere 96 testate», ha aggiunto Consoli. Sulla home page di Rd Tv una nota spiega: «In questi giorni l’intera programmazione di Red Tv va in onda in forma ridotta, a causa delle modifiche alle norme sui contributi per l’editoria inserite nell’ultima legge finanziaria, con la cancellazione del cosiddetto “diritto soggettivo”. In questo modo, se non si interverrà rapidamente, si costringeranno alla chiusura decine di organi di informazione, giornali, radio e televisioni come questa, che danno lavoro a più di 4500 persone tra giornalisti, poligrafici e personale amministrativo, oltre a offrire un contributo fondamentale al pluralismo dell’informazione. Se volete esprimere la vostra opinione e il vostro sostegno a questa battaglia di libertà, scrivete a info@redtv.it ».
Redazione online
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14/02/2010
Rapina con maschere di Carnevale: i volti sono di Fini e D'Alema
Rapina con maschere di Carnevale: i volti sono di Fini e D'Alema
FINTO GIOCO. Quattro rapinatori si fanno consegnare l'incasso di un supermercato. Arrestati, avevano una pistola giocattolo
ROMA - Rapina «bipartisan» ieri pomeriggio in un supermercato di Roma: i quattro invece dei soliti passamontagna hanno usato maschere di carnevale con i volti di Gianfranco Fini e Massimo D'Alema, ma sono stati inseguiti e bloccati dai carabinieri del nucleo Radiomobile di Roma. I quattro tra i 19 ed i 22 anni, tre dei quali con precedenti, sono stati arrestati per rapina aggravata in concorso.
PISTOLA GIOCATTOLO - Verso le 18.30 i rapinatori, uno dei quali armato di pistola hanno fatto irruzione in un supermercato in via della Rustica, costringendo i dipendenti a consegnare l'incasso del sabato pomeriggio. Subito dopo il colpo è stato dato l'allarme al 112 e grazie al numero di targa della vettura, a bordo della quale i quattro si erano dileguati, fornito dai dipendenti del supermercato, una pattuglia dei carabinieri ha intercettato, inseguito e arrestato i rapinatori. I militari hanno sequestrato le maschere e l'arma, una pistola giocattolo, perfetta imitazione di una revolver calibro 38. (Fonte Ansa)
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26/01/2010
D'Alema presidente del Copasir
D'Alema presidente del Copasir
Al posto di Rutelli al vertice del comitato parlamentare per la sicurezza. È stato eletto all'unanimità. L'ex premier era subentrato nell'organismo nei giorni scorsi a Emanuele Fiano
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| (Ansa) |
ROMA - Massimo D'Alema è stato eletto all'unanimità presidente del Copasir, il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Il deputato e dirigente Pd come membro del Copasir era subentrato nei giorni scorsi a Emanuele Fiano. Sostituisce così alla presidenza il dimissionario Francesco Rutelli, che resta componente dell'organismo.
ESAME DEL SEGRETO DI STATO A PERUGIA E MILANO - Il Comitato, convocato immediatamente dopo l'elezione del Presidente D'Alema, ha deliberato di avviare l'esame delle comunicazioni del Presidente del Consiglio relative alla conferma dell'opposizione del segreto di Stato nei procedimenti in corso presso gli uffici giudiziari di Perugia e di Milano.
IL COPASIR - Il Copasir è un organo del Parlamento italiano che svolge funzioni di controllo sull'operato dei servizi segreti. Del Comitato fanno parte cinque deputati e cinque senatori nominati entro venti giorni dall'inizio della legislatura dai presidenti dei due rami del Parlamento, in proporzione al numero dei componenti dei gruppi parlamentari. in modo da rappresentare proporzionalmente le principali forze politiche che li compongono. Il Presidente viene invece eletto tra i componenti appartenenti ai gruppi parlamentari dell'opposizione, per precisa disposizione di legge.
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11/10/2009
Democratici, oggi il congresso Ma la vera partita sarà alle primarie
Democratici, oggi il congresso Ma la vera partita sarà alle primarie
E Fioroni ammonisce il segretario: non bastano antiberlusconismo e «nuovismo». D’Alema: se vincesse Franceschini sarebbe paradossale, non so cosa farebbero gli iscritti
| Manifesti nel metrò di Milano invitano a votare alle primarie del Pd (Fotogramma) |
ROMA — Quanta gente ci sarà oggi all’hotel Marriott? Per ora è l’unica domanda che si pongono i dirigenti del Pd, rinviando a dopo gli interrogativi che riguardano la politica. La Convenzione nazionale del Partito democratico (si chiama così, che chiamarla congresso, visto che dura solo qualche ora, sembrava pretenzioso) sembra un evento già scritto. Già: tutto è stato deciso, parleranno solo i tre candidati, cioè Franceschini, Bersani e Marino, gli altri big non saliranno sul palco, la finalissima si gioca alle primarie del 25, e allora perché partecipare all’appuntamento di oggi?
La probabilità che i mille delegati del Pd non arrivino tutti è alta (non a caso è stata affittata la sala di un albergo e non quella di ben altre dimensioni della Fiera di Roma). E comunque diserteranno la convenzione personaggi come Romano Prodi (che si limiterà a un messaggio) e Walter Veltroni (che non farà campagna elettorale per Franceschini). Potrebbe essere assente anche Francesco Rutelli, mentre molti altri faranno una comparsata, tanto per farsi vedere. Tutti gli occhi sono dunque già puntati alle primarie.
Massimo D’Alema è convinto che in quelle consultazioni «Bersani avrà una percentuale maggiore di quella ottenuta nei congressi dei circoli» e al Riformista spiega che se invece vincesse Franceschini ci si troverebbe di fronte a «uno scenario paradossale», essendo queste le regole, aggiunge l’ex ministro degli Esteri, «certamente i dirigenti le rispetteranno. Gli iscritti non so. Ma adesso l’importante è che si impegnino a essere protagonisti anche delle primarie». Ed è su quel «gli iscritti non so», che si è aperto un nuovo fronte polemico nel Pd, dove il veltroniano Enrico Morando accusa D’Alema di volere la scissione.
E a D’Alema risponde anche Beppe Fioroni, che dice: «Non si possono cambiare gli elettori perché non fanno quel che vogliamo noi». Ma Fioroni in realtà non ha grande voglia di far polemiche con gli avversari interni. Anzi. L’ala ex ppi del Partito democratico sembra prepararsi a un’eventuale vittoria di Bersani e tenta di frenare Franceschini. Sull’antiberlusconismo, innanzitutto: «Se la nostra azione politica si limita a questo, rischiamo di produrre l’effetto inverso rispetto a quello voluto e di non conquistare quegli elettori che votano Pdl perché il premier racconta loro che fuori c’è l’orda rossa». Ma Fioroni invita Franceschini alla prudenza anche rispetto allo scontro interno: «Non esiste la storia del vecchio e del nuovo, o dei giovani e meno giovani. Ed è sbagliato alzare il tono del confronto perché il giorno dopo le primarie non ci dobbiamo dividere, anzi, deve esserci un segretario che si assuma la responsabilità di fare la sintesi di tutte le altre posizioni». Un messaggio indiretto a Bersani perché non metta ai margini del partito gli ex popolari.
M. T. M.
Fonte: Corriere.it
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18/06/2009
Caso Bari, il Pdl all'attacco di D'Alema E lui: «Speculazioni, non ne so nulla»
Caso Bari, il Pdl all'attacco di D'Alema E lui: «Speculazioni, non ne so nulla»
L'ex premier: «Denuncio chi dice che manovro le inchieste». In una nota sull'inchiesta pugliese, l'ufficio di presidenza attacca l'eponente Pd: «Come faceva a sapere?»
| Massimo D'Alema ospite di Lucia Annunziata (Sestini) |
ROMA - È scontro a distanza tra il Pdl e Massimo D'Alema sull'inchiesta di Bari e oggetto di un articolo pubblicato dal Corriere della Sera. «Come faceva D'Alema - si legge in una nota dell'ufficio di presidente del Popolo della Libertà - a "immaginare" in anteprima assoluta i contenuti (tutti da verificare) di una nuova inchiesta della procura di Bari dopo la sua visita nella città?». Rincara la dose Niccolò Ghedini, legale del presidente del premier e deputato del Pdl, sostenendo che sarebbe una «straordinaria coincidenza» se Massimo D’Alema avesse parlato di «scosse» senza essere a conoscenza delle notizie sull’inchiesta dei pm di Bari. «Quel giorno - spiega il legale parlando dell'intervista rilasciata dall'esponente del Pd a Lucia Annunziata - D’Alema era a Bari e il fatto che abbia dato questa indicazione e che poi siano usciti questa intervista e questo articolo effettivamente fa pensare». Parole che il presidente della Fondazione Italianieuropei non ha lasciato cadere nel vuoto. «Si sta facendo una vergognosa speculazione - si difende D'Alema -. Quello da me espresso domenica scorsa nel programma In mezz’ora era un giudizio politico, come è stato del tutto evidente a chi ha visto la trasmissione, riferito al governo e al nervosismo del presidente del Consiglio, il quale aveva appena denunciato oscuri e imprecisati complotti contro di lui». «Nessun riferimento, dunque, da parte mia a vicende giudiziarie di cui non so nulla - prosegue in una nota l'esponente dei democratici -. Per quanto riguarda, poi, le insinuazioni prive di qualsiasi fondamento di verità e di riscontri, mi riservo di agire su ogni piano nei confronti dei calunniatori».
«DENUNCIO CHI DICE CHE MANOVRO LE INCHIESTE» - Un avvertimento preciso, quello di D'Alema: «Se qualcuno ha il coraggio di dire che manovro inchieste giudiziarie - chiarisce il democratico - lo denuncio perché è un mascalzone e un bugiardo». «Non si è risposto nel merito e su una vicenda di cui non sapevo nulla. Che sia finito sotto accusa io - ha aggiunto - è incredibile». D'Alema è arrivato a parlare di una «gravissima intimidazione». «Ho letto anch’io, come molti altri cittadini italiani - ha spiegato D’Alema in una nota - le notizie pubblicate questa mattina dal Corriere della sera, cui auspicherei giungessero risposte e smentite di merito, anziché insulti e accuse rivolte a chi, come me, non ha nulla a che vedere in queste vicende».
FRANCESCHINI - Difende l'operato di Da'Alema il leader del Pd Dario Franceschini. «Ha risposto con determinazione e indignazione alle accuse assurde del Pdl. E ha ragione: tutti quelli che lo hanno ascoltato hanno capito perfettamente che quando parlava di scosse si riferiva a fatti politici», afferma il segretario dei democratici in una nota. «Tutto il resto - aggiunge - fa parte del solito copione di Berlusconi e della destra, fatto di attacchi a tutto e tutti, la stampa, l'opposizione, la magistratura, gridando al complotto per cercare di trasformarsi in vittima e raccogliere qualche voto in più ai ballottaggi. Già visto cento volte, non funziona più».
«VICINANZA E SOLIDARIETÀ AL PREMIER» - Nella nota, l'Ufficio di presidenza del Pdl «ha espresso all'unanimità vicinanza e totale solidarietà al presidente Silvio Berlusconi, anche oggi oggetto di un attacco scandalistico». «Sorprende - si legge nel comunicato - che, forse per una inaccettabile competizione tra testate ci si presti a dare corpo a notizie che non trovano riscontro nella realtà, a partire da quella di una candidatura europea del tutto fantasiosa mai ipotizzata da alcuno». «È evidente - continua - che dopo la ricerca spasmodica è ben remunerata, da parte di un gruppo di giornalisti, di ogni notizia, anche la più falsa, in grado di danneggiare l'immagine del premier, si sia aperta la strada a qualsiasi mitomane o persone a caccia di facile notorietà. Basta leggere con attenzione l'intervista apparsa oggi per averne conferma».
«L'OPERATO DEL PRESIDENTE È SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI» - «Si ripete un vecchio clichè - si legge sempre nella nota dell'ufficio di presidenza del Pdl - a cui la sinistra ci ha tristemente abituati». «Il ripetuto tentativo di infangare la vita privata del presidente Berlusconi con rivelazioni scandalistiche - conclude la nota - è peraltro la prova evidente che i suoi detrattori non hanno alcun argomento politico in grado di contrastare efficacemente quanto in 12 mesi il governo Berlusconi ha realizzato di concreto per il paese. Ma l'operato del Presidente nell'affrontare le questioni di politica interna ed internazionale è sotto gli occhi di tutti ed è, per fortuna, soltanto il giudizio degli italiani quello che conta».
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24/05/2009
Il «Patto di Bagnaia» per i giornali ai ragazzi
Il «Patto di Bagnaia» per i giornali ai ragazzi
Osservatorio Giovani-Editori Il summit su stampa e studenti. Ceccherini: un quotidiano per ogni diciottenne
(Siena) — Il primo «patto di Bagnaia», come è stato subito ribattezzato, ha visto la luce sotto una pioggia di flash. E certo non è cosa da tutti i giorni assistere alla stretta di mano con cui due tra i protagonisti della politica italiana, Massimo D'Alema e Gianfranco Fini, hanno siglato insieme al presidente dell'Osservatorio Giovani-Editori Andrea Ceccherini la loro adesione al progetto del Quotidiano in Classe. «Due esponenti di parti distinte — riassume Ceccherini — sono qui a testimoniare il valore per cui leggere serve, soprattutto, a pensare. Un esercizio essenziale se vorremo fare dei giovani di oggi i lettori di domani, e dei cittadini migliori». Un ringraziamento speciale va a Paolo Bonaiuti, «per aver voluto lanciare da qui la sua proposta di un abbonamento gratuito di 6 mesi a un quotidiano ai diciottenni che ne faranno richiesta. Sono orgoglioso che se ne sia convinto sulla base della nostra esperienza, ma non penso sia giusto limitarla ai soli partecipanti al progetto; il Paese cresce solo se crescono tutti i suoi giovani». «Felice e onorato di testimoniare il valore dell'iniziativa» D'Alema, «convinto della necessità di lavorare tutti insieme» Fini. Inizia D'Alema auspicando la rottura del «fronte del male» tra «il cattivo politico, che si riabilita finendo sui giornali, e il cattivo giornalista, che pensa che le dichiarazioni siano notizie», Fini rilancia: «Spero che buona politica e buon giornalismo facciano un patto». Sfumature diverse sulla libertà di stampa, per Massimo «c'è un problema serio di equilibrio dell'informazione», per Gianfranco «se non c'è un editore puro, ci possono essere condizionamenti». Vale anche per la tv?, gli chiede Massimo Gramellini. «Certamente». Il ministro degli Esteri Franco Frattini chiede alla stampa di «fare educazione civica sui nostri valori», con approfondimenti sulla politica estera; parla di immigrazione ed Europa, rassicura il leader dell'Udc Casini (autore di un appello sul Corriere) sul caso Khodorkovsky. Che quella di ieri fosse la giornata della politica si era capito da subito, con la risposta di Giuseppe Guzzetti, presidente Acri (l'associazione delle fondazioni di origine bancaria), a una domanda di Francesco, liceale pisano: «Una legge elettorale con un parlamento nominato e non eletto è qualcosa su cui bisogna riflettere». Guzzetti parla del lavoro delle Fondazioni nelle scuole, di integrazione necessaria, di partecipazione. Sulla lavagna scrive il titolo del proprio intervento: «I giovani devono avere speranza e impegnarsi al cambiamento». Anche Giovanni Bazoli, presidente del Comitato di sorveglianza Intesa San Paolo, sceglie un titolo nella direzione di quella «politica come attività potenzialmente più nobile» le cui sirene, ammette, hanno suonato anche per lui («ma dissi di no»): «La Costituzione come fondamento della convivenza di un popolo». Perfino la tavola rotonda «dei presidenti» — Diego Della Valle (Tod's), Giuseppe Mussari (Banca Monte dei Paschi di Siena), Marco Tronchetti Provera (Pirelli) — è fitta di riferimenti ai quotidiani «distanti dalla gente perché entrano nel Palazzo»; si invocano «chiarezza e trasparenza», i valori cui si richiamano gli stessi ragazzi. Che fino all'ultimo partecipano al dibattito — anche da casa, con punte di 50.000 contatti unici su Corriere.it — attenti, irruenti e provocatori, «irriverenti come avevamo chiesto», li ringrazia Ceccherini. Il dialogo, stavolta, c'è stato davvero.
Gabriela Jacomella
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06/12/2008
È scoppiata la Tangentopoli del Pd
È scoppiata la Tangentopoli del Pd
Roma - Il gen. Veltroni dispiega le sue truppe sul fronte del Sud. È cominciato il nuovo Wargame democratico. Il portavoce dell’esercito confederato, il tenente colonnello Giorgio Tonini, ha lanciato l’ultimatum. Il diktat è secco ed è rivolto ai dalemiani. «Ritiratevi - ha proclamato Tonini sull’Espresso - o vi stermineremo tutti». Il gen. D’Alema, tornato dal paese di Pancho Villa, pseudonimo di Doroteo Arango Arambula, col proposito di fare piazza pulita delle truppe veltroniane, ha chiesto la tregua e riconosce la leadership dell’ex sindaco di Roma. Fuori di metafora sta per iniziare la più drammatica battaglia finale fra i due dioscuri del Pd. L’esito non è scontato. Il modello di Wargame elaborato dagli strateghi veltroniani ricorda la battaglia finale contro Craxi condotta negli anni in cui regnava Occhetto e Mani Pulite liquidava l’anomalia socialista.
Non c’è realtà del Mezzogiorno, con punte che arrivano fino a Firenze, in cui la «questione morale» non stia devastando il potere locale del Pd. Il caso limite è a Napoli dove un’intera stagione, contrassegnata dal super potere di Antonio Bassolino e dall’annichilimento di tutta la classe politica avversaria, sta volgendo al termine. Un’inchiesta via l’altra sembrano scandire gli ultimi giorni dell’impero di don Antonio. La Calabria è un altro dei nervi scoperti del potere Pd e più in generale del vecchio centro-sinistra. La Basilicata è entrata nell’occhio del ciclone. Si attendono notizie dalla Puglia.
Il Pd meridionale è quasi interamente dalemiano. Non c’è dappertutto una gestione diretta del líder Maximo, ma tutti i protagonisti della vita politica, e spesso delle inchieste, hanno fatto riferimento all’ex premier. Veltroni, appena incoronato capo del partito avverso a Berlusconi, si era segnato in agenda la resa dei conti nel Sud. Per un lungo periodo aveva rifiutato l’idea di un coordinamento del Pd del Nord per evitare che il coordinamento del Pd del Sud finisse nelle mani di Nicola Latorre, splendido luogotenente di Massimo D’Alema. In questa parte del Paese il tentativo di inserimento del nuovo leader si era bloccato di fronte alle resistenze dei dalemiani. Una classe dirigente ex comunista e democristiana, che aveva cercato nel potere locale quella forza che perdeva nel radicamento sociale, si era rivolta a D’Alema come al suo principale protettore. E D’Alema aveva accettato l’investitura persino nel feudo di Antonio Bassolino che, dopo aver tentato di fare della Campania la roccaforte antidalemiana, si era dovuto arrendere alla proposta di protezione dell'ex premier. D’Alema impelagato nel Sud, Veltroni re indiscusso e spodestato del regno di Roma. Di qui la tentazione della battaglia finale.
Non si capisce l’alleanza con Di Pietro se non si coglie l’incombere della «questione morale» nel Pd. D’Alema, come Bettino Craxi, ha sviluppato le sue qualità di leader coprendo e facendosi forza di un sistema di potere nel partito che ha badato alla sostanza. Dovunque c’erano voto e consensi lì il sistema di potere si metteva all’ombra del grande capo. Negli anni questo reticolo di rapporti è diventato un dominio pressoché incontrastato su tutto il partito del Sud che aveva avuto accesso al governo locale. La parentesi di Fassino era trascorsa senza modificare i rapporti di forza. Il segretario sabaudo non aveva neppure tentato di mettere naso nelle faccende del Sud. Veltroni ha questa ambizione. Ma soprattutto pensa di far pagare a D’Alema il prezzo della copertura di tutti i cacicchi del Sud. Quasi vent’anni dopo Mani Pulite, l’erede di Occhetto pensa di costruire la propria fortuna e di liquidare il suo amico-nemico di sinistra con la definitiva battaglia per la «questione morale».
Vent’anni fa il partito di Occhetto ottenne la liquidazione del Psi di Craxi. Oggi il Pd di Veltroni, adottando contro D’Alema la strategia che liquidò Craxi, è sul punto di esplodere. È un buffo contrappasso della storia quello per cui chi sopravvisse alla «questione morale» rischia di pagarne le conseguenze pochi decenni dopo. Il Wargame è appena agli inizi. Walter ha disposto le truppe dei propagandisti, interi gruppi editoriali sono stati messi in allarme. Ma D’Alema è un osso duro.
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04/12/2008
D'Alema: «Via Walter? Non lo chiedo io»
D'Alema: «Via Walter? Non lo chiedo io»D'Alema: «Sostituire Veltroni? Se lo ritenessi necessario lo direi prima di tutto a lui». «Ma i problemi del Pd vanno affrontati». E sull'associazione Red: «Non è una corrente»
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| Massimo D'Alema |
«AFFRONTARE I PROBLEMI» - D'Alema è convinto che nel centrosinistra ci siano dei problemi ma non pensa che sia venuto il momento di una resa dei conti. Piuttosto, ha detto, «penso che è ora di affrontare i problemi seri, non esorcizzandoli dando la colpa a oscuri complotti che è una risposta semplicistica». «Il problema non è su Veltroni che deve continuare il suo mandato e nessuno deve insinuarlo - ribadisce l'ex vicepremier - ma la necessità di affrontare i nodi reali a cominciare dalla discussione su quale partito costruire, quali regole, come governare i conflitti in periferia». E per farlo «c'è la conferenza programmatica e mi sembra ragionevole rispettare il calendario».
«RED NON E' UNA CORRENTE» - D'Alema sa bene che la sua area politica viene considerata particolarmente ostile nei confronti di Veltroni. E che l'associazione Red di cui lui stesso è il principale riferimento viene considerata una sorta di gruppo di fronda all'interno del Partito democratico. Ma è una semplificazione che non condivide: «Red è un'associazione culturale - ha puntualizzato - ed è buffo pensare che sia l'attività di una corrente. Domani alla giornata sulle riforme ci sono Andreotti e Bonino e faccio fatica a pensare a loro come a dalemiani. Purtroppo in un dibattito politico così inquinato e avvelenato è difficile far capire come stanno le cose». E lo stesso dicasi per Italianieuropei, la fondazione che D'Alema presiede con Giuliano Amato: «Red affianca la Fondazione in un'attività di ricerca e dibattito, che raccoglie alcune migliaia di iscritti in tutta Italia, che normalmente non sono dirigenti del Pd nè iscritti e questo rende ancora più buffa l'immagine della corrente».
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22/10/2008
Botta e risposta tra D'Alema e Brunetta
Botta e risposta tra D'Alema e BrunettaL'ex ministro degli Esteri: «È un energumeno tascabile con la sua virulenta campagna contro il "pubblico"», replica del ministro: «Volgarità razziste, senza potere ha perso la testa»
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| Massimo D'Alema |
«VOLGARITÀ RAZZISTE» - «Alle volgarità razziste del deputato D'Alema non replico», ha risposto Brunetta. «Evidentemente la mancanza di potere gli ha fatto perdere la testa».
BERLUSCONI: «NOI LAVORIAMO, ALTRI IN PIAZZA» - In precedenza a Napoli all'assemblea degli industriali campani, Silvio Berlusconi aveva di nuovo criticato la scelta del Pd di manifestare contro il governo sabato prossimo: «Non è andando in piazza a manifestare contro chi vuole fare le riforme che si risolvono i problemi del Paese. L'Italia possiamo salvarla solo noi e non andando in piazza o in tv a farneticare».
REPLICA VELTRONI - A Berlusconi ha replicato il segretario del Pd Walter Veltroni: «Chi dice questo è la stessa persona che parlava due anni fa da un palco in piazza San Giovanni contro il governo Prodi».
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14/10/2008
Nasce YouDem, la tv del Pd Col benvenuto del "rivale" D'Alema
Nasce YouDem, la tv del Pd Col benvenuto del "rivale" D'AlemaIL SALUTO DI OBAMA E FASSINO. la partenza nel giorno del primo anniversario delle primarie. Studi a sfondo verde, partono le trasmissioni della web tv voluta da Veltroni. Proprio con l'intervista al leader Pd
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| Silvia Perdichizzi conduce la rassegna stampa su YouDem.tv |
ANNIVERSARIO DELLE PRIMARIE - D'altra parte la data di esordio di YouDem.tv non è casuale: avviene a un anno esatto dalle primarie che hanno portato Veltroni alla segreteria. Ed è proprio il leader a mostrarsi in video per presentare la sua «creatura». Nello studio dove il colore dominante è verde (il colore del partito), il segretario dei democratici oltre che di crisi finanziaria di Rai e Consulta e di banche si rivolge al pubblico scusandosi in anticipo per eventuali intoppi e «approssimazioni del caso». «È come quando partono i giornali nuovi» puntualizza Walter. La web tv sarà un progetto «di apertura, una televisione orizzontale e non verticale, fatta insieme agli utenti», spiega Veltroni citando anche la sua pagina sul social network Facebook, in cui conta ben 9.000 amici.
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| Walter Veltroni in onda su YouDem.tv |
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