17/06/2010

Il Consiglio europeo: «Tassa sulle banche, paghi chi ha provocato la crisi»

Il Consiglio europeo: «Tassa sulle banche, paghi chi ha provocato la crisi»

Bce: «Subito riforme strutturali. Forse necessarie altre misure». La Merkel: «Bisogna tassare chi ha messo a rischio il mercato»

 

Il palazzo del Consiglio europeo a Bruxelles (Ansa)
Il palazzo del Consiglio europeo a Bruxelles (Ansa)

BRUXELLES - «Bisogna tassare chi ha messo a rischio il mercato»: lo ha detto la cancelliera tedesca, Angela Merkel, sostenendo «l'idea sia una tassa sulle banche sia di una tassa sulle transazioni finanziarie». Per la cancelliera - che ha parlato arrivando al vertice dei leader della Ue in programma a Bruxelles - «i mercati finanziari devono essere resi più responsabili».

CONSIGLIO EUROPEO - E proprio dal vertice europeo di Bruxelles dovrebbero arrivare le prime decisioni di riforma del sistema finanziario europeo. Nella bozza che sarà discussa dal Consiglio Europeo si legge che i Paesi dell'Unione Europea dovrebbero introdurre un «prelievo» sugli istituti finanziari per far sì che contribuiscano al costo della crisi. Il prelievo sulle banche, si sottolinea nella bozza di conclusioni, dovrebbe comunque essere parte di un quadro «credibile». Per i 27 occorre quindi portare avanti con «urgenza» la valutazione sulle caratteristiche del prelievo e le questioni relative a «condizioni di parità» nella sua applicazione. Il vertice chiede quindi a Consiglio e Commissione di portare avanti i necessari approfondimenti e riferire nuovamente in materia al vertice che si terrà il prossimo ottobre.
Rafforzare la parte sia preventiva che correttiva del Patto di stabilità e crescita con possibili sanzioni o incentivi collegati al risanamento dei conti pubblici: anche su questa necessità il Consiglio Europeo concorda secondo sempre quanto si legge ancora nella bozza di conclusioni. L'apposita task force istituita a livello Ue dovrà quindi portare avanti i lavori su questo fronte «al fine di disporre di un sistema coerente e progressivo che assicuri condizioni di parità negli Stati membri». Si terrà debitamente conto - si legge sempre nella bozza - della situazione particolare degli Stati membri appartenenti alla zona euro e degli obblighi ai sensi dei Trattati». Tutti i Paesi dell'Unione Europea dovranno disporre di regole di bilancio nazionali e quadri di bilancio a medio termine in linea con il Patto di stabilità. Per quanto riguarda la disciplina di bilancio, «gli istituti di statistica dovrebbero essere pienamente indipendenti» e deve essere assicurata la qualità dei dati statistici.
«Tutti gli Stati membri sono pronti, se necessario, a prendere misure aggiuntive per accelerare il risanamento di bilancio» si legge ancora nel progetto di conclusioni del Consiglio Ue, nel quale si ricorda come «vari Stati membri hanno di recente rafforzato e concentrato nella parte iniziale il risanamento dei conti pubblici». Nella bozza si legge ancora come nel mettere a punto nuove manovre «la priorità dovrebbe essere data a strategie di risanamento dei conti pubblici favorevoli alla crescita e imperniate soprattutto sul contenimento della spesa. Il miglioramento del potenziale di crescita dovrebbe essere considerato fondamentale per agevolare il risanamento dei conti pubblici nel lungo termine».

BCE - E le decisioni che si appresta a varare il Consiglio europeo trovano concorde anche la Bce. La Bce «condivide appieno il punto di vista dei ministri finanziari dell'Eurozona riguardo alla priorità di arrestare e invertire l'incremento del rapporto debito-pil e accoglie con soddisfazione l'impegno di intraprendere un'azione immediata a tal fine» scrive la banca centrale nel bollettino mensile di giugno.

RIFORME STRUTTURALI - La Bce invita ancora i governi a procedere nelle riforme strutturali per garantire una ripresa della crescita e dell'occupazione. La banca centrale europea avverte inoltre che «i paesi che presentano problemi di competitività nonchè squilibri interni devono intervenire con urgenza». A tal fine, osserva l'Eurotower, le contrattazioni salariali dovrebbero consentire un opportuno aggiustamento dei salari alle condizioni di competitività e di disoccupazione. Altrettanto essenziali sono le misure tese a incrementare la flessibilità dei prezzi e la competitività non di prezzo. La Bce stima per il prossimo futuro di Eurolandia «un ritmo di crescita moderato nell'area dell'euro, a fronte di perduranti tensioni in alcuni segmenti dei mercati finanziari e di un livello insolitamente elevato di incertezza». La banca centrale ritiene che tra i fattori che potrebbero frenare la ripresa figurino «il processo di aggiustamento dei bilanci in corso in diversi settori» e «le prospettive di debolezza del mercato del lavoro». «In prospettiva le aspettative per l'occupazione sono migliorate dai loro minimi, ma suggeriscono tuttora ulteriori, seppur relativamente moderati aumenti della disoccupazione nell'area dell'euro nei mesi a venire» scrive ancora la Bce dopo aver ricordato che ad aprile il tasso dei senza lavoro ad aprile nell'Eurozona ha toccato il 10,1% al livello più elevato dal 1998.

Redazione online


24/05/2010

Premi dei manager, in arrivo la maxistangata di Tremonti

Premi dei manager, in arrivo la maxistangata di Tremonti

Manovra da 24 miliardi. Aumenta l'aliquota su bonus e stock option. Condono, Decideranno le regioni

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ROMA - È la richiesta che gli è arrivata da più parti per rendere più equa una manovra carica di sacrifici per molti. Ed è l’unica strada per non incappare nella incostituzionalità della norma che riduce lo stipendio ai vertici della pubblica amministrazione. Giulio Tremonti sabato ne ha discusso a lungo con Gianni Letta, Maurizio Sacconi, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti ed Emma Marcegaglia. Dunque, a meno di sorprese, la misura farà parte della manovra 2011-2012: l’innalzamento del 10% della tassazione su stock option e bonus aziendali.

Per i maxicompensi ai manager privati è la seconda stangata in pochi anni. A giugno del 2008 fu una circolare dell’Agenzia delle Entrate a porre fine al regime agevolato al 12,5%. Da allora, manager come Corrado Passera, Alessandro Profumo o Fulvio Conti devono pagare su quei compensi le tasse come se si trattasse un qualunque altro reddito, ovvero l’imposta massima al 43%. Ad essa ora si aggiunge un ulteriore aggravio del 10%. In questi giorni non c’è ministro che non abbia ricevuto telefonate di lamentela da parte degli alti gradi della pubblica amministrazione. «Un assedio», avrebbe riferito Tremonti nei colloqui riservati. Il ministro dell’Economia spera così di spegnere ogni polemica, compresa quella montata da parte dell’ala finiana del partito, preoccupata di non scontentare il suo elettorato di riferimento, gli statali. In nome dell’equità, Tremonti ha rivisto al rialzo anche il limite oltre il quale i dipendenti pubblici dovranno pagare l’una tantum del 10%: non più a 75mila, bensì a 90mila euro.


Da sindacati e Confindustria è arrivata invece la richiesta, accolta, di ritentare l’introduzione di una fiscalità di vantaggio al Sud. La norma messa a punto prevede la sperimentazione di aree nelle «zone franche urbane» individuate dal ministero dello Sviluppo. Per la sanità la soluzione sarà «federalista». Niente revisione del Patto per la Salute, né il governo imporrà ticket o tetti insormontabili alla spesa farmaceutica. Ogni Regione si regolerà come crede: se vorrà imporre il ticket sulla diagnostica lo potrà fare. L’importante sarà non superare i tetti di spesa, diversamente scatteranno sanzioni e aumenti automatici delle addizionali Irpef e Irap.

Stessa cosa avverrà per la regolarizzazione di immobili fantasma e per il condono edilizio: fatte salve le norme paesaggistiche, ogni Regione deciderà dove porre i paletti fra la mera emersione di irregolarità fiscali e la sanatoria degli abusi. Dall’ultima bozza della manovra salta anche il tetto di reddito per gli assegni di accompagnamento degli invalidi. Troppe le polemiche delle associazioni, il governo si limiterà a rafforzare i controlli dell’Inps.

Resta ancora un punto interrogativo su quale sarà la nuova soglia oltre la quale non sarà più possibile effettuare pagamenti in contanti. Oggi è a 12.500 euro, Tremonti avrebbe voluto farla scendere a tremila, il premier la considera troppo bassa. Berlusconi ha chiesto di fissare l’asticella a settemila, l’ultima bozza della manovra ipotizza un limite a 5.000 euro. Oltre quella cifra sarà obbligatorio usare strumenti «tracciabili» come carte di credito e assegni. «Tracciabili», oltre una certa soglia, saranno anche le fatture.


Alla fine l’entità complessiva della manovra dovrebbe fermarsi a 24 miliardi. I tempi per l’approvazione definitiva sono strettissimi. Nella peggiore delle ipotesi il via libera arriverà dal consiglio dei ministri di venerdì. Tremonti, preoccupato di subire attacchi speculativi sui mercati, è però determinato a chiudere mercoledì, prima dell’Assemblea di Confindustria e del vertice Ocse di Parigi, giovedì, al quale è atteso insieme a Berlusconi. L’agenda di Tremonti prevede l’incontro con le parti sociali martedì, oggi stesso dovrebbe essere convocata la Consulta economica del Pdl. L’ultima parola sulla manovra uscirà da lì.

ALESSANDRO BARBERA


23/02/2010

«La corruzione è dilagante L'Italia può restare schiacciata»

«La corruzione è dilagante L'Italia può restare schiacciata»

 


L'allarme dell'ex ministro dell'Interno Pisanu: subito le norme anticorrotti del premier e antimafia. Ma basterà?

 

Giuseppe Pisanu (Emblema)
Giuseppe Pisanu (Emblema)

Una nuova Tangentopoli? L’Italia del 2010 come quella del 1992? «No. Per certi versi, siamo oltre. Allora crollò il sistema del finanziamento dei partiti. Oggi è la coesione sociale, è la stessa unità nazionale a essere in discussione, al punto da venire apertamente negata, anche da forze di governo. Si chiude l’orizzonte dell’interesse generale e si aprono le cateratte dell’interesse privato, dell’arricchimento personale, della corruzione dilagante».

«Sono giorni che vado maturando queste parole - dice Giuseppe Pisanu, capo della segreteria politica di Moro, ministro dell’Interno, oggi presidente dell’Antimafia -. Esitavo a dirle, perché mi parevano eccessive. Apocalittiche. Poi mi sono ricordato che in Giovanni il linguaggio apocalittico è l’altra forma del linguaggio profetico. Quindi non credo di esagerare se dico che è il Paese a essere corrotto. C’è la corruzione endemica, denunciata dalla Corte dei Conti; e c’è quella più strutturata e sfuggente delle grandi organizzazioni criminali, tra le più potenti al mondo. In ordine d’importanza: ’ndrangheta, Cosa Nostra, camorra». La ’ndrangheta calabrese più importante della mafia siciliana? «Sì. A Milano controlla il 90% delle cosche. Ogni anno le mafie riversano su tutta l’Italia fiumi di danaro sporco, che vengono immessi nell’economia legale con l’attiva collaborazione di pezzi importanti della società civile: liberi professionisti, imprenditori, banchieri, funzionari pubblici e uomini politici a ogni livello. Tiri le somme, e capirà perché l’Italia è così in basso nelle graduatorie mondiali sulla corruzione e le libertà economiche».

Ma dell’inchiesta sulla Protezione Civile che idea si è fatto? «Non parlerei di nuova Tangentopoli. Il contesto è diverso anche se il fango è lo stesso. Speriamo che si arrivi presto alla verità e senza vittime innocenti. Diciotto anni fa furono troppe, e la giustizia pagò i suoi errori perdendo dignità e consenso. Bertolaso è un efficiente manager dello Stato, che ha lavorato bene; mi chiedo però se, fermi restando i suoi grandi meriti, non sia rimasto anche lui vittima della logica dell’emergenza. Lasciamo ai magistrati e agli avvocati la vicenda giudiziaria. Interroghiamoci piuttosto sul dilagare della corruzione pubblica e privata e sui rimedi necessari, prima che disgreghi le basi della convivenza civile e delle istituzioni democratiche». Dice Pisanu che «il Paese rischia di piegarsi sotto il peso dell’illegalità. Non sarei così preoccupato se fossi sicuro della tenuta della società civile e dello stesso patto costituzionale».

Non le dice nulla la coltre d’indifferenza calata sulle celebrazioni dei 150 anni dell’unità nazionale? «Nel 1961 celebrammo il centenario all’insegna del miracolo economico e della continuità ideale tra Risorgimento, Resistenza ed europeismo. Oggi l’idea dell’unità nazionale è ridotta a mera oleo g r a f i a , quando non è apertamente negata. Basta guardarsi intorno: crisi generale e immigrazione maldigerita; riletture faziose della storia risorgimentale e serpeggianti minacce di secessione; crescente divario economico e sociale tra il Nord e il Sud del Paese. È un’Italia divisa e smarrita. Non a caso, le indagini sociologiche ci rivelano un 25-30% di italiani reciprocamente risentiti e sempre più distanti gli uni dagli altri. Il peggio è che il risentimento è entrato anche in taluni gruppi politici e, tramite loro, influenza comportamenti istituzionali e prassi di governo ». Pensa alla Lega? «Certo, ma non solo. Anche ai vari movimenti sudisti, da Lombardo alla Poli Bortone a Bassolino: le leghe prossime venture. In generale, è chiaro che, quando si riduce la nozione stessa di bene comune, decade lo spirito pubblico, si allentano i vincoli della legge e si spiana la strada alla corruzione».

Quali allora i rimedi? «Si ponga mano subito alle proposte anticorruzione di Berlusconi. Al riordino della pubblica amministrazione. Al taglio dei rapporti incestuosi tra economia e politica. Al regolamento antimafia per la formazione delle liste». Sulla legge anticorruzione molti ministri sono perplessi. «Penso e spero che le perplessità siano state di carattere formale, che non riguardino l’obiettivo della lotta alla corruzione. Ma, posto che queste cose si facciano, non basteranno. Secondo me, si dovrà agire più in profondità: nelle viscere della "nazione difficile", dove il patto unitario e il contratto sociale debbono essere rinnovati ogni giorno come il famoso plebiscito di Renan. Il problema è innanzitutto politico, e non possiamo certo risolverlo con il bipolarismo selvaggio, con lo scontro sistematico tra maggioranza e opposizione che ha trasformato questo primo scorcio di legislatura in una snervante campagna elettorale. Serve invece il confronto delle idee, serve la competizione democratica, in cui vince chi indica le soluzioni migliori ai problemi che abbiamo davanti».

Sostiene Pisanu che «è necessario un profondo rinnovamento del ceto politico. A condizione che lo si realizzi con strumenti neutrali: non sia la magistratura ma la politica a guidare il processo, o meglio siano gli elettori, grazie a una nuova legge elettorale che consenta ampia libertà di scelta. Il ricambio ci potrà salvare se servirà davvero a migliorare la qualità della classe politica. Come diceva Fanfani, "si può essere bischeri anche a diciott’anni". La Commissione antimafia da me presieduta darà il suo contributo facendo, dopo le Regionali, una verifica accurata sugli eletti. Abbiamo il potere di avvalerci delle strutture dello Stato, delle forze dell’ordine, della stessa magistratura, e lo useremo. Siamo in grado di fare gli accertamenti più scrupolosi e approfonditi, e li faremo».

«La questione morale non solo esiste; è antica come le Sacre Scritture e moderna come la nostra Costituzione - dice Pisanu -. Ne parla il nuovo libro di Giovanni Galloni, che riferisce l’ultimo colloquio con Dossetti prima della sua morte, in cui il vicesegretario della Dc degasperiana ammonisce che, finita l’epoca dei partiti ideologici, si deve tornare alla cultura politica della Carta costituzionale. Certamente vengono da lì i valori e le regole di cui abbiamo bisogno per vincere non soltanto la corruzione ma anche la più estesa malattia politica che sta mettendo a dura prova l’Italia. Il pericolo che corriamo mi ricorda la frase che feci riprodurre suimanifesti della Dc in morte di Aldo Moro. Un pensiero che lo assillava negli ultimi tempi della sua vita: "Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se non nascerà in noi un nuovo senso del dovere"».

Aldo Cazzullo


26/08/2009

Pavel Nedved annuncia il ritiro definitivo

Pavel Nedved annuncia il ritiro definitivo

 

L'ex Pallone d'oro ceco. «Ho deciso di non accettare alcuna offerta tra quelle arrivate nelle ultime settimane»

 

Pavel Nedved
Pavel Nedved

PRAGA - Pavel Nedved lascia il calcio. Questa volta l'annuncio è definitivo (pare). Il 26 febbraio, all'indomani dell'eliminazione della Juventus in Champions League, aveva annunciato la sua decisione di appendere le scarpe al chiodo. Poi però ci aveva ripensato e se qualcuno lo avesse chiamato... «Ho deciso di non accettare alcuna offerta tra quelle arrivate nelle ultime settimane», ha detto l'ex Pallone d'oro, «e di mettere fine alla mia carriera». Secondo numerose indiscrezione, l'ex capitano della nazionale ceca nei giorni scorsi sarebbe stato contattato anche dal suo ex allenatore quando era alla Lazio, Sven-Goran Eriksson, per averlo al Notts County. Altre voci lo davano in Egitto, negli Stati Uniti o negli Emirati all'al-Ahli, mentre in estate si era parlato di un clamoroso ingaggio all'Inter. I tifosi bianconeri anche domenica scorsa gli hanno dedidato cori d'affetto durante Juve-Chievo. «Voglio solo dedicare tutto il mio tempo alla mia famiglia, a mia moglie e ai miei bambini. Ringrazio tutti i tifosi per il sostegno che mi hanno dato nella mia carriera», ha scritto Nedved sul suo sito web. Secondo alcune indiscrezioni Nedved, 37 anni domenica prossima, potrebbe ora valutare una proposta della Juventus per far parte dello staff tecnico del club bianconero.


10/07/2009

Corse e spintoni, tensione dopo la foto

Corse e spintoni, tensione dopo la foto


Al g8 a l'Aquila. Un uomo si avvicina troppo a Gheddafi dopo la foto di gruppo. E si crea il caos. Travolto Sarkozy

 

L'AQUILA - Attimi di tensione durante l'ultima foto di gruppo a L'Aquila, quella che ha concluso il vertice nel capoluogo abruzzese. Leader stretti uno accanto all'altro, membri delle delegazioni, fotografi e reporter che si avvicinano troppo ai Grandi e servizi di sicurezza che si incrociano. Un parapiglia aggravato, o forse addirittura provocato, dal fatto che una persona ha provato ad avvicinarsi al leader libico Gheddafi, mettendo in allarme le guardie del corpo del colonello.

RESSA - I capi di Stato di governo si sono schierati in bella fila per l'immagine che suggella il summit. Ma quando sono state sciolte le righe, per la prima volta in tre giorni sono saltate tutte le rigidissime misure di sicurezza osservate per la stampa. Fotografi e cameraman si sono lanciati senza più filtri verso i leader che a uno a uno salivano sui quadricicli elettrici per lasciare l'area del vertice per riprenderli finalmente da vicino. Gli uomini della sicurezza non ci hanno pensato un attimo e si sono messi a correre ognuno verso il proprio "protetto": i russi, in particolare, si sono lanciati verso il presidente Dmitry Medvedev e i libici verso Muammar Gheddafi che gli stava alla destra. Il risultato? Un po' di ressa nel grande piazzale della scuola della Guardia di Finanza di Coppito e un capannello nella zona in cui si trovava il leader libico, scortato come sempre anche da un'amazzone. I servizi d'ordine, compresi quelli nazionali, hanno faticato non poco a mettere un po' di ordine e consentire a tutti di guadagnarsi un varco verso l'uscita.

«NESSUN FERMATO» - Nel video diffuso dal circuito chiuso a disposizione dei giornalisti, si sono viste diverse persone avvicinarsi ai leader, tanto che Nicolas Sarkozy è stato travolto. Il presidente francese è stato investito dagli agenti di scorta ai colleghi. Il capo dell'Eliseo ha dovuto scansare e allontanare da se diversi energumeni che lo hanno spintonato senza tanti complimenti. Tutto comunque si è risolto senza problemi e nessuno, sottolineano fonti della sicurezza, risulta fermato.

 


Berlusconi: «In futuro le decisioni più importanti si prenderanno nel G14»

Berlusconi: «In futuro le decisioni più importanti si prenderanno nel G14»

 

Il premier: «Sono per mantenere tutti format, ma il G14 può diventare punto fondamentale per governance», «ad agosto prenderò casa all'aquila per seguire la ricostruzione»

 

L'Aquila, seconda giornata del G8: il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, arriva alla Main Conference per la riunione del G8, G5 ed Egitto (Ansa)

 

L'AQUILA - «Sempre più il G14 potrà diventare un punto fondamentale per la governance del pianeta. Tutti i format sono validi e resteranno in piedi a partire da quello del G8, costituito da paesi che fondano la loro politica su valori condivisi come la libertà e la democrazia e quindi credo che il discorso tra i leader del G8 deve essere portato avanti, ma io sono per mantenere tutte le formule G8, G14, G20. Tuttavia penso che in futuro le decisioni più importanti si prenderanno all'interno del G14» ha dichiarato il premier Silvio Berlusconi nella conferenza stampa finale del G8 dell'Aquila, in cui ha sottolineato come il vertice sia «pienamente riuscito».

 

 

Lula con Berlusconi (Ap)

Il Presidente Lula con Berlusconi

Una maglietta giallo-oro della nazionale brasiliana di calcio autografata: è questo il regalo che il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha donato al presidente americano Barack Obama (Ap)

Una maglietta giallo-oro della nazionale brasiliana di calcio autografata: è questo il regalo che il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha donato al presidente americano Barack Obama (Ap)

 

ECONOMIA - Poi il premier è passato a parlare della crisi economica ribadendo il suo tradizionale ottimismo: « Il G8 ha prodotto risultati tutti positivi, il più importante è la fiducia e la speranza nei confronti della crisi. Non ci sono elementi per pensare che la crisi economica si possa aggravare» ha detto Berlusconi. Il capo del governo ha espresso anche la preoccupazione per il ritorno della speculazione, in particolare per quanto riguarda i prezzi del petrolio. « Nel corso del G8 si è manifestato disappunto sul fatto che siano riprese le speculazioni internazionali. In particolare sui prezzi del petrolio, ma anche del ferro, della soia, del grano e del riso e il vertice ha dato mandato agli organismi internazionali preposti che decidano come intervenire soprattutto sugli edge fund».
L'economia non può essere governata solo su base nazionali, servono leggi valide per tutto il mondo. Per uscire dalla crisi serve l'apertura del commercio in tutto il mondo» ha spiegato ancora Berlusconi.

CLIMA - «Abbiamo parlato anche di cambiamenti climatici» ha aggiunto Berlusconi per il quale «I risultati raggiunti sul clima rappresentano un grande successo» del summit G8 dell'Aquila». Berlusconi, ha citato, tra le altre, le «aperture molto, molto importanti» da parte di Cina ed India, disposte ad «assoggettarsi ad alcuni impegni» concreti. «Sul clima India e Cina hanno detto che non avranno le nostre stesse regole, ma a nuovi impegni sono pronti ad assoggettarsi. Con una metafora ci hanno detto che è come se un uomo magro avesse la stessa dieta di un uomo grasso» ha sottolineato ancora Berlusconi. Poi il premier ha aggiunto: «L'amministrazione Usa ha cambiato sul clima la politica della precedente amministrazione e vuole essere alla testa della lotta al riscaldamento mondiale». E per questo il Cavaliere ha parlato «di successo sul clima».

POLITICA INTERNAZIONALE - «C'è stata l'unanimitá sui temi di politica internazionale. Siamo convinti che non si possa assolutamente permettere che l'Iran si doti di armi nucleari» ha detto ancora Berlusconi. Il presidente del Consiglio ha ribadito che bisogna avviare un dialogo forte con l'Iran e «i tempi del dialogo non possono essere troppo estesi».

AIUTI AI PAESI POVERI - «Avevano raggiunto attraverso una iniziativa chiamata «Aquila food security» la cifra di 15 miliardi di dollari in aiuti ma dopo le sessioni di lavoro a cui hanno partecipato anche i Paesi africani abbiamo avuto la soddisfazione di potere passare da 15 miliardi a 20 miliardi di dollari in tre anni» ha spiegato ancora Berlusconi parlando degli aiuti per i Paesi africani.

VICENDE PERSONALI - Berlusconi rispondendo alle domande dei giornalisti fa un punto sulle sue vicende private e sulle polemiche di questi giorni. «Io non ho goduto di nessuna tregua. La situazione è rientrata nella normalità, è la stampa che ha attaccato me, qualche volta qualche risposta l'ho data...», dice il premier.

RAPPORTO CON OBAMA - «Ho avuto un rapporto molto cordiale con Obama» ha detto ancora il premier . «Ieri a cena siamo stati seduti vicini - ha detto Berlusconi - ci siamo parlati in modo simpatico. Lui mi ha parlato della sua vita privata, io gli ho parlato della mia vita privata. Abbiamo aperto un discorso che potrà sfociare in una stima, simpatia, amicizia, che io credo faciliti i rapporti fra tutti i leader. Ho sempre collaborato con tutte le amministrazioni americane, con quella di Clinton, con quella di Bush, al quale ancora mi sento legato da un'amicizia personale, ma devo riconoscere che la nuova amministrazione americana non ha sbagliato un passaggio in politica internazionale e quindi complimenti ancora ad Obama». Obama, del resto, - ha aggiunto Berlusconi - ha stupito tutti. Nonostante non abbia una lunga vita politica nè fosse stato prima governatore, sta dimostrando grande buon senso, capacità di riflessione, profonda acutezza e una capacità di relazioni veramente mirabile. Non dico soltanto un pensiero che è mio - aggiunge il premier - ma un pensiero condiviso da tutti i colleghi intorno alla nuova stagione della politica americana e sul comportamento del presidente Obama».

AGOSTO ALL'AQUILA - Poi il premier ha ribadito la sua volontà di seguire la ricostruzione dell'Aquila spiegando che sarà ad agosto nel capoluogo abruzzese per seguire i lavori: «Sto cercando una casa per venire qui ad agosto: ci tengo troppo a questo risultato di consegnare le prime case entro settembre e credo sia opportuna una mia presenza: l'occhio del padrone, si dice, sappiamo cosa produce...».
«Domani sarò qui all’Aquila alla cerimonia che vedrà completata la prima casa ricostruita» ha spiegato ancora Berlusconi, aggiungendo che «i cantieri procedono con tre giorni di anticipo sul programma».
«Dopo novembre cominceremo a pensare alla ricostruzione degli edifici lesionati o distrutti» dal terremoto dell'Aquila. Nel centro storico «i tempi sono quasi artigianali e il tempo sarà contato non in mesi ma in anni. Ma ricostruiremo L'Aquila entro la legislatura».

RAPPORTO CON L'OPPOSIZIONE - Berlusconi si è poi soffermato sulla possibilità di instaurare un clima di collaborazione con l'opposizione sulla politica estera. «Se cambiamo l'opposizione certamente sì...», dice il premier rispondendo una domanda di un giornalista. «Sulla politica estera non c'è bisogno di nessun rilancio, l'Italia è stata sempre protagonista», ha concluso il premier.


26/01/2009

Lefebvriani, divide vescovo negazionista La comunità ebraica: il Papa decida

Lefebvriani, divide vescovo negazionista La comunità ebraica: il Papa decida

 

Le polemiche dopo la revoca della scomunica ai quattro vescovi ordinati da lefbvre. Gattegna (Ucei): «Il negazionismo è un'infamia. Aspettiamo un gesto positivo dalla chiesa cattolica»

 

 

ROMA - È ancora bufera su Richard Williamson, uno dei quattro vescovi ordinati da Lefebvre che hanno ricevuto il «perdono» pontificio, al centro delle polemiche per aver negato in un'intervista l'esistenza delle camere a gas naziste e ridotto il numero degli ebrei uccisi a 300 mila, prima che Ratzinger decidesse di revocare la scomunica. «La riabilitazione è un fatto interno alla chiesa e su quello non voglio interferire ma sul negazionismo abbiamo molto da dire perché lo riteniamo un'infamia. Ci auguriamo che con la chiesa cattolica questo sia solo un momento di difficoltà e aspettiamo un gesto positivo» ha detto il presidente dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei), Renzo Gattegna.

 

L'ordinazione dei quattro vescovi lefebvriani la cui scomunica è stata revocata da Benedetto XVI (Ap)
L'ordinazione dei quattro vescovi lefebvriani la cui scomunica è stata revocata da Benedetto XVI
«CI AUGURIAMO UNA SMENTITA» - «In questo momento - spiega Gattegna - siamo attenti osservatori delle decisioni che la Chiesa prenderà in merito a chi sostiene tesi negazioniste. Ci auguriamo che ci sia una smentita di queste tesi che chiarisca ogni dubbio a riguardo».
LA CONDANNA DEI VESCOVI TEDESCHI - Una condanna delle tesi negazioniste dell'Olocausto del vescovo Richard Williamson arriva nel frattempo anche dalla Conferenza episcopale tedesca, il cui portavoce Matthias Kopp in un'intervista alla seconda rete televisiva pubblica Zdf le ha definite «inaccettabili». «Williamson dovrà ritirare prima o poi le sue affermazioni», ha aggiunto Kopp, poichè esse non appartengono all'insegnamento della Chiesa cattolica. Il portavoce ha precisato che la Chiesa cattolica dispone di «meccanismi» per far pressione sul vescovo negazionista ed ha spiegato di considerare «comprensibilissima» l'indignazione della Comunità ebraica. Nel frattempo la procura di Regensburg ha aperto un'inchiesta per il reato di istigazione all'odio popolare nei confronti del vescovo recentemente riammesso da Benedetto XVI nel seno della Chiesa cattolica insieme ad altri tre seguaci della dottrina scismatica di Monsignor Lefebvre.

 


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