05/05/2010

Borse europee ancora in difficoltà Merkel: rivedere il Patto di stabilità

Borse europee ancora in difficoltà Merkel: rivedere il Patto di stabilità

La cancelliera tedesca: «aiuti alla grecia necessari, ne va del futuro dell'europa». In calo i principali indici del Vecchio Continente dopo il crollo di martedì

 

(Infophoto)
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MILANO - Ancora una giornata difficile quella odierna per le Borse europee. Dopo aver aperto tutte in rialzo le piazze finanziarie del Vecchio Continente volgevano al ribasso sull'onda del discorso del cancelliere tedesco Angela Merkel al Bundestag che invocava una revisione del Patto di stabilità. Attualmente a Milano l'indice Ftse Mib cede l'1,26%, mentre l'All Share fa segnare una flessione dell'1,38%. Per quanto riguarda gli altri principali listini del Vecchio Continente Francoforte cede lo 0,79%, mentre Londra perde lo 0,72% e Parigi è in calo dell'1,19%. Sotto pressione finiscono, in particolare, Madrid (-3,24%) e Lisbona (-2,64%) e ancora Atene (-4,1%).

ASIA - L'effetto Grecia, dopo il tonfo di Wall Street, si fa sentire anche sulle Piazze azionarie di Asia e Pacifico. Il timore che il pacchetto da 110 miliardi a favore di Atene non basti e ci sia il rischio di un contagio a Portogallo e Spagna si fa sentire sull'Asia. Chiuse Tokyo, Seul e Bangkok tra le Borse finisce sotto pressione Hong Kong che chiude in flessione dell'1,49%.

MERKEL - Sul fronte più strettamente politico della crisi greca da segnalare, come detto, l'intervento del Cancelliere tedesco Angela Mekel al Bundestag. Gli aiuti alla Grecia sono necessari perchè «ne va del futuro dell'Europa e del futuro della Grecia in Europa» ha dichiarato la Merkel che ha difeso il piano di sostegno ad Atene, assicurando che nessuna decisione sugli aiuti alla Grecia sarà presa senza la Germania o contro la Germania. «La chiave per superare la crisi è con la Grecia», ha aggiunto Merkel, per la quale l'Europa «si trova a un bivio». La cancelliera tedesca ha sottolineato che dalla crisi finanziaria greca arriva una lezione, ovvero la necessità di cambiare il Patto di Stabilità dell'Unione Europea. «Il compito del mio governo, e di tutti i membri di questa assemblea oggi, è assicurarsi che si aderisca al patto di stabilità, di difenderlo e continuare a modificarlo, (traendo una) lezione da questa crisi», ha dichiarato la Merkel. «Deve essere riformato in modo tale che non possa essere più violato», ha aggiunto, sottolineando «la particolare responsabilità della Germania in questo processo di riforma. La cancelliera si è detto favorevole al ritiro del diritto di voto - in seno alle istanze europee - ai Paesi che non rispetterebbero i criteri di «ortodossia di bilancio» europei, come «ultima istanza». Inoltre, «una procedura di mancato pagamento organizzato deve essere elaborata» per gli stati della zona euro, ha aggiunto, riprendendo un’idea avanzata dal suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble. «Mi impegno personalmente e con forza per questo» e questo stesso processo legislativo di modifica dei trattati si annuncia «lungo e laborioso».

Redazione online


29/04/2010

La crisi si allarga, declassata anche la Spagna

La crisi si allarga, declassata anche la Spagna

Standard&Poor's taglia anche il rating di Madrid, dopo quello del Portogallo. Intanto Barack Obama e Angela Merkel parlano della Grecia al telefono, trovandosi d'accordo sulla necessità di assicurare ad Atene un "aiuto tempestivo”

 

 

 

Cresce la preoccupazione per la stabilità della zona euro, con Standard&Poor's che taglia anche il rating della Spagna (da AA+ ad AA) dopo quello del Portogallo. Intanto della crisi greca parlano a telefono in tarda serata il presidente degli Statin Uniti, Barack Obama e il Cancelliere Angela Merkel.
I due leader si trovano d'accordo nel chiedere alla Grecia "azioni decise" e l'intervento "in tempi tempestivi" del Fondo Monetario Internazionale e dell'Unione Euopea.

Un nuovo segnale di uno sforzo comune, anche al di la' dell'oceano, mentre, grazie al pressing esercitato sulla Germania, sembra avvicinarsi l'ora dell'attivazione del piano salva-Grecia che, con l'aggravarsi della situazione, pare destinato a raggiungere i 100-120 miliardi di euro in tre anni. Una partita che in queste ore non si e' giocata solo tra Atene, Bruxelles e Berlino ma ha coinvolto anche Washington. Se da Atene, infatti, il premier Giorgio Papandreou ha lanciato ad Ue ed Fmi l'ultimo Sos, mettendo in guardia dai rischi di contagio per l'intera economia europea e mondiale (ma per Bruxelles "non c'e' paragone tra la situazione della Grecia e quella di altri Paesi della zona euro"), da Berlino la cancelliera Angela Merkel, dopo il tira e molla dei giorni scorsi, ha compiuto un'importante apertura: "Non possiamo permettere che la Grecia diventi una nuova Lehman Brothers". La Germania - aggiunge - "non vuole sottrarsi alle proprie responsabilita' e chiede di accelerare' i negoziati col governo greco".


Intanto il suo esecutivo, come annunciato dal ministro delle finanze, Wolfgang Schauble, lunedi' presentera' in Parlamento il provvedimento per l'erogazione di prestiti bilaterali per 8,4 miliardi nel 2010. Dichiarazioni importanti quelle di Schauble e della Merkel pronunciate prima (quelle del ministro) e dopo (quelle della cancelliera) l'incontro col presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, e il direttore generale dell'Fmi, Dominique Strauss-Kahn, entrambi in missione diplomatica nella capitale tedesca per convincere governo e Paramento tedeschi ad abbandonare ogni titubanza e resistenza. Perche' la situazione si e' talmente aggravata che non si puo' certo attendere le lezioni regionali tedesche del 9 maggio per avere una decisione della Germania. E un vertice straordinario dei leader della zona euro va convocato al piu' presto per dare il via libera ai prestiti.


Proprio al termine del confronto che Trichet e Strauss-Kahn hanno avuto con i leader parlamentari tedeschi e' venuta fuori la cifra sull'ammontare complessivo del piano: tra i 100 e i 120 miliardi di euro - avrebbe detto Strauss-Kahn secondo i partecipanti all'incontro - da prestare alla Grecia nei prossimi tre anni, di cui due terzi dalla Ue e un terzo dall'Fmi. Nel 2010, comunque, gli aiuti ad Atene ammonterebbero sempre a 45 miliardi di euro, di cui 30 dai prestiti bilaterali degli Stati Ue e 15 dal Fondo monetario. Categoricamente esclusa da Bruxelles, invece, ogni ipotesi di ristrutturazione del debito pubblico di Atene: "Non e' un'opzione". Ufficialmente il presidente della Bce e il direttore generale dell'Fmi non fanno cifre. Ma nelle loro parole c'e' tutto il senso dell'emergenza e dell'urgenza. "La situazione e' difficile e la rapidita' delle decisioni e' assolutamente essenziale", ha ammonito Trichet. Ancor piu' esplicito Strauss-Kahn: "Ogni giorno perso e' un giorno in cui la situazione peggiora sempre piu'. E' in gioco il futuro della zona euro".


Anche la Casa Bianca e' preoccupata e fa sapere dal suo portavoce che l'amministrazione Usa segue gli sviluppi da molto vicino. Del resto - dopo che le agenzie di rating hanno declassato Atene e i suoi titoli pubblici, definendoli 'spazzatura' - i rendimenti dei bond greci decennali sono schizzati oltre il 10% e il differenziale col bund tedesco e' salito a livelli record. Di qui l'ennesimo appello di Papandreou a fare presto. Ma, se da Berlino sembrano arrivare buone notizie, ad Atene i negoziati con Commissione Ue, Bce ed Fmi sembrano improvvisamente complicarsi, con il governo greco che si rifiuta di prevedere nuovi tagli salariali nel 2011 e 2012, dopo quelli gia' decisi per il 2010 per i dipendenti pubblici. Senza contare il congelamento delle pensioni di tutti i lavoratori, pubblici e privati. Ulteriori tagli per Atene rischierebbero davvero di scatenare la rivolta sociale, visto il clima gia' abbastanza infuocato che ha portato nelle ultime settimane a una raffica di scioperi e manifestazioni senza precedenti negli ultimi decenni.