04/07/2011

Tagli agli incentivi sulle rinnovabili. Prestigiacomo: « Non mi risulta»

Tagli agli incentivi sulle rinnovabili. Prestigiacomo: « Non mi risulta»

IL TESTO DELLA MANOVRA ARRIVATO AL QUIRINALE. Confermata la stretta sulle pensioni per il biennio 2012-2013. Titoli, stangata sui risparmiatori. Spunta la norma sul Lodo Mondadori. Possibile blocco del risarcimento da 750 milioni dovuto da Fininvest. Confermata la stretta sulle pensioni

 

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23/03/2011

Palazzo Chigi dice sì al decreto anti scalate Dal governo prime misure per fermare i francesi

Palazzo Chigi dice sì al decreto anti scalate Dal governo prime misure per fermare i francesi

Ok del Consiglio dei ministri alla norma che protegge le società italiane da acquisizioni straniere. Nei giorni scorsi, l'annuncio che la francese Lactalis raggiungerà a breve il 29% delle azioni della Parmalat

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10/03/2011

Calano i rimborsi al correntista in caso di fallimento della banca

Calano i rimborsi al correntista in caso di fallimento della banca

Ma la restituzione del denaro sarà più rapida. Un decreto che recepisce una direttiva europea porterà da 103.291,38 a 100.000 euro il limite massimo

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25/02/2011

Milleproroghe, la Camera vota la fiducia

Milleproroghe, la Camera vota la fiducia

Cicchitto: «Se il testo è diventato un ippopotamo è anche colpa dell'opposizione». Berlusconi in Aula, nessuna sorpresa sul risultato: i sì sono 309, i no 287. Breve incontro Bossi-Bersani

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30/11/2010

Federalismo, la bozza del decreto «Governatore 'in rosso' rischia posto»

Federalismo, la bozza del decreto «Governatore 'in rosso' rischia posto»

Prevista anche l'ineleggibilità per 10 anni degli amministratori che hanno dissestato l'ente. È un'anticipazione del testo che ha avuto il via libera preliminare del Cdm

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18/09/2010

Bossi: «Roma Capitale? Ora ci vuole quella del Nord»

Bossi: «Roma Capitale? Ora ci vuole quella del Nord»

L'approvazione del decreto. Il Senatur scherza: «Lo abbiamo votato solo perché Alemanno piangeva». E lui: «Non è vero, ridevo molto»

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A 140 anni da Porta Pia, nasce "Roma capitale"

A 140 anni da Porta Pia, nasce "Roma capitale"

Dopo il via libera del governo, il 20 settembre entra in vigore il primo decreto del federalismo che riconosce a Roma uno status speciale. Sempre che la Lega non si metta di traverso. Alemanno: “Nuovi poteri e procedure più snelle”

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04/08/2010

Cedolare affitti, inquilini e proprietari ecco i consigli per risparmiare

Cedolare affitti, inquilini e proprietari ecco i consigli per risparmiare

La doppia strategia: punizioni più severe a chi evade, possibili sgravi a chi è in regola

 

Arriva da subito la cedolare secca sugli affitti. Si applicherà dal 2011, sarà su base volontaria, e avrà un'aliquota del 25%. Per i contratti a canone agevolato nei centri ad alta densità abitativa il prelievo sarà al 20%. È quanto prevede l'ultima bozza del decreto sul federalismo fiscale comunale che domani approva al Consiglio dei Ministri. Il nuovo tributo scatterà praticamente da subito assorbendo anche le imposte di bollo e registro, ma il proprietario potrà decidere di mantenere la vecchia modalità di tassazione Irpef.

La classica tecnica del bastone e della carota: la vuole usare il Fisco con i proprietari di case renitenti a dichiarare gli introiti percepiti da abitazioni in affitto, con le novità legislative previste dal quarto decreto attuativo del federalismo fiscale. Sul bastone è presto detto: saranno inasprite le sanzioni per i proprietari che evadono le imposte, con penali fino a duemila euro per le somme non dichiarate e fino al 400% sulle imposte evase.

Quanto alla carota: i proprietari che affittano a canone libero dal prossimo anno potranno optare tra la tassazione attuale e una cedolare secca del 25%, che andrebbe a sostituire l’Irpef (comprese le addizionali regionale e comunale), l’imposta di registro e i bolli. Con le regole attuali l’imposizione fiscale sulle locazioni prevede l’imponibilità ai fini Irpef dell’85% del canone annuo percepito, cui si aggiunge il 2% a titolo di imposta di registro (la metà è carico dell’inquilino). Ipotizziamo un contribuente con un’aliquota marginale Irpef, comprese le addizionali, del 42%, e che affitti una casa a 700 euro al mese: oggi paga 3.330 euro di imposte oltre all’Ici; con le nuove regole il suo esborso scenderebbe a 2.100 euro, cui comunque andrebbe aggiunta l’Ici. Il risparmio sarebbe di 1200 euro all’anno. Con aliquote marginali più basse e su canoni ridotti rispetto a quelli dell’esempio il risparmio si ridurrebbe ma rimarrebbe interessante, anche se il sospetto è che molti proprietari continuerebbero a preferire ancora l’esborso zero.

La legge sulle locazioni prevede un trattamento fiscale di favore per i contratti concordati: si tratta di locazioni effettuate, nelle grandi città, a canoni calcolati sulla base di parametri individuati di comune accordo tra le associazioni dei proprietari e i sindacati inquilini. Il proprietario di casa che concede la sua abitazione seguendo questo percorso normativo ottiene con le regole attuali un ulteriore sconto del 30% sull’imponibile Irpef, che quindi viene pagata sul 59,5% (ovvero l’85% standard meno un ulteriore 30%). Con le nuove norme il proprietario che invece optasse per la cedolare secca si vedrebbe applicata un’aliquota del 20%. Per restare al nostro esempio precedente, su un affitto da 700 euro al mese l’imposizione annua complessiva calcolata è di 2.230 euro mentre con la cedolare il carico scenderà a 1680 euro, con un vantaggio di 450 euro. Nei fatti quindi si ridurrà il vantaggio fiscale dei contratti concordati, perché se con le norme attuali a parità di canone si ottenevano, per restare sempre al nostro esempio, risparmi di 1.100 euro (2.230 euro contro 3.330), con la cedolare il gap scenderà a 420 euro. Siccome i canoni concordati sono di norma molto più bassi di quelli liberi, la diminuzione dell’appeal fiscale porterà i proprietari a snobbarli.

E per gli inquilini? Un vantaggio teorico c’è: se le case a canone libero avranno un carico fiscale minore, i proprietari potrebbero ridurre leggermente le pretese mantenendo invariato il guadagno. Nella pratica forse potrà succedere che, spinti dalla minore fiscalità, qualche proprietario che tiene la casa vuota la metta sul mercato. Solo se il fenomeno avrà dimensioni massicce i canoni scenderanno.

Gino Pagliuca


19/07/2010

Manovra, sciopero dei camici bianchi

Manovra, sciopero dei camici bianchi

Sospesi 40 mila interventi, garantite solo le urgenze. Sit-in alla Camera. Medici, veterinari, sanitari e amministrativi incrociano le braccia per 24 ore contro i tagli alla sanità

 

MILANO - Camici bianchi in sciopero dalla mezzanotte contro la manovra economica del governo e i tagli alla sanità. Uno stop di 24 ore interesserà medici, veterinari, sanitari e amministrativi. A Montecitorio si sono radunati da mezzogiorno, per un sit-in di protesta, decine di medici tra bandiere, striscioni e vuvuzela. Sospesi 40 mila interventi e migliaia di visite specialistiche e prestazioni diagnostiche. Saranno comunque garantite le urgenze. E mentre anche i medici pronunciano con forza il loro no al provvedimento economico, il governo non cede e blinda il testo, alla vigilia dell'iter alla Camera ma annuncia di essere pronto a un «patto con le Regioni» per stabilire «modalità e contenuti» dei tagli.

«IN GIOCO IL BENE DELLA SANITÀ PUBBLICA» - sindacati che rappresentato i medici si scusano con i cittadini: «Scusate per i disagi» ma è in gioco «il bene prezioso della sanità pubblica», ha detto Massimo Cozza, segretario nazionale Fp-Cgil Medici. Intanto è botta e risposta a distanza tra Governo e opposizione. Il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha ribadito che «non si prevede blocco del turn over nelle Regioni con i conti a posto e si pensa ai contratti a tempo per valorizzare il merito». I ricambi del personale verranno congelati, ha assicurato, «solo nelle quattro Regioni in profondo rosso». La manovra, ha sottolineato poi il ministro «non ha toccato la sanità. Non ha previsto ticket e neppure tagli. Piuttosto si deve cercare di azzerare gli sprechi dove ancora esistono« anche perchè »dove si spende di più, l'assistenza è peggiore». Dal canto suo Ignazio Marino, senatore Pd e presidente della Commissione d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale ha detto di trovare «davvero superficiale la posizione del ministro della Salute che ha liquidato le conseguenze della manovra economica sull'efficienza del Sistema sanitario nazionale con un giro di parole. Non si tratta affatto di lotta agli sprechi ma di veri e propri tagli che indeboliranno i nostri ospedali e i servizi vitali che essi rendono ai cittadini. Per questo domani mi unirò allo sciopero dei medici». Di fatto, secondo Marino «per ogni cinque medici che andranno in pensione sarà possibile assumerne solo uno e questo produrrà un impatto molto negativo sui servizi e sull'assistenza». Sul fronte sindacale «la nostra protesta - ha spiegato domenica il segretario nazionale della Fp-Cgil Medici, Cozza - è per difendere chi crede nella sanità pubblica e chi quotidianamente opera in condizioni sempre più disagiate negli ospedali e nei servizi territoriali per garantire il diritto alla salute per tutti i cittadini» e «domani ci vogliamo far sentire, con il primo sciopero nazionale unitario da quando è in carica il governo Berlusconi». «La carenza di 30.000 medici nei prossimi 4 anni e il licenziamento della metà dei precari impegnati in attività fondamentali a partire dal Pronto Soccorso - hanno sottolineato i sindacati delle professionalità del Ssn - si rifletterà in una caduta qualitativa e quantitativa delle prestazioni erogate, con le liste di attesa destinate a misurarsi in semestri». (Fonte Ansa)


10/07/2010

Per Comuni e Province arriva l’autonomia fiscale

Per Comuni e Province arriva l’autonomia fiscale

Decreto entro luglio. Regioni, il governo va avanti

 

Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti al tavolo con le Regioni (Fotogramma)
Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti al tavolo con le Regioni (Fotogramma)

ROMA—Si consolida l’asse governo-Comuni che incassano l’autonomia impositiva mentre con le Regioni si è consumata, almeno per ora, una rottura ampiamente annunciata. «Bisogna dare atto a Comuni e Province di essere lungimiranti » ha commentato il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, «ma sono convinto che una volta votata la manovra ci ritroveremo attorno a un tavolo anche con le Regioni». Dal governatore dei governatori Vasco Errani l’annuncio: «Per noi è stato un incontro molto negativo, il taglio di 10 miliardi ci mette nelle condizioni di non governare, restituiremo le deleghe».

L’intesa con l’Associazione nazionale comuni italiani (Anci) guidata dal sindaco di Torino Sergio Chiamparino prevede che entro il 31 luglio venga portato in Parlamento il decreto attuativo sul trasferimento delle imposte relative a comuni e province. In pratica il primo atto concreto del federalismo fiscale. Il ministro leghista della Semplificazione Roberto Calderoli ha voluto sottolineare, nella conferenza stampa finale, che i conti dei tagli agli enti locali «sono stati fatti senza calcolare gli introiti da cedolare secca e da regolarizzazione degli immobili fantasma, destinati a cambiare gli incassi dei Comuni». Quindi in futuro c’è ampio margine di manovra. L’altro punto di convergenza col governo illustrato da Chiamparino riguarda l’impegno a realizzare entro ottobre un monitoraggio per calcolare e smaltire i residui passivi e rimodulare così il patto di stabilità interno.

Una intesa generale, che comprende anche le Regioni, è stata tuttavia raggiunta: si tratta della soluzione suggerita giorni fa dal governatore della Lombardia Roberto Formigoni di istituire una commissione mista per individuare gli sprechi. Per il resto il gelo tra Regioni e governo è stato tangibile anche se al punto stampa si è notata l’assenza dei due governatori leghisti Luca Zaia (Veneto) e Roberto Cota (Piemonte). Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi durante l’incontro a Palazzo Chigi (c’erano anche, oltre a Tremonti, Letta e Bonaiuti iministri Fitto, Brunetta, Fazio, Bossi, Calderoli) ha spiegato in tutti i modi che non ci sono risorse economiche e, attingendo anche al dialetto milanese —«zero carbonella, ghe n’è no di danè»—ha chiuso ogni possibilità di trattativa con le Regioni ricordando che se la manovra fosse stata addolcita «da lunedì i mercati ci avrebbero punito aggravando il costo degli interessi sul debito pubblico ».

Errani ha difeso la linea delle Regioni—«al di là dello schieramento politico»—e si è detto pronto a verificare i «numeri col ministero e la Corte dei Conti per dimostrare in modo equivocabile che le spese delle amministrazioni centrali sono cresciute più di quelle locali». Tremonti poco dopo ha fatto distribuire— fonte la Ragioneria generale dello Stato—due grafici che la raccontano in modo un po’ diverso: nell’ultimo decennio la spesa sia delle Regioni che degli enti sanitari locali è stata in percentuale sempre superiore a quella della pubblica amministrazione. Nichi Vendola, governatore della Puglia, ha criticato la rigidità del governo: «A questo punto faranno il federalismo col morto, la vera crisi arriverà quando non potremo garantire i servizi ai cittadini, Tremonti dovrà far camminare da solo i treni». Ma il ministro dell’Economia rassicura che «I pendolari non staranno per strada» e alle critiche risponde: «Come si fa a dire che il federalismo è morto e poi chiedere i decreti attuativi del federalismo?». Ora resta aperto il capitolo delle deleghe, delle quali ieri — dopo aver minacciato il gesto per dieci giorni — ne è stata annunciata la consegna al governo. Per farlo giuridicamente, hanno spiegato sia Errani che Formigoni, occorre un emendamento. Tremonti chiosa. «Vediamo, intanto spero che le Regioni ci ridiano anche la delega per i controlli sulle pensioni di invalidità, su quella siamo assolutamente d’accordo ».

Roberto Bagnoli