27/03/2012

Se per Paestum serve una colletta mondiale

Se per Paestum serve una colletta mondiale

Beni culturali Nel 2011 solo 20 mila turisti, la stazione ferroviaria chiusa. Il sito tra i detriti e lo spreco di un sentiero con il teck. La mostra da 400 mila euro chiusa il giorno del debutto. Distrutto il sottopassaggio costato 2 milioni

Continua...


21/01/2011

Povera Italia. Che fine ha fatto la politica democratica

Povera Italia. Che fine ha fatto la politica democratica

La noia di una politica affaristica e personale che cambia il modo di vivere della civiltà moderna

Continua...


30/08/2010

Messina, degrado e incuria in sala parto

Messina, degrado e incuria in sala parto

Su Sky TG24 le immagini del reparto di Ostetricia e Ginecologia del Policlinico che sabato è stato teatro di un episodio di malasanità. Una lite tra due medici durante un'operazione che ha messo a rischio la vita di una donna e del neonato

Continua...


24/06/2009

Allievi in fuga, degrado e liti tra docenti Ispezione choc all'Accademia di belle arti

Allievi in fuga, degrado e liti tra docenti Ispezione choc all'Accademia di belle arti

 

Troppi professori (uno ogni dieci studenti) e spesso insegnano materie astruse

 

ROMA — Il grande pittore manierista Federico Zuccari, che nel 1593 fondò la prestigiosa Accademia di San Luca, antico germe della moderna Accademia di belle arti di Roma, non avrebbe mai pensato che quattro secoli più tardi si sarebbe arrivati a questo punto: professori che litigano, iscritti che diminuiscono a vista d'occhio, attività didattica nel marasma. E neppure avrebbe potuto immaginare in quale modo incredibile la sua eredità, un tempo fiore all'occhiello dell'istruzione artistica italiana, sarebbe precipitata in un caos tale da rendere ormai inevitabile la resa dei conti. Nonostante le scontate resistenze burocratiche. Due anni fa (ministro dell'Università era Fabio Mussi) viene nominato alla presidenza dell'Accademia di belle arti di Roma Cesare Romiti.

Interni dell'Accademia di Belle Arti a Roma
Interni dell'Accademia di Belle Arti a Roma

Ma appena entra nello stabile ottocentesco del Ferro di cavallo a via di Ripetta, dove ha sede l'Accademia, l'ex amministratore delegato della Fiat (oggi presidente d'onore di Rcs Mediagroup) si mette le mani nei capelli. L'edificio è malandato. Gli impianti sono in uno stato pietoso. I problemi, tuttavia, non riguardano soltanto le strutture fisiche. Gli studenti, infatti, continuano a diminuire, a dispetto di un numero di professori non irrilevante. Dieci anni fa gli iscritti erano oltre 1.700: oggi sono 500 di meno. Il calo sfiora il 30%. In compenso, i docenti sono 117. Ovvero, uno ogni dieci studenti. L'elenco degli insegnamenti colpisce per la stravaganza di alcuni titoli. Come «Teoria della percezione e psicologia della forma». Oppure «Elementi di morfologia e dinamica della forma». O ancora «Fondamenti di informatica delle arti visive e plastiche». Per non parlare dei contrasti, incessanti, fra i professori. Ce ne sarebbe abbastanza per rivoltare l'Accademia come un calzino. E magari affrontare una volta per tutte, con una riforma decente, il problema che è alla base di situazioni simili. Perché da dieci anni gli enti (un'ottantina) come le accademie e i conservatori musicali fanno capo a un settore del ministero dell'Istruzione che si chiama Alta formazione artistica e musicale, in gergo Afam, e sono sottoposti a un meccanismo gestionale insensato. Sono cioè in mano a due strutture parallele e di fatto totalmente indipendenti l'una dall'altra. C'è un consiglio di amministrazione, con relativo presidente. C'è poi un direttore didattico, eletto dai docenti con il consiglio accademico, che ha in mano la macchina dell'insegnamento e sul quale il consiglio di amministrazione non ha alcun potere.

Uno strabismo folle, conseguenza di una legge approvata durante gli ultimi mesi del governo di Massimo D'Alema, alla fine del 1999: la quale, per giunta non è mai stata regolamentata fino in fondo con ripercussioni assurde non soltanto sulla gestione pratica degli enti. Quella legge, per esempio, ha equiparato le accademie e i conservatori alle università, ma siccome non ci sono i regolamenti sulle corrispondenze dei titoli accademici, chi esce da quegli istituti non può fare concorsi pubblici. A marzo di quest'anno Gaia Benzi, una studentessa romana, ha consegnato questa amara diagnosi alla rivista Micromega: «È così che, da ormai dieci anni, le Accademie riformate sopravvivono immerse in un desolante deserto normativo, vittime e a volte complici della più totale anarchia legislativa. Leggi inesistenti, fondi miseri, ambiguità nella gestione. Cos'altro manca? L'arte è inutile, inefficiente, qualche volta pericolosa: meglio abolirla». Ma i tempi di reazione del ministero presidiato da oltre un anno da Mariastella Gelmini alle sollecitazioni che arrivano dai vertici dell'Accademia non sono fulminei, e i mesi passano inutilmente. La proposta, avanzata da Romiti, di mettere la faccenda nelle mani di una commissione di esperti per riscrivere le regole della governance, finisce su un binario morto. E identico esito ha l'idea del commissariamento. Nel frattempo la situazione si fa sempre più complicata, come dimostra la circostanza che l'ultimo anno accademico sia iniziato di fatto addirittura nello scorso mese di marzo, con un ritardo senza precedenti.

Finché qualche mese fa si presenta a piazza del Ferro di cavallo un ispettore del ministero che si mette a spulciare tutte le carte dell'Accademia. Le sue conclusioni sarebbero le stesse alle quali era arrivato il presidente: la governance dell'istituto non può funzionare e va radicalmente modificata. Nel rapporto, tuttora top secret, non si risparmierebbero poi le critiche alla direzione didattica. Ragion per cui l'ispettore avrebbe richiesto il commissariamento immediato della stessa direzione, ora affidata a Gerardo Lo Russo, e del consiglio accademico. Sottolineando l'esistenza di inefficienze e profondi contrasti nel corpo docente in un momento particolarmente delicato, proprio quando le strutture della scuola dovrebbero essere tutte coralmente impegnate nella preparazione di una Mostra storica dell'attività degli ultimi cinquant'anni, a cui viene attribuita una certa importanza. Non mancherebbe neppure qualche riferimento indiretto a episodi che avrebbero contribuito ad accentuare quei contrasti. Come la tormentata vicenda della nomina, poi della sostituzione, e quindi della successiva rinomina, della vice direttrice che affianca Lo Russo: Claudia Alliata di Villafranca, docente della stessa Accademia e incidentalmente consorte del magistrato del Tar Carlo Modica de Mohac, capo di gabinetto del ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla. Ma neanche il risultato di questa indagine pare aver smosso finora le acque stagnanti del ministero dell'Istruzione. Il rapporto dell'ispettore giace da due mesi sulla scrivania del direttore dell'Afam, Giorgio Bruno Civiello, oltre che su quelle del potente capo del dipartimento del dicastero, Antonello Masia, e del ministro Gelmini. In attesa chissà di quali altri sviluppi. Forse un miracolo.

Sergio Rizzo


04/06/2009

«Degrado al Colosseo, è un suk arabo» Giro : così se ne vanno i turisti

«Degrado al Colosseo, è un suk arabo» Giro : così se ne vanno i turisti

 

L'ALLARME DEL SOTTOSEGRETARIO AI BENI CULTURALI. Il ministero pensa alla creazione di un'isola recintata. Al via i lavori alla Domus Aurea, riaprirà tra due anni

 

 

Rifiuti a due passi dal Colosseo (foto Jpeg)
Rifiuti a due passi dal Colosseo (foto Jpeg)

Domus Aurea, partono i lavo­ri per combattere infiltrazioni d’acqua e pericolo di crolli: apri­rà fra due anni. E si pensa an­che al Colosseo, a combattere il degrado che lo circonda. Nel giorno in cui è stata firmata l’or­dinanza di protezione civile che nomina l’architetto Roberto Cecchi nuovo commissario per l’area archeologica di Roma (ha preso il posto di Guido Bertola­so) il sottosegretario ai Beni cul­turali Francesco Giro lancia l’«emergenza Colosseo», dove quest’anno si è registrato un minore afflusso di visitatori in­torno al 25 per cento (ma sono arrivati anche meno turisti).

«L’area è troppo degradata - ha detto Giro - non è da paese civi­le. C’è stato un calo progressivo di affluenza di turisti. E ho rice­vuto dal sovrintendente archeo­logico Angelo Bottini un dos­sier fotografico impressionante - aggiunge - l’area che lo circon­da è un suk arabo, bisogna rive­dere la disposizione dei camion bar e riportare il decoro, perché ce lo chiede il mondo. Dobbia­mo pensare a una grande 'isola protetta', con una recinzione nuova e allargata a tutta l’area: si va a toccare una parte di perti­nenza comunale, ma la volontà del Campidoglio è di sanare la situazione. L’aspettativa è arri­vare ad una gestione condivisa, con la gestione commissariale si può contare su 50 milioni di euro».

Sorveglianza: una delle telecamere puntate sull'area del Colosseo
Sorveglianza: una delle telecamere puntate sull'area del Colosseo

«L’idea è quella di allargare il perimetro della recinzione a tut­ta l’area, girando intorno l’Arco di Costantino - spiega il sovrin­tendente archeologico Angelo Bottini - Per migliorare in ma­niera drastica l’area occorre pro­teggerla tutta e meglio. Purtrop­po bisogna creare una situazio­ne di 'filtro' e di difesa per pro­teggerla dai vandali».

Partiranno tra un mese al massimo i lavori che renderan­no sicura la Domus Aurea, chiu­sa dal 2005 per gravi infiltrazio­ni d’acqua. Un intervento di due anni, al termine dei quali verrà aperto un percorso di visi­ta di 2.600 metri quadri. Ad an­nunciarlo il commissario straor­dinario Luciano Marchetti: «Si tratta di una prima tranche di lavori - ha precisato - che ri­guarda circa un terzo dell’area del complesso, quella orientale, dove si trova la 'sala Ottago­na' ». L’importo è di 3,2 milioni di euro che saranno coperti con finanziamenti Cipe (3 milioni) e della Protezione civile (800 mila). E con la nomina di Rober­to Cecchi per la Domus ci sono in pratica due commissari. Ma «Cecchi rinunci al compenso e usi quelle risorse per gli inter­venti sull’area», chiede Gian­franco Cerasoli, della Uil Beni culturali.

Lilli Garrone