27/03/2012

Fede, la Svizzera respinge 2,5 milioni di euro. «Mai portato quei contanti in Svizzera»

Fede, la Svizzera respinge 2,5 milioni di euro. «Mai portato quei contanti in Svizzera»

IL CASO. Il direttore del Tg4 si è presentato con una valigetta piena di contanti. No al deposito. La Finanza indaga un accompagnatore. «È falso, si torna alla carica per mettermi in difficoltà e convincermi a lasciare la direzione del Tg4»

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06/10/2011

Si celebrano le nozze, esplode fabbrica di fuochi: il prete non sente e va avanti

Si celebrano le nozze, esplode fabbrica di fuochi: il prete non sente e va avanti

Castellammare di stabia, in provincia di Napoli: il capannone sarebbe abusivo. Padre Francesco stava unendo i due sposi in matrimonio: «Non m'ero accorto della tragedia». C'è un ferito grave.

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03/02/2010

Il duello del gas sotterraneo «Può provocare un sisma»

Il duello del gas sotterraneo «Può provocare un sisma»

 

Un progetto a Rivara per stoccare il metano a 2 km nel sottosuolo. Sindaci e cittadini contro il deposito da 300 milioni di euro

 

 

FINALE EMILIA (MODENA) - Nell’ufficio del sindaco di Finale Emilia s’innalza una pila di fascicoli pericolosamente in bilico. «Ce le ho tutte: sono le carte sul deposito di gas a Rivara », spiega, con orgoglio da collezionista, il primo cittadino Raimondo Soragni, 47 anni. E comincia a raccontare una storia esemplare di un’Italia frammentata e, forse, di fatto già iper-federalista.

Tra Modena e Ferrara, nella campagna segnata dai filari di betulle e dalle fabbriche di ceramica, una società anglo-italiana, la «Erg Rivara storage srl», sta cercando di costruire un grande deposito per stoccare 3,2 miliardi di metri cubi di metano (per dimensioni sarebbe il sesto impianto nazionale). Ma finora i «comitati di base», le forze politiche praticamente al completo, i sindaci, gli amministratori provinciali, le commissioni tecniche e, da ultimo, la Regione Emilia- Romagna guidata da Vasco Errani, hanno respinto tutte le varianti, tutti gli aggiustamenti del piano originario. Motivo? «Ne indico due — risponde il sindaco Soragni —. Primo: questa è una zona sismica. Negli ultimi quattordici mesi ci sono state nove scosse tra i 2,5 e i 3,5 gradi della scala Richter. Secondo: il progetto prevede lo stoccaggio del gas in una cavità profonda circa 2.500 metri di profondità. È una specie di spugna sommersa con acqua salina. Sarebbe la prima volta che questa tecnologia verrebbe utilizzata in Italia e gli esperti ci dicono che la pressione può provocare micro-sismi. In una parola: non vogliamo fare da cavie per progetti sperimentali».

Venerdì 12 febbraio, a Rivara, è in programma un sopralluogo della Commissione Via (Valutazione di impatto ambientale), l’organismo ministeriale che ha il compito di stabilire se un’opera del genere sia pericolosa oppure no. In realtà nella provincia modenese si sta consumando uno scontro dall’esito francamente imprevedibile. Ogni cosa finisce in un gigantesco frullatore: le competenze istituzionali e le manifestazioni di piazza; le perizie tecniche di parte e gli studi di scienziati indipendenti. Senza contare i veleni personali che, in questi casi, non mancano mai. L’americano Grayson Nash viene dall’industria petrolifera e guida la Independent Resources, società quotata a Londra. Nel 2006 ha cominciato a studiare il «progetto Emilia» e nel 2008 ha fondato la «Erg Rivara storage srl» con il gruppo Erg della famiglia Garrone (Genova), che detiene il 15% del capitale. L’investimento per il deposito ammonta a 300 milioni di euro, di cui 20 sono stati già stanziati per la fase di studi. Il valore commerciale del gas stoccato sarebbe pari a 1 miliardo e mezzo di euro. «Questa tecnica sarà forse sperimentale per l’Italia — dice Nash — ma solo perché sarebbe la prima volta che qui si realizza un impianto del genere. Altrove, anche in Europa, esistono diverse esperienze molto collaudate. Noi ci siamo affidati a studi di alto livello, partendo proprio dalla sismicità della zona, che per altro è di grado 3, cioè al penultimo posto nella scala di rischio. Siamo in grado di garantire che lo stoccaggio non cambierà le condizioni naturali dell’area». Il governo appoggia la società, con interventi ripetuti di Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo economico e, soprattutto di Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, modenese eletto senatore in Emilia Romagna. «L’Italia ha bisogno di stoccare gas per far fronte al fabbisogno delle industrie e delle famiglie — dice Giovanardi —. Rivara è uno dei quattro siti individuati dal governo Prodi.

Allora valutiamo questa opportunità, facciamo lavorare i tecnici e le autorità competenti. Non possiamo lasciare il Paese in ostaggio di un "no" pregiudiziale espresso a livello locale. È un copione che abbiamo già visto per l’Alta velocità in Val di Susa o per le scorie nucleari a Scanzano Ionico ». Di nuovo allora dal sindaco Soragni, che è considerato un navigatore esperto nella politica locale: viene dalla Margherita, fa parte del Pd e sta per candidarsi con l’Udc nelle regionali. «Non sono un esponente del "partito Nimby", di quelli che dicono: fatelo, ma non nel mio cortile. In questo territorio ci sono discariche, impianti di compostaggio, centrali elettriche. Non sono contro i depositi di gas in generale. Sono contro questo deposito». Anche il sapere scientifico è ormai parte integrante della contesa. «Abbiamo con noi i migliori esperti della materia, come il geologo Francesco Mulargia dell’Università di Bologna, basta guardare gli elenchi delle commissioni tecniche che si sono pronunciate », dice Soragni. La Erg Rivara oppone, tra l’altro, uno studio di Carlo Doglioni dell’Università La Sapienza di Roma («geologo di fama mondiale»). Giovanardi, invece, chiama in causa, tra gli altri, Enzo Boschi, il presidente dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Boschi si è già offerto come garante super partes: «Ci siamo fatti avanti per fare uno studio serio sulla sismicità della zona. Il problema è che si sta creando una situazione assurda: i sindaci ci vogliono coinvolgere, ma quando siamo stati a Rivara i cittadini dei comitati ci hanno gridato "venduti". Ormai sembra che in Italia a nessuno interessi più seguire criteri di razionalità».

Giuseppe Sarcina


09/12/2009

Prima centrale nucleare al Nord Il dossier porta alla Regione Veneto

Prima centrale nucleare al Nord Il dossier porta alla Regione Veneto

 

Centrali - Per il deposito delle scorie si sta studiando l’ipotesi di una località al Sud. L'ipotesi di realizzare un sito nell’area del Polesine, vicino a Chioggia

 

Il ministro Scajola
Il ministro Scajola

ROMA — «Se potessi scegliere dove mette­re una centrale nucleare me la metterei nel giardino di casa». Parola di Claudio Scajola. Peccato che la casa del ministro dello Svilup­po economico si trovi in Liguria, regione che non avrebbe neanche un centimetro quadrato idoneo a ospitare un impianto atomico. Figu­riamoci un giardino. Per giunta la Liguria, go­vernata dal centrosinistra, è una delle dieci Re­gioni che hanno fatto ricorso alla Consulta contro la legge 99 con la quale il governo ha riaperto la strada al nucleare. Una iniziativa che, visti i precedenti, può rappresentare un ostacolo serissimo a tutta l'operazione.

Intanto il tempo passa. Ed è sempre più vici­na la scadenza del 15 febbraio, data entro cui dovrebbero essere pronti i quattro provvedi­menti del governo necessari per poter costrui­re le nuove centrali. Serve una delibera del Ci­pe che dirà quali tecnologie si potranno impie­gare, e probabilmente saranno ammesse tan­to la francese (Epr) che l'americana (Ap 1000). Serve un decreto che dica dove si farà il depo­sito delle scorie, ed è un problema mica da ri­dere. Serve un decreto per decidere le compen­sazioni economiche per gli enti locali che acco­glieranno gli impianti. Serve, soprattutto, il de­creto sulle localizzazioni: un provvedimento che stabilirà non dove si possono fare, ma do­ve «non» si possono fare le centrali. Sulla base di questa mappa «al negativo», l'Enel e chi al­tro vorrà realizzare un impianto avanzerà pro­poste all’Agenzia per la sicurezza nucleare. Che dovrà dire sì o no.

Soltanto a quel punto si potrà avere l’elen­co dei siti. Da mesi circolano tuttavia presunte liste nelle quali figurano i luoghi dove erano già presenti i vecchi impianti. Oppure dove era stata avviata la costruzione di centrali quando, nel 1987, il referendum antinucleare bloccò tutto. Il quotidiano Mf ha rilanciato ie­ri i nomi di Trino vercellese, Caorso, Montalto di Castro, Latina e Garigliano: quelli di 22 anni fa. E sempre ieri il presidente dei Verdi Angelo Bonelli ha rivelato la dislocazione dei siti a sua conoscenza. Quali sarebbero? Gli stessi, più Oristano, Palma (in Sicilia, Agrigento) e Mon­falcone. Località considerate idonee da trent’anni. Risale infatti al 1979 la mappa ela­borata dal Cnen sulla base di alcuni parametri come il rischio sismico, la presenza dell’ac­qua, il tasso di urbanizzazione, l’esistenza di infrastrutture. Parametri che da allora posso­no essere anche molto cambiati. La portata idrica del Po, per esempio, non è più quella del 1979. Molte aree poco urbanizzate sono og­gi iperabitate. E anche la carta del rischio si­smico, con il progresso delle tecniche d’indagi­ne, potrebbe riservare tante sorprese.

Senza considerare che la scelta dei siti «ido­nei » non spetta formalmente all’Enel, che può soltanto proporli, ma all’Agenzia per la sicu­rezza nucleare che ancora dev’essere costitui­ta. Non che qualche idea non ci sia già. Per esempio, un orientamento «politico» di fondo del governo: realizzare al Nord la prima delle quattro centrali previste dal piano. Dove, è dif­ficile dire. Com’è comprensibile, nessuno par­la: adducendo come motivazione la circostan­za che la mappa del 1979 è in fase di aggiorna­mento. Ma si sa, per esempio, che l’area non dovrebbe coincidere con quelle che hanno già ospitato un vecchio impianto atomico e que­sto porterebbe a escludere Caorso e Trino. Se il sito in questione dev’essere poi in prossimi­tà del mare, a causa delle sofferenze del Po, allora la ricerca si restringe. C’è la Toscana set­tentrionale con l’area di Cecina, città natale del ministro nuclearista Altero Matteoli, ma la regione è governata dal centrosinistra e ha già fatto ricorso contro la legge Scajola: la batta­glia sarebbe durissima. Nella mappa dei siti possibili figura anche l’isola di Pianosa, ma ol­tre ai problemi di cui sopra ci sarebbe la con­troindicazione del costo esagerato. Minori dif­ficoltà esisterebbero per la costa adriatica, in particolare quella Friuli Venezia Giulia e il del­ta del Po. Ma se la zona di Monfalcone è abba­stanza congestionata, il Polesine, area a una trentina di chilometri da Chioggia, lo è molto meno. Va ricordato che a favore della localizza­zione di una centrale atomica in Veneto si era già espresso il governatore Giancarlo Galan (uno dei pochi a non aver fatto ricorso alla Consulta) con riferimento alla conversione a carbone di Porto Tolle. Ovviamente contesta­to dagli ambientalisti.

Per ora, comunque, restiamo agli indizi. L’Agenzia, che ha potere decisionale, non è an­cora nata. Da settimane si attende la nomina dei suoi vertici: per la presidenza sarebbe ora in pole position il settantenne Maurizio Cu­mo, ex presidente della Sogin. Irrisolta resta anche la questione dei finanziamenti. L’Agen­zia dovrebbe avere un centinaio di dipendenti ma non una lira in più delle risorse già esisten­ti. Un emendamento alla finanziaria che le de­stinava 3 milioni di euro è stato bocciato in extremis dal Tesoro. E non si sa nemmeno do­ve avrà sede. Il ligu­re Scajola preme per Genova, mentre il suo collega venezia­no Renato Brunetta, che deve dare il pro­prio parere, punte­rebbe Slitta a dopo il voto la scadenza del 15 febbraio per i siti su Venezia.

Per non parlare degli altri problemi politici. Il primo di tutti: le prossime elezioni regionali. Una scadenza troppo importante per non far scivolare a una data successiva la presentazione dei decreti del governo, prevista entro il 15 febbraio. Alla luce di quello che sta accadendo, spiegano al ministero, quel termine dev’essere considera­to soltanto «ordinatorio». Se ne parlerà maga­ri in aprile, se non a maggio. E ci sarà anche più tempo per risolvere il problema delle sco­rie. Se la prima centrale dovrebbe essere fatta al Nord, sembra garantito che il deposito delle scorie sarà al Sud. A quanto pare non più nel sottosuolo, ma in superficie. Contando su una reazione più blanda delle popolazioni coinvol­te. Già. Ricordate Scanzano Jonico?

Sergio Rizzo


26/08/2009

La schedina d'oro in banca a Milano

La schedina d'oro in banca a Milano

 

I titolari della ricevitoria di BAGNONE: «VISTO? NON SIAMO NOI I VINCITORI». Prima mossa del supermilionario. «Ce l'ha detto la Sisal»

 

Il bar Biffi in cui è stata giocata la schedina vincente (Ansa)
Il bar Biffi in cui è stata giocata la schedina vincente (Ansa)

MILANO - Il vincitore dei 148 milioni di euro al Superenalotto esiste e si è mosso. «La Sisal ci ha comunicato che la schedina vincitrice è stata depositata in una banca a Milano, nella giornata di martedì». Lo annuncia la figlia di Anna Maria Ciampini, titolare, insieme con Vanni Simonetti, del bar ricevitoria Biffi di Bagnone dove è stata giocata la schedina da 148 milioni di euro.

SOLLIEVO - La notizia del deposito a Milano è stata accolta con sollievo dai titolari del bar. «Non siamo noi i vincitori - sottolinea la ragazza - ormai deve essere ben chiaro. Nonostante questo, però, continuano ad arrivarci lettere di banche, finanziarie e singole persone che ci chiedono aiuto». I titolari del bar Biffi smentiscono, inoltre, la notizia pubblicata oggi dal tabloid tedesco Bild secondo cui Vanni Simonetti avrebbe ricevuto telefonate di minacce. Il giornale ipotizza che le minacce siano di matrice mafiosa. «No, nessuna minaccia - smentiscono con decisione al bar Biffi -. Non abbiamo alcuna intenzione di chiedere protezione alla polizia».