29/07/2009

Strangola la figlia neonata e confessa «Ero stanca di sentirla piangere»

Strangola la figlia neonata e confessa «Ero stanca di sentirla piangere»

 

La donna ha precedenti per reati contro il patrimonio e il convivente è in carcere. Una 23enne, che ha anche un altro bimbo di 13 mesi, ha ucciso la figlia di un mese soffocandola con un cuscino

 

CATANIA - Una giovane di 23 anni, Claudia Barbera, ha strangolato la figlia di appena un mese soffocandola con un cuscino. È successo nel popolare rione Librino di Catania. La donna, che ha un altro figlio di 13 mesi, ha reso ampia confessione. «Piangeva sempre, ero stanca non lo sopportavo più», così la giovane Claudia avrebbe spiegato il suo folle gesto ai carabinieri, che l'hanno scoperta, e poi al procuratore aggiunto Giuseppe Toscano e al sostituto Miriam Cantone. I magistrati stanno valutando l'ipotesi di disporre una perizia psichiatrica sulla donna che è ricoverata nell'ospedale Vittorio Emanuele di Catania, in stato di arresto per omicidio volontario piantonata da militari dell'Arma. Il dramma, hanno accertato gli investigatori, è maturato in un ambiente familiare non sereno: l'infanticida in passato è stata denunciata per reati contro il patrimonio e il padre della piccola è detenuto in carcere a Catania e non ha mai conosciuto la figlia. La donna ha anche un altro figlio di 13 mesi, che è per il momento dai nonni, di cui si stanno occupando i servizi sociali del Comune e la Procura della Repubblica del Tribunale per i minorenni.

I SOCCORSI E LA CONFESSIONE - Le indagini per la morte della neonata erano state avviate dopo il trasferimento della stessa neonata, da parte del personale del 118, nel pronto soccorso dell'ospedale Garibaldi. Per i medici si poteva trattare di una morte per soffocamento dovuta a motivi naturali. I carabinieri invece, insospettiti dall'atteggiamento della madre della piccola, hanno avviato accertamenti ricostruendo la personalità della donna, molto fragile psicologicamente e vissuta in un ambiente familiare non sereno. Investigatori dell'Arma l'hanno interrogata e dopo prime confuse risposte ha ammesso le proprie responsabilità. La donna ha confessato di avere agito perchè straziata dai pianti continui della figlia. In preda a un raptus ha quindi prima cercato di farla smettere tappandole naso e bocca con le mani, quindi ponendole un cuscino sul viso soffocandola. Poi, in una continua escalation di rabbia, l'ha anche strangolata e picchiata, colpendola ripetutamente all'addome. Quando si è ripresa e si è accorta di cosa aveva commesso, ha detto ai carabinieri, ha chiamato il 118 cercando soccorsi per la sua bambina, che però era già morta.


Avvocato di successo e super-mamma si suicida lanciandosi nel Tamigi

Avvocato di successo e super-mamma si suicida lanciandosi nel Tamigi

 

LA SUA STORIA HA SCONVOLTO IL REGNO UNITO. La 41enne Catherine, madre di tre bimbe, aveva l'ansia di non riuscire a coniugare lavoro e famiglia

 

 

Catherine Bailey (dal Times online)
Catherine Bailey (dal Times online)

LONDRA - Avvocato di successo della City e super-mamma, con l'ansia di non riuscire a coniugare la maternità e gli alti standard professionali e afflitta forse da una forma di depressione post-natale. È il ritratto di Catherine Bailey, splendida 41enne di origini sudafricane, morta suicida il 10 gennaio scorso, come ha spiegato a quasi sette mesi di distanza il coroner di West London. La Bailey si è uccisa lanciandosi nel Tamigi vicino al Richmond Bridge.

«MI SPIACE TANTO» - La sua storia ha sconvolto il Regno Unito. Al marito Neil Ashman, nefrologo di fama, Catherine ha scritto un sms mezz’ora prima di togliersi la vita: «Richmond. Mi spiace così tanto. BK (big kiss). Tutto il mio amore a te e le bambine. Stringile forte». La donna era tornata al lavoro appena prima di Natale, sei mesi dopo la nascita della terza figlia. Le altre due bimbe, Inez e Ruby, hanno 5 e 4 anni. «E' probabile che soffrisse di una forma di depressione postnatale» ha spiegato al tribunale il pubblico ufficiale incaricato dell’inchiesta, Alison Thompson. «La signora Bailey era una donna molto capace e la mamma adorata di tre bambine: trovava difficile riuscire ad affrontare le complesse esigenze della maternità mantenendo gli standard a cui si era abituata», ha aggiunto il coroner.

L'ALLARME E POI IL RITROVAMENTO DEL CORPO - Il marito della donna, il dottor Ashman lanciò l’allarme alle 18 di venerdì 9 gennaio. Dalle ricevute bancarie, risulta che Bailey quel giorno avesse prenotato in un hotel del centro, ma i dipendenti non ricordano di averla mai vista. Attraverso il segnale del telefonino, la polizia riuscì a rintracciarla sabato mattina: la Bailey aveva preso un treno alla stazione Blackfriars per dirigersi a ovest. Il marito, pensando che fosse andata ai Kew Gardens, nel sudovest di Londra, avvertì gli amici che si unirono a quel punto alle forze dell’ordine nella ricerche della donna. Il ritrovamento del corpo alle 17.50 di sabato.

«UMORISMO CONTAGIOSO» - Interpellato dalla corte, il dottor Ashman si è detto sconvolto da un gesto che non poteva essere previsto «in nessun modo». Bailey e il marito erano entrambi di Johannesburg, in Sudafrica, e avevano studiato all’università di Cape Town. Si erano trasferiti a Londra nel 1995, quattro anni si erano sposati. La donna era diventata una partner nello studio SJ Berwin nel 2003. Si occupava di questioni bancarie e finanziarie, comprese le indagini dell’autorità di vigilanza Fsa (Financial Services Authority). La mole di lavoro era aumentata a dismisura con la crisi finanziaria. Secondo i colleghi, le sue competenze erano particolarmente richieste e la sua settimana di lavoro poteva arrivare a 60 ore, comprese le serate e i fine settimana. Al funerale in gennaio, in una chiesetta vicino alla casa di famiglia di Islington, nel nord di Londra, l’hanno ricordata così: «Una donna di straordinaria forza, vivace e passionale nella difesa dei suoi valori. Amava profondamente, con grande lealtà. Era onesta e diretta, meravigliosa e dall'un umorismo contagioso». Gli esami hanno confermato il decesso per annegamento, mentre dai test tossicologici risultavano solo quantità trascurabili di alcol, paracetamolo e caffeina.


19/07/2009

Bolzano, la madre annega con la figlia

Bolzano, la madre annega con la figlia

 

Ipotesi: si E' gettata con la piccola, affetta da sindrome di Down, tra le braccia. Il corpo della donna rinvenuto in un canale, non lontano da dove è morta la sua bambina di 5 mesi


BOLZANO - Si è conclusa nel modo più tragico la vicenda della piccola Martina di appena 5 mesi trovata morta sabato nel tardo pomeriggio, annegata nell'acqua di una cisterna irrigua in un campo a Caldaro nei pressi di Bolzano. La madre della piccola, Evi Drescher, di 44 anni, è stata trovata morta anche lei, in un canale che esce dalla cisterna. L'ipotesi più probabile che la donna si sia gettata volontariamente con la piccola, affetta da sindrome di Down, tra le braccia. Pare che la madre avesse dato segni di sofferenza psichica dopo il parto. «L'ipotesi è quella dell'omicidio-sucidio», ha detto il pm Giancarlo Bramante dopo il ritrovamento del corpo della donna. La salma è stata trovata a poca distanza da dove poche ore fa era stato trovato il corpicino di Martina, la figlia di appena cinque mesi della donna. Il magistrato ha detto che sul corpo della donna non c'è alcun segno che possa fare pensare ad una violenza subita. Come ha detto il pm, appare anche difficile che la donna possa essere caduta involontariamente nella vasca, dato che l'apertura attraverso la quale è entrata è di appena 40 per 60 centimetri. Al momento del ritrovamento la donna portava ancora gli occhiali. Sulle cause del tragico gesto non v'è ancora chiarezza: la donna - ha detto il magistrato - «stava attraversando un periodo molto critico, ma non aveva manifestato l'intenzione del suicidio».

A trovare la salma della donna sono stati i tecnici che hanno introdotto nella cisterna una sonda munita di una telecamera. Alle ricerche hanno partecipato duecento uomini, tra poliziotti, carabinieri e vigili del fuoco, con sommozzatori e nuclei cinofili. La piccola l'avevano trovata alcuni passanti, morta annegata in una piccola vasca di cemento per l'irrigazione dei vigneti che digradano lungo le colline che circondano il lago di Caldaro, una macchia azzurra nel verde dei campi poco a sud di Bolzano. Accanto alla vasca con il corpicino di Martina, di appena cinque mesi, il carrozzino, e nessuna traccia della madre. Fino nel cuore della notte 200 uomini, tra vigili del fuoco, poliziotti, pompieri e nuclei cinofili avevano battuto senza esito la zona alla ricerca della mamma, con il timore che si rafforzava di ora in ora e alla fine confermato, che la donna avesse abbia deciso di compiere un gesto estremo. Il corpicino ormai senza vita era stato trovato alle 19.30 e il perito settore dell'Ospedale regionale di Bolzano Eduard Egarter che aveva ispezionato la salma sul posto, aveva appurato che il dramma doveva essersi compiuto circa un'ora prima.

Non è stato trovato nessun testimone della tragedia. La viuzza dalla quale sia arriva nel campo, infatti, è piuttosto isolata e le abitazioni che vi si affacciano distano centinaia di metri l'una dall'altra; case di agricoltori, alcune delle quali sono state trasformate in pensioncine per i turisti, in gran parte tedeschi, che affollano la zona per il lago e per gli ottimi vini delle colline. Nessuna indicazione ha saputo dare il padre di Martina, Enzo Bagalà, muratore di 45 anni di origini calabresi. Come ha detto il pm Bramante che l'ha sentito, l'uomo è sotto choc e non sa capacitarsi dell'accaduto. Tra le poche informazioni in mano al magistrato per ricostruire il puzzle del dramma è il fatto che la piccola soffriva della sindrome di Down. Sembra inoltre che la madre fosse in cura presso un medico, forse per una depressione cominciata dopo il parto e accentuata dalla sindrome della sua bambina.

Ansa


22/05/2009

Grottaminarda: mamma si lancia nel vuoto con il figlio di un anno. Sono feriti

Grottaminarda: mamma si lancia nel vuoto con il figlio di un anno. Sono feriti

 

In provincia di avellino. Per fortuna si è lanciata da un balcone al primo piano. La donna è una casalinga e soffriva di crisi depressive

 

AVELLINO - Una donna di 42 anni si è lanciata dal balcone al primo piano di un’abitazione in ristrutturazione nei pressi della sua casa, in via Molise, a Grottaminarda, in provincia di Avellino, con in braccio il figlio che non ha ancora compiuto un anno.

SOLO FERITI - I due sono vivi ma feriti. Sono stati soccorsi e portati in ospedale di Ariano Irpino. Sembra che la donna - al momento sotto osservazione per un trauma cranico - non sia in pericolo di vita, sebbene resti in prognosi riservata. Si valuta l'ipotesi di trasferirla in un altro centro.
Il bambino che era con lei avrebbe riportato solo un ematoma alla testa, ferite superficiali, ma nessuna frattura. Secondo le prime notizie, la donna, una casalinga, soffre di crisi depressive.


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18/03/2009

Depressione: curarla ricaricando il cervello come una pila

Depressione: curarla ricaricando il cervello come una pila

 

Trattamento sperimentato in Italia: risultati preliminari incoraggianti su pazienti «resistenti» ai farmaci due elettrodi sulla fronte rilasciano corrente a bassa intensità

 

 

(Grazia Neri)

MILANO - Se il cervello fosse come una pila, la depressione potrebbe essere vista come se il livello della «batteria» fosse basso. Perchè allora non ricaricare un cervello gravemente depresso con la corrente, innocua e indolore? È quello che hanno provato a fare i ricercatori del Policlinico Ospedale Maggiore di Milano guidati da Alberto Priori, in collaborazione con la Clinica Villa Santa Chiara di Verona, in uno studio pubblicato oggi sul Journal of affective disorders.

L'ESPERIMENTO - Gli specialisti hanno applicato due elettrodi sulla fronte dei pazienti, collegandoli a uno stimolatore elettrico gestito da un computer. Il dispositivo, che rilascia una corrente elettrica continua a bassa intensità, è stato testato su 14 pazienti (di cui 13 donne) gravemente depressi e sui quali i farmaci non avevano sortito alcun effetto. «I pazienti - dicono i ricercatori - sono stati sottoposti alla tecnica due volte al giorno per cinque giorni consecutivi, riportando un marcato miglioramento già dopo cinque giorni, che si manteneva per diverse settimane».

PROSPETTIVE - La tecnica potrebbe essere usata su coloro che soffrono delle forme più gravi di depressione, circa il 30% dei 5 milioni di italiani colpiti, e «seppure lo studio sia ancora preliminare e su un piccolo numero di individui, i risultati indicherebbero una nuova possibilità per il trattamento della depressione grave farmaco-resistente». I ricercatori sono già al lavoro per estendere questi primi risultati preliminari:

 


25/09/2008

Il cybersesso porta ansia e depressione

Il cybersesso porta ansia e depressione

 

Più intensa è l'attività sessuale online, più la salute mentale peggiora. Il risultato di uno studio condotto in Australia: l'utente-tipo è maschio, buon livello culturale, tra i 18 e gli 80.

 328416766.jpgSYDNEY - Profilo: il soggetto frequenta siti internet dedicati al sesso per diverse ore al giorno. Il soggetto soffre di depressione, ansia e stress in proporzioni allarmanti. Molto in sintesi, questo emerge da uno studio condotto dallo psicologo australiano Marcus Squirrell, della Swinburne University of Technology di Melbourne. Sotto accusa dunque il cosiddetto "cybersex", il sesso virtuale. L'utente-tipo è maschio, con un buon livello culturale, di età compresa tra i 18 e gli 80 anni. Un hobby che non invecchia.

CONTATTI REALI - Gli adepti, secondo Squirrell, dedicano all'attività una media di poco più di 12 ore a settimana, tra chat, a sesso a distanza mediante webcam, download di video e immagini, scambio di e-mail erotiche. Più del 65% dei 1.325 uomini australiani e americani intervistati ha detto che agli incontri virtuali è a volte seguito un contatto reale. L'indagine, che viene presentata venerdì a Sydney, dà nelle intenzioni dell'autore un quadro esauriente dei navigatori del sesso. E l'aspetto più preoccupante è l'alto tasso di cattiva salute mentale nel campione esaminato.

DEPRESSIONE E ANSIA - «Il 27% soffre di depressione da moderata a grave secondo le scale standard. Il 39% ha alti livelli di ansia e il 35% soffre di stress da moderato a grave» spiega Squirrell. Più intensa è l'attività sessuale online, più salgono i livelli di depressione e ansia. Un'ipotesi, secondo lo studioso, è che trascorrendo tanto tempo su internet, costoro abbiano uan vita sociale molto ridotta. I risultati sono significativi dal punto di vista clinico, aggiunge, perché un numero crescente di uomini cerca aiuto psicologico e conoscere la tipologia di chi usa quei siti consentirà di identificarli e di aiutarli meglio.


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