20/04/2012
Fabrizio Corona, le «Iene» e i carabinieri
Fabrizio Corona, le «Iene» e i carabinieriUn'interrogazione parlamentare di un deputato del Pd, Dario Ginefra. L'ex agente dei vip aggredisce l'inviato di Mediaset alla presenza di un comandante e scatena un polverone
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26/05/2010
Deputato Pd: non ci pagano troppo. E gli elettori insorgono
Deputato Pd: non ci pagano troppo. E gli elettori insorgonoAlessandro Maran si è sfogato sul suo blog: "mia moglie si vergogna", basta "sputare addosso ai parlamentari". "Il direttore della camera di Commercio del mio paese guadagna più di me". Ma i cittadini si indignano:"Lascia la politica e cerca un lavoro"
"Ieri sera mia moglie, che sa che vita meno, mi ha chiesto: perché non lasci perdere? Credo si vergogni". Uno sfogo pubblicato sul suo blog. Per spiegare che non è sempre come vuole la demagogia, che non è vero che i deputati guadagnano troppo per quel (poco) che fanno, che il Parlamento non è “solo un covo di ladri, scansafatiche e puttanieri”. Parole accorate e argomentate, scritte dal vicepresidente dei deputati del Partito democratico, Alessandro Maran, alla vigilia della riduzione degli stipendi dei parlamentari, annunciata nell’ambito della più complessiva manovra di “lacrime e sangue”presentata dal governo. Parole che però non hanno affatto convinto i lettori del blog, che hanno sommerso il politico del centrosinistra con una lunga serie di critiche e contumelie. Da “non glielo ha mica ordinato il medico di fare il deputato” e “vada a zappare la terra”, fino alla amara constatazione che “ormai i partiti e i parlamentari sono tutti uguali, destra e sinistra: piatto pieno e testa vuota!”.
“Lo scorso anno (redditi 2008) ho dichiarato 122.715 euro e ne ho versati al partito 55.150 mila – scrive Maran - Il direttore della Camera di commercio del mio paesello (non di Shanghai) guadagna di più. Sia chiaro: nessuno muore di fame, c'è gente che deve campare con 500 euro di pensione sociale e se c'è da tirare la cinghia è giusto cominciare da chi guadagna di più e dal costo della politica e del suo indotto. Ma davvero – domanda il deputato del Pd - il Parlamento non serve a niente ed è solo un covo di ladri, scansafatiche e puttanieri? Ormai sputare addosso ai parlamentari e al Parlamento è diventato uno sport nazionale. Magari con l'autorevole avvallo del presidente della Camera (se lo dice lui che non fate niente, dice mia moglie …)”.
Il ragionamento prosegue, con l’argomentazione, tra le altre, che uno stipendio rapportato all’incarico significa consentire al parlamentare di essere indipendente nel suo lavoro. E che comunque i deputati pesano appena per il 16% sul bilancio della Camera. Ma in tempi di crisi, le lamentazioni di chi dichiara 122 mila euro all’anno evidentemente non fanno breccia nei cuori degli elettori, né di destra, né di sinistra. Lo scrivono in tanti a Maran, che con la sua uscita è destinato ad attirarsi soltanto ira. “Sa – scrive Francesco - io ho fatturato 24mila euro l'anno scorso lavorando 6 giorni a settimana per almeno 7 ore, e dopo 7 anni di lavoro e 6 di università (ingegneria) e ne ho restituiti 12 mila allo Stato, quindi non si lamenti e si vergogni”. E Liz racconta: “Caro deputato, ho 25 anni, sono un’apprendista; il mio stipendio è di 847 euro. Mia madre lavora part-time, con un contratto di 3 mesi, come donna delle pulizie per 470 euro al mese. Rammenda pantaloni per i vicini di casa nel tempo che le rimane. Posso consigliare a lei e Signora un decina di agenzie interinali pronte a trovare per Voi un inquadramento lavorativo più consono per le Vostre esigenze. Inoltre posso consigliarVi altrettanti Discount in cui sperimentare il meraviglioso mondo dei prodotti 3X1 e sottocosto...”. E sono in tanti a invitare il parlamentare del Pd a seguire il consiglio della moglie e lasciare la politica: “Si guardi in giro – scrive Francesco - Con il suo diploma di perito nautico un imbarco su una nave può trovarlo”.
Insomma, lettori indignati, elettori infuriati (“iscriviti al Pdl, con avvoltoi come te”), una sfilza di commenti quasi tutti (non mancano un paio di eccezioni) negativi. “Non so se ridere o se piangere”, scrive sul suo blog il consigliere regionale lombardo del Pd, Giuseppe Civati. Ma per ora da Maran nessuna risposta: chissà se si è pentito del pubblico sfogo.
Serenella Mattera
11:56 Scritto in ECONOMIA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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11/04/2010
Londra, il primo "suicidio politico" su Twitter della campagna elettorale
Londra, il primo "suicidio politico" su Twitter della campagna elettoraleIl deputato laburista è stato sospeso dal partito. MacLennan ha scritto di voler mangiare banane coltivate da schiavi e definito gli anziani gente scampata alla bara
LONDRA - Il primo suicidio politico via Twitter delle elezioni britanniche è già avvenuto. Appena quattro giorni dopo l'annuncio ufficiale del voto, fissato per il 6 maggio, la campagna elettorale di Stuart MacLennan, candidato del partito laburista per la circoscrizione di Moray in Scozia, si è conclusa con la sospensione dal partito. Sul suo account, seguito tra gli altri dalla moglie del premier Sarah Brown e da diversi ministri, il politico 24enne ha scritto sarcasticamente di voler mangiare «banane coltivate da schiavi» (prendeva di mira il commercio equo e solidale dicendo che quelle organiche fanno schifo), ha definito gli anziani gente che cerca di «scampare alla bara», ha descritto due signore incontrate sul treno come «un vecchio scarpone» e «una vacca egoista che si è presa tutto lo spazio per le gambe». Non mancavano gli insulti ai politici di altri partiti e del proprio: «cretino» il leader Tory David Cameron, «bastardo» il leader liberaldemocratico Nick Clegg, «una f... cretina» la deputata laburista Diane Abbott. Se l’è presa persino con l’industria di whisky scozzese che dà lavoro a migliaia di persone - suoi potenziali elettori. «Il Johnnie Walker Red Label è talmente schifoso che non possono venderlo in Scozia».
OCCASIONI PER LE GAFFE - La storia è esplosa su Twitter venerdì e dopo poche ore MacLennan è stato sospeso dal partito e dalle elezioni (e non è più su Twitter). In vista del voto moltissimi candidati si sono registrati sul sito di micro-blogging: il che significa che si moltiplicano le occasioni per fare gaffe. Dei laburisti, già da mesi, la più visibile è Sarah Brown (criticata per i tweet soporiferi) - l’account informale del marito (usato comunque per comunicazioni formali e non commenti personali) è stato sostituito da un account ufficiale. Tra i liberaldemocratici, c’è il leader Nick Clegg (seppure a scrivere sia, in effetti, il suo consulente per il web). Quanto ai conservatori, il leader Tory David Cameron ha snobbato il social network («Troppi tweet, fanno un twat» - cioè un idiota - ha detto in passato), però c’è il suo capo della comunicazione e poi diversi candidati. Dei tre principali partiti, è di quello conservatore che si parla di più sul social network, secondo il sito Tweetlection.co.uk che monitora giornalmente i messaggi per contenuti: in media oltre 7mila tweet al giorno sui conservatori contro i 5mila sui laburisti e i 1.700 circa sui liberaldemocratici. I laburisti comunque sono in testa per le gaffe. Un'altra l'ha fatta un paio di giorni fa l’ex vicepremier John Prescott, ri-twittando un link a una pubblicità dei Tory contro il Labour e invitando a cliccarci sopra per «svuotare le casse dei Tory» (perché ogni click costa ai Tory 50 pences). Accusato di frode dal blogger, Prescott ha cancellato il link.
LA REAZIONE DI BROWN - I politici dell’opposizione hanno accusato il Labour, dicendo che gli insulti del candidato sono specchio «della campagna disperata e sporca» dell’intero partito. Ha detto Cameron: «Questi tweet sono stati mandati ad altre persone nel governo, perché non hanno fatto qualcosa in proposito?». Un episodio assai imbarazzante per Gordon Brown, che ha definito "inaccettabili" i commenti del candidato scozzese. Chi lo difende osserva che alcuni dei commenti e insulti pubblicati su Twitter risalgono a un anno fa, quando era uno studente; altri però sono freschi del mese scorso. Si è conquistato anche qualche fan: perché "parla come fa la gente su internet" e "assicura molte LOL" (cioè laughing out loud, risate fragorose). Ma altri osservano che forse l’approccio da comico non sia la strategia migliore per vincere un seggio già quasi impossibile (il Labour era al terzo posto). Lui si è scusato: «Sono stato molto stupido e ho giustamente pagato un prezzo alto. Mi dispiace». L’Evening Standard gli riconosce però una cosa: le capacità profetiche. In uno dei suoi ultimi tweet, martedì, MacLennan aveva scritto «Ian Dale (un blogger politico, ndr) dice che le gaffe più grosse verranno probabilmente fatte dai candidati su Twitter - quante probabilità ci sono che capiti a me?».
Viviana Mazza
12:51 Scritto in POLITICA ESTERA | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: esteri, politica, londra, sospeso, deputato, laburista, mclennan, utilizzo, social network, twitter, frasi, razziste, insulti | OKNOtizie |
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22/12/2009
Moretti, ad Ferrovie: «Se volete il taglio del 50% dei treni ditelo»
Moretti, ad Ferrovie: «Se volete il taglio del 50% dei treni ditelo»
«Nessun blocco sulla rete, oggi 1650 treni». Matteoli: nessun rimborso per i disagi. Ma Easyjet rende i soldi. «quali sono in paesi che non hanno problemi con queste cause naturali?»
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| Moretti (Infofoto) |
MILANO - La «rete ferroviaria sta funzionando» anche se «con alcuni ritardi, ma ditemi quale paese non ha ritardo in questo momento». Così «se la gente preferisce che tagliamo il 50% dei treni, lo dica: non è che tutti i manager dei trasporti europei sono coglioni: c'è un problema di cause naturali». Così l'amministratore delegato delle Ferrovie, Mauro Moretti, ha risposto durante la trasmissione 'Radio Anch'io' ad alcune domande sui disagi registrati nelle ferrovie in questi giorni. «Poi se dico alla gente che deve portare le coperte, tutti si mettono a ridere - ha detto Moretti - Ma se c'è una disalimentazione elettrica e il treno rimane al ghiaccio è bene che la gente si premuri prima. Sono informazioni di servizio». «Le polemiche le faremo dopo. Sulla rete nazionale non c'è alcun blocco, sta funzionando» ha aggiunto spiegando che saranno in circolazione 1.650 treni, «al momento sono 652 quelli in movimento». «L'unica difficoltà l'abbiamo a Genova Brignole, dove c'è una particolare situazione meteo di ghiaccio». Moretti ha anche parlato di Alta Velocità. «Non ci devono essere le parti più deboli che devono essere messe in conflitto - ha detto Moretti - In questi momenti, proprio perchè siamo riusciti a separare alta velocità da linee tradizionali, i treni regionali, anche se con ritardo (trovatemi un Paese dove non ci sono ritardi di ore in questo istante), stanno comunque andando». Il numero uno di Ferrovie ha quindi ricordato che «siamo partiti con l'alta velocità e abbiamo avuto quattro giorni di difficoltà. Venerdì la puntualità stava migliorando. È poi caduta della neve e si è formato il ghiaccio». Inoltre - ha aggiunto Moretti - gli effetti del maltempo «non si risolvono in un giorno. Ci sono anche treni seriamente danneggiati e in queste feste faremo anche operazioni di manutenzione straordinaria».
RIMBORSI - Intanto è già polemica sui rimborsi. Easyjet invita i clienti che hanno il volo cancellato a non andare neanche in aeroporto e chiedere online il rimborso del biglietto. In una nota in cui si scusa per i disagi dovuti al maltempo, la compagnia consigli «a tutti i passeggeri di verificare lo stato del proprio volo sul sito www.easyjet.com». Se il volo dovesse essere stato cancellato la compagnia chiede ai passeggeri di non andare in aeroporto e di richiedere il rimborso o il cambio del volo direttamente online». Anche l'Alitalia si rende disponibile a recuperare il volo: «Tutti i passeggeri in possesso di prenotazione confermata e di biglietto emesso per la date di lunedì e di martedì, da e per gli scali di Linate, Malpensa, Torino, Bologna, Genova e Verona - spiega ancora Alitalia -, potranno beneficiare, fino al 24 dicembre, di riprenotazioni senza penale per voli successivi, modifica di itinerario senza penale o rimborso del biglietto senza penale». Al contrario il ministro alle Infrastrutture e Trasporti Altero Matteoli intervistato a «Radio 24» nega la possibilità di rimborsi: «Non ci saranno, esiste un regolamento a cui bisogna attenersi: quando si tratta di calamità come queste non è previsto alcun rimborso». Inoltre, il ministro ha commentato la frase dell'ad di Fs Spa Mauro Moretti che ha invitato i passeggeri a portarsi panini (Altroconsumo dice che è l'Europa a disporre che i panini li deve portare Moretti), acqua e maglioni per i viaggi lunghi. «È una frase sbagliata - ha detto Matteoli -Moretti si sa difendere da solo, ma è un uomo sotto stress da giorni e lo siamo un po' tutti. Può darsi che questo stress abbia portato Moretti a dire questa frase non appropriata». Contro Matteoli e Moretti si schiera il Codacons che in una nota comunica che ha deciso di tutelare i passeggeri coinvolti nei disagi di queste ore, dando vita ad una protesta organizzata e basata sul Codice Civile.
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21/12/2009
Caos Frecciarossa, il Pd : «Parlamento convochi Moretti»
Caos Frecciarossa, il Pd : «Parlamento convochi Moretti»
TRENI. Il deputato Merlo: «Pendolari penalizzati». A Torino aperta un'inchiesta da Guariniello
| (Ansa) |
ROMA - Il Parlamento convochi l'amministratore delegato delle Ferrovie, Mauro Moretti. È quanto chiede il deputato piemontese del Pd, Giorgio Merlo, che intende così fare chiarezza sui ritardi e i disservizi dei nuovi Frecciarossa. «L'alta velocità - dice - è una grandissima opportunità, che non può essere sciupata, ridimensionata o nascosta per le responsabilità politiche e manageriali di chi la gestisce». Secondo Merlo, «l'avvio, per certi versi drammatico, della Frecciarossa ha penalizzato ulteriormente i pendolari piemontesi - sottolinea - creando enormi disagi con i nuovi orari a livello regionale e con pesanti ricadute negative sui grandi collegamenti nazionali». Una situazione, continua , «che non può essere giustificata con la sola casualità o con le pesanti accuse alla regione Piemonte rivolte dall'ad delle Ferrovie, Moretti». Di qui la richiesta, già formulata da Merlo in una lettera alla presidenza della Commissione Trasporti della Camera, di convocare quest'ultimo in Parlamento: «Credo sia indispensabile farlo al più presto - sostiene - per chiarire che le responsabilità di questa incresciosa situazione non possono essere scaraventate banalmente sulla Regione Piemonte o sulle proteste dei pendolari che occupano i treni».
PROCURA - Frecciarossa, tra l'altro, sarebbe anche nel mirino della Procura di Torino. I disagi lamentati nei giorni scorsi dai passeggeri del nuovo treno ad alta velocità hanno spinto il pm Raffaele Guariniello ad aprire un fascicolo conoscitivo. Il magistrato, come scrive Repubblica, ha dato inoltre mandato alla Polizia ferroviaria di monitorare treni e linee. Sorvegliati speciali, appunto, sono i Frecciarossa. Gli agenti dovranno relazionare direttamente a Guariniello, e in tempi stretti, sui tanti disservizi del treno veloce entrato in funzione da un paio di settimane. Ritardi, che in alcuni casi secondo i pendolari hanno superato i 100 minuti, ma anche sovraffollamento delle carrozze, overbooking e, di conseguenza, precarie condizioni di sicurezza. Problemi che i viaggiatori hanno messo nero su bianco nelle decine di segnalazioni inviate al pm Guariniello, già da tempo impegnato a indagare sui disservizi dei treni tradizionali. I risultati di questo nuovo screening disposto dal magistrato serviranno a delineare un quadro oggettivo della situazione. Il materiale così raccolto sarà portato anche all'attenzione dell'Agenzia italiana per la sicurezza delle ferrovie.
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12/08/2009
Brasile, conduttore tv ordinava omicidi per fare aumentare l'audience
Brasile, conduttore tv ordinava omicidi per fare aumentare l'audience
L'uomo respinge ogni accusa. Wallace Souza, showman e deputato, è accusato di essere il mandante dell'uccisione di 5 narcotrafficanti
SAN PAOLO - Avrebbe ordinato almeno cinque omicidi per aumentare la propria popolarità in tv e di conseguenza anche l'audience del suo programma. Questa l'accusa della polizia brasiliana che ora pende come una spada di Damocle sulla testa di Wallace Souza, conduttore tv , deputato e ed ex agente di polizia. L'uomo respinge ogni accusa, sostenendo che l’inchiesta sarebbe stata orchestrata dai suoi rivali per calunniarlo. Le autorità brasiliane hanno inoltre accusato Souza di traffico di droga nello stato di Amazonas.
«NESSUN ELEMENTO DI PROVA» - «L’ordine di giustiziare qualcuno è sempre partito dal deputato e dal figlio, che poi avvertiva le troupe televisive perché arrivassero sul posto prima della polizia», ha detto all’Associated Press il capo dell’intelligence di polizia locale, Thomaz Vasconcelos. L’uccisione di trafficanti di droga «sembra sia stata ordinata per liberarsi dei suoi rivali e aumentare l’audience del suo show televisivo», ha aggiunto Vasconcelos. L’uomo è sotto inchiesta con l'accusa di essere coinvolti in cinque omicidi. «Io sono quello che ha lanciato inchieste parlamentari sulla criminalità organizzata, sul sistema carcerario, sui traffici di droga tra la polizia e sulla pedofilia» si difende Souza. Il suo avvocato, Francisco Balieiro, ha sostenuto che non ci sarebbe «nessun elemento di prova per tali accuse». Tuttavia, Vasconcelos ha precisato che le accuse sono state mosse dopo aver raccolto la testimonianza di diversi ex dipendenti e addetti alla sicurezza di Souza.
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12/06/2009
Hawaii, grazie a Obama gli indigeni tornano a sostenere i loro diritti
Hawaii, grazie a Obama gli indigeni tornano a sostenere i loro diritti
Il presidente è nato e cresciuto nello isole del Pacifico. Potranno avere un proprio governo e possedimenti ma c'è già chi si prepara a una guerra giudiziaria
WASHINGTON - Grazie a Obama, che è nato e cresciuto nel loro stato, gli indigeni delle Hawai otterranno quest’anno la loro rivincita, come l'hanno ottenuta gli indiani di America. Potranno cioè avere un proprio governo, con una certa autonomia, al pari dei pellerossa, e i propri fondi e possedimenti, un tempo appartenenti alla monarchia delle grandi isole del Pacifico. Lo dichiara Neil Abercombe, il deputato delle Hawai alla Camera a Washington. Gli scorsi anni, spiega Abercombe, la Camera approvò due volte una legge in merito, ma il Senato la respinse. Per riguardo a Obama, tuttavia, questa volta anche il Senato è disposto ad approvarla: Obama è dalla parte degli aborigeni polinesiani al contrario del predecessore Bush. Sarà una doppia festa perché le Hawai divennero uno stato americano esattamente 50 anni fa.
LA CAUSA DEGLI INDIGENI - In America, gli anni scorsi risarcimenti e territori furono assegnati a molte delle 562 nazioni o tribù indiane vittime della colonizzazione. Alle Hawai, un paradiso turistico, non è mai stato possibile a causa degli enormi interessi economici in gioco. Ma nel 2005, Daniel Akaka, un senatore di estrazione indigena, presentò il progetto legge su cui il Senato voterà nei prossimi mesi. Da allora, dice Abercombe, questa causa ha trovato sempre più sostenitori. Il più potente è proprio Obama, che studiò alle Hawaii, e vi è spesso ritornato in vacanza, l’ultima volta prima dell' ingresso alla Casa Bianca, con la first lady Michelle e le figlie Malia e Shasha. I discendenti degli aborigeni polinesiani sono oltre 400 mila, di cui due terzi vivono nelle isole.
POTERI LIMITATI - Il loro governo avrà poteri limitati dovrà trattare con le autorità statali e con Washington. Ma Akaka non dubita che i veri hawaiani riceveranno lo stesso trattamento degli indiani d’America, saranno parzialmente automi, indennizzati e in possesso di terre loro sottratte. Terre preziose, grazie al continuo boom edilizio e turistico. Come accadde con i pellerossa che tornarono alle loro tribù, sostiene, molti indigeni o “natives” oggi sul continente americano rientreranno nella isola, dove la loro cultura è sempre stata protetta. Le Hawai, scoperte nel secolo XVIII dal capitano Cook, il grande navigatore inglese, furono annesse agli Stati uniti oltre un secolo fa, con la detronizzazione della loro ultima regina, e poi qualificate come territori, al pari dell’Oklahoma e di altri futuri stati americani. I grandi interessi economici si preparano a una guerra giudiziaria contro gli indigeni sui cui fondi e possedimenti cercano di mettere le mani. Sostengono che il reso della popolazione, in gran parte bianca, non può essere discriminata sulla base della razza.
Ennio Caretto
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19/02/2009
La deputata chiacchierona svela la base segreta Cia
La deputata chiacchierona svela la base segreta Cia
La gaffe di Dianne Feinstein, democratica, presidente del Comitato sull’Intelligence. Si è lasciata scappare in pubblico che gli aerei che danno la caccia ad Al Qaeda sono basati in Pakistan
Le foto satellitari della base di Shamsi, in Pakistan. Nella prima foto, quella del 2006, cerchiati ci sono tre droni. In quella sotto non ce ne sono.
WASHINGTON – Tutto è iniziato con una leggerezza da parte di una donna tosta. Dianne Feinstein, democratica, presidente del Comitato sull’Intelligence del Senato americano, si è lasciata scappare in pubblico: gli aerei senza pilota Cia che danno la caccia ad Al Qaeda nell’area tribale sono basati in Pakistan. Un segreto che non è un segreto. Tutti lo sapevano, ma non bisognava dirlo. Perché per i pachistani è fonte di problemi.
LA POLEMICA - Ed, infatti, i portavoce ufficiali hanno cercato di tamponare in qualche modo la situazione imbarazzante. Islamabad non vuole passare per collaborazionista in una tattica che ha aperto vuoti nelle file estremiste ma anche provocato vittime tra i civili. Al tempo stesso sembra che i pachistani abbiano ricevuto informazioni preziose grazie alla ricognizione dei droni. Washington, per sua parte, non vuole rinunciare alle incursioni dei velivoli in quanto si sono rivelate devastanti per i qaedisti. Potendo rimanere per quasi 30 ore sull’area di pattugliamento, i droni – armati di missili e telecamere – sono una minaccia costante per i terroristi. Almeno una dozzina di capi sono stati uccisi dai raid e – stando a recenti intercettazioni – molti dirigenti hanno paura a spostarsi nel timore di essere sorpresi dai Predator.
IL «TIMES» - Ad aggiungere sale alla polemica hanno poi contribuito le rivelazioni di fonte britannica. Il Times ha rivelato che la base pachistana usata dalla Cia sarebbe quella di Shamsi ed ha anche pubblicato una foto del 2006 che mostra tre velivoli. Altre indiscrezioni hanno precisato che i droni verrebbero pilotati – via satellite - da equipaggi schierati in un centro britannico. Negli ambienti dell’intelligence si fa notare che usando Shamsi, i Predator possono raggiungere rapidamente l’area di operazioni e questo permette tempi di reazioni più stretti. Un particolare non da poco in una regione dove i terroristi dispongono di ottimi rifugi.
12:50 Scritto in CRONACA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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