16/04/2010

Inter-Juve, ecco il «derby» dei veleni

Inter-Juve, ecco il «derby» dei veleni

Domenica alle 18.30 lazio-Roma. A San Siro una sfida cruciale per la corsa scudetto dei nerazzurri mentre riesplode Calciopoli

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MILANO - Il derby d'Italia e quello della Capitale: due sfide ad alta tensione per decidere un pezzo di scudetto. Inter-Juventus e Lazio-Roma: l'apertura e la chiusura della 34/ma giornata di campionato sono partite giuste per dare un senso definitivo alla stagione. I campioni d'Italia affrontano i bianconeri (venerdì alle 20.45) proprio mentre riesplodono i veleni di Calciopoli: una partita che assomiglia quasi a una resa dei conti. La squadra di Mourinho ha un imperativo: vincere. Perché qualsiasi altro risultato offrirebbe alla Roma, appena balzata in testa alla classifica, un sensazionale match point. Non che sia facile, l'impegno dei giallorossi (in campo domenica alle 18.30 per motivi di ordine pubblico). I laziali, reduci da una stagione disastrosa e ancora alle prese con la lotta salvezza, proveranno infatti a regalare l'unica "soddisfazione" ai propri tifosi: strappare dalle maglie degli "odiati" cugini il possibile scudetto. Due squadre in lizza per il titolo, insomma, e due nobili in profonda difficoltà. In mezzo, mille storie che si intrecciano.

QUI INTER
- L'Inter punterà ancora sul modulo a trazione anteriore: in avanti Milito, Eto'o e Balotelli, appoggiati da Sneijder. Zanetti sarà arretrato in difesa, a causa della squalifica di Chivu. Dubbio Stankovic: al suo posto potrebbe giocare Thiago Motta. Mourinho sa che nei prossimi giorni si gioca moltissimo: campionato e Champions League. Il fantastico tris (con la Coppa Italia) è ancora possibile, ma visti gli avversari - la fantastica Roma di questo periodo e il Barcellona in Europa - c'è anche il rischio di finire la stagione con "zeru tituli". E sarebbe un fallimento. Per questo Mou cerca di rinsaldare ancora di più l'unità del gruppo, in lotta - ha detto qualche giorno fa il tecnico portoghese - «contro tante cose».

QUI JUVE
- Sull'altro fronte, Zaccheroni potrebbe decidere di puntare su Diego, al rientro. Davanti al brasiliano, visto l'infortunio di Trezeguet, appare quasi scontata la coppia Del Piero-Amauri. Centrocampo robusto con Marchisio, Felipe Melo e Sissoko. Il tecnico carica l'ambiente: «Voglio una Juve tosta, indipendentemente dall'avversaria che ci troveremo di fronte. Non penso a togliere lo scudetto all'Inter, penso a migliorare la nostra classifica: questo resta il nostro obiettivo. E non mi aspetto un'Inter che sceglierà tra campionato o Champions League».

IL DERBY DI ROMA
- L'altro match clou è il derby romano. In casa giallorossa, l'impresa più difficile per mister Ranieri è tenere a bada l'entusiasmo dell'ambiente dopo il sorpasso in classifica sull'Inter. Finora il tecnico ci è riuscito, e forse è stata questa l'arma segreta della straordinaria rimonta in campionato. Vincere la sfida con la Lazio a questo punto della stagione, qualunque sia il risultato dell'Inter, significherebbe per la Roma diventare la candidata numero uno allo scudetto. La squadra di Ranieri è in uno stato di forma eccezionale, ha vinto le ultime cinque partite e non ha molti problemi: il rientro di Juan e la possibilità di poter scegliere fra Toni e Menez rendono l'idea dell'attuale abbondanza di mezzi dei giallorossi. Di fronte però non ci sarà una squadra qualsiasi: la Lazio, oltre alle naturali motivazioni per la partita più attesa dell'anno, ha bisogno di punti per tirarsi fuori definitivamente dalle secche della bassa classifica. Nelle strategie di Reja, a parte il possibile rientro di Lichtsteiner, ci sarà forse l'idea di coprirsi meglio e affidarsi a Zarate (o Rocchi) e Floccari.

QUI MILAN
- Tra i due litiganti (Inter e Roma) chi spera di rientrare in corsa è il Milan. I rossoneri sanno però di aver buttato al vento un'occasione d'oro con il pareggio casalingo di domenica contro il Catania. La squadra di Leonardo affronterà domenica pomeriggio in trasferta la Sampdoria, reduce dalla vittoria nel derby contro il Genoa. I blucerchiati sono in piena lotta per un posto in Champions: difficile che siano disposti a lasciare strada a Ronaldinho e compagni.

LE ALTRE
- Tra le squadre in lotta per la quarta posizione, il Palermo sarà di scena a Cagliari, dove è stato cacciato Allegri. La squadra rossoblu è stata affidata al duo Festa-Melis. Per la Champions corre pure il Napoli, che giocherà su un campo non facile, quello del Bari. Senza Cannavaro, Aronica e Quagliarella, Mazzarri dovrà far dimenticare la batosta interna con il Parma. Non sarà facile. Parma-Genoa sarà teoricamente uno spareggio fra squadre che sperano ancora nell'Europa League, mentre la Fiorentina giocherà con l'Atalanta, che spera ancora nella salvezza. I bergamaschi dovranno però battere i viola (reduci dalle delusione di Coppa Italia) e attendere il risultato di Udinese-Bologna. I rossoblù non possono perdere per la sesta volta consecutiva, anche se i friulani sono in buona forma. Per il Chievo (in campo sabato alle 18 contro il Livorno) e il Catania (contro il Siena) servono semplicemente punti-sicurezza.


30/11/2009

Juve, ultima chiamata contro l'Inter Diego: «Altrimenti campionato chiuso»

Juve, ultima chiamata contro l'Inter Diego: «Altrimenti campionato chiuso»

 

SERIE A. Delusione nello spogliatoio dopo il ko di Cagliari. Galliani: «Sono pronto a tifare per i bianconeri»

 

Diego (Ap)
Diego (Ap)

TORINO - Gli entusiasmi estivi si sono raffreddati nel giro di pochi mesi. È stata una doppia doccia gelata - quattro gol beccati e zero realizzati tra Bordeaux e Cagliari - a sospingere la Juve verso la peggiore delle spiagge: l'ultima. Dicembre è appena alle porte e i bianconeri si trovano già nella scomoda condizione di giocarsi in quattro giorni le poche fiches rimaste nelle mani di Ciro Ferrara. Prima in campionato (contro l'Inter) e poi in Champions League (contro il Bayern Monaco).

DIEGO - Il ko di domenica, arrivato proprio alla vigilia del big match con i nerazzurri, ha gettato nello sconforto i tifosi bianconeri. Visto il distacco in classifica, neanche un mezzo miracolo contro l'Inter potrebbe bastare a riaprire del tutto il campionato. La temperatura all'interno dello spogliatoio è pessima: -8. Lo stesso Diego - che dopo un avvio scintillante è incappato in una specie di involuzione tecnico-tattica - ammette che il discorso scudetto rischia di concludersi troppo presto. «Abbiamo perso contatto con l'Inter, il che è una cosa negativa perché il campionato potrebbe già essere chiuso per noi - dice il brasiliano - sebbene ancora nella prima fase della stagione». Per questo l'ex Werder Brema sprona i compagni a riprendersi subito: «Dovremo lavorare duro questa settimana per correggere i nostri errori e, una volta scesi in campo, dovremo mostrare un gioco differente. Il risultato contro il Cagliari ha complicato i nostri piani di portarci in testa alla classifica. Già dalla prossima gara, però, dovremo riprendere il cammino».

GALLIANI - Tra l'altro la Juve è stata scavalcata in classifica anche dal Milan. I rossoneri, rigenerati da Leonardo, si propongono ora come principale antagonista dei cugini. E Adriano Galliani si concede pure una confidenza, in vista del prossimo turno di campionato: «Se ci fosse la possibilità di sedersi tranquilli in poltrona, al segreto, avendo battuto la Samp, cosa comunque difficile, certamente tiferei per la Juve». Davvero? «Come tutti i monzesi che non si sentono milanesi da ragazzo - afferma l'amministratore delegato - c'erano molte simpatie juventine da parte mia, la Brianza è sempre stata così. Ma l'altra squadra che seguivo era il Milan. Mai l'Inter».


17/04/2009

Derby d'Italia, orgoglio Juve

Derby d'Italia, orgoglio Juve

 

Parla blanc a.d. bianconero "abbiamo il dovere di provare a battere l'inter, ora e sempre". «La stagione? Non è male ma da noi si pretende molto: scudetto e Champions Per quello stiamo lavorando»

 

L'ad della Juve Blanc (Pegasonews)
L'ad della Juve Blanc (Pegasonews)

TORINO — Nell’ufficio d’angolo di Jean-Clau­de Blanc c’è un una libreria di legno. Disposti su­gli scaffali, rigorosamente uno sopra l’altro, ci so­no i trofei dei campionati 2004-2005, 2005-2006 e un casco griffato Juventus. Senso di apparte­nenza alla storia (anche a quella revocata) e sto­ria di una passione. La moto, una grossa Bmw 1100, è in Francia. Qui l’amministratore delega­to bianconero si muove in scooter. Una tentazio­ne in meno della vita «di fuori». «Mia figlia ha portato da scuola un biglietto per la festa del pa­pà. C’era scritto: ‘‘papà, lavora di meno e stai più con noi’’. Mi ha fatto vacillare».

Quindi stasera va da loro?
«No, da Claudio Ranieri e Alessio Secco».

Ahia, a casa non saranno contenti.
«È per questo che sto con loro appena pos­so ».

Potrebbe prendersi il prossimo weekend, la partita con l’Inter ha un significato ridotto.
«No: il dovere della Juve è provarci sempre, fino all’ultimo».

Risposta esatta. Ma lei ha creduto, e quan­to, allo scudetto?
«Ci ho creduto fino al Chievo, ci credevo tal­mente tanto che la delusione è stata fortissima. Ora è giusto tenere i piedi per terra: è molto, mol­to difficile recuperare».

Qual è stato il miglior momento della Juve?
«Fine novembre, dicembre. Prima di Natale. Stavamo così bene che la sosta non ci voleva. Ab­biamo rinunciato a una tournée negli Emirati, molto vantaggiosa economicamente, per restare a Vinovo a prepararci per tenere quel ritmo».

E i momenti peggiori?
«Prima del Real Madrid e in queste ulti­me due partite. Dopo il primo abbiamo sa­puto reagire. Penso che abbiamo la capacità di farlo già contro l’Inter».

Si ha l’impressione che la Juve vada a due velocità. La società corre, il marketing fila a gonfie vele (con Sony-Ericsson siete a quota 12 sponsor). La parte sportiva è staccata.
«Impressione sbagliata. C’è una Juve sola e la­voriamo su tutti agli aspetti contemporaneamen­te. La trovo duro con la squadra che è al secondo posto e in semifinale di Coppa Italia. Per me stia­mo andando bene. Comprendo le aspettative, es­sendo la Juve: fino a quando non vinciamo cam­pionato o Champions League l’attesa sarà gran­de. Ma impegno e risorse sono gli stessi».

Diversi i risultati.
«Ma il risultato non è controllabile: è il bello del calcio. Ti prepari al meglio, poi l’arbitro fi­schia, gli avversari segnano e il gol viene asse­gnato. Fine della preparazione».

Ogni riferimento a Genoa-Juve non è casua­le.
«Non lo è. Io credo che, nei nostri confronti, gli arbitri si siano rasserenati anche se ci sono stati episodi negativi. Ma tutti possiamo miglio­­rare: anche gli arbitri devono trovare continui­tà ».

Parola magica.
«Definisce cosa ci è mancato quest’anno».

Solo questa la differenza con l’Inter?
«La differenza sono dieci punti persi con squa­dre, con tutto il rispetto, non tra le più forti sulla carta e lasciati in casa. Non siamo inferiori all’In­ter, sotto ogni aspetto».

Non pensa che ci sia stato anche qualche er­rore estivo?
«Il mercato non è una scienza esatta. Non mi piace guardare in casa d’altri ma anche Inter e Milan hanno avuto dei problemi. Sento parlare di inesperienza della società e del nostro diretto­re sportivo Alessio Secco ma non è che le nostre rivali, con uomini molto più esperti, abbiamo fatto benissimo. Del mercato non voglio parlare, però...».

Però?
«Però il mercato non è solo grandi campioni, o grandi acquisti. È dare fiducia ai giovani. Mar­chisio, De Ceglie, Giovinco, Ariaudo: nessuno co­me noi. Non siamo qui per caso, il futuro è avvia­to, la Juve va avanti».
In molti siamo convinti che potrebbe anda­re avanti meglio con un uomo più vicino all’al­lenatore, alla squadra.