14/05/2010
Roma, si sfiora la rissa tra Storace e De Luca
Roma, si sfiora la rissa tra Storace e De LucaDurante la seduta del consiglio comunale della capitale, Athos De Luca (Pd) chiede le dimissioni del leader de La Destra per il Laziogate. L'ex presidente della Regione Lazio reagisce con urla, insulti e sedie lanciate per aria.
Tensioni nel corso della seduta del consiglio comunale di Roma di giovedì 13 maggio tra il consigliere del Pd Athos De Luca e quello de La Destra Francesco Storace.
Il tutto ha inizio dopo le dichiarazioni di De Luca che avrebbe affermato: "So solo che Storace dovrebbe dimettersi da presidente della Commissione Roma Capitale dopo la condanna per la vicenda Laziogate".
E' qui che inizia il parapiglia.
Il consigliere chiamato in causa chiede la parola al presidente Marco Pomarici che gliela nega in quanto mossa da un motivo personale non attinente alla delibera in discussione.
Esplode così la rabbia di Storace che si alza urlando insulti contro De Luca, rovesciando le sedie e lanciando il microfono per avvicinarsi più velocemente.
"De Luca ha un atteggiamento provocatorio ed è rimasto l'unico, insieme con la Mussolini, a fare contro di me un linciaggio quotidiano" ha replicato poi Storace che, tuttavia ha chiesto scusa all'Aula per l'atteggiamento tenuto "a seguito delle provocazioni di De Luca. E' lui a doversi vergognare", ha detto.
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24/09/2009
I guai di Cammarata. Un sindaco in barca nella tempesta di Palermo
I guai di Cammarata. Un sindaco in barca nella tempesta di Palermo
Scaricato dallo sponsor Miccichè: spero ci risparmi un dibattito sulla fiducia. Il dipendente-skipper dopo gli scandali bus e spazzatura: ora rischia
«Vattene», gli dice Gianfranco Micciché che si vantava d’essere il suo «creatore». «Vattene», gli dicono un po’ di ex alleati stufi di lui. «Vattene», gli dice la sinistra. «Vattene», gli dicono i contestatori che da due anni, fischia fischia, l’avevano spinto a rinunciare a salire sul carro di santa Rosalia. Ma lui, il (tuttora) sindaco di Palermo Diego Cammarata, non ci sente. E che sarà mai, se alla sua barca badava uno skipper pagato dal comune? Breve riassunto. Prima puntata: la sera di lunedì Striscia la notizia manda in onda un servizio di Stefania Petyx dove si racconta di un impiegato della Gesip, la società comunale addetta ai giardini, che, cercato un sacco di volte sul posto di lavoro, non c'era mai. Peggio, la troupe del programma di Antonio Ricci lo aveva trovato a bordo di una bella barca di 13 metri e mezzo ormeggiata a Marina di Villa Igiea dove l'uomo raccontava, ignaro di essere registrato da una telecamera nascosta, che lui stava sempre lì, a badare allo yacht: «Io problemi di tempo non ne ho. Lavoro qui, alla barca. Mi vengo a sedere qua tutti i giorni». Non bastasse, si offriva di affittare lo yacht ma «senza fattura, naturalmente».
Non bastasse ancora, aggiungeva che in caso di problemi con la Finanza, sarebbe stato sufficiente lasciar cadere poche parole magiche: «Ci dite: noi siamo amici del sindaco». Seconda puntata: Cammarata cerca di metterci una toppa con un comunicato all'Ansa. «La barca oggetto del servizio di Striscia la notizia è di proprietà dei miei figli che l'hanno acquistata con atto del 10 febbraio 2004. Come è ovvio ne ho piena disponibilità. Purtroppo questo avviene solo raramente. Questa estate ne ho usufruito solo per un paio di fine settimana». Aggiunge anzi che: «Dall'estate scorsa la barca è in vendita, perché neanche i miei figli hanno il tempo di usarla e quest'estate è rimasta praticamente ferma. Conosco il signor Franco Alioto da molto tempo e si è occupato occasionalmente, e fino a ieri, di verificare che la barca sia in ordine. Lo faceva in piena autonomia e fuori dall'orario di lavoro, come è naturale che avvenga. Al riguardo ho già disposto che la Gesip proceda a una indagine interna sulla presenza nel posto di lavoro di Alioto». E rifiniva la versione con un dettaglio: si era sempre trattato di una «collaborazione non continuativa, peraltro regolarmente compensata come dimostrano i pagamenti tramite assegno».
Terza puntata: ignaro di quanto aveva dichiarato il sindaco, lo skipper-giardiniere, che si chiama Franco Alioto, raccontava alla cronaca palermitana di Repubblica che per carità, lo faceva così, quasi per amicizia: «Se il sindaco mi pagava? Diciamo che mi faceva un regalo. Sì, insomma, mi dava qualcosa». Lo faceva «per arrotondare lo stipendio: ho due figli da sostenere». Com'era nato il rapporto? «Ho conosciuto il sindaco sei o sette anni fa, lui aveva una barca più piccola di quella che ha adesso. Ci siamo incontrati e ci siamo subito fatti simpatia. Quando i suoi figli hanno acquistato la barca nuova, mi ha chiesto di aiutarli e io l'ho sempre fatto volentieri». Quarta puntata: «Striscia la notizia torna alla carica recuperando una vecchia confidenza di Cammarata. Il quale, senza sapere che quelle parole lo avrebbero inguaiato, diceva che «appena esce da Palazzo delle Aquile e sale in macchina la prima telefonata è per casa dove il fidato Franco pensa a mettere su la pentola e a preparare un primo». Chi era questo Franco? «Un marinaio di Porticello che conosce il pesce come le sue tasche: Franco, per gli amici "u bellacchiu"». Tombola. Mano a mano, vien fuori di tutto. Che la cronista di Striscia ha inutilmente cercato Alioto «forse una quarantina di volte», a partire da febbraio e sempre in orario di lavoro. Che il giardiniere-skipper aveva dei fogli-presenza firmati in bianco che poi venivano gestiti direttamente «in alto loco». Che era l'unico degli addetti alla Casa Natura della Favorita a non avere il tesserino magnetico. Che era stato assunto per chiamata diretta nell'azienda comunale dei giardini pur essendo di mestiere marinaio e avendo soltanto la quinta elementare. E via così. Che razza di azienda «modello» fosse, la Gesip, si sapeva. Basti ricordare che la potatura delle piante fino a 249 centimetri di altezza tocca ai suoi giardinieri, dai 250 in su a quelli del settore ville e giardini. Col risultato finale che, come raccontavamo mesi fa, per gestire una quota di verde urbano simile, poco più di 2000 ettari, Torino spende 12 milioni di euro e Palermo più del doppio: 27.
Immaginate come potevano essere i controlli, in una municipalizzata così, sul giardiniere-skipper... Diego Cammarata, però, tiene duro. Nonostante l'ultima tegola gli sia caduta su una testa già ammaccata. Prima i guai per la gestione disastrosa dell'Amat, dove su 598 autobus in dotazione quelli in grado di muoversi erano arrivati a essere meno della metà (235) e dove alla vigilia delle «comunali» erano stati assunti 110 autisti di autobus tutti 110 senza patente. Poi i guai dell'Amia, dove dirigenti erano troppo impegnati in lussuose missioni negli emirati arabi da 800 euro a notte per rimuovere la spazzatura, fino al punto di costringere Berlusconi a spedire giù di corsa Bertolaso per evitare un disastro «napoletano» targato Pdl. Poi la rivolta dei governatori e dei sindaci di destra del Nord, con in testa Flavio Tosi per la decisione del governo di tappare un po' di buchi palermitani con un sostanzioso acconto 80 milioni: «Il Comune di Palermo dovrebbe essere immediatamente commissariato. Già quello di Catania non era un bell'esempio, ma questo è ancora più grave: Cammarata guida il Comune da più di sette anni, non ha scusanti...». Eppure, a dispetto del nome della barca, che si chiama «Molla», il sindaco pare non avere intenzione di mollare affatto. Gianfranco Miccichè, quello che per anni è stato il viceré berlusconiano in Sicilia e il suo primo inventore (quando lo candidò alcuni commentarono: «Cammarata? Ma cu è, u' sciacquino di Micciché?») lo ha scaricato: «Spero ci risparmi almeno la pena di un dibattito sulla fiducia». E con Miccichè lo hanno scaricato i lombardiani. Che punterebbero insieme a logorarlo mentre preparano la successione. Ma questo, spiegano i suoi alleati a partire da Totò Cuffaro, è un ottimo motivo per restare imbullonati alla sedia. E lo scandalo? Uffa, uno più o uno meno...
Gian Antonio Stella
Fonte: Corriere della Sera
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24/03/2009
Quel patto scellerato ai danni di Europa 7
Quel patto scellerato ai danni di Europa 7
La puntata di Report e la sinistra complice del «delitto perfetto»
È una storia tutta italiana, quella di Italia 7 raccontata da Bernardo Iovine per Report di Milena Gabanelli (Raitre, domenica 21.30). Nel 1999 Europa 7 vince la gara per l'assegnazione delle frequenze radiotelevisive. Ma le frequenze non le vengono assegnate, così mentre le altre tv continuano a trasmettere sulle frequenze occupate o comprate sul mercato, Europa 7 resta fuori.
È la storia di un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro. È la storia di un Paese che legifera non per porre delle regole (l'Inghilterra, patria del Servizio pubblico, già negli anni 50 aveva una legge per lo sviluppo delle tv commerciali) ma per ratificare l'esistente, spesso per sanare una situazione selvaggia (la «legge Mammì», 1990, e la «legge Maccanico», 1997, sono il frutto di un estenuante iter parlamentare, con un'infinità di emendamenti e di compromessi, un vero obbrobrio). È la storia di come, per ragioni politiche, si possano disattendere sentenze della Corte costituzionale e della Corte di giustizia della Comunità europea.
Solo nel 2008 a Europa 7 viene assegnato un canale analogico, sottraendolo alla Rai. A ricomporre le tappe di questa incredibile vicenda, Bernardo Iovine ha intervistato, oltre ai diretti protagonisti, Giuliano Amato, Oscar Mammì, Antonio Maccanico, Salvatore Cardinale, Fedele Confalonieri, Paolo Romani. Europa 7 non è solo vittima delle mire espansionistiche di Berlusconi ma di un patto scellerato (è la mia interpretazione) fra maggioranza e opposizione che ha come punto di svolta la nascita di Raitre, o meglio l'affido delle terza rete al Partito comunista (1987). Da quel momento la sinistra diventa complice, alla Baudrillard, del «delitto perfetto» e si castra. Del resto bastava seguire le interviste a Fedele Confalonieri (in grande spolvero, persino teorico delle buone regole dell'inchiesta) e a Vincenzo Vita per capire perché su questi temi la sinistra è così perdente.
di Aldo Grasso
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21/03/2009
An addio, il giorno dello scioglimento
An addio, il giorno dello scioglimento
Congresso a roma. La destra verso la fusione nel Pdl con Forza Italia
ROMA - La settimana della «fondazione» del Pdl comincia con lo scioglimento di An, che alla Fiera di Roma, oggi e domani, chiude il percorso ella destra cominciato a Fiuggi. Nel prossimo weekend ci sarà congresso fondativo del Pdl, con la fusione tra An e Forza Italia. Ma certamente è sul versante più a destra del nuovo partito che si muovono sentimenti e opinioni più forti alla vigilia del passo decisivo. «An e Forza Italia stanno cofondando un nuovo partito che sará il più grande partito del centrodestra d'Europa. Noi come Alleanza nazionale porteremo in questo grande partito di centrodestra tutte le identitá, tutti i valori, tutta la storia, tutta la spiritualitá di questo grande partito della Destra italiana. In realtá non è che noi ci andiamo a sciogliere, in realtá andiamo a fare il grande partito del centrodestra» dice il ministro delle Politiche Ue, Andrea Ronchi. Parole che sottolineano l'idea dell'obbiettivo da raggiungere. Ma che non possono prescindere dal fatto che alle spalle ci sono il Movimento Sociale, la svolta di Fiuggi e 14 anni con una nuova identita che ora scompare.
PONTE - Sul palco a forma di ponte che porta verso il Pdl, dovrebbe salire un coro di ragazzini per intonare l’Inno di Mameli e, probabilmente, Enrico Ruggeri per cantare "Si può dare di più". Poi sarà la volta del reggente Ignazio La Russa, chiude domani Gianfranco Fini: suo ovviamente l'intervento più atteso, nonostante il suo ruolo attuale non sia quello di leader del partito. La platea di 1.800 delegati chiamati a salutare Alleanza nazionale dovranno votare sulla mozione presentata dall’ufficio di reggenza che sancisce il l'unificazione con Forza Italia. Lo slogan scelto per l’occasione è : «Nasce il partioto degli italiani»
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04/11/2008
Giovani di destra, blitz nella sede Rai
Giovani di destra, blitz nella sede RaiNEL MIRINO LA PUNTATA DEDICATA AGLI SCoNTRI TRA STUDENTI DI PIAZZA NAVONA. In trenta, con passamontagna, tentano un'irruzione per protestare contro «Chi l'ha visto». Telefonate di minaccia
| Gli scontri di piazza Navona |
ROMA - Una trentina di giovani di un movimento dell'estrema destra romana, alcuni con il viso coperto da passamontagna, ha scavalcato la scorsa notte i cancelli della sede Rai di via Teulada tentando un'irruzione per protestare contro la trasmissione televisiva «Chi l'ha visto» e la conduttrice Federica Sciarelli.
BLITZ NELLA SEDE RAI - Nella puntata di martedì sera erano andati in onda dei filmati che ricostruivano le fasi immediatamente precedenti l'aggressione di un gruppo di studenti dell'estrema destra ai danni di altri che manifestavano contro il decreto Gelmini. Attorno all'una e trenta di martedì il gruppo è riuscito ad entrare nel cortile della sede Rai non lontana dalla palazzina dove si trova la redazione di «Chi l'ha visto». Due erano muniti di telecamere. Ad accorgersi dell'intrusione è stata una guardia giurata che ha avvicinato alcuni di loro ma è stato allontanato al grido di «lasciaci in pace dobbiamo protestare». Quando la guardia giurata ha informato i giovani che a quell'ora non c'era più nessuno nelle redazioni il gruppo ha desistito e si è allontanato.
TELEFONATE DI MINACCIA - Martedì mattina nella redazione di «Chi l'ha visto» sono arrivate delle telefonate in cui si minacciano gli autori del servizio che mostrava primi piani dei militanti di Blocco Studentesco in piazza Navona. «Vi abbiamo identificato, a voi e ai vostri familiari» hanno detto gli anonimi interlocutori, identificandosi come appartenenti a Forza Nuova; le registrazioni delle telefonate sono in mano alla Digos di Roma. Gli inquirenti hanno anche acquisito le immagini riprese nella notte dalle telecamere fisse della sede Rai di via Teulada che mostrano l'irruzione del gruppo.
FIORE: «PERICOLOSA SPIRALE» - Il segretario di Forza Nuova Roberto Fiore ha chiesto l'intervento del ministro dell'Interno Maroni e del Garante delle comunicazioni per frenare una «pericolosa spirale» e sanzionare «Chi l'ha visto». Fiore denuncia «una vera e propria lista di proscrizione per invitare alla violenza nei confronti dei giovani». «Intanto a Cremona sono comparse sotto casa dei responsabili locali di Forza Nuova scritte contenenti minacce di morte - ha aggiunto -. Non dobbiamo sottovalutare quanto accaduto: esiste una volontà di certa sinistra di scaldare gli animi per riaprire una spirale di violenza contro i ragazzi di destra».
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17/10/2008
Viaggio nel Cuore Nero di Milano
Viaggio nel Cuore Nero di MilanoMilitanti di fazioni opposte accomunati dal problema della casa. Nel quartiere Certosa Garegnano, quasi porta a porta, il circolo di estrema destra e il centro sociale Torchiera.

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