02/10/2011

Sondaggi: centrosinistra 10 punti avanti. Il premier: arrivo al 2013. Non cadrò certo per gli imprenditori

Sondaggi: centrosinistra 10 punti avanti. Il premier: arrivo al 2013. Non cadrò certo per gli imprenditori

L'Osservatorio. Pd al 27-28%, Pdl al 26. Terzo polo decisivo. Il 44% auspica elezioni anticipate, fra loro anche centrodestra. Dietro le quinte Sospetti sul ministro: uscita sorprendente. Irritazione Il Cavaliere: vive come un tradimento le critiche durissime del mondo imprenditoriale

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13/06/2011

Referendum, quorum superato La sinistra proverà la spallata?

Referendum, quorum superato La sinistra proverà la spallata?

Seggi aperti per la seconda e ultima giornata di votazioni sui quattro referendum su ritorno al nucleare, gestione dell’acqua, legittimo impedimento a partecipare ai processi. L'affluenza sarebbe già oltre il 55%: la proiezione fatta dagli esperti del ministero dell’Interno rispetto al dato di ieri fa pensare che si raggiungerà il quorum per tutti e quattro i referendum. E' dal 1995 non si registrava un'affluenza così alta. Maroni: "Verifica? La maggioranza è la metà più uno"

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17/05/2011

Voto terremoto per il Pdl a Milano Pisapia stacca la Moratti di 6,5 punti

Voto terremoto per il Pdl a Milano Pisapia stacca la Moratti di 6,5 punti

Merola a Bologna vince per un soffio al primo turno. Fassino passa già al primo turno a Torino. A Napoli avanti il Pdl e De Magistris supera Morcone

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02/04/2011

Spuntano altri baby pensionati Di Pietro, Granata, Orlando...

Spuntano altri baby pensionati Di Pietro, Granata, Orlando...

Continua il ciclone sulle pensioni-scandalo e Prodi dopo la smentita balbetta: "E' vero, ne ho tre". Da Marrazzo al futurista Granata: ecco la casta di chi ha iniziato presto a vivere "di rendita". Orlando somma due vitalizi: da parlamentare e da consigliere regionale...Scalfaro porta a casa 15 mila euro al mese

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01/03/2011

Napoli, De Magistris si candida con lista civica Sgarbo a Bersani, il Pd: "Un diktat che lacera". Orlando: «Candidatura di de Magistris? È un diktat, non la appoggeremo mai»

Napoli, De Magistris si candida con lista civica Sgarbo a Bersani, il Pd: "Un diktat che lacera". Orlando: «Candidatura di de Magistris? È un diktat, non la appoggeremo mai»

Scioglie le riserve e mette il Pd con le spalle al muro. Dopo il pantano delle primarie, l'ex pm si candida alle comunali e invita i democratici a convergere su di lui. Ma la coalizione vacilla. Orlando chiude subito: "Non sarebbe una convergenza ma un diktat che il Pd dovrebbe subire"

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18/10/2010

Forniva notizie riservate sui vip. Arrestato finanziere a Pavia

Forniva notizie riservate sui vip. Arrestato finanziere a Pavia

Per ordine della magistratura di Milano. Avrebbe passato a un giornalista dati sensibili sulla famiglia Agnelli, Di Pietro, Travaglio, Grillo e altri

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25/09/2010

Al via la due giorni di Grillo, senza politici

Al via la due giorni di Grillo, senza politici

"Woodstock 5 stelle" al Parco dell'ippodromo di Cesena. Attesi il premio Nobel Joseph Stiglitz, l'economista Jeremy Rifkin e l'ex sindaco di Londra Ken Livingstone

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02/08/2010

Berlusconi assicura: né crisi, né elezioni

Berlusconi assicura: né crisi, né elezioni

Bossi avverte: a settembre l'opposizione punterà a un governo tecnico. Casini: non c'è nessun complotto. L'opposizione ragiona sui possibili scenari: Di Pietro si prepara alle urne e Bersani chiede un "governo di transizione per le riforme"

 

 

 

"Non ci saranno né crisi, né elezioni". Lo sostiene il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in un'intervista alla Stampa. Dopo lo strappo con Gianfranco Fini e la nascita dei gruppi parlamentari autonomi che fanno capo al presidente della Camera, il premier rassicura i suoi e il Paese sulla tenuta della maggioranza che, ha affermato nei giorni scorsi "è forte e lo dimostra anche il fatto che sono state approvate 4 riforme in 7 giorni".

Insomma, il presidente del Consiglio non vede all'orizzonte un ritorno alle urne a breve, né l'ipotesi di un governo tecnico.

Ma la situazione pare confusa. E ne sono prova anche i titoli di apertura dei maggiori quotidiani italiani che si dividono tra lo spettro del voto anticipato e la certezza che il governo andrà avanti perché ha i numeri.

Bossi, no al governo tecnico -
Il Senatùr Umberto Bossi, intanto, detta la linea: no a un governo tecnico. A questo punto sarebbe meglio andare alle elezioni. E aggiunge: "A settembre cercheranno di dare la sfiducia a Berlusconi e cercheranno di puntare su un governo tecnico". Ascota le parole del leader della Lega

Bondi: in caso di crisi si va al voto -
"Assolutamente no" a un governo di transizione in caso di crisi del governo Berlusconi. Secondo Sandro Bondi, "non ci sono le condizioni né politiche né numeriche in Parlamento per un esecutivo di transizione che non sia il governo voluto dagli elettori". Dunque, in quel caso, non resterebbero che le elezioni, lascia intendere il portavoce del Pdl.

Bocchino: le elezioni non convengono a nessuno -
Contrari, invece, al ritorno alle urne i finiani. "Probabilmente non convengono a nessuno", ma "se si andrà alle urne credo che la figura di Fini sarà la più spendibile per una nuova alleanza moderata", simile "a quella francese, insieme ad autonomisti, centristi del Pd, esponenti di una destra moderna" ha dichiarato Italo Bocchino.

Fitto apre all'Udc -
"Ci siamo sempre detti disponibili ad allargare i confini della maggioranza, ed è inevitabile ricordare e sottolineare come con l'Udc ci sia sempre stato un dialogo proficuo  u obiettivi e valori comuni". Così ai microfoni di Sky Tg24 il ministro per   Rapporti con le regioni, Raffaele Fitto, a proposito di un eventuale accordo con il partito di Pier Ferdinando Casini. L'INTERVISTA

Ma quali sono le posizioni dell'opposizione?


Bersani, la crisi va parlamentarizzata -
"Governo a tempo limitato per fare una legge elettorale". Questa la proposta del segretario del Pd Pierluigi Bersani ai microfoni di TG24. "Il Pdl ha fallito" dichiara. E, come già detto all'indomani del divorzio Fini-Berlusconi, la crisi va parlamentarizzata. Ascolta l'intervento del segretario del partito democratico.

Casini: non c'è nessun complotto -
Non c'è nessun complotto contro il governo a differenza di quanto a denunciato il leader della Lega, Umberto Bossi. Lo dice Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc, intervistato da Sky TG24. E intanto nega che parlamentari del suo gruppo possano passare con la maggioranza. CASINI A Sky TG24


18/06/2010

Brancher ministro per il Federalismo. L’opposizione insorge

Brancher ministro per il Federalismo. L’opposizione insorge

Uomo di collegamento tra Lega e Pdl, prima di questa investitura era sottosegretario alle riforme. L’Idv presenta un’interrogazione urgente. Di Pietro: "Il premier riferisca sulla ragioni di questa nomina visto che Brancher al momento è sotto processo"

 

 

 

ROMA - Aldo Brancher è stato nominato ministro per l'Attuazione del Federalismo. Il decreto è stato firmato dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, su proposta del presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi. Brancher, che ha giurato nelle mani del Capo dello Stato, viene dunque "promosso" da sottosegretario alla presidenza del Consiglio a ministro senza portafoglio con delega al federalismo. Ne dà notizia un comunicato del Quirinale.

CHI È - Nato a Trichiana in provincia di Belluno il 30 maggio del '43, Brancher negli Anni '70 fu sacerdote paolino. Contribuì alla diffusione del settimanale "Famiglia cristiana", facendone uno dei più venduti d'Italia. Poi la carriera in Fininvest e Publitalia all'ombra di Fedele Confalonieri, il coinvolgimento in Tangentopoli nel ’93, l'elezione alla Camera dei deputati, la poltrona di sottosegretario alle Riforme. È considerato vicino al ministro dell'Economia Giulio Tremonti e con lui è uno degli uomini di raccordo del Pdl con la Lega di Umberto Bossi. Lo stesso Tremonti assicura che quello per l'Attuazione per il federalismo sarà «un ministero low cost, molto low cost».

LA POLEMICA
- Se la nomina di Brancher è accolta favorevolmente dai giovani del Pdl («Auguri di buon lavoro a un autentico riformista» afferma il coordinatore nazionale Francesco Pasquali), è invece durissima la reazione dei partiti di opposizione. «C'è da rimanere sconcertati davanti alla nomina di un nuovo ministro per il Federalismo - afferma, in una nota, il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa - quando già esistono tre dicasteri come quelli di Calderoli, Bossi e Fitto. Se di fronte ai drammatici problemi degli italiani, la risposta del governo è un ministero in più per Brancher, c'è da mettersi le mani nei capelli...». Il Partito democratico, invece, punta il dito contro i problemi giudiziari del neo-ministro (il prossimo 26 giugno è fissata la ripresa del processo a suo carico: Brancher deve rispondere dell'accusa di appropriazione indebita in relazione a soldi incassati da Giampiero Fiorani nell'ambito di uno stralcio dell'indagine sulla scalata di Bpl alla Banca Antonveneta). «La sua nomina - dichiara la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti - aumenta il numero degli uomini di governo che possono avvalersi della norma privilegio sul legittimo impedimento che consente di sottrarsi 'agevolmente' dalle convocazioni in sede giudiziaria». «Se è vero che vogliono promuovere a ministro un tale Aldo Brancher, che io ricordo molto bene essere persona coinvolta in tangentopoli per fatti molto gravi - aveva invece dichiarato in precedenza il leader Idv, Antonio Di Pietro - a me pare che il messaggio che si manda ai cittadini sia uno solo: il delitto paga e che conviene fare il delinquente perchè magari si diventa anche ministro».

Redazione online


10/06/2010

Intercettazioni, il governo pone la fiducia

Intercettazioni, il governo pone la fiducia

Voto di fiducia giovedì' alle 11.30. Berlusconi: «Solo magistrati e giornalisti le vogliono». Battaglia in Senato. L'opposizione protesta contro la decisione dell'esecutivo

 

 

 

Il Senato voterà domani la fiducia sul disegno di legge che limita l'uso delle intercettazioni da parte della magistratura e impedisce la loro pubblicazione sui media fino al termine delle inchieste.

La fiducia è stata chiesta oggi in aula dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito, su un maxiemendamento del governo che ricalca l'ultimo testo del ddl, cambiato in due tornate successive dalla maggioranza.


"Valutate le circostanze il governo è autorizzato a porre la questione di fiducia su un emendamento interamente sostitutivo del testo che tiene conto dei lavori della commissione Giustizia", ha detto oggi in aula Vito.


Vito ha aggiunto che il consiglio dei ministri ha autorizzato la fiducia nella seduta del 29 maggio scorso, ma il suo portavoce, dopo la sospensione della seduta, ha corretto il ministro, perché il 29 maggio era un sabato e il cdm si era riunito martedì 25 maggio, comunque prima che il ddl subisse le ultime modifiche.


Il voto, che chiuderà un anno di tormentato esame del ddl al Senato, è stato fissato per domani intorno alle 12, dopo le dichiarazioni di voto finali, ma l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro ha annunciato battaglia fino all'ultimo.


In una nota Di Pietro ha fatto sapere che i senatori del suo gruppo hanno occupato da stasera l'aula del Senato "nell'estremo tentativo di bloccare la votazione sul ddl. E' la nostra resistenza al dittatore Berlusconi".


La Camera aveva votato nel giugno 2009 il disegno di legge - in una versione che è stata rimaneggiata poi a Palazzo Madama diverse volte - e anche in quell'occasione il governo aveva posto la fiducia.


"Il maxiemendamento contiene piccole novità, ma non tali da farci cambiare opinione sul provvedimento", ha detto la capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro. "Il testo è pieno di elementi di irragionevolezza e ci sono motivi per ricorrere alla Corte costituzionale prima di qualsiasi attività referendaria", ha aggiunto con riferimento alla dichiarata intenzione dell'Idv di avviare la raccolta delle firme per un referendum abrogativo non appena il testo diventerà legge.


Dopo il Senato, il ddl tornerà alla Camera per la terza lettura, ma ieri il presidente di Montecitorio, Gianfranco Fini - a capo della minoranza del Pdl che aveva in più occasioni criticato il provvedimento -, ha detto che l'ultima versione emersa al Senato rappresentava per lui un buon compromesso.


Maurizio Gasparri, presidente del gruppo del Pdl al Senato, ha commentato la fiducia dicendo che "è un diritto della maggioranza arrivare alla decisione, visto che di intercettazioni si discute da due anni".


Il premier Silvio Berlusconi, tornando anche oggi sull'argomento, ha detto che la legge sulle intercettazioni è solo un primo passo per garantire la privacy dei cittadini e sarà migliorata in seguito, precisando che gli oppositori sono solo "una "piccola lobby di magistrati e giornalisti".


Editori, sindacati di giornalisti, magistrati e della polizia di Stato, hanno criticato duramente il disegno di legge perché ostacola le rispettive attività, con danno al diritto di cronaca e alla lotta alla criminalità, anche quella mafiosa.