15/08/2009

Rania, diario italiano su Twitter

Rania, diario italiano su Twitter

 

La regina di Giordania racconta sul social network la sua vacanza: «Quanti gelati sto mangiando»

 

Rania di Giordania turista all'isola d'Elba
Rania di Giordania turista all'isola d'Elba

Che la regina Rania di Gior­dania, una delle donne più bel­le e affascinanti del mondo, avesse un debole per l’Italia era noto. Lo ha ripetuto in tante in­terviste, segnalando, tra l’altro, come i nostri connazionali sia­no maestri nel parlare con i ge­sti, e sostenendo che la gestua­lità è il linguaggio del cuore.

Ma i pensieri che la regina, affascinata dalla tecnologia me­diatica, ha affidato a Twitter ne­gli ultimi giorni, anzi nelle ulti­me ore, sono quasi un atto d’amore per il Bel Paese. L’occa­sione sono le brevi vacanze di metà agosto che re Abdallah, la moglie, i figli e altri familiari stanno trascorrendo in Italia, a bordo del loro yacht. Più delle foto, che ritraggono la famiglia reale in un ristorante, impegna­ta a gustare spaghet­ti ai frutti di mare e calamari, oppure sul ponte dell’imbarcazio­ne, sono i pensieri del­la regina a colpire e a dimostrare il suo conta­gioso apprezzamento.

Un omaggio alla sto­ria («Ho trascorso un po’ di tempo sull’isola d’Elba e ho visto i luoghi dell’esilio di Napoleo­ne »); un riconoscimento a un prodotto italianissi­mo («Ho mangiato tanti gelati da provocare la protesta delle mucche»). Ma soprattutto l’elo­gio di quella che definisce la sintesi fra semplicità e sofistica­tezza:

Rania di Giordania mangia in un ristorante dell'Isola d'Elba
Rania di Giordania mangia in un ristorante dell'Isola d'Elba

«Forse sono stata italia­na nella vita precedente, o for­se è il fascino della gente italia­na a farmi sentire così». E anco­ra: «L’Italia!… quanto ne ho sentito la mancanza».

Anche nei pensieri successi­vi, affidati a Twitter, la regina, che riflette sulla vita, sull’edu­cazione dei figli, sulla sponta­neità, sui valori, sembra perme­ata
di ammirazione per i luoghi che sta visitando.

Non si può non pensare che nelle sue confidenze con re Ab­dallah, non manchi di suggeri­re come l’Italia potrebbe essere un approdo ideale per parlare serenamente dei tanti proble­mi che affliggono il Medio Oriente. La vacanza nel nostro Paese, che è ormai un appunta­mento costante per la famiglia reale giordana, anticipa di qual­che mese la visita ufficiale in Italia. E i pensieri su Twitter sembrano anticiparne l’indub­bio successo. La regina descri­ve i luoghi che sta visitando co­me «un ambiente idilliaco». Non tutto in Italia è idilliaco, Maestà, ma grazie di cuore.

Antonio Ferrari

Fonte C.d.S.


11/04/2009

DOPO UNA CACCIA DI 200 ANNI, RECUPERATO IL DIARIO DI RICCI

DOPO UNA CACCIA DI 200 ANNI, RECUPERATO IL DIARIO DI RICCI

 

PISA  - E' stato ritrovato, dopo una 'caccia' di quasi 200 anni e dopo circa 80 dall'ultimo avvistamento, il giornale di viaggio di Alessandro Ricci, medico e pittore senese, primo italiano che a inizio Ottocento si avventurò in zone inesplorate di Egitto e Sudan raccontando luoghi e popoli sconosciuti. A darne notizia è il giornale dell' Università di Pisa, spiegando che il merito del ritrovamento va al dottor Daniele Salvoldi che ne ha riscoperto una copia lavorando al progetto 'Rosellini' coordinato dalla professoressa Marilina Betrò del dipartimento di scienze storiche del mondo antico dell'Ateneo pisano.

Il progetto riguarda la spedizione franco-toscana del 1828-29 guidata dal pisano Ippolito Rosellini insieme a Jean-Francois Champollion che di fatto ha contrassegnato, dopo la prima decifrazione del geroglifico ad opera dello stesso Champollion nel 1822, la nascita della moderna egittologia. "Si tratta di un rinvenimento eccezionale per l'egittologia - spiega Betrò al giornale dell'Ateneo -: Ricci descrive e disegna siti che solo pochi anni dopo, al tempo della spedizione di Champollion e Rosellini a cui lui stesso partecipò, erano già andati distrutti. Ma accanto ai monumenti Ricci descrive gli usi e i costumi dei popoli che incontra, le tecniche di battaglia degli eserciti, la condizione delle donne e persino quella degli animali. Ora, a quasi due secoli di distanza la nostra intenzione è di poterlo finalmente pubblicare".

Che il diario di Ricci esistesse era un fatto noto, ma le ultime notizie risalivano al 1930. Ricci visita l'Egitto dal 1817 al 1822: l'oasi di Siiwa, il monte Sinai, quindi va a sud, sino alla confluenza del Nilo azzurro con quello bianco, Khartum e il Sennar. Torna a Firenze nel 1822 e scrive le sue memorie con l'idea di farne un libro. Cinque anni dopo è a Parigi e, così riporta il giornale dell'Università, probabilmente pensando sempre a una possibile pubblicazione, dà il manoscritto a Champollion. Ma il progetto non va in porto. Nel 1832 muore Champollion, due anni dopo anche Ricci. Del suo diario e dei suoi disegni si sa solo che Rosellini nel 1836 ne richiede la restituzione dalla Francia, ma in Toscana non torna niente. Nel 1928 Ernesto Verrucci, architetto di re Fuad I dell'Egitto, trova il manoscritto in una libreria antiquaria al Cairo: lo compra e lo segnala allo storico dell'Egitto Angelo Sammarco, autore anche del volume "L'opera degli italiani nella formazione dell'Egitto moderno". Sembra che lo stesso Sammarco voglia pubblicare l'opera completa di Ricci: nel 1930 esce un volume che contiene però solo i documenti e una breve ricostruzione della biografia di Ricci. Sammarco muore nel 1948 e le nuove ricerche del diario non danno risultati.