03/01/2012

Gli effetti sull'ambiente del decreto Salva-Italia

Gli effetti sull'ambiente del decreto Salva-Italia

Più spazio per le galline ovaiole. Stop alle vecchie lampadine di 25-45 W, 65% di differenziata, certificazione energetica sugli annunci, etichette «fur free»

Continua...


21/06/2009

I cassonetti di Palermo con le misure sbagliate

I cassonetti di Palermo con le misure sbagliate


L’azienda comunale ha provato inutilmente a rivenderli. Adesso utilizza le ruote per sistemare i vecchi contenitori. Inservibili per la differenziata: sprecati 750 mila euro

 

PALERMO — Sembrava impossibile anche a loro, agli ingegneri, agli autisti e agli spazzini di lungo corso convocati in gran segreto sul piazzale della discarica di Bellolampo. Spingi a destra, spingi a sinistra. Niente. Spingi da sotto, spingi da sopra. Niente. Riprova a destra, riprova da sopra. Niente, ma proprio niente da fare. I cassonetti comprati l’anno scorso per far partire a Palermo la raccolta differenziata non vanno bene. Misure sbagliate, sistema di aggancio incompatibile: i camion non li possono sollevare e svuotare. Se ne sono accorti diversi mesi fa quelli dell’Amia, l’azienda comunale che si occupa di rifiuti e di cui spesso si è occupata la magistratura. Visto il comprensibile imbarazzo, hanno provato a tenere nascosta la notizia. E pure i cassonetti, confinati in un piazzale fuori città.

Li avevano comprati un anno fa, primo blocco da 1.500 esemplari a 500 euro l’uno per un totale di euro 750 mila a spese dell’ignaro contribuente. Dovevano consentire il recupero di carta, plastica e vetro, risollevando Palermo da quel misero 4 per cento di raccolta differenziata che spinge la quinta città d’Italia in fondo alla classifica nazionale. E invece si sono trasformati da contenitore per i rifiuti in rifiuti punto a basta. Mai utilizzati, nemmeno per un giorno. Inservibili anche per sostituire almeno una parte dei 5 mila cassonetti incendiati o danneggiati nelle ultime settimane in città, quando la raccolta si è fermata per mancanza di soldi e i palermitani hanno cominciato a dare fuoco ai cumuli di spazzatura che riempivano le strade. Ancora adesso sono fermi in quel piazzale di Bellolampo, la discarica cittadina vicina all’esaurimento (ovvio) visto che senza differenziata tutta la spazzatura finisce qui. Avvistarli non è cosa semplice: la discarica è recintata e sorvegliata. Bisogna prendere la strada che sale verso Torretta e poi tagliare per i rimboschimenti della forestale, armati di un buon teleobiettivo.

Chi ha sbagliato? Non la ditta che ha costruito i cassonetti e li ha regolarmente consegnati. Era proprio l’ordine ad essere impreciso e adesso l’Amia non può rivalersi su nessuno. L’azienda ha pure provato a rivenderli come affarone di seconda mano. Ma il salvataggio in corner non è riuscito. Qualcuno aveva pensato di piazzarli negli Emirati Arabi, visto che lì l’Amia doveva partecipare ad un bando proprio per la raccolta differenziata. Ma nemmeno gli arabi ne hanno voluto sapere. Di quelle missioni a Dubai ed Abu Dhabi resta solo l’inchiesta aperta nelle settimane scorse dalla magistratura palermitana. In 22 viaggi la delegazione guidata dall’allora presidente del consiglio d’amministrazione Vincenzo Galioto, ora senatore del Pdl, avrebbe speso almeno 300 mila euro. Più o meno la metà di quanto l’Amia ha pagato quei cassonetti ancora fermi sul piazzale. Cassonetti che adesso rischiano di fare la stessa (triste) fine degli ultimi camion per la raccolta comprati dall’Amia.

Con un debito che supera i 150 milioni di euro, l’azienda non riesce a pagare l’assicurazione dei nuovi mezzi, che quindi restano chiusi in garage. Solo che l’Amia non riesce a comprare nemmeno i pezzi di ricambio necessari per i camion vecchi, gli unici che circolano ancora. Non resta che smontare i camion nuovi e prendere da lì i pezzi che servono per quelli vecchi. Anche per i cassonetti mancano i pezzi di ricambio: solo per rimettere a posto tutte le ruote danneggiate o sparite negli ultimi anni servirebbero 50 mila euro. Soldi che l’Amia non ha. Qualcuno in azienda ha pensato di riciclare le ruote di quei cassonetti fermi sul piazzale, che tanto non servono a niente, e rimontarli su quelli vecchi che zoppicano in strada. Un modo per limitare i danni ma attenzione: la compatibilità non è stata ancora verificata. Visti i precedenti, si raccomanda prudenza.

Lorenzo Salvia

 


29/11/2008

Si toglie la vita l'ex assessore coinvolto nell'inchiesta per gli scontri a Pianura

Si toglie la vita l'ex assessore coinvolto nell'inchiesta per gli scontri a Pianura

Giorgio Nugnes era stato agli arresti domiciliari. Il 20 ottobre si era dimesso. Tensione nel quartiere

 

 

Giorgio Nugnes arrestato il 6 ottobre scorso (Ansa)
Giorgio Nugnes arrestato il 6 ottobre scorso
 
 
 
 
NAPOLI - Si è tolto la vita impiccandosi nella sua abitazione Giorgio Nugnes, 46 anni, ex assessore alla Protezione civile e alla difesa del suolo del Pd del Comune di Napoli, coinvolto nell'inchiesta sugli scontri dello scorso gennaio per la discarica di Pianura. Nugnes era stato sottoposto agli arresti domiciliari il 6 ottobre scorso, misura in seguito sostituita dal divieto di dimora nel quartiere di Pianura. Il 20 ottobre si era dimesso dal suo incarico.

SUICIDIO - La moglie e il fratello hanno tentato di rianimare l'esponente politico dopo averlo trovato impiccato in un sottoscala, ma senza esito. Nugnes (ex Dc, Ppi e Margherita, poi confluito nel Pd) era stato sospeso dal Partito democratico in seguito al coinvolgimento nell'inchiesta. Il divieto di dimora a Pianura era stato ridotto con il permesso di recarsi nella sua abitazione di via Grottole tre giorni alla settimana: lunedì, mercoledì e venerdì. Negli altri giorni risiedeva in una casa a Quarto, in provincia di Napoli. Alla base del gesto vi sarebbero «motivi personali», secondo quanto spiegano persone che erano a lui vicine prima dell’avvio dell’inchiesta giudiziaria.

INCHIESTA - Nugnes era stato arrestato con altre 35 persone con le accuse di associazione a delinquere, devastazione e interruzione di pubblico servizio. Le intercettazioni telefoniche mostrano che negli scontri avvenuti fra le forze dell'ordine e manifestanti anti-discarica nella notte tra il 2 e il 3 gennaio scorso, Nugnes dava informazioni a Marco Nonno, consigliere comunale di An, anch'egli arrestato, sui movimenti delle forze dell'ordine perché i manifestanti aggirassero i posti di blocco.

IERVOLINO IN LACRIME - Il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, ha appreso piangendo la notizia del suicidio di Nugnes mentre stava inaugurando due edifici scolastici. Profondamente commossa, il sindaco aveva detto di volersi recare con il suo vice, Sabatino Santangelo, nell'abitazione dove Nugnes si è tolto la vita poi ha deciso di attendere qualche ora per motivi di opportunità e per poter sentire prima la moglie dell'ex assessore. Infatti ci sono stati momenti di forte tensione sotto l'abitazione di Nugnes. Un gruppo di persone ha inveito e spintonato giornalisti e fotografi. Urla sono state rivolte anche contro le istituzioni. Per riportare la calma sono intervenuti i carabinieri, ma altre persone stanno impedendo a giornalisti e fotografi di entrare nella strada della casa di Nugnes.

 


12/11/2008

Differenziata a ostacoli: contenitori intrappolati nel cantiere del San Carlo

Differenziata a ostacoli: contenitori intrappolati nel cantiere del San Carlo

I raccoglitori di vetro e plastica «in gabbia». I cittadini costretti a lasciare i sacchetti sul marciapiede, a due passi da piazza plebiscito

 

 

Contenitori per la differenziata in «gabbia»

Contenitori per la differenziata in «gabbia»

 

NAPOLI - Raccolta differenziata. A ostacoli. Un «gioco» avvilente al quale però i cittadini, a Napoli, dovranno a quanto pare abituarsi. Date un'occhiata al recinto creato dal cantiere per il restauro del teatro San Carlo in piazza Trieste e Trento. La gabbia messa a punto dagli operai ha (inavvertitamente?) incluso anche le campane per la raccolta vetro e plastica. Un paradosso che non manca di sortire effetti grotteschi. Ecco per esempio una signora che, diligentemente, si avvicina per depositare una busta con bottiglie di vetro. Nota il contenitore per la differenziata rimasto «ingabbiato», resta interdetta. Prova addirittura a infilare una bottiglia attraverso le fessure della intelaiatura in ferro. Ci rinuncia. La busta, ora, non può che abbandonarla sul marciapiede, sperando nella solerzia degli addetti alla raccolta.

Pochi metri più in là, il raccoglitore per la plastica subisce la medesima sorte. Il cumulo di paccottiglia cresce sul marciapiede, ricordando il recente infausto passato di sacchetti-padroni della strada.

 

 

Un passante fa presente l'anomalia, diciamo così, alla manovalanza impegnata al di là del vistoso recinto. Cerca di essere accomodante. «...Non per altro, ma guardate dove siamo..» dice indicando la vicinissima Prefettura, e poi piazza Plebiscito. «È una brutta figura. Non si potrebbe fare qualcosa per "liberarli" i due bidoni?». Napoletani e problemi di approccio alla differenziata: non esiste metafora più azzeccata di quei contenitori

 


08/11/2008

Napoli: primi arresti per abbandono di rifiuti ingombranti

Napoli: primi arresti per abbandono di rifiuti ingombranti

Aveva gettato anche mobili della cucina. Il primo provvedimento a carico di un uomo di 32 anni nel quartiere Pianura. Che però è stato subito scarcerato

 

 

Vitale Varchetta, 32 anni, la prima persona arrestata a Napoli in attuazione del decreto che punisce chi getta rifiuti ingombranti in strada (Ansa)
Vitale Varchetta, 32 anni, la prima persona arrestata a Napoli in attuazione del decreto che punisce chi getta rifiuti ingombranti in strada 
 
 
NAPOLI - Per la prima volta da quando è stato approvato dal governo il decreto legge che disciplina il contrasto al fenomeno dell'abbandono di rifiuti ingombranti a Napoli ed in Campania, sono state arrestate delle persone.

IL PRIMO CASO - Il primo arresto in assoluto, come anticipato da «Il Mattino» è sato operato nella giornata di venerdì nel quartiere Pianura dove, in Via Pallucci, dai carabinieri del comando provinciale, a carico di Vitale Varchetta, di 32 anni, mentre abbandonava sul selciato rifiuti ingombranti, urbani, speciali e solidi. L'uomo, già noto alle forze dell'ordine, si stava liberando di mobili da cucina, bombole di gas, materiale ferroso arruginito e materiale di risulta di lavori edili, sversandoli in un'area non autorizzata per tale scarico. Altri due arresti sono stati eseguiti sabato mattina nel quartiere di Poggioreale, i carabinieri della stazione San Giovanni a Teduccio, hanno arrestato e condotto nel carcere di Poggioreale, bloccato Gennaro Esposito, di 39 anni, e Erminio Beato, di 62 anni, entrambi della zona in via Brecce a Sant'Erasmo mentre da un furgone Piaggio Porter scaricavano rifiuti urbani, speciali e solidi (buste di plastica, ferro, cartone, plastica, lattine, vetro e altri materiali) sulla strada in un'area non autorizzata.

IL DECRETO - Gli arresti sono stati eseguiti in base a quanto previsto dall'art. 6 del decreto legge 172/2008. «Chiunque in modo incontrollato o presso siti non autorizzati - è il testo dell'art. 6 del decreto legge pubblicato due giorni fa sulla Gazzetta Ufficiale - abbandona, scarica, deposita sul suolo o nel sottosuolo o immette nelle acque superficiali o sotterranee rifiuti pericolosi, speciali ovvero rifiuti ingombranti domestici e non, di volume pari ad almeno 0.5 metri cubi e con almeno due delle dimensioni di altezza, lunghezza o larghezza superiori a cinquanta centimetri, è punito con la reclusione fino a tre anni e sei mesi; se l'abbandono, lo sversamento, il deposito o l'immissione nelle acque superficiali o sotterranee riguarda rifiuti diversi, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da cento euro a seicento euro».

SUBITO SCARCERATO - Il decreto dovrebbe prevedere il giudizio per direttissima, ma almeno nel caso del primo arrestato, Vitale Varchetta, il pm della Procura della Repubblica di Napoli, Valeria Gonzalez, ha disposto che si proceda con rito ordinario e non direttissimo stabilendo l'udienza di convalida entro i cinque giorni dall'arresto. L'uomo è quindi è a piede libero, nessun provvedimento cautelare è stato adottato nei suoi confronti. «Sembra - commenta l'avvocato Massimo Bruno, che difende Varchetta - un segnale della Procura per la quale probabilmente l'arresto debba essere previsto solo in particolari casi di violazione del decreto legge». «Appare violato - ha aggiunto - il principio di uguaglianza tra cittadini italiani visto che la norma si applica solo in Campani».
«L'uomo - ha specificato il capitano della compagnia Rione Traiano, Federico Scarabello - è già conosciuto alle forze dell'ordine. Si tratta di un rigattiere che raccoglie materiali di scarto. Non sapendo dove gettarli ieri sera intorno alle 18 li ha lasciati in questa strada di Pianura, a ridosso del cimitero vicino ai contenitori dell'immondizia». Vitale Varchetta al momento dell'arresto ha detto di non essere a conoscenza del decreto. Tre giorni fa i carabinieri, sempre a Pianura, hanno scoperto e messo sotto sequestro un'area di circa 400 metri quadri in cui sono state ritrovate 6 autovetture Smart completamente incendiate e svuotate degli interni proprio in una strada adiacente a via Pallucci, tra un frutteto e un capannone. Sul posto sono state ritrovate anche decine di pneumatici, materiali edili, sanitari, scarti di imballaggi..


16/10/2008

Rifiuti, la soluzione di Bolzano

Rifiuti, la soluzione di Bolzano

 

Ecco i cassonetti hi-tech con la tessera-bancomat

Sono arrivati i bidoni della nuova generazione, quelli con tessera magnetica (che assomiglia tanto a un bancomat) che elimineranno i cassonetti verdi della raccolta indifferenziata. A Bolzano la Seab, la società comunale che tratta anche lo smaltimento dei rifiuti, li ha installati in via sperimentale per cinquecento residenti di piazza Matteotti.

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Si chiamano “Gaia”, sono interrati e dovrebbero soppiantare, nel giro di una settimana, i classici cassonetti verdi della raccolta indifferenziata. Già dal 6 ottobre sono state distribuite dagli addetti della società le tessere (simili a bancomat) necessarie a far funzionare i nuovi contenitori a cinquecento residenti della zona. I due “Gaia” sono attivi, ma il loro funzionamento rimane ancora un enigma per molti. «Sì, sono venuti a portarci la tessera magnetica, ma le indicazioni erano piuttosto scarne: ancora non ho capito se ci posso buttare anche l’umido», spiega Ottavio Fason.

In effetti, il dilemma su quale spazzatura si possa effettivamente gettare dentro Gaia avvince la piazza. I più interessati sono gli anziani che si accalcano in piccoli capannelli davanti ai bidoni, nel tentativo di farsi insegnare e spiegare da chi già ce l’ha fatta a buttare l’immondizia. Il cassonetto automatizzato presenta, infatti, una moltitudine variegata e colorata di bottoni. Gli unici che servono veramente però sono due: quello della lingua con cui si vuole sentir parlare “Gaia” e quello che attiva la funzione del rifiuto che si intende buttare.

«Le uniche cose che sappiamo, però, le abbiamo lette sul giornale: so che dovrebbero esserci degli operatori, ma ancora non li abbiamo visti», dice Agnese Tavernar.

I precedenti non sono incoraggianti: tempo addietro c'erano i “ canguri”, ossia un vecchio sistema automatizzato di raccolta rifiuti che spesso si inceppava, a causa di problemi con l’impianto fognario, e che costringeva molti a lasciare i sacchetti della spazzatura sull’asfalto.

Francesco Gallina, responsabile della raccolta rifiuti della Seab, rassicura: «I sistemi sono diversi, non dovremmo più avere di questi inconvenienti. Importante, però, sottolineare che per il momento i “Gaia” possono ricevere solo l’indifferenziato, anche se potenzialmente possono servire anche per la raccolta dei quattro materiali. Dobbiamo però lasciare il tempo ai cittadini di prendere dimestichezza con il sistema. Dovesse essere un’iniziativa di successo potremo pensare di estenderla, pur tenendo presente che non dappertutto si possono costruire ampi vani interrati e che l’i nstallazione comporta dei costi anche per il cittadino. I nostri operatori, infine, saranno presenti mattina, pomeriggio e sera in piazza Matteotti anche per consegnare le tessere a chi ha ricevuto la lettera perché non era in casa alla consegna. Importante dire che la tessera serve a noi per scaricare i dati delle utenze ma non per il pagamento
».

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23/09/2008

Cassonetti per i rifiuti «intelligenti»

Cassonetti per i rifiuti «intelligenti»

 

Sperimentati per quattro anni a Duino Arusina, nel Triestino. Gli ultrasuoni segnalano ai camion raccolta il livello degli scarti che possono decidere se fermarsi o meno.


DUINO ARUSINA (Trieste) - Da quattro anni nel Comune di Duino Arusina, in provincia di Trieste, si sperimenta un sistema di cassonetti per i rifiuti «intelligenti». Un'apparecchiatura agli ultrasuoni è stata installata su 40 dei 300 cassonetti del territorio comunale per misurare il livello degli scarti nel contenitore per i rifiuti. Quando il camion per la raccolta dei rifiuti di trova a 100 metri di distanza, un segnalatore invia la misurazione al guidatore del mezzo che, se i rifiuti nel cassonetto non raggiungono una misura stabilita, può decidere di non fermarsi. Inoltre i segnali inviati alla centrale consentono di ideare un percorso ideale per i camion per fermarsi solo davanti ai cassonetti pieni.

RISPARMIO - Il risparmio avviene su due fronti: i camion, non fermandosi e quindi non accelerando alla ripartenza, consumano meno carburante e inquinano di meno; inoltre non bloccano le strade facendo in questo modo risparmiare tempo e carburante alle auto che sono costrette a incolonnarsi per attendere lo svuotamento del cassonetto. In precedenza a Duino i cassonetti venivano svuotati ogni giorno, indipendentemente da quanto fossero pieni.

TEST - L'apparecchiatura costa circa 100 euro, ma il prezzo scenderebbe se fosse prodotta su larga scala, assicura Luciano Generali, l'ingegnere che ha ideato il dispositivo MSD-112 insieme alla Elcon Elettronica. Lo strumento è grande quanto un cartone di latte da un litro. La sigla deriva da Multiservice Device, 112 rappresenta invece i primi tre numeri della serie di Fibonacci, in cui ogni numero è la somma dei primi due. «La prova a Duino è andata bene», ha detto Marino Bozic, direttore della sezione raccolta rifiuti della Acegas, la compagnia triestina che ha l'appalto. «Ora però dobbiamo vedere come funziona in condizioni più impegnative come nella città Trieste».


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