25/10/2010

Terzigno, aggredite due pattuglie della polizia. Tre arresti

Terzigno, aggredite due pattuglie della polizia. Tre arresti

Due vetture della Digos sono state circondate da persone armate di spranghe. Un agente è stato ferito ad un occhio. Maroni: "Giù le armi o interventi duri". Intanto, arrivano i camion con l’argilla per coprire la spazzatura, secondo il piano Bertolaso

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22/10/2010

Vince premi, pubblica in tutto il mondo In Italia perde: «Non sei raccomandato»

Vince premi, pubblica in tutto il mondo In Italia perde: «Non sei raccomandato»

La vicenda di Alessandro Orsini, ricercatore a Tor Vergata. Vince il candidato interno, pressioni su un commissario. Indagini della Digos. La solidarietà sul forum Treccani

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30/04/2010

Napoli, raid dei disoccupati. Cassonetti e bus in fiamme

Napoli, raid dei disoccupati. Cassonetti e bus in fiamme

Una cinquantina di persone hanno effettuato un blitz nel centro del capoluogo campano, bruciando cassoni dell’immondizia, distruggendo autobus di linea e terrorizzando i passanti. Un arresto. Sul caso indaga la Digos.

 

 

 

Raid mirati, veloci, nel pieno centro della città. Cassonetti incendiati, cinque autobus distrutti. Soprattutto la paura, tra la gente, tra bimbi, anziani che si sono trovati in balia di una cinquantina di persone, alcuni dei quali incappucciati, animati solo dalla furia e dalla violenza. Pomeriggio di guerriglia urbana a Napoli dove i disoccupati organizzati sono tornati ad agire. Uno di loro è stato arrestato. La Digos ora indaga.

E' accaduto tutto a via Foria, nel pieno del pomeriggio. Il racconto dei testimoni è preciso e descrive attimi di puro terrore. Stefano, autista dell'autobus numero 201, in tre mesi ha subito già due raid. "Ci siamo abituati", esordisce. Poi, racconta. "Li abbiamo visti sbucare, in circa cinquanta da vico Colonne - racconta - hanno catapultato e incendiato i cassonetti, poi hanno iniziato a distruggere i nostri mezzi. Con delle pinze hanno tagliato le camere d'aria delle ruote, e con martelletti e punte di trapano hanno rotto i vetri. Il bus era affollatissimo e i passeggeri hanno iniziato a urlare. A bordo c'era anche una donna con un bimbo di soli pochi mesi. Appena mi sono reso conto di quello che stava accadendo, ho aperto le porte e ho fatto scendere tutti"


19/01/2010

Nuove Br, Morlacchi e Virgilio: «Non siamo terroristi»

Nuove Br, Morlacchi e Virgilio: «Non siamo terroristi»

 

Arrestati lunedì nelle loro abitazioni in via gola e viale umbria dopo mesi di indagini. Sono in isolamento a San Vittore. Il legale: «Paradosso, erano controllati da giugno e non hanno fatto nulla»

 

 

Manolo Morlacchi (Fotogramma)
Manolo Morlacchi (Fotogramma)

MILANO - Respingono le accuse e affermano di non aver mai fatto parte di alcuna organizzazione terroristica-eversiva Manolo Morlacchi, 39 anni, figlio di Pietro Morlacchi, e Costantino Virgilio, ritenuti componenti del gruppo «Per il comunismo Brigate Rosse» arrestati lunedì a Milano nell'ambito di un'inchiesta coordinata dalla procura di Roma. Lo ha spiegato il loro difensore, l'avvocato Giuseppe Pelazza, che ha già annunciato: «Dopo l'interrogatorio di garanzia (in programma giovedì) in cui i miei assistiti respingeranno le accuse, faremo ricorso al Tribunale del riesame» per la revoca dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Lunedì mattina la Sezione Antiterrorismo della Digos di Roma, in collaborazione con la Digos di Milano, a seguito di lunghe e complesse indagini, ha arrestato Morlacchi e Virgilio nelle loro rispettive abitazioni a Milano, in via Gola 7 e viale Umbria 56.

CONTROLLATI DA GIUGNO - Morlacchi, figlio di uno dei fondatori delle Brigate Rosse, e Virgilio, da ieri a San Vittore, sono rinchiusi in una cella in sostanziale isolamento in quanto la casa circondariale milanese è sprovvista di un reparto «alta sicurezza». «Siamo ai paradossi - ha affermato il legale -: essendo stati perquisiti a giugno e poi oggetto di osservazione e controllo, ritengo che le esigenze cautelari nei confronti di Morlacchi e Virgilio non possano sussistere nel momento in cui da allora non c'è stata alcuna condotta di carattere criminoso. I miei assistiti inoltre non hanno benché minimamente pensato di darsi alla fuga - ha continuato il legale - né di inquinare la prove».

«MAI PROGETTATO ATTENTATI» - L'avvocato Pelazza ha inoltre rilevato che i due non hanno alcuna accusa di detenzione di armi e di aver progettato attentati. «Il ministro degli Interni - ha concluso il difensore - potrebbe quindi riservare le sue dichiarazioni a fatti più concreti invece che a imputazioni del solo reato associativo che, come costume dilagante, copre il totale vuoto investigativo».

Redazione online


18/01/2010

Nuove Brigate Rosse, due arresti Uno è il figlio del fondatore br Morlacchi

Nuove Brigate Rosse, due arresti Uno è il figlio del fondatore br Morlacchi

 

Operazione della Digos di Roma: «Volevano riprendere la lotta armata». Trovato manuale con le istruzioni per «militanti rivoluzionari»

 

 

 

Morlacchi e Virgilio ripresi durante un pedinamento della Polizia (Proto)
Morlacchi e Virgilio ripresi durante un pedinamento della Polizia (Proto)

MILANO - Questa mattina la Sezione Antiterrorismo della Digos di Roma, in collaborazione con la Digos di Milano, a seguito di lunghe e complesse indagini, ha tratto in arresto due persone, accusate di appartenere alle nuove Brigate Rosse.

I NOMI - Gli arrestati sono Manolo Morlacchi e Costantino Virgilio. Il provvedimento cautelare è stato emesso dal Gip di Roma, Caivano, su richiesta del pool antiterrorismo della Procura di Roma diretto dal Procuratore aggiunto, Pietro Saviotti. Sono accusati di far parte della associazione terroristico-eversiva, costituita in banda armata, denominata «per il comunismo Brigate Rosse». Entrambi lavoravano per un'agenzia di gestione archivi: Morlacchi con funzioni manageriali, Virgilio come dipendente. L'indagine che ha portato agli arresti era già scattata nel giugno scorso quando, a Roma e Genova, ci furono diversi arresti di presunti brigatisti e il sequestro di ingenti quantitativi di armi. Per i due l'accusa è di partecipazione a banda armata. I due sono stati prelevati dalle rispettive abitazioni milanesi. I due erano già indagati dal giugno dello scorso anno, quando le loro abitazioni vennero perquisite.

«VOLEVANO RIPRENDERE LA LOTTA ARMATA» - «L'ingente quantitativo di armi sequestrato e soprattutto la documentazione trovata nei sequestri di giugno quando furono arrestate 5 persone - spiega il dirigente della Digos di Roma Lamberto Giannini - ha comprovato l'intenzione di questo gruppo di riprendere il percorso delle Brigate Rosse e riprendere la lotta armata». Tra gli arrestati, spiega Giannini, abbiamo persone appartenenti alle Br, personaggi di spicco dell'indipendentismo sardo e poi Fallico che noi riteniamo stesse riannodando le fila di questa situazione che più volte in passato, tra la fine degli anni '70 e i primi anni '80, era stato segnalato contiguo a formazioni eversive dell'epoca anche se allora non erano stati trovati elevati elementi importanti. Quello che ha fatto crescere l'attenzione, oltre alle armi rinvenute, è stato anche il materiale documentale, perché nei documenti si parla di prendere una risoluzione strategica per riprendere il nome delle Brigate Rosse. Questa formazione a livello di vertice si era proposta alle Br di Lioce e di Galesi per fare la lotta armata all'epoca».

Manolo Morlacchi (da internet)
Manolo Morlacchi (da internet)

IL MANUALE - Con l'accusa di far parte di questa organizzazione di matrice marxista - leninista che si proponeva il rilancio della lotta armata e la riproposizione della sigla delle Brigate Rosse, nel giugno scorso erano state già arrestate cinque persone, tuttora detenute, e recuperata un'importante documentazione ideologica che teorizzava la ripresa della lotta armata e l'assunzione della denominazione «per il comunismo Brigate Rosse». Costantino è risultato in possesso di materiale informatico che espone i criteri e le modalità di criptazione dei documenti per finalità eversive, una sorta di manuale di istruzioni destinato ai sodali, che riporta le istruzioni per l'utilizzo dell'informatica, definite testualmente nel documento stesso «.. una specie di codice di condotta che consigliamo ai militanti rivoluzionari», con una serie di indicazioni finalizzate a evitare controlli da parte delle forze dell'ordine, nonché istruzioni per non farsi «tracciare» in rete. Questo materiale informatico è stato esaminato dalla Digos di Roma con il concorso del Servizio e del Compartimento Polizia Postale di Roma. «Queste istruzioni - continua Giannini - ricordano il metodo di criptazione dei documenti usato dalle Brigate rosse di Galesi e Lioce».

La copertina del libro di Manolo Morlacchi «La fuga in avanti»
La copertina del libro di Manolo Morlacchi «La fuga in avanti»

TESTI IN CODICE - «PGP», «Pretty Good Privacy»: è il crittosistema (secondo gli esperti, uno dei più vicini alla crittografia di livello militare) raccomandato ai «rivoluzionari» nel manuale di istruzioni per sfuggire a eventuali investigazioni informatiche. Per la redazione dei documenti viene indicata la necessità di utilizzare l'applicativo di scrittura «blocco note» (TXT): è questo - secondo gli investigatori - il metodo di scrittura utilizzato per redigere il volantino di rivendicazione del fallito attentato del 26 settembre 2006 contro la caserma «Vannucci» dei parà di Livorno, firmato dall'organizzazione «per il Comunismo Brigate Rosse».

LE ISTRUZIONI - «Quelle che seguono - è la premessa del documento - non sono le istruzioni che scriverebbe un esperto. Sono una specie di codice di condotta che consigliamo ai militanti rivoluzionari assemblato con alcune istruzioni schematiche per l'uso di alcune procedure. Come tutti i codici di condotta devono essere applicate con la creatività che deve contraddistinguere i rivoluzionari». «Vi stiamo spiegando - continua il testo - come usare PGP in maniera assolutamente anonima e non per gli usi per cui è stato costruito. La cosa più opportuna è dare alla chiave il vostro nome di battaglia, per cui gli altri compagni sapranno a chi appartengono le vari chiavi che riceveranno. Tenere però le chiavi sul vostro pc è la più grossa puttanata che possiate fare: un informatico esperto vi entra dentro il pc e vi ruba le chiavi, ad esempio. Supponiamo che il compagno A si sia fatto fregare la chiave pubblica del compagno B: B potrebbe ricevere un messaggio che dice: "vediamoci nel tal posto alla tal ora". B vede che il messaggio è cifrato correttamente e va all'appuntamento e si fa pigliare». Segue «qualche istruzione per non farsi tracciare in rete», partendo però dalla consapevolezza che «quando vi collegate ad internet è come se giraste nudi in un palazzo di vetro. Occorre essere attenti». Ergo: «mai usare la propria connessione privata a fini operativi (anche durante la fase di inchiesta), nemmeno la connessione di una casa di sicurezza che credete debitamente affittata sotto falso nome».

A MILANO - Gli arresti sono stati eseguiti a Milano da personale dell'Antiterrorismo delle Digos di Roma e Milano. I due arrestati sono accusati di far parte della associazione terroristico - eversiva, costituita in banda armata, denominata «per il comunismo Brigate Rosse». Altri appartenenti a questa formazione eversiva erano stati arrestati nel giugno scorso dalla Digos di Roma.

Pietro Morlacchi, brigatista del nucleo storico con Curcio, Frnceschini e Moretti (Ansa)
Pietro Morlacchi, brigatista del nucleo storico con Curcio, Frnceschini e Moretti (Ansa)

IL FIGLIO - Manolo Morlacchi, 39 anni, milanese, è il figlio di Pietro Morlacchi, storico br che nell'estate del '72 costituì il primo esecutivo delle Brigate Rosse con Renato Curcio, Alberto Franceschini, Mario Moretti e Piero Morlacchi. Si è laureato in Storia alla Statale di Milano nel 1997 con una tesi dal titolo «Politica e ideologia nell'Italia degli anni ’70. Il caso delle Br». E nel 2007 ha scritto un libro sul padre, «La fuga in avanti - La rivoluzione è un fiore che non muore»: «Col ' 68 e l' inizio delle lotte operaie e studentesche - si legge - la funzione di quel gruppo andò via via esaurendosi. Alcuni rientrarono nelle fila istituzionali, altri scelsero la lotta armata. Tra questi mio padre...». E solo nel giugno 2009, insieme con il fratello Ernesto diceva: «Non è giusto essere svenduti come terroristi soltanto per il cognome che portiamo». Pietro Morlacchi è morto nel 1999.

L'INCHIESTA - Nel giugno scorso, l'inchiesta portò all'arresto di cinque persone, tra Roma e Genova, su ordine del gip Maurizio Caivano. I reati contestati, a vario titolo, andavano dall'associazione eversiva alla banda armata, alla detenzione di armi. La svolta nelle indagini era arrivata grazie una chiamata, partita da una cabina telefonica, intercettata a febbraio del 2007 e attribuita a Luigi Fallico. In una delle telefonate intercettate, in particolare Fallico parlava di un attentato alla Maddalena nei giorni del G8. Oltre a Fallico, arrestato nella Capitale e considerato il capo del gruppo, in quella occasione finirono in carcere anche Bruno Bellomonte, rappresentante di spicco dell'indipendentismo sardo, e Bernardino Vincenzi. A Genova invece a finire in manette erano stati Riccardo Porcile e Gianfranco Zoja.

IL FALLITO ATTENTATO - Questo gruppo eversivo - ricorda la Polizia - ha rivendicato, nel settembre 2006, un attentato dinamitardo, fortunatamente fallito, ai danni della caserma dei Paracadutisti «Vannucci» di Livorno. La rivendicazione di quell'attentato avvenne con un volantino spedito a vari giornali. «Nelle vittorie come nelle sconfitte ciò che conta è la continuità dell'attacco Ernesto Che Guevara» - si leggeva sul volantino - Il giorno 25 settembre 2006 un nucleo della nostra organizzazione ha bombardato la caserma della brigata Folgore, a Livorno».«La Folgore, oltre che un covo di fascisti e stupratori, rappresenta insieme agli altri corpi speciali il braccio armato per eccellenza dell'imperialismo italiano» - recitava lo scritto - «Questo, all'interno del Nuovo Ordine Mondiale disegnato dal polo imperialista attualmente dominante Usa ha svolto negli ultimi decenni un ruolo sempre più attivo di penetrazione politica, economica e militare, dalla Somalia alla Jugoslavia, dall'Afghanistan all'Irak e oggi, infine, anche in Libano. Per non parlare dell'alleanza strategica con Israele, punta di lancia dell'imperialismo nell'area mediorientale».

Redazione online


16/12/2009

Psicolabile tenta ingresso nella stanza «Volevo salutare il premier»: bloccato

Psicolabile tenta ingresso nella stanza «Volevo salutare il premier»: bloccato

 

SULLA VICENDA INDAGA LA DIGOS. Fermato al San Raffaele un torinese 26enne con problemi psicologici. Nella sua auto mazze da hockey e due coltelli

 

All'ingresso del San Raffaele messaggi di solidarietà a Silvio Berlusconi (Ansa)
All'ingresso del San Raffaele messaggi di solidarietà a Silvio Berlusconi (Ansa)

MILANO - Un giovane torinese di 26 anni con problemi psichici è stato bloccato la scorsa notte, intorno alle due, mentre cercava di entrare al settimo piano del reparto solventi dell'ospedale San Raffaele, dove da domenica scorsa è ricoverato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dopo l'aggressione in piazza Duomo. Il 26enne fermato dal personale di vigilanza, si è giustificato dicendo: «Voglio salutare il presidente, voglio salutare il presidente»..

MAZZE DA HOCKEY E COLTELLI - Il giovane bloccato voleva insomma parlare con Berlusconi. Sarebbe entrato normalmente in ospedale dal parcheggio sotterraneo: nella sua vettura sono state trovate tre mazze da hockey e due coltelli da cucina. L’uomo, un 26enne residente con i genitori a Villar Perosa che ha alle spalle diversi ricoveri per problemi psichici e un Trattamento sanitario obbligatorio (Tso) nel 2008, è stato bloccato dagli agenti del servizio di sicurezza schierati a protezione del premier al settimo piano del nosocomio milanese. Notato in evidente stato di agitazione, il giovane ha detto agli agenti di volersi recare «a portare i suoi saluti al premier convalescente». Immediatamente dopo essere stato fermato e identificato, è stato sottoposto a perquisizione personale con esito negativo ed accompagnato all'esterno del nosocomio. In base ai primi accertamenti, sembra appunto che sia entrato nella struttura attraverso il parcheggio a pagamento: un garage multipiano e di grandi dimensioni utilizzato regolarmente sia dai dipendenti che dai visitatori. Dopo avere parcheggiato la propria auto, dai tunnel sotterranei avrebbe utilizzato gli ascensori per giungere al piano dove è tuttora ricoverato il presidente del Consiglio. Il ragazzo è stato portato negli uffici della Digos per un interrogatorio.

I GENITORI - Nei confronti del giovane non sarebbe stato preso al momento alcun provvedimento. I genitori, con cui vive, avrebbero dichiarato di non essersi accorti che il figlio era uscito di casa intorno all'1 di notte per raggiungere l'ospedale San Raffaele.


06/10/2009

Minacce anonime a Sandro Ruotolo Indagano gli agenti della Digos

Minacce anonime a Sandro Ruotolo Indagano gli agenti della Digos

 

All'esame degli investigatori c'è infatti una lettera contro il reporter di Annozero. Secondo le prime verifiche non si tratterebbe dell'opera di un mitomane: il giornalista è stato pedinato e sorvegliato

 

Sandro Ruotolo con Michele Santoro e Giulia Innocenzi (Ansa)
Sandro Ruotolo con Michele Santoro e Giulia Innocenzi (Ansa)

 

 

 

 

ROMA - Minacce di morte a Sandro Ruotolo, numero due di Annozero, e alla sua famiglia, sulle quali la Digos sta indagando: secondo quanto si apprende, non si tratterebbe dell'opera di un mitomane. All'esame degli investigatori c'è infatti una lettera dalla quale si evince che il giornalista è stato pedinato e sorvegliato. Nella stessa missiva, inoltre, si fa riferimento ad una lista di "obiettivi" in cui Ruotolo sarebbe il secondo.