22/02/2010
Inchiesta G8, pm: indagati volevano fuggire ad Acapulco
Inchiesta G8, pm: indagati volevano fuggire ad Acapulco
Mentre emergono nuovi elementi sul presunto 'sistema gelatinoso' degli appalti per i Grandi Eventi che il 10 febbraio scorso ha portato in carcere quattro persone, l'inchiesta si appresta a vivere un'altra settimana intensa. Non sono esclusi nuovi arresti
A Firenze, a partire da domani, cominceranno le udienze al tribunale del riesame sulle richieste presentate dai difensori degli arrestati. Secondo i pm, alcuni degli indagati volevano fuggire all'estero, a Madrid o Acapulco. Per Antonio Di Pietro il governo e' stato colto 'con le mani nella marmellata'.
"Piove, piove molto". Una frase da conversazione fra sconosciuti che nascondono l'imbarazzo in ascensore ma che, secondo la procura di Firenze, contiene un messaggio cifrato agli esponenti del "sistema gelatinoso" emerso nell'inchiesta sulle opere per i grandi eventi.
Non a caso, sostengono gli inquirenti, dopo quelle battute intercettate il 30 gennaio scorso, parte una concitata serie di telefonate e di incontri. Contatti, sempre per i pm, che testimoniano "una grande agitazione", pochi giorni prima che scattino gli arresti per i funzionari della Ferratella Angelo Balducci, Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaola e per l'imprenditore Diego Anemone. Nelle telefonate, si parla di una partenza per Madrid, prevista per l'11 febbraio - gli arresti avvengono il 10 - di un invito ad andare ad Acapulco, ma anche di un'ipotesi, ventilata da Balducci, di dimissioni mascherate con un periodo di malattia.
I particolari emergono da un'integrazione alla richiesta di applicazione della misura cautelare firmata all'inizio del mese dai pm fiorentini. Nei primi giorni di febbraio, la procura di Firenze ha sollecitato al gip una rapida emissione dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere per i quattro.
Questo perché, secondo gli investigatori, sulla base di fughe di notizie che i pm attribuiscono all'allora procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, gli indagati temono di poter essere arrestati. Dai documenti dei pm fiorentini si scopre che il 30 gennaio, dopo aver ricevuto "brutte notizie" dall'avvocato Edgardo Azzopardi ("che - scrivono i pm - ha forti entrature con la famiglia Toro") una persona ritenuta in contatto con Anemone avverte Balducci. Il giorno successivo, Azzopardi informa un amico che Balducci gli ha detto che lascerà l'incarico: "Lui domani si dimette, diciamo che va in malattia", aggiungendo che sarà sostituito, ma che la notizia "non verra' resa nota".
Intanto, da un'intercettazione del primo febbraio emerge che Balducci ha anche intenzione di partire, dieci giorni dopo e si e' gia' dato da fare per trovare un avvocato. Al quale però, al telefono, non accenna nulla dei suoi problemi. Un progetto, quello di Balducci di partire, condiviso anche da Anemone: "l'11 me ne vado fuori da Roma, a Madrid", dice a un amico, spiegando che fara' ritorno il 15. E l'interlocutore gli risponde: "Perche' non venite ad Acapulco, che e' un paradiso"?. Nel documento inviato al gip, sul pericolo di inquinamento probatorio, i magistrati scrivono che "proprio a seguito delle illecite propalazioni accertate in atti", e attribuite a Toro, Balducci, "temendo l'adozione di provvedimenti restrittivi a suo carico, ha adottato subitanei comportamenti 'difensivi", cosi' come Anemone, che utilizza l'utenza di un suo collaboratore. Inoltre, a parere dell'accusa, Balducci ha partecipato ad una riunione il 30 gennaio alla quale ha convocato anche Della Giovampaola, "all'evidente fine - secondo i pm - di concordare una strategia difensiva".
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18/02/2010
Inchiesta G8, il procuratore Toro si è dimesso dalla magistratura
Inchiesta G8, il procuratore Toro si è dimesso dalla magistratura
Per difendere la sua onorabilità e quella del figlio Camillo, indagato per favoreggiamento. È indagato per il reato di rivelazione di segreto d'ufficio, ha deciso di dimettersi «in maniera definitiva»
| Il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro in una immagine d'archivio del 13 gennaio 2006 al suo arrivo presso gli uffici giudiziari di Perugia (Ansa) |
MILANO - Il procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro, si è dimesso dalla magistratura. Toro è indagato per rivelazione del segreto d'ufficio in concorso con il figlio Camillo (indagato anche per favoreggiamento) nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Firenze sui presunti illeciti legati ai cosiddetti «Grandi eventi» (mondiali di nuoto 2009, G8 alla Maddalena, celebrazioni per i 150 dell'Unità d'Italia), che vede coinvolto anche il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso.
L'ACCUSA - La ragione dell'iscrizione di Toro nel registro degli indagati sarebbe una informazione passata a uno degli imprenditori sotto indagine dal figlio del magistrato. In una lettera inviata al Csm e, per conoscenza, al ministro della Giustizia e al Procuratore capo di Roma, Giovanni Ferrara, Toro scrive che «volendo essere libero di difendere l'onorabilità mia e di mio figlio in ogni sede, e nel contempo decidendo di eliminare ogni ragione di imbarazzo dall'ambiente di lavoro, con grande rammarico ma con animo sereno dichiaro di volermi dimettere con effetto immediato dall'ordine giudiziario». Giovedì la Procura informerà della decisione il ministro della Giustizia. Con le dimissioni dall'ordine giudiziario decade il procedimento disciplinare nei suoi confronti istruito dalla procura generale della corte di Cassazione. Le dimissioni di Toro sono definitive ed irrevocabili in quanto, avendo il magistrato oltre 40 anni di servizio, non hanno bisogno di accettazioni da parte del Csm.
FERRARA, SONO RAMMARICATO - A commentare la decisione dell'aggiunto Achille Toro di dimettersi dalla magistratura il procuratore della Repubblica di Roma Giovanni Ferrara: «Sono rammaricato e dispiaciuto anche perché è un collega che conosco da 40 anni. Auguro a lui - ha aggiunto - una vita serena anche fuori dall'ordine giudiziario. La sua è una decisione da rispettare».
L'INCHIESTA - Intanto la procura di Perugia ha chiesto al gip del capoluogo umbro di rinnovare la custodia cautelare in carcere per l'imprenditore e i tre funzionari pubblici già arrestati nell'ambito dell'inchiesta dei pm di Firenze per gli appalti legati al G8 della Maddalena. L'istanza - secondo quanto si è appreso - ricalca sostanzialmente la misura già chiesta e ottenuta dai pubblici ministeri di Firenze. La richiesta riguarda Angelo Balducci, Diego Anemone, Mauro Della Giovampaola e Fabio De Santis. Nei loro confronti i pm perugini Federico Centrone, Sergio Sottani e Alessia Tavernesi hanno ipotizzato sostanzialmente le stesse accuse già contestate dai magistrati fiorentini. La possibilità di richiedere di rinnovare la misura cautelare è prevista dal codice entro 20 giorni dalla trasmissione del fascicolo. Su di essa nei prossimi giorni dovrà pronunciarsi il gip di Perugia. Martedì il giudice per le indagini preliminari di Firenze aveva respinto le richieste di revoca avanzate dai difensori di Balducci, Anemone e Della Giovampaola, mentre i legali di De Santis non avevano avanzato alcuna istanza. Al momento nell'inchiesta condotta dai pm di Perugia non figurerebbero altri indagati oltre quelli già indicati dai pm di Firenze.
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17/02/2010
Bertolaso: «Voglio ristabilire la verità» Berlusconi: «Vai avanti tranquillo»
Bertolaso: «Voglio ristabilire la verità» Berlusconi: «Vai avanti tranquillo»
Stop alla Spa, il pd: restano in vigore altri 2 commi, vogliamo vedere le carte. Il capo della Protezione civile: «Perplessità sulla Spa da Napolitano». Idv: si dimetta. Bossi: no, è troppo bravo
ROMA - «Vado avanti e voglio ristabilire la verità. Ho fiducia nei giudici». Lo ha detto il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, ospite di Ballarò, poche ore dopo l'audizione alla commissione Ambiente della Camera. «Le dimissioni le ho annunciate cinque minuti dopo aver ricevuto l'avviso di garanzia, ma il governo le ha respinte e, fino a quando non saranno accettate, andrò avanti per svolgere il mio lavoro», ha specificato Bertolaso, che in precedenza aveva ottenuto anche il via libera da Silvio Berlusconi in un incontro nel pomeriggio: «Vai avanti, stai tranquillo e non preoccuparti», ha detto il premier secondo quanto si apprende da fonti governative. «Continua a lavorare» avrebbe aggiunto il premier, sottolinieando che il capo della Protezione civile potrà contare sull'appoggio dell'intero governo.
SPA - Bertolaso ammette a Ballarò che il decreto legge che trasformava la Protezione civile in spa «aveva suscitato una serie di perplessità da parte del presidente della Repubblica, ma questa è una questione che ha seguito Palazzo Chigi con il Quirinale». Secondo Bertolaso sulle leggi precedenti Napolitano non espresse «dubbi» e si è detto «rammaricato per la precisazione del Quirinale sui provvedimenti varati in occasioni di alcune emergenze e di eventi speciali come il G8 della Maddalena, per il quale ricevetti l'incarico da Romano Prodi». Il sottosegretario nega di aver preso regali: «Al massimo due bottiglie di vino, quelli con valore più elevato li ho rimandati indietro. Non ho mai sospettato assolutamente nulla sulle persone che hanno lavorato con me alla Maddalena».
PREVENTIVI RADDOPPIATI - Il capo della Protezione Civile in tv si è difeso dall'accusa di non aver controllato i 'soggetti attuatori' che avevano l'incarico di coordinare e gestire i lavori per il G8. E ha rivendicato l'allontanamento dell'ingegner De Santis: «Aveva approvato - ha detto Bertolaso - una serie di progetti per un importo superiore ai 650 milioni, mentre l'importo che avevamo previsto per i lavori alla Maddalena era intorno ai 300 milioni di euro: quando mi è stato presentato questo importo doppio rispetto a quanto preventivato, ho preso de Santis e l'ho mandato via». Cacciando De Santis dunque, dice ancora Bertolaso, «ho fatto quello che dovevo fare come controllore di quella parte che era di mia competenza». Il capo della Protezione Civile ha poi ribadito che «quelli che sono stati chiamati alla Maddalena, fin dall'inizio, Balducci e gli altri, non sono degli architetti che ho preso per strada, o che ho trovato con un bando» ma si trattava di «funzionari del ministero dei Lavori Pubblici». Quanto a Balducci, Bertolaso ha sottolineato che alla Maddalena «era responsabile diretto e non mi doveva rispondere, sulla base dell'ordinanza fatta il 19 marzo da Romano Prodi»: è una «persona competente ed esperta e sarà la giustizia a dire se ha sbagliato o meno». Ma non si è accorto che Anemone pagava le macchine e le case ai figli di Balducci, chiede Floris. «Sono un pubblico ministero? Sono un poliziotto che devo controllare queste cose? - risponde il capo della Protezione Civile - il mio compito è quello di realizzare gli interventi nella massima trasparenza, che era assolutamente garantita. Quando mi sono reso conto dopo pochi mesi che si stava esagerando e che vi potevano essere dei dubbi, ho mandato via De Santis, cosa altro potevo fare?».
LA TRAPPOLA - «Non posso escludere che sia stata una trappola». Così il capo della Protezione Civile ha risposto a una domanda in trasmissione: «Io non sono un dietrologo - ha concluso - Fatto sta che quando alla fine dell'anno è uscito il sondaggio che diceva che ero tra i più popolari in Italia, mi sono preoccupato. E quando il presidente del Consiglio ha detto che mi nominava ministro, mi sono messo le mani nei capelli. E non perché fossi felice». Quanto al fatto che il cognato Piermarini abbia lavorato alla Maddalena, Bertolaso ha spiegato che è stato preso, non da lui, «perché e bravo. Adesso perché è cognato di Bertolaso deve lavorare in Svizzera?».
IMPRENDITORI E RISATE - «Perché non mi hanno avvisato - si è chiesto poi Bertolaso - che c'erano imprenditori che ridevano sul terremoto dell'Aquila? Li avrei esclusi immediatamente. Perché non mi hanno avvisato?». Bertolaso ha rivelato anche di essere stato avvisato in passato dalle forze dell'ordine di «aziende non troppo trasparenti».
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| L'audizione di Bertolaso in commissione Ambiente alla Camera (Ansa) |
AUDIZIONE - Durante l'audizione alla Camera Bertolaso ha parlato anche della sua vicenda personale, spiegando che vorrebbe farsi interrogare subito e chiarire la sua posizione, ma che il ruolo di guida della Protezione civile è molto delicato e non può rimanere vacante. Al termine dell'audizione, Bertolaso ha parlato con i giornalisti dello stralcio dell'articolo 16 dal decreto (quello che prevedeva la Spa): «Non c'era alcuna trasformazione. Doveva solo essere una struttura di servizio per rendere la Protezione civile più agile, più funzionale e più concentrata sulle vere attività di propria competenza». L'opposizione però non è soddisfatta e ha chiesto di sospendere i lavori, in attesa di vedere l'emendamento con le modifiche. Per Dario Franceschini, presidente dei deputati Pd, «lo stralcio della spa è una vittoria dell'opposizione, ma non è sufficiente. Nel decreto permangono problemi di costituzionalità e di merito». Il segretario Pier Luigi Bersani plaude invece alla decisione del governo: «Non possiamo allestire per la Protezione civile una soluzione di una società che è un pasticcio. Se il governo ritira quella norma fa solo il suo dovere».
IDV: «SI DIMETTA» - Dall'Idv arriva la richiesta di dimissioni di Bertolaso. Per Antonio Di Pietro «lo scandalo dell'inchiesta sulla Protezione civile è solo la punta di un iceberg. I responsabili politici di questa gravissima vicenda, Bertolaso compreso, devono dimettersi immediatamente», ha poi rbadito il leader dell'Idv, anche lui presente a Ballarò. Luigi De Magistris, europarlamentare dell'Idv, va oltre e ipotizza un coinvolgimento del centrosinistra e ramificazioni vicine al Vaticano, ha detto al programma di Klaus Davi KlausCondicio in onda su YouTube. «In questa destinazione di opere per miliardi di euro ruotano una serie di professionisti e imprenditori di un certo ceto economico e finanziario che conta, bipartisan - prosegue l'esponente dell'Idv -. Diversi nomi negli atti del procedimento della procura di Firenze sono gli stessi delle inchieste Why Not e Poseidone che io stavo conducendo». E sull'ipotetico ruolo di enti vicini al Vaticano: «Purtroppo in questo sistema si sono trovate coinvolte anche articolazioni molto vicine al Vaticano, penso in particolare alla Compagnia delle opere».
BOSSI: «NON SI DIMETTA» - È intervenuto anche Bossi, parlando con i giornalisti a Montecitorio. Secondo il leader della Lega Bertolaso «non si deve dimettere perché è bravo. Il problema era la privatizzazione della Protezione civile».
Redazione online
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15/02/2010
Inchiesta G8, i Ros su un funzionario del ministero: «Rapporti con i Casalesi»
Inchiesta G8, i Ros su un funzionario del ministero: «Rapporti con i Casalesi»
Finito nell'inchiesta di Firenze sugli appalti alla Maddalena, sarebbe in rapporti coi boss. Informativa dei carabinieri su Antonio Di Nardo, funzionario del ministero delle Infrastrutture
MILANO - Antonio Di Nardo, il funzionario del ministero delle Infrastrutture finito nell'inchiesta della procura di Firenze sugli appalti del G8, sarebbe in rapporti con il clan dei Casalesi. Lo sostengono i carabinieri del Ros in un intero capitolo dell'informativa inviata alla procura dal titolo «Di Nardo Antonio - clan Casalesi». Il documento si basa su due note della direzione investigativa Antimafia di Napoli, una del 14 marzo 2003 e una dell'8 luglio 2003. Nella prima si sostiene che la società "Soa nazionale costruttori organismo di attestazione spa" con sede a Sondrio è «di fatto occultamente riconducibile a Di Nardo Antonio». Tra i soci della società figurano tra gli altri, il parlamentare del Pdl Paolo Russo e Giuseppe Mastrominico. Quest'ultimo, scrivono i carabinieri, è cugino di Pasquale Mastrominico che, a sua volta, è cognato di Rachele Iovine, sorella del boss dei casalesi Antonio Iovine detto "o Ninno".
Con la seconda nota, invece, la Direzione investigativa antimafia di Napoli documenta rapporti che sarebbero intercorsi tra Antonio Di Nardo e Carmine Diana, titolare della 'Impregica Costruzioni srl'. «Diana - è scritto nell'informativa - è ritenuto legato al noto Francesco Bidognetti, esponente di vertice del clan dei casalesi. In particolare è emerso che Diana era stato un acquirente fittizio di alcuni ettari di terreno che, in realtà, erano nella disponibilità di Bidognetti». Di Nardo è l'imprenditore che - scrive il gip di Firenze nell'ordinanza di arresto nei confronti di Angelo Balducci, Fabio De Santis, Diego Anemone e Mauro della Giovampaola - «gestisce occultamente» il 'Consorzio Stabile Novus', che ha sede a Napoli e che è associato alla "Opere Pubbliche e Ambiente Spa" di Francesco Maria De Vito Piscicelli (l'imprenditore che rideva nel letto la notte del terremoto). Le due imprese si associano, è la tesi della procura di Firenze, per «partecipare alle gare d'appalto gestite dai funzionari di via della Ferratella» (dove operavano Balducci e gli altri, ndr). Ma Di Nardo, sempre secondo i magistrati fiorentini, è anche l'uomo che fa da intermediario proprio tra De Vito Piscicelli e un certo Rocco Lamino, per la restituzione di un prestito da usura di 100mila euro. Di Nardo, e Lamino, sono definiti in un'intercettazione dello stesso De Vito Piscicelli, «soggetti pericolosi». «Son quella gente che è meglio che ci stai lontano - diceva al telefono - ...se si sgarra è la fine...quello vanno trovando...». (Fonte Ansa)
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Appalti, Denis Verdini indagato E' accusato di concorso in corruzione
Appalti, Denis Verdini indagato E' accusato di concorso in corruzione
L'inchiesta sul g8 e protezione civile. Dalle intercettazioni nel rapporto dei Ros emergono i nomi dei parlamentari del Pdl Denis Verdini e Altero Matteoli. Il coordinatore azzurro: «Sono totalmente estraneo ai fatti»

FIRENZE - Denis Verdini, coordinatore del Pdl, è indagato dalla procura di Firenze per il reato di concorso in corruzione nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti, imprenditori e Protezione Civile. Lo ha reso noto lo stesso Verdini, aggiungendo di aver dimostrato la sua «più totale estraneità all’accusa» durante l’interrogatorio in procura. In serata infatti, Verdini era stato sentito dai magistrati per un'ora e mezzo. Era andato accompagnato dal suo avvocato Marco Rocchi. Le telefonate dell’imprenditore toscano Riccardo Fusi della Btp (uno degli indagati) con l’onorevole Denis Verdini, oltre a una chiamata al ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli vengono riportate in un’informativa dei carabinieri del Ros di Firenze, che consta di oltre ventimila pagine, in parte pubblicate dal Corriere della Sera. L'inchiesta sugli appalti, imprenditori e Protezione Civile coinvolge così anche i politici. Il nome di Verdini compare in molte intercettazioni nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti per i grandi eventi.
UN'ORA E MEZZO IN PROCURA - L'onorevole del Pdl è stato in procura un'ora e mezza, poi è andato via in auto; la vettura è uscita dal passo carraio della procura, davanti alla quale erano in attesa i giornalisti. Il parlamentare era arrivato negli uffici di viale Lavagnini poco dopo le 18.30, uscendone alle 20.10. Verdini era uscito poi senza fermarsi con i giornalisti su una Toyota Yaris partita a velocità piuttosto spedita.
IL COMUNICATO DI VERDINI - In tarda serata Denis Verdini ha poi scritto un comunicato dicendo di essere indagato: «Dopo aver letto che il mio nome compariva per fatti marginali nell’inchiesta condotta dalla procura di Firenze in merito agli appalti per le opere emergenziali affidate alla gestione della Protezione civile - scrive l'onorevole Pdl - e dopo aver saputo dai giornali che il mio telefono era stato intercettato indirettamente, per una serie di colloqui con gli indagati, uno dei quali, Riccardo Fusi, è un mio carissimo amico da molti anni, ho chiesto al mio avvocato di verificare i fatti presso la magistratura. In questo modo ho appreso di essere stato iscritto nel registro degli indagati per il reato di corruzione».
«SONO TOTALMENTE ESTRANEO ALLE ACCUSE» - «La vicenda che mi veniva contestata - ha aggiunto il coordinatore del Pdl - riguardava solo ed esclusivamente la segnalazione per la nomina di Fabio De Santis a Provveditore delle opere pubbliche per Toscana, Umbria e Marche. Ho quindi chiesto e ottenuto la disponibilità del procuratore della Repubblica di Firenze ad essere ascoltato quanto prima, cosa che è avvenuta nel pomeriggio di fronte ai pubblici ministeri Giuseppina Mione e Giulio Monferini, titolari dell’inchiesta, ai quali ho fornito serenamente e con la massima trasparenza le informazioni richieste, illustrando le motivazioni del mio intervento come unicamente riconducibili al tentativo di risolvere il problema del danno erariale conseguente all’appalto per la realizzazione della scuola Marescialli e carabinieri a Firenze. Ho quindi dimostrato - ha concluso Verdini - la mia più totale estraneità all’accusa».
IL PROCURATORE - Nelle stanze dei magistrati si era tenuto il più stretto riserbo per tutta la giornata. «Non intendo fare i nomi delle persone indagate, di nessuno». Così il procuratore di Firenze Giuseppe Quattrocchi aveva risposto ai giornalisti che gli chiedevano se ci fossero politici indagati per l’inchiesta sugli appalti per le grandi opere. Quattrocchi aveva poi precisato che «da questo ufficio non esce una virgole, un foglio di carta. Tutto quello che esce non esce da questa procura, ma dai destinatari degli atti che ne fanno un uso di cui io non discuto».
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| Riccardo Fusi |
I LEGAMI CON FUSI - Secondo la procura, Riccardo Fusi cercava l'aiuto dell’onorevole Denis Verdini, già esponente di spicco di Forza Italia e ora coordinatore del Popolo della libertà. Le telefonate tra lui e Fusi sono decine. In un’occasione — riferiscono gli investigatori — il deputato si vanta con l’imprenditore fiorentino di aver contribuito a far nominare Provveditore alle opere pubbliche della Toscana Fabio De Santis, uno dei quattro finiti in carcere nei giorni scorsi. Il 3 marzo 2008, Fusi e Verdini parlano del «coinvolgimento in una comune operazione dell’imprenditore parmense Pizzarotti». Il 28 marzo discutono invece di un’operazione bancaria condotta sul Credito cooperativo fiorentino, di cui Verdini è presidente. Il 24 aprile del 2008, parlando della composizione del nuovo governo Berlusconi, a Fusi che chiedeva se poteva stare tranquillo Verdini risponde di sì. Ancora nell’estate 2008 Fusi sollecita a Verdini un incontro con Matteoli per discutere della scuola Marescialli di Firenze. Il 5 agosto Fusi parla direttamente con Matteoli: gli chiede se «ci si può vedere un minuto». La risposta di Matteoli è negativa perchè il ministro sta per andare in vacanza: «No, io me ne vado stanotte e torno il 27 a Roma».
Alessandra Bravi
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14/02/2010
Bertolaso: «Se il premier lo chiede farò le valigie»
Bertolaso: «Se il premier lo chiede farò le valigie»
Sul decreto sulla protezione civile: la trasformazione in spa si può anche eliminare. Bertolaso al Sole24ore: pronto a lasciare subito l'incarico se Berlusconi lo riterrà opportuno
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| Guido Bertolaso (Ansa) |
MILANO - Pronto ad andare via, se il premier lo vorrà. Le dimissioni sono sul tavolo del presidente del Consiglio, se lo chiede «farò le valigie in un minuto». Guido Bertolaso, capo della Protezione civile coinvolto in un’inchiesta per corruzione nei lavori eseguiti per il G8 alla Maddalena, all’indomani della richiesta di dimissioni fatta anche dal segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, in un’intervista al quotidiano economico IlSole24Ore ribadisce la sua innocenza e assicura di essere pronto a lasciare l’incarico se il premier lo riterrà opportuno.
LA POSIZIONE DI BERTOLASO - Bertolaso parla anche delle intercettazioni e dei reati che gli vengono contestati: «Contro di me non c’è nulla, sono solo illazioni. Posso provare anche ora, carte alla mano, che sono sempre stato corretto» e aggiunge «spero solo di poter rispondere al più presto ai magistrati». Quanto ai rapporti con gli imprenditori Bertolaso sottolinea come «quel che viene fuori è che qualcuno pensava di organizzare cose per ingraziarsi i miei favori. Cose che non sono accadute. Io sono il bersaglio, non il promotore». Quindi il capo della Protezione civile ammette che «qualcosa può essere sfuggito al mio controllo durante lo tsunami della mia vita che è stato l’anno scorso, con una somma insostenibile di responsabilità e di emergenze seguite al terremoto dell’Aquila. Avevo chiesto di andare via proprio perchè quel carico di responsabilità era diventato eccessivo».
PROTEZIONE CIVILE SPA - Bertolaso, parla poi del decreto all’esame del Parlamento e al centro delle polemiche politiche, anche dentro la stessa maggioranza, che prevede di rendere la Protezione civile una Spa. Bertolaso rivela che «nella prima versione del decreto legge, preparata a settembre, avevo previsto che i grandi eventi sarebbero stati tolti alla protezione civile e assegnati a un’altra struttura di palazzo Chigi, creata proprio per questo. Però avevamo fatto bene il G8 e il presidente Berlusconi mi ha chiesto di soprassedere. Forse ho fatto male ad accettare». Bertolaso ritiene che il dl andrà avanti fino all’approvazione ma ribadisce di non averne bisogno per «accrescere il mio ruolo. Il decreto va fatto per chiudere l’emergenza in Campania e in Abruzzo e per regolarizzare il personale - spiega - a questo io tengo, poi per quel che riguarda la Spa, la vogliono eliminare, cancellare, limitare? Facciano pure, io lavoro lo stesso». Infine il capo della Protezione civile chiarisce quale era l’obiettivo della Spa: «Avevamo bisogno di una struttura più agile, flessibile, al nostro fianco per affidarle i lavori che oggi siamo costretti a dare all’esterno».
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13/02/2010
LE INCHIESTE: «Appalti e costi gonfiati anche del 50 per cento»
LE INCHIESTE: «Appalti e costi gonfiati anche del 50 per cento»
Dalle intercettazioni emerge il sistema per far lievitare i prezzi E spuntano conti sospetti
ROMA — Costi aumentati anche del 50 per cento rispetto al progetto originario. Preventivi gonfiati con l’avallo degli alti funzionari per drenare soldi dalle casse dello Stato e spartirsi la torta dei lavori pubblici. C’è anche questo nelle carte dell’inchiesta di Firenze che ha travolto la Protezione civile guidata da Guido Bertolaso. Un sistema di scambio che ha come perno Diego Anemone, l’imprenditore di 39 anni finito in carcere proprio perché accusato di aver distribuito soldi e favori a chi ha agevolato la sua irresistibile ascesa affidandogli lavori per milioni di euro.
Il raddoppio di 32 milioni
È il 4 settembre 2008. Susanna Gara, dipendente del ministero delle Infrastrutture, chiama Fabio De Santis che con Angelo Balducci gestisce la struttura «Grandi Eventi». Annota il giudice: «Con tono preoccupato lo informa che nella predisposizione del progetto definitivo per la realizzazione del Main Conference (palazzo delle conferenze e area delegati) in vista del G8 a La Maddalena è prevista una maggiorazione di spesa di minimo 28 milioni di euro».
Gara: «Per quanto riguarda Anemone, il Main Conference... lì loro stanno per produrre un definitivo che è in aumento di qualcosa tipo il 50 per cento... senza fare... da 32 di lavori tranne le maggiorazioni... stanno per arrivare a quasi 50 più le maggiorazioni a tutte quelle cose speciali che sono state richieste per realizzare l’involucro...».
De Santis: «Bisogna che facciamo una riunioncina a Roma con Mauro e con tutti quanti perché bisogna prospettarla a Bertolaso perché sennò ci inc... quello... gli mandiamo un conto che sarà 100 milioni di euro in più eh (ride)... mi fa i peli...». De Santis confida poi che già a Bertolaso ha fatto presente l’esigenza di un notevole incremento di spesa per la ristrutturazione dell’ospedale che deve essere trasformato in albergo con i lavori affidati alla Giafi di Valerio Carducci.
De Santis: «Tutto quello che fa lui è tutto eccezionale... tutte le cose che fa lui... anche perché ieri sono andato da Bertolaso a presentare il progetto dell’ospedale a mare... quello lì visitato... e praticamente gli ho detto che ci vogliono altri 100 milioni in più, mo’ gli dico altri 100 di qua e lui mi dice: ma vattene a fare in c...!». Seguono numerosi contatti e secondo il giudice «dall’esame delle conversazioni si comprende come tali incontri siano connessi alla redazione di un appunto relativo ai maggiori costi previsti per l’esecuzione delle opere del G8 in relazione agli appalti che sono stati aggiudicati alle imprese della famiglia Anemone per un importo di 73 milioni di euro e si comprende che Anemone deve mostrarlo a Bertolaso». Effettivamente l’imprenditore gli chiede di incontrarlo. Prima chiama Don Evaldo per farsi dare soldi in contanti. Qualche giorno dopo l’appuntamento organizza invece la «festa megagalattica » alla quale Bertolaso non può partecipare.
Le imprese di Balducci
Come si sia riusciti a far raddoppiare il costo dell’ospedale è svelato in altri contatti tra gli imprenditori e i progettisti che hanno ottenuto l’incarico. Il primo agosto 2008 Valerio Carducci, titolare della Giafi Costruzioni, parla con l’architetto Marco Casamonti, ora indagato per concorso in corruzione, e gli comunica di aver informato De Santis che sarà lui a stilare il progetto. Venti giorni dopo il professionista telefona all’imprenditore. Annota il gip: «Gli riferisce esplicitamente di essere in grado di far lievitare l’importo complessivo dei lavori che gli sono stati affidati quando afferma "grazie al mio intervento... insomma di riuscire a far crescere anche gli importi capito... quello fidati... quello è una cosa che mi curo io. Guarda secondo me per fare quello che ci vuole... altri 60 milioni di lavori"». Il 7 settembre 2008 Casamonti «colloquiando con il proprio padre si compiace di aver fatto incrementare di 70 milioni di euro il costo dell’opera che sta progettando per conto di Carducci a La Maddalena aggiungendo che per tale progettazione gli danno una parcella di due milioni di euro». E nella telefonata afferma: «Bisogna dare un colpo al cerchio e uno alla botte». Del resto il meccanismo che regola la spartizione degli appalti sembra conoscerlo molto bene. E infatti è lui, parlando con un collega, a dichiarare: «Balducci ha avuto carta bianca... di usare le sue imprese... il che voleva dire neanche fare la gara d’appalto». In realtà Balducci ha avuto anche di più: sarebbero stati rintracciati alcuni conti intestati a prestanome sui quali avrebbe dirottato i soldi ricevuti in maniera illecita da alcuni imprenditori, e in particolare da Anemone.
L’appalto in premio
«Dalle conversazioni — scrive il giudice — emerge un altro dato inquietante: la capacità di Angelo Balducci di gestire il proprio potere ripartendo le proprie attenzioni tra più imprenditori e componendo eventuali situazioni di contrasto derivanti dal mancato soddisfacimento di aspettative sull’aggiudicazione degli appalti, così evitando possibili denunce da parte di imprenditori scontentati». Il caso citato riguarda proprio Carducci che aveva presentato ricorso al Tar contro l’affidamento dei lavori per il nuovo teatro della musica di Firenze (inserito tra gli interventi per le celebrazioni del 150˚ anniversario dell’Unità d’Italia) a un’altra impresa. «Balducci riesce a disinnescare tale spinosa situazione e per il suo comportamento di acquiescenza Carducci verrà ricompensato. L’11 luglio 2008 De Santis, rallegrandosi per il successo (scontato) dà la conferma a Carducci che è rimasto aggiudicatario della gara. La mattina dopo De Santis chiama Della Giovampaola che gli passa Carducci che gli chiede di ringraziare anche Balducci: "Sono Valerio, qua siamo già operativi... che... diglielo al capo e ringrazialo"». Annota il giudice: «Tutte queste manovre non sono certo ispirate al pubblico interesse. Balducci non si affida a imprese che per competenza, professionalità o struttura sono le migliori e che fanno risparmiare denaro allo Stato. Al contrario tali imprese si sentono in diritto di fare ciò che vogliono contando, evidentemente, nei mancati controlli da parte della struttura, non esitando a realizzare i lavori loro affidati nell’esclusivo interesse egoistico di conseguire il massimo profitto possibile».
La spartizione
Casamonti è certamente ben inserito nel sistema. Nel maggio 2008 parla con l’architetto Paolo Desideri e analizza il sistema di gestione degli appalti al ministero dei Lavori pubblici. «È una situazione vergognosa quella delle imprese perché... anche come si sono mossi in questi concorsi... io esulo dal progetto però non è limpido e ci sono un sistema dentro il ministero che sfiora lo scandalo... cioè questo dobbiamo dirlo perché oggi lavoro io, domani tu. Va bene uguale però...». L’amico non si sottrae: «Fammi completare il ragionamento che è questo... loro evidentemente stanno immersi in un liquido gelatinoso che dici giustamente tu è al limite dello scandalo, bene... però non è che possono pretendere che quando da questo liquido gelatinoso emergono e quindi il sistema di potere porta alla premialità per loro tutto questo va bene e quando non avviene...». Casamonti è categorico: «La mia impresa è più legata al ministero di qualsiasi altra... io penso che anche i ricorsi sono funzionali. L’impresa fa ricorso perché questa volta mi hai inc... e la prossima volta tu... questi fanno una loro logica all’interno della logica della spartizione del potere... è tutta loro».
Fiorenza Sarzanini
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12/02/2010
Abruzzo, Letta: «Chi ha riso non ha preso ne prenderà un euro»
Abruzzo, Letta: «Chi ha riso non ha preso ne prenderà un euro»
L'INDAGINE SUGLI APPALTI. Berlusconi accusa: «I pm si vergognino». Quattrocchi: «Lui dica le sua cose, non rispondo»
| Giuseppe Quattrocchi (Ansa) |
MILANO - Gianni Letta parla ancora di Guido Bertolaso: «è una persona straordinaria e non credo abbia tradito la nostra fiducia». Poi della tragedia del terremoto in Abruzzo: «Tutti abbiamo sentito un brivido di orrore» rispetto a «quelle brutte persone che stavano a lucrare qualcosa sulla disgrazia dell'Aquila. Nessuna di quelle persone, nessuna di quelle imprese, ha messo mai piede a l'Aquila nè ha avuto un euro di lavori nella prima fase e nè l' avrà nella seconda».
BOTTA E RIPOSTA BERLUSCONI E GIUDICI - «Non rispondo a nessuno. Io faccio il mio lavoro». Taglia corto Giuseppe Quattrocchi, numero uno della procura che coordina l'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi e che ha tra gli indagati Guido Bertolaso. A Quattrocchi i giornalisti chiedevano conto delle dichiarazioni di Silvio Berlusconi, che giovedì ha attaccato duramente i pm che indagano sul caso Bertolaso. «Si vergognino» ha detto il presidente del Consiglio. Parole alle quali il procuratore capo di Firenze non ha voluto replicare. «Non rispondo a nessuno. Io faccio il mio lavoro» ha detto Quattrocchi. «Berlusconi dica le sue cose», ha aggiunto.
Redazione online
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11/02/2010
Le telefonate, la pista dei soldi e le donne al centro benessere
Le telefonate, la pista dei soldi e le donne al centro benessere
Le carte dei magistrati fiorentini sul «sistema gelatinoso» dei grandi eventi. Il ruolo di un sacerdote che avrebbe anticipato 50mila euro. Anche assunzioni e auto di lusso per gli indagati
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| Bertolaso (Lapresse) |
ROMA - È in quel «sistema gelatinoso» messo in piedi per gestire le opere dei «Grandi Eventi» che i magistrati fiorentini evidenziano le accuse contro il capo della Protezione civile Guido Bertolaso. E indicano in «soldi contanti e prestazioni sessuali» la contropartita che il potente sottosegretario avrebbe ottenuto per l’assegnazione degli appalti al gruppo imprenditoriale di Diego Anemone, 39 anni. In un paio d’anni Anemone è riuscito ad aggiudicarsi «il quarto, il quinto e il sesto lotto del G8 a La Maddalena», i lavori al Foro Italico in vista dei Mondiali di nuoto, l’aeroporto di Perugia per le celebrazioni dell’anniversario dell’Unità d’Italia. Anche Angelo Balducci, delegato alla gestione dei «Grandi Eventi», sarebbe stato ricompensato dall’imprenditore con l’assunzione del figlio e della nuora, telefonini, autovetture di lusso, ristrutturazioni degli appartamenti e addirittura i domestici per la casa di campagna che lo stesso Anemone gli aveva messo a disposizione.
I soldi del prete
Scrive il giudice: «Dalle operazioni di monitoraggio telefonico è emerso che Guido Bertolaso risulta essersi incontrato assai frequentemente con Diego Anemone e almeno uno di questi incontri è stato preceduto da frenetici dialoghi telefonici dell’Anemone tesi, con ogni evidenza, al rapido procacciamento di una consistente somma di denaro. Inoltre Anemone in varie occasioni si è premurato di informare preventivamente di questi incontri Angelo Balducci e Mauro Della Giovampaola contattandoli al termine degli incontri medesimi per riferirne cripticamente l’esito a conferma della loro attinenza con le cointeressenze di natura illecita che il gruppo Anemone coltiva con i pubblici ufficiali». L’episodio risale al 21 settembre 2008: alle 10.30 Anemone deve incontrare Bertolaso. Un’ora prima telefona a don Evaldo, sacerdote per conto del quale sta eseguendo lavori edili. Anemone: Senti don Eva’, scusa se ti scoccio... stamattina devo vedere una persona verso le 10.30-11.00, tu come stai messo? Don Evaldo: Di soldi? Qui ad Albano ce n’ho 10 soltanto. Giù a Roma potrei darteli... Debbo poi portarli in Africa... mercoledì vediamo un po’... Secondo gli inquirenti «i due si accordano per l’indomani». Anemone: Eh ma oggi non ce la facciamo eh? Domani... domani. mattina faccio un salto caso mai In una telefonata di due giorni dopo, sottolinea il giudice, «Anemone sembra quantificare in 50.000 euro la somma di denaro richiesta e ottenuta da don Evaldo». Ed è proprio questo episodio che così viene commentato nell’ordinanza: «Guido Bertolaso intrattiene rapporti diretti con l’imprenditore Diego Anemone con il quale spesso si incontra di persona. In previsione di taluni incontri Anemone si è attivato alla ricerca di denaro contante, tanto che gli investigatori ritengono abbia una certa fondatezza ritenere che detti incontri siano stati finalizzati alla consegna di somme di denaro a Bertolaso».
Donne e relax
Sono le intercettazioni telefoniche a rivelare come Anemone si preoccupasse di compiacere Bertolaso anche nei momenti liberi. Sottolinea il giudice: «In molteplici occasioni Bertolaso, talora in concomitanza con gli incontri con l’Anemone, ha usufruito di prestazioni presso il centro benessere del Salaria Sport Village gestito da Simone Rossetti, sotto le direttive di Diego Anemone. In almeno in una di queste occasioni il tenore dei dialoghi intercettati induce a ritenere che Bertolaso abbia usufruito presso il centro, all’uopo chiuso al pubblico, di prestazioni di natura sessuale e che a tale specifico fine il Rossetti abbia ingaggiato una donna che si è intrattenuta con Bertolaso». In particolare nel documento viene citato un episodio che risale al 14 dicembre 2008 quando «viene fatta giungere una donna di nazionalità brasiliana, di nome Monica (con ogni verosimiglianza una prostituta gestita da tale Regina), che intratterrà Bertolaso». E poi si sottolinea come il capo della Protezione civile «si è recato più volte presso il centro usufruendo delle prestazioni di tale Francesca» almeno dodici volte tra il 2008 e il 2009, che sono state annotate nelle loro informative dai carabinieri del Ros.
È il 21 novembre 2008.
Bertolaso: Sono Guido buongiorno.
Rossetti: Buongiorno, tutto bene?
Bertolaso: Sono atterrato in questo istante dagli Stati Uniti... se oggi pomeriggio Francesca potesse... io verrei volentieri... una ripassata. Sei mesi dopo, l’11 marzo 2009, Bertolaso chiama Rossetti e lo avverte che «stanno venendo i miei due ragazzi che avevano una cosa per Francesca che gli dovevo mandare da tanto tempo».
«Ve mando carcerati»
Secondo il giudice «appare comprensibile che Anemone abbia un occhio di riguardo nei confronti dell’illustre conoscente, soggetto con un importante e decisivo ruolo istituzionale che gli permette di gestire e decidere la spesa pubblica connessa alla realizzazione degli appalti del G8 di cui Anemone è aggiudicatario». Nell’ordinanza Bertolaso viene indicato come «colui che ha le chiavi della cassaforte» e i suoi metodi vengono evidenziati attraverso la trascrizione di una telefonata con Balducci, che - come sottolinea un imprenditore - «è il regista di tutto». È il 14 gennaio 2009. Bertolaso si lamenta perché una funzionaria sta chiedendo chiarimenti sui bandi di gara. Bertolaso: Dovresti parlare con la Forleo... Balducci: Sì sta qui da me. Bertolaso: Non spetta a lei decidere se dobbiamo fare una sola gara per i due alberghi e per l’arsenale... io ho bisogno di questo benedetto bando nelle prossime ore... È ovvio che io voglio sfruttare questi giorni di campagna elettorale dove Soru pensa ad altre cose per chiudere un qualche cosa altrimenti se ci mettiamo a fare la concertazione fra due anni stiamo ancora a discutere. Tre mesi prima era stato Fabio De Santis, anche lui delegato dalla presidenza del Consiglio alla gestione dei «Grandi Eventi», a informare Anemone di aver ottenuto i fondi per pagare i lavori del G8. De Santis: Dammi un bacio in fronte. Anemone: Dove vuoi sul culo pure se mi dai una buona notizia De Santis: Preparati... C’ho i soldi in cassa. Secondo l’accusa anche De Santis avrebbe ottenuto una contropartita: «Un telefono cellulare, una fornitura di mobili, prestazioni sessuali a pagamento a Venezia». Al fratello Marco, imprenditore che voleva coinvolgere nei subappalti per il G8 de La Maddalena, assicurava: «C’abbiamo la patente per uccidere... cioè possiamo piglià tutto quello che ci pare». Ma poi è lo stesso fratello a scagliarsi contro di lui per la gestione dei lavori e per i criteri di assegnazione: «Voi siete una banda di banditi e vi credete che gli altri sono tutti scemi... c’ho davanti gente che ruba tutto il rubabile... ma fatela finita che prima o poi uno scemo che vi crea qualche problema lo trovate. Ma tanto io Diego ... fosse l’ultima cosa che faccio, lo mando carcerato. Te lo dico chiaro e tondo... Io a Diego e tutta la combriccola la mando carcerata».
Fiorenza Sarzanini
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10/02/2010
Bertolaso indagato per corruzione. Berlusconi: «Respingo le dimissioni»
Bertolaso indagato per corruzione. Berlusconi: «Respingo le dimissioni»
Quattro arresti nell'inchiesta sul G8 alla Maddalena. Il capo della Protezione civile: «Rimetto gli incarichi». In manette un suo collaboratore «attuatore delle opere»
| Il capo della protezione civile Guido Bertolaso (Ansa) |
È bufera sulla Protezione civile. Guido Bertolaso, raggiunto da un avviso di garanzia nell'ambito di un'inchiesta sui lavori del G8 alla Maddalena, ha rimesso tutti gli incarichi ma Berlusconi in Consiglio dei ministri, riferiscono fonti governative, le ha respinte. In precedenza Bertolaso aveva annunciato le sue dimissioni «per non intralciare l'operato degli organi inquirenti», lasciando al premier ogni decisione. «Chiederò al pubblico ministero - ha scritto Bertolaso in una nota - che si sta occupando dell'indagine di procedere al più presto al mio interrogatorio così da poter fornire tutte le informazioni in mio possesso. Abbiamo assicurato al personale della Polizia Giudiziaria pieno supporto, consegnando tutti i documenti in nostro possesso e ribadisco ancora una volta la più totale fiducia nell'operato della magistratura». Poi conclude: «Mi sono sempre definito un servitore dello Stato - conclude Bertolaso - e, come sempre, rimango a disposizione del mio paese». La nota è stata diffusa poco prima che Bertolaso incontrasse Gianni Letta a Palazzo Chigi, il quale auspicava che il Premier gli rinnovasse la fiducia e così è stato.
LA VICENDA - Tutto ha inizio con l'arresto mercoledì mattina, da parte dei carabinieri del Ros di Roma su ordine della magistratura di Firenze, di Angelo Balducci, 62 anni, ex collaboratore di Bertolaso e della protezione Civile. Balducci era incaricato dell'attuazione delle opere per il G8 alla Maddalena. In mattinata ci sono state venti perquisizioni, una anche nella sede del dipartimento della Protezione civile in via Ulpiano a Roma. Oltre a Balducci ci sono altre tre persone finite in manette e dieci sono indagate: arrestati anche Fabio De Santis, 47 anni, ingegnere, successore di Balducci come «soggetto attuatore» delle opere per il G8, Mauro Della Giovampaola, 44 anni e Diego Anemone, 39 anni, imprenditore romano, anche lui coinvolto nella realizzazione delle opere per il G8 e per i Mondiali di Nuoto a Roma dell'anno scorso. Tra i reati contestati agli arrestati e ad alcuni indagati a piede libero vi è l'abuso d'ufficio e quello più grave di corruzione. L'inchiesta, coordinata dal procuratore Giovanni Ferrara e dal sostituto Sergio Colaiocco, vuole fare luce su rapporti d'affari e legami più o meno diretti tra Balducci, suoi familiari e le società di costruzione che avrebbero dovuto trasformare l'ex base Nato in un villaggio a cinque stelle, in occasione del vertice, prima che venisse trasferito a L'Aquila.
IL PROCURATORE - Sull'inchiesta si è espresso il procuratore di Firenze Giuseppe Quattrocchi: «Sono stati ravvisati, come è scritto nell'ordinanza, gravi indizi di colpevolezza che riguardano fattispecie corruttive relative agli appalti di alcune grandi opere che sarebbero stati assegnati nel quadro di uno scambio di favori tra dirigenti dello Stato preposti agli uffici interessati e privati imprenditori».
L'INCHIESTA - Tutto sarebbe partito da un'intercettazione telefonica disposta nell'ambito di un'altra indagine della procura del capoluogo toscano, relativa alla trasformazione urbanistica dell'area di Castello a Firenze, che ha coinvolto tra gli altri Salvatore Ligresti e due ex assessori della vecchia giunta comunale. In quell'inchiesta il costruttore di origine siciliana, presidente onorario di Fondiaria Sai, è indagato insieme con il suo braccio destro Fausto Rapisarda, con gli ex assessori comunali Graziano Cioni (sicurezza sociale) e Gianni Biagi (urbanistica), con due architetti progettisti. Per tutti l´ipotesi di reato formulata è concorso in corruzione. Ed è proprio uno dei due architetti indagati per la vicenda di Castello, il fiorentino Marco Casamonti, l'anello di congiunzione con Angelo Balducci, ex vice del capo della Protezione civile e attuale presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici. Casamonti, titolare dello studio Archea, uno dei progettisti dell'hotel a cinque stelle che alla Maddalena avrebbe dovuto ospitare i capi di stato e di governo. È intercettando lui che spunta il nome di Balducci che viene così intercettato a sua volta. Casamonti questa mattina è stato perquisito: per lui l'accusa è di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.
LA MADDALENA - Per ospitare nel 2009 alla Maddalena il G8 dei Grandi - poi spostato a L'Aquila a causa dell' incompatibilità tra lo sfarzo della costa Smeralda e il terremoto abruzzese - sono stati spesi in meno di un anno (dal luglio del 2008 al maggio scorso) fondi pubblici per 327 milioni di euro: la somma è stata in gran parte utilizzata per ristrutturare l'ex Arsenale militare abbandonato da decenni e ridotto a discarica di amianto e idrocarburi. Gli interventi realizzati sono stati più volte oggetto di polemiche, ma sono stati «difesi» di recente dal capo della protezione civile Guido Bertolaso. «Quei soldi non sono stati buttati - disse Bertolaso incontrando i giornalisti sull'isola - . «Le strutture nate per ospitare i Grandi saranno l'occasione per il rilancio turistico, economico e anche occupazionale - spiegò - non solo della Maddalena, ma dell'intera Gallura. Alla Maddalena è stata fatta innanzitutto a più grande bonifica di sempre, che ha permesso di trasformare un luogo che era "una fogna" in qualcosa che sarà occasione di vanto per l'isola». Dall'area dell'ex arsenale sono state raccolte 62mila tonnellate di rifiuti e il 21% di quanto è stato portato via era composto da amianto, idrocarburi e metalli. Ed è stato realizzato un porto in grado di ospitare 600 imbarcazioni.
REAZIONI - Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ritiene l'avviso di garanzia al capo della Protezione civile «un fatto grave»: «La magistratura deve fare il suo compito e fare luce al più presto mentre alla politica spetta considerare le procedure. C'è l'occasione nel decreto sulla Protezione Civile - afferma Bersani rispondendo ai giornalisti - perché il legislatore prenda decisioni molto attente». Il portavoce dell'Italia dei Valori Leoluca Orlando chiede al governo «di rispondere immediatamente all'interrogazione che denuncia la grave anomalia dell'istituzione della Protezione Civile Spa, che proprio martedì ha avuto il via libera dal Senato». «Attribuzione di poteri senza controllo, mancanza totale di verifiche su spese e sull'utilizzo di fondi speciali, abuso del concetto di emergenza, tale da farvi rientrare qualsiasi tipo di evento: il governo - chiede ancora l'esponente dell'Idv - ponga un freno a questo delirio di onnipotenza in dispregio del denaro pubblico, delle funzioni istituzionali della Protezione civile e delle vere emergenze, come quelle connesse ai rischi idrogeologici del messinese e dell'intero paese». Al contrario in una nota Maurizio Lupi, vice Presidente Pdl della Camera, difende Bertolaso: «Sono assolutamente certo che Guido Bertolaso abbia sempre agito nell'interesse dei cittadini e della comunità come, d'altra parte, dimostrano i fatti. Bertolaso e la Protezione Civile, ha servito lo Stato dimostrando di essere un fiore all'occhiello per tutto il Paese». Il viceministro della Lega Nord Roberto Castelli attacca i magistrati di Firenze: «Ancora una volta assistiamo a un intervento devastante della magistratura che questa volta va a colpire quella che probabilmente è una delle più efficienti strutture dello Stato italiano».
Redazione online
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