14/06/2011
Santoro:«Rai, mi candido a direttore generale»
Santoro:«Rai, mi candido a direttore generale»Il conduttore replica all'ex dg. Santoro passa all'offensiva: «Lo ha fatto Masi che non distingueva un televisore da un aspirapolvere»
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12/11/2010
Fini e Bersani in tv da Fazio e Saviano Stop di Masi e Marano: è polemica
Fini e Bersani in tv da Fazio e Saviano Stop di Masi e Marano: è polemicaIn onda lunedì 15 novembre. I due leader interverranno sui valori di destra e sinistra. Il dg scrive a Ruffini: non prevista la presenza di politici
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20/05/2010
La Juve riparte da Delneri e Marotta «Ma non sarà una rivoluzione»
La Juve riparte da Delneri e Marotta «Ma non sarà una rivoluzione»Il dg: «Non ho preclusioni ma sono fautore del made in Italy». Il presidente Agnelli ha presentato a Vinovo l'allenatore e il direttore generale: «Sono le persone giuste»
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| Luigi Delneri (Epa) |
TORINO - «È l'inizio di una nuova stagione. Sappiamo che c'è tanto lavoro da fare. Beppe Marotta e Gigi Delneri sono le persone giuste». Il neo presidente della Juventus Andrea Agnelli ha esordito così nel presentare i due uomini del rilancio bianconero a Vinovo. «Il primo - ha aggiunto - ha non solo capacità di operare sul mercato, ma anche quella di attivare circuiti virtuosi in seno alla società, con il rispetto del budget. L'allenatore ha una grande carriera alle spalle ed è l'uomo giusto per riportare la Juve ai livelli che le competono».
DELNERI - Dal canto suo il nuovo allenatore si è detto pronto a un «compito difficile». Punterà a «dare una fisionomia giusta alla squadra per ottenere risultati importanti»: «È un compito difficile - ammette -, ma abbiamo voglia ed energie. Metteremo il massimo del nostro impegno e della nostra professionalità; ai nostri tifosi vogliamo dare, se non risultati immediati, almeno soddisfazioni. La società ha puntato su un allenatore e su uno staff che hanno fatto bene nella stagione appena conclusa, ora si aspettano una Juventus vincente sul campo ma anche in altre situazioni». Delneri ha ammesso di essere emozionato per l’incarico: «È logico, è la sfida più importante della mia carriera. Ne ho vinte altre, ma l’importante è sapere che questo è un club vincente. Voglio ricreare una mentalità che la Juventus ha sempre avuto, anche una filosofia di gioco, un calcio propositivo».
MAROTTA - Beppe Marotta, al primo giorno da direttore generale dell'area sportiva della Juventus, parla di una ripartenza nella sua carriera: «Dopo 32 anni da dirigente sportivo è motivo di grande orgoglio arrivare in una delle società più importanti del mondo. È per me un momento di arrivo che allo stesso tempo si trasforma in una ripartenza. La Juve deve riposizionarsi su un blasone storico che le compete. Riposizionarsi significa giocare sempre per vincere. La forza di una squadra non è soltanto economica ma è anche una forza di progettualità, di società, di senso di appartenenza e di attaccamento alla maglia: sono armi strategiche più importanti dei soldi». Sul mercato Marotta spiega: «Non ho preclusioni tra Italia o estero ma sono fautore del made in Italy. L'approccio con i giocatori italiani è più facile, anche in termini di relazione e di adattamento. Io però non ho preclusioni e intendo cercare solo i giocatori migliori». Inoltre, sottolinea il dg, «faremo un'analisi della situazione attuale e partiremo dalla valorizzazione delle risorse attuali. Il patrimonio tecnico è da salvaguardare, non da depauperare e successivamente da puntellare con alcuni interventi per consegnare a Delneri una squadra competitiva. Alla Juve serve un processo evolutivo, non una rivoluzione». Marotta poi si è detto fiducioso sulla permanenza di Gigi Buffon a Torino: «Uno dei miei primi compiti sarà quello di confrontarmi con tutti i giocatori, mi auguro che si possa continuare con lui, credo che ci sarà una risposta positiva».
Redazione online
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11/11/2009
La Fao: un miliardo di clic per dire basta alla fame nel mondo
La Fao: un miliardo di clic per dire basta alla fame nel mondo
IN VISTA DEL VERTICE SULLA SICUREZZA ALIMENTARE A ROMA DAL 16 AL 18 NOVEMBRE 2009. Il dg Diouf lancia petizione online sul sito www.1billionhungry.org: 5 secondi e un bimbo è morto
ROMA - «Uno, due, tre, quattro, cinque: ecco un bambino è morto di fame». Semplice, secco, senza musica né immagini. Solo Jacques Diouf davanti ad uno sfondo nero. Pochi secondi di video per lanciare sul sito http://www.1billionhungry.org./ la petizione online per dire «I agree», «sono d'accordo, dico no alla morte per fame» che oggi, nel 2009, mette a rischio la vita di oltre un miliardo di persone in tutto il mondo.
LA CAMPAGNA - È il direttore generale della Fao a metterci la faccia. Diouf lancia l'iniziativa in vista del vertice mondiale sulla sicurezza alimentare che si terrà a Roma dal 16 al 18 novembre prossimo e che radunerà molti grandi della terra a parlare di sicurezza alimentare. Ma soprattutto di emergenza fame. «Con un solo clic - spiega Diouf - chiunque potrà registrare il proprio dissenso rispetto all'attuale situazione che vede oltre un miliardo di affamati nel mondo e ogni clic servirà come spinta ad agire per i nostri capi di Stato e di governo». L'obiettivo di Diouf è quello di ottenere un miliardo di adesioni, come gli affamati: «Sono sicuro riusciremo a raggiungerlo». Basta cliccare sul sito evidenziato per dare il vostro contributo, spero sarete in tanti a compiere un gesto per far vivere un bambino malnutrito. Grazie
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15/10/2009
«Lo scudo fiscale può avere effetti negativi sul pagamento delle imposte in futuro»
«Lo scudo fiscale può avere effetti negativi sul pagamento delle imposte in futuro»
Il direttore generale di Bankitalia Saccomanni critico sul provvedimento,Tremonti: «meccanismo viene applicato ormai dappertutto: non è più un problema italiano»
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| Giulio Tremonti (Ansa) |
ROMA - Botta e risposta tra Bankitalia e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Materia del contendere questa volta è lo scudo fiscale per il quale il Fisco ha recentemente inviato 50mila avvisi agli ex residenti all'estero.
BANKITALIA - «Lo scudo fiscale può avere effetti negativi sugli incentivi dei contribuenti a pagare le imposte in futuro» ha detto il direttore generale della Banca d'Italia, Fabrizio Saccomanni, nel corso dell'audizione sulla Finanziaria davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato a Palazzo Madama. Di contro, però, ha rilevato Saccomanni, «lo scudo fiscale può avere effetti positivi ai fini della ripresa economica se almeno una parte dei fondi rimpatriati viene investita in imprese produttive o comunque destinata alla ricapitalizzazione di queste ultime. L'agevolazione per gli aumenti di capitale contenuta nello stesso provvedimento favorisce questo impiego».
TREMONTI - Non si è fatta attendere la risposta di Tremonti. «Questo meccanismo viene applicato ormai dappertutto: non è più un problema italiano. Se c'è una ragione di allarme, e lo escludo, c'è per tutti i Paesi». Quello di palazzo Koch - ha aggiunto il ministro dell'Economia - «è un rilievo che può avere o no ragione, secondo me è discutibile. Detto questo, il discorso dello scudo è molto semplice: è un meccanismo applicato dappertutto e non è un problema italiano. Tutti lo stanno facendo, quindi se c'è un rischio sui flussi futuri è un rischio che devono affrontare tutti».
Lo scudo porta vantaggio al Fisco «perchè chi non pagava inizia a pagare», ha detto ancora Tremonti, e quanto alle critiche si chiede: «è mai possibile che l'etica legale coincida con gli interessi dei banchieri svizzeri?». Inoltre, «l'azione contro i paradisi fiscali non è strumentale allo scudo, continuerà. E sarà sempre più sofisticata, più intensa e più efficace. Non è che la facciamo e poi incassati i soldi dello scudo... Noi vogliamo evitare che alcune aree siano la caverna in cui vai a nascondere il bottino dell'evasione fiscale. E siccome quella linea d'azione non è finita o provvisoria, sarà sempre più forte. Questa è la nostra strategia».
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02/07/2009
«La mia rete è intatta, operativa in pochi minuti»
«La mia rete è intatta, operativa in pochi minuti»
Intervista Smentisce il ritorno col Bologna: «Adesso non mi va». Moggi: «Vedrete che intercettazioni verranno fuori»
| Uno striscione contro Moggi esposto in uno stadio (Image Sport) |
MILANO - «È andata così. Sono arrivato a Bologna e ho pensato: ora telefono al mio caro vecchio amico Renzo Menarini, gli chiedo se ha voglia di andare a cena e...».
E Menarini aveva voglia.
«Sì, certo che aveva voglia... Ma perché non si dovrebbe aver voglia di venire a cena con me? È vietato? O forse qualcuno vuole impedirmi di vedere gente, di parlare, di vivere?».
Luciano Moggi, senta: qualcuno è solo preoccupato di un suo possibile rientro nel mondo del calcio.
«E perché? E che ho fatto, io? Ho ucciso? No. Ho rubato? No. Ho fatto solo del bene, io, al calcio italiano...».
(Luciano Moggi da Monticiano, 72 anni, ex capostazione, ex temuto direttore generale della Juventus non casualmente soprannominato Lucianone, Big Luciano, Lucky Luciano e Gran Burattinaio, già squalificato per cinque anni dalla Corte federale della Federcalcio e imputato a Napoli nel processo per Calciopoli, risponde da uno dei suoi cinque telefonini. Non sembra preoccupato, né imbarazzato. Anzi, nel corso del colloquio riderà spesso. E se le sensazioni contano qualcosa, gli è rimasta la risata da uomo potente).
Menarini le ha offerto di collaborare con il Bologna?
«Ma chi l’ha messa in giro questa voce?».
Moggi, su.
«Guardi che io vado a cena spesso anche con altri presidenti ».
Tipo?
«Zamparini, Spinelli...».
Però con Menarini avete parlato di lavoro.
«Con Menarini abbiamo parlato di tutto... perché poi, sia chiara una cosa...».
Cosa?
«Io avrò pure una squalifica di cinque anni, ma potrei comunque fare il consulente... solo che... non mi va».
Bugia.
«Giuro: per adesso, non ho voglia. Anche se mi chiamano in tanti».
Chi?
«Decine di presidenti. E non solo in Italia. Volessi, potrei chiudere questa telefonata e ricominciare a lavorare».
Lei aveva una formidabile, molto chiacchierata rete di contatti. Potrebbe essere ancora operativa?
«La mia rete è intatta. Conoscenze, rapporti, amicizie. Tutto potrebbe tornare a funzionare in pochi minuti».
Queste sue affermazioni fanno venire i brividi.
«E perché? Voi giornalisti scrivevate allusivi che ero il re del mercato, ma io sono solo uno che capisce di calcio».
In effetti, alla Roma che voleva trattare Davids, lei chiese in cambio De Rossi, Aquilani e D’Agostino, appena diciottenni.
«Li avevo visti in una partita contro la Primavera della Juve. Perché io, ecco, andavo in giro, visitavo gli stadi...».
E telefonava agli arbitri.
«Gli telefonavo, e allora?».
Bergamo, Pairetto. Sorteggi pilotati. Brutta storia, Moggi.
«Brutta per come la raccontate voi, sui giornali. Ma presto vi accorgerete che razza di intercettazioni ci sono nel processo di Napoli. E chi coinvolgono. Dovrete venire tutti a chiedermi scusa...».
Intanto i tifosi del Bologna le sconsigliano di tornare in città.
«Ma chi se ne importa dei tifosi del Bologna... io non ho mica chiesto niente al Bologna... ».
Moggi, ma non si stanca mai di stare nella parte del cattivo?
«No. Perché io, in fondo, sono buono».
Intervista di Fabrizio Roncone
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| Tag: bologna, calcio, squadra, contatti, moggi, direttore generale, menarini, striscioni, tifosi, rabbia | OKNOtizie |
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01/07/2009
Bologna: la rabbia dei tifosi blocca l'arrivo di Moggi nel club rossoblu
Bologna: la rabbia dei tifosi blocca l'arrivo di Moggi nel club rossoblu
Nella notte striscioni contro l'ex dg bianconero davanti allo stadio felsineo. Il patron Menarini conferma dei contatti ma precisa: «I tifosi stiano tranquilli perché non li tradiremo»
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| Luciano Moggi (Emblema) |
BOLOGNA - La rabbia dei tifosi ha fermato la «relazione pericolosa» tra il Bologna calcio e Luciano Moggi. L'ex direttore generale della Juventus (squalificato per 5 anni dalla giustizia sportiva a seguito dei processi di Calciopoli) almeno per il momento, non avrà alcun ruolo nel Bologna. Un'ipotesi contro cui la città aveva innalzato un muro che vedeva schierati in prima fila proprio i tifosi rossoblu. Il patron del Bologna, Renzo Menarini, ha tuttavia ammesso di aver cenato martedì sera con Moggi e di aver parlato di calcio con l'ex direttore sportivo bianconero, ma ha poi spiegato: «Io non voglio che Moggi entri nel Bologna e lui non vuole entrare nel Bologna. Non l'ho mai coinvolto nelle sorti del Bologna e lui non l'ha mai chiesto. I tifosi dovranno stare tranquilli perché non li tradiremo. Il caso Moggi non esiste». Una tesi confermata dal presidente della Juventus Giovanni Cobolli Gigli, che ha aggiunto: «Il signor Moggi è un uomo che ha lavorato tanti anni nel mondo del calcio, ha tanti amici e tanti estimatori e poi va bene così». Menarini ha escluso anche la possibilità che Franco Ceravolo, ex direttore sportivo del Livorno, possa ricoprire un ruolo nella società.
«NESSUN NOME DI INVESTITORI» - Da Moggi «non sono mai arrivati nomi e cognomi di possibili investitori, ma se avessi avuto da lui suggerimenti che potevano essere presi in considerazione per la società, li avrei presi - ha detto ancora il patron rossoblu -. Moggi ha detto che ha della gente che gira e che cerca investimenti nelle società, ma nulla di specifico». Il geometra infatti non nega «l'emorragia di capitali» che ha colpito il Bologna nell'ultimo anno, da quando la famiglia Menarini ha rilevato la proprietà. «Aspettavamo il soccorso della città, che però non ha risposto - spiega -. Qualcuno si è affacciato, ma senza proposte concrete. La nostra capacità di investimento è limitata, ma sufficiente per affrontare il prossimo campionato. Andremo avanti da soli, ma se ci sono compagni di viaggio che condividono la nostra visione li accoglieremo».
LA RABBIA DEI TIFOSI - Martedì, quando sembrava ormai certo l'arrivo di Moggi sotto le Due Torri, la città si è mobilitata: striscioni, rabbia sul web, perfino un'interrogazione parlamentare promossa da due deputate del Pd. Nella notte sono stati affissi di fronte allo stadio Dall'Ara alcuni striscioni che non lasciano spazio a dubbi: «Moggi magari muori oggi!», «Meglio la B con dignità che con Moggi in A», «Bologna campione del calcio pulito». Molti i messaggi nei forum dei tifosi, arrivati anche a organizzarsi per boicottare la campagna abbonamenti. Ma ora l'allarme sembra rientrato. Ma resta da ricostruire la squadra. Serve una campagna acquisti vivace se, come si propone la presidente Francesca Menarini, per il prossimo campionato si vuole stare «nella parte sinistra della classifica».
MOGGI: «HO MOLTI AMICI» - Lo stesso Moggi ha escluso un suo ingaggio al Bologna: «È ora di finirla con l'accostamento del nome Moggi a tutte le squadre in difficoltà. Dall'inizio dell'anno a oggi ne ho contate ben 12, dalla Pro Patria, passando per il Livorno e fino al Bologna». «Ho molti amici nel mondo del calcio - ha aggiunto - tra i quali molti presidenti che mi chiamano per chiedermi consigli non retribuiti. Comunque da oggi ho dato mandato ai miei legali per denunciare penalmente e civilmente tutti coloro che stanno strumentalizzando il mio nome infangandolo ancora di più di quanto hanno fatto in occasione dello scoppio di Calciopoli, creato dalla stampa». Moggi ha anche parlato della sua situazione giudiziaria: «Ho molto rispetto dei giudici del Tribunale di Napoli, a differenza di quelli sportivi, che mi hanno condannato sulla base di congetture e intercettazioni insignificanti. In questo momento il mio unico pensiero è quello di arrivare alla conclusione della mia vicenda processuale positivamente».
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