16/05/2012
Fai, il nucleo Olga minaccia: «Colpiremo presidente di Equitalia Sud»
Fai, il nucleo Olga minaccia: «Colpiremo presidente di Equitalia Sud»TERRORISMO. Tre pagine al quotidiano «Calabria Ora»: «Ogni altro suicidio per la crisi "è ritenuto un omicidio di Stato"
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19/09/2011
Rifiuti a Napoli, il cda si premia
Rifiuti a Napoli, il cda si premiaLa decisione della società comunale presa nel pieno dell'emergenza immondizia. Aumenti ai responsabili del decoro: cinquemila euro in più. Il sindaco de Magistris: azzero tutto
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06/01/2011
Spionaggio alla Renault, via tre manager
Spionaggio alla Renault, via tre managerL'azienda francese: «Viviamo un incubo». Ancora ignoto il beneficiario. «Passavano i segreti sull'auto elettrica». Il ministro Besson: «Fatto grave. È guerra economica»
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01/01/2011
Napoli: il presidente della Provincia Luigi Cesaro dà un'altra lezione su come si motivano i fannulloni
Napoli: il presidente della Provincia Luigi Cesaro dà un'altra lezione su come si motivano i fannulloniConcorso scandalo alla Provincia di Napoli 40mila euro per «motivare i fannulloni»
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03/11/2010
Hermès, la famiglia contro Arnault
Hermès, la famiglia contro ArnaultI dirigenti della casa di moda contrari all'ingresso nel capitale del leader di Lvmh: «Faccia passo indietro»
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30/10/2010
La «guerra del commissariamento»
La «guerra del commissariamento»L'Università di Siena Dopo il buco nel bilancio. Travolto dalle indagini, lo storico ateneo è senza direttore amministrativo, pro rettore e dirigenti amministrativi. A rischio gli stipendi di circa 2500 persone
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28/07/2010
Fiat, incontro al vertice sul futuro Marchionne conferma il piano
Fiat, incontro al vertice sul futuro Marchionne conferma il pianoIn corso a Torino il tavolo tra Governo, azienda, sindacati ed enti locali. Cgil, Cisl e Uil:«Non si spostino stabilimenti all'estero» Chiamparino: «Nessun piano senza Mirafiori»
Si chiama Fabbrica Italia Pomigliano la nuova società iscritta nel registro delle imprese della Camera di commercio di Torino e costituita il 19 luglio scorso. Presidente è Sergio Marchionne, il capitale sociale è pari a 50mila euro. Oggetto della newco “attività di produzione, assemblaggio e vendita autoveicoli e loro parti”. Nel Cda figurano Alessandro Baldi, Camillo Rossotto e Roberto Russo. Sulla newco di Pomigliano e sull'intenzione di Fiat di uscire dalla Federmeccanica e disdire il contratto di lavoro nazionale che regola il rapporto con i suoi dipendenti, era intervenuto in mattinata il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, il quale, aveva detto che è dell'idea che ''dovranno essere le parti tra di loro, in particolare le parti che hanno sottoscritto l'impegno per Pomigliano a definire i modi con cui regolare questo percorso. Credo che le soluzioni debbano comunque essere condivise, che non ci possano essere scelte unilaterali tanto più su una materia come quella delle regole dei rapporti tra le parti stesse''.
Dura la reazione di sindacati che, nel frattempo, sono stati convocati dalla Fiat per giovedì mattina all'Unione industriali di Torino. Oggetto dell'incontro la nuova società che nascerà a Pomigliano. Giorgio Cremaschi della Fiom-Cgil parla del "più grave attacco ai diritti dei lavoratori dal 1945 ad oggi". "Così come la vicenda di Pomigliano annunciava l'attacco a tutti i diritti dei lavoratori Fiat - aggiunge - così la scelta della Newco e del contratto pirata, che di questo si tratta, per il settore auto, rappresenta la messa in discussione del contratto nazionale per tutti i lavoratori italiani. L'incontro di domani, alla luce di queste anticipazioni, si presenta come una patetica sceneggiata, nella quale saranno rappresentate la prepotenza della Fiat e l'impotenza delle istituzioni di fronte alle multinazionali". Per Cremaschi si tratta di "una vergogna per l'Italia e un danno drammatico per i lavoratori e per l'industria. In ogni caso è chiaro che le decisioni Fiat apriranno la via a conflitti sindacali e legali senza precedenti".
Intanto a Torino è iniziato il tavolo tra governo, azienda, sindacati ed enti locali sulle prospettive Fiat e sul futuro della stabilimento di Mirafiori. Al vertice partecipano l'ad Sergio Marchionne, il ministro Sacconi, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil e i leader dei metalmeccanici. Di fronte alla sede della Regione Piemonte alcuni lavoratori dell'Unione sindacale di base e della Fiat New Holland hanno inscenato una manifestazione di protesta. Sotto la sede della Giunta regionale un presidio dell'unione sindacati di base dei Cobas. All'incontro partecipano oltre al Sacconi e a Marchionne i tre leader sindacali di Cgil, Cisl e Uil, Gugliemo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, i rappresentanti generali delle categorie, i segretari generali di Fismic, Roberto Di Maulo e Giovanni Centrella, il presidente della Regione Roberto Cota, il sindaco di Torino Sergio Chiamparino e il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta.
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06/07/2010
Trenitalia, indagine su appalti truccati
Trenitalia, indagine su appalti truccatiDue ex dirigenti delle Ferrovie sono stati arrestati con l'accusa di aver pilotato lavori per la manutenzione di vagoni e locomotive in cambio di tangenti. Indagati altre sei dirigenti della società
In cambio del pagamento di tangenti da parte delle società appaltatrici, "pilotavano" le gare e l'affidamento ad imprese private (per lo più della zona di Napoli) di appalti e commesse relative alla manutenzione, alla rottamazione e, in generale, a tutti i lavori riguardanti carri e locomotive di Trenitalia spa. Questo il sistema di corruzione delineato dai pm partenopei Francesco Curcio e Henry John Woodcock, che hanno coordinato l'inchiesta su una presunta associazione per delinquere che coinvolge ex dirigenti della società e imprenditori.
Secondo l'accusa, al centro dei "fatti criminosi" vi sarebbero la società 'Fd Costruzioni srl' di Napoli, dei fratelli Giovanni e Antonio De Luca, che operano proprio nel settore ferroviario, ed altre aziende alle quali i due dirigenti di Trenitalia destinatari delle misure cautelari - Raffaele Arena e Fiorenzo Carassai - avrebbero indebitamente affidato gli appalti. Ad avviso dei pubblici ministeri ciò sarebbe avvenuto "a fronte del pagamento di tangenti in denaro ovvero in cambio di altre utilità", come ad esempio l'affidamento delle commesse a società controllate e gestite di fatto in particolare da Arena tramite dei parenti.
Arena e Carassai sono accusati, sia nel periodo in cui erano titolari delle loro rispettive posizioni di vertice all'interno di Trenitalia, sia dopo il venir meno del rapporto di lavoro con la società, di aver "costantemente esercitato una pervicace, quanto insidiosa attività, sistematicamente diretta a turbare e 'pilotare' le commesse conferite da Trenitalia", per anni e con un volume d'affari di milioni di euro, anche con la complicità di altri dirigenti attualmente ancora in servizio.
Secondo l'accusa si tratta di un vero e proprio "sistema criminale" ben strutturato e "ancora a tutt'oggi operativo", in cui "più che la libera concorrenza viene in rilievo un mercato manipolato ed egemonizzato da un cartello di imprese amiche". E' una vicenda in cui tutto viene gestito "al di là di parecchio del Codice Penale", come ammettono due dei protagonisti in una delle tante intercettazioni riportate negli atti dell'inchiesta. Sempre secondo l'accusa, Arena - attraverso assegni e bonifici intestati alla moglie - avrebbe ricevuto denaro in cambio degli appalti, mentre in alcuni casi le stesse società aggiudicatrici sarebbero a lui riconducibili. Carassai, invece, per il tramite del figlio Leonardo, anch'egli indagato, avrebbe ottenuto un'ingente somma di denaro per finanziare un'iniziativa industriale e altre somme erogate nel tempo.
Oltre ad Arena e Carassai sono indagati nell'inchiesta altri sei dirigenti della società del gruppo Ferrovie dello Stato. Sono Ferdinando Gambardella, in qualità di direttore regionale per la Campania di Trenitalia; Sabrina De Filippis, direttore regionale per la Puglia; Federica Di Pomponio, funzionario di una sezione di manutenzione; Vincenzo Salvucci, responsabile del settore ingegneria manutenzione corrente regionale; Alessandro Verni e Domenico Longaretti, entrambi dirigenti in servizio presso la Direzione passeggeri regionale di Trenitalia (alcuni degli indagati ricoprono oggi altri incarichi rispetto a quelli per i quali sono sottoposti a indagini).
Nei loro riguardi - come emerge dall'ordinanza di custodia cautelare notificata agli arrestati - è ipotizzato il reato di concorso esterno nell'associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alle turbative d'asta. Secondo i pm Curcio e Woodcock, in momenti e con ruoli diversi, gli indagati avrebbero fatto avere a Fabrizio Carassai (uscito da Trenitalia lo scorso 31 dicembre) notizie sugli appalti; avrebbero fornito supporto all'ex dirigente di Trenitalia per pilotare appalti in favore della Fd Costruzioni dei fratelli De Luca; e, infine, avrebbero fornito a Carassai informazioni sulle indagini in corso da parte della magistratura partenopea.
Spunta anche il nome del cardinal Crescenzio Sepe nelle intercettazioni nelle intercettazioni. In una conversazione intercettata il 5 maggio, Giovanni De Luca chiede alla sorella Anna un intervento presso il cardinale di Napoli. Scopo dell'incontro - è scritto nell'ordinanza - quello di "chiedere all'ecclesiastico un'intercessione con i vertici dell'impresa pubblica per il proseguimento degli appalti". Il giorno dopo, al telefono con l'altro fratello Antonio, Anna De Luca riferisce che "il cardinale ha rifiutato di fissarle un incontro con Moretti", amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato. La spiegazione che la donna dà al fratello durante la telefonata e' che "il cardinale aveva saputo da uno stretto collaboratore del ministro dei Trasporti che Moretti, entro poco tempo, avrebbe lasciato l'incarico".
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05/06/2010
Presidi e questori, addio anticipato allo Stato
Presidi e questori, addio anticipato allo StatoMANOVRA. Nei ministeri verso la pensione 95 dirigenti, presentate all'Inps 1.500 domande
ROMA — Cento milioni di euro. Tanto dovrebbe costare allo Stato quest'anno, secondo il Tesoro, la fuga dei dirigenti pubblici verso la pensione, messa in atto prima dell'entrata in vigore della manovra, per evitare la rateizzazione, fino a tre anni, delle buonuscite superiori a 90 mila euro, da cui sono esclusi coloro che vanno in pensione per raggiunti limiti di età. E intanto, da Pechino, il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, dice di non sentirsi «spaventata dal fatto che le donne possano andare in pensione anche un po' più in là nel tempo».
Cento milioni, dunque. Ma verrà rispettata la stima? A giudicare dalle indiscrezioni, l'impatto potrebbe essere superiore. A determinare un fuggi fuggi generale è stata la prima versione del decreto, che poneva il tetto a 24 mila euro, facendovi rientrare praticamente tutti, perché una buonuscita, dopo 35-40 anni di servizio, supera i 50 mila euro. Secondo il Tesoro, nel 2010 dovrebbero essere 800 i soggetti spinti verso la pensione, per un importo medio di circa 130 mila euro. Nel 2011, invece, a uscire dovrebbero essere in 2.100, per 280 milioni, spesa compensata da 680 milioni di risparmi, con un saldo positivo, per le casse dello Stato, di 400 euro. Altri 240 milioni verrebbero infine risparmiati nel 2012. Ma intanto anche in via XX Settembre è in atto la fuga tra i 15 mila dipendenti: una settantina le domande di pensionamento tra i dirigenti di prima e seconda fascia. Tra i primi, che sono 70, le domande sono state 7. All'Inps sono stati circa 1.500 i dirigenti a presentare domanda di pensionamento ma il fenomeno starebbe rientrando. Lo conferma Guido Abbadessa, membro del Consiglio di Vigilanza dell'istituto, per il quale «più di qualcuno ha ritirato la domanda dopo l'innalzamento del tetto a 90 mila euro».
All'Inail il fenomeno è più circoscritto: qui le uscite previste erano in ogni caso 400, nell'ultima settimana sono state presentate 130 richieste, solo la metà delle quali riferibili all'effetto-manovra. Quanto all'Inpdap, 4-5 dirigenti generali hanno chiesto il pensionamento, seguiti, a cascata, dai dirigenti di più alto livello. L'effetto su tutti i dipendenti pubblici, le cui pensioni fanno capo all'istituto, secondo Enrico Ponti, membro del Consiglio di Vigilanza, è stato cospicuo, con ritiri nell'ordine delle migliaia. Numeri che superano le previsioni di Tremonti. Il fenomeno è acuito dal fatto che la manovra impone che la buonuscita venga liquidata con i criteri del Tfr (lavoratori privati), anziché col più vantaggioso sistema del Tfs (dipendenti pubblici). In fuga, al ministero della Pubblica istruzione, ci sarebbero quattro dei 10 direttori generali e uno dei due capi dipartimento, oltre a diversi dirigenti. In sede periferica avrebbero già presentato dimissioni alcuni direttori generali di Uffici scolastici regionali e vari dirigenti degli uffici periferici. Numeri elevati anche perché il 31 maggio per i dirigenti scolastici si chiudeva una delle «finestre» per andare in pensione. Solo nel Lazio, dove i presidi sono il 10% del totale nazionale, ci sono state 32 richieste di pensionamento (ce n'erano state 86 a gennaio) e 150 telefonate di chiarimento.
Al ministero dei Beni culturali si sarebbero dimessi quattro direttori generali, mentre al ministero della Salute sarebbero andati via 11 dirigenti, il 10% del totale. Anche tra i questori è allarme generalizzato ma a causa di un'altra norma: quella che stabilisce che dal gennaio prossimo le promozioni hanno effetto giuridico e non economico. Motivo per cui, coloro che, avendo maturato 5 anni come dirigenti superiori, attendevano di potersi pensionare come direttori generali per ottenere il relativo aumento, circa 50, stanno chiedendo di uscire subito.
Antonella Baccaro
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03/06/2010
Marea Nera, Cameron: “Alla Bp lavorano degli imbecilli”
Marea Nera, Cameron: “Alla Bp lavorano degli imbecilli”Il regista di Titanic e Avatar si scaglia contra la multinazionale del petrolio britannica: "In queste ultime settimane ho visto, con crescente orrore, quel che sta accadendo nel Golfo e ho pensato che questi imbecilli non sanno quello che fanno"
Il regista James Cameron ha detto che la Bp ha rifiutato la sua offerta di aiuto per contrastare la marea nera. "In queste ultime settimane ho visto, come tutti noi, con crescente orrore e angoscia, quel che sta accadendo nel Golfo e ho pensato che questi imbecilli non sanno quello che fanno", ha detto il regista di Avatar e Titanic, che è anche un esperto esploratore di acque profonde.
Il celebre regista -che ha lavorato a lungo con i robot sottomarini ed è considerato un esperto di riprese sottomarine- non ha chiarito esattamente cosa voleva dire utilizzando il termine "imbecilli". La notizia arriva il giorno dopo quello in cui Cameron ha partecipato a un super-vertice presso l'Agenzia di Protezione Ambientale statunitense a Washington, una sorta di “brainstorming” per cercare di dare una soluzione a quella che ormai è il peggior disastro ambientale della storia statunitense. Cameron ha detto che si è offerto di dare aiuto alla Bp e al governo Usa, ma che è stato "gentilmente" liquidato dal colosso energetico britannico. Il regista ha aggiunto di non aver parlato direttamente con la Casa Bianca, ma che gli esperti partecipanti al meeting hanno "registrato tutto per riferire alle varie agenzie".
Il regista, autore di film con strabilianti effetti speciali, ha contribuito a sviluppare tecniche per apparecchiature da utilizzare in acque profonde e tecnologie subacquee oceaniche per realizzare i documentari sul relitto del transatlantico Titanic e della corazzata tedesca Bismarck, circa 3 chilometri sotto la superficie oceanica.
Cameron ha anche lasciato capire che il governo Usa dovrebbe assumere un ruolo più attivo per fronteggiare l'emergenza. "Conosco gente davvero, davvero in gamba che lavora a profondità decisamente superiori a quella in cui si trova il pozzo (che è a un chilometro e mezzo circa sotto il livello del mare); e pur riconoscendo che i suoi contatti nel settore non riguardano tecnici di perforazione petrolifera, ha detto che molti sono abituati a lavorare con veicoli subacquei e sistemi elettronici di fibra ottica.
15:09 Scritto in ESTERI | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala
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