28/08/2010

Allen fa causa ad Apple, Google, Facebook e altri 8: «Ho brevetti del vostro business»

Allen fa causa ad Apple, Google, Facebook e altri 8: «Ho brevetti del vostro business»

Non è però ancora chiaro l'obiettivo economico del miliardario filantropo. Il cofondatore di Microsoft sostiene di avere i diritti dei principi alla base delle tecnologie usate dai colossi dell'It

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24/06/2010

Beppe Grillo: "A Pomigliano un referendum ignobile"

Beppe Grillo: "A Pomigliano un referendum ignobile"

"Uno Stato vero" non avrebbe mai permesso che si dovesse scegliere se "lavorare senza diritti o morire di fame". Intervistato da SKY TG24, il comico genovese interviene su crisi economica, partiti, libertà di stampa, Tremonti, Fini e Bossi.


 

Quello di Pomigliano è "Referendum ignobile: uno Stato vivo, vero non avrebbe mai permesso che si tenesse un referendum che dice o lavorate senza diritti o morite di fame". Così Beppe Grillo intervistato da SKY TG24 la sera di martedi 22 giugno.
E ancora: "La Fiat non deve più fare macchine. Le macchine erano già in crisi prima della crisi. Non posso comprarmi cinque Panda per mantenere dei posti di lavoro che non servono a nessuno. Si deve riconvertire la produzione, le macchine non si possono più fare." 

Secondo il
blogger e leader del Movimento 5 stelle "abbiamo potenzialità straordinarie che emigrano ma per fare tornare queste persone basterebbe spazzare via questa immondizia che abbiamo come politica e come economia, cambiare questo sistema". Per Grillo "questo è un paese che si è perso. E' un paese morto". "Stanno sderenandosi il cervello. Bisogna mandare a casa tutta questa classe dirigente. E' un paese fallito". La soluzione? "Bisogna fare una rivoluzione vera: sedersi lì e dire cosa sono le parole e cosa dobbiamo produrre".

 


07/07/2009

L'ottantenne e il cancello negato Sedici anni passati in tribunale

L'ottantenne e il cancello negato Sedici anni passati in tribunale

 

L'anziano si rivolse nel 1993 al giudice per stabilire il diritto di passaggio sotto casa. E i processi continuano, «L'ultima causa rinviata al 2014, ma ci sarò ancora?»


MILANO — Come complicarsi la vita restando intrappolati per 16 anni in un ginepraio di processi e con la prospettiva certa di dover aspettare parecchio ancora prima di uscirne. La giustizia civile italiana è stata un'odissea per un arzillo 80enne che nel '93 si rivolse a un giudice per stabilire chi, tra lui e il Comune, avesse ragione su un banale diritto di passaggio. Quando pensava che fosse tutto finito, o quasi, qualche giorno fa si è visto rinviare l'ultima causa in Appello a Milano: per le conclusioni, cui seguirà la sentenza, l'appuntamento è per il 25 febbraio 2014, ore di rito. Puntuali, per chi ci sarà. Un'intricata vicenda che certo non rappresenta un record, molte altre hanno raggiunto primati peggiori, ma che dimostra, semmai ve ne fosse bisogno, come gli arzigogoli delle toghe, le cause e le controcause, possono trasformare una questione bagattellare in un groviglio in cui diventa difficile districarsi persino per i protagonisti. Quello di questa storia è, suo malgrado, Filippo Marsiglione, classe 1930, che negli anni Sessanta lasciò Catania per fare il restauratore di quadri antichi a Milano. Resistette una ventina d'anni prima di fuggire dal caos e dallo smog rifugiandosi a Castelmarte, ameno paesino di 1.200 anime a 450 metri di altitudine nelle Prealpi in provincia di Como, dove comprò una casa medioevale adiacente al Comune con un bel portico attraversato tutti i giorni dai compaesani che andavano in Municipio. Quando il viavai gli diventò fastidioso, Marsiglione reclamò il diritto di chiudere il passaggio e si finì in giudizio. Ci vollero sei anni per la sentenza di primo grado con la quale il tribunale di Como gli diede ragione, ma solo in parte: divieto d'accesso ai cittadini, via libera solo a Sindaco, consiglieri e impiegati. Marsiglione ricorse in Corte d'appello che, nel 2002, escluse gli impiegati obbligandoli ad accedere con il pubblico dall'altro unico ingresso. Nove anni per una causa fino all'Appello non sono poi tanti in Italia, se le cose fossero finite lì. Invece parallelamente si innescarono una serie di cause con i protagonisti (Comune, un vicino, Marsiglione) che di volta in volta indossavano vesti diverse, spesso per questioni minime, di puntiglio e ripicca oppure già chiarite. La disputa divenne addirittura un fatto politico al punto che dopo l'appello del 2002 in paese ci fu una raccolta di firme perché con la chiusura ai comuni mortali il Municipio era inaccessibile visto che l'altra entrata non era al momento agibile. Ma chi glielo ha fatto fare a Filippo Marsiglione a imbarcarsi in questa storia pluriennale? «Credo nella giustizia e non sono un attaccabrighe. Voglio che a darmi ragione sia la legge» è la risposta. Ingenuo. Tutto questo, tra avvocati, periti e ricorsi gli è costato un patrimonio: «Circa 100/150 mila euro, i risparmi di una vita di lavoro» compresi i 10.000 che ha dovuto spendere per mettere su il cancello che gli ha fatto recuperare la tranquillità che cercava, almeno a casa sua. Ma dopo il rinvio al 2014 di una delle ultime cause collaterali, anche l'incrollabile fiducia di Marsiglione nel sistema giustizia vacilla: «Quello che mi sconcerta è che la causa è fatta, praticamente chiusa. Potrei avere ragione o torto, ma alla mia età il tempo è prezioso. Forse nel 2014 non ci sarò più. È legge di natura». Il punto è che questo accade nella terza sezione civile d'appello di Milano, dove non è che stanno proprio con le mani in mano. Otto giudici presenti su 10 in organico si spartiscono una media 300 processi di primo grado a testa da riesaminare completamente, con i nuovi arrivi che aumentano di anno in anno. «La verità è che c'è una quantità ingestibile di cause anche per le cose più piccole e non si fa niente per incidere sulla velocità dei processi», dichiara il giudice Assunta Montoro che si è occupata della vicenda Marsiglione fissando la lontana udienza e che reclama almeno riforme a costo zero. «Basterebbe, per esempio, non obbligare a fissare udienza per le conclusioni, che vengono già depositate scritte dagli avvocati». Un'udienza vuol dire giudici (tre per collegio), impiegati e cancellieri al lavoro. «Abbiamo provato a delegare giudici ai tentativi di conciliazione per ridurre i processi. Il successo è stato scarso», afferma il presidente della sezione Baldo Marescotti che si rammarica per il fatto che la gente non si rende conto che «è meglio un accordo che lascia l'amaro in bocca piuttosto che una causa che dura anni e può costare tantissimo». Là dove hanno fallito le varie modifiche alle procedure susseguitesi negli anni, che non sono riuscite ad influire minimamente sui tempi della giustizia reale, quella di tutti i giorni e della gente comune, dovrebbe avere successo la riforma varata nei giorni scorsi, che punta anche proprio sulla conciliazione, almeno così assicura, e spera, un convinto ministro della giustizia Alfano. Auguri.

Giuseppe Guastella


17/06/2009

Blogger: nessun diritto all'anonimato

Blogger: nessun diritto all'anonimato

 

INTERNET E PRIVACY. IL CASO «NIGHTJACK». Lo ha stabilito un giudice inglese: chi fa informazione non può pretendere di mantenere segreta la propria identità

 

Il blog fi «NighJack», al centro della vicenda
Il blog fi «NighJack», al centro della vicenda

Il diritto all'anonimato in rete subisce un duro colpo nel Regno Unito. Con quella che potrebbe essere una storica sentenza per tutto il web, la Corte Suprema britannica ha rifiutato di proteggere l'identità di un ufficiale di polizia, attivo online come blogger in modo anonimo.

IL CASO – Come spiega il Times Online, il poliziotto 45enne Richard Horton era infatti autore del blog NightJack (ora sospeso), incentrato essenzialmente sulle indagini svolte dalla polizia, di cui Horton rivelava aneddoti e particolari che solo un insider conosce, talvolta anche criticandone aspramente l’attività. Talmente famoso nel Regno Unito (arrivava a collezionare oltre mezzo milione di visite a settimana), da essersi guadagnato, lo scorso aprile, l’Orwell Prize per la scrittura politica. Quando un giornalista del Times ha scoperto la vera identità dell’autore, il blogger ha immediatamente diffidato il giornale dal renderla nota, sottolineando come per lui fosse importante mantenere l’anonimato al fine di non incorrere in sanzioni disciplinari sul lavoro.

IL RIFIUTO – Ma per il giudice che ha seguito il caso “non c'è nessun valido motivo per restare anonimi”, poiché il postare messaggi su un blog è da considerarsi un’attività tutt’altro che privata. E comunque sia – ha spiegato ancora il giudice – la necessità di rivelare le generalità del blogger risponde in questo caso anche al diritto dei cittadini di conoscere l’identità di chi ha scelto di criticare pubblicamente l’attività della polizia. Quindi, in base a quanto stabilito dalla Corte, il semplice fatto che Horton avesse espresso il desiderio di restare nell’anonimità non rappresentava un obbligo per il quotidiano inglese a rispettarne la volontà. Perché in questo caso l’interesse pubblico ha la precedenza. Purtroppo al momento che ne è stata data notizia sl quotidiano l'autore ha cancellato il blog, che non è pù visibile.

Alessandra Carboni


13/03/2009

I musicisti inglesi: «Scaricare è legittimo»

I musicisti inglesi: «Scaricare è legittimo»

 

Gli artisti divulgano il loro «manifesto ideologico» con l’intento di gestire direttamente i propri diritti, fra loro Robbie Williams, Annie Lennox e David Gilmour dei Pink Floyd

 

Robbie Williams (Ap)
Robbie Williams (Ap)

«It’s not a crime to download» (scaricare non è un crimine): parole di Billy Bragg, artista folk inglese che ricordiamo fin dai tempi della Thatcher per il proprio impegno politico e che parla a nome dei 140 musicisti e gruppi britannici della Featured Artists Coalition, nata con l’intento di prendere una posizione autonoma rispetto ai cambiamenti intervenuti nella distribuzione musicale ai tempi di internet e con la volontà di combattere lo strapotere della case discografiche.

LA COALIZIONE DEGLI ARTISTI - Robbie Williams, Annie Lennox, Billy Bragg, David Rowntree dei Blur, David Gilmour dei Pink Floyd, i Verve, Ed O'Brien dei Radiohead: sono solo alcune delle rockstar inglesi che hanno dato vita alla Featured Artists Coalition che, giunta al suo debutto ufficiale, divulga le proprie posizioni raccogliendole in sei punti fondamentali, uno dei quali è la ferma convinzione di non voler criminalizzare gli utenti che scaricano musica illegalmente. Il punto fondamentale del manifesto degli artisti è che i diritti di sfruttamento delle opere restino nelle mani dei musicisti e che l’utente che scarica musica non è un ladro.

YOUTUBE E GLI ALTRI - Annie Lennox, che non ha potuto presenziare l’incontro, ha mandato un proprio messaggio di supporto, cui si è unita anche la voce di Peter Gabriel, David Gray, Fran Healy dei Travis, Nick Mason dei Pink Floyd e Mick Jones dei Clash: una richiesta corale alle major affinché smettano con le loro politiche punitive nei confronti dei pirati online. L’appello è rivolto anche al ministro delle comunicazioni britannico Lord Carter, il quale aveva proposto pene severe per i downloader: secondo gli artisti britannici non è più tempo di criminalizzare i consumatori e sarebbe il caso che siti come MySpace o Youtube remunerassero i gruppi musicali quando utilizzano la loro musica a fini pubblicitari, mentre è giusto cedere gratis la musica ai propri fan attraverso Youtube e altri servizi. La pirateria musicale continua a dar del filo da torcere all’industria musicale e mentre in Francia c’è addirittura chi vuole bloccare la connessione a chi scarica musica al di fuori della legge, i protagonisti veri della musica fanno sapere di essere dalla parte della gente comune e che, a fronte di un cambiamento senza precedenti della fruizione musicale, sono le case discografiche e i protagonisti del business a dover rivedere alcune regole.

Emanuela Di Pasqua


12/11/2008

I radicali: «Il referendum? Un diritto abolito di fatto»

I radicali: «Il referendum? Un diritto abolito di fatto»

Cappato: «In passato la volontà popolare è stata spesso tradita. Ma oggi molti fanno solo propaganda», «non so se Le firme di grillo sono insufficienti: a me sembrava tutto in regola»

 

 

Marco Cappato
Marco Cappato

 

 

 

MILANO - «Io i referendum di Grillo li ho firmati». E dunque? «A me sembrava tutto in regola». Marco Cappato, eurodeputato radicale, è «sorpreso» dalla decisione della Cassazione di dichiarare «insufficiente» il numero di firme raccolte dal comico genovese durante il V2 Day sull'abolizione dell’Ordine dei giornalisti, sull'abolizione dei finanziamenti pubblici all'editoria e sull'abrogazione della legge Gasparri sulle frequenze tv. I magistrati avrebbero riscontrato «vizi formali» (e per questo Grillo è stato convocato per il 25 novembre). «Noi, a dire la verità, avevamo avvisato che c'erano rischi legati ai tempi della raccolta» spiega Cappato. «Siccome era stato detto che a firmare erano stati in moltissimi, però, non mi aspettavo certo questa motivazione».

SENTENZE EVERSIVE - Voi radicali avete una certa esperienza in materia: da cosa può dipendere lo stop ai referendum di Grillo? «Nel merito non mi posso esprimere, non conosco i fatti nel dettaglio. Quindi non so se le firme raccolte siano insufficienti o meno. Una cosa è certa, al di là di questa vicenda: il diritto al referendum nel nostro Paese esiste sulla carta, ma di fatto è stato abolito in decenni di sentenze eversive della "Corte-anticostituzionale", che ha cancellato milioni di firme, e dal Parlamento italiano, che ha fregato e tradito la volontà popolare su tantissimi temi: dalla riforma elettorale al finanziamento pubblico dei partiti. Il referendum è stato distrutto da questo regime di illegalità che ci governa».

PROPAGANDA - Grillo sull'informazione, Di Pietro sul Lodo Alfano, il Pd sul mondo della scuola: si moltiplicano le iniziative referendarie Ma è ancora uno strumento utile? «Certo, se la Costituzione fosse applicata». E però? «Ho l'impressione che i neofiti del referendum pensano di usarli semplicemente come un'arma di propaganda». Con chi ce l'ha? «Con l'annunciato referendum sulla scuola, ad esempio: penso che sia stato lanciato solo per far parlare giornali e tv, senza capire bene su cosa e come farlo. Non mi sembra un modo serio di procedere».

 


15:39 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: rwfwrendum, politica, abolizione, leggi, diritti, doveri | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook