09/07/2010

Una libertà che è di tutti

Una libertà che è di tutti

IL DIRITTO A ESSERE INFORMATI. Una giornata di silenzio che in realtà serve a parlare. Una giornata senza radio, televisioni, giornali e siti Internet per far sì che siano i cittadini a rivendicare il proprio diritto a essere informati.

 

Una giornata di silenzio che in realtà serve a parlare. Una giornata senza radio, televisioni, giornali e siti Internet per far sì che siano i cittadini a rivendicare il proprio diritto a essere informati. Perché la protesta indetta dalla Federazione nazionale della stampa non è la difesa corporativa dei giornalisti, ma il grido di allarme di chi si preoccupa per gli effetti che avrà la nuova legge sulle intercettazioni: limiti forti alla possibilità di diffondere notizie; di fare informazione.

Decine di parlamentari, non soltanto dell’opposizione, si sono espressi sui rischi delle nuove norme. Ma è stato soprattutto il presidente della Repubblica, fatto non usuale, ad evidenziare più volte le «criticità» del provvedimento che riscrive le regole per imagistrati ancor prima di quelle per la stampa. Sullo sfondo rimane lo scontro politico che di fatto sta trasformando questa legge in un trofeo per uno degli schieramenti - ormai trasversali - che riuscirà a farla approvare oppure a farla finire su un binario morto.

Si parla di intercettazioni, ma quello che riguarda le conversazioni telefoniche e ambientali è soltanto uno dei tanti divieti di pubblicazione. Nessun colloquio registrato potrà mai più essere reso noto fino alla celebrazione del processo, così come gli atti di indagine anche non più segreti, perché ormai conosciuti dalle parti. «Bisogna salvaguardare la privacy dei cittadini », ripetono i sostenitori della legge. Principio sacrosanto, è vero, ma che va salvaguardato senza intaccare il diritto-dovere dell’informazione.

La scelta di imporre ai giornalisti di poter soltanto riassumere le carte processuali in realtà aumenta il pericolo che il contenuto di ogni documento possa essere riportato in termini lacunosi o strumentali. E priva persino gli indagati o gli arrestati della possibilità di utilizzare, per far valere le proprie ragioni, quanto affermato dal giudice o dalla pubblica accusa. Almeno fino al dibattimento. In quella sede la privacy evidentemente non si deve più tutelare, visto che anche le intercettazioni potranno comunque diventare pubbliche.

La corsa all’approvazione della legge, con la possibilità che si proroghino addirittura le sedute della Camera fino a metà agosto come se ci si trovasse di fronte ad un’emergenza, non sembra giustificata. A questo punto dovrebbe essere la stessa maggioranza, di fronte a una mobilitazione forte e a un dibattito politico tanto acceso, a comprendere che il momento di fermarsi è ormai arrivato. Nessuno deve avere paura delle regole, tantomeno i giornalisti. Ma questo non può trasformarsi in una limitazione o addirittura in una censura preventiva. Esistono già leggi che puniscono gli abusi, anche per quanto attiene agli aspetti deontologici. Nulla vieta che si possano cambiare in alcune parti per renderle ancora più efficaci. Tenendo però sempre presente che conoscere quanto sta accadendo è un diritto primario dei cittadini. Il diritto alla riservatezza e il diritto di cronaca possono convivere, come avviene in tante altre democrazie. Perché da noi no?

Fiorenza Sarzanini


17/11/2009

Uova, slogan e proteste: studenti in piazza contro la scuola della Gelmini

Uova, slogan e proteste: studenti in piazza contro la scuola della Gelmini

 

Mobilitazione studentesca nella Giornata internazionale del diritto allo studio. A Milano scontri con la polizia, 4 fermati. Il ministro: «Sono dei centri sociali, non rappresentano chi studia»

 

Un poliziotto ha bloccato uno studente a Milano (Newpress)
Un poliziotto ha bloccato uno studente a Milano (Newpress)

MILANO - «Il futuro è nostro, riprendiamocelo». È lo slogan di uno dei tanti striscioni degli studenti italiani che sono scesi in piazza in 50 città italiane in occasione della Giornata internazionale del diritto allo studio. L'iniziativa quest’anno viene rappresentata con la frase «Education is not for sale»: la scuola non è in vendita. In Italia ci sono stati almeno 50 cortei, e poi presidi e occupazioni simboliche. E non sono mancati scontri e momenti di tensione, in particolare a Milano. Ma anche a Torino c'è stato un lancio di uova contro il ministero e l'occupazione del rettorato, mentre numerose città sono rimaste paralizzate per il traffico.

GELMINI: SONO DEI CENTRI SOCIALI - «I centri sociali non rappresentano gli studenti italiani - ha commentato il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, bollando così le manifestazioni -. Gli studenti italiani hanno capito che bisogna avere il coraggio di guardare al futuro, di cambiare la nostra scuola, di fare scelte coraggiose. Riproporre vecchi slogan, come se fossimo ancora negli anni '70 certamente non contribuisce a rendere la nostra scuola più moderna. I manifestanti, per lo più legati al mondo dei centri sociali, non rappresentano certo i milioni di ragazzi che studiano e si impegnano e che sperano di trovare nelle scuola, non un luogo di indottrinamento ideologico ma un'istituzione che li prepari a un vero lavoro».

GLI SCONTRI A MILANO - A Milano sono quattro gli studenti fermati durante il corteo che stamane ha preso il via da Largo Cairoli. Proprio nelle fasi iniziali ci sarebbero stati una serie di scontri con tanto di cassonetti ribaltati. Almeno quattro ragazzi sono stati fermati e portati in questura per l'identificazione e per decidere eventuali misure cautelari nei loro confronti. Il corteo ha continuato il suo percorso lungo le strade del centro.

TORINO, LANCI DI UOVA - Nel capoluogo del Piemonte gli studenti hanno lanciato uova contro la sede regionale del Miur per protestare contro la riforma Gelmini. Al corteo partecipano migliaia di studenti degli istituti superiori e dell'università. Alla partenza, in piazza Arbarello, i manifestanti hanno dedicato un lungo applauso a Vito Scafidi, lo studente di 17 anni morto il 22 novembre dello scorso anno sotto le macerie della contro-soffittatura della sua classe, la 4a D del liceo scientifico Charles Darwin di Rivoli. Il serpentone colorato ha poi raggiunto la sede del Miur, dove oltre alle uova sono stati lanciati alcuni rotoli di carta igienica, e poi si è diretto alla sede dell'amministrazione provinciale. Occupato il rettorato dell'Università: tra i numerosi striscioni che sono stati esposti nel cortile e sulla balconata quelli con la scritta 'Riforma Gelmini: nove mesi per attuarla, non facciamola nascere", "Chi dorme nella democrazia si sveglia nella dittatura", "Riprendiamoci il nostro futuro" e "Blocchiamo la riforma". A manifestare sono, oltre agli studenti medi e agli universitari, anche i precari della ricerca e i precari tecnici e bibliotecari dell'Università.

FIRENZE - Un corteo di 600 studenti a Firenze hanno effettuato una manifestazione con corteo non preavvisata, che, con partenza da piazza San Marco, ha attraversato alcune vie cittadine, per concludersi in piazza Bambini e Bambine di Beslan. Gli studenti hanno sostato per circa 20 minuti sotto la sede della Questura, invocando la liberazione di Francesco Mannucci, aderente al mondo antagonista cittadino e arrestato lo scorso 6 novembre per il coinvolgimento nell’esplosione di un ordigno all’ingresso dell’Agenzia delle entrate di Firenze lo scorso maggio. All’altezza della stazione di S. Maria Novella un gruppo di studenti è entrato all’interno dello scalo ferroviario. Dopo aver percorso la sede dei binari 15 e 16, liberi da convogli e avere acceso due fumogeni, gli studenti hanno poi sostato per circa 10 minuti sulla sede dei binari 13 e 14 dove si trovavano in sosta alcune carrozze destinate al deposito, ed il treno regionale Firenze-Arezzo, che ha riportato 17 minuti di ritardo. A Pisa invece gli studenti di Scienze sono saliti sul tetto.

ROMA: «SIAMO DIECIMILA» - Al grido «ci prendiamo Roma» nella Capitale hanno protestato insieme studenti delle scuole superiori e universitari sfilando in corteo affinché siano garantiti più fondi per il diritto allo studio. «Siamo in diecimila» - hanno detto i manifestanti - «contro la Repubblica delle banane». I ragazzi romani erano accompagnati anche da una delegazione di studenti iraniani. L'Unione degli Studenti ha brandito delle vere banane e con lo striscione che aperto il corteo che recita: «Il futuro è nostro riprendiamocelo sciopero generale studentesco». Gli studenti scesi in piazza si oppongono al disegno di legge del ministro Gelmini e chiedono più fondi da destinare al diritto allo studio per garantire a il diritto agli studi per tutti. Intanto i ragazzi di piazza Vittorio hanno annunciato l'occupazione del liceo Cavour. il corteo degli studenti si è mosso da piazza Vittorio con destinazione La Sapienza dove si terrà un'assemblea pubblica.

TRAFFICO PARALIZZATO A NAPOLI - Traffico paralizzato anche Napoli per la manifestazione degli studenti che si oppongono in particolare ai tagli della riforma Gelmini. Due i cortei partiti martedì mattina. L’Unione studenti si è data appuntamento alle ore 9 in piazza Mancini, i collettivi studenteschi alle 9.30 in piazza del Gesù. Entrambi i cortei hanno poi raggiunto, attraversando le vie del centro cittadino, piazza Plebiscito. Paralisi del traffico veicolare nell’intera city, disagi per residenti e passeggeri dei mezzi pubblici che hanno dovuto attendere ore per poter usufruire di tram e autobus. La situazione è resa ancora complicata dalle decine di cantieri aperti nelle strade principali e non solo del capoluogo campano.

PALERMO, OCCUPATO ASSESSORATO - A Palermo gli studenti universitari e medi del movimento «Onda Anomala» hanno occupato contemporaneamente a Palermo l'assessorato regionale alla Pubblica istruzione e l'istituto magistrale Regina Margherita, con un'impennata della protesta che era iniziata in mattinata con un corteo. Un centinaio di universitari delle Facoltà di Lettere e filosofia e di Scienze sono entrati nei locali dell'assessorato regionale per manifestare contro il nuovo ddl Gelmini e chiedere alla Regione Siciliana di non recepire la riforma e anzi di potenziare con investimenti nella la ricerca pubblica. Gli studenti medi hanno invece occupato la succursale del «Regina Margherita», in piazza Guzzetta, dove hanno organizzato dibattiti e spettacoli contro la Gelmini.

LA PROTESTA NEL MONDO - Ma la protesta si è estesa ben oltre l'Italia. Sono migliaia gli studenti in tutto il mondo scesi in piazza per chiedere garanzie sul diritto all’istruzione da mantenere come un bene pubblico e non privatizzato, come sta accadendo, invece, in diversi paesi via di sviluppo. Intanto a Bruxelles si svolge un’assemblea internazionale, cui partecipa anche una delegazione di nostri studenti. In Italia la mobilitazione - cui hanno aderito l’Unione degli universitari, il coordinamento degli studenti universitari «Link», l’Unione degli studenti e la Rete degli studenti - interessa la maggior parte degli atenei italiani, ma anche il mondo della scuola. Oltre che nelle città principali manifestazioni e cortei si svolgono ad Ancona, Padova, Forlì, Torino, Parma, Ferrara, Catania, Perugia, Lecce, Cagliari, Genova, Pavia.


 


04/08/2009

Ebay: Skype rischia di chiudere

Ebay: Skype rischia di chiudere

 

Il servizio conta più di 480 milioni di utenti in tutto il mondo. Il proprietario in aula per difendere il diritto a utilizzare una tecnologia basilare per il funzionamento del servizio

 

MILANO- Gli avvocati stanno affilando le loro armi. Perché nella contesa legale tra eBay e Joltid chi rischia di andarci di mezzo è Skype. E, ovviamente, un affare miliardario. La querelle potrebbe portare alla chiusura del servizio VoIp che conta più di 480 milioni di utenti nel mondo.

L'ALLARME- Ma cosa c'entrano eBay e Joltid? La risposta è semplice: il primo è il nuovo proprietario del servizio che è stato comprato dal secondo per 2,6 miliardi di dollari. L'acquisizione, però, non includeva il «Global Index P2P», cuore tecnologico di Skype, e per cui eBay ha ottenuto soltanto la licenza d'utilizzo. La Joltid ha accusato il colosso delle aste online di aver violato le regole di tale licenza e l'ha trascinato in tribunale. La prima udienza è prevista per giugno 2010. Se il fornitore di software vincesse la causa, eventualità ritenuta probabile da alcuni analisti, eBay si troverebbe a dover rimpiazzare la tecnologia. E se non ci riuscisse in tempo, si potrebbe vedere costretto a chiudere il servizio. Il caso sta rimbalzando in rete, dove gli internauti danno l'allarme.