26/09/2010
Genova, auto precipita in mare. Un uomo è morto, due i dispersi
Genova, auto precipita in mare. Un uomo è morto, due i dispersiUn testimone: «la nave si è mossa e la rampa si è scollata dalla banchina». Sommozzatori al lavoro per cercare la vettura e i passeggeri rimasti intrappolati. L'incidente durante le manovre di discesa da un traghetto della Moby Lines
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03/06/2010
Conquista l'Everest, muore subito dopo
Conquista l'Everest, muore subito dopoInutili i tentativi di soccorrerlo. L'arrivo del maltempo costringe la squadra a fuggire. Lo scozzese Peter Kinloch si accascia 200 metri dopo avere iniziato la discesa. I compagni costretti a lasciarlo
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| Peter Kinloch in una foto tratta dal suo profilo Facebook |
Lo hanno lasciato a morire in cima a quel monte Everest che aveva conquistato solo poche ore prima, pazzo di felicità per aver raggiunto la sua quinta vetta ed essere così ad un passo dal completare la «Seven Summit Challenge». Il 28 enne Peter Kinloch aveva iniziato la discesa da neanche 200 metri, quando all’improvviso ha cominciato ad inciampare e a lamentarsi, dicendo che non riusciva a vedere bene. Immediatamente soccorso dagli altri partecipanti alla spedizione himalayana e da tre sherpa arrivati dal campo-base dopo la richiesta di aiuto e che per quasi 12 ore gli hanno somministrato ossigeno e steroidi per cercare di evitargli il congelamento, lo sfortunato ragazzo non è, però, riuscito più a riprendersi e, alla fine, quando ormai erano le 2 del mattino, i compagni si sono rassegnati ad abbandonarlo al suo destino, lasciandolo in un posto chiamato «Mushroom Rock» a 8.595 metri di altezza, anche perché le condizioni meteo erano rapidamente peggiorate e i superstiti rischiavano di rimanere intrappolati a loro volta in cima alla montagna.
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| Peter sulla vetta del Monte Bianco durante una precedente spedizione (da Facebook) |
EMORRAGIA CEREBRALE - Stando a quanto riporta il Daily Mail, pare che l’improvvisa perdita della vista lamentata da Kinloch (un informatico che lavorava per la polizia, descritto in ottime condizioni di salute e non certo il tipo da correre rischi) possa essere stata causata da un’emorragia cerebrale. «Arrivare in cima alla montagna è stato faticoso – ha detto al tabloid un membro della spedizione che ha chiesto l’anonimato –, ma Peter sembrava stare bene ed era di ottimo umore, tanto che poco prima di raggiungere la vetta ci aveva confidato che conquistare l’Everest era per lui la realizzazione di un sogno lungo 25 anni. Poi però, all’improvviso, quando abbiamo cominciato la discesa, sembrava che perdesse la coordinazione e continuava ad inciampare, sebbene intervallasse queste scivolate con la normale camminata. Pochi minuti dopo, però, Peter ha detto a David O’Brien (il capo della spedizione, ndr), che non ci vedeva più. Per la verità, il ragazzo non sembrava sorpreso da quello che gli stava capitando, anzi era assolutamente calmo e ha raccontato che gli era già successo prima, sebbene mai in montagna».
SOCCORSI SENZA SUCCESSO - A quel punto, i tre sherpa e O’Brien hanno cercato di farlo scendere ad un’altitudine meno pericolosa per il corpo umano, ma dopo quattro ore avevano percorso appena 60 metri. «Peter cominciava a dare segni di congelamento a due dita – ha proseguito il testimone – anche se restava lucido e non sembrava soffrire per l’altitudine. Quelli della squadra di soccorso hanno fatto davvero tutto quanto in loro potere per salvarlo, arrivando loro stessi ad un passo dal dover chiedere aiuto». Ora il corpo di Kinloch (con addosso il berretto e la sciarpa della sua adorata Inverness Caledonian Thistle”, squadra di calcio della Prima Divisione Scozzese) riposerà su quella stessa montagna che già è diventata la tomba di molti scalatori nel corso degli anni.
IL RECUPERO DELLA SALMA - Ancora non si sa se le autorità tibetane appronteranno un piano per recuperare la salma, anche perché ogni tentativo in tal senso potrebbe rivelarsi assai pericoloso. E mentre la sua fidanzata turca, Gul Cosguner, ha lanciato un accorato appello al Times affinchè Peter «possa tornare a casa», per il padre di Kinloch «il solo conforto che ci rimane è sapere che mio figlio ha realizzato una delle sue aspirazioni». Anche se per farlo ci ha rimesso la vita.
Simona Marchetti
09:50 Scritto in ESTERI | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: esteri, himalaya, monte everest, mrto, alpinista, scozzese, lasciato, compagni, emorragia cerebrale, ragazzo, peter kinloch, accasciato, discesa | OKNOtizie |
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18/04/2009
Tutti in cima al vulcano, per fare surf
Tutti in cima al vulcano, per fare surf
L'idea è di un australiano, Darryn Webb, che ha aperto un ostello. Il Cerro Negro in Nicaragua è diventato meta di tanti appassionati: nato nel 1850 ha già eruttato venti volte

Nuovo sport: il surf sulla cenere dei vulcano. Così il Cerro Negro, in Nicaragua, è diventato meta di tanti appassionati
MILANO - Giù a capofitto, nel sole accecante dei Tropici. La tavola da surf rimbalza, sembra esitare poi prende velocità, in una nuvola di polvere e sbuffi di vapore che inghiottono il coraggioso che ha osato sfidare la sorte. Polvere? Vapore? Già, la montagna diventata meta di centinaia di appassionati, soprattutto anglosassoni, non è nelle Alpi o sulle Ande. Soprattutto, non c’è neve a fare da morbido tappeto. Il nuovo sport è il surf sul vulcano. Per la precisione il Cerro Negro, in Nicaragua, il più giovane dell’emisfero occidentale, attivo e tuttora pronto a un’esplosione di furia lavica: nato nel 1850, alto solo 675 metri, ha già eruttato 20 volte (l’ultima esattamente dieci anni fa, anche se c’è chi ricorda sbuffi più recenti). Trasformando l’ambiente selvaggio circostante in un cono tonalità pece che emerge dal verde della giungla.
DIVERTIMENTO ASSICURATO - Il Cerro Negro è stato scelto dai pionieri del surf perché lungo le sue pendici si srotola una distesa di cenere lavica, spessa e soffice come neve - la sua antitesi quanto a colore e calore - lunga almeno un paio di chilometri. «È il posto più straordinario dove andare ora che è finita la stagione invernale - dice Matt, un inglese -. Certo, bisogna faticare un po', e sudare parecchio, per arrivare in cima: ma poi il divertimento è assicurato». Altri, forse meno esperti, sono un po' più prudenti: «Non vorrei ricadere e rotolare come mi è appena capitato - dice un tedesco -. Sono pieno di graffi. Ma torno subito su finché c'è luce!».
L'IDEA DI UN AUSTRALIANO - Per arrivare al Cerro Negro occorre partire da León, città coloniale a circa 30 chilometri dal cono del vulcano, un tempo quartier generale dei sandinisti, poi trasformatasi in punto di raccolta di poeti e intellettuali di sinistra. Ora, quasi tutte le agenzie di viaggio locali si dedicano a organizzare spedizioni con tavole da surf modificate (legno sopra e metallo sotto) per i giovani che arrivano a frotte, attirati dai video che spopolano su YouTube. L'idea di gettarsi a capofitto sulla cenere è di un australiano, Darryn Webb, che nel 2005 ha aperto proprio a León un ostello, il Bigfoot Hostel per accogliere gli squattrinati in cerca di emozioni. A quando il surf sulla cenere di casa nostra? In Italia non mancano certo i vulcani…
Paolo Salom

Surfer in azione sul Cerro Negro

Il vulcano Cerro Negro

Buffer in azione
16:21 Scritto in CURIOSITA' | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: sport, surf, discesa, ceneri, vulcano, nuovo sport, darryn webb, ostello, cerro negro, nicaragua, appassionati | OKNOtizie |
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