04/08/2011
Trichet: la Bce pronta all'acquisto di bond. L'Italia anticipi il risanamento dei conti. Le Borse Ue pesanti con Wall Street Montagne russe in Piazza Affari (-2,29%)
Trichet: la Bce pronta all'acquisto di bond. L'Italia anticipi il risanamento dei conti. Le Borse Ue pesanti con Wall Street Montagne russe in Piazza Affari (-2,29%)Il presidente della Banca centrale europea. Essseziale fare subito le riforme. Iniezione di liquidità alle banche. «Tensioni sui mercati particolarmente alte». Il Mib apre in rialzo, poi la caduta (-3%) e la raffica di sospensioni al ribasso. Spread Btp/Bund a 370 punti
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21/06/2011
Berlusconi: non sarò premier a vita «Una crisi al buio? Sarebbe una sciagura»
Berlusconi: non sarò premier a vita «Una crisi al buio? Sarebbe una sciagura»La verifica al senato. Il premier:«Opposizione divisa. L'alleanza Pdl-Lega l'unica in grado di governare, avanti fino al 2013»
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23/09/2010
Netanyahu è un killer professionista
Netanyahu è un killer professionistaIl presidente iraniano a new york pronto a un discorso antiebraico all'onu. Ahmadinejad: «Non abbiamo interesse a fabbricare la bomba atomica, le minacce arrivano da Usa e Israele»
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11/09/2010
11 settembre, Obama: "Dobbiamo restare uniti"
11 settembre, Obama: "Dobbiamo restare uniti"Messaggio alla nazione del presidente americano nell'anniversario dell'attentato alle Torri Gemelle: "Ci vogliono dividere. Non bisogna cedere a questa tentazione".
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16/06/2010
Marea nera, Obama: "L'energia pulita è missione nazionale"
Marea nera, Obama: "L'energia pulita è missione nazionale"Nel primo discorso dall'Oval Office il numero uno della Casa Bianca ha chiesto alla nazione di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Lo ha fatto, evocando lo spirito con cui gli americani affrontarono la seconda guerra mondiale.
E' durato circa 18 minuti il primo discorso presidenziale dall'Oval Office, per il quale Barack Obama, a sottolineare la personale preoccupazione, ha scelto l'argomento del disastro eco-ambientale nel Golfo del Messico. Il numero uno della Casa Bianca ha parlato con toni battaglieri, definendo la marea nera "un'epidemia", i cui effetti "dureranno mesi e perfino anni". Paragonando la crisi del Golfo alle altre sfide che ha di fronte l'America, come la recessione e la guerra contro al Qaeda, Obama ha promesso che l'America "combatterà questa perdita con tutto quello che abbiamo a disposizione e per tutto il tempo necessario".
Il capo di Stato è poi tornato a puntare il dito contro Bp, riaffermando con decisione che la compagnia petrolifera "pagherà per il danno provocato". Con un tocco di ottimismo il presidente ha, quindi, assicurato che presto Bp sarà in grado di catturare il 90% della perdita. Ma sarà un tampone a fronte di un problema più vasto, risolubile solo con "regole migliori e migliori standard". Al riguardo Obama ha dichiarato che per evitare un bis della marea nera non c'è che una strada: la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili e dal petrolio in una col ricorso a fonti alternative di energia.
"Il futuro dell'energia pulita è adesso", ha detto Obama, esortando Capitol Hill a sbloccare la legge sull'energia da mesi ferma al Senato: "Le conseguenze dell'inazione sono davanti ai nostri occhi. Ogni giorno mandiamo quasi un miliardo di dollari della nostra ricchezza in Paesi stranieri, per comprare petrolio. E oggi, purtroppo, guardiamo al Golfo del Messico e vediamo una regione minacciata nel suo sistema di vita da una minacciosa nuvola di petrolio".
Insistendo sul tema dell'energia pulita, il numero uno della Casa Bianca ha affermato che "questo è il momento per questa generazione di imbarcarsi in una missione nazionale per liberare le forze dell'innovazione americana e riprendere il controllo del nostro destino". Nel lanciare quest'appello, Obama ha evocato lo spirito che ha spinto l'America "a produrre abbastanza aerei e carri armati durante la seconda guerra mondiale" e a "mettere le redini alla tecnologia per portare in modo sicuro l'uomo sulla Luna".
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22/05/2010
E il topolino rubò la scena a Obama
E il topolino rubò la scena a ObamaIl presidente ha proseguito impassibile il suo discorso. Un precedente la settimana scorsa. Un roditore attraversa il patio della Casa Bianca durante la conferenza stampa sulla finanza. E diventa una star
WASHINGTON - Obiettivi e riflettori in quel momento erano tutti puntati su Barack Obama, impegnato in un briefing alla Casa Bianca incentrato sulla riforma della finanza Usa. Ma qualcosa, un metro e novanta più in basso rispetto al volto del «padrone di casa» ha attratto l'attenzione dei fotografi: un piccolo topo che, per nulla intimorito dall'autorevolezza della location, dalla presenza di tante persone e dall'ingente servizio di sicurezza, ha pensato bene di rubare la scena al presidente americano passeggiandogli tranquillamente davanti incurante delle importanti notizie che il capo di Stato stava dando alla stampa.
OBAMA IMPASSIBILE - Lui, Obama, sembra però non essersi accorto di nulla: ha infatti proseguito impassibile nella lettura del suo intervento e alla fine del discorso è rientrato nello studio ovale senza rispondere ad altre domande dei cronisti, già pronti a chiedergli una battuta anche sull'inatteso ospite. Il roditore (tra i fotografi presenti si è aperto un dibattito su che tipo di animale fosse, unratto, un topo o addirittura una talpa), dopo la sua improvvisata, si è rifugiato dietro alcuni cespugli del grande giardino della residenza presidenziale.
IL PRECEDENTE - Già la scorsa settimana, durante un altro speech di Obama, era stato notato un topolino (forse lo stesso temerario di ieri) in un angolo del patio, ma non era stato immortalato dai reporter. Nei parchi di Washington è molto comune la presenza di roditori e nessuno si scandalizza per la presenza dell'ospite nel giardino. Ma tolti Mickey Mouse e il Remi di Ratatouille non sono molti i topi che arrivano a conquistare le pagine di quotidiani e siti web e ad avere spazi nelle notizie dei tg. Lui c'è riuscito.
Al.S.
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11/03/2010
Contestatore "placcato" da La Russa
Contestatore "placcato" da La Russa
Un uomo interrompe il premier durante la conferenza, il ministro lo blocca e lui annuncia: «Lo querelo». Rocco Carlomagno non è nuovo a episodi del genere. nel 2008 fece infuriare Pannella
| Il ministro La Russa e il contestatore Rocco Carlomagno (Afp) |
MILANO - Momenti di tensione e convulso finale di conferenza stampa, mercoledì nella sede del Pdl a Via dell'Umiltà gremita per l'intervento di Silvio Berlusconi sul caos delle liste. Il clima si è acceso quando, per la terza volta consecutiva, un attivista politico, Rocco Carlomagno, ha interrotto il premier, togliendo la parola anche ad altri giornalisti e domandando conto a gran voce dei soldi spesi in Abruzzo e dell'inchiesta che coinvolge Bertolaso. «Si vergogni, questa è la sinistra» è stato lo sfogo del Cavaliere, che ha chiesto diverse volte ai suoi collaboratori di fare uscire l'uomo dalla sala stampa, mentre il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa, che già in un primo momento aveva raggiunto l'uomo seduto tra i giornalisti, si è nuovamente avvicinato a Carlomagno e dopo averlo energicamente invitato a parole a smetterla, lo ha preso per il bavero della giacca e lo ha strattonato, sotto gli occhi di telecamere e macchine fotografiche che hanno ripreso l'intera scena (GUARDA IL VIDEO). A questo punto, l'uomo ha iniziato ad accusare il premier e il governo, mentre Berlusconi lasciava la sala, visibilmente irritato. All'uscita, il contestatore, che è iscritto al Pd (come spiega su Facebook il candidato democratico alle elezioni regionali a Roma, Livio Ricciardelli) e fa parte del coordinamento nazionale contro i siti di stoccaggio nucleare e del coordinamento «aiutiamo l'Abruzzo», è stato preso di mira dai militanti del Pdl, che manifestavano fuori dal palazzo, diventando l'ultima «attrazione» di telecamere e giornalisti.
LA QUERELA E LA NOTA DEL PDL - «Mi chiamo Rocco Carlomagno e querelerò il ministro Ignazio La Russa per aggressione perché la libertà di stampa si difende anche così» ha detto il contestatore, quando, finita la conferenza stampa del premier Silvio Berlusconi, è stato accompagnato all'esterno della sede del Pdl in via dell'Umiltà dalla security del Pdl. Rispondendo a chi gli chiedeva cosa fosse successo ha spiegato: «Quando La Russa si è accorto che volevo fare domande diverse da quelle preconfezionate fatte fino a quel momento ha cercato di chiudermi la bocca, è venuto subito a sedersi vicino a me per impedirmi di parlare e ha alzato le mani su di me». «Il ministro La Russa mi ha dato due pugni nello sterno. Del resto lui era un picchiatore» ha aggiunto Carlomagno intervenendo telefonicamente a una trasmissione di Radio2. «Verdini - ha raccontato Carlomagno - mi ha pregato di non querelare La Russa e mi ha detto "Facciamo che la cosa finisce qui"». D'altra parte il Pdl, attraverso una nota, ha bollato Carlomagno come «una persona non nuova a simili gesti provocatori», spiegando che «alla conferenza stampa che si è significativamente tenuta nella sede del Pdl in Via dell'Umiltà e a cui erano ammessi a partecipare i giornalisti di tutte le testate, si è introdotto indebitamente, con una palese violazione, un soggetto che ha ripetutamente dato in escandescenza e che provocatoriamente ha più volte disturbato e interrotto la conferenza stampa».
«La persona in questione - specifica la nota del Pdl - è subito risultata non essere iscritto all'Albo dei giornalisti professionisti, né essere neanche semplicemente pubblicista. All'ingresso ha fugacemente esibito, contando sulla buona fede degli addetti alla reception un tesserino tipo pass per il Senato, qualificandosi falsamente come ufficio stampa del Senato, circostanza risultata falsa». «Nonostante ciò e nonostante fosse stato poi riconosciuto come persona non nuova a simili gesti provocatori, solo alla fine è stato invitato a fornire spiegazioni e generalità, che aveva l'obbligo di fornire stante l'arbitrario ingresso in un luogo privato - si legge ancora -. Il soggetto si è rifiutato, producendosi anzi in insulti anche verso il ministro La Russa che era intervenuto proprio per calmarlo ed evitare che durante la conferenza fosse allontanato dagli addetti alla sicurezza, cosa che avrebbe cresciuto il disturbo». Lo stesso La Russa, in serata, è tornato su quanto accaduto con Carlomagno in conferenza stampa: «Io sono andato da lui perché ha esagerato con gli insulti. Dice che gli ho dato due pugni? Magari mi denuncia e lo dice davanti a un giudice, perché in quel caso c'è la mia controquerela e rischia fino a 4 anni» ha spiegato il ministro.
QUANDO FECE INFURIARE PANNELLA - In effetti, Rocco Carlomagno (che ad appena due ore dal battibecco col premier vantava già doversi gruppi di fan su Facebook) non è nuovo a questo genere di episodi: è infatti un frequentatore assiduo di conferenze stampa e manifestazioni di partito. Disturbatore di professione (L'Unità lo definisce «il Paolini della politica»), compare spesso nei dibattiti politici per porre domande irriverenti e fuori dagli schemi. Walter Veltroni, Massimo D'Alema, da ultimo Luciano Violante dieci giorni fa, sanno qualcosa del cipiglio argomentativo di Carlomagno che è iscritto al Pd, è vicino al Popolo viola (GUARDA IL VIDEO) e tra le sue vittime illustri annovera nientemeno che Marco Pannella. In una infuocata assemblea dei Radicali a Torre Argentina, con il leader radicale in sciopero della sete contro le candidature veltroniane alle politiche del 2008, Carlomagno chiese il microfono per urlare il proprio sdegno sulle liste «piene di indagati». Pannella gli diede la parola e il contestatore si sfogò per diversi minuti, dimostrando di non volere riconsegnare il microfono. Anche il pacifista guru radicale a quel punto perse la pazienza: «Ooooohhhh!!! Hai finito!?», urlò a Carlomagno che, mesto, riconsegnò il microfono.
Fonte: Corriere.it
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02/02/2010
Berlusconi in Israele da Netanyahu «Ho un sogno: anche voi nella Ue»
Berlusconi in Israele da Netanyahu «Ho un sogno: anche voi nella Ue»
Mercoledì il discorso alla Knesset. l'idv polemizza: «Delegazione esagerata». Replica: l'Italia è uno dei nostri amici più grandi. Sull'Iran: «I pasdaran siano nella black list della Ue»
GERUSALEMME - «Ho un sogno: che Israele possa entrare un giorno nell'Unione europea». È iniziata sotto questo auspicio la visita ufficiale di Silvio Berlusconi in Israele. «Abbiamo l'orgoglio di essere noi, con la cultura giudaico-cristiana, alla base della civiltà europea» ha detto il presidente del Consiglio con a fianco il primo ministro israeliano, «l'amico Benjamin» Netanyahu. «Siamo qui a testimoniare l'amicizia, la vicinanza, la volontà di collaborazione» ha aggiunto il Cavaliere, che mercoledì mattina parlerà alla Knesset, il Parlamento israeliano.
«AMICIZIA TRA ITALIA E ISRAELE» - Al suo arrivo Berlusconi, oltre che da un abbraccio caloroso con Netanyahu, è stato salutato da picchetto d'onore e grandi parole d'elogio. «Caro Silvio, siamo molto felici di averti a Gerusalemme - ha detto il premier israeliano -. L'Italia è uno dei più grandi amici di Israele e la tua è una visita storica». Quindi ha citato Teodoro Herzl, l'ideologo dello Stato ebraico: «A Roma e a Gerusalemme sono state gettate le basi della cultura occidentale». Il presidente del Consiglio ha ringraziato il suo omologo per l'accoglienza. C'è ancora oggi, ha sottolineato Berlusconi facendo riferimento all'Iran (ma senza nominarlo), chi mette in discussione l'esistenza di Israele: «Noi ci opporremo tutti insieme come Comunità internazionale affinché ciò non possa assolutamente mai accadere». Il futuro, ha aggiunto, è la principale preoccupazione di Israele, per cui bisogna avere la consapevolezza anche del terribile passato vissuto dagli ebrei «per non tornare mai più a quella indifferenza del mondo che è il più grande male».
IL PREMIER PIANTA UN ULIVO - Tra i primi impegni del premier ce n'è stato uno di stampo ambientalista: nella Foresta delle Nazioni, sulle colline della capitale israeliana, ha piantato un ulivo di pace, in segno di amicizia con Israele. La cerimonia è stata organizzata da un'antica associazione, la KKL Keren Kayemeth LeIsrael: si tratta di un gesto simbolico richiesto a tutti i leader in visita in Israele, ha sottolineato Raffaele Sassun, rappresentante italiano del KKL, accogliendo Berlusconi. «Credo di essere l'italiano vivente che ha messo a dimora più alberi» ha scherzato il premier, sottolineando però che si tratta di «una cerimonia piena di significato» -. Sono l'unico italiano a fare collezione di ulivi antichi, in Sardegna ho almeno 20 ulivi che hanno più di mille anni, con la certificazione dell'Università di Gerusalemme, che ne ha duemila. Io, scherzando, dico qualche volta ai miei ospiti che vengono direttamente dall'orto Getsemani e che il segno visibile su un tronco è un segno lasciato dal ginocchio di Gesù».
«MAI PIÙ LA SHOAH» - Tra i momenti più significativi della giornata anche la visita al museo dell'Olocausto Yad Vashem. Commosso, il premier ha scritto una frase sul libro dei visitatori: «La nostra anima urla "Non è vero, non può essere vero" e poi, sconfitta grida "Mai, mai più". Con commozione profonda, Silvio Berlusconi» (guarda). Il premier ha anche partecipato alla cerimonia in cui viene ravvivata la fiamma perpetua nel Memoriale della rimembranza, quindi ha deposto una corona in memoria dei sei milioni di ebrei uccisi durante il nazismo.
«PASDARAN IN BLACK LIST» - Altro tema cruciale, quello dei rapporti con l'Iran. E Gerusalemme ha avanzato una richiesta all'Italia: che i guardiani della rivoluzione (pasdaran) iraniani siano inseriti nella black list dell'Unione europea. Lo ha spiegato il ministro per le Politiche comunitarie Andrea Ronchi dopo un incontro con il vice-premier Silvan Shalom. Il governo israeliano ha chiesto la collaborazione dell'Italia per far avanzare questa proposta in sede europea e Ronchi ha precisato di essere personalmente favorevole a questa iniziativa e che Roma rifletterà su questa ipotesi. L'argomento Iran (e pericolo nucleare) è tornato fuori durante il brindisi prima della cena di gala all'hotel King David. Netanyahu parla di una «dittatura sanguinaria che mette tutto il mondo in pericolo, la sfida più grande dai tempi della Seconda guerra mondiale». E Berlusconi replica con parole di grande vicinanza: «Noi siamo un Paese amico a cui potrete chiedere tutto ciò che è giusto che un amico metta a disposizione vostra per sostenere i vostri buoni diritti. Il mio compito è far sì che i miei colleghi primi ministri europei e del mondo non cadano nell’errore dell’indifferenza che già è stato l’errore di tutte le nazioni prima della grande tragedia sotto la Germania nazista». Parole a cui Netanyahu risponde con un grande attestato di stima: «È il momento delle scelte coraggiose e tu, mio caro amico Silvio, ha una visione chiara, la determinazione e il coraggio di un vero leader».
IL DISCORSO ALLA KNESSET - Ma gli impegni di Berlusconi sono solo all'inizio. Per martedì sono previsti diversi colloqui bilaterali e una riunione plenaria con i ministri delle due parti presenti, la prima del genere nei rapporti tra Israele e Italia. I sette ministri che accompagnano il premier ripartiranno per Roma entro martedì sera, mentre lui resterà anche mercoledì: in mattinata terrà un atteso discorso dinanzi alla Knesset (il Parlamento di Gerusalemme), quindi parteciperà all'inaugurazione di una mostra di disegni di Leonardo da Vinci e infine farà tappa a Betlemme, in Cisgiordania, dove incontrerà il presidente dell'Autorità nazionale palestinese Abu Mazen e visiterà la basilica della Natività di Gesù.
LA STAMPA: BENVENUTO CAVALIERE - L'importanza della visita di Berlusconi viene sottolineata da tutta la stampa israeliana. Il quotidiano di Tel Aviv Haaretz ha pubblicato un editoriale intitolato «Ascoltate l'amico». Lo stesso giornale domenica aveva un'intervista in cui Berlusconi ha sollecitato Israele a mettere da parte la politica di colonizzazione nei Territori per raggiungere un'intesa con i palestinesi e un accordo con la Siria, basato sul ritiro dal Golan. Haaretz suggerisce che il premier Netanyahu farebbe bene a far suoi «i consigli dell'amico italiano». Il quotidiano filo-governativo Israel ha-Yom (il secondo per diffusione) annuncia la visita di Berlusconi con un titolo di prima pagina in italiano: «Benvenuto, Cavaliere!». Ancora più familiare l'approccio di Yediot Ahronot e di Maariv che titolano «Benvenuto, Silvio», il primo in italiano, il secondo in ebraico. L'Italia, concordano i giornali, è un Paese particolarmente amico di Israele. La stampa sottolinea che nel corso della visita sarà toccato un tasto delicato: la questione delle relazioni economiche fra Italia e Iran, e in particolare - precisa il Jerusalem Post - «l'assistenza italiana al programma spaziale di Teheran».
IDV: DELEGAZIONE ESAGERATA - Il premier è accompagnato da sette ministri: Claudio Scajola (Sviluppo economico), Altero Matteoli (Infrastrutture), Franco Frattini (Esteri), Andrea Ronchi (Politiche Ue), Maurizio Sacconi (Welfare), Ferruccio Fazio (Salute) e Stefania Prestigiacomo (Ambiente). Sull'entità della delegazione (un centinaio di persone in totale) polemizza l'Italia dei Valori, annunciando un'interrogazione in Parlamento: «Ministri, portaborse e collaboratori vari per un totale di 100 persone per la tre giorni in Israele di Berlusconi. In un'interrogazione alla Camera chiediamo al governo la lista dettagliata dei componenti della delegazione e i precisi motivi della presenza di ciascuno degli accompagnatori del premier - spiega Antonio Borghesi -. Chiediamo se non sia da considerarsi eccessiva tale delegazione in un momento in cui il governo dovrebbe adottare una politica di rigore». Questo governo, conclude Borghesi, va avanti con un tenore eccessivamente alto che «ricorda un po' troppo le tanto discusse missioni all'estero di Craxi».
Redazione online
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01/02/2010
Berlusconi in Israele da Netanyahu «Ho un sogno: Israele nell'Ue»
Berlusconi in Israele da Netanyahu «Ho un sogno: Israele nell'Ue»
Mercoledì il discorso del cavaliere alla Knessetl. «Abbiamo l'orgoglio di essere noi, con la cultura giudaico-cristiana, alla base della civiltà europea»
| Benjamin Netanyahu (Epa) |
GERUSALEMME - «Ho un sogno: che Israele possa entrare un giorno nell'Unione europea». Con queste parole il premier Silvio Berlusconi si è rivolto al primo ministro israeliano, «l'amico Benjamin» Netanyahu, nella cerimonia che ha aperto la sua visita in Israele. «Abbiamo l'orgoglio di essere noi, con la cultura giudaico-cristiana, alla base della civiltà europea»,, non appena arrivato a tel Aviv. Il premier rimarrà in Israele fino al prossimo mercoledì per un'importante visita durante la quale incontrerà, tra gli altri, il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente Shimon Peres. Il presidente del Consiglio parlerà mercoledì mattina alla Knesset, il parlamento israeliano.
L'AGENDA - Il premier è arrivato alle 14 locali (le 13 in Italia) all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, dove l'accoglienza è stata affidata al ministro degli Esteri, Avigdor Lieberman. A seguire, una cerimonia ufficiale di benvenuto nella residenza del primo ministro Netanyahu, a Gerusalemme, e quindi una visita di alto valore simbolico allo Yad Vashem, il museo memoriale della Shoah, preceduta dalla messa a dimora di un albero nella Foresta delle Nazioni. Nel pomeriggio infatti Berlusconi pianterà un ulivo della Pace nella Foresta delle Nazioni sulle colline di Gerusalemme. In serata, il presidente del Consiglio tornerà a incontrarsi con Netanyahu per la cena e un primo colloquio di lavoro.
I GIORNALI - L'importanza della visita di Berlusconi in Israele, viene sottolineata dal quotidiano di Tel Aviv HaaretzBerlusconi ha sollecitato Israele a mettere da parte la politica di colonizzazione nei Territori allo scopo di raggiungere una intesa di pace con i palestinesi e a puntare inoltre ad un accordo con la Siria, basato sulla normalizzazione delle relazioni e sul ritiro israeliano dal Golan. Haaretz suggerisce che il premier Benyamin Netanyahu farebbe bene a far suoi «i consigli dell'amico italiano», e a dar prova di vera leadership. Con un titolo di prima pagina in italiano, «Benvenuto, Cavaliere!», il quotidiano filo-governativo Israel ha-Yom (il secondo per diffusione) annuncia l'inizio della visita di Berlusconi in Israele e nei Territori palestinesi. Ancora più familiare l'approccio di Yediot Ahronot e di Maariv che, entrambi, titolano «Benvenuto, Silvio»: il primo in italiano, il secondo in ebraico. L'Italia, concordano i giornali, è un Paese particolarmente amico di Israele. Ma nel corso della visita, prevedono, sarà comunque toccato anche un tasto delicato: la questione delle relazioni economiche fra Italia ed Iran, ed in particolare - precisa il Jerusalem Post - «l'assistenza italiana al programma spaziale di Teheran». in un editoriale intitolato: «Ascoltate l'amico». Il giornale sottolinea che domenica, sulle sue stesse pagine,
IL PROGRAMMA - Per martedì sono previsti diversi colloqui bilaterali, nonchè una riunione plenaria con i ministri delle due parti presenti - la prima del genere nei rapporti di Israele con l'Italia, sperimentato finora dallo Stato ebraico solo con la Germania fra i partner dell'Ue - conclusa da una conferenza stampa. I ministri italiani ripartiranno per Roma entro martedì sera, mentre Berlusconi resterà anche mercoledì 3: per essere protagonista in mattinata di un atteso discorso dinanzi alla Knesset (il Parlamento di Gerusalemme), seguito dall'inaugurazione di una mostra di disegni di Leonardo da Vinci, e infine da una tappa a Betlemme, in Cisgiordania, dove incontrerà il presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp), Abu Mazen (Mahmud Abbas), e visiterà la basilica della Natività di Gesù. (Fonte: Ansa)
15:03 Scritto in POLITICA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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13/12/2009
Piazza Fontana, 40 anni dopo Fischi, tensioni e tafferugli
Piazza Fontana, 40 anni dopo Fischi, tensioni e tafferugli
Il 12 dicembre 1969 una bomba provocò 17 vittime. Contestati la Moratti, Formigoni e Podestà. Il sindaco di Milano: «Capisco chi protesta per una giustizia negata»
| L'attentato del 12 dicembre 1969 |
MILANO - Fischi e contestazioni. Dopo aver deposto le corone davanti alla banca Nazionale dell'Agricoltura, il sindaco di Milano Letizia Moratti, il presidente della Provincia Guido Podestà e il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni sono stati sonoramente fischiati non appena sono saliti sul palco, al termine del corteo promosso dalle istituzioni per il quarantennale della strage di Piazza Fontana a Milano. Da più parti si sono levate grida come «Vergogna», «Strage di Stato», «Fascisti!». Uno dei familiari delle vittime, Paolo Silva, ha cercato inutilmente di zittire la folla: «Un po' di rispetto, per favore, state zitti».
MORATTI - «Capisco chi protesta, capisco i fischi, perchè chiedono giustizia, una giustizia che è stata negata per 40 anni» ha detto subito dal palco Letizia Moratti. «Lo dico con umiltà non ci possono essere parole di consolazione per le famiglie, ma credo che la giustizia possa nascere solo da una coscienza collettiva». Il sindaco ha ricordato che il Comune realizzerà una casa della memoria, dove troveranno posto tutte le associazioni dei familiari delle vittime del terrorismo e dello stragismo e che sarà un centro di documentazione sugli anni più bui della storia della Repubblica. «Il Comune è qui - ha aggiunto - per esprimere il netto rifiuto della violenza, per testimoniare il suo impegno nella ricerca della veritá giudiziaria, perchè mai più si ripetano gli errori del passato, perchè mai più Milano debba essere spettatrice di tanto dolore, bensì, al contrario, protagonista di un futuro di pace».
IL CORTEO - Il discorso della Moratti è arrivato dopo che si era svolto il corteo cittadino, quello ufficiale. Un secondo corteo, organizzato dalle sinistre, si era svolto separatamente. Dopo il concentramento in piazza della Scala, la manifestazione era partita alla volta della piazza dove, quarant'anni fa esplose una bomba collocata nella Banca Nazionale dell'Agricoltura provocando 17 morti e 84 feriti. Alla testa del corteo, molto partecipato, c'erano i familiari delle vittime, che esponevano uno striscione «Famiglie vittime strage di piazza Fontana». Dietro c'erano numerosissimi i gonfaloni che rappresentavano le città che partecipavano alla commemorazione. In fondo al corteo sventolavano invece numerose bandiere di partito, quelle del Pd, del Partito socialista e molte bandiere rosse.
IL RICORDO DI PINELLI - Il vicepresidente della associazione dei familiari delle vittime di Piazza Fontana, Carlo Arnoldi, ha ricordato anche quella di Giuseppe Pinelli, l'anarchico morto in questura dopo due giorni di interrogatorio. In tutta la cerimonia di commemorazione, scandita dai fischi e dalle proteste dei partecipanti al corteo istituzionale, il ricordo dell'anarchico è stato uno dei rari momenti in cui le contestazioni hanno lasciato il posto agli applausi. «Il 9 maggio scorso - ha detto Arnoldi - il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha fatto un gesto importante, a differenza di quelli che lo avevano preceduto: ha dato dignità a Pinelli, innocente, come 18ma vittima di Piazza Fontana, restituendo l'onore che gli era stato negato. È stato un gesto, questo, che ci ha fatto onore».
TENSIONEPOI IL RITORNO ALLA CALMA- Alla fine del corteo ci sono stati però anche momenti di tensione, tra alcuni manifestanti dell'area antagonista, appartenenti al secondo corteo, quello delle sinistre e la polizia, schierata dietro alla transenne, con lancio di sassi e petardi al margine di Piazza Fontana. La polizia e i carabinieri in tenuta antisommossa hanno cercato di contenere il tentativo di sfondamento di oltre un centinaio di giovani dell'area antagonista. La polizia ha reagito a colpi di manganello. Ma il confronto non è duranto molto: i manifestanti del corteo della sinistra sono entrati in piazza Fontana come chiedevano e alla fine è tornata la calma . Sul palco della storica piazza ,sono arrivati quindi anche i manifestanti che hanno superato il cordone delle forze dell'ordine, sventolando bandiere rosse e cantando «Bella Ciao».
12:14 Scritto in ATTUALITA' | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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