17/02/2011
Il bimbo senza ossigeno nella roulotte
Il bimbo senza ossigeno nella roulotteBrescia - I vigili del fuoco hanno tolto la corrente per sloggiare gli abusivi. Tommaso, 15 mesi, ha una malattia genetica. Staccata l'energia, si ferma la macchina salvavita
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22/08/2010
California,secondo gli scienziati più vicino il "BIG ONE"
California,secondo gli scienziati più vicino il "BIG ONE"California, l'allarme degli scienziati: "Il Big One più vicino del previsto"
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16/08/2010
Siena, turista francese muore alla vigilia del Palio
Siena, turista francese muore alla vigilia del Palio
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20/07/2010
Francia, ha vinto Internet: fallita legge contro i pirati
Francia, ha vinto Internet: fallita legge contro i piratiBattaglia telematica: in Francia una norma ha imposto di tagliare l’accesso al web a chi viola i diritti d’autore. In un anno mai applicata: controllare costa troppo
«Obbligò tutti (..) a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte. Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della Bestia». Provate a cercare su Internet questo passaggio dell’Apocalisse biblica. Scoprirete che per i fanatici delle cospirazioni è un’indiscutibile profezia dell’avvento di un grande fratello hi tech. Il terrore di essere spiati dal potere è atavico, dalla sfera di cristallo delle fiabe (cos’era se non un occhiuta spia magica nell’epoca in cui la magia era la tecnologia più avanzata ipotizzabile?) al televisore-Grande Fratello di Orwell.
Nell’era di internet questa ansia si è incarnata in Echelon, il sistema spionistico americano che controllerebbe ogni forma di comunicazione sul pianeta. E pazienza se le teorie persecutorie non hanno mai chiarito come mai Echelon non abbia orecchiato nulla che anticipasse l’11 settembre.
E ora arriva una nuova conferma di quanto internet, in perenne espansione come l’universo, sia incontrollabileanti: la legge francese contro la pirateria è un fiasco tombale. Quando il Parlamento di Parigi l’approvò, nel settembre 2009 mezzo mondo gridò all’allarme censura. La norma prevede in sostanza che chi viene colto per la terza volta a scaricare e condividere file coperti da copyright venga escluso dall’accesso a internet. In un anno di applicazione della legge nemmeno uno scaricatore maramaldo è stato minacciato, nessuna connessione è stata tagliata e il file-sharing di film, musica e giochi procede a gonfie vele. Eppure nello scorso giugno Hadopi, l’authority che avrebbe dovuto fare da cane da guardia della Rete, aveva ribadito di essere «tecnicamente e legalmente pronta ad agire». Ma perfino gli industriali dei videogiochi hanno frenato, quando si è parlato di costi: tenere d’occhio gli scambi on line di 100 file protetti da copyright costa 400.000 euro l’anno. Moltiplicate questa cifra per le migliaia di canzoni, film, foto, software che girano in Rete. Il risultato è che il progetto francese è irrealizzabile.
Oltretutto le perplessità legali non mancano. Naturalmente combattere la pirateria è giusto, ma la lobby dell’industria dell’intrattenimento sta tentando di far estendere il concetto di pirateria a un numero sempre più ampio di comportamenti, con effetti paradossali come la legge che in Italia ci obbliga a pagare una tassa su ogni cd-rom, dvd e memoria elettronica (incluse le chiavette Usb) dando per certo che ci conserveremo contenuti coperti da copyright. Ma se io compro un dvd e lo presto a un mio amico non è pirateria. Perché lo diventa se lo stesso film glielo passo attraverso un sistema di file sharing? I confini sono labili, e le pressioni sulla politica forti.
C’è una difficoltà tecnica e giuridica nel perseguire certi comportamenti in Rete. E la battaglia per arginare il download illegale ha il sapore delle tattiche di Fabio Massimo Cunctator, il console romano che tirava a temporeggiare: le major dell’intrattenimento prendono tempo per riposizionarsi nel nuovo mercato della distribuzione on line. E allora dov’è il Grande fratello se non si riesce nemmeno a impedire di diffondere l’ultima canzone degli U2?
La verità è che, se stiamo ai fatti, internet è ben lontano dall’essere lo strumento per applicare a tutti il biblico marchio della Bestia. Anzi, ha allargato le possibilità di comunicazione e fornito un capillare e anarchico strumento di espressione che, nel bene e nel male, ha aumentato i margini della libertà individuale.
I paranoici evocatori del Grande Fratello tecnologico in Rete non lo ammetteranno mai, ma il futuro minacciato da Orwell può attendere.
Giuseppe Marino
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10/07/2010
Non si ferma all'alt e poi morde agente arrestata una giovane donna
Non si ferma all'alt e poi morde agente arrestata una giovane donnaTre agenti in ospedale. A uno la ragazza, che ha ammesso di fare uso di droga, ha quasi staccato un capezzolo
ROMA - Prima non si è fermata all'alt degli agenti e, una volta bloccata, ha morso uno di loro staccandogli quasi del tutto un capezzolo. La donna è stata poi arrestata. È accaduto la notte tra venerdì e sabato dopo le segnalazioni di alcuni automobilisti riguardo una vettura guidata da una donna che procedeva in modo anomalo. Individuata l'auto condotta da una giovane italiana gli agenti le hanno intimato l'alt ma lei ha proseguito. Non senza difficoltà è stata bloccata ed alla successiva richiesta da parte dei poliziotti di esibire i documenti, la donna ha reagito sia verbalmente che fisicamente, tant'è che uno dei poliziotti è stato morso al capezzolo destro dalla giovane fino al quasi completo distacco dello stesso. Alal fine la donna è stata bloccata ed arrestata. Al termine tre agenti hanno fatto ricorso alle cure mediche rispettivamente con 21, 10 e 2 giorni di prognosi. La ragazza ha poi dichiarato spontaneamente di fare uso di sostanze stupefacenti. (Fonte: Ansa)
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28/06/2010
Gli Stati Uniti preparano l'«interruttore ammazza Internet»
Gli Stati Uniti preparano l'«interruttore ammazza Internet»Il provvedimento presentato dal senatore Joe Liberman. Il presidente Usa per gravi minacce potrà "staccare la spina" alla rete per un termine massimo di 120 giorni
L'hanno ribattezzata Internet Kill Switch, l'interruttore ammazza Internet. O anche, con mirabile miscela di concisione e ironia, Kill Bill, ovvero la proposta di legge (bill) che potrebbe fare a pezzetti l'indipendenza della Rete. In nome, beninteso, della sicurezza nazionale americana. Si tratta del provvedimento sulla Protezione del cyberspazio come risorsa nazionale (Protecting Cyberspace as a National Asset Act) appena approvato dalla Commissione per la sicurezza nazionale e gli affari governativi del Senato Usa, e quindi in pole position per incassare il sì dell'assemblea.
LA PROPOSTA DI LEGGE - Una proposta legislativa che fa i conti con l'ossessione cyber-sicuritaria cresciuta negli ultimi mesi nell'amministrazione statunitense e che in buona sostanza conferisce al presidente l'autorità di adottare "misure di emergenza a breve termine" al fine di proteggere la rete Internet nazionale e le infrastrutture collegate da eventuali attacchi, virtuali e non. Tra i poteri concessi anche quello di chiedere alle principali aziende del settore di staccare la spina, sospendendo le connessioni per un limite massimo di 120 giorni (oltre il quale è necessaria l'autorizzazione del Congresso). A dover sottostare al provvedimento (e a una nuova agenzia creata ad hoc, il National Center for Cybersecurity and Communications) saranno dunque i fornitori di connettività, i motori di ricerca, ma anche case produttrici di software e hardware in base, pare di capire, alla discrezionalità del Dipartimento della Sicurezza nazionale. Per "infrastruttura informativa", si legge nella proposta di legge, s'intende infatti la cornice che supporta "l'elaborazione, la trasmissione, la ricezione o l'archiviazione di informazioni elettroniche, inclusi apparecchi elettronici programmabili, reti di comunicazioni e ogni hardware, software e dato associato". Una definizione tanto vaga quanto ampia che ha subito generato una levata di scudi non solo nella forte lobby hi-tech, ma anche tra le associazioni a difesa dei consumatori e delle libertà digitali.
LE PROTESTE - Queste ultime, tra cui la American Civil Liberties Union e il Center for Democracy & Technologies, hanno inviato una lettera pubblica al Senato, in cui chiedono proprio di specificare cosa s'intende per infrastrutture critiche e per misure d'emergenza. Pur riconoscendo che la legge non amplia la sorveglianza elettronica al di fuori dei limiti consentiti attualmente, per cui è comunque necessario l'avallo di un giudice - un timore che dai tempi dell'amministrazione Bush è rimasta una preoccupazione vigile tra gli attivisti digitali - la missiva sottolinea che "la legislazione sulla cybersicurezza non deve erodere i nostri diritti". E che dunque "le misure d'emergenza prese non devono, senza fondati motivi, interrompere le comunicazioni Internet".
IL MODELLO CINESE - Il provvedimento, presentato dal senatore indipendente filo-democratico Joe Liberman, non molto esperto di Rete ma vicino ai repubblicani sulla politica estera e la sicurezza, potrebbe avere anche conseguenze al di fuori dei confini americani, sia per la natura interconnessa di Internet, sia perché definisce "infrastruttura informativa nazionale" anche ciò che si trovi fisicamente fuori dagli Stati Uniti ma la cui distruzione possa provocare un danno catastrofico nel Paese. Certo non rassicura il fatto che Liberman, per difendersi dalle critiche, abbia preso a modello Pechino: «La Cina può disconnettere parti di Internet in tempo di guerra - ha dichiarato il Senatore -. Abbiamo bisogno di poter fare lo stesso».
CYBER-SICUREZZA PRIMA DI TUTTO - Tuttavia, a favore di Kill Bill, sono arrivate altre voci. Secondo alcuni commentatori, la legge non aumenterà affatto i poteri del presidente, anzi, potrebbe semmai limitarli. Il paradosso deriva dal fatto che, come sostiene Alan Paller, direttore dell'istituto tecnologico SANS Institute, non ci sarebbe nessuno interruttore ammazza Rete perché tale eventualità è già prevista dalla legislazione vigente, e precisamente dal vecchio pre-Internet Communications Act del 1934. Disquisizioni giuridiche a parte, è comunque chiara la volontà di Washington di mettere la cyber-sicurezza in cima alla lista delle proprie priorità. Una decisione accelerata probabilmente dall'attacco subito da Google e da una trentina di aziende americane lo scorso dicembre, quando degli hacker di probabile provenienza cinese violarono mail e sistemi di sicurezza blindati. E forse non è un caso che proprio in questi giorni il direttore della Cia Leon Panetta abbia definito la cyber-guerra la minaccia più grave tra quelle a cui gli Usa non stanno prestando la dovuta attenzione. Anche se ora, a ben vedere, di attenzione ce n'è fin troppa.
Carola Frediani
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26/02/2010
Iceberg gigante alla deriva nelle acque dell’Antartide
Iceberg gigante alla deriva nelle acque dell’Antartide
Un enorme blocco di ghiaccio, grande come la superficie del Lussemburgo,vaga nelle acque del Polo Sud. Pericoli per la navigazione.
Un iceberg gigante della dimensione del Lussemburgo si e' staccato da un ghiacciaio in Antartide dopo essere investito da un altro mostro di ghiaccio ancora piu' grande. Il blocco di ghiaccio ha una superficie di 2.500 km/q si 'e staccato dal ghiacciaio Mertz e si trova alla deriva nei mari meridionali minacciando la navigazione.
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17/02/2010
La Luna? Si è staccata dalla Terra a seguito di un'esplosione nucleare
La Luna? Si è staccata dalla Terra a seguito di un'esplosione nucleare
Le tesi sulla nascita del corpo celeste. Rivoluzionaria ipotesi di due ricercatori: un georeattore all'origine della formazione del nostro satellite
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| La Luna (Afp) |
Come si è formata la Luna? La domanda è piuttosto semplice ma la risposta finora data dalla scienza non è univoca. In pratica non è ancora certo come si sia formato il nostro satellite. Ora da due ricercatori, uno dell'Università del Western Cape in Sud Africa R. J. de Meijer e l'altro dell'Università di Amsterdam W. van Westrenen arriva una nuova rivoluzionaria ipotesi pubblicata per la prima volta sulla rivista Earth Moon and Planets International Journal of Solar System Science: la Luna si sarebbe formata a seguito di un potentissima esplosione nucleare.
LE IPOTESI SUL CAMPO - Finora le ipotesi sul campo erano quattro. La prima quella della cattura sostiene che la Luna si sia formata in una zona diversa del sistema solare e poi sia stata catturata dall'attrazione gravitazionale della Terra. Questa ipotesi ha un grosso punto debole: le condizioni richieste per la cattura (ad esempio la presenza all'epoca di un'estesa atmosfera terrestre che dissipasse l'energia prodotta dall'evento) non sono considerate molto probabili. La seconda, quella della coformazione, sostiene che Terra e Luna si formarono insieme ma in forma separata a partire dal cosiddetto disco di accrescimento primordiale. Anche qui c'è però un problema: questa ipotesi non spiega in modo soddisfacente lo svuotamento del ferro metallico sulla Luna. Si sviluppa quindi una terza ipotesi, quella della fissione: in pratica la Luna si sarebbe staccata dalla Terra per effetto di forze centrifughe creando un immenso bacino. Questa teoria presenta però un punto debole: per generare il distacco sarebbe stato necessaria una rotazione terrestre iniziale troppo elevata rispetto a quella che si suppone esistente all'epoca.
Attualmente quindi, quella che è considerata la teoria più accreditata della formazione della Luna, è una quarta, quella dell'impatto gigante. Questa teoria ipotizza l'impatto con la Terra di un corpo celeste dalle dimensioni di Marte, che creò abbastanza materiale nell'orbita attorno alla Terra da formare la Luna. Anche questa teoria però ha diversi punti deboli, dal fatto che la percentuale di ossido di ferro della Luna implica che il materiale proto-lunare proverrebbe solo da una piccola frazione del mantello terrestre, al fatto che non c'è prova che la Terra abbia mai posseduto un oceano di lava come previsto da questa teoria.
LA TEORIA DELL'ESPLOSIONE - Lo studio di Meijer e van Westrenen azzarda una rivoluzionaria ipotesi che aggiorna la cosiddetta teoria della fissione eliminando il suo principale punto debole. La tesi dei due ricercatori parte da una critica della teoria dell'impatto gigante. Recenti studi hanno dimostrato che c'è un alto grado di similarità tra il contenuto isotopico della composizione rocciosa della Luna con quella della Terra. Ciò costituisce un problema perchè le simulazioni del cosiddetto impatto gigante prevedevano che solo il 20% della Luna sarebbe dovuta pervenire dalla terra mentre il restante 80% si sarebbe generato dall'impatto che avrebbe investito la Terra.
Meijer e van Westrenen rispolverano la teoria della fissione che era stata abbandonata negli anni '60. In questo modello la Terra primordiale era un corpo rotante in rapido movimento in cui le forze centrifughe erano solo di poco inferiori a quelle gravitazionali. In questa situazione, spiegano i due ricercatori, un piccolo incremento della velocità angolare avrebbe permesso ad una grossa massa di staccarsi dall'Equatore. Ma come si sarebbe generato questo aumento di velocità? Meijer e van Westrenen danno la loro risposta: mediante un'esplosione nucleare di un georeattore naturale. In pratica le forze centrifughe avrebbero concentrato gli elementi più pesanti, come l'uranio e il torio, vicino alla superficie terrestre sul piano equatoriale e l'alta concentrazione avrebbe dato vita all'esplosione che avrebbe poi permesso il distacco della Luna. L'esistenza dei georeattori è più che un'ipotesi. Nel 1970 è stata infatti documentata l'esistenza di un georeattore attivo tra 1,5 e 2 miliardi di anni fa a Oklo, in Gabon.
Marco Letizia
15:44 Scritto in SCIENZE | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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30/04/2009
Polo sud, la piattaforma Wilkins si spezza
Polo sud, la piattaforma Wilkins si spezza
Immagini dal satellite dell'agenzia spaziale europea. Il riscaldamento globale ha provocato profonde fratture nel ghiaccio, grossi iceberg alla deriva
La foto, scattata dal satellite dall'Agenzia spaziale europea, mostra la profonda frattura lungo il Wilkins ice shelf e grossi iceberg che si staccano dalla piattaforma
Le immagini dell' Esa -l' agenzia spaziale europea -mostrano grossi iceberg staccarsi dal «Wilkins ice shelf », una piattaforma di ghiaccio che si trova nella penisola Antartica. I ricercatori hanno affermato che il «Wilkins ice shelf» -grande quanto la Giamaica- è ha rischio di disgregarsi completamente nelle prossime settimane. La piattaforma è rimasta perlopiù stabile nel corso dell'ultimo secolo, ma ha cominciato a ritrarsi negli anni '90. Il «Wikins ice shelf» era tenuto insieme da un «ponte» di ghiaccio che legava l'isola di Charcot alla terra ferma Antartica. Ma in seguito al crollo del ponte avvenuto nelle scorse settimane, le fratture nel lato nord della piattaforma si sono ampliate e altre si sono formate per l'assestamento del ghiaccio. Secondo i dati del satellite, i primi iceberg si sono staccati venerdì scorso e da allora circa 700 km quadrati di ghiaccio sono caduti in mare.
RISCALDAMENTO GLOBALE - « Ci sono pochi dubbi sul fatto che questi cambiamenti sono il risultato del riscaldamento dell'atmosfera nella penisola Antartica, che è stato più rapido nell'emisfero sud», ha affermato David Vaughan, ricercatore del British Antarctic Survey. « Otto piattaforme di ghiaccio lungo la penisola Antartica hanno mostrato segni di rottura negli ultimi decenni e il distaccamento del «Wilkins ice shelf» è l'ultimo e il più grande della serie» spiega lo scienziato. La piattaforma ha perso il 14 % della sua massa nel corso dello scorso anno. Secondo i dati, negli ultimi 50 anni le temperature medie nella penisola Antartica sono aumentate di due gradi e mezzo, un aumento superiore alla media globale. Nelle prossime settimane gli scienziati ritengono che il «Wikins ice shelf» perderà circa 3,3370 km quadrati di ghiaccio, un'area grande quasi quanto il Lussemburgo. La rottura delle piattaforme antartiche non provoca in sé l'aumento del livello degli oceani, perché il ghiaccio non si scioglie ma continua a galleggiare, ma insieme all'aumento della temperatura dell'acqua è un importante indicatore del cambiamento climatico in atto nel pianeta.
17:28 Scritto in AMBIENTE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: ambiente, riscaldamento, effetto serra, terra, inquinamento, reportage, scioglimento dei ghiacci, artico, antartico, piattaforma, distacco, iceberg | OKNOtizie |
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