14/03/2012
Vuole donare gli embrioni congelati per la ricerca. La clinica:« la legge lo vieta»
Vuole donare gli embrioni congelati per la ricerca. La clinica:« la legge lo vieta»IL CASO. Una vedova di Nassiriya chiede gli embrioni, ma dopo il no si profila il ricorso alla Corte di Strasburgo per i diritti dell'uomo
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10/06/2011
Germogli sul banco degli imputati Sono la fonte del batterio killer
Germogli sul banco degli imputati Sono la fonte del batterio killerE-COLI. Lo annuncia il Robert Koch Institute a Berlino. L'infezione ha finora causato trenta vittime
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04/06/2011
Batterio killer, caso sospetto in Alto Adige
Batterio killer, caso sospetto in Alto AdigeOms: 1823 casi e 18 morti. Secondo il quotidiano di lingua tedesca Dolomiten a Merano ricoverato un turista
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02/06/2011
Batterio killer, l'allarme dell'Oms «È una variante mai vista prima»
Batterio killer, l'allarme dell'Oms «È una variante mai vista prima»Le sequenze genetiche preliminari mostrano che il ceppo è una forma mutante. Esperti cinesi: «Il ceppo tedesco è altamente tossico»
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30/12/2010
2011, finisce l'era dei sacchetti di plastica
2011, finisce l'era dei sacchetti di plasticaIl primo gennaio entra in vigore il divieto di vendita delle buste per la spesa non biodegradabili. Quelle fuorilegge potranno essere ancora usate fino a esaurimento scorte a condizione che vengano date gratuitamente ai clienti
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16/12/2010
L'Ubs castiga i suoi bancari: è messo al bando il perizoma
L'Ubs castiga i suoi bancari: è messo al bando il perizomaLa banca svizzera mette un freno ai bollori, specialmente tra gli sportelli di una filiale. Un rigido codice di abbigliamento che mette al bando vestiti sgargianti, piercing, barbe lunghe, sigarette, aglio e persino l'intimo troppo audace
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09/04/2010
Niente birra durante le ore lavorative Scioperano gli operai della Carlsberg
Niente birra durante le ore lavorative Scioperano gli operai della CarlsbergDANIMARCA. Dal primo aprile possono bere solo in pausa pranzo. Paralizzata la produzione e il rifornimento
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| Un operaio nella fabbrica della Carlsberg (Ap) |
COPENHAGEN - Per due giorni consecutivi hanno incrociato le braccia per ottenere il ripristino dell'antico diritto: bere birra durante le ore lavorative. Centinaia di operai della Carlsberg, l'azienda danese che produce una delle birre più famose del mondo, mercoledì e giovedì scorso hanno scioperato davanti ai cancelli della fabbrica di Copenhagen.
DIVIETO - Fino allo scorso marzo una direttiva della compagnia stabiliva che ogni dipendente poteva bere birra durante le ore lavorative e nella fabbrica erano presenti diversi frigoriferi dai quali i dipendenti potevano rifornirsi. Tutto è cambiato lo scorso 1 aprile. Adesso gli operai potranno bere solo durante la pausa pranzo. Secondo i dipendenti della fabbrica i dirigenti hanno tentato di dividere il fronte degli operai stabilendo che il divieto è imposto solo ai dipendenti che lavorano nello stabilimento di Copenhagen. I camionisti che trasportano la birra nelle città danesi invece possono bere fino ai tre birre nelle ore lavorative. Tuttavia questa strategia non è servita a nulla, visto che nei scorsi giorni, tutti i dipendenti, compresi i camionisti, hanno marciato fianco a fianco per chiedere il ritiro del provvedimento.
COMMENTI - Lo sciopero ha prodotto ritardi nei rifornimenti e soprattutto la paralisi della produzione. Jens Bekke, portavoce della Carlsberg, ritiene che il provvedimento sia giusto: «Pensiamo che i tempi siano maturi per il cambiamento. Circa il 93% delle aziende danesi ha adottato una politica che limita l'alcol sul lavoro. Mercoledì scorso abbiamo ritirato le bottiglie di birra da tutti i frigoriferi. Da ora gli operai potranno bere solo quando vanno a mensa». Dennis Onsvig, rappresentante sindacale, difende la scelta degli operai di scioperare: «Abbiamo deciso di fermare l'attività lavorativa perché la dirigenza della Carlsberg ha violato l'accordo contrattuale - dichiara Onsvig al Copenhagen Post - Non può prendere una decisione del genere senza chiedere il nostro parere».
Francesco Tortora
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12/03/2010
Talk show in tv, sospeso il divieto Il Pd: riprendano anche sulla tv pubblica
Talk show in tv, sospeso il divieto Il Pd: riprendano anche sulla tv pubblica
BERSANI: «ne prenda atto anche la Rai». Gasparri: «Par condicio ormai superata». Accolto il ricorso di Sky e de La 7 contro il regolamento che vietava i dibattiti politici in periodo elettorali.
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| Gad Lerner, conduttore de «L'infedele», su La 7 |
ROMA - Stop al regolamento dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nella parte che blocca i talk show in periodo elettorale. Il Tar del Lazio ha accolto la richiesta di Sky e Telecom Italia Media (ovvero La 7) a favore della sospensione del regolamento, esattamente all'art. 6 comma 2, varato dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che disciplina la par condicio in vista delle Regionali. Le richieste sono state discusse davanti alla III sezione ter del Tribunale amministrativo regionale, presieduta da Maria Luisa De Leoni e così stamattina hanno deciso i giudici. La questione ora rimbalzerà anche sulla Rai, dove i talk show sono stati sospesi con un regolamento varato dalla Vigilanza. Il consiglio di amministrazione di Viale Mazzini è stato convocato in seduta straordinaria per lunedì alle 12 per discutere della questione
UDIENZA IL 6 MAGGIO - Il Tar ha accolto la richiesta di sospensiva di Sky e Ti Media «considerato che a conclusione di una prima delibazione - spiegano i giudici nella motivazione - propria della fase cautelare, risultano non sprovviste di profili di fondatezza del ricorso le censure dedotte avverso la delibera impugnata», nella parte in cui è prevista la normativa relativa ai talk show in periodo elettorale, che ha di fatto ha portato alla sospensione dei programmi di approfondimento. Il Tribunale, accogliendo la richiesta di Sky e Ti Media, ha fissato l'udienza di merito al 6 maggio.
L'ARTICOLO SOSPESO - Nello specifico, il Tribunale ha sospeso l'articolo 6 comma 2 del regolamento, che stabilisce che «i notiziari diffusi dalle emittenti televisive e radiofoniche nazionali e tutti gli altri programmi a contenuto informativo... si conformano con particolare rigore ai principi di tutela del pluralismo, dell'imparzialità, dell'indipendenza, dell'obiettività e dell'apertura alle diverse forze politiche, nonché al fine di garantire l'osservanza dei predetti principi, allo specifico criterio della parità di trattamento tra i soggetti e le diverse forze politiche».
IL SECONDO RICORSO - Il tribunale ha invece respinto la richiesta di Federconsumatori che voleva lo stop al regolamento della Vigilanza perchè ha ritenuto che, trattandosi di organismo parlamentare, «sussistono profili di inammissibilità del gravame per la parte in cui è impugnato il regolamento», in quanto appunto «approvato dalla Commissione parlamentare di Vigilanza nella seduta del 9 febbraio 2010, in relazione alla natura parlamentare dell'organo che ha adottato l'atto impugnato in assolvimento della funzione precipuamente politica di indirizzo e vigilanza». Quanto poi alla parte del ricorso dei consumatori che riguardava il Cda Rai, per il Tar «non sussistono presupposti per accogliere» la richiesta di discussione.
«LA RAI NE PRENDA ATTO» - Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, si è augurato a questo punto che possano riprendere subito anche i programmi di approfondimento della Rai. «Il Tar ha ripristinato criteri saggi e assennati mostrando l'assoluta irragionevolezza delle norme che bloccano i programmi di dibattito politico - ha dichiarato in una nota -. Ci aspettiamo che tali criteri siano fatti propri anche dalla commissione parlamentare di Vigilanza Rai e che tutto il sistema sia messo nelle stesse condizioni». «Il rischio - ha aggiunto - è che il solo servizio pubblico rimanga ostaggio di norme che limitano libertà e discussione. Serve riportare il buon senso e riaprire subito gli approfondimenti informativi che sono stati sospesi nei giorni scorsi». «È chiaro che la sentenza impone anche una revisione della posizione della Rai - ha aggiunto Luca Borgomeo, dell'associazione di telespettatori cattolici Aiart.. I cittadini hanno bisogno di maggiore approfondimento, soprattutto in un momento di caos politico come questo. Intervenire solo sui talk show non ha comunque senso. Le maggiori violazioni avvengono nei tg».
«PAR CONDICIO SUPERATA» - «La sentenza del Tar dimostra ancora una volta di più quanto sia superata questa legge - ha commentato invece il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri -. Il presidente dell'Autorità per le comunicazioni, Calabrò, aveva votato contro l'estensione delle decisioni della Commissione di vigilanza alle emittenti commerciali. Quindi il Tar conferma le valutazioni di prudenza che erano venute proprio dal presidente dell'Agcom. Ma al di là dei cavilli, anche in questo caso bisogna privilegiare la sostanza. Subito dopo le elezioni vanno varate norme nuove che garantiscano il pluralismo, ma che superino una normativa, quella voluta dalla sinistra che prima l'ha invocata e adesso si lamenta, che crea rigidità eccessive e che apre la strada a un contenzioso interminabile».
I DUBBI DEI RADICALI - Mette tuttavia le mani avanti il radicale Marco Beltrandi, relatore del regolamento sulla par condicio nella Commissione di Vigilanza Rai, secondo cui la decisione del Tar non muta le regole per i talk show. «A quanto si apprende - ha detto il parlamentare - , il Tar Lazio avrebbe sospeso un solo comma, il 2, dell'articolo 6, della delibera dell'Agcom che applica la par condicio alle televisioni private in occasione delle regionali del 27 - 28 marzo 2010». Ma tale sospensione non riguarderebbe i talk show che sono citati soltanto al comma 5 dell'art. 6 della delibera dell'Agcom. «La delibera della Vigilanza sulla Rai tv - ha sottolineato - è stata invece pienamente confermata dal Tar Lazio che ha rigettato la richiesta di sospensiva avanzata; anche qualora il Tar Lazio avesse sospeso il comma 5, dell'art. 6, la motivazione del Tar sarebbe smentita nel merito dal fatto che trasmissioni come Matrix e Terra hanno continuato ad essere messe in onda, anche prima di ogni sospensiva, dimostrando che non è il regolamento ad aver imposto un qualunque stop». «A prescindere da tutto questo, qualora le tv private e la Rai stessa ritenessero di voler rivedere l'assurda decisione di bloccare i talk show per non voler rispettare le blande, rispetto ad altri Paesi, norme sulla par condicio nell'ultimo mese della campagna elettorale, io - ha sottolineato Beltrandi - quale estensore del regolamento e noi come soggetto politico radicale non potremmo che compiacercene, essendo esattamente quanto chiediamo con insistenza da settimane, mentre denunciamo l'incredibile ulteriore sabotaggio operato dalla Rai tv della campagna elettorale con le tribune non ancora calendarizzate, dopo 10 giorni da quando sarebbero dovute cominciare».
Redazione Online
12:50 Scritto in TELEVISIONE | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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06/10/2009
Burqa vietato per legge, i Poli si dividono
Burqa vietato per legge, i Poli si dividono
Via il riferimento al «giustificato motivo», arresto e sanzioni per chi trasgredisce. Proposta della Lega: la sicurezza prevale sull'affiliazione religiosa. Il Pd: legge che colpisce le donne musulmane
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| Una donna con il burqa a Roma (Jpeg) |
MILANO - La proposta è di quelle destinate a far discutere. Arriva dalla Lega, sottoscritta da tutto il gruppo parlamentare, una proposta di legge «anti-burqa». Il testo, depositato il 2 ottobre e per il quale il Carroccio auspica «tempi strettissimi», modifica la legge Reale del 1975 in materia di "tutela dell'ordine pubblico e identificabilità delle persone" che prevede il divieto di utilizzare «senza un giustificato motivo» caschi o qualsiasi altro tipo di oggetto o indumento che impedisca il riconoscimento della persona.
«NON SIAMO RAZZISTI» - La Lega, come è stato spiegato dal capogruppo Roberto Cota e dalle deputate del Carroccio Manuela Dal Lago e Carolina Lussana in una conferenza stampa, propone di togliere il «giustificato motivo» fonte, tra l'altro, di contenziosi tra sindaci e prefetti, e inserire tra gli oggetti che non possono essere utilizzati, in quanto impediscono di essere riconosciuti, «gli indumenti indossati in ragione della propria affiliazione religiosa». Leggi il burqa. Cota sottolinea che si tratta «di una legge per fare chiarezza». «Non siamo razzisti - sottolinea ancora Cota - non abbiamo niente contro i musulmani, ma la legge deve essere uguale per tutti. La nostra proposta è assolutamente generale, come deve essere una legge». «Nessuno - evidenzia anche la Dal Lago - è contro la religione islamica. Il Corano, tra l'altro, non parla del burqa e anche l'imam del Cairo, che si è schierato contro il niqab ci dà ragione. Noi vogliamo solo dare un chiarimento affinchè tutti siano riconoscibili nei luoghi pubblici».
SCONTRO TRA I POLI - La proposta lascia perplessa Donatella Ferranti, capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera: «È una norma incostituzionale che lede la libertà religiosa e sono del tutto strumentali i richiami all'ordine pubblico. La verità è che si vuole colpire gli immigrati islamici nel loro intimo». E ancora: «Ma come può una legge parlare di affiliazione religiosa? Le suore sarebbero affiliate? Ma stiamo scherzando? E poi: come si può pensare di modificare una cultura con una norme? L'unico effetto dell'entrata in vigore di questa legge sarebbe quello di segregare in casa le donne islamiche. È una legge cattiva contro gli immigrati, ma soprattutto è una legge razzista e soprattutto una legge contro le contro le donne». Non la pensa così Gabriella Carlucci, deputata del Pdl: «Soltanto la sinistra continua a difendere pretestuosamente il burqa, in nome di un malinteso e pericoloso multiculturalismo. Mentre il rettore dell'università islamica al-Azhar, mostrando grande coraggio, vorrebbe liberare le donne egiziane da questo incivile simbolo di sottomissione, l'opposizione continua ostinatamente a credere sia giusto che le donne islamiche residenti nel nostro Paese siano costrette ad indossarlo, anche contro la propria volontà». L'esponente del Pdl si è riferita in particolare alla presa di posizione di Mohammed Tantawi, il Grane Imam di Al Azhar che ha spiegato come «il velo che copre il volto è una tradizione del tutto estranea all'Islam» annunciando «una direttiva per proibire l'uso del niqab (una versione meno rigida del burqa: lascia scoperti solo gli occhi mentre col burqa questi sono a loro volta coperti da una sorta di griglia di tessuto, ndr) in tutte le scuole di Al Azhar».
«SICUREZZA PRIMA DI TUTTO» - «Tra la tutela della libertà religiosa e la tutela della sicurezza dei cittadini - ha precisato in ogni caso la leghista Carolina Lussana - per noi la priorità è la sicurezza». La proposta della Lega lascia invariate le sanzioni della legge del '75 prevedendo l'arresto da uno a due anni e l'ammenda da mille a duemila euro oltre che la possibilità dell'arresto in flagranza.
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20/07/2009
Influenza A: in Italia nessuna restrizione
Influenza A: in Italia nessuna restrizione
SACCONI: NESSUN ALLARMISMO. Fazio: su scuola nessuna decisione. L'Oms: non c'è rischio. Il ministero del Welfare: massima attenzione per chi si reca in Gran Bretagna
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| Passeggeri si accalcano davanti ai banchi per il check in della British Airways a Linate (Ansa) |
MILANO - Non ci sono per ora in Italia restrizioni all’imbarco dei voli a causa del virus H1N1 della nuova influenza, come avviene invece in Gran Bretagna, perché il nostro Paese non è tra quelli considerati a rischio dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) come Gran Bretagna, Messico e Stati Uniti. Data la vicinanza geografica, l’Italia segue infatti con grande attenzione e preoccupazione l’evoluzione della pandemia in Gran Bretagna.
SACCONI - Per il Ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, «ogni allarmismo sulla nuova influenza è ingiustificato». Sacconi ha detto che «si deve mantenere alta la guardia nel monitoraggio, ma contemporaneamente mantenere una corretta lettura di ciò che sta accadendo». Secondo Sacconi, quello che abbiamo di fronte «è un'influenza al di sotto di quelle che abbiamo sempre conosciuto nella stagionalità. Ogni allarmismo è quindi davvero ingiustificato. Vale la regola banale ma sempre buona - ha concluso - nè sopravvalutare, nè sottovalutare».
FAZIO - «Appena il vaccino sarà disponibile, spero entro fine ottobre, saranno vaccinate le categorie a rischio e gli operatori dei servizi essenziali». È questa la strategia di vaccinazione che sarà adottata dall'Italia per il contenimento della nuova influenza, anticipata dal vice ministro alla Salute Ferruccio Fazio. «Senza vaccinare tutta la popolazione - ha detto Fazio - ma limitandolo a strati limitati, contiamo di chiudere l'epidemia entro il 2010». «Riguardo alla chiusura delle scuole non c’è alcuna decisione al riguardo perchè la pandemia non è ancor arrivata nel nostro Paese. Naturalmente nei piani pandemici la chiusura o la ritardata apertura delle scuole è una delle ipotesi prese in considerazione», ha detto il viceministro.
Secondo Fazio poi è impossibile prevedere anche se per l'Italia sarà necessario applicare limitazioni agli ingressi nel paese attraverso controlli negli aeroporti, come ha fatto l'Inghilterra. «Il piano pandemico - ha spiegato Fazio - prevede che fino al livello 5 ci sia un contenimento, evitare cioè che l'epidemia entri nel paese. Il livello 6 prevede invece che nei paesi interessati ci siano misure anche in uscita: l'Inghilterra sta applicando una misura nota e prevista nei piani». È impossibile, secondo Fazio, prevedere se anche in Italia siano necessarie misure di questo tipo.
LA NOTA - Domenica il ministero del Welfare italiano - giorno in cui rientravano da una vacanza-studio in Inghilterra i 25 ragazzi di Peschiera Borromeo alcuni dei quali sono stati probabilmente contagiati dalla nuova influenza - ha diffuso una nota nella quale si consiglia di fare attenzione prima di recarsi nel Regno Unito. Del resto, come detto, sempre da domenica gli aeroporti principali della Gran Bretagna - il Paese dell’Ue più colpito con il 66% dei decessi (29 morti), compreso lo scalo londinese di Heathrow - hanno deciso di impedire l’imbarco ai turisti sospettati di essere affetti dal virus. Il diffondersi della pandemia ha già bloccato in quarantena numerosi turisti britannici all’estero e rischia di danneggiare anche il turismo in patria, nonostante l’Oms non abbia emesso alcun «travel warning» nei Paesi più colpiti.
REGNO UNITO - Le autorità sanitarie del Regno Unito, due giorni fa hanno avvertito che nella peggiore delle ipotesi l’H1N1 potrebbe uccidere fino a 65mila persone solo nel Paese (ma la stima più accreditata parla di 19mila morti). Oltre ai 29 morti, nel Regno Unito si contano 53 persone in terapia intensiva. Il ministero della Salute nelle ultime ore ha riferito di 55.000 nuovi contagi e più di 650 persone ricoverate in ospedale. Le autorità hanno predisposto un servizio di assistenza telefonica e via internet per i cittadini e hanno ordinato 132 milioni dosi di vaccino. Domenica il National Health Service ha emesso delle linee guide consigliando alle donne incinta e ai genitori con bambini piccoli di evitare i luoghi affollati e gli spostamenti sui mezzi di trasporto pubblico per limitare le possibilità di contagio.
BILANCI - Intanto continua a regnare l’incertezza sul numero dei contagi effettivi a livello globale. La stessa Oms ha fatto sapere qualche giorno fa che non diffonderà più bilanci perchè la pandemia si propaga a ritmi esponenziali che possono sfuggire al controllo - un esempio sono i pazienti con i sintomi più lievi che in molti casi decidono di non rivolgersi ad un medico - ma che si limiterà a fornire informazioni soltanto sui Paesi recentemente interessati. Incertezza regna anche sull’evoluzione del virus. Attualmente l’unica cosa di cui sono sicuri gli epidemiologi è che la pericolosità dell'H1N1 non è in aumento. Del resto oggi, Itamar Groto, capo del servizio pubblico al ministero della Sanità di Israele, ha riaffermato, come aveva fatto di recente anche l’Oms, che nella stragrande maggioranza dei casi - lui prevede 2 milioni di contagi in Israele nei prossimi mesi - la malattia avrà un decorso benigno. «Nel 99,99% dei casi, i malati saranno in piedi nel giro di due o tre giorni», ha detto l’israeliano.
15:17 Scritto in SANITA' | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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