01/03/2012
Sì della Camera a tetto stipendi dei manager
Sì della Camera a tetto stipendi dei managerDL SEMPLIFICAZIONI. Il limite a 300 mila euro. Un emendamento per estendere il limite anche a Regioni e Authority
15:34 Scritto in ECONOMIA, POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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03/03/2009
Cgil: «Quattrocentomila precari della scuola rischiano il posto»
Cgil: «Quattrocentomila precari della scuola rischiano il posto»
I dati forniti dal sindacato sulla base del Conto annuale della Ragioneria dello Stato. La cifra non tiene conto di tirocinanti, stagisti e borsisti non censiti che potrebbero essere altre 100.000 unità
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| Uno striscione di protesta contro la Gelmini (Ansa) |
ROMA - Sono circa 400.000 i precari della pubblica amministrazione che potrebbero rischiare il proprio posto di lavoro a causa del decreto che blocca la stabilizzazione dei lavoratori flessibili nel comparto, la metà impegnata nella scuola. È quanto emerge dai dati forniti dalla Cgil, anche sulla base del Conto annuale della Ragioneria dello Stato. Ai 112.489 occupati a tempo determinato e ai 25.213 lavoratori socialmente utili (dati 2007 della Ragioneria generale dello Stato) si aggiungono infatti - secondo la Cgil - 80.000 contratti di lavoro a progetto (contratti che però potrebbero riguardare in parte le stesse persona) per un totale di lavoratori, esclusa la scuola, che supera le 200.000 unità. A queste - sempre secondo i dati Cgil - si aggiungono 130.000 docenti e 75.000 lavoratori non docenti impegnati nella scuola. La cifra di 400.000 non tiene conto di tirocinanti, stagisti e borsisti, figure non censite che potrebbero raggiungere altre 100.000 unità.
LE ALTRE CIFRE - Secondo la Cgil, almeno 30.000 dei precari della scuola perderanno il posto già nel 2009, mentre per quelli degli altri comparti del pubblico impiego la stabilizzazione si allontana almeno fino al 2012, anno nel quale potrebbero essere riaperti i concorsi pubblici. Il posto fisso comunque - spiega il coordinatore del dipartimento settori pubblici della Cgil, Michele Gentile - sfuma per i 60.000 che rientravano nelle regole fissate per la stabilizzazione dal Governo Prodi (almeno tre anni di lavoro nella pubblica amministrazione nel 2006 e 2007), mentre per altri 50.000 che avevano lavorato nel comparto per meno tempo c'è il rischio di perdere il posto a causa dello stop ai rinnovi dei contratti dopo tre anni previsto dal decreto legge Tremonti dello scorso anno. Secondo l'ultimo Conto annuale, i lavoratori a tempo determinato (sempre esclusa la scuola) nel 2007 erano concentrati nel servizio sanitario nazionale (35.553, 24.834 delle quali donne) e negli enti locali (44.545, 29.052 delle quali donne), ma anche nelle regioni a statuto speciale (11.261), nelle università (5.131) e tra i vigili del fuoco (3.589). I lavoratori socialmente utili (25.213) si concentrano negli enti locali (24.095) mentre i lavoratori interinali (non considerati precari in quanto non dipendenti dell'amministrazione) nel 2007 erano 11.560.
15:50 Scritto in LAVORO | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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NUOVA STRETTA SUI PRECARI NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, ARRIVA DL
NUOVA STRETTA SUI PRECARI NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, ARRIVA DL

ROMA - Nuova stretta sui precari nella pubblica amministrazione: il governo accelera e per bloccare la stabilizzazione, prevista dall'Esecutivo Prodi, di chi non ha il posto fisso ricorre a un nuovo decreto legge. Quattro articoli in tutto che rappresentano un ulteriore giro di vite rispetto a quanto previsto da un precedente disegno di legge: nella bozza del dl salta infatti la norma che 'salva' chi sta per essere assunto.
Una scelta "sciagurata", attacca il Pd che continua a incalzare il governo proprio sul fronte dei precari insistendo sulla necessità di ammortizzatori sociali anche per i parasubordinati. "Il premier - dice il neosegretario Dario Franceschini - deve venire in Parlamento a dire alla sua maggioranza di votare contro la nostra proposta".
Anche perché, fanno i conti al Pd, non è vero che per l'assegno per i disoccupati servirebbero i 24 miliardi citati dal premier. Ne basta meno di un terzo, "cinque o sei", spiega Pier Luigi Bersani. Niente affatto, taglia corto il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, che dice che quella del Pd è semplicemente "un'idea che lascia il tempo che trova".
Nel giorno in cui l'Istat fotografa i dati Pil peggiori dal 1975 (con un calo dell'1%, quasi il doppio rispetto alle previsioni del governo) e i conti di cassa dello Stato segnano un peggioramento rispetto allo scorso anno, registrando nei primi due mesi un fabbisogno di 15,7 miliardi contro i 9 miliardi del 2008, è il mercato del lavoro però a essere sotto i riflettori della politica. Precariato e previdenza sono infatti i due grandi temi che tornano all'ordine del giorno: da Enrico Letta a Pier Ferdinando Casini, sono in molti a chiedere di mettere mano di nuovo alle pensioni in modo da drenare risorse in favore dei più giovani.
"Il modo più coerente e concreto - assicura il leader dell'Udc - per pagare l'eventuale bonus ai lavoratori proposto dal Pd è la riforma delle pensioni. Un tema - aggiunge - ineludibile". D'accordo anche l'ex compagno di partito Marco Follini: "Sono due proposte riformiste indivisibili".
Il Paese deve cambiare pelle e per fare questo, concorda Enrico Letta, servono due grandi riforme: quella degli ammortizzatori sociali e quella della previdenza. L'idea di rivedere all'insù l'età pensionabile (che convince anche alcuni esponenti della maggioranza come il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto) si scontra con l'altolà di Sacconi: "toccare le pensioni ora - ribadisce - sarebbe un errore".
L'unico tema in agenda, sottolinea il ministro, è quello di innalzare l'età pensionabile per le donne, così come richiesto dall'Unione europea. Il dialogo tra gli schieramenti è sempre più difficile, e faticoso resta il confronto anche governo-parti sociali, in particolare quello con la Cgil. La volontà del'Esecutivo di procedere speditamente con le norme anti-precari rappresenta dunque un ennesimo ostacolo ed è assai probabile che anche di questo si parlerà nella riunione in programma per mercoledì a Palazzo Chigi.
Chiara Scalise
09:00 Scritto in LAVORO | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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14/01/2009
DL CRISI, FIDUCIA GOVERNO. FINI: COLPITO PARLAMENTO
DL CRISI, FIDUCIA GOVERNO. FINI: COLPITO PARLAMENTO
Con Fini si schiera tutta l'opposizione, che lo applaude in aula. Ma il presidente del Consiglio difende la scelta del governo. Per Berlusconi, questa decima fiducia "era indispensabile" per far convertire in tempo il decreto, che scade il 28 gennaio. La fiducia sul decreto anticrisi, che sarà votata a Montecitorio domani pomeriggio, appariva scontata. Prima di porla, il ministro per i Rapporti con il Parlamento ha lodato "l'ottimo e lungo lavoro svolto in commissione" sul testo, protrattosi più dei 15 giorni previsti dal regolamento. Ma una frase fa scattare Fini: "Confermiamo la decisione di apporre la fiducia nel testo della commissione riconfermando la centralità del Parlamento".
E' qui che il presidente della Camera reagisce. "Negli anni - scandisce in aula - ho ascoltato molteplici ragioni per giustificare la fiducia, ma è la prima volta che sento che essa venga posta in onore del lavoro della commissione e, così, in omaggio alla centralità del Parlamento. Al rappresentante del governo - dice ancora Fini - ricordo che il procedimento legislativo a Costituzione vigente prevede l'esame dei testi in commissione e in Aula. E' un diritto per il governo porre la fiducia, ma è doveroso esprimere valutazioni di tipo squisitamente politico. L'omaggio al Parlamento si fa se si consente alle commissioni di lavorare e ai singoli parlamentari di esprimersi in Aula. Il rispetto della centralità del Parlamento e della sua funzione nel procedimento legislativo - conclude - non si limita all'omaggio del lavoro fatto in commissione ed impedendo ai deputati di pronunciarsi in Aula su un testo".
Parole sottolineate da un evidente gesto di stizza di Fini verso il banco del governo. Insomma, confiderà più tardi a un cronista, "quanno ce vò ce vò", facendo capire che la fiducia era indispensabile solo per ragioni politiche connesse al dibattito interno alla maggioranza. La reazione del presidente della Camera spiazza la stessa opposizione, che non si aspettava un tale assist e gli si schiera al fianco. Il Pdl, con Fabrizio Cicchitto, invece dissente. "Noi - sostiene - ci assumiamo la responsabilità della scelta del governo; con la fiducia non si spossessa nessun parlamentare della propria funzione". E la Lega non perde l'occasione per rendere la pariglia a Fini rispetto alle critiche da lui avanzate alla tassa sul permesso di soggiorno accusandolo, con Roberto Cota, di essere "super partes a giorni alterni". Ma la maggioranza non è compatta sulla scelta della fiducia. Mastica amaro soprattutto l'Mpa, che manifesta "profondo dissenso" con Cicchitto e "sostegno pieno" a Fini, lasciando intravedere un no sul decreto legge: una decisione sarà presa domani. L'opposizione si schiera compatta contro la fiducia che Walter Veltroni bolla come "immotivata". "Si tratta - dice il segretario del Pd - di uno strappo consistente nella prassi. Bene ha fatto il presidente della Camera a richiamare l'Aula.
E' la sanzione di una grande difficoltà della maggioranza". Di divisione della maggioranza e schiaffo al Parlamento parla il dipietrista Massimo Donadi e al fianco di Fini si schiera anche il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, che pure con il suo successore alla presidenza di Montecitorio in questi mesi ha avuto non pochi battibecchi.
07:16 Scritto in POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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