15/06/2011
Yara, individuato il Dna dell'assassino
Yara, individuato il Dna dell'assassinoBREMBATE. Gli inquirenti: profilo maschile e «altamente indiziario» perché non suscettibile di contaminazione casuale
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09/03/2011
I Ris hanno trovato tracce del Dna di Restivo sulla maglietta di Elisa Claps
I Ris hanno trovato tracce del Dna di Restivo sulla maglietta di Elisa ClapsLa seconda perizia genetica rivelata a "Chi l'ha visto?". Sarebbero state trovate sugli indumenti che la ragazza indossava quando l'hanno ritrovata dopo diciassette anni
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02/09/2010
SLA: Il male dei calciatori
SLA: Il male dei calciatoriSvolta per la Sla, il «male dei calciatori». Individuato il gene che provoca
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16/06/2010
Tutti i segreti del Dna di Ozzy Osbourne
Tutti i segreti del Dna di Ozzy OsbournePer scoprire il segreto di longevità del cantante è appena iniziata la mappatura. Dopo decadi di alcol e droghe è sempre vivo e cosciente. Come ha fatto? Risultati tra tre mesi
| Ozzy Osbourne (Ap) |
NEW YORK – Ha 61 anni e nonostante la vita sregolata è ancora in piedi e tutto sommato in buona salute. È Ozzy Osbourne, icona di genio e sregolatezza e trash nella musica americana, ex cantante dei Black Sabbath, protagonista di una lunga serie di real tv in cui ha messo a nudo la vita sua e della sua famiglia, che più volte ha ammesso di aver fatto uso di alcol e droghe per oltre 40 anni, ovvero per due terzi della sua esistenza. Per carpire il segreto della sua forma fisica alcuni ricercatori hanno deciso di mappare completamente il suo Dna e comprendere così in che modo per esempio il suo corpo ha assorbito, negli anni, le droghe consumate. Non che Ozzy sia il solo re del rock ancora vivo ad aver fatto della dipendenza la sua bandiera: accanto a lui anche altre star più o meno sue coetanee come Iggy Pop e Keith Richards mostrano fisici ancora in salute, nonostante gli stravizi passati.
MAPPE PERSONALI – La mappatura del DNA, la cui scoperta compie proprio quest’anno i suoi primi dieci anni, è lavoro lungo e costoso. Dal prelievo di sangue iniziale passeranno infatti tre mesi prima di conoscere i segreti del fisico di Ozzy Osbourne, e il costo totale dell’analisi compiuta dalla società americana Knome sarà di 27mila sterline (oltre 32mila euro), motivo per cui sono poche persone al mondo a potersi permettere un’analisi così approfondita della propria persona, che aiuta a comprendere la predisposizione alle malattie genetiche, ma anche semplicemente il rischio di essere portatori sani di patologie comuni. Vi sono diverse società che propongono una sorta di scheda-identikit del Dna anche con alcune centinaia di euro: è il caso per esempio di 23andMe, famosa già 10 anni fa per i suoi legami con i fondatori di Google, che offre il servizio a circa 400 dollari.
Eva Perasso
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22/05/2010
Lo scienziato delle emozioni e il contratto milionario con i petrolieri
Lo scienziato delle emozioni e il contratto milionario con i petrolieriIl padre del genoma computerizzato pensa a nuovi batteri da commerciare
| Craig Venter |
NEW YORK — Siti e «blog» scientifici americani che ieri titolavano «Venter toglie a Dio il monopolio della vita» sono certamente privi di senso della misura, ma sono anche un termometro delle emozioni estreme che da più un decennio suscita, con le sue imprese, uno scienziato adorato da molti come un genio assoluto e considerato da altri un furbo assemblatore di tecnologie: un personaggio più abile a costruire storie per i «media » e a fare soldi che ad aiutare davvero l’umanità a progredire. Con la prima cellula artificiale prodotta nei suoi laboratori, però, stavolta Craig Venter sembra mettere tutti d’accordo: le sue ricerche, parzialmente finanziate da giganti del petrolio— soprattutto Exxon e BP—sicuramente lo renderanno una persona ancora più ricca, ma per la prima volta sembrano in vista applicazioni concrete della nuova biologia sintetica. E se ai tempi del completamento della mappatura del genoma umano, Venter si era dato tre obiettivi—innovazioni per l’energia, l’ambiente e i vaccini — ora è abbastanza certo che i primi risultati verranno probabilmente colti non nel campo della lotta alle malattie, ma in quello della produzione di nuovi biocarburanti: un processo destinato a ridurre la dipendenza dagli idrocarburi estratti dal sottosuolo e che, probabilmente, consentirà anche di ottenere un abbattimento delle emissioni di anidride carbonica.
La cellula artificiale capace di autoreplicarsi appena creato in laboratorio dal team di Venter e Hamilton Smith ha solo fini dimostrativi, ma promettere di essere la capostipite di una famiglia di batteri «commerciali» in grado di purificare l’aria e il suolo da alcuni agenti inquinanti e di produrre energia: combustibili nei quali la componente minerale del carbonio è sostituita da una base vegetale, che si prospetta molto più avanzata e molto più conveniente dei biocarburanti attuali, ricavati dal mais, dall’olio di palma o dalla canna da zucchero. Sembra confermarlo il fatto che Venter, prima di pubblicare i risultati della ricerca sulla produzione della «vita sintetica » su Science, ha informato la Casa Bianca, il Congresso, alcuni istituti governativi e, soprattutto, ha subito avviato le procedure per registrare il brevetto. L’applicazione più vicina per la nuova scoperta sembra essere quella dell’estrazione di combustibili da alghe sintetiche.
Un’impresa nella quale Syntetic Genomics, una delle società di Venter, si è imbarcata l’anno scorso proprio insieme alla Exxon che ha scommesso ben 600 milioni di dollari in questa impresa. Allora l’improvvisa ventata di ambientalismo di una compagnia che ha sempre orgogliosamente puntato solo sul petrolio e i suoi derivati, suscitò non poco scetticismo. Ma gli esperimenti condotti fin qui hanno dimostrato che, a parità di superficie coltivata, dalle alghe può essere estratta una quantità di combustibile pari a otto volte l’etanolo ottenuto dal mais. Tra l’altro quello che verrà prodotto sarà un combustibile di qualità supe riore, utilizzabile anche per alimentare i motori degli aerei. È, poi, allo studio un altro tipo di batterio sintetico che potrebbe essere usato per sviluppare un altro filone promettente: quello delle alghe che «mangiano» CO2.
Qui la società di Venter collabora con un’altra compagnia petrolifera, la BP. È facile favoleggiare di una molecola che in futuro avrà la capacità di mangiare gli agenti inquinanti prodotti da fenomeni come l’«oil spill» nel Golfo del Messico, di cui proprio la compagnia angloamericana è responsabile. Per adesso sono solo suggestioni: il passaggio dalla sperimentazione alle applicazioni commerciali pratiche non richiederà meno di dieci anni, per stessa ammissione di Venter. Il quale continua ad alluvionare i media di annunci e comunicati, si trova a suo agio nei panni del grande comunicatore, ma ha anche adottato un profilo di scienziato più misurato. Lo studente «scansafatiche» con pagelle disastrose che pensava solo al suo surf, divenuto uomo e scienziato dopo la dolorosa esperienza del Vietnam, sembra aver dismesso i panni del profeta-benefattore: l’immagine di se stesso che aveva dato in «A life decoded», l’autobiografia pubblicata nel 2007. Un libro metà «santino», metà manoscritto da film «western». Il nuovo Venter sembra meno guascone. Più imprenditore che affarista. E scienziato che non rinuncia alle visioni di un futuro affascinante, ma intanto rimane coi piedi ben piantati per terra. Tanto a paragonarlo a Dio già ci pensa qualcun altro.
Massimo Gaggi
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20/05/2010
Ecco l'inizio della «vita artificiale» Costruita la prima cellula
Ecco l'inizio della «vita artificiale» Costruita la prima cellulaPRIMA APPLICAZIONE: batteri in grado di produrre biocarburanti. Svolta epocale nella ricerca. È controllata da un Dna sintetico ed è in grado di dividersi e moltiplicarsi
ROMA - È stata costruita in laboratorio la prima cellula artificiale, controllata da un Dna sintetico e in grado di dividersi e moltiplicarsi proprio come qualsiasi altra cellula vivente. Il risultato, pubblicato su Science, è stato ottenuto negli Stati Uniti, nell'istituto di Craig Venter. Si tratta di una svolta epocale nella ricerca.
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| La prima cellula artificiale |
BATTERI SALVA-AMBIENTE - Con questo nuovo passo il traguardo della vita artificiale è ormai più vicino che mai e si comincia a intravedere la realizzazione di uno dei sogni di Venter: costruire batteri salva-ambiente con un Dna programmato per produrre biocarburanti o per pulire acque e terreni contaminati. Dopo avere ottenuto il primo cromosoma artificiale, la sfida è riuscire ad attivarlo, aveva detto Venter appena due anni fa. Adesso ha raggiunto il suo obiettivo e lo ha fatto unendo, come tessere di un puzzle, i risultati ottenuti negli ultimi cinque anni. Il primo passo, nel 2007, era stato la costruzione di un Dna sintetico; quindi nel 2009 sempre il gruppo di Venter ha eseguito il primo trapianto di genoma da un batterio a un altro. Adesso è ancora lo stesso gruppo, coordinato da Daniel Gibson, ad aver combinato i due risultati e aver assemblato la prima cellula sintetica.
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| Craig Venter (Ansa) |
«COMINCIA L'ERA POST-GENOMICA» - «Si tratta di un traguardo fondamentale dell'ingegneria genetica, non solo per possibili risvolti applicativi, ma anche perché segna la tappa iniziale dell'era post-genomica» commenta il genetista Giuseppe Novelli, preside della facoltà di Medicina dell'Università di Tor Vergata di Roma. «Di fatto Venter ha creato qualcosa che prima non c'era, un batterio prima inesistente, perché il genoma artificiale che ha costruito con una macchina in laboratorio contiene dei pezzetti di Dna che non esistono nel genoma del batterio presente in natura». Venter ha fatto tutto con una macchina, spiega ancora Novelli. «Prima ha letto la sequenza genomica del batterio in un database genetico, poi con un macchinario ha ricostruito chimicamente il genoma, aggiungendovi però nuove sequenze. Ha fatto pezzetti, ciascuno di 10 mila lettere di codice, poi li ha assemblati insieme fino a creare un genoma di oltre un milione di paia di basi. Poi ha inserito il genoma artificiale in un batterio svuotato del suo Dna e ha costruito una nuova forma di vita che funziona e si riproduce. La cellula così creata, infatti, prima non esisteva, e il suo genoma porta i segni distintivi della sua differenza dal batterio esistente in natura». «In futuro - conclude Novelli - si potranno creare nuove forme di vita capaci di produrre farmaci o di aiutarci contro l'inquinamento, per esempio batteri mangia-petrolio». (Fonte: agenzia Ansa)
20:14 Scritto in SCIENZE | Link permanente | Commenti (3) | Trackback (0) | Segnala
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08/05/2010
Il computer e le analisi del dna riscrivono la vita di Tutankhamon
Il computer e le analisi del dna riscrivono la vita di TutankhamonLe nuove rivelazioni emerse dalle indagini condotte dal noto egittologo Zahi Hawass. La ricerca in un documentario in onda su Discovery Channel in due puntate, sabato 8 e sabato 15 maggio
MILANO - Il mitico re Tut, il faraone Tutankhamon, non è figlio della bellissima Nefertiti, bensì della assai meno leggendaria Mummia KV35YL. Inoltre, ha avuto due figlie, nate morte dalla sorellastra Ankhesenamon, i cui feti sono stati trovati in una tomba nella Valle dei Re. E ancora: il faraone morì di una forma di malaria associata alla Malattia di Kohler, una patologia rara che distrugge il tessuto osseo, in particolare quello del piede. Sono queste alcune delle più recenti rivelazioni sulla vita e la morte di Tutankhamon, emerse dalle indagini condotte dal noto egittologo Zahi Hawass. Indagini che hanno lasciato il terreno dell’archeologia classica per abbracciare le moderne tecniche di indagini forensi, le stesse che vengono utilizzate dalle polizie scientifiche di tutto il mondo e rese celebri da serie tv tipo Csi, che prevedono l’utilizzo di computer e analisi genetiche. E proprio dai campioni del dna del faraone sono giunte molte delle risposte che la storia attendeva da secoli. Questa lunga e intesa fase di ricerca è ora un documentario che va in onda per la prima volta in Italia su Discovery Channel (canali 401 e 420 di Sky) in due puntate, sabato 8 e sabato 15 maggio.
IL DOCU-FILM - Un documentario che porta la firma di Brando Quilici (INTERVISTA VIRTUANS), regista documentarista italiano, figlio del grande Folco Quilici, che ha trascorso lungo tempo al fianco di Hawass documentando minuziosamente ogni momento saliente, dall’apertura del sarcofago ai prelievi dei campioni organici per le analisi genetiche. «Tutankhamon, la verità svelata», così si intitola il docu-film, è dunque una testimonianza in presa diretta di una ricerca su un personaggio che ancora oggi appassiona il mondo. Il viaggio del dr Hawass è stato ripreso passo dopo passo, dai polverosi e imprevedibili scavi sul campo all’incontaminato laboratorio del dna. La ricerca ha visto la partecipazione di un team internazionale di esperti del settore ed è stata pubblicata in dettaglio su Jama (The Journal of the American Medical Association). Non è la prima volta che Brando Quilici lavora al fianco di Zahi Hawass. Già nella precedente produzione il documentarista italiano e lo studioso egiziano avevano collaborato nel progetto che ha portato a identificare la cosiddetta «regina perduta», Hatshesput, la più grande regina dell’antico Egitto. Nella prima parte del nuovo documentario, viene seguita la fase dell’estrazione del Dna, mai effettuata prima d’ora, sulla mummia di Tutankhamon, con la messa in moto di tutti gli studi trasversali per determinare la famiglia del «re bambino». La seconda parte è invece incentrata sulle ricerche che hanno portato a scoprire le cause della morte del faraone e su come le nuove informazioni sono in grado di dare una nuova visione sul suo regno e sulle sue gesta da leader politico, religioso e militare. Insomma, un deciso balzo in avanti da quando nel 1922 la tomba di re Tut venne scoperta nel 1922 da Howard Carter e nessuno si sarebbe mai immaginato che la scienza e l’archeologia avrebbero potuto insieme dare le risposte alle domande della storia.
Fonte> Corriere della sera
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17/04/2010
California: 200 mila dollari per avere la mappatura del Dna della famiglia
California: 200 mila dollari per avere la mappatura del Dna della famigliaLA POLEMICA. Tanto hanno speso i coniugi West. Ma gli esperti stigmatizzano: «Decisione molto pericolosa»
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Una famiglia californiana ha pagato quasi 200mila dollari (pari a poco meno di 150mila euro) alla società specializzata «Illumina» per avere la mappatura del proprio codice genetico, ma la decisione di John e Judy West ha scatenato un dibattito etico sulla finalità di analizzare il Dna dei minori (la coppia ha due figli, Anne e Paul, rispettivamente di 17 e 14 anni) per fini non medici, perché tali test possono anche rivelare informazioni indesiderate, come ad esempio un alto rischio di Alzheimer o una paternità erroneamente attribuita. «Sarei davvero molto cauto sulla necessità di sottoporsi ad esami del genere – ha spiegato al “Times” Frances Flinter, consulente genetista del “Guy’s and St Thomas’NHS Foundation Trust” di Londra – perché una volta che hai fatto la mappatura del codice genetico di una persona, non è che puoi chiudere quelle informazioni in una scatola e lasciarle lì».
DILEMMA ETICO - Ma il diretto interessato, ovvero il signor West, rifiuta questi scrupoli etici. «Fra qualche anno, sono convinto che sarà eticamente scorretto non aver mappato il codice genetico dei propri figli. Che tipo di genitori sarebbero coloro che non vogliono dare ai propri ragazzi i soldi per conoscere informazioni d’importanza fondamentale per la loro salute? Si potrebbe facilmente essere considerati negligenti. I miei figli sono stati così intelligenti da accogliere questa opportunità con grande entusiasmo. Non capisco perché alcune persone preferiscano non sapere: le informazioni genetiche stanno diventando sempre più utili per prevenire ed abbassare il rischio di talune malattie e per individuare i soggetti che magari rispondono meglio ad un certo tipo di farmaco, per questo ho voluto che tutti i membri della mia famiglia si sottoponesse al test. Del resto, ci sono un sacco di esami che i genitori fanno fare ai figli, come ad esempio le vaccinazioni». Un paragone che, però, il dottor Flinter rifiuta categoricamente. «Esiste un’enorme differenza fra la mappatura del Dna e una vaccinazione, perchè quest’ultima viene fatta quando il bambino è piccolo e nel suo interesse, mentre escludo che un test genetico non per finalità mediche venga eseguito nell’interesse del minore o che non si possa fare quando il ragazzo è più grande». Lo scorso anno, l’amministratore delegato di «Illumina», Jay Flatley, aveva predetto che entro la fine del decennio ogni bambino appena nato avrebbe avuto la mappatura del genoma. Nel caso specifico degli West, che già in passato avevano avuto un’istantanea del loro Dna eseguita dalla società «23andMe» e che sono così diventati la prima famiglia al mondo ad avere la mappatura del proprio codice genetico, Illumina si è avvalsa della collaborazione di un consulente etico, di un medico e di alcuni genetisti. «Fino a quando non saranno più chiari vantaggi ed eventuali rischi – è il giudizio di Alison Hall della “PHG Foundation” – sarà bene avvicinarsi con cautela a questo tipo di test, valutando caso per caso, anche se per quanto riguarda la famiglia West, mi pare che tutti fossero perfettamente consapevoli dei potenziali rischi».
Simona Marchetti
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18/03/2010
Potenza, trovati resti umani e oggetti La madre: «Sono di mia figlia Elisa»
Potenza, trovati resti umani e oggetti La madre: «Sono di mia figlia Elisa»
Il giallo di ELISA CLAPS, scomparsa nel 1993. Trovati in un sottotetto della chiesa della SS. Trinità. Il Questore:«Potrebbe essere il corpo della studentessa»
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| Elisa Claps (Ansa) |
MILANO - Potrebbero essere di Elisa Claps, la ragazza scomparsa il 12 settembre 1993, i resti trovati in un sottotetto della chiesa della SS. Trinità nel centro di Potenza. Lo afferma il questore Romolo Panico, precisando però che la certezza arriverà solo con l'esito degli esami del Dna. Panico ha spiegato che nulla sarà toccato nel sottotetto dove sono stati trovati i resti umani e gli oggetti e che giovedì mattina la polizia scientifica continuerà a fare accertamenti. Si tratta, spiega, di «un corpo in avanzato stato di decomposizione», in condizioni molto precarie. È stato confermato anche il ritrovamento di alcuni oggetti: un orologio, degli occhiali, una catenina e pezzi di indumenti. «Potremmo arrivare all'identificazione dagli oggetti ritrovati, fra i quali vi sono anche resti degli occhiali di Elisa» ha detto il questore.
LA MADRE RICONOSCE I RESTI - La madre e i fratelli della Claps hanno riconosciuto almeno tre resti: quelli di una maglia, una medaglietta e i sandali di colore blu. Sono proprio quelli che Elisa indossava il giorno in cui sparì, hanno affermato i parenti di Elisa. La polizia ha mostrato loro le foto dei brandelli di maglia, della medaglietta e dei sandali trovati, insieme a resti umani nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità.
LA SCOPERTA - Panico però invita alla cautela: «Non è stato iniziato nessun esame della polizia scientifica e non sono stati riconosciuti gli oggetti di Elisa Claps. Smentisco categoricamente che al momento si possa affermare che il corpo trovato sia quello della ragazza. Non è vero neppure che la madre e il fratello abbiano visto gli oggetti ritrovati e li abbiano riconosciuti. Non è stato ancora consentito l'accesso a nessuno». A trovare i resti sono stati alcuni operai che stavano lavorando nel sottotetto della chiesa. E sono stati loro a dare l'allarme, chiedendo l'intervento della polizia. Il corpo è in un angolo in fondo al sottotetto, addossato a un muro. Si tratta di un ampio locale in cui è molto difficile accedere: per raggiungerlo bisogna prima salire sul terrazzo della chiesa, passando dalla sacrestia, poi infilarsi in una sorta di cunicolo che porta al sottotetto. Il locale è abbandonato da almeno una decina di anni ed è invaso dalla sporcizia.
FITTO MISTERO - Dunque non c'è ancora la parola fine, ma potremmo essere arrivati alla svolta di un caso che va avanti da quasi 17 anni. Su cui trasmissioni tv come «Chi l'ha visto» hanno avuto il merito di tenere sempre viva l'attenzione. Dal giorno della scomparsa, di Elisa Claps non si è saputo più nulla: varie volte gli investigatori hanno fatto ricerche e sopralluoghi a Potenza (in un cantiere delle scale mobili, alcune zone di campagna e di periferia). La chiesa della Trinità è l'ultimo posto dove la studentessa fu vista, quella mattina del 12 settembre 1993, quando scomparve, da un testimone - Danilo Restivo - che poi fu coinvolto nell'inchiesta come indiziato. Restivo, successivamente si è trasferito in Inghilterra, dove è rimasto coinvolto in un'altra inchiesta per la morte di una donna, la sarta Heather Barnett, che abitava nei pressi della sua casa. Elisa era uscita intorno alle 11.30 con la sua amica Eliana De Cillis: quest'ultima dichiarerà poi di averla lasciata poco dopo perché la studentessa doveva incontrare, proprio nella chiesa della Santissima Trinità, Danilo Restivo. Il giovane raccontò agli investigatori (e ha sempre ripetuto) di aver parlato con Elisa Claps per pochi minuti e di averla salutata intorno a mezzogiorno. La ragazza fu vista per l'ultima volta poco meno di un'ora dopo, da un suo coetaneo che abitava nel suo stesso edificio. Poi Elisa svanì: tre quarti d'ora dopo le 13 - quindi circa un'ora dopo l'ultimo avvistamento di Elisa - Danilo Restivo si fece medicare nell'ospedale San Carlo di Potenza per una ferita a una mano, che disse di essersi procurato cadendo. Restivo è indagato per omicidio. L'inchiesta sulla morte di Elisa Claps è stata trasferita alla procura di Salerno dopo che un magistrato è risultato coinvolto nelle indagini, chiamato in causa da un collaboratore di giustizia.
Redazione online
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16/02/2010
Tumori: un super-raggio per «bruciarli» con i protoni
Tumori: un super-raggio per «bruciarli» con i protoni
SARA' PIENAMENTE OPERATIVO NEL 2013. Apre il centro di adroterapia di Pavia. È il quarto al mondo. Servirà nei casi non operabili
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MILANO - È un super-raggio invisibile che arriva fin dentro il Dna delle cellule del tumore e lo distrugge. A produrlo è un complicato sistema di macchine acceleratrici e di linee di trasporto che portano, direttamente sul paziente in sala operatoria, fasci di particelle subatomiche, capaci di aggredire anche quel 5 per cento di tumori non operabili o resistenti alle normali radioterapie. La nuova terapia è adesso disponibile anche in Italia, a Pavia, dove è stato inaugurato ieri, alla presenza dei ministri Ferruccio Fazio, Giulio Tremonti e Umberto Bossi, il primo Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (gli adroni sono appunto le particelle utilizzate, protoni e ioni di carbonio), il quarto al mondo, dopo quelli di Chiba e Hyogo, in Giappone, e di Heidelberg, in Germania.
SINCROTRONE - A produrre e ad accelerare gli adroni è un sincrotrone realizzato dall’Istituto italiano di fisica nucleare. «Si tratta di un acceleratore di particelle — spiega Sandro Rossi, direttore tecnico della Fondazione Cnao — con due sorgenti che generano ioni carbonio e protoni. Questi ioni girano nel sincrotrone a una velocità iniziale di circa 30 mila chilometri al secondo e vengono, poi, accelerati fino all’energia desiderata, scelta dal medico in base alla profondità del tumore». Il fascio viene poi avviato alla sala di trattamento (ce ne sono tre, mentre una quarta servirà per la ricerca): in quella centrale si trova «sospeso» un magnete di 150 tonnellate che serve a curvare di 90 gradi il fascio di particelle e a dirigerlo, dall’alto, sul paziente. Possono bastare 2-3 minuti per l’irradiamento e, in media, una decina di sedute per completare il ciclo di terapia. «Questo trattamento, però — ricorda Roberto Orecchia, direttore scientifico della Fondazione Cnao — non sostituisce la radioterapia convenzionale, ma è un’arma in più». Alcune delle forme «difficili» che si potranno trattare con la adroterapia sono i sarcomi, i tumori del sistema nervoso centrale, quelli della testa e del collo, i melanomi dell’occhio, ma anche tumori cosiddetti non a piccole cellule del polmone o le neoplasie primitive del fegato. A oggi, in tutto il mondo, 50 mila pazienti sono stati trattati con protoni e oltre 6 mila con ioni carbonio con ottimi risultati. Una particolarità di questa terapia è, infatti, la capacità di penetrare in profondità, ma salvaguardando i tessuti sani. Il centro pavese avvia ora la sua fase di sperimentazione, che si concluderà nell’ottobre del 2011, e da allora comincerà la vera e propria attività di cura routinaria. Lavorerà a pieno regime nel 2013, quando sarà in grado di curare circa 3000 pazienti in un anno.
Adriana Bazzi
15:06 Scritto in SALUTE | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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