12/04/2012

Dentista, multe e soldi alla moglie. I bonifici che portano a Bossi

Dentista, multe e soldi alla moglie. I bonifici che portano a Bossi

La Lega - Le inchieste I documenti. Il contenuto della cartellina «The Family» che Belsito teneva in cassaforte

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21/04/2011

Fermato Massimo Ciancimino «Ha calunniato De Gennaro»

Fermato Massimo Ciancimino «Ha calunniato De Gennaro»

Il figlio di don Vito: «Mi accusano ma sono sereno». L'ordine della procura di Palermo. I pizzini che accusano l'ex capo della Polizia sarebbero falsi.

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03/01/2011

Wikileaks sul Medioriente "Nel 2009 Israele pronto alla guerra su vasta scala"

Wikileaks sul Medioriente "Nel 2009 Israele pronto alla guerra su vasta scala"

Lo Stato ebraico considerava pericolosissima la minaccia missilistica e ha pianificato un’offensiva per neutralizzare Gaza e il Libano

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12/08/2010

Camera, i radicali: ecco gli sprechi della politica

Camera, i radicali: ecco gli sprechi della politica

Negli ultimi tredici anni Montecitorio ha versato ad un'unica società più di mezzo miliardo per affitti e servizi. Lo sostengono i radicali, che aggiungono: "non si hanno notizie di gare, aste o consultazioni con altri concorrenti"

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25/06/2010

Blitz nella cripta di una cattedrale belga Si cercano presunti dossier sulla pedofilia

Blitz nella cripta di una cattedrale belga Si cercano presunti dossier sulla pedofilia

Dura la replica della santa sede: «Stupore e sdegno». Controlli a Mechelen. I media: «I poliziotti cercavano documenti nascosti nella tomba di un arcivescovo»

 

I controlli nell'arcivescovado (Ansa)
I controlli nell'arcivescovado (Ansa)

ROMA - Torna la tempesta sulla chiesa cattolica belga, con una serie di nuove perquisizioni effettuate dalla polizia dopo le ultime denunce di abusi sessuali da parte di preti pedofili. I controlli di giovedì hanno riguardato, oltre all'arcivescovado, anche la cripta della cattedrale Saint Rombout a Mechelen. Lo riferiscono venerdì diversi quotidiani del Belgio, secondo i quali gli agenti sono scesi fino nella cripta alla ricerca di dossier sulla pedofilia che sarebbero stati nascosti nella tomba di un arcivescovo.

NESSUN NASCONDIGLIO - I poliziotti avrebbero utilizzato anche martelli pneumatici, ma non sarebbe stato trovato alcun nascondiglio segreto. Secondo una fonte giudiziaria citata dal quotidiano De Morgen, le perquisizioni sono state fatte nell'ambito dell'inchiesta denominata «Operazione Chiesa». «Se dai dossier sequestrati dovesse emergere che alcuni ordini religiosi hanno impedito sistematicamente, per decenni, che i pedofili potessero essere giudicati, allora per la legge formerebbero un'organizzazione criminale. È complice anche chi aiuta a garantire l'impunità», ha indicato la fonte del De Morgen.

SI SCAVA NEL PASSATO - La priorità del giudice Wim De Troy, che conduce l'inchiesta, scrive anche il quotidiano La Derniere Heure, è di stabilire se il comportamento della Chiesa, «da più di venti anni», può costituire «complicità in senso penale». Il ministro della giustizia dimissionario Stefaan De Clarck (il Belgio non ha un nuovo governo dopo le elezioni del 13 giugno scorso), in un'intervista, si è detto sorpreso delle perquisizioni, ma ha precisato che la magistratura è indipendente e che spetta a quest'ultima decidere se sono necessarie.

SANTA SEDE
- Dura la reazione della Santa Sede. La «violazione delle tombe» avvenuta in Belgio ha suscitato «sdegno» nella Segreteria di Stato vaticana, che, in una nota ufficiale, torna a condannare l'abuso di minori da parte di religiosi, esprimendo però «vivo stupore» per le modalità in cui sono avvenute le perquisizioni». Stupore e sdegno che «sono stati espressi personalmente da mons. Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati, a Charles Ghislain, Ambasciatore del Belgio presso la Santa Sede».

I VESCOVI
- I vescovi del Belgio hanno preferito non commentare, limitando la loro protesta ad un solo aspetto: il sequestro delle carte della «Commissione Adriaensses» sul «trattamento degli abusi sessuali nel quadro di una relazione pastorale». E insieme allo stesso prof. Peter Adriaensse «si rammaricano del fatto che, durante un'altra perquisizione, tutti i dossier di questa commissione sono stati sequestrati». «Questo fatto - sostengono i presuli - va contro il diritto alla riservatezza di cui devono beneficiare le vittime che hanno scelto di indirizzarsi a questa commissione». Secondo la Conferenza Episcopale del Belgio, «tale azione lede dunque gravemente il necessario ed eccellente lavoro di questa commissione». La nota della Conferenza Episcopale del Belgio afferma comunqe che «i vescovi hanno sempre detto di avere fiducia nella giustizia e nel suo lavoro. La presente perquisizione viene accolta con la stessa fiducia e perciò, per il momento, essi si astengono dal fare ulteriori commenti».

Redazione online


12/06/2010

Tutti all’Harry's Bar per discutere l'appalto

Tutti all’Harry's Bar per discutere l'appalto

Appalti - I documenti. Il racconto di un funzionario. «Una nota riservata da Matteoli a Fusi»

 

Gli scatti del Ros: Fusi (a destra) con De Santis
Gli scatti del Ros: Fusi (a destra) con De Santis

FIRENZE — La piccola West Point toscana era solo un inizio. Leggendo le nuove carte depositate dai magistrati fiorentini sulla Scuola Marescialli si capisce che secondo loro quell'appalto— considerato pilotato dall'inizio alla fine— era il grimaldello che stava portando la procura nel complesso mondo del ministero delle Infrastrutture. Gli atti integrativi di indagine, circa 3.000 pagine, sono divisi in due parti. La prima cerca di cementare le accuse già note ad Angelo Balducci e Fabio De Santis con riscontri e ammissioni. La seconda vuole dimostrare come nessuna fase di quell'appalto, spalmato in un arco temporale che va dal 2001 al 2009, sia stata fatta nell'interesse pubblico.

IL RAPPORTO
- Lo scorso 7 giugno i carabinieri del Ros di Firenze depositano una ponderosa informativa nella quale elencano le «prove documentali» ovvero i riscontri a quanto desunto dalle intercettazioni. Si tratta di un lavoro certosino che va dalle ricevute e le foto degli orologi che Francesco Piscicelli e il patron della Btp Riccardo Fusi regalano sotto Natale a Fabio De Santis, un Audemars Piquet acciaio da 4.270 euro e un Chopard da 4.063 euro, fino a un verbale di gara relativo a una gara d'appalto per il G8 della Maddalena nel quale Fusi formula un'offerta assolutamente identica a quella che gli suggerisce — «dettare» è il verbo usato dai carabinieri— Piscicelli, l'intermediario di Angelo Balducci. Nelle nuove carte vi sono testimonianze considerate fondamentali, come quella di Claudio Iafolla, capo di gabinetto del ministro Altero Matteoli, che parla della nomina «pilotata» di De Santis (che non aveva i titoli) a provveditore delle Opere pubbliche toscane. Una nomina sponsorizzata da Verdini per conto dell'amico imprenditore Riccardo Fusi e considerata come un favore a Balducci, e quindi una prova di corruzione, che Iafolla racconta così: «Me lo disse il ministro, come fa di solito dice: "ci sarebbe questo De Santis, io vorrei mandarlo al provveditorato di Firenze"». E ancora: nell'informativa ci sono documenti che provano pratiche che potrebbero essere classificate alla voce «do ut des» come l'assunzione, da parte di una azienda che ha appena vinto un appalto, della figlia di Anna Maria Pallavicini, la «zarina» del ministero delle Infrastrutture.

AL MINISTERO
- Gerardo Mastrandrea è il capo ufficio legislativo del ministero delle Infrastrutture. Nella sua deposizione dello scorso 17 maggio racconta «in modo leale», parole dei pubblici ministeri, il complesso iter dell'appalto della Scuola. A cominciare dai rapporti tra l'imprenditore Fusi, il suo sponsor Denis Verdini e il ministro Altero Matteoli. «Io non vengo contattato da Verdini. Ho modo di vederlo a un pranzo... a un pranzo, che si svolge... ad ottobre, in cui mi convoca il ministro, si svolge all’Harry's Bar, intorno al 20, 25 ottobre. Dice "mi raggiunga a questo pranzo". Io vado all'Harry's Bar e vedo lì Verdini e Fusi... e il ministro Matteoli. Non sapevo di trovarmi di fronte... Io ho avuto proprio l'impressione che volesse, in qualche modo, dimostrare a Fusi che aveva fatto un lavoro di messa in contatto (...). Mi disse, mi disse il ministro "Mastrandrea, che cosa state facendo?". Ho detto "noi abbiamo avuto questa delibera dell'Autorità, adesso vedremo". Punto. Poi si son messi a parlare, tra l'altro, di politica, poi un pranzo anche molto veloce, insomma». Intorno al 24-25 novembre 2008, ricorda Mastrandrea, arriva la delibera sul cantiere da parte dell'Autorità dei Lavori Pubblici. Il funzionario viene messo in guardia dai consulenti. «Mi dicono "non prenderlo per oro colato, perché ha una visione comunque parziale del problema"». L'illegittimità del cantiere dell’Astaldi, alla quale Fusi vorrebbe fosse revocato l'appalto, non sembra così conclamata. «Mi ero un po' preoccupato perché, devo dire la verità, da giurista quella delibera l'avevo trovata, tra virgolette, un po' troppo di parte, cioè non avevo mai visto un atto in cui si prendono le ragioni di una delle due parti in causa in maniera così evidente, perciò... Però erano ragioni comunque giuridicamente sostenibili per cui alla fine... non me la sono sentita, insomma, di non dar seguito». Le pressioni per bloccare i lavori vanno avanti, dunque. Un funzionario «ribelle», Mercuri, si mette di mezzo. Verrà poi esautorato. Mastrandrea riprende coraggio: «Vado dal ministro e dico al ministro "guardi ministro non ci sono le condizioni per sospendere il cantiere, a mio avviso, perché stanno emergendo dei dati che l'Autorità dei Lavori Pubblici stranamente non sapeva, non lo so, non gliel'hanno detti, non... eccetera per cui non... a quel punto... io ministro non me la sento di farle firmare alcun atto o qualche cosa che comporti la sospensione dei lavori"». Una misura estrema, la giudica il funzionario, «del tutto spropositata». Ma inarrestabile, pare. Intanto De Santis ha ottenuto l'agognata nomina a provveditore delle Opere Pubbliche toscane. «L'ho conosciuto solo una volta che è venuto nella mia stanza assieme a Balducci. Era un appuntamento strano. Mi hanno chiesto questo appuntamento per venire da me quasi per dire... "te l'abbiamo detto"». Arriviamo nel 2009, e Mastrandrea prepara una nota riservata per il ministro, che i magistrati scoprono essere finita nelle mani dell’imprenditore Fusi. Si dimostrano molto interessati a questa fuga di notizie. Mastrandrea: «Non mi voglio sbagliare, ma quel fax è questa nota qui, che io ho dato al ministro. Non posso escludere che il ministro l'abbia data a Verdini. Verdini l'ha girata a Fusi, hanno visto che era quel contenuto e lui, Vinti (il vecchio legale di Fusi ndr), è tornato da me, o m’ha chiamato il 27 per dire “guarda che quella procedura non c’entra nulla con la cosa, perché non riguarda...", insomma era al corrente».

IL COGNATO - Pierfrancesco Gagliardi è il cognato di Piscicelli, con il quale condivide la celebre conversazione nella quale quest'ultimo «ride» davanti alle immagini del terremoto dell’Aquila. Definirlo come un pentito è forse eccessivo. Ma nell'interrogatorio del 21 maggio, il cognato ammette certe pratiche corruttive da parte della presunta «cricca». I pm chiedono se gli orologi fossero un modo per ammorbidire le persone al ministero che «non volevano dare un segnale». Risposta: «Un orologio, un regalo, a Natale, Pasqua e Capodanno come diceva e... i lavori alla villetta o se aveva preso altri accordi in termini di dazione di danaro, questo lui non me lo ha mai esplicitato (...), gli orologi erano per qualcuno lì dell’ufficio della Ferratella, per De Santis o per la dottoressa Forleo». Gagliardi, poi, conferma gli incontri del cognato con Denis Verdini. E racconta di aver consigliato a Fusi di andare a parlare con «il capo dei capi», ovvero Matteoli. Alla domanda se Gagliardi conosca davvero il ministro, la risposta è quasi una confessione di millantato credito. «Io ho preso un caffè con Altero Matteoli, una volta a giocare a calcetto, ma è questa la questione capito... la persona a cui volevamo parlare era Matteoli, ma l’avevo visto cinque minuti a pigliare un caffè in giardino lì alle Mazzette, allora... mi ero fatto bello, ecco, diciamo così...».

Marco Imarisio


31/01/2010

La crisi e quelle valigie di documenti ammassate nell'ufficio legale della Cgil

La crisi e quelle valigie di documenti ammassate nell'ufficio legale della Cgil

 

Una giornata nell’ufficio vertenze della Camera del lavoro di Milano. Tantissime le richieste di consulenze: «Nel 2008 sono state 10mila, recuperato salario per circa 55 milioni»

 

La Camera dei Lavoro di Milano (Craighero)
La Camera dei Lavoro di Milano (Craighero)

MILANO - Aziende, consorzi, cooperative che aprono e chiudono in continuazione. Stabilimenti che abbassano le saracinesche da un giorno all’altro senza dare preavviso, senza lasciare nessuna traccia. Dipendenti che restano mesi senza stipendio. Sono queste alcuni degli scenari più gravi rivelati dall’osservatorio della Cgil che ne ha calcolato il peso: vertenze e contenziosi nel 2009 sono saliti del 40% a livello territoriale e nazionale. Per non parlare dell’Istat che denuncia quasi 400.000 posti di lavoro in menol'aumento della disoccupazione giovanile con un tasso del 26,5% nella fascia tra i 15 e i 24 anni a fronte del 21% medio registrato nella zona euro. Questo vuol dire che la crisi sta interessando il lavoro interinale, a termine e con tutte le modalità di collaborazione. Ecco perché aumentano le vertenze e i contenziosi. rispetto a un anno fa e un tasso di disoccupazione ai massimi dal 2004. Ma c'è anche un altro dato da sottolineare:

Documenti presentati all'ufficio legale della Cgil (Craighero)
Documenti presentati all'ufficio legale della Cgil (Craighero)

9.500 VERTENZE - «Già nel corso del 2008 gli uffici vertenze hanno sviluppato un’intensa attività che ha portato a recuperare salario per circa 55 milioni di euro - sottolinea Gualtiero Biondo, coordinatore degli uffici vertenze della Cisl in Lombardia -. Le vertenze aperte sono state 9.500 e hanno interessato 14mila lavoratori». Da almeno due anni il menù della crisi è davvero variegato. A maggior ragione nel 2009, quando gli uffici dell’assistenza sindacale che si occupano della consulenza legale hanno aumentato notevolmente il loro carico di lavoro. Per rendersene conto basta analizzare i dati territoriali diffusi dalle tre organizzazioni sindacali principali - Cgil, Cisl e Uil - e considerare ogni regione come una lampadina che forma una plafoniera generale.

CAMERA DEL LAVORO - Siamo andati a vivere una giornata nell’ufficio vertenze e contenziosi legali della Camera del Lavoro di Milano. Scatole, faldoni, scrivanie prese d’assalto da pratiche di richiesta di intervento, telefoni che squillano il continuazione. C’è fibrillazione. E ci sono code. Lunghe code fin dalle prime ore del mattino. Non sono più solo immigrati, ma coppie di cassaintegrati, disabili, anziani, donne, donne in stato interessante e uomini di ogni età. Ognuno con il suo borsello. Fardello verrebbe da dire. Molti hanno delle valigie o dei trolley con la documentazione. «Ne vediamo di tutti i colori - dice Corrado Mandreoli, responsabile dell'ufficio politiche sociali della Cgil milanese -, però quel che colpisce durante la crisi è il proliferare di situazioni illecite da parte delle aziende con la conseguente perdita dell’identità aziendale. Ci sono le grandi società che fino a dieci, vent’anni fa erano delle entità solide e ora sono frantumate in appalti, subappalti, uffici esterni e chi ne ha e più ne metta. Per non parlare delle migliaia di piccole realtà che non hanno neanche il delegato sindacale interno; o dei consorzi che continuano a cambiare nome passando da una società all’altra. E durante i cambi di proprietà o la chiusura repentina senza preavviso, il lavoratore accetta ogni decisione per paura di perdere il lavoro. Poi cosa succede? Arrivano da noi quando non ce la fanno più».

AMAREZZA - C’è grande rabbia, unita alla rassegnazione. Si aspetta pazientemente il proprio turno. Tra i giovani soprattutto c’è amarezza per non poter costruire un futuro. E se a formare un nucleo familiare sono due precari, la vita si fa dura. «Con questo meccanismo contorto del lavoro precario unito alla crisi - dice Annalisa Rosiello, avvocato dello Sportello consulenze e mobbing della Camera del lavoro di Milano - c’è un disorientamento generale e un clima di sfiducia, congiuntamente alla presa di coscienza che se qualche anno fa il lavoro era un punto saldo della nostra vita, ora non lo è più. E l’idea della famiglia a questo prezzo è un’utopia».

Ambra Craighero


29/01/2010

Vende sul web lettera di Rossini Denunciato pensionato trapanese

Vende sul web lettera di Rossini Denunciato pensionato trapanese

 

Oltre alla missiva autografa del grande compositore, in vendita anche numerosi documenti storici, tutti sequestrati dai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio culturale

 

Gioachino Rossini
Gioachino Rossini

Trapani - Numerosi antichi documenti di elevato interesse storico e artistico, compresa una lettera del compositore Gioachino Rossini, erano stati posti in vendita sul web da un pensionato trapanese. Tutti i reperti sono stati sequestrati dai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio culturale di Palermo e del Comando provinciale di Trapani, nel corso di una lunga operazione che si concluderà con l’invio dei reperti a diversi enti e musei di competenza.

Il pensionato è stato denunciato a piede libero, mentre continua l’attività investigativa per accertare la provenienza di tutti i documenti.

Più in dettaglio, nell’operazione volta al contrasto del fenomeno della commercializzazione di beni d’interesse archivistico sottratti a enti pubblici, i carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio culturale della Sicilia e i militari dell’Arma di Trapani, hanno sequestrato ben 1.461 antichi documenti presso l’abitazione del pensionato trapanese: corrispondenza di natura amministrativo-contabile e giudiziaria proveniente da magistrature centrali e indirizzata alle varie amministrazioni locali, documenti a stampa e dispacci, tutti riguardanti un arco temporale compreso dal XVI all’inizio del XX sec.

Tra gli argomenti trattati l’istruzione, i lavori pubblici, la viabilità, la pirateria, la navigazione e la sicurezza dei porti, la guardia nazionale, il demanio, la sanità, l’anagrafe e lo stato civile, milizia e annona militare, finanze, dazio e tasse e ordini militari afferenti la riorganizzazione dei territori dopo il 1860.

Tra i documenti proprio la lettera autografa di Rossini, che ha tradito il privato detentore che l’aveva posta in vendita su un sito web: la foto su internet del documento mostrava, infatti, la presenza del timbro della Biblioteca comunale di Palermo. Al termine dell’inchiesta giudiziaria è stata disposta la restituzione dei beni ai vari enti e la condanna dell’imputato.


15/12/2009

Bush, ritrovate 22 milioni di email

Bush, ritrovate 22 milioni di email

 

Non esisteva un sistema di archiviazione. Serviranno a far luce su alcune scelte controverse dell'amministrazione repubblicana

 

George W. Bush (Ap)
George W. Bush (Ap)

MILANO - Alcune associazioni americane, che per prime scoprirono nel 2007 che non esisteva di fatto un sistema di archiviazione delle email dello staff presidenziale, hanno rivelato di aver recuperato 22 milioni di email inviate dall’amministrazione Bush negli ultimi anni. Inizialmente si pensava che il numero di comunicazioni andate perdute fosse molto inferiore, attorno ai 5 milioni, ma con la scoperta inquirenti e storici sperano ora di far luce su alcuni punti dell'era Bush.

SCELTE CONTROVERSE - «Molte scelte controverse furono prese in quel periodo e c’èra preoccupazione circa la disponibilità di documenti che avevano il dovere legale di conservare», ha detto Meredith Fuchs, consigliere generale del National Security Archive, una delle organizzazioni che ha chiesto di cercare i documenti. Gli americani però dovranno aspettare molto tempo prima di spulciare la corrispondenza di Bush perché la documentazione sarà catalogata dagli Archivi di Stato prima di poter essere resa pubblica. «Sembra che non volessero che quelle email venissero conservate», ha commentato Melanie Sloan della Citizens for Responsability and Ethics in Washington, «potremmo non sapere mai del tutto cosa successe in quegli anni».


29/08/2009

Macabro ritrovamento in Francia

Macabro ritrovamento in Francia

 

Francia, donna ritrovata mummificata sul wc: «È morta nel 2006»

 

PARIGI - Il cadavere di una cinquantenne probabilmente morta dal 2006 è stato ritrovato oggi «completamente mummificato» seduto sul wc del bagno di un appartamento a Macon, una cittadina nell'est della Francia.

Secondo il sostituto procuratore di Macon, Frederic Jacques, «non ci sono fin'ora elementi che lascino pensare a una morte violenta». Viene scartata quindi dagli inquirenti l'ipotesi di un crimine e quindi «non verrà fatta l'autopsia».

Nell'appartamento sono stati rinvenuti posta e documenti risalenti all'inizio del 2006 a conferma dell'ipotesi che il decesso sia avvenuto tre anni fa, «probabilmente d'inverno» vista l'assenza di odore.

«È un caso drammatico, evidentemente questa donna era completamente sola e abbandonata», ha commentato il sindaco di Macon Jacques Tourny. I suoi figli non ci parlavano da almeno otto anni e i vicini credevano che si fosse trasferita.

«Un'inchiesta di vicinato» è comunque in corso per verificare l'identità della donna, considerata a priori come l'affittuaria dell'appartamento del quale pagava l'affitto attraverso il prelevamento automatico dal suo conto in banca.

«Nessuno si era infatti preoccupato fino a quando il suo conto non è rimasto scoperto e qualche mensilità dell'affitto non è stata pagata», ha continuato Tourny. L'indagine era cominciata all'inizio di quest'anno.